Messico – Attacco incendiario contro un camion ed una jeep

fonte: Anónima Vegana

Per le giornate di agitazione e di solidarietà Anticarceraria per
i compagni prigionieri in Messico e in tutto il Mondo (dal 1 al 12
febbraio)…
La notte di giovedì, verso le 2 a.m. la nostra
cellula s’è apprestata nuovamente a lottare per tutti i nostri
compagni di lotta, in guerra contro il capitale e l’antropocentrismo.
Spezzando la passività, abbiamo deciso di recarci in un posto
in cui c’era un camion di una genocida ditta locale chiamata…
“Leche León”. Abbiamo versato sulla parte anteriore
della benzina ed abbiamo dato fuoco, contenti per quel che abbiamo
fatto, contenti per aver dimostrato ai nostri compagni che la
passività non regna nelle nostre vite, che continuiamo saldi
nelle nostre convinzioni, guardando dal basso il sistema imposto.
Dimostrando la nostra solidarietà, quella stessa notte ci
siamo diretti in un altro posto in cui c’era una Jeep appartenente ad
un macellaio. Anche in questo caso abbiamo versato della benzina su
quel “meraviglioso” veicolo e rapidamente gli abbiamo dato
fuoco… correndo tra le ombre abbiamo abbandonato il posto.

Vogliamo inviare un caloroso abbraccio ai nostri anonimi fratelli guerrieri!
Vi diciamo che giorno per giorno lottiamo per tutti voi, non ci
fermeremo mai fino a che non sarete fuori da quelle sbarre
oppressive, lotteremo ogni giorno per la vostra libertà!

Solidarietà per voi, solidarietà a tutti gli indagati dallo Stato codardo!

Che la fiamma si propaghi!

Sempre anonimi, sempre saldi!

Salud!

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La Federación Anarquista Insurreccionalista Informal sull’arresto di Adrian

traduzione: Culmine

Comunicato sull’arresto di Adrian Magdaleno

Ai compagni che continuano nella guerra contro lo Stato ed il capitalismo

Al movimento anarchico in generale

Dinanzi al perentorio articolo di Alejandro Jiménez, del quotidiano messicano El Universal, e dinanzi a quel che si dice attorno al caso di Adrian Magdaleno, desideriamo esprimere quanto segue:

In primo luogo, pensiamo che sia di una totale stupidità ammucchiare tutti i gruppi d’azione anarchica in una unica
prospettiva, prendendo spunto da un’azione individuale. I gruppi anarchici, come ben sapete, hanno diverse forme e modi d’agire, basati sull’analisi che parte dall’affinità.

Non tutti siamo d’accordo con l’azione di collocare un esplosivo nella metropolitana, a maggior ragione quando c’è gente all’interno. Tutte le azioni devono esser calcolate in anticipo, ma per motivi di principi e strategici noi non la faremmo comunque. D’altra parte, non vogliamo contribuire alla spettacolarizzazione ed alla criminalizzazione dello Stato nel ritenere il compagno colpevole o innocente. Egli è coerente con le sue idee ed azioni.

Vogliamo anche sputare in faccia a ALEJANDRO JIMENEZ che deve riportare l’informazione com’è, in quanto le 29 pattuglie di Tijuana sono state bruciate e non mitragliate e le dicerie della polizia che avrebbe trovato materiale nella casa di Adrian che lo legherebbe al movimento di Atenco ed ai gruppi di liberazione animale sono state diffuse dalla stampa, proprio per averle ricevute dalla polizia.

D’altro lato, lo esortiamo a non emettere alcun giudizio su Adrian, perché lui ha solo la versione della polizia e non le motivazioni che a livello individuale hanno spinto a realizzare tale azione. Di conseguenza, non condividiamo quell’articolo reazionario che invece di contribuire ad un’analisi critica sembra essere un classico articolo di cronaca nera, che cerca di criminalizzare il movimento d’azione anarchica, tentando sempre di sminuirlo in comparazione
alle sue amate guerriglie comuniste. Come qualsiasi buon reporter dello Stato (in maniera diretta o indiretta) che guarda all’esterno, lo esortiamo a stare attento alla sua opinione.

Da parte nostra, dichiariamo che non abbiamo alcun legame diretto con nessun membro del FLA o dei gruppi eco-anarchici. Anche se in qualche maniera abbiamo affinità con alcune azioni che i compagni effettuano, noi che costituiamo la Federación Anarquista Insureccionalista Informal abbiamo concetti diversi sulla lotta diretta contro lo Stato ed il capitalismo. Ma per nessun motivo contribuiamo alla criminalizzazione fatta dalla Stato e pernessun motivo giustifichiamo la repressione dello Stato verso le azioni dei compagni anarchici (ci piacciano o meno), come suole accadere in Messico.

Dall’informalità di questo primo comunicato invitiamo alla solidarietà con Adrian Magdaleno, prigioniero dello Stato messicano dal 4 febbraio. Un fraterno saluto ad Adrian.

Per la solidarietà rivoluzionaria!!

Federación Anarquista Insurreccionalista Informal

_______________________________

l’articolo dell’analista messicano:

http://dearmastomarmexico.blogspot.com/2010/02/descarrilar-el-metro-pesima-idea.html

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Sentenza sequestro Mylonas

fonte: Ekathimerini.com

Un tribunale di Salonicco ha condannato ieri quattro persone per il
sequestro dell’industriale Giorgos Mylonas nel giugno 2008. Due
sedicenti anarchici, Vangelis Chrysochoidis e Polykarpos Georgiadis,
hanno avuto 22 anni e tre mesi di carcere, Asimakis Lazaridis, un
cameriere da Creta, è stato condannato a 13 anni e due mesi,
mentre il detenuto Giorgos Haralambidis ha ricevuto una condanna a 13
anni e sei mesi. Tutti e quattro sono ricorsi in appello, ma
non sono stati liberati. Il fuggiasco Vassilis Palaiocostas, è stato condannato a 8 anni
e nove mesi in contumacia, ma solo per le spese di infrazione. Sarà
processato con l’accusa di sequestro di persona non appena sarà
arrestato. I genitori e le sorelle di Haralambidis hanno avuto la
sospensione condizionale della pena, dopo essere stati giudicati
colpevoli di aver accettare alcuni dei soldi del riscatto.
I
rapitori avrebbe ricevuto 10,8 milioni di euro dopo aver sequestrato
Mylonas per 13 giorni.

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Comunicato dell’ALF messicana (FLA) sull’arresto di Adrian

traduzione: Culmine

La sporca infamia del presunto “leader” del FLA

Abbiamo deciso di far uscire questo testo con il fine di smentire tutta
quell’accozzaglia di menzogne che sono state riversate sul nuovo
prigioniero, imputato di essere uno degli odiati eco-anarchici.

