Bruxelles – Alle fiamme auto diplomatiche

fonte: Suie & Cendres – 20.11.09

“Disgustati dalla violenza della polizia nella prigione di Forest, incoraggiati dalla rivolta nel carcere di Andenne e armati con pochi litri di benzina, siamo andati a bruciare due vetture diplomatiche e una BMW di un membro del Parlamento Europeo (in Avenue des Cerisiers a Woluwe), mentre i prigionieri erano ancora sul tetto del carcere di Andenne “.

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Azione diretta contro MaxMara a Santiago del Cile

fonte: Liberación Total

La notte del 22 novembre abbiamo deciso di rompere con la realtà imposta e ci siamo trasferiti in uno dei settori più abbienti della capitale, nel settore di Vitacura, dove si trova uno dei tanti negozi che si mantengono grazie alla sofferenza di migliaia di animali. Stavolta abbiamo visitato un obiettivo in calle Americo Vespucio, al numero1146, in cui c’è MaxMara, un centro di sterminio multinazionale dedicato alla vendita di cadaveri utilizzati come vestiti, facendo delle pelli una risorsa per ottenere profitti milionari.

Come oppositori di qualsiasi tipo di dominio, l’iniziativa di attaccarli ci ha totalmente coinvolti, la nostra convinzione non lascia il passo a dubbi, non vogliamo che la vita sia un lucro, saboteremo le loro vite e la loro maniera di mantenersi.

Da sempre gli animali sono stati visti come merce per il beneficio delle persone; le industrie alimentari, i laboratori di sperimentazione, le ditte tessili ed il divertimento lo evidenziano. Odiamo ogni senso di superiorità ed è per questo che con rabbia e con molta vernice rossa abbiamo macchiato la facciata di MaxMara, in rappresentazione dell’enorme quantità di sangue sparsa da questa impresa assassina, giustificata dalla moda, dall’avarizia edall’opulenza, senza interessarsi che dietro a tutto ciò ci sono migliaia di animali che trascorrono tutta l’esistenza nelle gabbie, con ferite esposte, dormendo sui loro stessi escrementi e quando giungono ad un’età determinata sono assassinati nelle
camere a gas, con le scariche elettriche o con bastonate, questo è un fatto noto da coloro che mantengono questa catena di morte, siano essi venditori o consumatori. Giorni fa eravamo tornati a visitare la pelletteria CueroBat, la quale reca ancora delle vernice rossa, ma la scritta “pelli = assassinio” era stata cancellata, così siamo tornati a scriverla di nuovo, ma stavolta con caratteri più grandi ed in un luogo più visibile.

D’altro lato, anche la passività dei critici incalliti li converte in complici del genocidio che si vive giorno per giorno, e che è presente in ogni punto in cui ci troviamo. Farsi ciechi e non agire significa esser parte del problema. Acquisire una certa dieta e leggere certe idee non basta, significa solo trasformarsi in semplici consumatori. Ci sono centinaia di modi per agire e centinaia di obiettivi da fottere ed ancora ci sono quelli che solo si rallegrano quando altri fanno le azioni, come fossero dei semplici spettatori di una lotta.

Abbiamo riflettuto su ognuna delle nostre azioni attorno alla maniera di riflettere il nostro ripudio verso il potere ed abbiamo trovato che risponde ad un numero notevole di sentimenti, conseguenza del cammino che si contrappone direttamente contro quel che ci opprime. Ed allora abbiamo deciso di prendere coscienza del tanto che possiamo perdere, ma anche del tanto che si può ottenere, solo se agiamo. Ci siamo rallegrati nel sapere che s’è spezzata la tranquillità delle esistenze, che come è già successo e continuerà a succedere, a burlarsi di tutta la sicurezza, del patetico benessere che è costantemente posto sotto attacco. L’ambiente ostile si respira ogni secondo ed è ora che si diano conto che già non possono stare tranquilli, che ci sono quelli che sono disposti ad attentare contro le autorità in tutte le parti.

Neanche stanotte è stata scelta a caso, perché questo 22 abbiamo ricordato il compagno Mauricio Morales, che giusto 6 mesi fa è morto durante un’azione, dando il senso ad un attacco che sfidava il potere, trasformando ognuna delle sue idee in attacchi concreti e sicuri, disprezzando la forma di vita imposta e scegliendo il suo cammino.

Anche quest’azione è stata realizzata all’interno dell’appello per la settimana di agitazione e di pressione solidale per i prigionieri sequestrati dallo Stato cileno, perché secondo noi lo specismo è una delle tante conseguenze del potere ed in egual misura desideriamo l’abolizione di tutte le carceri, quelle che rinchiudono coloro che si azzardano a spezzare lo stampo ed iniziano con azioni contro quel che riflette dominio. Solidarietà a tutti gli esseri ingabbiarti per l’imposizione dell’autorità

Contro ogni forma di dominio!

Per la liberazione umana, animale e della Terra, adesso!

Frente de Liberación Animal

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Cile – Attentato esplosivo contro una banca

fonte: stampa cilena di regime

Santiago del Cile, 22 novembre 2009 – Alle ore 15, una forte detonazione ha scosso una filiale della banca BBVA, sita in Plaza Centenario, nel comune di Las Condes.

Secondo fonti di polizia, si tratterebbe d’un ordigno artigianale, costituito da un estintore pieno di polvere nera che nello scoppiare avrebbe danneggiato un pilastro dell’edificio ed avrebbe distrutto delle vetrate.

I Carabineros hanno segnalato che al momento dell’incidente non c’erano persone sul posto, per cui non ci sono stati feriti.

Sul luogo sono state trovate delle scritte anarchiche: “Libertà ai prigionieri dello Stato cileno! Contro lo Stato ed il capitalismo! Già cresce il fuoco ribelle!“.

Gli artificieri ed i vigili del fuoco stanno realizzando le perizie del caso.

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Terzo comunicato di Diego Ríos dalla clandestinità

Non conosco la prigione; non ci sono mai finito dentro e non riesco ad immaginare gli odori che vi si respirano, né i soffocanti passeggi nei suoi corridoi, né tanto meno la solitudine delle celle. Oggi, cammino libero, prudente, senza tracce, posso godere del vento, della notte, della pioggia (sempre un buon pretesto per mascherare l’immagine), della compagnia di alcuni cani randagi, del sapermi lontano dai miserabili pagati per ricercarmi. Oggi, corro lontano dalla città, ma non è solo il generoso ossigeno degli alberi a gonfiarmi il petto, ma anche l’orgoglio di sapere che ho fratelli e sorelle che posso non conoscere, ma so che sono lì, le azioni mi parlano di essi, essi sono azione.
I miei passi non hanno la certezza di una direzione stabilita, ma quella di un percorso verso la distruzione del potere,. Per questo i miei passi son divenuti più leggeri ed imprevedibili. Ho con me tutto l’odio e il disprezzo verso le loro leggi, la loro autorità, la loro società; per questo in me non c’è posto per la colpa né per la paura della punizione. Mi sono disfatto anche dell’idea ingenua che la libertà sia il luogo che si sparge fuori dalle mura del carcere. Per me la libertà non è un luogo, né un permesso, è azione, è il nervosismo che precede l’attacco, è l’espressione incontrollata per un compagno/a, è sentirsi vivo, perché sai che la tua vita non appartiene più al capitale, ma che si
scontra con esso.  Non importa più la destinazione alla quale mi conduce in cammino che sto percorrendo, lì troverò individui liberi e selvaggi, con i quali ci si darà alla rivolta, con i quali affilare la solidarietà, con i quali sostenere l’indomita volontà di far saltare in aria l’ordine esistente, di distruggere ogni gabbia ed ogni cella. Non ho avuto bisogno d’entrare in una prigione per sentire sulla mia pelle l’angoscia della reclusione, per questo mi aspetto che ognuna di queste parole giunga carica di tutta la forza e l’affetto con cui vengono scritte ad ognuno dei compagni sequestrati dallo stato e dal capitale, in qualsiasi parte del mondo. Sappiate anche siamo in tanti che continuiamo a lottare contro il mostro che trattiene i vostri corpi, che vi difendiamo dall’oblio, che le mura non potranno isolare tutto il calore che vi inviamo, non importa quanto alte e quanto spesse siano, noi troveremo qualcosa da far ardere.

Io e molto compagni che facciamo una vita insorgente sappiamo che ogni atto/azione ha le sue conseguenze, favorevoli o sfavorevoli, successi ed errori, e ce ne facciamo carico perché siamo orgogliosi di esser il più coerenti possibile. E’ per questo che accetto ed apprendo dai miei errori, e cerco di condividere e moltiplicare le esperienze di attacco, non importa che cerchino di intimorirci con le loro prigioni e con l’FBI dietro di noi. Noi non staremo zitti, continueremo preoccupati e occupati a che i nostri fratelli e le nostre sorelle sequestrati/e siano con noi, che sia conosciuta la loro lotta e che si diffonda, continuando a condividere con essi tutto il nostro affetto. Non dimentichiamo e viviamo con l’urgenza di continuare ad impugnare la solidarietà contro questa società di sottomissione e di apatia.
Ogni parola di questo comunicato vuole distruggere tutto ciò che cerca di isolare i nostri fratelli e le nostre sorelle sequestrati/e. Ma oltre le parole ci sono delle esistenze che si impegnano. Per tutti i prigionieri, per Axel, Cristian, Matías, Pablo, Flora, per Marco, Gabriel, per tutti quelli che non si sottomettono e continuano sul piede di guerra. In ogni vita, in ogni azione continuano ad esser presenti e vivi anche quelli che la cui esistenza ha lasciato questo  mondo, tutti quelli che sono deceduti scontrandosi con il potere, non li dimentichiamo. Matías e Jaime, per voi gli assassini non hanno avuto nemmeno il coraggio per spararvi in faccia. Voglio ricordare specialmente Jonny Cariqueo ed il punky Maury, che ho avuto l’onore di conoscere, la gioia di condividere qualche gesto, qualche parola ed oggi ho il piacere che le loro vite continuano a scontrarsi con il potere. Grazie per averci insegnato che contro il potere l’unica battaglia che si perde è quella che non viene fatta.

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Cile – Attacco incendiario contro una chiesa a Santiago

fonte: Club Ravachol

Venerdì 20 novembre 2009
Una delle icone della società carceraria brucia tra le fiamme. Un ordigno incendiario, dotato di un sistema ad orologeria, ha spezzato il silenzio claustrale di una cattedrale, sita in Santa Isabel.
La vendetta è la nostra espressione, l’inquietudine e la disperazione che si convertono in azione.

I nostri compagni dietro le sbarre non possono attendere un giorno in più.

Ordigno incendiario. Consiste in una bottiglia, un contenitore pieno di benzina appoggiato ad un sistema ad orologeria più un miscuglio incendiario avviato da uno stoppino.

