Reflexiones sobre la Huelga de Hambre de Diciembre – Madrid II

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

REFLEXIÓN DESDE MADRID II

fuente: boletintokata.wordpress.com

“Con respecto a la propuesta del Musta,
que aunque no le conozco personalmente sé de sus muchas batallas,
luchas y carácter luchador, decirte que, en principio y por iniciativa
propia me iba a sumar a su convocatoria, pero he de confesarte que
viendo cómo están las cosas por aquí por Valdemoro, y mejor dicho, para
hacer algo yo solo, con una propuesta que viene de Alemania, he
decidido que no tiene mucho sentido pues no tendría ninguna repercusión
administrativa, ni judicial… sólo la mía, la satisfacción de
enfrentarme con una H.H. contra toda la tortura del sistema
penitenciario.

Siento la necesidad de estar más organizados, más unidos.”

Valdemoro, 23/12/2009

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Santa Rosa – Leleque: 3 anni di recupero della Terra, strappata all’Impero Benetton

Mari mari kom mapuche, Pu lamngen, pu weney
Con il proposito di commemorare un altro anniversario di questo recupero di una parte del
territorio mapuche, il giorno 14 febbraio 2010.
Inviamo un cordiale invito a tutti i nostri fratelli mapuche e non mapuche che
ci hanno accompagnato nel corso di questa resistenza per il recupero,
perché la vostra presenza è attesa dalla mapu e dalla
comunità mapuche Santa Rosa-Leleque. Sarà un giorno in
cui ci sentiremo rafforzati per continuare a lottare ed a resistere
assieme alla mapu, con la forza che ci accompagna giorno per giorno.

Come tanti sapranno, questo è il terzo anniversario del
recupero del secondo capitolo di questo conflitto. Per questo il 14
febbraio si terrà un piccolo festival musicale in segno di
celebrazione. Parteciperanno mapuche e non mapuche, tutti quelli che
condividono la nostra lotta e la nostra resistenza. Ugualmente,
solidarizziamo con le altre comunità che oggi sono in lotta
contro le multinazionali. Dalla nostra comunità vi inviamo la
nostra forza, perché la lotta è una sola, ossia quella
contro chi ci ha strappato via il nostro territorio.

In merito alla giustizia, siamo in attesa della sentenza. Non sappiamo
con precisione la data della definizione del conflitto in questa
lotta contro il multi-milionario imprenditore Benetton.
Indipendentemente da quel che dirà la giustizia, la comunità
Mapuche Santa Rosa-Leleque resta convinta sui suoi diritti, anche i
testimoni ci hanno dato ragione. Nelle loro dichiarazioni rese nel
tribunale hanno sostenuto che il luogo del conflitto appartiene al
Territorio Mapuche, dove i nostri antenati hanno tenuto le loro
cerimonie spirituali.

Per questo nei giorni 11, 12 e 13 febbraio si terrà nuovamente un
Kamaruco, in modo che i nostri antenati continuino a darci pu newen,
forza e conoscenza.

Per territorio, dignità e giustizia!!!
Marichi weu!!! Marichi weu!!!

Lof Santa Rosa-Leleque
2 febbraio 2010

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Neuquén (Argentina) – Attentato esplosivo contro LAN Chile

fonte: Archivo Paulino Scarfò

All’alba del 3 febbraio abbiamo agito attraverso un ordigno esplosivo; mettendo in pratica la propaganda per il fatto. Nell’attesa del doppio bi-centenario (celebrazione del cambio di potere dalla aristocrazia spagnola alla “aristocrazia creola”) e per la complicità tra gli Stati argentino-cileno, abbiamo deciso di effettuare un secondo attacco alla compagnia aerea Lan Chile, uno dei simboli di sfruttamento e di controllo sociale, appartenente a ricchi e potenti (politici e mondo imprenditoriale).

Per una complicità internazionalista insurrezionale, contro il monopolio del terrore nelle mani degli Stati repressori, i quali intensificano i meccanismi di coercizione (carceri, scuole, industrie farmaceutiche, lavori salariati, ong, ecc.) cercando di eliminare qualsiasi possibilità d’autonomia all’interno dei territori in cui sono presenti con pressioni, presidi militari, terrore e morte. Esigiamo: la liberazione di tutti i prigionieri e le prigioniere ed al contempo fuoco ai carcerieri!!! (guardiani dello Stato e traditori del proletariato). No alle estradizioni in complicità tra gli stati!!!

Terrore contro terrore!!!

Brigada Internacionalista Insurrexionalista Rebeldes de Jacinto Arauz Bium!!!

Neuken, 3 febbraio

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Messico – Barricate e scontri in solidarietà con i prigionieri

fonte: Anonima Individualista

Comunicato da Città del Messico:

“I grandi sono grandi perché noi siamo in ginocchio, alziamoci”

Max Stirner

All’alba di martedì, 2 febbraio, una cellula in solidarietà con le Giornate di Agitazione Anticarceraria ha dato fuoco ad alcuni cassonetti in Avenida Insurgentes del Distretto Federale, come dimostrazione di collera e di rabbia contro i centri d’annullamento chiamati carceri e per la loro distruzione. S’è creato un piccolo caos nella viabilità e la circolazione s’è fermata per alcuni minuti prima che giungessero membri della Polizia.
Ma, essendo grande la nostra collera, abbiamo risposto provocando ferite ai nostri nemici, al punto che hanno sparato contro di noi per disperderci. Solo allora ci siamo ritirati, per non farci arrestare o ferire. Comunque, è certo che non sarà la prima né l’ultima volta che accade, ogni giorno cercheremo di abbattere ognuno dei nostri nemici fino a giungere alla nostra anelata libertà.

Sappiamo che il problema non è la delinquenza, la ribellione o la disobbedienza, ma tutto il sistema connesso all’ipocrisia del potere e all’abietta esistenza d’una palpabile diseguaglianza. Sappiamo quali sono i nostri nemici e solidarizziamo con tutti quelli che dalle loro trincee cercano di abbatterli con i mezzi che hanno scelto. Abbiamo dichiarato una guerra e questa non cesserà fino a distruggere tutto quel che attenta contro l’umanità.

Inviamo un saluto a tutti quelli che hanno deciso di iniziare la battaglia ed hanno iniziato ad illuminare la notte nelle maniere più diverse. Solidarizziamo con i prigionieri politici ed anche con quelle che sono state vittime di questo miserabile sistema.

Per la totale distruzione delle prigioni, per la totale distruzione del sistema.

Individui senza nome

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Reflexiones sobre la Huelga de Hambre de Diciembre

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

MÁS REFLEXIONES Y NOTICIAS DESDE ALBOCÀSSER

fuente: boletintokata.wordpress.com

Publicamos aquí extractos de varias cartas envíadas desde la cárcel de
Castellón II , en Albocàsser, en los que unos
compañeros nos hablan de sus opiniones sobre la huelga de
hambre internacional de diciembre y sobre otras situaciones del
submundo carcelario y también sobre la huelga de hambre de 35
días realizada por uno de ellos con apoyo de varios compañeros
en solidaridad con la anterior y por sus reivindicaciones personales.

“Hola compañero:

Me dirijo a ti ya que ha caído en mis manos
un Tokata y bueno era para darte mi opinión sobre la
persona que dice de hacer una huelga desde el día 20 al 1 de
enero. Yo, aunque estoy dispuesto a ayudar dentro de mis
posibilidades no encuentro ninguna lógica en seguir dicha
huelga, incluso diría que en lugar de beneficiarnos lo que
haría sería perjudicarnos. Mi explicación se
basa en que no íbamos a conseguir nada de la administración,
pero por el contrario y aunque en mi caso no tenga relación
con mis familiares los compañeros que la secundaran ¿qué
conseguirían aparte de amargar a la familia? ya que bastante
tienen con saber que seres queridos lo están pasando mal entre
estos muros como para los días del año en que más
se les echa en falta les demos más disgustos para no conseguir
nada.

Bueno, espero que me perdones el que empiece así
esta carta sin ni siquiera haberme presentado. Mi nombre ya lo sabes
por el remite que me llamo Antonio. Te comento que mi condena cuando
pueda hacer la triple se me va a quedar en seis años y medio
de los cuales llevo dos y cuatro meses y aparte de contestar a lo de
la huelga me gustaría comentarte que en mayo me llevaron de
Castellón I a Palma de Mallorca para un juicio donde me he
tirado cinco meses los cuales no he visto cosa igual en todas las
condenas anteriores ya que te informo que las bandejas no es que
vinieran sucias sino que tenían roña de que ni siquiera
las lavaban. Al principio estuve quejándome y mirando si había
gente que me ayudara en protestas. No sabes la sorpresa que me llevé
al comprobar que a la gente les daba igual. Y no sólo eso sino
que todos los cacheos de las celdas los hacían de forma ilegal
siempre cuando no estábamos delante. Se saltaban todas las
normas habidas y por haber estableciendo normas que en todo detalle
son ilegales, como no dejarte comprar más que dos paquetes de
tabaco al día siendo que si te encontraban más en la
celda te lo quitaban y no dijeras nada que, si no, bofetón y
al agujero, ya sabes, a aislamiento. Pero fíjate hasta dónde
llegaban que las comunicaciones vis a vis según ellos eran
sólo con los familiares directos, que según sus
criterios los primos no lo son. No lo sé. A mí me pegó
un bajón muy grande al ver todas las injusticias que había
en este centro, toda la corrupción existente y ver que no
había una sola persona la cual se quejara de nada, ya que
hablando con algunos resulta que tienen la connivencia del JVP. No sé
me gustaría que pudieras tener noticias de ese campo de
exterminio porque aunque no aniquilan a la gente físicamente
sí lo hacen mentalmente y yo creo que es una forma de tortura
tan dañina como la física.

Mira, te estoy escribiendo y estoy reviviendo el
tiempo pasado en dicho centro y no me es nada agradable recordarlo.

Te pediría si pudiera ser que me hicieras
llegar el Tokata y así poder comentar algunas cosas
más ya que son muchas las cosas que hemos perdido. Bueno,
espera, te lo explico, yo pagué otra condena del 88 al 95 y,
no sé, creo que vamos perdiendo terreno en todos los aspectos,
pero sobre todo nos van ganando en que la gente ya no está
unida. Por eso creo que vamos perdiendo terreno, y más en
estos agujeros que dicen de nueva construcción de los cuales
ellos están orgullosos, ya que no te hacen pagar una condena
física sino que además te van matando sicológicamente.”

Antonio Huebra Matías, Albocasser, 2 de
diciembre de 2009

“Hola compañera:

Me alegró mucho recibir tu carta y más
en la situación en la que me encuentro actualmente.

En la otra carta que te escribí te comentaba
algo sobre Palma de Mallorca pero mira que prefiero comentarte mi
situación actual.

Como te decía del compañero que pedía
que nos pusiéramos en huelga de hambre del 20 de diciembre al
1 de enero, mi opinión era contraria, pero mira por dónde
que yo me he tenido que poner en huelga indefinida y ahora te explico
por qué motivos.

Como creo que ya te comenté el 20 de mayo me
llevaron a Palma a un juicio y después de cinco meses en vez
de llevarme a mi centro de cumplimiento (Castellón I) van y me
traen al agujero este de Albocasser. Bueno, pues se supone que en
esta prisión tenemos el derecho de tener televisión, en
cambio a mí desde el día en que llegué me
metieron en una celda sin ella lo cual he reclamado por activa y por
pasiva. Además mi ropa de invierno, mi tele, el aparato de
música, todos mis documentos personales los tienen en
Castellón I y tienen la poca vergüenza de contestarme que
como muy pronto y si les apetece me lo traerán dentro de tres
meses. Fíjate mi situación, sólo con ropa de
verano, menos mal que algún compañero me ha dejado ropa
para poder abrigarme.

Te comento que los controles médicos que me
hacen son además falsos, ya que según ellos hay días
que pierdo 4 o 5 kilos y otros días que los gano. Con lo que
tienen la poca vergüenza de decirme que estoy comiendo. Con lo
cual les he pedido que me hagan analíticas de sangre donde se
vería quién miente y hasta el momento han pasado
olímpicamente.

Tengo echadas dos instancias para el Juzagado de
Vigilancia, peor, de eso hace más de diez días sin que
me las hayan dado curso cosa que creo que es ilegal, pero ya sabes
las legalidades que hay aquí dentro. Además de eso día
sí y otro no sufro presiones de algunos funcionarios y hasta
del educador del módulo, pero mira si han cambiado estos
sitios que también las tengo de algunos que están en mi
mismo módulo a los cuales no sé no cómo
llamarles.

Yo intentaré aguantar todo lo que sea
posible, eso sí, estoy bastante mentalizado y creo que lo que
me quedará por hacer será después de que pasen
las fiestas denunciarlo en le juzgado de guardia, no sé, si
tienes alguna otra idea que me vendría bien te lo
agradecería.”

Antonio Huebra Matías,
Albocasser, 28 de diciembre de 2009

“Sobre la propuesta de Pombo, hay que tomar las
cosas con calma, de hecho hay que organizarse mejor, perspectivas
claras y concisas que siendo muy realistas y con los pies en el
suelo, sean viables y que se puedan ver resultados a corto-medio
plazo.

Una huelga de hambre “simbólica” a la par
que precipitada, veo que al poner plazos a ella ya les damos la
victoria al enemigo pues les damos fecha de finalización y
sólo tienen que esperar al fin de esta. ¿Y qué
hemos logrado? Castigo físico, represión y como ha
ocurrido en el caso de un compañero de este módulo en
el que me encuentro, que los “traidores” que colaboran con la
cárcel, llegaron a las amenazas directas amedrentando a
Antonio a abandonar esta huelga. Yo creo, en mi humilde opinión,
que las H.H., sólo pueden ser efectivas a nivel individual e
indefinidas buscando un fin concreto y creando la mayor alarma
posible en el exterior, con el apoyo de colectivos, sindicatos y todo
tipo de implicados en esta nuestra lucha. Y por supuesto con una
previa notificación no sólo a la dirección de la
cárcel, sino a la DGIP. Defensor del pueblo y a todos los
medios posibles de información y contrainformación.”