Circa una settimana fa, la polizia bancaria e industriale è riuscita
a catturare Adrian Magdaleno, giovane di 21 anni,
studente universitario. Lo hanno catturato (secondo fonti veritiere)
nella stazione Taxqueña della metropolitana di Città
del Messico, dopo aver collocato una bomba composta da gas butano in
uno dei binari. Per cause non note, l’ordigno non ha provocato
l’effetto desiderato. Invece di scoppiare, ha solo propagato una
densa cappa di fumo all’interno della metropolitana. Quest’azione ad
alto rischio è costata la libertà ad Adrian che, dopo
esser stato infamato dalla marcia società, è stato
rinchiuso in una di quelle celle previste per chi attacca e danneggia
il sistema del trasporto pubblico. Come sempre accade, sappiamo che è
stato interrogato e probabilmente pestato da alcuni agenti
specializzati sul tema degli attacchi anarchici. In seguito, è
stato trasferito nel penitenziario Reclusorio Norte, luogo dove si
trova anche il prigioniero libertario Emmanuel Hernández.

Il fallito attentato anarchico, com’è stato definito dai
quotidiani nei giorni precedenti alla comunicazione dell’arresto, ha
subito presentato delle incognite e delle manipolazioni da parte di
chi è il mero specchio della codardia interiorizzata.

I giornali messicani raccontano che Adrian è un terrorista e non
un lottatore sociale, e quindi una persona che non merita d’esser
sostenuto. Ma chi è la stampa per dire chi bisogna appoggiare
o meno? Adrian si considera o si considerava come lottatore sociale o
come lottatore anti-sociale? Per saperlo, bisogna attendere che lo
dica lui in futuro.

Alcuni analisti delle guerriglie tradizionaliste considerano che l’attacco
alla metropolitana sia stato un atto di terrorismo, che egli abbia
volutamente cercato di danneggiare delle persone e che nemmeno l’EPR
(gruppo armato messicano, d’ideologia marxista -ndt) ha mai
fatto cose del genere. Ma noi diciamo che non si può comparare
un gruppo di carattere anarchico abolizionista ad uno che solo cerca
di arrivare al potere ed un volta lì comandare e reprimere
tutti quelli che non sono d’accordo con la dittatura del
proletariato. Di esempi ce ne sono tanti, l’azione diretta anarchica
non può essere paragonata alle azioni armate dei marxisti.

Nella storia dell’anarchismo ci sono stati individui che hanno deciso non
solo di collocare bombe e di ammazzare il tiranno ma che, per
circostanze diverse, hanno colpito anche terzi. Abbiamo l’esempio di
Severino Di Giovanni, anarchico italiano, esiliato in
Argentina negli anni ’20. Severino s’è caratterizzato come
l’ideologo della violenza, egli ha assassinato non solo tiranni e
fascisti, ma anche persone che -come diceva- avevano avuto la
malasorte di trovarsi lì e non è che noi condividiamo
questa posizione, ma siamo certi che persone come Severino ed altri
si vedranno molto presto in Messico perché la tremenda crisi
farà sì che molti individui si dedicano a non aver più
paura e ad affrontare lo Stato come hanno fatto Adrian e tutti i
prigionieri antiautoritari per la liberazione della terra. Come sanno
gli ideologi delle guerriglie armate marxiste, come Alejandro
Jiménez, che Adrian avesse l’intenzione di far “saltare
in aria” delle persone che solo per una cattiva sorte si
trovavano lì? Questi analisti hanno solo accettato la versione
fornita dalla stampa. Possiamo notare come questi ideologi da
strapazzo cercano solo di acchiappare le scoregge della cronaca nera,
tacciando Adrian di essere un terrorista e paragonando il FLA ad un
gruppo come l’EPR.

C’è anche giunta notizia che Adrian sarebbe imputato d’altro, perché
avrebbe dichiarato d’esser stato lui che in qualche maniera avrebbe
contribuito all’attacco di una filiale di Banamex, nel settembre
dello scorso anno, presso la delegazione di Milpa Alta. Non ne siamo
certi, ma si tratterebbe delle ripetizione del caso piuttosto noto di
Diego Alonso
di Guadalajara. Dicono che avrebbe dichiarato
d’esser un anarchico del FLT (fronte di liberazione della terra,
ELF
) e di esser l’autore di almeno 6 attentati anarchici contro
differenti obiettivi nello stato di Jalisco. La stampa e lo Stato
mentono, mentono quando dicono che Adrian avrebbe dichiarato di esser
quello che ha attaccato quella volta la filiale bancaria, mentono
quando dicono che durante la perquisizione a casa sua hanno trovato
foto di “dirigenti” del FLA internazionale, ma soprattuto
mentono quando dicono che è un “leader” del FLA. La
qualcosa è totalmente assurda perché il FLA, come è
stato detto in precedenza, non è un gruppo formale, non è
un’organizzazione di massa, non è un collettivo con un vertice
e dei subordinati. Non è la tipica rete di persone collegate
tra di loro che obbediscono al “comitato centrale”. Il FLA
è una rivendicazione, qualsiasi persona che decida di spezzare
la monotonia delle strade e di distruggere le proprietà degli
specisti e di liberare gli animali è del FLA. Questo dovrebbe
saperlo la polizia messicana, visto che su tale aspetto viene
supportata da agenti degli USA.

Ci dicano i responsabili dell’FBI, dell’Interpol e delle altre merde in
Messico: quando siete riusciti a fermare il FLA? L’avete forse
smembrato quando avete catturato e spinto alla morte BarryHorne,
con l’accusa di essere il “leader” del FLA in UK? S’è
forse fermata l’attività di liberazione quando Rod
Coronado
è stato accusato di essere il “leader”
del FLA negli USA? Vi siete forse dimenticati che quando arrestate
qualche persona o la presentate come “capo” del FLA e del
FLT altre cellule rispondono con una raffica di azioni contro quel
che più fa male agli sfruttatori, ossia contro le loro
proprietà? NO! L’attività non s’è fermata e non
aspettatevi che l’azione diretta si fermi di fronte a questa notizia
così dolorosa per i compagni di Adrian e per noi che non
l’abbiamo mai conosciuto.