Materiali
1. Bidone/bottiglia + benzina
2. Miscuglio incendiario (fertilizzante nitrato di potassio e zucchero raffinato)
3. Orologeria

– Orologio: (timer usato in cucina)

– Barrette/pezzi di rame (si può utilizzare un cavo di rame ben diritto)
– Cavo della luce (come
quello degli altoparlanti, bicolore)- Pila + fermagli/pinze da batteria
4. Stoppino artigianale (avviatore del miscuglio)

1. Bottiglia + benzina. La quantità di liquido dipende dall’obiettivo dell’azione.

2. Miscuglio incendiario: il nitrato di potassio (fertilizzante molto noto, si tratta di piccole sfere bianche o rosate) deve essere pestato fino ad esser convertito in polvere (è molto importante che sia pestato minuziosamente e che alla fine si formi una polvere di nitrato). Il miscuglio è: 50% di nitrato di potassio e 50% di zucchero raffinato. Questo miscuglio è molto potente in quanto produce una alto grado di calore ed una fiammata (noi stavolta abbiamo utilizzato 1 chilo di tale miscuglio).
3. Orologeria: Permette di cronometrare il tempo, ovvero quando le fiamme raggiungono l’obiettivo. L’orologio dev’essere aperto per porre le barrette di rame. Per essere utilizzato si deve fermare il tempo, stabilito in anticipo, in modo da decidere se si tratta di ore, minuti o secondi. Nel nostro caso abbiamo stabilito 5 minuti per la nostra fuga, per questo abbiamo lasciato solo la lancetta dei minuti in funzione, rimuovendo quelle delle ore e dei secondi. Una barretta di rame è stata posta sul numero 12 dell’orologio e l’altra sulla lancetta dei minuti rendendo possibile il contatto quando questa fosse avanzata nel tempo prefissato. Le due barrette sono unite ognuna ad un cavo della corrente. La barretta che si trova sul numero 12 ha un cavo rosso e quella dei minuti un cavo nero. Il cavo rosso si deve collegare ad uno dei poli della batteria (collegamento che si effettua solo al momento in cui si effettua l’azione, perché fa funzionare il circuito), l’altro cavo parte dallo stesso polo e va allo stoppino. Il cavo nero è collegato direttamente allo stoppino.  Il sistema ad orologeria è molto semplice, ma bisogna prendere alcune misure di sicurezza. Quel che è importante è non bisogna mai collocare la batteria fino a non esser totalmente certi che tutto è in ordine. La batteria è quella che dà la potenza allo stoppino, che darà l’avvio alla carica. Le barrette non si devono toccare tra loro perché sono queste a chiudere il circuito d’avvio. Devono toccarsi solo quanto trascorra il tempo stabilito in anticipo, in modo che si chiuda il circuito e la potenza della batteria avvii la carica.
I filamenti si mettono all’interno di un tubo di carta a contatto con la polvere. Quando il circuito si chiude, questo trasmetterà l’energia ai filamenti e questi faranno sì che la polvere avvii la fiammata, accenda la carica ed il fuoco rompa la bottiglia dando inizio all’incendio.

Bisogna prendere tutte le misure di sicurezza per non lasciare impronte che possano facilitare il lavoro degli sbirri.

E’ importane ed è molto rilevante che solo la pratica ci offre la conoscenza ed è questa che ci renderà ogni volta più attenti e certi sul nostro agire. Chiariamo che questa materia (conoscenza) non è culturale, ma è solo perché il sapere non si fermi nella testa. E’ un apporto a che ogni individuo si potenzi, dando dei passi enormi in questa guerra, forgiandosi in azioni dirette contro il capitale.

Libertà per ogni essere che si trovi dietro le sbarre e sotto il panottico cittadino.
Un saluto fraterno e di guerra a quelli che sono stati rapiti dallo Stato e non hanno abbassato la guardia. Sappiate che non ci aspettiamo nulla da questa società e che la libertà si otterrà solo con l’acutizzazione della guerra.
Andiamo a dar fuoco a tutti quelli che sostengono la società carceraria… che il fuoco si propaghi!

PRIGIONIERI E PRIGIONIERE PER STRADA

Célula Rodrigo Orias*

ndt: su Rodrigo Orias, assassino di un prete italiano a Santiago del Cile nel 2004, questo è l’articolo tratto dall’archivio de Il Corriere della Sera:

http://archiviostorico.corriere.it/2004/luglio/26/Prete_ucciso_sull_altare_Arrestato_co_9_040726014.shtml

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Lettera di Axel Osorio sulla mobilitazione di fine anno

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

Compagne/i,

in merito alla proposta avanzata dal compagno Gabriel Pombo Da Silva
sulla realizzazione di uno sciopero della fame ed alla convocazione
di una settimana internazionale di agitazione e di pressione solidale
per i sequestrati dallo Stato cileno, personalmente ed in maniera
onesta, devo mostrare la mia particolare e complessa situazione che
sto vivendo e che mi costa molto esporre per i sentimenti che
s’intrecciano, tra i quali quel che io intendo per lealtà e
per appartenenza ideologica che è un compromesso permanente
con l’azione e gli sforzi che ultimamente ho effettuato per giungere
alla mia liberazione nel più breve tempo possibile.

Spiego punto per punto:

Associarmi allo sciopero della fame, prendendo in considerazione la prossimità
della fine del periodo che ho per ottenere i benefici penitenziari
(permesso week-end) significherebbe gettare alle ortiche quella che è
stata la costante ricerca e degna del mio modo di vedere la “strada”.

Vediamo:
la condanna imposta dallo Stato è di 3 anni, e seguendo le sue
stesse regole io potrei accedere ai benefici penitenziari a partire
dal momento in cui ho scontato la metà della condanna, ovvero
18 mesi di carcerazione (mentre sono qui già da 22 mesi), non
senza ottemperare ad altri requisiti che hanno a che vedere da un
lato con le politiche di reinserimento sociale stabilite dai
carcerieri e dall’altra dal mantenimento di una condotta conforme
alle loro assurde ambizioni. Quindi, il mio istintivo rifiuto ad
accettare le loro condizioni in questo carcere (il che si ripercuote
nella valutazione positiva di cui avevo bisogno), mi ha condotto a
cercare una via con i miei mezzi per giungere a questi fini. Né
più né meno mi son proposto come ritrattista di madri,
nonni, nipoti e figli di detenuti di quest’ambiente. Son già
cinque mesi che ho una “condotta molto buona” (ne ho
bisogno di sei) e credo di essere nel giusto cammino.

Dichiarare uno sciopero sarebbe, pertanto, controproducente. Significherebbe la
perdita di quest’ipocrita atteggiamento che ho mantenuto per ottenere
la mia liberazione da queste sbarre.

Ciò nonostante, sono conscio che queste “illusioni” o
“speranze” son solo strumenti per i miei fini, così
come -paradossalmente- sto “sperando” e “illudendo”
il mio futuro ad un potere che desidero distruggere.

Incongruenza ed incoerenza da parte mia, è probabile nel senso che se
partecipo al loro meccanismo non faccio altro che rafforzare
l’essenza del potere, legittimandone la “pietà”. Ma,
insisto, sono strumenti per i miei fini e la decisione delle mie
convenienze è il frutto della mia autodeterminazione. Non mi
sottrarrò dalla possibilità di convertire
quest’opportunità, usata da tutti i prigionieri, per evitare
mesi di reclusione.

Parallelamente, concordo con le analisi della convocazione per quel che riguarda la
premura di moltiplicare le azioni sia dentro che fuori dalle carceri.
Tuttavia credo che, restringere o ancor più circoscrivere le
agitazioni solo ai compagni sequestrati dal capitale, sia una
mancanza di comprensione del fatto che le nostre particolari
circostanze sono avvolte o globalizzate in un contesto più
vasto, che significa coabitare quotidianamente con i più
abbandonati ed attaccati dalla tormenta di calunnie e di canagliate
dei mass-media del sistema.

La lotta anticarceraria è un lento processo e mi risulta che sono
in tanti ad esser interessati alla realizzazione di azioni e
strategie tendenti a dinamizzare il collasso di questi monumenti al
disprezzo umano (Mauricio Morales e Diego Ríos ne sono chiari
esempi).

Per lo stesso motivo sono d’accordo con i desideri e gli obiettivi dei
convocanti, sia nel riconoscere che la lotta non ha date né
soste, che nello spezzare la passività, il silenzio e
l’isolamento quale urgente bisogno antisociale di fronte alla molesta
negligenza di troppi disinteressati.

Compagni:
non mi piace sentirmi un mero osservatore di queste lotte, perché
la mia complicità va molto oltre la loquacità che
eventualmente potrei comunicare. Tuttavia vi sollecito, per ora, la
comprensione nel sottrarmi a questo sciopero convocato da Gabriel
proprio in solidarietà a noi che siamo prigionieri dello Stato
e del capitale.

Rispetto agli obiettivi che in particolare sostengono la fine della
segregazione di noi che condividiamo un’affinità ideologica e
fare di noi una ferma fonte di sforzi, devo prospettarvi la
convenienza di cercare di sintonizzare le priorità e le azioni
al fine di evitare il sospetto dei carcerieri. Non vi sono dubbi che
se facciamo bene le cose, otterremo queste mete.

Contro il carcere e il capitale: Lotta antisociale!!!

Axel Osorio.
C.A.S. Santiago.

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Messico – Attacco incendiario contro l’impresa costruttrice CARSO

fonte: Liberación Total

La notte del 18 novembre abbiamo ancora attaccato CARSO nello Stato del Messico. Stavolta abbiamo notato che una grande condotta che usciva dal cementificio e stava inquinando il canale. Non solo con i rifiuti tossici della civilizzazione distruggono completamente la biodiversità, creando malattie ed altro, ma questi distruttori della terra non esitano ad eliminare tutto quel che resta della natura selvaggia.

E’ per questo che abbiamo deciso di agire ed abbiamo lanciato bottiglie ripiene di combustibile contro la condotta e poi abbiamo lanciato pietre avvolte da stracci infuocati. La sguardo del gruista è rimasto attonito dopo aver visto che, dall’oscurità dei rami, delle palle di fuoco si dirigevano contro le proprietà della maledetta impresa costruttrice CARSO. Non tollereremo più la distruzione ambientale. Il fuoco vendicatore vive non solo nelle nostre parole, ma anche nelle nostre azioni.

Frente de Liberación de la Tierra

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Germania – Attacchi incendiari

E’ impressionante la quantità di attacchi incendiari che si stanno verificando in Germania, quasi ogni notte prendono fuoco auto da lusso, banche ed altre entità commerciali ed istituzionali.
Ringraziamo Marco Camenisch per la traduzione dal tedesco di 2 tra le azioni più significative avvenute in questo mese.

Fuochi per la liberazione immediata di Marco Camenisch!

Culmine, 20 novembre ’09

*
* *

1)
Attacco incendiario contro il Tribunale criminale di Berlino

Rivendicazione:

“Libertà per i/le prigionieri/e del 1° maggio e tutti/e gli/le altri/e. Le prigioni ad aree edificabili, demoliamo il sistema, compresa la giustizia, e sosteniamo la richiesta del 30.11.09 degli avvocati di ricusazione per legittima suspicione.

In questo palazzo, i processi politici sensazionali sono inscenati negli ultimi mesi tipo catena di montaggio. Non è una novità, ma era così da sempre o rivoluzionari/e o radicaldemocratici/che, socialisti/e o anarchici/che, chi è
nemico/a dello Stato davvero o presunto/a, sono stati e sono sempre perseguitati/e. In ogni caso non vogliamo rinunciare all’accompagnamento attivo del processo con i nostri mezzi.

Gruppo d’azione giovani autonomi/e compagine.”

Quel che ha detto la stampa di regime:

“Ignoti hanno dato fuoco nella notte di giovedì ad un ingresso del Tribunale criminale di Moabit. Secondo il comunicato della polizia, un impiegato della giustizia s’era accorto del fuoco, mentre stava uscendo dall’edificio. Poco prima aveva osservato un giovane vicino all’ingresso secondario, che dà sulla Turmstrasse, e che in seguito si dileguava in bici.

Un dipendente di una ditta di vigilanza ha spento le fiamme ancor prima dell’arrivo della polizia e dei vigili del fuoco. L’area è stata leggermente danneggiata.”

2) Attacchi incendiari contro due banche a Francoforte

Nel primo fine settimana di novembre sono stati commessi, nell’arco di 24 ore, due attacchi incendiari contro filiali della Dresdner Bank e della Deutsche bank. In un caso, i vicini degli appartamenti confinanti hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni per il fumo. Danni per circa 11.000 €. Fonti di polizia riportano che gli autori hanno infranto una vetrina che dà nell’atrio della Dresdner Bank e poi hanno lanciato uno straccio imbevuto con un
acceleratore d’incendio. Il secondo attacco s’è verificato la notte successiva, alle 1.20. dai primi rilievi, gli autori hanno utilizzato delle bombolette ripiene di gas butano, collegate tra di esse da una miccia. In quest’occasione sono rimaste danneggiate diverse abitazioni ed anche una macelleria.

Via e-mail è stata inviata una rivendicazione ai giornali locali. Un gruppo denominato “Movimento della luce della
mattina/commando Makeda” ha rivendicato l’attentato contro la filiale della Dresdner Bank. Secondo il documento, l’attentato sarebbe stato diretto innanzitutto contro la Commerzbank. Il gruppo ha affermato che l’attacco era “un piccolo schiaffo retroattivo per la truffa” che i consulenti della banca avrebbero perpetrato con la mediazione dei certificati Lehman. Il gruppo, che ha come obiettivo:”una riforma fondamentale dell’economia, non s’è espresso sul secondo incendio. La polizia non esclude che si sia trattato di un altro gruppo.