José Ortiz García,
Albocasser, 3 de diciembre 2009

“Hola Xxxx ¿Com estàs?

Ayer mismo recibí tu carta y lógicamente
me pongo las pilas rápido para contestarte y también
para comentarte cómo estamos planteando estrategias a seguir
para el apoyo a las reivindicaciones que desde todo el estado se
están haciendo al igual que la propuesta de Pombo.

– Nos falta la coordinación suficiente para
iniciar huelgas de hambre que sean eficaces pues el tema de esta
última propuesta ha sido la inmediatez de la fecha de
convocatoria que no ha dado tiempo paenas a debate.

– Cremos que son muchos puntos a barcar y poca la
gente que nos sumamos a ella.

– Pensamos aquí que como método de
“presion” es muy loable y correcto pero que toda H.H. es una
lucha más individual que colectiva y que muchos de nosotros a
los cuales nos hacen un C.D. (control directo) o seguimento especial
(similar al FIES), siempre nos llevamos la peor parte en huelgas de
hambre simbólicas pues en cuanto hacemos las reivindicaciones
y comunicados a la dirección de la cárcel, Juzgados de
Vigilancia e Instituciones penitenciarias empiezan los cambios de
módulo, seguido de falsas sanciones que te llevan a
aislamiento (por inducción al motín o por “alterar el
buen funcionmamiento del módulo”. Y las represalias baratas
de contínuos cacheos en celda destrozándote cualquier
objeto personal.

– Otro punto en contra, en las Macrocárceles,
la desinformación entre módulos impide conocer cuál
es el ritmo de protesta que puedan llevar otros compañeros en
los distintos módulos (ya que el férreo control
intermodular hace que no coincidan en ninguna parte de la prisión).
No nos vemos en el polideportivo, ni comunicaciones, etc… y eso te
limita a uno o dos módulos en los cuales puedes mantener un
mínimo seguimiento.

Por otro lado, como lucha colectiva sí nos
sumamos en apoyo a los compas que se ponen en ella controlando los
abusos, denunciando las represalias y estando pendiente del compañero
que se pone en huelga de hambre (indefinida). Aquí en
Albocasser, posteriormente a la carta que te envié, nos hemos
puesto “simbólicamente” en ayuno los días 24, 25,
31 y 1 respectivamente y hemos envíado las reivindicaciones
que se sugirieron alos distintos estamentos (DGIP, JVP, etc…).

Ya te comenté que un compañero,
Antonio Huebra, intentó ponerse en huelga de hambre y
enseguida llegaron los “matones” y las presiones y represalias
por parte del funcionariado. Aprovecharon que este compañero
no hacía ni un mes que estaba en el módulo. La
situación ha cambiado. Lleva desde el día 10 de
diciembre en huelga de hambre indefinida por temas regimentales. O
sea el completo abandono al cual se ha visto expuesto por la cárcel,
ya que tras estar en Castellón I y ser llevado a Palma de
Mallorca, retienen todas sus pertenencias en Casttellón I (sin
lllevárselas ni a Mallorca ni posteriormente aquí). Las
condiciones de su celda son lamentables (sin televisión, sin
agua la mitad de los días del mes, etc…). Y por suspuesto
los cacheos y presión sicológica contínua. En su
reivindicación se solidariza y apoya la propuesta de Pombo.
Pero esta vez al contrario que la vez anterior no está solo,
pues al hacernos coincidir en el módulo (y ya nos conocíamos
de Castellón I) el amigo Antonio no está solo y ya
somos 5 compañeros los que estamos en su apoyo para evitar en
la medida de lo posible abusos y mediadas coercitivas, al igual que
hacemos presión a la dirección para que los controles
médicos estén ahí pues al principio ni siquiera
fueron informados por parte de la cárcel. A día de hoy
(25/12/2009) el compañero resiste. Aunque ya empiezan
los primeros efectos: dolor abdominal, calambres, dolor de piernas.

A mí me han hecho desaparecer correo, me han
entregado cartas abiertas (sin orden judicial) con la posterior
denuncia mía. Y que sobre el correo que no me entregan,
responde edepartamento de seguridad que es poer motivos de seguridad
ya que alegan que estoy en contacto con colectivos anarquistas y
antisistema, al igual que la respuesta del juez de vigilancia ha sido
que se “llama la atención” al centro penitenciario de que
sin orden judicial no pueden intervenirlas. Eso sí, por
motivos de “seguridad”, las que crean oportunas han de ser
devueltas al remitente.”

José Ortiz García,
Albocasser, 25 de diciembre de 2009

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Sugli arrestati in Messico il 15 dicembre 2009

fonte: diyfusionxanarcopunk.entodaspartes.net

Il 15 dicembre 2009 sono stati arrestati 3 compagni: Abraham e Fermín,
minorenni, e Carlos maggiorenne. L’unica cosa che si conosce su
quest’ultimo “compagno” è che attualmente si trova
detenuto presso il Reclusorio Oriente di Città del Messico.

Gli altri 2 compagni si trovano nella Agencia de Atención a
Adolecentes Infractores nella Colonia Narvarte del Distretto
Federale. La loro situazione è incerta. Sono entrambi accusati
di danneggiamento alla proprietà privata e di associazione a
delinquere per l’incendio di 8 auto e 1 caravan, e per un sabotaggio
contro una concessionaria di moto. Azione, quest’ultima, che è
stata rivendicata dal Frente de Liberación de la Tierra/ Earth
Liberation Front.

Non si è ancora giunti alla sentenza (ma rischiano dai 4 ai 6 anni
di carcere), in quanto il processo è ancora in corso. Processo
che potrebbe durare ancora per 2 o 4 mesi, senza ulteriori ostacoli
di natura burocratica. Fino ad ora non ci sono stati contrattempi
nelle udienze. In merito all’alimentazione (entrambi sono
vegetariani) non sappiamo nulla, anche perché non c’è
un gruppo d’appoggio per prigionieri vegetariani o vegani. Non
sappiamo come stiano regolandosi con l’alimentazione e la cosa ci
preoccupa. Siamo invece a conoscenza che Abraham e Fermín sono
stati e sono torturati sia fisicamente che psichicamente.

Con questo comunicato vogliamo mettere in evidenza certi complici dello
Stato e del sistema carcerario-penitenziario (visto che nell’adottare
un posizione di tradimento e di indifferenza non meritano di esser
chiamati compagni, non importa che si dicano libertari), tra i quali
gli avvocati zapatisti.

All’inizio s’è chiesto l’aiuto da parte della Cruz Negra Anarquista del
Messico, la quale ha interpellato questi avvocati perché i
compagni erano accusati di associazione a delinquere e c’era il
tentativo di collegarli agli attentati avvenuti nei mesi scorsi, in
quanto nella concessionaria di moto era stata trovata una scritta con
le iniziali del F.L.T/E.L.F. ( che poi si sono aggiudicati
l’attentato). Questi individui (gli avvocati zapatisti) si sono
rifiutati di seguire il caso perché dicono di interessarsi
solo di casi politici e di non aiutare “vandali” o
“provocatori”. Ore più tardi, ai genitori di questi
ragazzi è stato comunicato che gli avvocati avrebbero potuto
seguire il caso, ma che avrebbero preteso 20.000 pesos messicani di
parcella (cifra che tali genitori non possiedono). Uno di tali
avvocati è Juan de Dios. Ci sembra importate far conoscere
queste cose, perché è ridicolo che tali personaggi si
dichiarino “libertari” e facciano uso della parola
solidarietà, senza trasformarla in azione. Di fatto, hanno
negato il sostegno ai compagni che sono nella lotta costante e non in
poltrona a leggere libri impolverati o a discutere tesi caduche come
lo sono i loro atteggiamenti. Ma di esempi del genere, purtroppo, ce
n’è un’infinità nel diviso mondo anarchico messicano.
Sono ancora tanti gli anarchici da salotto a pensare che “non ci
sono ancora le condizioni” e che tutto si può risolvere
con cortei, presidi e nuove riforme. Che sono essi che starebbero
lottando contro lo Stato, il capitale e qualsiasi tipo di dominio; ma
questo non è un pretesto per scegliere il conformismo.

Un altro caso del quale non avevamo voluto scrivere nulla perché
non ne avevamo ancora la certezza, in modo da redarne un comunicato,
è quello di un individuo che ha parlato contro gli altri
compagni. Questo soggetto è Fermín. Nel leggere le
dichiarazioni, questo soggetto fa il nome di altri 2 compagni,
dicendo che anch’essi erano coinvolti nell’azione. Dice inoltre che
questi 2 erano i responsabili di tale attentato e spiega com’è
stato progettato ed elaborato. Sostiene anche che l’attentato è
stato effettuato sotto gli ordini di Víctor e, come se non
bastasse, segnala che conosce altri compagni che non hanno nulla a
che vedere con altri sabotaggi o attentati dei mesi passati, ma il
pericolo continua ad essere molto alto, perché allo Stato
interessa trovare “responsabili” e “colpevoli”.
Con il presente testo vogliamo chiarire un po’ le cose, perché
nei precedenti comunicati si affermava che il compagno che aveva
infamato gli altri soggetti era Carlos. Ma facendo alcune ricerche ci
siamo resi conto che a parlare è stato Fermín , anche
se non abbiamo ancora la certezza che Carlos abbia collaborato o meno
con la polizia.

E’ per questo che abbiamo deciso di non dare più la solidarietà
che era stata fornita a quest’individuo. Pronunceremo solo il nome
del compagno Abraham che, nonostante le torture e i pestaggi subiti,
non ha aperto bocca e non ha fatto il nome di alcun compagno.

Solidarietà diretta verso i compagni sequestrati dallo Stato

Solidarietà diretta a Emanuel, Víctor, Abraham e Socorro

Fuoco alle carceri del Messico e di tutto il mondo

ALGUNXS ANARQUISTAS ANONIMXS

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Letter by Vassilis Palaeokostas, Greece’s fugitive social bandit

Vassilis Palaeokostas, Greece’s legendary social bandit and helicopter
jailbreaker, offers a penetrating critique of power and servitude from
the deep underground.

On Sunday 31/1/10 Eleftherotypia, the liberal left greek daily,
published the first ever letter to come from the hand of Vassilis
Palaeokostas, greece’s legendary social bandit whose double jailbreak
from Koridalos prison with a helicopter has made him a symbol of
freedom. The letter comes on the eve of the trial of the Milonas case,
relating to the abduction of north greece’s richest industrialist and
head of the industrial board two years ago. Two anarchists/
revolutionaries, Polykarpos (Polys) Georgiadis, and Vagelis
Chrisochoidis are sitting on trial accused as accomplishes of the
fugitive Palaeokostas (“providing refuge”). It must be noted that V.
Palaeokostas is accused of bank robberies during which no one has ever
been harmed, including cops. He and his brother Nikos (also a legendary
social bandit) are reputed for helping the poor in the destitute rural
areas of mountainous greece. They form a living continuation of the
social banditry that flourished during the Ottoman Empire and the first
100 years of the greek state and are subjects of solidarity by the
anarchist movement. The translation of the letter is based on the one
provided by rioter.info, with some linguistic corrections.

“On the occasion of the upcoming trial on the kidnapping of the
industrialist G. Mylonas, that begins on Tuesday February 2, I would
like to clarify certain issues. Through different periods of my life I
have been a first line fugitive, nearly 12 years in total an escapee (I
hope there’s more of that coming) and 8 years a prisoner. During all
those years that I have lived hunted by the official state, there has
not been even one snitch to deliver me to the hands of my prosecutors.
Even though, during my first escape in August 1991, there was a large
reward for that, from the -generous to snitches- Greek state. On the
contrary, I met people with troth, honor in their words, and dignity.
People that opened their door for me, provided cover and help, often
without even minding the risk they took for themselves. People that
helped me in hard times for me (as in a prison escape) endangering
their own lives, people that prove that in this country there aren’t
only resigned, submissive fellows, but also many (so many I am
surprised) people that honor the traditions of honor and solidarity to
the hunted. Proud people that despise snitching, servitude and the
constable [use of word for the police current under the junta]. I
publicly express my gratitude to all those remarkable persons for their
valuable help and for giving me the joy of having met them. Two of them
are Vaggelis Chrisohoides and Polys Georgiades, each one of them stood
by me in his own way, at the time I needed them, without expecting
personal gains, but only acted upon their conscience. Declaring my
solidarity to these two young men, who the state strangles everyday
knowing their only “crime” was their solidarity to the hunted, I would
expect to see for once the magnitude the Republic of Greece takes
prides in. Because its pettiness I consider myself more than competent
to describe: it’s an Abyss. I will say nothing more. I only address
those that care to retain some garment of justice and dignity. And
everyone should do what his sense of honor and his conscience tells him
to do.