Speriamo che il compagno continui ad esser forte come quel giorno nella
metropolitana, quando ha collocato l’ordigno esplosivo. Speriamo che
continui con la fronte in alto e si manifesti almeno con una carta o
con la sua mente come prigioniero in guerra. Tutta la forza a Adrian,
che la solidarietà diretta incendi l’ego di questa maledetta
società, malata ed alienante. Perché: chi è
stato ad infamare Abraham al carcere dopo l’azione di
dicembre? Chi ha infamato Adrian e lo ha scaraventato nelle celle del
Reclusorio Norte? La schifosa società di massa, manipolata dal
dominante sistema capitalista globale! Per questo e per tutto il
resto: GUERRA!

Hanno nuovamente colpito questa lotta. Hanno colpito le le braccia e la
schiena, ma non nelle gambe. Per questo non siamo caduti e pertanto:
continuiamo a stare in piedi, cazzo! Mentre gli Insorti di Cile e
d’Argentina lottano davanti alle ambasciate e le altre rappresentanze
tra i loro paesi ed il Messico, qui prepariamo la festa in risposta
alle loro azioni di ribellione e di solidarietà
rivoluzionaria.

La risposta all’arresto dei nostri compagni in lotta è in
gestazione, ma si avvicina. Né con le videocamere né
gli sbirri potranno fermarci.

Muore l’individuo, mai l’idea!

Frente de Liberación Animal/México

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Galizia – Sull’attacco al negozio Benetton a Lugo

La polizia riconosce che sarà difficile individuare gli attaccanti del negozio Benetton

http://www.lavozdegalicia.es/lemos/2010/02/17/0003_8299705.htm

Individuare il gruppo che lunedì pomeriggio ha attaccato il negozio
Benetton, di Lugo (Galizia), non sarà compito facile per la
polizia. Il fatto che le sette persone che sono entrate nel locale
commerciale, in pieno centro di Lugo, fossero mascherate rende più
difficili, se non impossibili, le identificazioni. Nessun dettaglio è
stato fornito dalle videocamere.

Fonti di polizia hanno ammesso che l’identificazione degli attaccanti è
complessa.

Gli investigatori sono del parere che il gruppo abbia preparato l’attacco
con anticipo e che abbia approfittato delle feste di carnevale per
non attirare sospetti. Credono, inoltre, che dietro ci sia qualche
organizzazione anarchica. Di fatto, nei forum libertari si è
diffusa la notizia dell’attacco con una estrema rapidità,
aggiungendo dettagli sulle scritte tracciate nel negozio.

La polizia non scarta l’ipotesi che gli attaccanti siano anch’essi di
Lugo e che siano collegati con altri gruppi che hanno effettuato
azioni simili, in altre città spagnole, anche se non
recentemente. Per esempio, a Gijón, è accaduto un
qualcosa del genere.

Fino a ieri mattina il gesto non era stato rivendicato da alcun gruppo
anarchico. ma è possibile che nelle prossime ore l’azione sarà
firmata in qualche pagina anarchica su Internet.

Chiusura del negozio

I danni causati all’interno del negozio sono notevoli. I protagonisti
dell’incidente hanno spaccato le vetrine con delle mazze. Danneggiato
anche il metal detector all’ingresso. All’interno molti abiti sono
stati gettati a terra, altri sono stati macchiati di vernice rossa.
Inutilizzabili anche i computer ed alcuni attaccapanni.

I commessi presenti al momento del rapido attacco non hanno subito
aggressioni. Gli attaccanti si sono occupati solo dei danni
materiali.

La polizia non ha dubbi che si tratti di un attacco in difesa della
comunità mapuche dell’America del Sud che mantiene, da alcuni
anni, una lotta senza soste contro il polemico marchio italiano. Di
fatto, all’interno del locale hanno tracciato la scritta che dice
“Marichiwueu” (sic!) che, a quanto pare, significa
in mapuche “cento volte vinceremo” (sic!, mari=10).
Su internet, l’azione è stato descritta come “vendaval
anarquista no Benetton de Lugo”
(in lingua galiziana
“burrasca nella Benetton di Lugo”).

La lotta tra i mapuche e gli imprenditori italiani è costante ed
ha avuto sempre una grande ripercussione mediatica. Diversi sono
stati i processi, le proibizioni, gli attacchi fino a che a mediare
il conflitto è intervenuto il premio Nobel per la Pace, Pérez
Esquivel, che ha rivolto gravi accuse a Luciano Benetton.

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Intervista a Polykarpos Georgiadis, accusato dalla giustizia greca di partecipazione al sequestro dell’industriale Mylonas.

fonte: quotidiano Proto Thema

traduzione: Culmine

Domanda:
– In una vostra lettera dall’interno del carcere avete specificato
che l’innocenza e la colpevolezza sono un falso dilemma, che ha a che
vedere solo con l’arsenale giuridico dello Stato. All’inizio del
processo tu hai dichiarato di non riconoscere l’accusa che ti viene
contestata. Qual è esattamente la tua linea di difesa?

Risposta: In
tribunale ho rifiutato l’accusa ammettendo solo il fatto che, come
antiautoritario e come amico, ho aiutato Palaiokostas a nascondersi.
Oltre a ciò, la dicotomia innocenza-colpevolezza è uno
strumento nelle mani del pensiero giuridico borghese e non mi
riguarda. Il diritto civile, al cui interno è anche compresa
questa dicotomia, intende solo garantire le condizioni operative
della classe dei capitalisti criminali.
Se mi fossi
dichiarato o innocente o colpevole, avrei accettato questo schema.
D’altra parte, sin dal 19° secolo la corte è un forum
pubblico per il movimento radicale.
Ho
usato tale forum non solo per l’aspetto penale del caso, ma anche per
difendere le mie scelte politiche.

D: – Palaiokostas
vi scagiona da qualsiasi forma di cooperazione nel sequestro di
Mylonas. Egli sostiene che siete coinvolti nel caso per via della
vostra amicizia. Ma da parte vostra, voi fate un passo in più,
in quanto sostenete moralmente e ideologicamente le sue azioni. Non
ti pare che in questo modo, aggravate la vostra situazione?
R: –
Moralmente e
ideologicamente, in solidarietà con le azioni Palaiokostas, è
l’intera popolazione greca. Certo, perlomeno
tutti in
prigione!
Vorrei solo
ricordare le parole di Feraios Rigas: “Quando l’Autorità
stupra, fallisce, distrugge i diritti delle persone (…), allora la
rivoluzione, di una parte o di tutto il popolo, che prende le armi e
punisce i tiranni è la più sacra
di tutte
le leggi e la più essenziale di tutti i suoi debiti “
.