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Cile – Attentato incendiario contro Servipag*

fonte: Fondazione Roscigna

Alle 2.30 di mercoledì 18, ancora una volta come cellula nera antiautoritaria siamo riusciti ad eludere il guardiani dello stato, armati e disposti a distruggere la quotidianità che attualmente regna in questa società, abbiamo iniziato la nostra azione, ci siamo rivolti contro una delle proprietà che giorno per giorno ordina alla civilizzazione di rifornirla sotto forma di pagamenti e di scambio di soldi per i biglietti per i mezzi pubblici, localizzata in calle Pajaritos, comune di Maipú (Santiago). Organizzati, 2 di noi sono entrati saltando la recinzione ed eludendo la sicurezza hanno provveduto ad irrorare le pareti, il suolo, l’insegna e la saracinesca con benzina e lasciando anche degli stracci. Quindi, dopo aver saltato la recinzione, altri 2 compagni hanno lanciato 2 bombe di vernice e 3 molotov. La proprietà ha preso fuoco e, prima di abbandonare il posto, abbiamo lanciato dei volantini che dicevano:

“Per la distruzione d’ogni schema imposto dal potere, che le parole si trasformino in fuoco e che regni il caos in questa società codarda e sottomessa.”

La guerra è dichiarata e non ci riposeremo fino a vedere questa società in fiamme.

Che le azioni si moltiplichino, così come la solidarietà verso i prigionieri.

Fuoco e caos organizzato contro l’autorità.

Celula negra antiautoritaria

*
Servipag è attiva nel campo delle transazioni, pagamenti e riscossioni.

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Lettera dal carcere dell’anarchico Panagiotis Masouras

fonte: Klinamen.org

Lettera scritta circa due settimane fa da Panagiotis Masouras, anarchico arrestato alla fine di settembre ed imputato, tra le altre cose, di esser un membro della “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”. Con le stesse imputazioni si trovano agli arresti Manolis Giospas e Haris Hatzimihelakis. Il 13 novembre è stata arrestata una quarta compagna, sempre con le stesse accuse; ma è già stata posta in libertà condizionale. I 4 compagni hanno dichiarato la loro estraneità alle “Cellule di Fuoco”.

Intanto, a Salonicco, il 2 dicembre si terrà il processo contro il compagno Ilias Nikolau, arrestato nel gennaio 2009 ed accusato di aver incendiato un commissariato. Il 27 novembre si terrà una manifestazione a Salonicco ed il 2 dicembre un presidio davanti al tribunale.

Lettera di Panagiotis Masouras
Mercoledì 23 settembre, alle 8.15, mentre uscivo da casa a Galatsi con una borsone e mi dirigevo in un una palestra, sono stato arrestato da 25 agenti dell’antiterrorismo.
In pochi secondi mi son trovato sul marciapiede, ammanettato, mentre gli sbirri informavano i loro superiori che “è andato tutto bene”, “lo stiamo portando”. Sono stato condotto al 12° piano della centrale di Polizia. Qui mi hanno comunicato che avevano arrestato altri 2 individui, miei amici.
Mi hanno costretto a restare 48 ore senza dormire, in piedi e con la faccia rivolta contro il muro. Mi hanno interrogato a lungo, di tanto in tanto qualche ufficiale gridava in un delirio di piacere che “quello che accade si chiama guerra”.

In seguito si sono interessati ai miei studi, alle conversazioni con i miei amici, al mio carattere e c’è stato un avvicinamento umano relativo alla gioventù che sbaglia scegliendo un falso cammino. Essi erano quelli che si sarebbero assunti il compito di condurmi alla retta via ed alla ragione non per se stessi, ma per me. Dicevano che avevo il dovere di aiutare me stesso, parlandomi di situazioni o di persone che non conosco. Poi, un ufficiale mi ha informato che sono uno stupido perché, così ha detto, gli altri “mi avevano tradito” e si erano “svincolati” e che se non avessi parlato sarei finito in galera per cose fatte da altri. Lo dicevano ogni volta che non rispondevo alle domande su cose che non conosco.
I turni di guardia si alternavano: gli sbirri “buoni”, pieni di sensibilità e con sentimenti feriti dall’infanzia, come
dicevano, riconoscevano l’ingiustizia e volevano aiutarmi. D’altro canto i “duri” dell’antiterrorismo, quelli che applicano la Legge, i rappresentanti della Morale, usavano la determinazione e lo sfinimento psico-fisico come si trattasse d’una forma di vendetta quando io, essi dicevano, “mantenevo la bocca chiusa”.
Il fatto che io neghi le accuse che mi vengono rivolte non significa, in alcun modo, che neghi la mia “identità” e la mia
“provenienza” politica. Non potrei mai nascondere sotto il tappeto della reclusione la mia dignità, non potrei chiudere
un occhio di fronte al fatto che sono un’entità politica che prende le sue posizioni contro i valori e le istituzioni di questa società attraverso il pensiero critico rivoluzionario e la pratica. Sono un anarchico e mi trovo dalla parte della rivoluzione e, al contempo, dalla mia parte.
Il motivo per cui io ed i miei due amici ci troviamo adesso in detenzione preventiva è facile da capire. Persino un ingenuo potrebbe capire che il tutto ha a che vedere con le elezioni.

L’aver gonfiato al situazione, l’aver armato le scorte della Ekam ed il ruolo che hanno avuto gli infami ed impazziti pennivendoli, il tutto mescolato all’atmosfera politica di quei giorni è stato sufficiente per creare nel greco medio la sensazione dell’ordine e della sicurezza in vista delle elezioni. Un greco medio che nel suo ruolo di cittadino attivo, come un sonnambulo, tornava di nuovo alle urne per depositare la parte delle sue responsabilità esistenziali nelle mani di altri. Sappiamo già che l’opinione pubblica non ha alcuna opinione, per questo può essere manipolata da qualcuno. Il clima di quei giorni lo si deve in particolare ai vermi dei mezzi di comunicazione ed alla loro sete
divoratrice contro le “bestie di Galatsi” o ai “mostri di Halandri”, presentati come un branco di bombaroli, in
contatto con “celebri” organizzazioni rivoluzionarie, dalle quali ricevono ordini e per le quali realizzano delle missioni. Quanto alle armi ed ai proiettili trovati a casa mia, ed anche al denaro segnalato come “frutto delle rapine” solo perché erano attentamente nascosti, in futuro lascerò tutto fuori dalla porta di casa.
La società non è divisa secondo le classi, ma secondo le decisioni e le coscienze. Così abbiamo appreso del dolore e della gioia, del sangue e della strada.
Siamo nati per vivere integri all’interno delle nostre singolarità inintelligibili, inintelligibili perché sopportiamo il dolore, imprevedibili perché apprendiamo dalla strada, spietate perché ci sciupiamo contro tutti, perché apprenderemo in maniera sistematica a montare l’acciaio con la pelle e dipingeremo il cemento con il sangue rivoluzionario.
Giustiziamo la Morale, predichiamo la distruzione, lentamente sussurriamo con furia mentre pronunciamo le parole: GUERRA ATTACCO, perché le uniche ad esistere sono la bellezza e la forza, solo i codardi per equilibrarsi hanno inventato la giustizia.
Laddove ci saranno i fili spinati, là ci saranno anche le mani sanguinanti che li spezzeranno, laddove ci sarà il cemento là le grida rabbiose lo butterà giù, laddove ci saranno delle sbarre là ci saranno delle anime corrosive che le distruggeranno, e dove siamo sepolti vivi lì sotterreremo anche la Morale.
Verso noi stessi abbiamo l’obbligo di mordere i nostri lacci, fino a morirne. Perché non siamo nient’altro che le nostre stesse decisioni.
Per l’onore, per la dignità, per la rivoluzione.

Libertà per i compagni: V. PALLIS, G.DIMITRAKIS , G. VOUTSIS-VOGIATSIS, P. GEORGIADIS, I.NIKOLAU.

Liberazione immediata per i miei coimputati: H. HATZIMIHELAKIS e M.GIOSPA

Panagiotis Masouras
carcere di Avlona

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Assassinato un antifascista russo

Il 16 novembre, il 26enne Ivan Khutorskoy, noto come Vanja, è stato ucciso con colpi di pistola all’ingresso della sua casa. Era un figura di rilievo all’interno dell’antifascismo russo. Egli è stato uno dei leader informali del movimento giovanile antifascista ed uno dei fondatori dei RASH. Per la gran parte dei suoi amici sono stati i neo-nazisti ad ammazzarlo.

Infatti, la sua foto e il suo indirizzo di casa sono stati più volte pubblicati sui siti nazisti, con tanto di incitazioni a farlo fuori. Si è trattato del quarto tentativo di assassinio nei confronti di Vanja.

fonte: Antifa.ru

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Anarchici danno fuoco a due sexy shop di Salonicco

Il 18 novembre, con un comunicato diffuso in rete, un gruppo anarchico greco si è assunto la responsabilità di due attacchi incendiari ai danni di altrettanti sexy shop della città di Salonicco. Gli attentati si sono verificati all’alba di venerdì, 13 novembre, contro un locale della catena di sexy-shop “Eros” e all’alba di martedì 17 novembre ai danni del sexy shop “Dreams”. I due ordigni incendiari hanno provocato danni materiali, anche ad alcune auto parcheggiate nelle vicinanze, ma non hanno causato lesioni o vittime.

Dalla rivendicazione:

“…Questi negozi non hanno nulla a che vedere con la liberazione sessuale. Colpire un sexy shop significa mostrare il ruolo delle imprese dello spettacolo del sesso. Un settore relativamente nuovo, ma che non è diverso dagli altri, caratterizzato da gerarchia e competizione, dagli utili e dalle costose star, in contrasto con la coercizione ben nascosta…

La negazione di questo mondo di sfruttamento è la negazione dei ruoli sociali pre-definiti. Una consapevolezza di ingiustizia è l’inizio di una guerra. Impregnata di odio può solo andare avanti per la rivoluzione…

Con l’azione anti-autoritaria fino a che la società sarà liberata.

Anarchici per l’aggravamento della competizione sociale

Rivendicazione in greco:

athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1105948

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Cile – Compagno anarchico pestato dai vigilantes

Il 13 novembre un caro compagno anarchico cileno ha partecipato ad una manifestazione in pieno centro di Santiago, la manifestazione è stata subito dissolta. Ma in questa occasione i più attivi nella repressione sono stati i vigilantes di un centro commerciale, questi ultimi hanno preso di mira il nostro compagno e prima lo hanno scaraventato a terra e poi lo hanno pestato con calci e pugni sulla testa, al punto da dover essere sottoposto a sutura della ferita, con grande sanguinamento. Questo il racconto del compagno, al quale inviamo tutta la nostra solidarietà ribelle!

Culmine

*
* *

I vigilantes ed il sangue antiautoritario nella commemorazione dell’assassinio di Alex Lemun

Commemorando un altro anno dall’assassinio di Alex Lemun, il 13 novembre è stata convocata una manifestazione in solidarietà ai prigionieri, per l’autonomia delle comunità in conflitto e contro la militarizzazione in territorio mapuche. Appena radunati in piazza de los Heroes, la polizia ha disperso i manifestanti e così sono scoppiati incidenti in diverse parti de la Alameda (pieno centro di Santiago – ndt). Verso le 9.30 ci siamo ritrovati davanti alla stazione centrale, abbiamo eretto delle barricate con dei bidoni di un centro commerciale ed i vigilantes sono scattati all’attacco dei protagonisti dei disturbi. Erano in oltre 30 gli addetti alla sicurezza privata che hanno dato l’avvio alla caccia, hanno mostrato le armi ed hanno iniziato ad aggredire i manifestanti.

Testimonianza di un compagno anarchico pestato dai vigilantes:

In quei brevi secondi, per terra, le barricate spazzate via, il branco a pagamento e l’immediata (forse “stupida”) reazione. La solidarietà verso quelli che sono contrari all’autorità, senza riflessioni, quella solidarietà che scoppia nel cuore e ti porta a difendere con tutto quel che hai tra le mani quegli sconosciuti complici che ricevono l’ira di coloro che mantengono la tranquillità del consumo con le botte. L’odore e il sapore del sangue inondano il tutto, forse in minor misura che nel territorio mapuche o allo stesso modo che in qualsiasi centro di detenzione della polizia. I colpi si ripetono per innumerevoli volte e gli insulti argomentano la loro miserabile vendetta. Noi, in quelle condizioni, possiamo solo ricevere ed osservare come si spezza quella che fino a poco fa era l’integrità del tuo corpo.