On 4/14/09, afternoon around 20:00 while driving on the central
coastal road of Alepohori, suddenly three cars blocked my way and
another two stuck on the back of my own car. Among them was a black
Audi A4, a Peugot Rally and an Opel Athens Taxi. Each one of them with
three persons (15 in total), all in plain clothes. All of them got
instantaneously out, pointing at me, the drivers with H&K MP5
sub-machine guns with double cartridge, nad the other with Glock and
H&K U.S.P semi-automatic handguns. I instantly understood these
armed mercenaries of the Greek state where on a prowl for blood. This
same moment on my right, through an invisible from the main road,
alley, comes another car with the driver standing aghast and stopping
on the crossroad with the main road. Without second though I turned the
wheels right and let it rip. Slightly hitting the other car (given the
alley could barely take my jeap), I got right in the alley without
knowing where it gets to. From my initial speeding to getting 20-30
meters in the alley, bullets where dancing on my car’s cabin. Those
guys opened fire with their machine guns and handguns aiming right at
me (the only thing undamaged was my car’s tires). From my considerable
experience in intense conditions, I am more than certain that they shot
more than 150 bullets in 15 seconds (the whole scene didn’t last any
longer). Most probably, some of them also found the unwary civilian’s
car, while he was inside it. These unscrupulous, blind shooters of the
Greek Police where determined to carry out fully the order they had
take from their natural and political leaders. Trace and kill. In this
case, they can blame their bad luck, since luck is female and cares for
the daring. [transl. see latin: “Fortuna Favet Fortubus”]. The reason I
refer to this incident is to show the contemptible way the Mass Media
report such cases. The car I was riding and left 100 meters from the
scene, because the alley was a dead-end, was full of bullets. This fact
was not reported and the car never appeared anywhere, it magically
disappeared. Just like the other car (hit and possibly riddled with
bullet holes), together with its misfortunate owner, the only witness
that actually took part in the scene, without his will of course,
watching the whole thing from start to end.

So, instead of inquiring all these important facts to show what
exactly happened in that scene, the daring and ingenious reporters of
the Greek Mass Media gathered inside the room I was living in, and in
exclusive reporting were waving around my unwashed underpants,
informing by means of flaming howls the uncomfortable, ignorant,
petrified tv-viewer. This fact clearly reveals the “journalist
community’s” will to silence and cover-up, which essentially consents
to the criminal activity of police desperados and those who give them
orders, in full cooperation with them. “We will allow you to enter the
house for an exclusive report, but you ‘ll keep your mouth shut about
everything else”. Such was the filthy deal between the two sides. The
media would get their money, since underpants are worth more in their
stockmarket of values than the life of their owner. As long as he is
“notorious”. And finally, who cares about how the police acts? If the
police and its leadership holds that a man must be killed just because
he is wanted, why should we disagree? They brag: whenever we need
information, the police’s head officer obliges. While, the hunted man
has no phone. And even if he has one, it will be turned off or without
a signal. This is the way our daring and independant journalists think.
My congratulations, the future belongs to you. May I suggest the two
organizations, police and media, could even integrate in one, for
functional reasons. It’s both innovative and carries many advantages.
Then, it won’t be for nothing that you elected a police correspondent
as president of ESIEA (journalists-editors union). If only these
ingenious reporters, showed the same eagerness they manifested towards
my underpants, for performing a diligent control [on the state i.e. the
supposed role of the media according to the constitution], denouncing
to the Greek citizens that:

* 13.000 humans are in a state of captivity (under the pretext of
illegality), subjected along with their families to total exploitation
by the official state. Who after passing the symplegades [deadly
clashing rocks in the Argonauts myth] of a corrupt police and an even
worst justice system, end up with heavy penalties in medieval
conditions, by which this rotten system strives to control and then
annihilate whatever dares to make a mockery of it.

* The armed guardians of the Greek state kill in cold-blood citizens
(preferably the young) in the middle of the street, in front of the
citizen’s own eyes. Humiliating and torturing to death people in the
police stations. Setting up wilfully indictments sending “guilty”
humans in jail for years. Setting a whole network of criminal
activities not controlled by anyone.

* If they really cared to exercise some control over the modern
Pirates of the political system, that helped by the gimmickery of the
election system and the blessings of the Mass Media take over the
Parliament, turning it into the headquarters of full domination on
their voters citizens. Into a nest of intertwining interests, dealing
transactions, bribes. Into a “terrorist hideout” where the loots from
pillaging are divided around. A loot every citizen dares to question,
becoming an obstacle in their plans will feel upon him the brutal
democratic violence of a blood-thirsty repressive organization. He will
feel the revengefulness, the revanchism, and the deep hatred the Greek
state has for all those that rejected the status of an obidient citizen
that understand his personal liberty as a necessity to do what he’s
told to, but remain human with free will and claim an opinion on what’s
going on around them with their own actions.

* If they revealed the great responsibility of this criminal
organization for the establishment of a police state in Greece, through
which they exercise an unbearable psychological violence to the citizen
with hundreds of road blocks with cops armed-to-the-teeth with
“survivor”-style weaponry, and the same menacing, numb look they had
back in the junta days. The thousands of policemen one faces wherever
he turns the eye (not to count the undercover ones). The dozens of
head-hunters that prowl the mountains acting on their own taste,
reminding of the begining of the 20th century, though with a modern
name.

* If they denounce these and innumerable other things that de facto
cancel the “social state” and “justice state” notions, as their role
supposes, then today’s regime, they eagerly guard and name democracy,
would be incomparably more humain, qualitative, and certainly more just.

You ‘d now say I am not the most adequate person to give
recommendations, even less for matters of the regime. That’s correct.
In the place democracy was born, they can do whatever they want with
her [i.e. democracy], even burry her if they so wish. It’s a good thing
to die in the place you where born. But, they shouldn’t feel angry when
the kids throw stones to her. They see her old and rotten, it’s stones
she’s gonna get. Primitive as they might be, these insticts are
unmistakable. Because the kids are more honest and upstanding than the
grown-ups. Nobody would want to grow up just to find a dead body in the
closet that his parents have been hiding so as to exploit her pension.
They desire something more than a body in formol, and be sure they ‘re
gonna get it, no matter how many dreads you put in their street.

On what concerns me, it is my absolute belief and surely of
thousands others conscious people, that the damage caused to the social
body by one shiny tv-presenter in a single news bulletin (preferably
the 8 o’ clock one), cannot be equaled by me even if they give me 10
lives to spare. What’s the damage my old shot-gun [transl. use of term
for 18th to early 19th century guns of the mountain bandits and
guerrillas]. I have never turned it against an other human, much less
against another human’s mind. Now my question is why it is I with my
old shot-gun the prosecuted one who risks his life at the hands of an
enraged death-squad, while my judges and my hunters are those who with
their lucrative superweapons degenerate and sterilize the spirit of a
whole people, leading them to mental necrosis. a On second thoughts
maybe the law on weapons should change. Whoever holds an old shot-gun
should be prosecuted for a capital offence!!!

Now, since it’s the first time I intervene with a public statement,
I wouldn’t want it to end in a dispiriting way. So, let me add an
allegoric enigma-quiz, I find it won’t trouble you much to solve. What
is the name, of a deputy sheriff of some mountainous and remote village
of Utah, USA, overjoyed to his award winning by the FBI, for heroically
and always risking his life arrested and gave to justice some dangerous
elements to the order of his village? Who, apart of that precious
award, also fed the ambition to have his triumphous achievement turn
into a big Hollywood move, with George Clooney acting as him, something
that pissed off his american patrons so that they exiled him, reducing
him to the ranks of minister of “Citizens Protection” of some
independent Balkan state. Who, to my exclusive information keeps
fantacising about and anxiously sweeping for new “troublemakers”! To
make it even easier for you, I can also add some of his favorite words:
Democracy, Revolutionary Fund, Ghetto, Communicating Vessels,
Destabilization, Zero Tolerance, Organized Crime, They will be arrested
and prosecuted. He is also a devoted fan of snitching and loves “rats”
and his hobbies include setting prices for the heads of wanted. Keeping
in mind though, that one of his many qualities is revanchism, I come to
clarify that any similarity to real person or events is totally
unintended. Every police reporter that solves the quiz, enters a
lottary for an exclusive interview.

My militant regards to all those that don’t surrender the weapons the chose to fight with, for the life they dream of.

PS. Some oil guys, they do rust.

signature and fingerprint Vassilis Palaeokostas

fonte: Libcom.org

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Messico – Sabotato un negozio di animali a Guadalajara

fonte: Liberación Total

Verso la metà di gennaio la nostra cellula ha distrutto la proprietà delle persone che lucrano con lo sfruttamento animale.

Abbiamo attaccato un negozio dedito alla vendita di animali ed abbiamo fornito la nostra risposta al suo sfruttamento contro gli animali: l’azione diretta. Il negozio è rimasto con i vetri distrutti.

In solidarietà con le giornate d’agitazione anticarceraria in solidarietà con i prigionieri messicani e del mondo.

Continueremo ad agire, non finisce qui!

Célula contra la explotación animal
di Guadalajara, Messico

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Barcellona – Attaccata un’auto di Prosegur

fonte: barcelona.indymedia.org

Lo scorso 1 gennaio abbiamo incendiato a Barcellona un’auto dell’agenzia
di sicurezza privata Prosegur, collocando un ordigno incendiario
ritardato sotto il serbatoio del combustibile.

Rivendichiamo l’azione come una risposta alle ultime aggressioni dei “vigilantes
di sicurezza” della metropolitana e dei tram. Che sia ben chiaro
ai responsabili degli abusi, a quelli che ne beneficiano e quelli che
li eseguono. Che sia ben chiaro a tutti quelli che in divisa pestano
in gruppo, che pattugliano la metropolitana alla ricerca dei
migranti, che liberano i cani poliziotto nel mezzo delle feste
popolari… Abbiamo preso la decisione di non retrocedere, di non far
passare più altre aggressioni nel silenzio.

Invitiamo all’autodifesa, alla ribellione attiva contro tutte le forme di
violenza quotidiana imposte da questo sistema.

Nessuno ci proteggerà da quelli che ci “proteggono”.

Contro gli attacchi para-polizieschi, solidarietà attiva e azione
diretta.

gener de 2010, Barcelona

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Revolutionary Liberation Action rivendica attentato contro l’ex-premier greco

Little-known group claims blast at ex-premier’s office

A relatively new domestic terrorist group calling itself Revolutionary
Liberation Action yesterday called Skai TV and Radio to claim
responsibility for an explosion outside the central Athens office of
former Prime Minister Costas Simitis earlier in the day which caused
serious damage but no injuries. The group first appeared last March
when it claimed responsibility for a similar device planted outside
the offices of Kyriakos Mitsotakis, a New Democracy MP. Unidentified
arsonists had placed the homemade explosive device, comprising four
gas canisters, outside Simitis’s political office on the fifth
floor of an apartment block on Academias Street. The 73-year-old
former premier was not in the office at the time of the blast. Two
workers from the office who had been on its balcony were unharmed.

fonte: ekathimerini.com, 29.01.10

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Rivendicazione automatica, originale in greco:

athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1125915

Ci assumiamo la responsabilità per l’attacco incendiario
nell’ufficio di Simitis, in Street Academy 35.
Mr. Simitis è uno degli esponenti di spicco della élite politica ed
economica. Come Primo Ministro, ha pianificato ed eseguito una serie
di anti-misure sociali, nel tentativo di modernizzare le strutture
dello stato greco come un meccanismo di repressione e di controllo ed
ha contribuito notevolmente all’aumento della redditività per
dirigenti locali e transnazionali attraverso l’eccessivo sfruttamento
di milioni di proletari. E ‘il primo responsabile per la soppressione
dei giochi di molti gruppi sociali, per gli attaccanti vizioso
battere, studenti e pensionati sul governo del Pasok.
Oggi il regime con la stessa direzione terrore politico e porta alla completa
miseria socialmente ed economicamente deboli e tenta di reprimere il
popolo, dal campo del ritorno oppressi i colpi di Stato e il boss.
L’energia che abbiamo avuto come obiettivo una persona che
rappresenta il potere politico ed economico, e ha dimostrato che i
piani e la realtà di soffocare stato di polizia, soprattutto
centro-sono vulnerabili. Nonostante la propaganda dei mezzi di
comunicazione che trasmettono base quasi quotidiana, il rant della
prestigiosa FBI e la CIA Ordine Pubblico Ministro M. Chrysohoides.
L’uomo che ha assunto lo status di immunità verso la sempre
più dinamica sociale e le lotte di classe e nonostante le
dichiarazioni pompose, non può proteggere sia gli uffici
dell’ex capo politico.
L’ispirazione è il nostro gioco piccole e grandi sono quotidianamente per le strade, le
carceri, scuole, luoghi di lavoro. È il numero di ribelli che
hanno costituito nel dicembre del barricate e combattere una foto
brutale del mellon.Syntrivontas le illusioni di pace sociale, contro
la schiavitù, la sottomissione e il consumo, la solidarietà,
la libertà e la dignità.
Con noi il vento di rabbia sociale, si stanno preparando per l’assalto alla rivolta. Accanto al
fuoco che brucia, con la classe sociale e con i fratelli stanno
creando Comune di domani. E ora tutto ciò che riguarda l’anarchia …
Fino alla vittoria finale …
La lotta continua …
Rivoluzionario di liberazione di azione
Atene, 28 gennaio 2010

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Santiago del Cile – Attacco a Telepizza

fonte: Archivo Paulino Scarfò

L’insurrezione è nelle strade, non nella bocca marcia di teorici ipocriti!

Il 27 gennaio, verso le 22.00, abbiamo attaccato una delle fonti di sfruttamento nel centro di Santiago del Cile.

Siamo usciti dai punti di vigilanza, abbiamo osservato ed analizzato la polizia ed il locale di Telepizza, i loro movimenti ripetuti e la monotona routine di morte e di miseria.

Con il volto coperto ci siamo apprestati a bloccare la strada più importante della città. In piena Alameda, 4 delle moto di Telepizza sono state date alle fiamme ed utilizzate per interrompere
il transito.

Nostro obiettivo, quello di spezzare la routine che rinchiude tutto un universo di sfruttamento, gerarchie ed umiliazione. Abbiamo deciso di finirla con qualsiasi autorità.

Sappiamo che quest’attività commerciale dai capitali spagnoli è un dimostrazione dell’internazionalismo capitalista, per gli imprenditori non ci sono barriere.