D:
– Che cosa ne pensi del comportamento di Mylonas di fronte a voi?
R:
Io penso che Mylonas o si è confuso o ha recitato una
parte. E’ caduto in numerose contraddizioni come per esempio-
sull’esistenza di un cittadino albanese nel sequestro, che per magia
è scomparso!. Ed ha aggiunto d’avermi riconosciuto dalle
orecchie!
E’ stata una
boccata d’ilarità nell’aula occupata dagli sbirri.
Diversamente, la moglie è stata onesta e si è
rifiutata di riconoscerci. La sua deposizione

è stata ignorata -per fortuna, è veramente accaduta? –
dai mass-media urbani.
Ho espresso pubblicamente la mia
opinione su Mylonas: un peso contro il pianeta e una barriera ai
venti, come tutti i capitalisti.

D:
– Quale pensi sia l’elemento chiave della requisitoria contro di
voi?
R: – EKAM
(la più alta unità speciale delle forze di polizia) mi
ha catturato mentre stavo bevendo raki e guardavo un film dei Monty
Python assieme Palaiokostas.
Non è sufficiente?
C’è anche una ridicola “confessione” di un ragazzo
che si è continuamente auto-distrutto. E il “riconoscimento”‘
da parte di Mylonas che sostiene che sono alto 1,90 m, mentre io sono
alto 1,75 m!

D: – Il ministro di Queen’s Peace ed i mass
media parlano di un intreccio tra spazio anarchico e criminali comuni

R: – Nel gran bazar della politica, la retorica a buon
mercato non serve a nulla. La
tradizionale
guardia Bonaparte degli USA (il ministero di Queen’s Peace) non è
un’eccezione a questa regola. Per quanto riguarda il “reato”
si tratta di un termine che, assieme alla bacchetta magica
dell’ideologia dominante, collega fenomeni sociali irregolari con
origini e direzioni diverse.
Nella maggior parte dei
casi si può parlare di una speciale guerra civile. Poveri
rubano ad altri poveri.
D’altra
parte, abbiamo l’accumulo di soldi in nero con la cristallina logica
del capitalismo.
Non mancano i trasgressori coscienti
del diritto, i discendenti del “banditismo sociale”, ma
sono pochi.
Il banditismo
sociale era radicato nel senso della solidarietà comunitaria
all’interno delle società tradizionali. L’urbanizzazione ha
spezzato questo senso e l’ha sostituito con filotomarismos
(individualismo, esseri interessati solo alla sopravvivenza
personale).
La delinquenza criminale è
l’immagine capovolta della classe / società gerarchica. Essa
ha bisogno dello specchio per vivere. L’azione rivoluzionaria
consiste nel rompere tale specchio. Alcune comune caratteristiche
esteriori sono prive di significato per i loro contenuti
diametralmente opposti. Inoltre, questa identificazione ha un chiaro
obiettivo politico: diffamare l’azione del movimento antiautoritario.

D:
– L’anno scorso, grandi proteste hanno avuto luogo nelle carceri del
paese, nelle quali tu hai partecipato insieme ad altri prigionieri
antiautoritari. Un anno dopo, non è cambiato nulla?
R
:
Lountemis
era solito dire: “il fascismo è morto ed è rinato
dalla carta alla vita”.
Il
fascismo del 21° secolo si chiama riforma della persona
attraverso l’imprigionamento.
Quasi
nulla è cambiato rispetto all’anno scorso.
Le
stesse miserabili condizioni, la stessa sovrappopolazione, la stessa
iper-criminalizzazione.
Prima,
anche ogni settimana il “socialista” MAT (suini forze
speciali ) si allenava sui corpi dei prigionieri nel carcere di
Diavata, in modo da essere preparati ad affrontare successivamente i
terroristi-manifestanti per le strade.

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La giuria: 22 anni e 3 mesi di carcere per Georgiades Polys e Vaggelis Chrysohoides

fonte: Rioter.info, 17.0.10

La giuria annuncia il concictions:
22 anni e 3 mesi di reclusione per
Georgiades
Polys
e Vaggelis Chrysohoides, e
pagamento delle spese. 13 anni e 2 mesi di reclusione per il
collaborante
Lazarides. 13 anni e 6 mesi per Giorgos Haralambides (pur essendo già in
carcere da prima del rapimento per una rapina in banca che rende
impossibile la sua partecipazione fisica in ogni altra attività
illecita, ha collaborato con la polizia, sostenendo di aver
partecipato al reato a pieno titolo). 13 mesi in libertà
vigilata per due dei suoi parenti, con le stesse accuse. Altri due
imputati (il fratello di Lazarides ed il cugino Haralambides sono
stati considerati non colpevoli). Altri 8 anni e nove mesi per
Vassilis Palaiokostas, solo per le mancanze relative al caso.

Circa 60 solidali hanno urlato slogan come “la
passione per la libertà è più forte della vostra
prigione”
ed hanno
incoraggiato i compagni.

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Comunicado de Pablo Carvajal a 6 días de la revocación del “arresto domiciliario”

Comunicato, in spagnolo, di Pablo in cui spiega la sua situazione e la decisione
di consegnarsi prima della sentenza.

Pablo C.

Compas:

La inestabilidad en mi situación, desde el 21 de enero a la
fecha, me había impedido terminar una carta de información
respecto a mi estado… Hice varios borradores en casa, que no me
convencieron para “publicarlos” y finalmente, no pude concretar
nada, por la esperada y casi obvia reacción de la mafia
judicial-política de este país.

No espero nada de ellxs, mucho menos justicia, porque viniendo de parte
del poder, encuentro estúpida aquella posición. Sólo
tengo paciencia y acumulo fuerzas pa’ cuando salga a la lleka.

Después de la sorpresiva decisión del octavo juzgado de garantía
de Santiago, de dejarme en “libertad”, con arresto domiciliario
completo… luego de 3 audiencias anteriores, idénticas en
argumentación por parte de la fiscalía/ministerio
público, y que siempre, las 3 veces dieron como resultado la
negativa a nuestra “libertad”, y que por parte de la “defensa”
fueron desmentidos en las 3 ocasiones. (Nótese que los
argumentos de la fiscalía son los mismos que en el de la
audiencia de formalización, el 3 de septiembre…) Dieron como
resultado mi libertad. Mi posición fue de cautela y
expectación con respecto a lo que se vendría después
de este “beneficio”; revocación de la decisión…
Otro montaje… Alguna artimaña de la desesperada
justicia/policía por encontrar “culpables” ante la
inevitable guerra social.

Pasaron 11 días (casi) en los cuales se armó el poderío
de influencias y maquinaciones, que dieron el resultado más
obvio y por supuesto, como es ya costumbre del poder; contradictorio
y en evidente estado de desesperación…la corte de
apelaciones con su leal y consecuente apoyo a la “justicia”…se
limitó a responder el alegato con un simple “revocado el
beneficio”… Emitiendo una orden de detención, que me
mandaba de vuelta al centro de exterminio santiago 1. (Me produce
asco el modus operandi de todo lo anterior, si lo explico, es para un
mayor entendimiento/aprendizaje, jamás como una “denuncia
victimizadora”).