I colpi e le grida contro il “centro di detenzione e tortura”, posto al lato delle vetrine e dei locali di fast-food, fanno
aumentare i fermi e provocano l’arrivo delle forze antisommossa. La solidarietà torna ad essere la scelta meno logica nella società della codardia e del benessere individuale. Gli ambulanti trovano il momento meno propizio per restituire qualcosa del terrore quotidiano e delle persecuzioni e non restano indifferenti davanti ai manganelli sporchi di sangue.

Quali conclusioni trarre? Come evitare di normalizzare i proiettili in territorio mapuche? I pestaggi contro quelli che espropriano i supermercati? La morte dei compagni? Il trascorrere del tempo senza Alex, Matias, il punky Mauri, la Claudita, il Jhonny? La repressione che diviene carne e sangue… soprattutto sangue, tanto sangue.

Queste forze “private” sono nostre nemiche così come quelle pubbliche o di polizia, ne siamo certi. Miserabili esseri umani che decidono di dedicare la vita a proteggere i privilegi dei potenti, capaci di mettere a rischio la propria insignificante esistenza affinché proseguano il consumo e la tranquillità dei loro padroni.

I prigionieri politici Cristian Otero, Pablo Carvajal, Matías Castro, il primo arrestato e gli ultimi due infamati da vigilantes a guardia delle università durante giornate di scontri, lo sanno molto bene. L’autorità non è solo lo Stato astratto o la caricatura della polizia fascista, è la riproduzione dell’ideologia a forza di colpi che genera questo sistema macabro, in cui dei ragazzini si sentono importanti per indossare un’uniforme e custodire i possibili sospetti. Il dibattito cittadino potrebbe vertere – ed a ragione- sui compiti e sulla formazione di queste guardie private.

Ma dalla rivolta, ben lungi da queste posizioni, ci basta solo convincerci e non nutrire alcuna fiducia sulla “neutralità” dei vigilantes. Che non si blateri sul fatto che son dei proletari, dei lumpen (per coloro che deificano questi strati sociali), essi solo riproducono l’autorità e il tessuto costituito dalle forze repressive sia in civile che con le uniformi, entrambe macchiate di sangue.

All’alba, gli occhi stanchi della luce contro la cella e il corpo acciaccato dalle “carezze” della repressione, i loro volti, i nostri volti, abbracci sempre degni per quelli che ci sono e quelli che non ci sono più… e nella nostra memoria attiva tutti i nostri morti. Il sangue si rapprende, le ferite si curano (anche se ci mettono tempo), gli ematomi scompaiono, ma il nostro convincimento sulla guerra contro l’autorità continua ad essere incandescente e sempre, senza paure, alla lotta!

Ma è ora che sappiano che non c’è legge che rispetteremo, che se c’è da lottare ci attaccheremo ai loro colli, che se
bisogna scontrarsi faremo fuori i loro cani, che se bisogna morire essi saranno i primi a morire. Il mio canto non è un pianto, non è una protesta, che questo canto che io canto sia di lotta.”

Mauricio Morales, Punky Mauri

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Argentina – Attentato esplosivo contro il Banco Ciudad

fonte: Fondazione Roscigna, 17.11.09

Abbiamo attaccato il Banco Ciudad (tra le vie Bernardo de Irigoyen e Moreno, a Buenos Aires) all’alba del 16, per esprimere il nostro odio verso lo Stato argentino, in quanto mantiene rinchiusi e sequestrati nelle sue carceri di sterminio i (compagni) prigionieri politici d’origine cilena Marcelo Villarroel e Freddy Fuentevilla, rinchiusi nella unidad N 11 di Neuquén, dal marzo 2008.

Esprimiamo il nostro ripudio verso tutte le oppressioni ed ingiustizie commesse contro il Popolo Nazione Mapuche, così come la rinuncia del nuovo capo della polizia metropolitana, Eugenio Burzaco, che era consigliere in materia di sicurezza dell’allora governatore di Neuquén, Jorge Sobisch, quando è stata
ordinata la repressione di polizia costata la vita a Carlos Fuentealba. Esprimiamo Odio!! Dissoluzione sin da ora della UCEP*!!

No all’espulsione!!
No all’estradizione di
Freddy Fuentevilla e Marcelo Villarroel.
Libertà per tutti i prigionieri!!
Fuori Macri (governatore di Buenos Aires – ndt) e il suo Stato di polizia!!

Questa è l’ulteriore dimostrazione del nostro grido di ribellione e continueremo a scatenare la vendetta se i compagni saranno espulsi!!

Siamo passati inavvertiti sotto i loro occhi, Voi che controllate tutto!
Tutti questi anni di violenza avranno la risposta con maggior violenza!!

Libertà per Marcelo Villarroel e Freddy Fuentevilla!!!

Célula Revolucionaria Marco Ariel Antonioletti**

(Cellula Rivoluzionaria Marco Ariel Antonioletti)

*
Unidad de Control del Espacio Público

*
*Si tratta di un compagno lautarista assassinato dalle forze dell’ordine cilene il 16 novembre 1990

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Cile – Rivendicazione dell’attacco contro Mc Donald’s a Talca

fonte: Liberación Total, 17.11.09

Domenica 15 abbiamo provveduto a disturbare la pace in cui si trovava il locale di MC MERDA. Verso le 4.30 abbiamo collocato una bomba assordante in uno dei suoi bagni ed abbiamo vergato delle scritte allusive alla lotta contro il capitale e la tortura animale.

Questo è quanto ha riportato il quotidiano della città: TALCA.-
Una forte esplosione prodotta da una bomba assordante, verso le 16.45 di ieri, nel bagno di un locale fast-food di Mc Donald’s, in pieno centro della città. Nonostante il grande rumore generato dall’ordigno, non ci sono state persone ferite.
Dopo l’esplosione, che ha allarmato sia i consumatori che i lavoratori, i responsabili del locale hanno chiamato i carabineros. Il magistrato di turno, Paulo Rodríguez, s’è recato sul posto ed ha ordinato la presenza degli artificieri e della scientifica dei Carabineros al fine di scovare impronte ed altre tracce che permettano di chiarire su quanto accaduto.  “Il fatto sarebbe avvenuto mentre le guardie di sicurezza erano in pausa e pertanto c’è stato un momento in cui non si è prestata attenzione all’ingresso di persone nel bagno. Si è avvertito un gran rumore ed è stato trovato un contenitore in cui si sono mescolati prodotti chimici e monete da 1 peso, la qualcosa ha provocato una reazione chimica con l’espansione del gas, dando origine al forte rumore” ha segnalato il magistrato Paulo Rodríguez.

Senza danni.

In merito, ha aggiunto che non ci sono stato danni nel locale e che sono solo state trovate delle scritte sulle pareti che parlano di gruppi anarchici che rifiutano il sistema economico del capitalismo.

LA LOTTA CONTINUA IN TUTTO IL CILE
COMPAGNE/I IN LOTTA NON CADETE
CONTRO OGNI ESPRESSIONE DEL CAPITALE

Frente Insurrección Trueno

(fronte insurrezione tuono)

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Libro – “Mauri… la ofensiva no te olvida”

Nel contesto della settimana di solidarietà e di agitazione internazionale per i compagni sequestrati dallo Stato cileno, dal 16 al 23 novembre, abbiamo deciso di contribuire all’iniziativa con il libro “Mauri… la ofensiva no te olvida” (Mauri… l’offensiva non ti dimentica), per ricordare un fratello morto attaccando i pilastri della società carceraria e quelli che per lavoro torturano gli ostaggi. Da qui sosteniamo la campagna per la liberazione di tutti i compagni dalle prigioni.

Mauri…
la ofensiva no te olvida

–Scritti del compagno anarchico Mauricio Morales-

Santiago 2009 settembre nero, fai in modo che viva l’anarchia

132 pagine,  $2.500 (pesos cileni)

Mauricio Morales Duarte, compagno anarchico morto il 22 maggio 2009 in seguito all’inattesa detonazione  dell’ordigno esplosivo che aveva con sé e destinato ad un attacco contro la scuola della gendarmeria cilena (equivalente alla scuola della polizia penitenziaria italiana – ndt).

In questo libro abbiamo raccolto parte dei suoi testi, scritti, poesie, racconti, canzoni, volantini e vissuti per costruire la nostra incandescente memoria insorta.

Il punky Mauri, compagno caduto in combattimento, appartiene alla rivolta. A coloro che hanno il fuoco tra le mani, nello spirito e con lo sguardo fisso sull’obiettivo, pronti per attaccare.

Contenuto:

Introduzione.
▪ Poesie.
▪ Corrispondenza con Axel Osorio.
▪ Musica.
▪ Alcuni scritti trovati.
▪ Conversazioni.
▪ Racconti.
▪ Di amore, caos e anarchia.
▪ Parole dei tuoi fratelli.
▪ Il fuoco si propaga.

Punti di distribuzione a Santiago del Cile:

Centro de Documentación Anarquista Itinerante – Casa Okupa La Crota. Santa Isabel #380. Santiago.
▪ Emporio Vegan Santiago. Maturana #302, esquina Huerfanos. Plaza Brasil. Santiago.
▪ Sarri Sarri. San Ignacio #75, local 31. Metro Moneda. Santiago.
▪ C.S.O y Biblioteca Sacco y Vanzetti. Sto Domingo #2423. Metro Cumming. Santiago.

Contatti:
laofensivanoteolvida@gmail.com

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Frammenti automatici… delle Cellule di Fuoco

da Culmine, 17.11.09

Il 16 novembre la Cospirazione delle Cellule di Fuoco – Frazione Nichilista ha diffuso un lungo comunicato. Dal greco abbiamo estratto dei frammenti, per chi volesse leggere lo scritto in versione integrale:

athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1104666

Nel comunicato, il gruppo greco si assume la responsabilità dell’attentato esplosivo ai danni del politico di sinistra Mimis Androulakis. Si spiegano le ragioni che hanno portato a colpire un esponente della sinistra e si avanzano alcune riflessioni anche in merito all’estrema sinistra greca ed in particolare al movimento anarchico “ortodosso”. Ciò perché le azioni di guerriglia urbana da parte di questo e di altri gruppi sono state criticate da alcuni settori dell’anarchismo classico. In effetti, fonti di agenzia riportano che, durante l’ultima azione, pur con un preavviso di 15 minuti gli sbirri non siano arrivati in tempo per evacuare l’edificio e che nel frattempo la domestica del “sinistro”
abbia trasportato la borsa contenente l’ordigno all’esterno della casa. Questo particolare ha scatenato la polemica di sempre: violenza/nonviolenza.

Altro aspetto che viene messo in rilievo nel comunicato è la tempistica dell’azione repressiva. Ormai, è la seconda volta che si verifica lo stesso fenomeno: a poche ore da un attentato esplosivo delle Cellule di Fuoco c’è una retata, o perlomeno un arresto, con dichiarazioni stampa in merito allo smantellamento definitivo del gruppo. La prima volta il raid repressivo ha colpito 3 giovani tra i 19 e i 20 anni in un presunto “covo” pieno di pentole a pressione… stavolta appena dopo l’ultima azione diretta è stata arrestata una 22enne, già nota alle forze dell’ordine, in quanto sottoposta all’obbligo delle firme. Sia i primi 3 che l’ultima arrestata hanno proclamato la loro estraneità alla
Cospirazione delle Cellule di Fuoco.

Infine, come nel precedente comunicato, viene avanzato un parallelismo con la situazione vissuta in Italia qualche anno fa.

Ecco, dunque, i frammenti:

Assunzione di Responsabilità

Il 12 novembre gli investigatori anni hanno esaminato il caso del presunto “covo” di Halandri, appartenente alla
Cospirazione delle Cellule di Fuoco – Fazione Nichilista.  È per questo che abbiamo scelto il fatidico giorno per collocare l’ordigno esplosivo contro il noto ex deputato e attuale avventuriero di sinistra Mimis Androulakis.
L’individuazione dei tempi non è stata accidentale.
(…)
Il percorso che abbiamo scelto di non fare è un passo indietro… Questa non è arroganza o sprezzo del pericolo, ma la decisione definitiva e irrevocabile per noi alla scoperta di una vita nei territori liberati…

(…)
[segue attacco contro esponenti della sinistra in Grecia]
Per quanto riguarda la sinistra più radicale, questa inizia a lamentarsi ed a ripudiare la violenza rivoluzionaria, l’equipollenza con la violenza di Stato.