La nostra dimostrazione d’affetto ci fa spezzare con le barriere e le frontiere disposte dal potere. Inviamo un forte abbraccio, che spezzi la separazione, ai compagni Juan Carlos, Francisco, Honorio, Alberto, Tamara, Amadeus Casellas prigionieri nello stato spagnolo e Gabriel Pombo da Silva prigioniero in Germania.

Con quest’attacco vogliamo che sappiate e sentiate che vi siamo vicini e che ogni minuto in cui i vostri corpi muoiono lentamente dietro le sbarre anche noi moriamo. L’esperienza ci ha detto che solo elevando la fiamma dell’insurrezione la vita diviene veramente valorosa.

Che sappia il neo-presidente, recentemente eletto nel territorio cileno, il pagliaccio Piñera che né lui né il suo governo di turno fermeranno l’offensiva antiautoritaria e che affileremo sempre più il nostro pugnale per un futuro incontro.

Che sia chiaro: sinistri o destri sarete sempre nostri nemici, la guerra è dichiarata e non ci fermeremo fino alla distruzione di tutta la società carcere.

Per la nostra liberazione e quella di tutti gli abitanti della terra, per la nostra terra, continueremo ad acutizzare la lotta fino ad esser liberi”.

Ricordiamo con profondo orgoglio il compagno Mauricio Morales e la compagna Zoe morti in combattimento.

Inviamo tutte le forze e le energie al compagno Diego Ríos in clandestinità, che la sua fuga sia eterna come il fuoco vendicatore che ci libera.

Banda Internacionalista Paco Ortiz

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Messico – Nuova azione diretta contro la banca BBVA

fonte: Fondazione Roscigna

24 gennaio – ore 23.00

Durante la notte complice delle nostre azioni, di nuovo siamo andati a
colpire il nemico, il distruttivo sistema tecno-industriale coperto
dalle tecniche dello stato e del capitale.

La nostra azione insorgente è stata rivolta contro un obiettivo
già attaccato da diverse cellule negli ultimi tempi, in
diversi stati della repubblica messicana: una filiale della banca
BBVA, stavolta nel municipio di Ecatepec nel Estado de México.

Abbiamo preparato una bomba composta da gas butano e con un detonatore
costituito da cartucce di dinamite ed un ritardante artigianale.
Siamo entrati nell’aera dei bancomat e abbiamo lasciato l’ordigno
pronto per avviare la festa del Caos.

Dopo alcuni minuti la bomba è scoppiata, l’onda d’urto ha distrutto
le vetrate e danneggiato un bancomat, mentre s’è riempita di
gas l’area destinata al cambio di valute, luogo ripieno di denaro
frutto dello sfruttamento animale, umano e della terra. Dopo lo
stridente attentato la guardia di sicurezza ha avvisato la polizia
municipale. Sono state chiuse le porte della banca ed è stata
chiamata la polizia statale. Noi già c’eravamo burlati della
loro strategia repressiva. Immediatamente sono giunti i bastardi
elementi della Agencia de Seguridad Estatal, hanno ispezionato il
luogo osservando che le nostre parole di continuare con questi tipi
di attacchi non sono solo chiacchiericci ma si trasformano in azione.

La nostra azione è stata silenziata in maniera tassativa dagli
elementi dell’Ase, i quali non hanno avvisato la stampa in modo che
il pubblico non ascoltasse di nuovo l’ira eco-anarchica. I mal nati
sbirri lì presenti sanno cosa è accaduto, sanno che
un’altra bomba di gas butano è stata collocata in un’altra
filiale bancaria, sanno quali danni abbiamo provocato e di questo
hanno le perizie nei loro archivi segreti.

Sappiamo che non conviene dare questa notizia alla scandalosa stampa, perché
il decreto di far scomparire l’Ase da parte delle alte cariche
nazionali dell’intelligence è ancora in piedi. Sappiamo che
far conoscere che un altro attentato è avvenuto nel Estado de
Mexico, dopo le esplosioni del 31 dicembre dello scorso anno, è
troppo pericoloso per la fin troppo debole stabilità di questa
maledetta istituzione di polizia.

Ma non vogliamo il loro riconoscimento, non ci interessa la loro
propaganda, noi sappiamo quel che abbiamo fatto, abbiamo collocato la
bomba quella notte e questo ci basta. Abbiamo agito dalla nostra
individualità come esseri liberi e selvaggi, desiderosi di
distruggere le loro proprietà perché rappresentano il
dominio internazionale per l’instaurazione del nuovo ordine
autoritario e distruttore della terra.

Approfittiamo di questo comunicato per inviare un saluto incendiario a tutte quelle
persone nel territorio messicano che hanno deciso di venir fuori dal
monotono e morto chiacchiericcio ed hanno iniziato a lottare. Che i
nostri colpi siamo sempre più forti!

Salutiamo anche il prigioniero per la liberazione della terra Abraham López
Martínez, forza e solidarietà specialmente per lui, che
si ascoltino le esplosioni e che l’odore della civilizzazione che
arde giunga nella cella in cui si trova sequestrato. In solidarietà
anche alle giornate in appoggio ai prigionieri messicani e nel mondo.

Quest’azione è anche in solidarietà al primo incontro per la
liberazione animale convocato in Uruguay. L’Interpol ed altri sbirri
del potere hanno cercato di boicottarlo, intimidendo la
partecipazione di quelli che hanno assistito, segno che siamo
efficaci e che siamo veramente un pericolo per questo putrido sistema
di falsità totale; che le azione di sabotaggio e di
liberazione continuino ad essere preparate in quel territorio. Tutta
la nostra complicità ed il nostro sostegno agli individui
guerrieri abolizionisti uruguaiani.

Continuiamo a propinare colpo su colpo contro lo stato, che la fiamma non si
spenga e che si estenda fino ai luoghi più reconditi in cui ci
siano addomesticamento e dominio.

Per la liberazione animale, umana e della terra!

Cospirare ed attaccare, contro il sistema tecno-industriale!

Célula Eco anarquista del Frente de Liberación Animal

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Gli anarchici messicani e le AK47

Una recente intervista effettuata ai compagni anarchici messicani,
amministratori del blog:

“La conspiracion del fuego”
conspira1970.wordpress.com-,
permette di capire cosa sta accadendo in quel paese, alla luce delle
ultime azioni rivendicate da gruppi anarchici o per la liberazione
della Terra. In particolare, ha destato un grande scalpore la
comparsa di azioni insurrezionali in Bassa California, a Tijuana in
particolare.

Molti giornali messicani ed anche alcuni gruppi di sinistra hanno subito
liquidato il fatto, come un maldestro tentativo dei narcos messicani
di intorpidire le acque. Invece, nella intervista ai compagni
anarchici viene fornita una versione diversa. Non solo in Bassa
California, ma anche in stati come quelli di Oaxaca e di Guerrero è
presente una forte attività armata anarchica.

A quanto pare non sono solo i narcos ad utilizzare le mitragliatrici
AK47 nelle azioni contro lo stato messicano.

L’intervista, in spagnolo, è su:

http://www.lahaine.org/index.php?p=42512

Ricordiamo che dal 1 al 12 febbraio sono state indette delle Giornate di
Agitazione Anticarceraria per i prigionieri rivoluzionari in Messico
e nel mondo.

saluti ribelli

culmine

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Marco Camenisch sull’adesione di Jonatan allo sciopero della fame

sciopero della fame 20 dicembre . 1 gennaio

Solidarietà e partecipazione del compagno anarchico prigioniero Jonatan della Svezia allo sciopero della fame collettivo

Seppur posteriormente, d’accordo con Jonatan, comunico la sua sostanziale adesione all’iniziativa. In un sua lettera in inglese di fine dicembre 2009 che ho ricevuto solo in gennaio 2010 inoltrato, mi ha contattato. Jonatan (vedi anche ultimo numero di Terra Selvaggia) è un giovane compagno che si rivendica anarchico anticivilizzazione ed un anno fa è stato condannato a 15 mesi (“soli”, causa giovanissima età) per sabotaggio di un traliccio delle telecomunicazioni, di una gru edile, di un camion per il trasporto di legname, “cospirazione” per sabotare alcuni “obiettivi cruciali per la continuazione e la sicurezza dello Stato e della società Svedese” (la nostra “pubblica utilità”, cioè nocività… ) e per l’attacco ed il “ricatto” contro un’agenzia interinale. Dopo 1 mese e mezzo agli arresti domiciliari è stato liberato per 10 mesi sotto cauzione nell’attesa dell’appello, dieci mesi spesi bene portando avanti iniziative di discussione e workshop, sulla polizia segreta in Svezia. Per espiare i due terzi della pena, per motivi della giovane età viene dapprima rinchiuso in un “carcere aperto”. Poi però viene deportato lontano dalla gente cara nella “prigione più burocratica e fascista di Svezia”, un manicomio criminale ristrutturato in carcere duro dove ora espia la sua condanna in mezzo a degli psicotici, infami, ecc. Tanto per rendere l’idea… le celle sono aperte di giorno perché senza bagno e per la notte i detenuti hanno una bottiglia di plastica per pisciarci dentro.

Perlomeno non hanno l’obbligo dei lavori forzati.

Ha avuto notizia (dall’ABC Orkan) della nostra iniziativa purtroppo solo ad iniziativa già partita e mi comunica che questa volta non ha partecipato perché diabetico con esperienza di shock ipoglicemico e conseguente necessità giornaliera di iniezioni d’insulina e perché non saprebbe come gestirsi la glicemia scioperando e ci chiede se e cosa ne sappiamo.

Io gli ho risposto che non ne sapevo nulla e che fino a consiglio medico (“di parte” nostra, naturalmente) positivo ritengo assolutamente sconsigliabile il digiuno prolungato. Ma che ritengo il suo interesse e la posizione solidale e volontà di partecipazione equivalente a una sostanziane partecipazione all’iniziativa, da comunicare in tal senso. Per questioni linguistiche mi sono offerto d’incaricarmene dopo, naturalmente, il suo consenso, che ho ricevuto alcuni giorni fa con sua lettera dell’11 gennaio 2010.

Dove puntualizza che causa pancreas “morto” e dieta “offerta” dalla prigione ha bisogno di 4 o 5 iniezioni d’insulina al giorno e che, senza cibo, troppa insulina potrebbe portarlo fino agli attacchi epilettici e persino al coma. E gli aguzzini lo hanno minacciato di TSO/iniezioni d’insulina legato al letto in caso di rifiuto.

Ritengo importante e bello il contributo di questo guerriero che, ripeto, ritengo partecipazione a pieno titolo. Importante e bello tra l’altro perché supera grandi barriere linguistiche, geografiche, repressive e tra ambiti guerrieri per questo relativamente isolati ma non affatto distanti tra loro, e ci porta ad informarci, scambiarci e riflettere ancora sulla questione salute/sciopero della fame.

Saluti fraterni e solidali,

marco

lager di Regensdorf, Svizzera, 26.01.10

__________________________________________

Maggiori informazioni su Jonatan:

noprisonnostate.blogsport.de
againstthewaiting.blogsport.de
freejonatan@yahoo.se
abc-orkan@riseup.net

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1-12 febbraio – Giornate di Agitazione Anticarceraria per i compagni prigionieri in Messico e nel mondo

Il nostro appello a solidarizzare alle Giornate di Agitazione
Anticarceraria -dal 1 al 12 febbraio- è rivolto a tutti quelli
che puntano alla distruzione di questo sistema carcerario così
come di questa società che lo mantiene. Riteniamo necessario
un appello per la situazione che abbiamo in questo territorio, al
momento sono 5 i prigionieri di questa guerra sociale. Le giornate
sono anche un mezzo con il quale saremo per le strade e faremo cose
che non si sarebbero mai dovute dimenticare, l’azione contro questa
società che c’è stata imposta ed il primo obiettivo è
proprio il sistema carcerario.

Con animo, coraggio e soprattutto cuore passiamo dalla teoria alla
pratica con tutto quel che detta la nostra fantasia, scritte, brigate
informative fino a tutto quel che abbiamo in mente, tiriamo fuori
tutto quell’odio e quel dolore dalle nostre case, dalle nostre
scuole, dalle nostre trincee alle strade.

Nostra intenzione non è quella di confinare tutta la lotta che
conduciamo quotidianamente a due settimane d’azione. Noi vogliamo
altro: rompere con tutta questa passività, con questo
isolamento che stanno subendo i compagni e questo silenzio.

La solidarietà è proprio una pratica, è qualcosa di
concreto che se lasciata solo alle parole non ha nemmeno senso
nominarla.

Rivolgiamo un appello a che dalle vostre trincee facciate quel che vi detta
l’immaginazione o che l’odio vi consiglia.

Speriamo che i compagni che sentano la causa qui ed in altre parti del mondo
solidarizzino con queste altre giornate d’agitazione in vista della
distruzione di questo sistema di rabbia e di dolore.

Né la nostra fantasia né la nostra creatività hanno limiti!
Attività a Città del Messico:

1 febbraio: Presidio davanti alla Agenzia del tribunale specializzata nei reati dei
minorenni, al lato del Parque Delta.

3 febbraio: Proiezione in un anfiteatro della Av. Ferrocarril Hidalgo, colonia
Vasco de Quiroga.

5 febbraio: Proiezione a Neza en Tercera avenida angolo con Gavilanes.

10 febbraio: Boicottaggio nel centro.
11 febbraio:
Brigata informativa a CCH Oriente, in sostengo ai compagni che recentemente
sono stati sgomberati e criminalizzati.

12 febbraio: Presidio davanti al carcere Reclusorio Norte, in cui è
rinchiuso il compagno Emmanuel Hernández).

PRESXS A LA CALLE!