Mi posición/decisión de entregarme, ante el fallo del
poder judicial, fue difícil y en equilibrio con lo que creo,
quiero y siento. “Obedeciendo” absolutamente a nadie más
que a mí mismx, y a mis convicciones/ideas. Siento que la
solidaridad es preciso hacerla acción, en todo orden y
posibilidad a nuestro alcance para el impacto/golpe con lo impuesto.

Entiendo, y de ahí mi decisión, que una alternativa distinta a la
que tomé hubiese traído consecuencias, que están
claras y asumidas, pero que en este caso, hubiesen traído
resultados ajenos y no individuales como producto de mi decisión.

Creo que es preciso ser contextual, pero jamás “adaptándose”
al medio/entorno que se presente.

Ahora me encuentro “bien”, ya que después del tiempo “anterior”
conviviendo en este entorno, aprendí las tretas de este lugar
y en estos momentos estoy en el mismo módulo y celda que la
vez anterior, lo que es “ventajoso” por múltiples
aspectos. Aquí los secuestrados me recibieron excelente,
encontrándome en las mismas condiciones que la vez pasada.

Respecto al proceso, solo queda esperar resultados. No espero justicia ni una
resolución ventajosa por parte del aparato estatal, porque
para mí la justicia en estos momentos de la vida, se encuentra
en unas vacaciones indeterminadas (o quizás está
secuestrada…) siendo esta reemplazada por la usurpadora y
nauseabunda ley ¿qué se puede esperar? Ja,ja,ja.

En esta carta traté de ser conciso y claro, evitando alivianarles
el asqueroso trabajo a lxs bastardas sostenedorxs de toda esta
“realidad”.

Un abrazo apretado y libertario a todxs lxs individualidades que de una
u otra forma se han hecho presentes y que me ayudan a mantener mi
moral en la cúspide de mis fuerzas. Digno y fuerte!

Cariños shorisxs!

Sólo el miedo es una derrota!

Módulo 34, C.D.P. Santiago 1

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Lugo (Galizia) – Attaccato un negozio Benetton

fonte: www.galiciae.com/nova/48403.html -15.02.10

Sette individui, protetti dall’anonimato concesso dal Carnevale in cui
tutti sono mascherati, sono entrati con la forza in un negozio in Rúa
da Raíña, pieno centro di Lugo, hanno spinto fuori la
commessa ed i due clienti che in quel momento erano all’interno e si
sono accaniti sugli abiti in esposizione e sulle vetrine.

Questa azione, che per il momento sembra riconducibile al vandalismo, si è
verificata poco dopo le 5 di pomeriggio. Il negozio, in franchising,
vende indumenti per uomo e donna della multinazionale italiana
Benetton.

I 7 individui, all’apparenza giovani, avevano i volti coperti.
Testimoni hanno riferito che almeno uno di essi era vestito da
demonio, di color rosso.

L’atto vandalico è durato poco, meno di un minuto. Pare non fossero
armati, uno solo aveva con sé una mazza metallica. Hanno
gettato a terra alcuni vestiti e ne hanno danneggiati altri con degli
spray. Rotto uno specchio alto 3 metri, danneggiato un metal detector
all’ingresso del negozio. Mentre uscivano, uno di essi ha danneggiato
anche la porta d’ingresso.

_________________

Diversamente da quel che riporta Galiciaé, pare che gli anonimi
abbiano vergato una A cerchiata e abbiano urlato “Marichi Weu”,
dieci volte vinceremo in lingua mapuche.

nota di Culmine

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Azione in solidarietà con i compagni prigionieri del Messico

fonte: Hommodolars.org

Messico – All’alba di giovedì, 11 febbraio, abbiamo deciso di trasformare quella
che chiamano solidarietà in qualcosa in più d’una
semplice parola: abbiamo collocato 6 dispositivi incendiari su
altrettante auto da lusso nella Colonia Tierra Nueva della
delegazione Xochimilco. Purtroppo, il nostro obiettivo di bruciare le
auto non s’è concretizzato perché un abitante di quella
Colonia s’è accorto dei dispositivi prima che iniziassero a
prender fuoco ed ha avvisato la polizia. Gli agenti, spaventati e
sconcertati, hanno dato il via ad un grande operativo, bloccando
alcune strade pensando si trattasse di esplosivi che sarebbero potuti
deflagrare da un momento all’altro.

Quest’azione l’abbiamo effettuata all’interno delle “Giornate di Agitazione
Anticarceraria per i Compagni Prigionieri in Messico ed in tutto il
Mondo”, come dimostrazione di solidarietà verso i
compagni sequestrati dallo Stato in Messico: Víctor Herrera,
Emmanuel Hernández, Abraham López e Socorro Molinero

Perché sappiamo che stare all’interno di quelle gabbie per umani è
difficile, ancor più quando si è libertari, perché
la persecuzione da parte del sistema è costante, così
come lo sono la tortura e le minacce. Per questo c’è bisogno
di sostegno e di solidarietà ancor più costanti, in
modo che la reclusione sia meno tediosa, così i compagni sanno
che la lotta non è finita, che le loro azioni sono una
dimostrazione di impegno e di dedizione, ed un esempio per quegli
increduli che non si alzano dal divano. Perché, come libertari
e ancor più come insorti, siamo in lotta costante contro lo
Stato-capitalista ed a differenza di quelli che l’unico che hanno di
“libertario” o di “anarchico” è il nome
che essi stessi si son posti, noi abbiamo il dovere di passare dalle
parole scritte e dalle chiacchiere da bar all’azione insurrezionale,
come dimostrazione di solidarietà e, con le nostre azioni,
discreditare tutti quelli che pensano che non serve a nulla
effettuare questo tipo d’azioni, che non siamo altro che dei vandali
e che non possiamo esser chiamati anarchici. A tutti costoro il
nostro più profondo ripudio. A tutti i compagni che si trovano
rinchiusi diamo, invece, la nostra più sincera solidarietà.

Per la totale distruzione delle carceri. Passiamo dalle parole scritte e
dalle chiacchiere da bar all’azione costante ed insurrezionale.

Solidarietà diretta ai prigionieri del Messico e del Mondo.

Che la solidarietà non sia solo di 2 settimane, ma che sia una
lotta costante.