(…)
Ma venti poliziotti, feriti dalle raffiche di estranei, conoscevano la ragione per quel che si meritavano. In contrasto, decine di coetanei delinquenti o gli immigrati uccisi dalle pallottole e dai pestaggi dei poliziotti, non hanno nemmeno il tempo di chiedersi il perché …

(…)
Il rischio potenziale di lesioni al bambino con la nonna a causa dei “consigli” meramente criminali della moglie di Androulakis, guardando alla pelle e alla sicurezza fisica della sua casa, ha ordinato la casa di un’assistente (mettendola a rischio) per il trasferimento della borsa da 10 kg in un appartamento in costruzione.
La gente ha bisogno di capire che non deve curiosare o spostare degli oggetti “sospetti” che possono essere e “sono” lì
per uno scopo. Inoltre, perché i nostri obiettivi sono mascherati e non in luoghi di passaggio, abbiamo sempre avvisato con chiamate telefoniche nelle zone in questione per farle evacuare.
L’integrità fisica dei poliziotti non è inclusa nelle “misure di sicurezza” da adottare.
Tuttavia, prendendo atto del fallimento della polizia giudiziaria, non in tempo per rimuovere gli ordigni, d’ora in poi, ci assicuriamo per metodi più “sicuri” in modo che l’esplosivo possa danneggiare in modo efficace l’ unico obiettivo che abbiamo scelto.

[sulla violenza e non-violenza rivoluzionaria]
La vita stessa, ci ha convinti della giustezza della nostra posizione.
(…)
Per quanto riguarda le ideologie canaglia di umanesimo e “rivoluzione” pacifica, sconvolte dalla ferocia degli attacchi… Sappiamo che l’attacco a titolo personale o istituzionale, che logistico ( bomba incendiaria-azioni), è per i rivoluzionari di tutto il mondo una questione chiave per i pensieri e sentimenti.

(…)
Sappiamo che dobbiamo essere spietati.
[critica alla società tele-dipendente]
In chiusura vogliamo chiarire una cosa e fare un ulteriore riflessione. Spesso, a quasi ogni azione segue una dura
critica, non solo da parte delle forze di polizia istituzionali e sociali, ma anche da parte dello spazio anarchico-antiautoritario.

Un luogo da cui abbiamo preso l’avvio, in cui siamo attivi (la gran parte di noi) che ci ha trovati amici e nemici…
Questa non è un’opinione ostile verso l’intero pensiero anarchico, ma piuttosto una critica della ideologia anarchica, un rallentamento CONTRO lo stile anarchico di vita alternativa, questa è una rivoluzione all’interno della rivoluzione …
Così abbiamo messo la nostra parte per costruire il nuovo concetto e la pratica, che cerca di accogliere tutti quei compagni che non sono contemplati nelle ideologie anarchiche ufficiali. Tutti quelli negativi non “adatti” al settore ortodosso di comportamento sociale, alle tradizioni..
Infine si ricorda che d’ora in poi gli attacchi saranno portati avanti con la possibilità di estendere la guerriglia.
In questo contesto inizia la cooperazione dei gruppi … i compagni della Cospirazione delle Cellule di Fuoco e gruppi di
ribelli si alleano … promozione sfida sociale, insieme con la collaborazione costante di alcuni nuclei con la Frazione Nichilista. Sappiamo che i nostri sostenitori sono una minoranza, ma molto sostanziale. La nostra prima preoccupazione è l’allargamento della nostra tendenza ad un parte radicale dello spazio antiautoritario e “sano” di gruppi di delinquenti. Gli attacchi e segnali di fuoco ad Heraklion, Creta, a Salonicco, ci riempiono di potenza e confermano la nostra convinzione  “Se non ora, quando? Se non noi, chi?”


Sui recenti avvenimenti:
… La storia sta divenendo familiare, fastidiosamente familiare…  Poche ore dopo l’attacco contro Androulakis, la squadra anti-terrorismo ha arrestato a Exarchia una giovane di 22 anni, con l’accusa di appartenenza alla nostra
organizzazione. Le similitudini con la scoperta del “covo” di Halandri sono spaventosamente notevoli. La ragazza era già nota alla polizia al punto che era sottoposta all’obbligo delle firme…
(…)

La cattura “accidentale” della ragazza, solo dopo un paio d’ore dal nostro attacco ci ha colpiti. Questa ansia tra le autorità incaricate dell’applicazione della legge, per mostrare la debolezza reale della nostra “disintegrazione” come un successo, ci preoccupa.

Quella degli sbirri è un’estorsione informale: “più colpite, più persone saranno arrestate”.
Infatti, la polizia continua ad aumentare il numero dei nostri membri: in un primo momento parlava di 10-15 persone, poi di 20-25, mentre adesso saremmo arrivati a 50-60.
Le intenzioni sono note.  Costruire un teorema aperto con il quale la polizia potrà accusare coloro che “mostrano un comportamento deviante” rispetto alle norme della società.

Mentre in Italia, i pubblici ministeri hanno dovuto costruire la Orai (un’organizzazione fantasma che esisteva solo nella mente e nelle finalità di applicazione della legge, si veda la causa Marini) decine di anarchici in carcere, senza dati, ora in Grecia, i loro colleghi vogliono “utilizzare” la Cospirazione delle Cellule di Fuoco per lo stesso motivo.
Ma noi rimaniamo qui, in posizione rigida di attacco, in piedi, lavorando a nuovi progetti con nuovi obiettivi…
[analisi delle proteste degli ultimi anni, e individuazione di una nuova generazione di rivoluzionari]
Le conclusioni appartengono a coloro che vogliono pensare…
[citazione da un tupamaro]
Dedicato ai ribelli, quelli che continuano e quelli che verranno…

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Una bomba è esplosa all’interno di un McDonald’s a Talca, Cile.

fonte di regime, 15.11.09

Talca, 15.11.09 – Un ordigno esplosivo, costituito da elementi chimici da parte di un gruppo di attribuzione anarchica contrario alle politiche del governo, è stato collocato nei bagni del fast-food, sito all’incrocio tra le vie 5 Oriente e 1 Norte. della città di Talca.

Dopo l’esplosione s’è notata la fuoriuscita di un fumo denso dai bagni del locale, per fortuna senza provocare vittime né ulteriori danni, anche se ha causato ansia tra i clienti del fast-food.

Sul posto sono accorsi gli artificieri dei Carabineros. Il procuratore di Talca, Paulo Rodríguez, ha affermato che la collocazione dell’esplosivo è un grave reato, specie in un luogo frequentato da bambini, che possono soffrire lesioni sul viso a causa delle schegge.

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Esplode una bomba a casa di un deputato greco

fonte: agenzia greca, 14.11.09

Una bomba a orologeria è esplosa ieri pomeriggio all’esterno della casa del deputato del Pasok, Mimis Androulakis, a Kareas. La deflagrazione ha provocato danni , ma nessun ferito. Fonti di polizia sostengono che si è trattato di un attacco della Cospirazione delle Cellule di Fuoco.

Lo scoppio è avvenuto alle 2 p.m. ma, quindici minuti prima, una telefonata anonima alla polizia aveva avvertito dell’imminente esplosione.

Dalle primi indiscrezioni la bomba era costituita da una pentola a pressione contenente esplosivi e due timer, quasi esattamente la stessa composizione del dispositivo utilizzato nell’attacco contro la casa di Atene di Giannakou il mese scorso, del quale la Cospirazione delle Cellule di Fuoco s’è assunta la responsabilità.
Tre presunti membri del gruppo sono in carcere dal settembre, da quando la polizia ha fatto irruzione nel presunto covo dell’organizzazione, nel distretto di Halandri. Sono stati emessi altre 6 mandati di arresto per altrettanti presunti membri del gruppo, in base alle impronte digitali rinvenute nel covo.

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Rivendicazione dell’attentato contro il Centro di Sterminio Femminile di Santiago del Cile

fonte: Fondazione Roscigna

La notte di mercoledì 11 novembre abbiamo collocato una bomba carta all’esterno del carcere di sterminio femminile ex-COF. L’oscurità è stata nostra compagna e complice. Ci ha accompagnati mentre burlavamo videocamere e carcerieri. Il nostro obiettivo: spezzare l’isolamento dello Stato sui compagni sequestrati attraverso una piccola azione di solidarietà, che può e deve contagiare, moltiplicandosi e divenire più pericolosa.
C’è solo bisogno di programmare in modo da sferrare colpi abili e sicuri, il convincimento è che il potere è vulnerabile e la decisione è quella di rischiare il tutto in questa lotta a morte contro l’autorità.
Con quest’azione inviamo il nostro saluto alla compagna Flora Pavez, ai compagni Axel Osorio, Marcelo Dotte, Esteban Huiniguir, Matias Castro e Pablo Carvajaval; inviamo un saluto anche ai compagni sequestrati dallo Stato in altre parti del mondo, a Gabriel Pombo Da Silva e Marco Camenisch e a tutti i compagni prigionieri della guerra sociale.

Per la distruzione di ogni forma di carcere
Prigionieri in guerra per le strade!!!

A moltiplicare gli attacchi contro il potere,
COMPAÑERO MAURICIO MORALES PRESENTE!!!

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Arresti a Milano

Valerio, Paolo, Mattia, Marcello e Martino LIBERI SUBITO

Milano, 13.11.09 – Questa mattina, con un’operazione delle forze dell’ordine che ha coinvolto oltre 90 uomini tra carabinieri, digos e reparto mobile, sono stati arrestati cinque giovani, con l’accusa di rapina e lesioni.
I fatti contestati risalgono al mancato pagamento di fotocopie all’interno della libreria Cusl dell’università degli Studi di Milano, libreria affiliata a Comunione e Liberazione; quattro dei cinque ragazzi (incensurati) sono agli arresti domiciliari. Il quinto, uno studente, è stato tradotto in carcere.

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Intervista radiofonica a Gabriel Pombo Da Silva

Compagne/i, una radio tedesca ha realizzato un’intervista radiofonica, in spagnolo, al compagno anarchico Gabriel Pombo Da Silva.
La radio si chiama Radio Flora e nella home page del suo sito è possibile ascoltare e scaricare l’intervista:
http://www.radioflora.de/

Ricordiamo che Gabriel effettuerà uno sciopero della fame dal 20 dicembre al 1 gennaio, assieme ad altri prigionieri anarchici sparsi nel pianeta.
Saluti ribelli
Culmine

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Saluti da Pablo, Matías e Cristian

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

Saluti dei compagni prigionieri cileni all’iniziativa “Solidaridad a flor de piel”, tenutasi il 7 novembre 2009 presso il Centro Sociale Sacco e Vanzetti, Santiago del Cile

*
* *

Voglio solo trasmettere affetto e forza a tutti quelli che solidarizzano con i prigionieri, quelli le cui parole non sostituiscono le azioni, nel rispetto della qualità e dei mezzi.

Molti sentimenti mi inondano in momenti come questo, ma quel che mi viene in mente. in accordo alla realtà imperante, è un messaggio che ho scritto in cella, a mo’ di mural:

“Senza paura contro il dominio”

Questo compagni… un semplice messaggio: “Senza paura”.

Un forte abbraccio, affettuoso e deciso

Pablo Carvajal

*
* *

Invio i miei saluti dalla sala colloqui per gli avvocati di questo fottuto carcere. Tanto amore, tanta gioia e tanta rabbia, godete della vostra vita come non mai, senza dimenticare le vendetta, ah, ah!

Jubilo.(Matias Castro)

*
* *

Innanzitutto voglio ringraziare tutti i compagni che mi sono stati vicini in questi momenti così brutti per me e  chiedo che continuino in questa lotta. Continuate a protestare contro tutte le ingiustizie, che non sono poche. Mi rende felice sapere che proseguono le attività di qualsiasi genere.

Qui sto sperando di uscire presto da questa reclusione e di stare assieme a tutti voi, sostenendo tutte le manifestazioni che verranno.