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Prigionieri antiautoritari e per la liberazione della Terra in Messico


Víctor Herrera Govea
, maggiorenne, arrestato durante la
manifestazione del 2 ottobre 2009. Accusato di danneggiamenti alla
proprietà privata e di furto in gruppo per l’attacco ad un
OXXO (catena di autogrill), saccheggiato in quegli scontri. E’
detenuto nel Reclusorio Sur della capitale messicana. Sono in corso
le udienze sul suo caso. Per contatti: libertadavictor@gmail.com


Emmanuel Hernández Hernández
, maggiorenne,
sequestrato dallo Stato il 23 novembre 2009 e condotto nel
penitenziario Reclusorio Norte del Distretto Federale. E’ accusato
d’aver violato la legge federale sul porto di esplosivi, in quanto
durante il Forum Mondiale dell’Acqua del 2006 venne incriminato per
delle molotov. Ha ricevuto una condanna a 4 anni di reclusione.
Potrebbe ottenere la libertà su cauzione, ma il pubblico
ministero si è appellato chiedendo una pena più dura.
Per contatti: CNA-Mexico / cna.mex@gmail.com


Abraham López Martínez (16 anni) e Fermín
Gómez Trejo
(17 anni), detenuti dal 15 dicembre 2009
presso la agencia de atención a adolecentes infractores
(carcere per minorenni) nella Colonia Narvarte del Distretto
Federale. Sono accusati di danneggiamenti alla proprietà
privata e di associazione a delinquere/sovversiva per l’incendio di 9
auto private ed un attentato esplosivo contro la concessionaria della
Harley Davidson, azione rivendicata dal Frente de Liberación
de la Tierra.
Sono in carcerazione preventiva e, pertanto,
possono avere colloqui solo con i familiari. Sono entrambi vegani.
Per contatti: CNA-Mexico / cna.mex@gmail.com


Socorro Molinero Armenta,
arrestata l’1 gennaio 2010 a Tijuana (Bassa California) ed accusata
di aver partecipato al mitragliamento di pattuglie della polizia
municipale. L’azione è stata rivendicata dall’
Acción
Anarquista Anónima.

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México – Jornadas de Agitacion Anticarcelaria

Jornadas de Agitacion Anticarcelaria del 1 al 12 de Febrero por los compañerxs
presxs en Mexico y en el mundo

Nuestro llamado a solidarizarse en la Jornada de Agitación Anticarcelaria
-del 1 al 12 de Febrero- es para todos aquellos que apuntan a la
destrucción de este sistema carcelario así como de esta
sociedad que lo mantiene. Vemos necesario el llamado por la situación
que tenemos en este territorio, al momento suman 5 presos de esta
guerra social.

La jornada también es un método en el cual podemos salir a
las calles y hacer las cosas que jamás debieron pasar a lo
olvidado, a la acción contra esta sociedad que nos ha sido
impuesta y por lo tanto como primer blanco el sistema carcelario.
Con animo, coraje y sobre todo corazón pasar de nuestra teoría
a la practica en todo lo que nuestra imaginación nos dicte, ya
sea pintas, brigadas informativas hasta todo lo que tengamos en
mente, sacar todo ese odio y dolor  a las calles desde
nuestras casas, nuestras escuelas, nuestras trincheras.

Para nosotros la intención no es reducir toda la lucha que llevamos
diariamente a  dos semanas de acción, la intención
es otra, es romper con toda esta pasividad, con este aislamiento que
están sufriendo los compañeros y este silencio.

La solidaridad es exactamente un práctica, es algo
concreto que si lo dejamos simplemente en palabras no tendría
sentido ni nombrarlas.

Hacemos un llamado a que desde sus trincheras hagan lo que su imaginación
le dicte y lo que su odio les aconseje.
Esperamos que los compañerxs que sientan esta causa en esta y otras partes del
mundo se solidarizen con esta otra jornada de agitación con
mira en la destrucción de este sistema de rabia y dolor.

NI NUESTRA IMAGINACION NI NUESTRA CREATIVIDAD TIENEN LIMITES!!
Actividades en Mexico:

1 DE FEBRERO: Mitin en la agencia especializada en asuntos del menor ubicada a un costado
de parque delta, cerca de metro Centro Médico, dará
inicio a las 12 PM.

3 DE FEBRERO: Proyección en anfiteatro de la Av. Ferrocarril Hidalgo,
colonia Vasco de Quiroga , saliendo del metro Martín Carrera
tomar micro que diga avenida Centenario, 5 de mayo. Iniciara a las 7 PM.

5 DE FEBRERO: Proyección en Neza en Tercera avenida esquina con Gavilanes. Iniciara a las 7 PM.

10 DE FEBRERO: Boicots en el centro, la cita será en el Hemiciclo a Juárez a las 2 de la tarde.
11 DE FEBRERO:
Brigada informativa en CCH Oriente, apoyando a los compañeros que recientemente sufrieron la desmantelación de su espacio, como también fueron criminalizados. La cita es alas 3 PM en la entrada.

12 DE FEBRERO: Mitin en el Reclusorio Norte (donde se encuentra el compañero Emmanuel Hernández). La cita es a las 12 del día en los juzgados del RENO.

PRESXS A LA CALLE!

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WallMapu – La CAM riprende le azioni di resistenza

Coordinadora mapuche Arauco Malleco – ORT

Comunichiamo all’opinione pubblica nazionale ed internazionale quanto segue:

considerato che non c’è stato alcun segnale da parte del governo nel porre
fine alle forze repressive nelle nostre comunità e che
continua ad arrestare e torturare i nostri weichafe (guerrieri)
sequestrati in diversi carceri del paese, abbiamo preso la decisione
comeCoordinadora
Mapuche Arauco Malleco di riprendere le azioni di resistenza e di
continuare a lottare per le nostre giuste richieste territoriali.

Per questo abbiamo dato libertà d’azione agli organi di resistenza
(ORT) mapuche ad agire contro gli interessi capitalisti nel
territorio mapuche.

Per questo, ci assumiamo in pieno la responsabilità delle recenti
azioni effettuate dai nostri Weichafe Nagche, delle Comunità
Mapuche in conflitto della CAM e quindi comunichiamo al nostro popolo
e all’opinione pubblica:

1) martedì, 05 gennaio 2010, i nostri Weichafe hanno realizzato
azioni nel settore Millantué a 10 chilometri a sud di Bajo
Malleco contro una autobotte che prestava servizio alla Forestal
Mininco, distruggendola.

2) venerdì, 22 gennaio 2010, effettuati sabotaggi contro un ponte
al 4° chilometro della ruta 5 Sur, a ponente di Ercilla, che
unisce le nostre comunità con il comune di Ercilla. Il tutto
in ripudio delle perquisizioni di massa che devono subire le nostre
comunità mapuche.

3) lunedì, 25 gennaio 2010, i nostri weichafe si sono recati al
fondo Santa Lucía, di proprietà di Maclobia Verdi
Germani, a 13 chilometri ad est del settore Pailahueque, comune di
Ercilla. Totalmente distrutti una mietitrebbia ed un camion
appartente ad una latifondista che si trova sui nostri territori.

Queste azioni hanno come unico obiettivo quello di ripudiare tutti gli
ultimi fatti di violenza contro la nostra nazione mapuche sia in
Cile, che nello stato dell’Argentina, in cui hanno leso tutti i
nostri basilari diritti e vogliamo sostenere pubblicamente la
lotta del Lof Paichil Antriao a Villa La Angostura (Argentina).
Appoggiamo
anche il processo di recupero delle terre delle nostre comunità
in conflitto. Questa è la forma in cui i nostri Órganos
de Resistencia del Territorio Mapuche- Nagche esprimono il ripudio
verso le condanne comminate ai nostri fratelli reclusi nei diversi
carceri dello stato cileno.

Questa forma di comunicare, se continueranno la prigionia politica e le
condanne, attraverso le azioni proseguirà da parte dei nostri
weichafe, sostenuti da tutte le comunità Mapuche della nazione
mapuche. Noi siamo sequestrati dagli stati cileno e argentino.

Infine, riaffermiamo la nostra convinzione di seguire lungo il sentiero
tracciato da nostri antenati che con fermezza si sono offerti alla
causa della giustizia e della dignità del nostro meraviglioso
ed eroico Popolo Nazione Mapuche.

La Coordinadora è più che mai rafforzata nella sua lotta
per il Territorio e per l’Autonomia.

Fino a che ci saranno povertà e miseria per la mancanza di terre,
con politiche di stato che legittimano lo spoliazione territoriale,
la CAM continuerà ad esistere.

Con la forza dei nostri Futa Keche Kuifi e Weftun (rinascita dei nuovi
guerrieri) che germinano e si moltiplicano in tutto il WALLMAPU per
una causa che si trasforma giorno per giorno in una causa più
sacra.

¡MARICHIWEU!

Órganos de Resistencia Territorial ORT-CAM

Territorio e Autonomia alla Nazione Mapuche!

¡WEUWAIÑ
PU PEÑI, PU LAMNIEN!

Wallmapu
25 gennaio 2010

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“L’Offensiva Continua…”

testo di Gabriel Pombo Da Silva, tradotto da Culmine

Compagne e compagni, dietro di noi resta il nostro gesto d’amore insorto,
informale e coordinato, vissuto e sentito in tante forme quante la
creatività, la fantasia, i desideri e le risorse
(personali/materiali) ci hanno permesso e suggerito…

Mi risulta che non sono il solo che s’è vivamente emozionato per
l’interesse che ha suscitato lo sciopero della fame, per la
solidarietà rivoluzionaria mostrata e per i risultati della
stessa. Nemmeno sono l’unico che desidera che tutto quel che abbiamo
vissuto e condiviso in queste giornate specifiche non resti “solo”
un gesto… i gesti servono per ricordare (monumenti, compagni,
situazioni, ecc.), le IDEE e le AZIONI per continuare ed avanzare…

Abbiamo ricordato i nostri non con l’intento di creare “santuari”
in cui andare a piangere ogni anniversario mortale, ma per mantenere
presenti i compagni nelle nostre esistenze ed azioni.

I nostri compagni non sono stati né “angeli” né
“diavoli”, ma individui coscienti perché ci
ricordano i motivi contro i quali essi hanno lottato e continuano a
farlo, perché ci ricordano che le ragioni per le quali hanno
combattuto continuano ad esser presenti…

Qual è stato il “reato” di Salvador Puig Antich? Quale
quello di Agustín Rueda Sierra? Quale quello di Franco
Serantini? Quale quello di Giuseppe Pinelli? Quale quello di Soledad
ed Edo? Quale quello di Carlo Giuliani? Quale quello di Paco Ortiz?
Quale quello di Xosé Tarrío? Quale quello di Mauricio
Morales? Quali sono stati i “reati” di questi compagni? Ci
interessano “le sigle” in cui militavano (quelli che ne
avevano una) organizzati o le IDEE che essi hanno difeso?

Sapete dove stanno gli assassini dei nostri compagni? Sapete quali erano gli
obiettivi che essi hanno attaccato? Le esistenze che conducevano?
Quel che essi sognavano?

Ricardo Flores Magón ha scritto: “Non sono i ribelli che creano i
problemi del mondo, ma sono i problemi del mondo a creare i
ribelli”…

Certo, i problemi del mondo non si risolvono da “se stessi”…
questo è nostro impegno.

Personalmente, non attenderò (per agire) che si “destino” le masse
(di sfruttati, di oppressi, d’ignoranti, di… ) e nemmeno attenderò
che le “élite” rinuncino ai loro privilegi o i
mercenari alle loro paghe o prendano “coscienza” della loro
condizione…

Alcuni sono guidati dalle paure, altri dalla cupidigia o dall’indifferenza
ed i più vivono sommersi nel conformismo mentale… Tutti
questi mi ricordano giorno dopo giorno che la soluzione dei problemi
(sia personali che politici) inizia in ognuno di noi. Quando vedo
presunti “compagni” terrorizzati nell’alzare la voce, nel
parlare chiaramente o nel prendere posizione dinanzi a tante
ingiustizie e per questo tacciono, allora mi convinco ancor di più
che le IDEE senza volontà non servono a nulla. Che nessuno si
sorprenda, quindi, se “difendo” e difenderò gli
anarchici dell’azione diretta… i Mauricio Morales e le Zoe…

Non sprechiamo tempo e saliva cercando di convincere quelli che hanno
rinunciato all’azione diretta per un posto in un sindacato… o
quelli che parlano da “puta madre” ma conducono una grigia
esistenza… Costoro non servono per la rivoluzione.

Da noi stessi dipende esser “oggetto”, “soggetto” o
protagonisti delle nostre esistenze…

(…)

In questa iniziativa/proposta dal 20 dicembre al 1 gennaio in ricordo ed
omaggio ai nostri compagni caduti in combattimento (o assassinati)
abbiamo constatato molte cose che hanno riaffermato noi stessi
(confermandone altre), le nostre IDEE ed i desideri di continuare
l’offensiva (e le aspettative aperte)…

Quest’iniziativa non avrebbe avuto successo senza l’impegno ed il contributo di tutti
noi: i compagni che hanno aderito allo sciopero della fame e quelli
che senza aderire hanno ugualmente contribuito con le loro
riflessioni; quelli che hanno diffuso e tradotto i comunicati ed i
testi, come i tanti che hanno manifestato (in centinaia di maniere)
ed hanno realizzato presidi e murales dando visibilità alla
protesta; quanti hanno cercato la complicità della notte per
collocare ordigni esplosivi ed incendiari, o quei fratelli che,
impugnando le armi, hanno espropriato quei templi in cui si
accumulano ricchezze e merci dello sfruttamento capitalista per
finanziare la lotta ed i propri bisogni materiali… e, naturalmente,
la bella azione dei compagni di Tijuana che hanno iniziato l’anno
mitragliando diverse pattuglie dei mercenari…

Sì, siamo al corrente di tutto quel che è accaduto e ne siamo
fieri. Grazie a tutti, compagni, per esser stati presenti, per la
vostra solidarietà e per l’amore rivoluzionario…

In ogni azione o dimostrazione effettuata si creano e si rafforzano
legami e sentimenti complici che ci affratellano nella guerra sociale
in corso, senza contare che tutto quel che è accaduto adesso
sta forgiando la nostra storia e la nostra coscienza guerriera…

Insieme abbiamo spezzato l’isolamento e le false separazioni, abbiamo
dimostrato la nostra forza “operativa” e la volontà,
la rabbia e l’amore, l’internazionalismo e l’impegno combattente da
una prospettiva decentralizzata ed antiautoritaria.