MILICIAS INSURRECCIONALISTAS ANTICARCELARIAS “AGUSTIN RUEDA”

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Juan Carlos Rico Rodríguez – Sullo sciopero della fame dal 20.12.09 al 01.01.10

Documento tra la constatazione ed il giubilo

Salve a tutti, compagni. Un abbraccio fraterno.

Oggi ho ricevuto informazioni sull’ultimo sciopero della fame a carattere
internazionale (volantini, “Presxs a la kalle” da parte
dei compagni cileni, “La venganza de Prometeo” e
testi d’adesione e azioni in risposta al
capitale/detenzione-morte-torture-dominio…).

In primo luogo, valuto in maniera positiva le azioni verificatesi
durante queste giornate di solidarietà ma anche di lotta,
perché non dobbiamo dimenticare che la solidarietà, di
questi tempi, viene considerata un reato da parte della élite
dominante in qualsiasi posto del mondo, in modo da esercitare il loro
stato di dominio/terrore. Per questo valuto positivamente le azioni
in quanto, malgrado tutto, s’è dimostrato che l’informalità
-da una prospettiva antiautoritaria- funziona eccome, specie se si
dipana a livello mondiale. Per questo ho provato una grande gioia,
perché mi aspettavo una risposta minima ed invece ho potuto
constatare che la voglia è lottare è enorme. A lottare
compagni!

Il progetto dell’insurrezionalismo è la lotta costante che gli
oppressi mettono in atto contro il potere storico, ovvero la lotta
del qui ed ora, lotta per la sopravvivenza, dovuta alla presenza
d’uno stato di tirannia… Per questo non filosofeggerò oltre.

Quanto all’azione/controllo sulle nostre esistenze, è evidente che se
non distruggiamo quel che ci ammazza, esso non si produrrà;
pertanto attraverso l’affinità e l’informalità,
attraverso le forme di lotta antiautoritaria contro l’attuale stato
di cose, abbiamo un solo percorso de seguire: lottare o morire. Noi
preferiamo lottare con tutti i mezzi alla nostra portata.

A livello organizzativo, per l’azione, come ben dice il compagno Pombo
“i fini/aggettivi
che ogni gruppo si propone di mettere in pratica determinano le forme
organizzative ed i compagni che faranno parte dei gruppi”.

Pertanto, non saprei cos’altro dire… che ciascuno di noi, sempre in
maniera antiautoritaria, deve cercare di determinare l’ambiente e non
il contrario. Di fronte a chi ha il solo fine di dominare, bisogna
solo fargli capire che questo è il nostro cammino.

Certo, all’interno di questo modo d’agire si produrranno vittime mortali, ma
anche essi avranno le loro morti. Noi ne abbiamo già avuti
tanti.

In omaggio a quelli che non sono più tra noi, senza averli
personalmente conosciuti, ma è certo che non li abbiamo
dimenticati. Il nostro obiettivo, che nasce dai nostri cuori, con la
partecipazione come prigionieri è stato quello di apportare un
granello di sabbia. Il nostro atteggiamento è chiaro,
semplicemente perché quei compagni erano come noi. Non
dimenticheremo Mauri, né Zoe (ed il compagno che è
rimasto gravemente ferito), né Xosé, né Paco
Ortiz, né il Francés, né i compagni evasi, né
tanto meno la mia amica Tamara (imprigionata), perdonate il mio
egoismo… Non dimenticheremo mai i tanti che hanno consegnato la
vita lottando di fronte ai nostri nemici (senza inutili sacrifici).
Che sia chiaro che il coraggio e l’impegno dei nostri compagni
americani, la sofferenza e il dolore, ma anche la costanza nella
lotta li facciamo nostri.

Ai nostri compagni cileni, argentini…

Ai miei cari fratelli messicani…

Ai miei fratelli qui, greci, italiani, baschi, catalani, madrileni,
andalusi…

Stiamo in allerta per Mumia

A Marco e a Pombo, un abbraccio

Un addio ai nostri compagni russi assassinati ed ai nostri compagni
serbi, arrestati e torturati…

Infine, valuto positivamente quel che è accaduto, come ho detto in
precedenza di questo comunicato pubblico. Dobbiamo avere una certa
continuità, perseveranza, determinazione e soprattuto dobbiamo
sapere bene gli obiettivi da distruggere ed il fine per il quale
lottiamo, che non è altro che “la distruzione delle
istituzioni della disuguaglianza, (ed aggiungo io) della morte e del
dominio
” –Bakunin-.

Incoraggio voi tutti, indipendentemente dal luogo geografico, ad unirvi alla
lotta ed al “piripipero”. Dobbiamo dare continuità a
quest’energia.

Vi vogliamo bene e le gabbie non impediranno di comunicare tra noi.

Un abbraccio con tutto il mio affetto a tutti e tutte.

A Tamara, un sorriso.

Spesso la lotta è l’univa via d’uscita. Non ci sono remore morali.

Per l’insurrezione che ci porti alla liberazione come persone,
rispettando le altre persone come tali.

Sotto qualsiasi tentativo d’oppressione, tutti i metodi di lotta contro gli
oppressori sono validi.

Un abbraccio alla gente di Culmine ed ai miei amici “del
sud”.

Centro Penitenciario Madrid 5 (Soto del Real) – Modulo 15 (Isolamento)

Juan Carlos Rico Rodríguez

in spagnolo:
http://boletintokata.wordpress.com/2010/02/15/reflexiones-sobre-la-huelga-de-hambre-de-diciembre-v/#more-381

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Canada – Attaccata una filiale della banca RBC

fonte: Anarchistnews.org

La notte del 11 febbraio, una filiale della Royal Bank of Canada è
stata attaccata all’angolo tra Southland Drive e Fairmont a Calgary,
Alberta. Le finestre sono state infrante in solidarietà di
quelli che sono oppressi dalle Olimpiadi invernali 2010.
Case non giochi!

Anarchici

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Rovereto: Sull’arresto di Jeppo, Ivan e Poza

Siamo accusati di “resistenza”: ebbene sì!

fonte: scheggia.noblogs.org

Un giornalista ha scritto che sabato a Rovereto c’era aria di
carnevale, festa, coriandoli – ma purtroppo gli anarchici hanno
rovinato tutto. Già, coriandoli, mascherine, shopping e una
bella sfilata di neofascisti: questo doveva essere il pomeriggio
roveretano del 13 febbraio.

Invece una trentina di compagni sono scesi in strada per non permettere ai
fascisti di Fiamma Tricolore di marciare indisturbati. E certo per
questi ultimi non sarebbe stato facile passare se non fossero stati
accompagnati e difesi, come di consueto, dai loro protettori in
divisa (il Battaglione di Laives dei carabinieri e il reparto Celere
di Padova e Mestre, giunto dalla Valsusa…).