Cristian Cancino

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La “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” sulle pentole a pressione

Comunicato della “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” sulle pentole a pressione – novembre 2009

traduzione dall’inglese: Gino Gatti


Questo è così… se è quel che pensate …


Non abbiamo mai smesso di lottare nei momenti difficili, quando abbiamo avuto il fiato sul collo, nemmeno quando i cani abbaiavano attorno a noi. Ci siamo guardati in faccia, sicuri sulle decisioni da prendere.
Abbiamo controllato le nostre armi, ci siamo interrogati sul nostro odio: “Facciamolo un’altra volta… questa volta fino alla fine …”.

Dopo il nostro attacco contro il Ministero della Macedonia-Tracia e la convocazione delle elezioni nazionali, due delle nostre cellule hanno deciso, in collaborazione con i compagni della Frazione Nichilista, di lanciare un nuovo appello per la strategia di provocazione sociale, colpendo le case e gli uffici di personalità politiche. Il primo colpo di questa serie di attentati esplosivi è stato diretto contro la casa del candidato del PASOK Louka Katseli a Kolonaki. Abbiamo deciso di realizzare quest’attacco nel giro di due giorni. Lo stesso giorno dell’attacco ci siamo sorpresi nel sentire i giornalisti che festeggiavano lo smantellamento della nostra organizzazione: raid in un nascondiglio ad Halandri, diversi giorni di pedinamento da parte degli sbirri, successo per la EYP (Agenzia Nazionale per l’Informazione), localizzazione e identificazione delle impronte digitali dagli attacchi precedenti, scenari sulla logica dei vasi comunicanti …
Tutto questo, mentre nello stesso giorno abbiamo attaccato a Kolonaki senza alcun turbamento, sotto gli occhi della polizia e senza preoccupazioni. Questi eventi non ci farebbero che sorridere se non fosse che alcune persone sono state accusate di far parte delle nostre organizzazioni e per questo sono perseguite. E’ lo scenario perfetto per soddisfare l’istinto cannibale dei giornalisti e della società che per mesi hanno richiesto l’arresto dei terroristi.
Trucchi per le elezioni… affari interni della polizia… fuochi d’artificio che causano paura… non riusciamo a capire la loro logica e non la seguiremo.

Ma tutto quel che è stato detto resta impresso nella nostra memoria e il termine solenne che abbiamo pronunciato, senz’altro pensiero d’accompagnamento, è stato: “Vendetta.

Vendetta per la parte che essi hanno avuto nel festeggiamento dei nostri presunti arresti con il pretesto del 20 ° anniversario dell’esecuzione del terribile Bakogianni (nel settembre 1989 questo politico del partito di destra Nea Demokratia è stato colpito alla testa dal gruppo armato chiamato 17 novembre). Un festino in cui il suo protagonista, il grande protettore Karamanlis (primo ministro greco, mandato via il 4 ottobre 2009), ha dichiarato con arroganza il suo trionfo sul terrorismo rivoluzionario.

Vendetta per i giornalisti parassiti che hanno la pretesa di essere dei grandi scrittori e parlano dei “terroristi da pentole a pressione e play-station”, di capi e di ragazzi subordinati. Vendetta personale anche per i mentori sensibili della stampa progressista che, preoccupati, parlano dei buoni bambini della porta affianco. Vendetta anche per questa fottuta società che, con malizia, ha sorriso credendo d’essersi liberata di noi, in modo da poter andare a letto con sicurezza. Vendetta per i poliziotti bastardi che giocano a fare i duri nei loro costumi a prova di proiettile e che mostrano le mitragliatrici con le loro vittorie codarde e fabbricate, ma che hanno pianto, sono scappati e si sono nascosti sotto i tavoli quando abbiamo attaccato i commissariati di notte per bruciarli lì dentro.

Vendetta contro i pubblici ministeri bastardi ed i giudici inquirenti che pensano di poter catturare il nostro odio e la nostra coscienza, i nostri sentimenti e la nostra logica nelle pagine dei loro procedimenti, credendo di poterci spaventare.

Vendetta per tutto ciò che viviamo, perdiamo, per ogni cosa che ci potrebbe accadere scegliendo la guerriglia urbana quale nuova condizione di vita.

Oggi la verità è nota a noi ed ai nostri accusatori. Sappiamo che il loro spettacolo non seduce le persone che sono in grado di pensare, né spaventa quelli che hanno scelto un luogo in cui solo in pochi hanno il coraggio di scegliere di essere il proprio paese.

Di tutti gli altri, non ce ne importa molto.

A questo proposito pochi mesi fa, a maggio per essere precisi, abbiamo scritto nella rivendicazione delle bombe ai commissariati di Stavroupoli e Penteli: “Il risultato è più povero e pittoresco. La gran parte degli arrestati lo è per la ‘persecuzione delle proprie idee’ o, incidentalmente, mentre transitavano nel luogo dell’attacco. Noi non crediamo che un arresto debba portare alla creazione di martiri … né pensiamo che un indagato debba essere criticato per la buona causa. Ma bisogna sapere che le nostre scelte conducono a delle responsabilità. Più ci addentriamo, più sicuri e di conseguenza più diveniamo esigenti verso noi stessi ed i nostri compagni “.

In tal maniera vogliamo far capire che siamo persone che vivono seguendo le proprie parole come si trattasse di un impegno a vita. È per questo che saremmo perlomeno incoerenti e vigliacchi se dovessimo negare i nostri principi e posizioni dichiarando di ripudiarle e di non prendere in considerazione qualsiasi azione violenta o se dovessimo dichiarare di non aver familiarità con l’organizzazione di cui facciamo parte, così come secondo la versione dei giornalisti avrebbero fatto due degli arrestati. Che senso avrebbe dal momento in cui tali persone non hanno nulla a che fare con noi!

Inoltre noi siamo orgogliosi delle nostre scelte e azioni ed abbiamo il coraggio, il privilegio e l’onore di guardarci allo specchio senza nascondere la faccia per la vergogna. Avremmo fatto lo stesso nel caso di un arresto, non avremmo nascosto i nostri volti, come è stato fatto dagli altri due presunti giovani membri del gruppo. In breve, se qualcuno dovesse nascondere il suo volto, sarà denigrato da questa società.

Noi non giocheremo a fare gli investigatori ed i giudici sul come ed il perché della prova consistente che  supporterebbe questo caso, vale a dire l’esistenza di una bomba in una pentola a pressione che hanno trovato nell’appartamento di Halandri. Detto questo, noi abbiamo l’assoluta necessità di esplicitare quanto segue: le bombe non sono brevettate, specialmente quelle con un detonatore facile, come quelle costituite da pentole a pressione e da sveglie.
Si tratta di materiali reperibili nei negozi che, contrariamente alle richieste repressive, non sono coperti da copyright da parte di un’organizzazione o di un modus operandi. A parte il fatto che, il metodo specifico di ricorrere alle pentole a pressione come oggetti rinforzanti l’onda d’urto è stato usato sin dal 19 ° secolo da parte dei terroristi e nichilisti francesi (Henry, Ravachol, Vaillant… ) ed oggi continuano ad esser utilizzate dall’organizzazione anarchica FAI in Italia, da noi e dall’organizzazione ENEDRA (gruppo antiautoritario che ha piazzato diverse bombe nel settembre 2007), in Grecia. Quindi, com’è possibile che un probabile rinvenimento d’una bomba, costruita e diffusa seguendo un metodo utilizzato in periodi e luoghi diversi, possa esser considerato il simbolo-marchio d’un gruppo specifico, come le
Cellule di Fuoco?

C’è qualcosa di marcio, ma non spetta a noi trovare di cosa si tratta. Tutti quelli che pensavano che ci saremmo  nascosti nel campus del Politecnico possono esser interrogati sulla seguente questione. Nel momento in cui gli edifici universitari sono stati circondati da sbirri in borghese e da giornalisti, noi abbiamo collocato la bomba al Pedion tou Areos durante l’incontro con il culo grosso (Karamanlis). A noi non interessa chiedere il diritto d’asilo nell’università, ma questo è sempre stato un enorme desiderio degli sbirri. Non ci occupiamo di tutto questo, siamo già alla ricerca di nuovi obiettivi.

Alla fine, preparandoci per il futuro in modo da poter affrontare il presente con uno spirito lucido, vogliamo render chiaro che rinchiudere uno di noi non implica una posizione di debolezza. Abbiamo i nostri codici di valori che non s’infangheranno con i ritiri, l’incoerenza e l’oblio. In altre parole, le iene di solidarietà non possono toccarci con le loro grinfie. I cittadini con le loro buone intenzioni, le personae, gli “anziani”, quelli che “tutto sanno”, le madri Teresa e il resto della feccia possono tenersi occupati con le più facili e le più servili delle vittime, perché noi non siamo facili prede e li colpiremo sui denti. Anche nei momenti più difficili, un rivoluzionario ha bisogno di apprezzare i suoi amici e compagni e ha bisogno di disprezzare gli uomini di paglia con i loro volgari interessi ed il falso umanesimo con i quali decapitare la coscienza rivoluzionaria, mettendoli in atto facendo compromessi. Pertanto invitiamo i nuovi compagni a liberarsi dalla mentalità da bar che si trasforma in conferenze stampa in cui gli esperti della solidarietà proclamano i loro comunicati. Li invitiamo a metter piede nelle loro riunioni per cospirare e rimpiazzare le chiacchiere con progetti e parole chiare.

Possono la paura e l’incertezza far posto all’audacia ed alla determinazione; può la collera causare tempeste e rabbia e far chiedere al proprio cuore: “Se non ora … quando? Se non noi … chi? ”

Dopo gli ultimi eventi, i compagni che hanno colpito Katseli hanno proposto di riconsiderare il piano d’azione. Siccome noi crediamo che la realtà del carcere che ci circonda non sia il risultato di una leadership unitaria e compatta che ordina i delegati e gestisce le istituzioni, bensì si tratta di una fabbrica sociale di comportamenti, cultura, tradizione e costumi, noi vogliamo attaccare ogni settore di questa fabbrica che produce tutto quel che odiamo. In questo momento consideriamo che il progetto di attacco contro le case di 5 o 6 uomini politici sia piuttosto povero. Non si è valutata la dinamica che volevamo sviluppare. Volevamo far qualcosa che avrebbe potuto spezzare i presunti limiti e l’alibi della società “innocente” che nega la sua responsabilità, attribuendosi il ruolo della vittima eterna. Ma le vittime non tifano per i loro assassini, non sporgono denunce verso quelli che hanno
resistito contro i tiranni, non sostengono i propri oppressori, non languiscono nelle loro celle ingannevoli. Semplicemente perché le vittime non hanno una scelta.

Ma le persone dell’attuale società, esse fanno delle scelte e di conseguenza hanno delle responsabilità. Forse stiamo tutti -noi e la società- vivendo la stessa merda, ma non dimentichiamoci che i prigionieri ed i carcerieri che vivono nella stessa prigione non sono alleati.

Ci sentiamo allo stesso modo in questa società in cui non brilla nulla e regna la disgustosa codardia, al punto che non c’è voluto molto perché nascesse quest’idea. Abbiamo scelto di colpire un comizio elettorale, una riunione in cui la massa opaca di feccia umana si precipita a sostenere i propri leaders. La scelta del comizio di Nea Demokratia è stata meramente estetica. Non avremmo potuto sostenere lo spettacolo del grasso idiota Karamanlis che vanta un inconsistente successo nei confronti del terrorismo rivoluzionario. Volevamo ricordargli che una bocca grande non serve a nessuno.

Così abbiamo deciso di stemperare le ambizioni dei pagliacci del servizio anti-terrorismo che volevano vendicarsi per il loro agente fatto fuori dalla “Setta dei rivoluzionari” (lo sbirro è stato giustiziato nell’aprile 2009) e che svolgono il loro gioco a scapito di milioni di persone che nulla hanno in comune con la nuova guerriglia urbana. Infine volevamo inviare un messaggio a tutti.