Condivido quanto scritto dai compagni cileni di “Presxs a la kalle”
(vi abbraccio molto forte!) quando dichiarano: “Non è
possibile puntare solo sulle mobilitazioni affini o esclusivamente su
quelle di carattere rivendicativo. C’è un equilibrio possibile
e bisogna sapere quando utilizzare quella particolare forma di lotta.
Per questo non possiamo criticare le mobilitazioni di carattere
rivendicativo (fine delle perquisizioni, dell’isolamento, della
dispersione, ecc.) ma nemmeno quelle ‘affini’ nelle quali per qualche
illuso non si guadagna nulla di concreto”…

Bene… spesso non si “guadagna” nulla di concreto (ad esempio
nella lotta contro il F.I.E.S., le perquisizioni, gli sgomberi dai
nostri spazi e centri, ecc.) nemmeno in lotte di carattere
rivendicativo e non per questo rinunciamo ad esse… D’altro canto le
lotte non debbono esser misurate con i “valori del mercato”:
“guadagnare” o “perdere”… vi sono “sconfitte”
che servono per avanzare e “vittorie” che sono dei passi
indietro (anche se a prima vista non sembrano). Le lotte non sono una
competizione, ma processi che si sviluppano con l’intento di cambiare
o distruggere quel che ci distrugge. Dipende dalle nostre capacità
e dalle risorse se riusciamo ad ottenere quel che ci prefiggiamo,
coronando con successo quanto progettato, o restare a metà
strada.

Quel che nessuno potrà mai strapparci via è ciò che
apprendiamo da questi processi (le nostre memorie ed esperienze) e,
soprattutto, nessuno potrà dirci che non ci abbiamo provato
con tutti i mezzi.

Per quanto costa ammetterlo, non tutti i fattori dei processi si trovano
nelle nostre mani (e nemmeno il potere li ha tutti sotto controllo),
ma possediamo un enorme arsenale teorico e pratico da metter alla
prova. Non sacralizzeremo un metodo rispetto ad un altro… qualcuno
tra essi sarà efficace… Tutto dipende dal fine che si
persegue.

Approfitto dell’occasione per salutare quelli che hanno subito rappresaglie
nella manifestazione di Santiago del Cile del 23 dicembre: forza
compagni!!!

Saluto anche la proposta dei compagni di Culmine: riflessioni informali,
sciopero della fame non rivendicativo, legami internazionali,
progetto insurrezionale informale… Per i compagni interessati,
vedere: culmine.noblogs.org. Ricordando che due compagni di Culmine
saranno processati (lettura della sentenza) il 19 gennaio 2010*…
Stiamo attenti e pronti ad esprimere la nostra solidarietà
verso i compagni. Tutta la solidarietà ad essi, tutto il mio
disprezzo ai faziosi di nero!!

Rivolgo un appello ai fratelli internazionalisti per l’arresto del compagno
messicano Socorro Molinero Armenta… qualcuno conosce l’indirizzo al
quale scrivergli?

Bene, per adesso smetto di scrivere… continueremo a dibattere sulle
questioni proposte da Culmine e dai compagni di “Presxs a la
kalle” per approfondire alcuni temi/questioni sollevati.

Un forte abbraccio anarchico e rivoluzionario a tutti i complici

Gabriel Pombo Da Silva, Centro di sterminio Aachen, Germania

gennaio 2010

__________

*
i due compagni sono stati assolti in primo grado da 270 bis e 270 ter
– nota di Culmine

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Gabriel Pombo Da Silva – “La Ofensiva Continúa…”

Hermanxs, atrás queda nuestro informal y coordinado gesto de amor insurrecto,
expresado, vivido y sentido de tantas formas como nuestra
creatividad, fantasía, deseos y recursos
(personales/materiales) nos lo han permitido y sugerido…

Me consta que no soy el único que se ha emocionado vivamente por
el seguimiento de la convocatoria, por la solidaridad revolucionaria
desplegada y los resultados de la misma. Tampoco soy el único
que desea que todo lo que hemos vivido y compartido en estas jornadas
específicas no se quede “solo” en un gesto… los
gestos sirven para recordar (monumentos, compañerxs,
situaciones, etc.), las IDEAS y ACCIONES para continuar y avanzar…

Recordamos a lxs nuestrxs no con la intención de crear “santuarios”
donde ir a llorar cada aniversario mortal, sino para mantener
presente a lxs compañerxs en nuestras vidas y acciones.

Nuestrxs compañerxs no han sido ni “angéles” ni
“demonios”, sino individuos conscientes porque nos
recuerdan que los motivos contra los que ellxs han inspirado y
contin
úan haciéndolo, porque nos recuerdan que los motivos contra los
que ellxs han combatido siguen presentes…

¿Cuál fue “el delito” de Salvador Puig Antich? ¿Cuál
el de Agustín Rueda Sierra? ¿Cuál el de Franco
Serantini? ¿Cuál el de Giuseppe Pinelli? ¿Cuál
el de Soledad y Edo? ¿Cuál el de Carlo Giuliani? ¿Cuál
el de Paco Ortiz? ¿Cuál el de Xosé Tarrío?
¿Cuál el de Mauricio Morales? ¿Cuáles
fueron los “delitos” de estxs compañerxs? ¿Importan
“las siglas” en que estaban (lxs que estaban) organizadxs o
las IDEAS que ellxs defendieron?

¿Sabéis donde están lxs asesinxs de nuestrxs compañerxs?
¿Sabéis cuales eran los objetivos que ellxs atacaron?
¿Las vidas que ellxs llevaron? ¿Lo que ellxs soñaron?

Ricardo Flores Magón escribió una vez: “No son los
rebeldes que crean los problemas del mundo, son los problemas del
mundo los que crean a los rebeldes”…

Ciertamente los problemas del mundo no se van a solucionar por “si
mismos”… es ese nuestro cometido.

Personalmente, no voy a esperar (para actuar) a que “despierten” las masas
(de explotadxs, de oprimidxs, de ignorantes, de… ) y tampoco espero
que las “elites” renuncien a sus privilegios o lxs
mercenarixs a sus sueldos o tomen “consciencia” de su
condición…

A unxs lxs guían sus miedos, a otrxs su codicia o indiferencia y
lxs más viven sumidxs en el conformismo mental… Todxs ellxs
me recuerdan día a día que la solución a los
problemas (tanto personales, como políticos) empiezan en cada
unx de nosotrxs. Cuando veo supuestxs “compañerxs”
aterrorizadxs de alzar la voz y hablar claro o tomar posición
antes tantas injusticias y se callan, más me convenzo que las
IDEAS sin voluntad no valen para nada.

Que nadie se sorprenda si con mayor razón “defiendo” y
defenderé a lxs anarquistas de la acción directa… a
lxs Mauricio Morales y lxs Zoes…

No perdamos el tiempo y la saliva intentando convencer a lxs que han
renunciado a la acción directa por un sillón en un
sindicato… a lxs que “hablan de puta madre” pero sus
vidas son grises… Esxs no sirven para hacer la revolución.

De nosotrxs depende ser “objeto”, “sujeto” o
protagonistas de nuestras vidas…

(…)

En esta iniciativa/propuesta del 20 de Diciembre al 1 de Enero en
recuerdo y homenaje a nuestrxs hermanxs caidxs en el combate (o
asesinadxs) hemos constatado muchas cosas que nos han reafirmado en
nosotrxs mismxs (y confirmado otras), nuestras IDEAS y los deseos de
continuar la ofensiva (y espectativas abiertas)…

Esta iniciativa no habría sido exitosa sin el empeño y la
aportación de todxs nosotrxs: lxs hermanxs que se adhieron a
la HH y lxs que sin adherirse contribuyeron con sus aportaciones a la
misma; lxs que difundieron y tradujeron los comunicados y textos como
cuantxs se manifestaron (de cien modos) y dieron mitines o hicieron
murales visibilizando la protesta; cuantxs buscaron la complicidad de
la noche para depositar sus artefactos explosivos o incendiarios,
como aquellxs hermanos que, empuñando las armas, expropiaron
estos templos donde se acumulan riquezas y mercancías de la
explotación capitalista para financiarse en la lucha y
nuestras necesidades materiales… y, por supuesto, linda la acción
de lxs hermanxs de Tijuana que empezaron el año ametrallando
varias patrullas de mercenarios…

Sí, de todo esto hemos tenido y estamos fierxs de ello. Gracias a todxs,
hermanxs, por haber estado presentes; por vuestra solidaridad y amor
revolucionario…

En cada acción o demostración desarrollada se crean y
fortalecen vinculos y sentimientos cómplices que nos hermanan
en la guerra social en curso, sin contar que todo lo demostrado está
hoy forjando nuestra historia y nuestra consciencia guerrera…

Entre todxs hemos quebrado el aislamiento y las falsas separaciones; hemos
demostrado nuestra fuerza “operativa” y voluntad; nuestra
rabia y amor, nuestro internacionalismo y empeño combatiente
desde una perspectiva decentralizada y antiautoritaria.

Comparto lo escrito por lxs hermanxs chilenxs de “Presxs a la kalle”
(¡os abrazo muy fuerte!) cuando reflexionan: “No es
posible apostar solo por movilizaciones afines o exclusivamente de
carácter reivindicativa, el punto está en el equilibrio
posible en cada uno y saber cuando utilizar cada expresión. Es
así que no podemos criticar las movilizaciones de carácter
reivindicativa (fin de los allanamientos, aislamiento, dispersión,
etc.) como tampoco aquellas “afines” en que para algunos
ilusos no se “gana nada en concreto”…

Bueno… muchas veces tampoco se “gana” nada en concreto (pongamos
por ejemplo la lucha contra el F.I.E.S., los allanamientos, los
desalojos de nuestros espacios y centros, etc.) en luchas de carácter
reivindicativo y no por ello renunciamos a ellas… Por otro lado las
luchas no deben medirse con “valores de mercado”: “ganar”
o “perder”… hay “derrotas” que sirven para
avanzar y “victorias” que son retrocesos (aunque a simple
vista no lo parezcan). Las luchas no son una competición sino
procesos que se desarrollan con la intención de cambiar o
destruir lo que nos destruye. Dependiendo de nuestras capacidades y
recursos podemos lograr lo que nos proponemos, quedar a medio camino
o coronar con éxito lo proyectado.

Lo que nadie puede arrebatarnos jamás es lo que aprendemos de
esos procesos (esto es nuestras memorias y experiencias) y, sobre
todo, nadie puede decirnos que no lo hemos intentado por todos los
medios.

Por mucho que nos pese, no todos los factores de los procesos se
encuentran en nuestras manos (como tampoco el poder tiene todo bajo
control), pero tenemos un enorme arsenal teórico y practicas
que poner a la prueba. No vamos a sacralizar un método sobre
otro… alguno de ellos será efectivo… Todo depende del fin
que se persigue.

Aprovecho para saludar a lxs represaliadxs en la Manifestación de
Santiago del Chile el 23 de Diciembre: fuerza compitas!!!

Saludo también la propuesta de lxs hermanxs de Culmine: reflexiones
informales, huelga de hambre no reivindicativa, lazos
internacionales, proyecto insurreccional informal… Para lxs compas
interesadxs ver: culmine.noblogs.org. Recordando que dos compañerxs
de Culmine serán “juzgadxs” (lectura de sentencia)
el 19 de Enero del 2010*… Estemos alertas y puestos para expresar
nuestra solidaridad con lxs compañerxs. Toda solidaridad con
ellxs, todo mi desprecio a lxs facciosxs de negro!!

También un llamado a lxs hermanxs internacionalistas por la detención
del compañero mejicano Socorro Molinero Armenta… ¿Alguien
sabe dónde escribirle?

Bueno, por lo de pronto dejo hoy de escribir… seguiremos debatiendo las
cuestiones propuestas por Culmine y lxs compañerxs de “Presxs
a la kalle” para profundizar sobre los temas/cuestiones
planteadas.

Un fuerte abrazo anárquico y revolucionario a todxs lxs
cómplices.

Gabriel Pombo Da Silva, Centro de exterminio Aachen, Alemania

Enero del 2010

___________

*
los dos compas resultaron absueltos de la acusación
de “asociaci
ón subversiva” en el juicio de primer grado (nota de Culmine)

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Grecia – Rivendicato l’attentato al ministero della Stampa

fonte: Culmine

Con un lunghissimo comunicato, il gruppo denominato
Ε.Ο. 6 ΔΕΚΕΜΒΡΗ

(dal 6 dicembre, data dell’assassinio di Alexis) ha rivendicato
l’attentato esplosivo del 15 gennaio, contro il ministero della
stampa.

Il comunicato è in originale su:

athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1123336,

mentre la sua traduzione automatica in italiano è su:

bioclasta.blogspot.com/2010/01/grecia-rivendicazione-automatica.html

In esso si descrive la storia della lotta armata e si passa all’analisi
della lotta armata attuale in Grecia. Sono diversi i punti di
riferimento da parte di questo gruppo, alcuni non proprio anarchici.