I giornalisti – che qualche tempo fa avevano fatto finta di
indignarsi per i pestaggi compiuti dai militanti della Fiamma e per
gli inneggiamenti a Hitler e a Mussolini contenuti nei loro siti –
ora sottolineano che la manifestazione dei “giovani di destra”
era autorizzata e che gli anarchici sono dei violenti. Noi avevamo
promesso pubblicamente che i neofascisti non sarebbero mai più
scesi in piazza senza problemi a Rovereto. Siamo gente di parola.

Carabinieri e polizia – contrariamente a quanto riportato dai giornali –
hanno caricato a freddo, in modo premeditato, puntando
sistematicamente alle teste (undici manifestanti sono poi finiti al
Pronto Soccorso). Con i compagni ancora in strada, la versione on
line de “L’Adige” parlava già di tre arresti (che
puntualmente sono stati notificati quattro ore dopo).
Fascisti-sbirri-giornalisti: tutto da copione. Il candidato sindaco
della Fiamma a Rovereto (D’Eliseo) è l’ex comandante della
caserma dei carabinieri. E infatti i suoi amici in uniforme si sono
scatenati per bene.

L’ordine era partito dal ministero degli Interni: caricare qualunque
contestazione alle commemorazioni delle “vittime delle foibe”. E
così infatti è accaduto nei giorni scorsi in diverse
città italiane.

Ora tre compagni – Poza, Jeppo e Ivan – sono nel carcere di Rovereto.

Quello della Fiamma era un appuntamento nazionale, con la presenza
annunciata del segretario Romagnoli. Nonostante questo, i fascisti
erano una sessantina, e hanno dovuto cambiare percorso per la
presenza dei compagni.

Rivendichiamo a testa alta la determinazione di essere scesi in strada decisi,
nonostante la sproporzione tra noi e le forze dell’ordine. I
giovani che si sono difesi compatti con tutte le loro forze dalle
cariche brutali degli sgherri sono un esempio di coraggio e di
memoria viva dei partigiani che hanno combattuto il nazifascismo.

A chi dice che ci vogliono altri mezzi per contrastare il fascismo,
rispondiamo: trovate i vostri, purché nessuno rimanga in
silenzio.

Ai sinistri che hanno permesso che la falsificazione della “questione
foibe” diventasse verità ufficiale, diciamo: vergogna! Non
condannate il colonialismo italiano di ieri perché sostenete
apertamente quello di oggi.

Contro il fascismo e chi lo protegge!

Jeppo, Ivan e Poza liberi subito!

anarchiche e anarchici

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Juan Carlos Rico – RIFLESSIONI SULLA VITUPERATA RIVOLUZIONE

di Juan Carlos Rico Rodríguez

in spagnolo: http://puntodefuga.org/reflexiones-sobre-la-revoluci-n-denostada

Lungo il corso della storia teorici di tutte le tendenze ideologiche ci
hanno detto come sarà la rivoluzione. Ci sono programmi dei
propagandisti di tutte le tendenze: marxisti, guevaristi, anarchici,
nazional-socialisti… che ci spiegano come e quando riuscire ad
averla.

Quel
che sappiamo è, invece, la Non Rivoluzione, qui nel “nostro
paese”, siamo quelli che un giorno ci siamo svegliati e ci siamo
trovati nel reparto del “gioco-democratico”. Dalla notte
alla mattina siamo passati da un regime nazional-cattolico
totalitario alla “democrazia” con lo stesso abito. La
“canaglia” (così com’è stato storicamente)
restava esclusa persino dal suolo che calpestava.

Per
questo la rivoluzione non dev’essere un testo teorico-politico, un
programma per prendere il potere, nemmeno un’ideologia (per quanto si
possa riflettere su di essa).

Per
noi la Rivoluzione, innanzitutto, è la guerra internazionale
contro qualsiasi forma di dominio dell’uomo sull’uomo: la rivoluzione
è la distruzione totale di qualsiasi tipo di strutture del
dominio.

Lo sanno molto bene quelli che sono ascesi nelle gerarchie nelle società
trans-azionarie durante la transizione, assicurandosi i privilegi e
quelli dei propri compari nella nuova congiuntura. Per questo ci
arrestano, ci ammazzano. Non solo vogliono attribuirci “la
tragedia delle nostre disgrazie” e quelle altrui, ma addirittura
pretendono -loro che ne sono la causa- farci credere che lavorano
per il nostro benessere.

A tutta questa gente (cittadini/sudditi), noi che sappiamo cos’è
la Non Rivoluzione, non dobbiamo Nulla, così grande è
la storia dei vostri crimini contro di noi. Prenderemo quel che ci
appartiene, sotto ogni aspetto, di quello che ci avete sottratto con
violenza, né con il vostro sangue restituirete il male che ci
avete provocato.

Non c’interessa il vostro Diritto (in definitiva, il vostro terrorismo di
Stato) che legittima la vostra violenza (l’assassinio e la rapina),
nemmeno il vostro immaginario sociale che voi stessi avete
configurato. Ugualmente non siamo interessati alle vostre
retoriche/oratorie sul “crimine”, o i vostri strumenti
legittimanti la morale di massa/gregge (mi scusino le pecore) e da
schiavo.

La rivoluzione, a mio avviso, viene giorno per giorno, con ciascuno di
noi che cerca di distruggere con intelligenza le strutture che
gestiscono il “vespaio” a tutti i livelli e contro tutte le
entelechie: Stato, Potere, Sovranità, Territorio…

La rivoluzione è un atto inquadrato all’interno d’una guerra
permanente contro i dominatori di qualsiasi tipo, inglobati in
“cleri”, “caste” d’ogni genere.

Che non ci trattino come etichette, non apparteniamo a nessuna
circoscrizione. Siamo quelli che in tutti gli angoli e confini di
questo mondo paghiamo le vostre megalomani fatture. Siamo gli
annientati nella mega-industria dell’assassio di massa.

Per questo, la rivoluzione trasformerà tale stato di cose. Questa
trasformazione consisterà fondamentalmente nell’eliminazione e
nella distruzione delle stesse. Perché questo stato di cose
non esiste, perlomeno per migliaia e migliaia di persone come me;
perciò perché dobbiamo rispettarle? Difenderne i
valori? In nome di quali argomenti morali? Chissà, nel nome
degli stessi che credono e perpetuano questo stato di cose: gli
assassini, i politici, gli imprenditori, i prosseneti, gli agenti
della Guardia Civil e di tutti i tipi di polizia della morale della
tortura? Non è la “nostra società”, non ci
piace la vostra organizzazione basata sull’abuso, non ci piacciono le
vostre dichiarazioni morali attraverso gli organismi internazionali
ed i comitati contro la tortura. L’umanesimo da istituzione che non
vi vincola a nulla, ci porta all’annientamento. Continuiamo ad
ascoltare le grida dei torturati ogni giorno, quando non veniamo
torturati noi stessi… Sappiamo quel che occultano: sono come le
matriosche… Non chiediamo assistenzialismi di nessuna tendenza, né
da ONG (per la gran parte figli e militanti della borghesia) e molto
meno carità cristiana. Dio ce ne liberi!