D’ora in poi, lo spazio di indifferenza ha smesso d’esistere. Il terrorismo rivoluzionario e noi, come Cospirazione delle Cellule di Fuoco, compiamo il passo verso la minaccia sociale e l’aggressività nichilista. La maggioranza continuerà ad essere per noi un nemico, fino a che nasconderà le sue responsabilità personali dietro la psicologia di massa; fino a che definirà se stessa come costituita da povere persone, vittime dell’ingiustizia. Tolleranza zero verso le giustificazioni. È difficile svegliarsi al mattino in un mondo indegno, tra sorrisi stupefatti, corpi esausti, falsi gesti, sguardi apatici e nel mezzo di un’assenza che domina. Ci siamo sbarazzati di tutti gli ostacoli che ci hanno bloccato: relazioni morte, situazioni opache, opinioni regolari, ipocrisie, ripetizioni permanenti. Abbiamo intrapreso un
sentiero selvaggio con il nostro respiro profondo al ritmo silurante di un impronunciabile ammutinamento.

Noi giocheremo alla roulette russa, la pistola di vita nelle nostre mani, invece di morire in silenzio e pazientemente, lontano da quel che stiamo cercando. Sappiamo di non esser soli. Sappiamo che nuovi compagni del fuoco sono con noi, e noi con loro. Al di là di ogni aspettativa, la nuova guerriglia ha di nuovo graffiato con il rasoio sulla faccia di questo mondo. I nuovi gruppi sono stati capaci di prosperare e di scrivere la loro storia, anche se sono stati oscurati e disprezzati dalle vecchie “celebrità”, anche quando hanno conosciuto il sospetto ed i successivi consigli degli illuminati.

Inviamo il nostro amore e il nostro rispetto a tutti nuovi guerriglieri e chiediamo loro di unirsi alla lotta contro i piccoli e i grandi, le prigioni visibili e invisibili della nostra vita, e così fino alla fine. Gli altri, quelli che ci gravano con le loro estenuanti giustificazioni e la loro presunta esperienza, non li ascoltiamo. Le ostilità rivoluzionarie non cesseranno, non solo per stemperare la faciloneria dei marci elettori. I sostenitori del partito, proprio come gli ultras, viaggiano da una città all’altra per partecipare a tutti i comizi, trascinando il loro cadavere vivente, scandendo slogans. Facce trasformate dagli slogans come “Tu sei il primo ministro”, sfilate in TV inquadrando al contempo l’elettorato di base, la quintessenza della democrazia. Quando il capo sta per arrivare a giocare le sue due ore di teatro, la massa è colpita da lacrime di commozione e di torpore.
Questa massa di idioti, ricordando film con morti viventi, non può esser altro che un bersaglio. La quantità della massa non ci tocca, neppure la presenza di giovani e vecchi, uomini e donne. E’ tutto in quel momento in cui l’inerzia della gente si trasforma in grida e sostegno per la democrazia.

Così abbiamo deciso di far esplodere una bomba davanti ad essi, per inviare un messaggio durante l’ultimo discorso del primo ministro, in modo da provocare il panico nelle autorità e far evacuare il posto. Gli elettori, in preda al panico, sono fuggiti via, mentre gli artificieri avviavano la corsa contro il tempo cercando di neutralizzare la bomba. Abbiamo attraversato la via Salomone, fusi nella massa bianco-azzurra (i colori di Nea Demokratia), siamo passati davanti agli sbirri in borghese ed antisommossa -credendo che fossimo parte della massa che voleva la vittoria- e siamo arrivati sul punto in cui abbiamo deciso di collocare la bomba. Abbiamo visto tre agenti in borghese e due antisommossa in via 3 ° Settembre e via Guilfordou ed un altro in borghese all’incrocio tra quelle strade. Siamo andati nel vicolo, a sinistra della bomba, e così abbiamo inviato un messaggio sugli arresti, sullo smantellamento e sulla tolleranza zero.

Adesso è il momento di interrogare ognuno di essi e di capire se vogliono continuare o rinunciare in modo definitivo alle loro decisioni. Noi dobbiamo mostrare loro, individualmente e collettivamente, che non ammainiamo le vele. Noi resteremo fino alla fine. Se vanno agli estremi nel tentativo di scovarci, noi andremo fino ai nostri confini più estremi per cercare di essere i primi ad attaccare. La possibilità di tornare a casa è la più remota in questa guerra. Nessun passo indietro, nessun rinvio. D’ora in poi la strategia sarà sostituita dall’odio e da progetti intelligenti di determinazione completa.

Lasciamo liberare i nostri istinti distruttivi.

Può iniziare un nuovo ciclo di guerriglia, ancor più forte, ancor più distruttivo.

Ogni casa può divenire un nascondiglio e da tutti i posti nascosti verrà il fuoco che li brucerà tutti vivi.

Che sappiamo che la nuova guerriglia non è una bolla di sapone, né un impulso adolescenziale o un’esplosione d’ansietà artistica.

La realizzazione e la rivitalizzazione dei nostri desideri aggressivi, le nostre negazioni, la nostra esistenza sono nell’attacco allo status quo.

Sarai sempre dritto di fronte a noi … e vedremo chi sarà con la schiena contro il muro.

Cospirazione delle Cellule di Fuoco – Frazione Nichilista

p.s.: Inviamo i nostri saluti ai compagni anarchici Christos Stratigopoulos e Alfredo Bonanno; quest’ultimo, nonostante l’età, ha fatto tesoro della sua inalterata negazione e continua a camminare lungo la strada che ha scelto.

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FBI contro gli anarchici cileni

fonte: Hommodolars.org – 09.11.09

Impressionante!
Lo Stato del Cile non ce l’ha fatta con gli anarchici ed ha dovuto chiedere aiuto al Leviatano maggiore e la sua polizia favorita: l’FBI (alla quale il portoricano Calle 13 ha dedicato un eccellente pezzo dal titolo “Querido FBI”, in cui si invita alla violenza ed alla lotta libera contro questi maiali. Il video di Calle 13 su:
http://www.youtube.com/watch?v=ZrIetb7LRpk).

Pertanto, abbiamo sbirri e magistrati cileni che viaggiano negli States per esser formati sugli ordigni esplosivi e sul “fenomeno anarchico”. A sua volta, l’FBI ha sollecitato il nostro Stato a fornire informazioni sulla “evoluzione che potrebbe avere la serie di attentati esplosivi in Cile”. Se nascondersi sotto le gonne dei repressori gringos non dovesse funzionare, si sta valutando di chiedere aiuto direttamente ai “Magnifici”, ai “Superman”.

D’altra parte negli ultimi giorni sono stati sospesi dei carabineros che, annoiati, facevano scherzi come falsi avvisi di bombe o chiamate di allarme… no comment.

Insomma… arriva l’insurrezione.

Segue l’articolo dal quotidiano borghese La Tercera che inoltre, nel numero dell’8 novembre 2009, riporta una cartina psicogeografica degli attentati esplosivi in Cile.

*
* *

La Procura ricorre all’FBI per cercare di frenare la serie degli attentati esplosivi

La collaborazione è coordinata dall’ufficio dell’organismo nordamericano nell’ambasciata di Santiago del Cile.

Commissariati, chiese, filiali bancarie, ditte, ambasciate e ultimamente palestre ed hotel sono stati gli “obiettivi” della sequela di attentati esplosivi registrati negli ultimi anni e che sono stati rivendicati da gruppi anarchici. Martedì 3 novembre, una carica esplosiva composta da polvere nera e nitroglicerina è detonata all’esterno dell’Hotel Marriott, a Las Condes, lesionando 6 persone.
E’ stato l’attentato numero 14 del 2009 (e 102 dal 2004), aumentando il timore cittadino di restare vittime di uno di questi attacchi.

All’insegna delle indagini per questi attentati, negli ultimi mesi il Ministerio Público ha chiesto una collaborazione al Federal Bureau of Investigation (FBI), l’entità di polizia più importante degli USA e il cui aggregato in Cile è l’agente Stanley Stoy.

D’accordo con le fonti consultate, la cooperazione sollecitata è stata di carattere tecnico e su due punti in particolare: informazione sui modi d’elaborazione degli esplosivi da parte dei gruppi radicalizzati e consulenza in merito al fenomeno anarchico a livello mondiale. A sua volta. l’FBI ha richiesto alla Procura informazioni sull’evoluzione che potrebbe avere la sequela di attentati nel nostro paese.

All’interno di tale collaborazione, lo scorso marzo 6 magistrati e 10 carabineros sono andati negli USA, dall’FBI, per esser formati sulle indagini relative agli attentati esplosivi. Tra i partecipanti c’era anche il procuratore Francisco Jacir, che indaga sugli attentati esplosivi, ed anche i procuratori Mario Elgueta e Sergio Moya, incaricati di indagare sugli attentati nella regione de La Araucanía (territorio mapuche – ndt).

Nel settembre del 2001, l’FBI ha fornito la sua collaborazione nelle indagini per le chiamate relative ai “pacchi-bomba” che erano giunte all’ambasciata degli USA di Santiago.

Fonti dell’ambasciata USA di Santiago hanno precisato che le collaborazioni si fanno tutte le volte che sono richieste.

Lamentele nel governo

“Siamo già in una tappa in cui le indagini di polizia devono concretizzarsi in esiti giudiziari” ha criticato il sottosegretario agli Interni, Patricio Rosende, dopo che il 12 agosto due palestre sono state oggetto di attentati.

Per gli attacchi c’è un giovane in detenzione cautelare: Cristián Cancino, 27 anni, che nel mese di marzo ha collocato una bomba che non è scoppiata in una farmacia di Las Condes. Intanto, Diego Ríos, presunto fornitore di esplosivi si è dato alla latitanza.

Degli attentati verificatisi negli ultimi anni, 11 sono avvenuti a Las Condes. Il sindaco del comune, Francisco de la Maza, afferma che le indagini sono state inefficienti: “Alla fine questa situazione può generare una psicosi. E già qualcosa si sta verificando: gente che vede uno zaino e crede sia una bomba, altri che iniziano a dare gli allarmi telefonici per scherzo.”

A tal proposito, la Procura segnala che si tratta di indagini complesse, per il fatto che le cellule anarchiche cambiano continuamente componenti e leaders.

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Parla Kalashnikov

Poesia di Cumo Akif Kerimli, 2009

traduzione dal tedesco, marco camenisch, novembre 2009

Ingannevoli sono le vostre grida “vogliamo pace”

quando i padroni sono armati

fino ai denti

Ed i dominanti non hanno neanche una pietra in mano

per difendersi

per imporre i propri interessi


Perdonaci, Kalashnikov

se non parliamo ancora di pace

Le mie mani

Le tue mani

Le mani di noi tutti

Non tengono il Kalashnikov

ma sono
fatte per amare

teneri, dolci, entusiaste

ed appassionate

Con mille desideri…


Ma, Kalashnikov, racconta

di oppressione, sfruttamento, crisi, razzismo

miseria, fame

e di culture vietate

Parla degli orfani

Racconta delle giovani vedove

Dei vecchi torturati, e dei resistenti

ammazzati nelle galere

Chiedi gli elementari diritti umani

Kalashnikov


Nostalgia,
separazione, lutto e morte

decidono
sul nostro quotidiano opprimente

parla,
Kalashnikov, parla

Gli oppressori e sfruttatori capiscono solo

il tuo linguaggio

Spara, Kalashnikov, spara

Morte, Libertà e la nuova vita

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Sabotata una pelletteria a Santiago del Cile

fonte: Liberación Total – 06.11.09

La notte di giovedì 5 novembre ci siamo recati alla pelletteria CueroBat, in calle Santa Rosa 3811, Santiago del Cile. Questa ditta si dedica a lavorare le pelli, lucrando sulla morte di centinaia di animali.

In questo posto ogni mese vengono lavorate almeno 360.000 pelli bovine, pelli destinate a foderare divani, all’abbigliamento ed ad articoli per la sicurezza industriale, convertendo la vita degli animali in meri strumenti e oggetti di consumo, da utilizzare secondo la volontà di altri esseri.

Una gran luna ci custodiva le spalle, mentre con pezzi di metallo e di colla abbiamo chiuso tutte e 4 le porte di accesso. Abbiamo versato anche molta vernice rossa, simbolo del sangue che sgorga dalla ditta di pelli, abbiamo macchiato le mura e le insegne della CueroBat.
Infine abbiamo lasciato delle scritte in modo che si sappia che la nostra non è stata un’espressione artistica, bensì un sabotaggio contro il dominio degli umani sulle altre specie (specismo). A grandi lettere abbiamo vergato.  “PELLI=ASSASSINIO”
assieme ad una A cerchiata, con una F ed una L al suo interno, simbolo dell’ALF.