Quella che segue è la parte del comunicato in cui si rivendica
l’attacco al ministero:

“15/1/2010. Nella notte di venerdì 15 gennaio abbiamo attaccato il
ministero della Propaganda. Volevamo interrompere, sia pure
brevemente, il quartier generale che diffonde voci false. Abbiamo
voluto ricordare ai giornalisti che devono imparare a convivere con
la paura…
LIBERTA’ – PER SEMPRE
Organizzazione Rivoluzionaria 6
dicembre –
Ε.Ο. 6 ΔΕΚΕΜΒΡΗ”

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Messico – Nuovo attacco contro la Coca Cola

fonte: Fondazione Roscigna

La notte del 17 gennaio siamo usciti per dimostrare ancora una volta che questa guerra non è terminata, che le nostre azioni non si sono fermate e che continuiamo a provare quella rabbia che trasformiamo in azione ogni volta che decidiamo di mordere il nemico.

Stavolta abbiamo collocato due cariche limitate di dinamite assieme a bulloni sulle vetrate degli uffici di scambio e compra-vendita della imbottigliatrice Femsa, di proprietà della schifosa multinazionale Coca Cola. Tutte le vetrate sono state totalmente distrutte dall’esplosione. L’attentato è stato compiuto nel municipio di Ecatepec (Estado de México).

Coca Cola è una delle multinazionali distruttrici della terra, che contribuisce sempre più all’estinzione di specie animali e che usa il sovra-sfruttamento umano per produrre merci come bevande a spese delle risorse naturali, privatizzate. Coca Cola è una delle multinazionali responsabili dirette del deterioramento ambientale. L’abbiamo visitata noi, i molesti eco anarchici e liberatori, le cellule che hanno deciso di passare all’azione di qualità, con lo sforzo di espandere in una maniera più violenta le nostre azioni di sabotaggio.

Se è vero che il 2008 e il 2009 sono stati anni di espansione qualitativa, adesso nel 2010, anno nuovo, nuove strategie, nuove tattiche, ma c’è lo stesso coraggio quando agiamo.

Quest’azione l’abbiamo dedicata, con tutte le nostre ansie di libertà, ai prigionieri Víctor, Emmanuel, Abraham, Fermín e Socorro di Tijuana. Che la solidarietà diretta si moltiplichi in ogni azione clandestina, per la loro liberazione senza condizioni.

Prepariamo le nostre armi per il vertice del cambiamento climatico!

Colpendo forte e fuggendo!

Frente de Liberación Animal, Frente de Liberación de la Tierra

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Sobre Informalidad

Texto de Gabriel Pombo Da Silva

Vivir las prácticas insurreccionales lo mismo que organizarse informalmente es, en suma,
estimular a lxs individuos a recuperar el control (sin delegadxs o
expertxs) sobre su vida en “lo privado” (particular) y “lo
social”; como espacio que determina modelos de
vida/espectativas/rolles/comportamientos/fines/etc…

Que yo “apueste” por el principio federativo y grupos de acción
más “estables” (en el espacio-tiempo) que “difusos”
es por mi convencimiento personal que esta forma de organizarse no
ahoga o sanciona la autonomía del grupo o las otras
expresiones de lucha que se hacen complementarias.

La acción debe ciertamente ser un medio legítimo de
autodefensa y ataque al alcance de todxs (como lo son las IDEAS),
pero esto tampoco lo podemos “imponer” sino que debe ser
“sentido” y elegido por cada cual…

Elegir una forma “cerrada” de organizarse es algo opcional y no
sólo una formulación política.

Lo que cuenta es la afinidad y las dinámicas
(de discusión teórica y praxis revolucionaria) así
como las experiencias acumuladas (individual y colectivamente): como
individuos, grupo y como parte del movimiento antagonista que actúa
en el escenario social…

Hay compañerxs que opinan que actuar de forma más o menos
“cerrada” (y no abierta) entre las mismas personas, les
garantiza mayor “seguridad”…
tanto
en el desarrollo de la acción como en evitar “filtraciones”.

Hay compañerxs que desean asumir sus responsabilidades y acciones
de forma plena (asumiendo a la vez las consecuencias) y por ello
adoptan un acrónimo fijo y otrxs compañerxs no ven la
necesidad de asumir las acciones con siglas pues las acciones se
desarrollan en contextos que “se explican a si mismas”.

A mi juicio ambos planteamientos son legítimos… por eso
también rechazo las “acusaciones” de “vanguardistas”
que ciertxs compañerxs organizadxs en grupos “estables”
han recibido desde el movimiento antiautoritario: me refiero a la
FAI
(informal)
y “Células del Fuego” (entre otras)…

El nivel de conciencia sobre la necesidad del ataque (y eso radica en
lxs integrantes de cada grupo, su análisis de la situación,
local e internacional, táctica y estratégicamente;
fines a conseguir, objetivos marcados, etc.) hace que compañerxs
opten por modelos organizativos que son más “cerrados”
que otros. Cada grupo en función de sus individualidades y
aspiraciones operativas tendrá que ser muy cauto y acertar en
sus elecciones: en los compañerxs, en los medios y lo
planeado…

Quienes desean llevar a la praxis acciones de ataque (liberación)
complejas precisan de una cualificación “específica”
que no puede encontrarse en una reunión espontánea de
compañerxs.

Esto significa que los fines/objetivos que cada grupo se propone llevar a la práctica
determina las formas organizativas y lxs compañerxs que
formarán parte de los grupos…

Como anárquico valoro toda expresión de lucha: ocupaciones,
manifestaciones, pintadas, sabotajes, expropiaciones, etc…

No creo que yo eligiese a “cualquier compañerx” para
desarrollar un proyecto en una Okupa; hacer un expropiación o
llevar a cabo una liberación…
de
ese aspecto ( la elección de compañerxs) se encarga la
afinidad y la confianza que cada cual me inspira en según que
cosas…

De hecho podría vivir en una Okupa con unxs compañerxs
(con lxs que desarrollo un proyecto cultural, social, musical,
comunitario, etc.) “aliarme” espor
ádicamente
con otrxs para llevar a cabo acciones difusas no complejas y, tener
un grupo “cerrado” con el que llevo adelante acciones
complejas (expropiaciones, liberación de compas, etc.) que
otrxs compañerxs no estarían dispuestxs a llevar a
cabo…

Como ya he dicho no priorizo un método sobre todo como tampoco
fetichizo solamente la violencia revolucionaria. Considero que el
proyecto insurreccional anarquista es algo vivo que intenta abarcar
todas las cuestiones relativas a la dominación y la
liberación.

La dominación se combate con la teoría y la praxis, y la
liberación se alcanza del mismo modo…

Gabriel,

enero 2010

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Sull’informalità

testo di Gabriel Pombo Da Silva

tradotto da Culmine

Vivere le pratiche insurrezionali od organizzarsi informalmente, insomma, si
tratta di stimolare gli individui a recuperare il controllo (senza
delegati o esperti) sulla propria vita nel “privato”
(personale) e nel “sociale”, come spazio che determina
modelli di vita/aspettative/discorsi/comportamenti/fini/ecc…

Che io “punti” sul principio federativo e sui gruppi d’azione
più “stabili” (nello spazio-tempo) che “diffusi”
si deve alle mie convinzioni personali, laddove queste forme di
organizzazione non soffochino o sanzionino l’autonomia del gruppo o
le altre espressioni di lotta che le sono complementari.

L’azione deve essere certamente un legittimo mezzo d’autodifesa e d’attacco
alla portata di tutti (come lo sono le IDEE), ma non possiamo
“imporla”, bensì deve essere “sentita” e
scelta da ognuno…

Scegliere una forma “chiusa” di organizzarsi è un qualcosa di
opzionale e non solo una formulazione politica.

Quelle che contano sono l’affinità e le dinamiche (di discussione
teorica e di prassi rivoluzionaria), così come le esperienze
accumulate (individualmente e collettivamente) come individui, gruppi
e come parte del movimento antagonista che agisce nello scenario
sociale…

Ci sono compagni che pensano che agire in maniera più o meno
“chiusa” (e non aperta) tra le stesse persone, garantisca
ad esse maggior “sicurezza”…
sia
nella realizzazione dell’azione come nell’evitare le “infiltrazioni”.

Cisono com pagni che desiderano assumere le proprie responsabilità
ed azioni in maniera piena (con tutte le conseguenze) e per questo
adottano un acronimo fisso ed altri compagni che non vedono il
bisogno di associare le azioni con le sigle, perché le azioni
si effettuano in contesti che “si spiegano da se stessi”.

A mio giudizio, entrambe le posizioni sono legittime.. ed è per
questo che non accetto le “accuse” di “avanguardisti”
che certi compagni organizzati in gruppi “stabili” hanno
ricevuto dal movimento antiautoritario: mi riferisco alla

FAI (informale)
e alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco ( tra gli altri)…

Il livello di coscienza sul bisogno dell’attacco (e questo ha a che fare
con i componenti di ciascun gruppo, l’analisi della situazione locale
e internazionale, tattica e strategia, fini da ottenere, obiettivi
segnati, ecc.) fa sì che dei compagni scelgano dei modelli
organizzativi che sono più “chiusi” di altri. Ogni
gruppo in funzione delle sue individualità ed aspirazioni
operative dovrà essere molto cauto e dovrà indovinare
nella scelta dei compagni, dei mezzi e di quanto progettato…

Quelli che desiderano mettere in pratica azioni di attacco (liberazioni)
complesse hanno bisogno di una “specifica” qualifica che
non si può trovare in una spontanea riunione di compagni.

Ciò significa che i
fini/obiettivi, che ciascun gruppo si propone di mettere in pratica,
determinano le forme organizzative e i compagni che ne faranno
parte…

Come anarchico apprezzo qualsiasi espressione di lotta: occupazioni,
manifestazioni, scritte, sabotaggi, espropri, ecc…

Non credo d’aver scelto un “qualsiasi compagno” per portare
avanti un progetto in uno spazio occupato, un esproprio o una
liberazione…
su
questo aspetto (la scelta dei compagni) s’incaricano l’affinità
e la fiducia che ognuno m’ispira a seconda delle azioni…

Pertanto, io potrei vivere in un spazio occupato con alcuni compagni (con i
quali porto avanti un progetto culturale, sociale, musicale,
comunitario, ecc.), “allearmi” sporadicamente con altri per
effettuare azioni diffuse non complesse ed avere un gruppo “chiuso”
con il quale realizzare azioni complesse (espropri, liberazioni di
compagni, ecc.) che altri compagni non sarebbero disposti a fare…

Come ho già detto, non dò la priorità ad un metodo e
soprattuto non ho il feticcio della violenza rivoluzionaria.
Considero che il progetto insurrezionale anarchico sia qualcosa di
vivo che cerca di abbracciare tutte le questioni relative al dominio
ed alla liberazione.

Il dominio si combatte con la teoria e la pratica, la liberazione si
ottiene alla stessa maniera..

Gabriel,

gennaio 2010

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Assolti Qullù e Qillì

Il 19 gennaio si è concluso a Firenze il processo di primo grado contro gli anarchici Qullù e Qillì accusati di associazione sovversiva. L’accusa ha tentato di dimostrare che le tante individualità che hanno partecipato a livello internazionale alle iniziative della Campagna Contro Benetton facessero parte di un progetto associativo sovversivo. Perciò ha chiesto una condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione per Qullù e a 1 anno per Qillì. La corte d’Assise, invece, ha stabilito l’assoluzione per entrambi i compagni
in quanto “il fatto non sussiste”.

Ad ogni modo ricordiamo che non sono finiti i guai giudiziari per coloro che lottano per la distruzione de I Colori Uniti della Vergogna: a giorni, infatti, è attesa la sentenza sullo sgombero della comunità mapuche Santa Rosa, “rea” di aver recuperato il proprio territorio.

Solidarietà attiva ai peñi e alle lamuen in conflitto con gli usurpatori del territorio mapuche.

Marichi weu!

Pekeñ e Trapial

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Roma – Attentato contro l’associazione dei carabinieri in congedo

Bomba contro sede dei carabinieri – Indaga un pool antiterrorismo

fonte: Il Tempo online / 20.01.10

Roma – Il gesto è stato rivendicato dalle “Cellule di resistenza proletaria nucleo Mario Galesi”. Danneggiato il portone, una vetrata e la targa dell’associazione dei carabinieri in congedo che da 10 anni risiede nello stabile.

Attentato contro la sede dell’associazione nazionale carabinieri in congedo sezione di Montesacro: un ordigno artigianale, fatto con 9 bombolette di gas da campeggio e alcuni fili elettrici, è esploso ieri notte notte davanti all’ingresso secondario di un istituto tecnico romano, l’Ict Matteucci, in via delle Vigne Nuove. L’esplosione ha danneggiato il portone della scuola, una vetrata e annerito la targa dell’associazione dei carabinieri che da dieci anni risiede nello stabile. Il gesto è stato rivendicato in mattinata con una telefonata ad un quotidiano romano dalle “Cellule di resistenza proletaria nucleo Mario Galesi”. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Montesacro.
“L’attentato di questa notte contro la sezione di Montesacro dell’Associazione nazionale dei carabinieri in congedo è un atto vile che merita la piena condanna da parte delle istituzioni – commenta in una nota l’assessore provinciale alle Politiche della Sicurezza e Protezione Civile, Ezio Paluzzi – Un gesto che svela apertamente il suo scopo: quello di colpire da vicino l’Arma dei Carabinieri e anche di attaccare tutte quelle persone che ogni giorno con il loro volontariato contribuiscono a garantire la sicurezza della nostra comunità. Un atto ignobile che non deve essere sottovalutato da nessuno. Nell’esprimere solidarietà e vicinanza a chi è stato colpito, mi auguro che i responsabili vengano presto individuati e consegnati alla giustizia”.
Il Pdl di Roma, tramite il deputato e coordinatore romano Gianni Sammarco, in una nota esprime “sdegno e condanna per l’inaccettabile attacco alla sede dei Carabinieri in congedo a Vigne Nuove, esprimendo tutta la propria solidarietà e vicinanza all’Arma dei Carabinieri che merita il plauso e il ringraziamento di tutta la collettività per l’incessante lavoro a contrasto e prevenzione della criminalità”.

Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti ha aperto un fascicolo in merito all’ordigno fatto esplodere in via delle Vigne Nuove. L’ipotesi di reato deve essere ancora formulata. Il magistrato, che coordina il pool antiterrorismo, è in attesa di ricevere un rapporto dai militari della compagnia di Montesacro cui sono stati affidati gli accertamenti. L’attentato è stato rivendicato dalla «Cellula di resistenza proletaria Nucleo Mario Galesi» (il brigatista morto in una sparatoria avvenuta su un treno Roma-Firenze all’altezza di Arezzo il 2 marzo del 2003) sigla non sconosciuta agli investigatori.

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Sulla Federazione Anarchica Italiana

fonte: informa-azione

Riceviamo e pubblichiamo:

SULLA FEDERAZIONE ANARCHICA ITALIANA

È del 16 dicembre scorso un comunicato della Commissione di
Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana in merito ai
fatti di Gradisca d’Isonzo e di Milano. Una nota molto rassomigliante
a quella diffusa il 28 dicembre 2003 subito dopo i fatti di Via
Gerusalemme a Bologna.
Ora, doversi ritrovare tra le mani questi
trafiletti degni delle penne migliori del Giornale o del Resto del
Carlino lascia davvero l’amaro in bocca, quando non monta il prurito
alle mani. Che dei “compagni” siano così dediti alla
delazione e all’infamia, quali che siano le proprie pratiche e i
propri pensieri, da far invidia a scribacchini e questurini è
indecente.
Sicuramente certe pagine potrebbero benissimo essere
ignorate o utilizzate nel caso si finisca la carta igienica, ma la
faziosità e la malcelata paura di poter essere scambiati per
anarchici più silenti e meno pantofolai inducono a qualche
riflessione.
Tralasciando la querelle tra federazione di sintesi e
federazione informale, tra gradualismo rivoluzionario e
insurrezionalismo, se si passa ad analizzare i due comunicati a firma
Federazione Anarchica Italiana in merito ad azioni rivendicate dalla
Federazione Anarchica Informale balzano agli occhi molti elementi
interessanti.

In primis, la FAI come Federazione Anarchica Italiana è un
marchio registrato che pretende esclusività. Fuori dalla
Federazione Anarchica Italiana non vi possono essere anarchici. Al
massimo qualche “poliziotto di vocazione” che si camuffa di nero.
Perché gli anarchici, quelli veri, quelli a volto scoperto,
quelli protetti da copyright, non devono essere associatia infami
azioni provocatorie. E tanto meno la loro sacra e storica sigla. La
stessa del Fondo Italiano per l’Ambiente e della Federazione
Autotrasportatori Italiani. Forse sarebbe consigliabile, dal momento
che le due sopra citate realtà sono tutto tranne che
informali, che la FederazioneAnarchica Italiana
intraprendesse le
vie legali, per mezzo del pool di avvocati che scrive sui loro organi
federali, al fine di riapproppriarsi di ciò che le spetta per
divino volere: la santa firma FAI. Quante cavillose e inutili
precisazioni sul proprio nome indossate a maschera per nascondere il
timore di passare per i cattivi. Se si volesse, al contrario, pensar
male si potrebbe perfino arrivare a concludere che con questa marea
di carta sprecata per puntualizzare che non si è brutti e neri
terroristi si sia in cerca di pubblicità e/o di legittimazione
politica. Ma non ci allarghiamo troppo…
La FAItaliana arriva
addirittura a sostenere che la Federazione Anarchica Informale additi
alla repressione i compagni (cioè loro stessi, in preda al
panico sotto lecoperte) per una “infelice” scelta di nome. Per di
più con un furbesco tono da “dico – non dico” con cui si
vuole sottintendere che la sigla FAInformale altro non sia che
l’ennesima macchinazione statale atta a criminalizzare i veri
anarchici federati sotto la bandiera di Saint-Imier (che si sia
rimasti unpo’ indietro con gli anni?).
Pare, però, alquanto
più verosimile che chi addita i compagni alla repressione sia
la Federazione Anarchica Italiana, che si arroga la qualifica di
“principato degli anarchici”, nel quale gli anarchici di origine
controllata sottostanno ad un unico pensiero e danno vita soltanto a
determinate pratiche.
Al di fuori di queste non si è più
anarchici, ma provocatori e infami, se non sbirri. E,
conseguentemente, scattano scomuniche e fogli di via.
Perchè una federazione come si deve non può che essere formale, di
sintesi. Chissà, che l’informalità non sia un nuovo
trucchetto di quei malandrini dei poliziotti a cui però si
deve rispetto umano? Mah… giusto per istillare un po’ di dubbi… e
magari tirare acqua al proprio mulino.
Nessuno può
pretendere che all’interno di un variegato movimento come può
essere quello anarchico (assodato poi che di movimento si possa
parlare, ma prendiamo per buoni i termini usati nei comunicati) ogni
sua anima si riconosca nelle pratiche di tutte le altre. Ma c’è
una gran differenza tra il non riconoscersi in determinate azioni e
lo sconfessarle pubblicamente, bollandole di infamia e provocazione.
Se la Federazione Anarchica Italiana non adotta certi metodi come
propri ciò non significa che altri anarchici non possano
prendere vie diverse, ma evidentemente certi ragionamenti non sono
abbastanza avanguardisti per essere capiti.

Per la FAItaliana, vere azioni dirette contro il dominio e le sue
articolazioni sono funzionali alla “strumentalizzazione mediatica”,
nonché un impedimento al regolare svolgersi delle vere lotte
che solo i veri anarchici compiono, ossia gli scioperi, il
sindacalismo di base e l’apertura di circoli.
Saremmo tentati di
ricordare ai compagni della FAI (quella legalmente riconosciuta, per
carità!) che forse ancora non hanno capito in che secolo ci si
ritrova a vivere. Il 1900 è passato da un pezzo e voler
riproporre ostinatamente strumenti di lotta validi allora in un
contesto, come quello attuale, radicalmente cambiato, è per lo
meno miope. Purtroppo o per fortuna, la guerra sociale deve dotarsi
di armi adeguate alle condizioni dello scontro. Le condizioni dai
tempi di Malatesta sono un pochettino state trasformate. Ma forse il
vino delle osterie, tra un nostalgico brindisi e l’altro, ha
leggermente rallentato i compagni gradualisti. Speriamo si
riprendano, un giorno.
Per ritornare ai “famigerati” pacchi
bomba, la Federazione Anarchica Italiana scrive che il loro impiego è
“oggettivamente” antianarchico (quale dogma e verità
incontestabile), per non parlare poi del fatto che possano colpire
indiscriminatamente. In effetti, una pacco bomba recapitato ad un CIE
potrebbe finire in mano ad uno dei reclusi, così come un
ordigno piazzato in una università e programmato per esplodere
alla tre di notte potrebbe ferire qualche studente o bidello. Se
invece, per chi scrive, nella categoria dell’indiscriminatamente
rientrano Croce Rossa, Misericordia o le mura dell’Università,
noi saremmo stati felici che si fosse assistito a qualche
indiscriminata vittima.

Ma non avevamo capito! Le bombe di Milano e di Gradisca altro non
sonostate che il giochetto dello Stato per distogliere l’attenzione
(sempre mediatica, mai dimenticarlo. E come dimenticare i continui
appelli ai colleghi “operatori dell’informazione” affinchè
compiano bene il proprio mestiere?) dalle tante manifestazioni a
marchio FAI italiana per ricordare. Ricordare cosa? Ah si, Pinelli e
le stragi.
Perchè lo Stato “non può tollerare”
che si ricordi quello che i verianarchici da quarant’anni non fanno
altro che urlare ai quattro venti. Che Pinelli (ormai assunto a
martire cherubino) è stato ucciso dalla polizia e che Piazza
Fontana fu una strage di Stato. Verità certamente
incontestabili, ma ci pare che allo Stato pochi importi che ogni
tanto qualche decina di persone giri per le piazze con lumini e
drappi neri a raccontare storie ritrite. È difficile credere
che lo Stato non possa tollerare tale carica sovversiva.
Di omicidi a mano sbirresca se ne contano uno al giorno e quelli di
quarant’anni fa anche se vengono ricordati… amen, in fondo si
tratta di qualche vecchietto innocuo. Questo penserà lo Stato,
al massimo.
Ma la Federazione Anarchica Italiana, in preda a
costante vittimismo, si ferma qua. Si compiace di come siano bravi a
ricordare alla gente come il potere sia brutto, cattivo e birbone.
Sottoscriviamo.
Nel predicare al cielo la FAItaliana è
davvero una campionessa. Mad’altronde si sa, spesso chi predica bene
(e neanche tanto in questo caso), razzola male. E dai fiumi di parole
e d’inchiostro, la FAItaliana non sa che stringere banalità e
stupidità.
Un miopismo reazionario, tanto per usare un
termine a loro caro, che si affianca alla paura dello slancio in
avanti e alla malafede delle delazioni.
I “bei tempi andati”,
unico carburante di un cadavere in putrefazione sono andati. Prima ce
ne si accorgerà meglio sarà per tutti.
Ma, più realisticamente parlando, fa comodo a certi non accorgersene, per
poter meglio ammantare la propria vigliaccheria con le solfe
dell’educazionismo e delsindacalismo.
Nel concludere, una sola
precisazione: le critiche qui espresse non ritengono essere rivolte a
tutte le individualità che compongono la Federazione
Anarchica Italiana. Certamente nella base di quell’organizzazione ci
sono persone mosse da buona fede e da buoni propositi, ed a loro
diciamo: sveglia!
A chi invece si riconosce nei comunicati della
Commissione di Corrispondenza non ci resta che ricordare che le Forze
di Polizia assumono sempre.

Alcuni informali corrispondenti

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per scaricare “La Venganza de Prometeo”

LA VENGANZA DE PROMETEO

sobre la huelga de hambre de presxs anarquistas

Presxs en guerra… LIBERTAD

Algunxs Anarquistas
Bs. As. Verano 2010

Per scaricare in spagnolo LA VENGANZA DE PROMETEO:

http://aiferricorti.entodaspartes.net/files/2010/01/folleto-HH_online.pdf

 

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Atene – Formazione rivoluzionaria per la diffusione del caos

fonte: Culmine, 17.01.10

La Formazione rivoluzionaria per la diffusione del caos,
con il seguente comunicato in greco:
athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1122074,
rivendica l’attacco incendiario avvenuto sabato, 16 gennaio.
Nell’attacco sono stati dati alle fiamme 5 veicoli appartenenti alla
Siemens, in un parcheggio nei paraggi di Atene.

La rivendicazione spiega che l’attacco è rivolto alla Siemens in
quanto si tratta di una ditta che fornisce le telecamere per il
controllo del traffico e dei cittadini, in piena collusione con le
forze di polizia.

Lo scritto inizia con una citazione da F. Nietzsche e conclude con una
di R. Novatore; inoltre vengono ricordati i compagni che sono in
carcerazione preventiva in quanto accusati di far parte della
Cospirazione delle Cellule di Fuoco.

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Salonicco – Rivendicazione nichilista di un attacco incendiario contro il PASOK

Con il grande rammarico per il ricorso al traduttore automatico, Culmine
diffonde con nera gioia questa rivendicazione fortemente nichilista.
Gli scritti -dal nulla- dei nostri cari compagni greci son sempre più
affascinanti.

Ci assumiamo la responsabilità per l’attacco incendiario degli
uffici del PASOK di Salonicco, il 14 gennaio.
Regaliamo tutto il nostro odio a:
-il mondo della politica istituzionalizzata di
tutte le sfumature.
Dai socialisti più “libertari”
alla destra più estrema. Siete disgustosi.
-il mondo del capitalismo e della borghesia. Dalle celebrità ai
poco appariscenti, a partire dagli artisti alternativi. Che siate
poveri o ricchi
.
-il mondo del giornalismo e della mediazione. C’è da
manipolare. Dai media di regime e dai blogs. Stampate
la morte della società.
-il mondo del disgusto in divisa
che protegge le categorie di cui sopra.
Dagli alti ufficiali,
l’FBI, fino agli ultimi miserabili addetti alla sicurezza.
il mondo, tutti coloro che non rientrano in queste categorie, ma che
vorrebbero entrarci.
I patrioti ed i razzisti. I sessisti e
gli omofobi. Tutti i contro-rivoluzionari.
L’esistenza di tutti
questi mondi è unica e accidentale. Ci interessano fino a
scomparire. Tutta la bellezza è nelle bare.
Fino ad allora vi promettiamo una cosa: un futuro molto peggiore.
La rivoluzione è ottenere MONODROMOS ZOI significativi
sull’Anarchia.

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Santiago del Cile – Attentato esplosivo contro un centro commerciale Falabella

fonte: Liberación Total

L’esplosione s’è verificata alle 17.20 di venerdì, 15 gennaio,
orario in cui il centro commerciale funzionava normalmente.

L’ordigno di fabbricazione artigianale era composto da un estintore riempito di
polvere ed è stato lasciato nel secondo piano, nel settore
degli articoli sportivi.

La detonazione ha provocato danni all’interno del centro ed un lieve
trauma acustico a due persone.

Il locale di Falabella si trova in pieno centro di Santiago, luogo pieno
di altri centri commerciali, filiali bancarie, videocamere, guardie
municipali e poliziotti, ecc.

Sul posto sono intervenuti gli artificieri del GOPE per effettuare le
perizie del caso. Esaminati anche i filmati delle videocamere di
sicurezza del centro commerciale. Il vice-segretario degli Interni,
Patricio Rosende, ha affermato che verrà applicata la legge
antiterrorista contro coloro che risulteranno responsabili e che
questo fatto non altererà il normale funzionamento delle
elezioni presidenziali di domenica 17 gennaio.

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