Gli sfruttatori troveranno sempre delle scuse per giustificare l’assassinio, dicendo che è solo per lavoro, per far soldi, che gli animali sono per il consumo umano, che dio così ha voluto, che gli animali non sentono dolore, che rispettano le leggi sui diritti animali, ecc.
E’ per questo che né con la convinzione, né con le leggi si può pretendere di porre fine allo sfruttamento. Le leggi sono per se stesse, la ratifica dell’ordine delle cose e di conseguenza la ratifica di tutto un sistema sociale basato sullo sfruttamento, qualunque esso sia.

Sappiamo che con queste azioni non fermiamo la produzione delle pelli, ma almeno causiamo ritardo, malessere e incertezza tra gli assassini.
Siamo coscienti del fatto che i piccoli sabotaggi (se costanti) possono portare alla chiusura delle ditte e questo è qualcosa che nessuno può disprezzare. Non ci sono scuse per non agire!


Non è una coincidenza che quest’azione l’abbiamo realizzata un 5 novembre, questa è stata la nostra forma di salutare il compagno Barry Horne che 8 anni fa è morto mentre era in carcere per le azioni dell’ALF, in Inghilterra. Barry, come molti altri compagni, s’è reso conto che l’azione diretta era la forma più efficace nella lotta per la liberazione animale ed è con pratica e convincimento che ha realizzato azioni dalla rottura dei vetri alla diffusione dei volantini, fino a liberare gli animali ed incendiare le attività collegate allo sfruttamento animale.
Barry, tu vivi in quelli che lottano!

Non possiamo non salutare anche il compagno Mauricio Morales, che è morto il 22 maggio, per lo scoppio dell’ordigno esplosivo che stava per collocare nella scuola della gendarmeria. Il compagno credeva anche nella liberazione animale e lo aveva ribadito in diversi comunicati, come il fatto che era vegano e come quando in un video citava la frase dell’ALF: se non tu, chi? Se non ora, quando?

Abbasso tutte le gabbie!
Liberazione umana, animale e della terra, adesso!

Frente de Liberacion Animal

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Digiuni di solidarietà e lotta di Marco Camenisch

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

Digiuni di solidarietà e di lotta dal 9 al 16 novembre e dal 16 al 23 dicembre 2009

Visto che sono stanco di parole e stanco d’abbaiare al vento invece di agire nella carovana di guerra all’esistente fatto di guerra totale contro tutto e tutti/e, questa dichiarazione forse dovrà bastare anche per la prossima iniziativa anarchica collettiva ed internazionale di solidarietà che probabilmente attueremo nell’ultimo terzo del dicembre 2009.

Il 9 novembre, il combattente per la giustizia e libertà Mumia Abu-Jamal è da 28 anni nel braccio della morte nello Stato USA dell’impero coloniale, ed è attualmente più che mai minacciato d’assassinio di Stato.

Dal 16 al 23 novembre, proposta dal Cile per una settimana d’agitazione e di pressione internazionale solidale con i compagni, le compagne, le guerriere ed i guerrieri Mapuche sotto sequestro dello Stato cileno.

Solidarietà e per l’asilo politico in Argentina dei compagni Freddy e Marcelo.

In ricordo al compagno e fratello guerriero Mauri caduto in combattimento nello Stato di Cile, alla compagna e sorella guerriera Zoe caduta nello Stato di Francia, a Edo e Sole e Diana assassinate nel carcere dallo Stato italiano, a tutte le guerriere e a tutti i guerrieri in tutto il mondo cadute nella lotta per un futuro di libertà e giustizia dell’umanità, dei popoli, del mondo e delle specie.

Solidarietà con tutte e tutti che, come in Grecia, in Cile, in Messico e dappertutto nel mondo, con cammini e modi diversi, fuori e dentro le galere AGISCONO nell’autentica lotta per un cambio radicale e rivoluzionario dell’esistente distruttivo fatto di guerra totale, d’oppressione e di sfruttamento.

Il digiuno, dalla galera, significa possibilità e volontà solidale, individuale e collettiva di agire, R/esistere, rafforzare e partecipare alla lotta, unire le nostre voci da dentro alle vostre fuori.

I digiuni limitati di lotta in determinati contesti da dentro, significano rafforzare i nostri corpi e spiriti. Per meglio continuare ad essere guerriere e guerrieri, rafforzandoci con una tregua di purificazione dalle tossicità dei cibi, delle quotidiane vessazioni ed umiliazioni, dai lutti e dolori che ci propinano i nostri ed i vostri secondini.

Significa avvisare i secondini che in fondo non dipendiamo dai loro tossici “aiuti” di cibo, di “concessioni” per sopravvivere, di vessazioni ed umiliazioni che ci propinano giorno per giorno, mese per mese, anno per anno.

Significa avvisarli che, come non temevamo la morte dei nostri corpi lottando, tuttora e ancora meno temiamo una morte lottando, che in fondo e nel caso estremo abbiamo mantenuto la determinazione di decidere noi, e non loro, come e quando vivere e morire: lottando!

Con amore e rabbia, non per ultimo a te compagno Diego!

marco camenisch,

lager d’annientamento “democratico” Pöschwies, Regensdorf,
Svizzera,

1 novembre 2009.

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Compañeras/os

el 1 de noviembre Marco Camenisch ha redactado el presente comunicado sea en italiano que en castellano. Marco acepta la propuesta de huelga de hambre lanzada por Gabriel Pombo Da Silva, pero por unas cuantas razones él repartirá los dias de huelga en dos semanas:

la primera del 9 al 16 de noviembre

la segunda del 16 al 23 de diciembre.

Son tantos sus compromisos de lucha que lo han llevado a tomar esta decision: solidaridad hacia varixs presxs en el mundo, sea en América latina que en los EEUU (Mumia Abu-Jamal en particular), sea en Europa que en otros continentes. Lo mismo, Marco quiere expresar su solidaridad y participacion al Simposio contra el aislamiento, que
este año se tendra en UK.

En fin, nuestro compañero participa al dolor causado por las muertes -homicidios de Estado, no suicidios- en las carceles, ultima la muerte de Diana en Italia, el 31 de octubre.

Hay que corregir desayunos con ayunos, por supuesto. Seria interesante una reflexion sobre las diferencias y las conexiones entre ayuno y huelga de hambre. Marco practica el ayuno terapeutico, aun dentro de la carcel, y al mismo tiempo ha efectuado mas una docena de huelgas de hambre.

Pero aqui, en Europa, no todxs lxs presxs revolucionarixs consideran la huelga de hambre en la carcel como un método de lucha; esta es la llave que permite de seguir la segunda parte del comunicado de Marco.

De todas formas, nosotrxs que estamos afuera tenemos que apoyar con todo lo que podemos estas grandes expresiones de solidaridad y lucha que vienen de nuestrxs queridxs compañerxs presxs. Qué estas semanas de luchas y este fin de año sean verdaderamente explosivos!!!

Saluti ribelli

Culmine

Aqui las direcciones de Gabriel y Marco:

Gabriel Pombo Da Silva – (JVA Aachen) – Krefelderstrasse 251 – 52070 Aachen – Deutschland

Marco Camenisch – Postfach 3143 – 8105 Regensdorf – Suiza

sigue el comunicado de Marco en que anuncia las dos semanas de ayunos

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Ayunos de solidaridad y de lucha del 9 al 16 de noviembre y del 16 al 23 de diciembre del 2009

Siendo harto de palabras, y de ladrar a la luna en la caravana de guerra contra el existente de guerra total contra todo y todxs, esta declaración quizás debe alcanzar también por la próxima iniciativa anárquica de solidaridad colectiva
internacional que probablemente conducimos en la tercera parte de diciembre 2009.

El 9 de noviembre, el guerrero por justicia y libertad Mumia Abu-Jamal es desde hace 28 años que está en el brazo de la muerte del estado colonial EEUU del Imperio, y más que nunca está amenazado de ser asesinado por el estado.

Del 16 al 23 de noviembre, la propuesta de Chile por una semana de agitación y presión en solidaridad con lxs compás y lxs guerrerxs Mapuche en cárcel en Chile.

Solidaridad y por el asilo político en Argentina por Freddy y Marcelo.

En memoria del compa, hermano y guerrero Mauri caído en combate en Chile, y de la compa, hermana y guerrera Zoe, caída en Francia, de Edo y Sole y Diana, asesinadxs en las cárceles de Italia, a todxas lxs guerrerxs de todo el mundo caídxs luchando por un futuro en libertad y justicia por el mundo, la humanidad, los pueblos, y todas las especies.

Solidaridad con todxs en Grecia, Chile, México y en todo el mundo que ACTUAN con diversos caminos y modos dentro y afuera por una lucha auténtica por un cambio radical del existente destructivo hecho de guerra, opresión y explotación.

Ayunar en la cárcel quiere decir posibilidad y voluntad solidaria de actuar, resistir/existir, reforzar la lucha, participar, unir nuestras voces a las vuestras afuera.

Ayunos limitados en determinados contextos como períodos de lucha adentro, quieren decir reforzar nuestros cuerpos y animas. Por continuar mejor a ser guerrerxs, limpiando nuestro cuerpo y anima de comidas tóxicas, vejaciones, humillaciones, lutos y penas que nos propinan cotidianamente nuestros y vuestros guardias.

Quiere decir que en fondo no dependemos de las tóxicas “ayudas“ en comida, en „concesiones“ por sobrevivir, en vejaciones y humillaciones que nos propinan día por día, semana por semana, año por año.

Quiere decir recordarlos que no temíamos la muerte en lucha de nuestro cuerpo, que todavía y aun menos tememos una muerte en lucha, que en fondo y en el extremo hemos conservado la determinación para decidir nosotrxs mismxs de como y cuando vivir y morir, luchando!

Con amor y rabia, no por ultimo para ti compa Diego ☺!

marco camenisch,

campo de aniquilamiento “democrático” Pöschwies, Regensdorf, Suiza,

primero de noviembre de 2009.

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Uruguay – Liberati conigli dalla Facoltà di Veterinaria di Montevideo

fonte: Liberación Total – 06.11.09

All’alba di ieri ci siamo avvicinati alla facoltà di veterinaria e dopo aver creato un varco nella rete che lo separa dalla strada ci siamo diretti all’obiettivo. Con gli arnesi necessari tra le mani e l’ansia di libertà nella testa la nostra azione è stata risoluta.
Abbiamo aperto una seconda rete e già ci siamo trovati in quel carcere, in quel campo di tortura, con 17 conigli che sarebbero stati utilizzati nei prossimi giorni come un semplice oggetto per le sperimentazioni degli studenti, con la complicità dei professori e delle autorità della facoltà.

Sulle pareti abbiamo lasciato scritte come “vivisezione=tortura e morte”, “sperimentate su voi stessi”, e “Frente de Liberación Animal”. Ci siamo rapidamente allontanati dal posto con i 17 conigli che adesso vivono in libertà, lontani dalle grinfie della cosiddetta scienza.

Ripetiamo: La vivisezione è tortura e morte!!!
Che i vivisettori sperimentino su se stessi!!!

In memoria di Barry Horne e di tutti quelli che lottano giorno per giorno per la liberazione animale!!!

LIBERACIÓN ANIMAL SIEMPRE!!!

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UK – Attaccata la Royal Bank of Scotland a Brighton

fonte: 325.nostate.net / 02.11.09

“Ci assumiamo la responsabilità dell’attacco al quartier generale di Brighton della Royal Bank of Scotland, la sera del 2 novembre 2009. Tutte le banche fanno parte dello stesso sistema che sta distruggendo ogni cosa e così via. Le banche sono la manifestazione più visibile dello sfruttamento e dell’annientamento della nostra vita, effettuati dallo Stato e dal capitale. Non abbiamo dimenticato il ruolo di RBS nella crisi finanziaria e nel G20 di aprile, quando Ian Tomlinson è stato ucciso dalla polizia, né dimentichiamo.
Dedichiamo questa azione a Yiannis Dimitrakis, Amadeu Casellas, Thomas Meyer-Falk, Alfredo M. Bonanno e Christos Stratigopulos, compagni anarchici in carcere per espropri che hanno scelto di attaccare direttamente il sistema, così come tutti gli altri ribelli che sono in lotta dentro e fuori le mura delle prigioni.
Non ci fermeremo.”
Anarchici

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