Vogliamo la vostra scomparsa. Non ostacolateci, non cercate di
re-indirizzarci.
Noi siamo la vera forza, la nostra disperazione è un’arma. Siamo
meglio di voi.

Secoli di oppressione, tortura e morte sotto tutti i totalitarismi di
Stato, governativi e politici, non resteranno impuniti.

Vogliamo e lo faremo (o ci dovrete far fuori) l’eliminazione degli aguzzini,
dei torturatori e degli assassini di Stato.

Vogliamo la restituzione della vita. Vogliamo la vita che ci appartiene.

Vogliamo, in primo luogo, che smantelliate quest’industria dell’assassinio di
massa legalizzato, quale primo passo di “buona volontà”.
Siate rapidi… Le cose cambiano… Se non ci torturate, vi
tortureremo… agiremo secondo i vostri corti schemi psicologici…
Se non ci ammazzate, vi ammazzeremo… se ci offendete, vi
offenderemo… E’ finito il vostro tempo. Non abbiamo alcuna paura di
voi… ci fate solo schifo.

Per la distruzione creatrice, per la giustizia popolare, per la guerra
contro la dittatura democratica universale ed i suoi governanti
professionisti, contro i loro edifici di sterminio (vi costerà
molto caro), fino a che scompariranno, contro gli assassini di sempre
(lo stesso trattamento), contro i cittadini/sudditi che con il loro
silenzio cosciente/incosciente (?) sono complici di questo genocidio
sociale. Per la diffusione della guerra permanente internazionale in
maniera tattica, precisa e intelligente. Non più classi
sociali.

Sulla Rivoluzione”

Nemmeno sappiamo quando ci sarà questa rivoluzione… o come abbiamo
atteso o un giorno ci sveglieremo e ne verificheremo gli esiti…
Sappiamo, invece, quel che è la Non Rivoluzione, come quando
in questo Stato s’è verificata la ridistribuzione dei ruoli
(con il ritorno alla democrazia) ed abbiamo visto come i contestatori
siano saliti su quel carro…

La Non Rivoluzione fu il nulla per noi di sempre e per di più
dobbiamo verificare, giorno dopo giorno, come quelli che sono
riusciti “socialmente” nella nuova congiuntura del
cambiamento abbiano assicurato ai propri figli i privilegi di classe
a spese -ovviamente- del nostro sangue, della nostra sofferenza,
della nostra miseria materiale. Non solo ci mantengono prigionieri
per tutta una vita, ma addirittura chiedono, esigono e obbligano a
che li riconosciamo per il nostro bene. A tutta questa gente:
cittadini, rinomati giornalisti, giudici, avvocati, politici, padri e
figli, sudditi… vi dico che ci riprenderemo quel che ci è
stato strappato, con qualsiasi mezzo…

La Rivoluzione verrà, a mio parere, ogni giorno contro le
strutture/persone che gestiscono il “vespaio” e contro le
entelechie: Stato, potere, territori. Per fare la Rivoluzione ci
vorranno azioni rivoluzionarie, azioni all’interno della dinamica di
guerra permanente e totale contro i dominatori, contro le caste, i
cleri e le classi. Non cercate di etichettarci. Non apparteniamo a
nessuna delle vostre entelechie. Siamo quelli che in tutti gli angoli
di questo pianeta paghiamo la fattura e siamo annientati nella
mega-industria dello sterminio, in nome di non si sa quale progresso
sociale e mondiale.

La Rivoluzione dovrà consistere e consiste nel trasformare forme
di relazione tra noi esseri umani in tutti gli stadi/tappe della
nostra vita, mantenendo l’equilibrio con gli altri esseri che abitano
questo mondo e non alterando i ritimi naturali, ovvero non alterando
il ciclo della vita. Nella pratica, prima si dovrà trasformare
la società, distruggendo lo Stato e tutti i baluardi
dell’autoritarismo/dominio. Cioè, eliminateli, perché
questa società non esiste, per lo meno per migliaia e migliaia
di esseri come me. Perché dobbiamo rispettarla? In nome di
quali precetti morali? Quelli degli assassini, degli aguzzini, dei
prosseneti e dei giudici? Non è questa la nostra società.

Con tutti i mezzi di lotta alla nostra portata, contro queste
rappresentazioni politiche di classe, così si fa la
rivoluzione. Se non volete cambiare, vi aiuteremo a farlo.

Convoco tutti alla guerra permanente contro questa classe di parassiti. Si vi
resta del cuore, vi convoco alla lotta che spargerà sangue e
comporterà dolore, ma anche liberazione dal giogo.

Non abbiamo alcuna paura di voi (non l’abbiamo mai avuta).

Per la distruzione creatrice.

Per la guerra senza soste contro tutta questa dittatura democratica
universale.

Su tutti i fronti…

Contro gli assassini di sempre, lo stesso trattamento.

Finitela quale primo passo con i vostri centri di sterminio di massa o costerà
molto caro a voi ed alla società che vi legittima.

Un abbraccio a tutti.

Oggi più che mai, per la Rivoluzione!

Convochiamo tutti voi a renderla reale, qui ed ora.

Siamo con le banlieurs della Francia, con le favelas del Brasile, con le
maras… contro gli sfruttati dal potere per infondere la paura,
l’esclusione ed il successivo annichilimento.

Non vogliamo più testi, ma fatti/azioni.

Distruggiamo l’ancien régime.

Lo possiamo e lo dobbiamo per i nostri figli ed esseri cari.

Per il pianeta.

Se vi resta del cuore, vi convochiamo a questa lotta che porterà
con sé dolore, sofferenza, morte, malattia e carcere, ma che
ha in sé l’emancipazione…

ma anche cosi, vi sta per finire il tempo.

Juan Carlos Rico Rodríguez

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Messico – Aggiornamento sull’arresto dell’anarchico Adrián, dell’ALF

fonte: conspira1970.wordpress.com

Giovedì, 11 febbraio, la polizia di Città del Messico ha reso noto
l’arresto di Adrián Magdaleno González, 21 anni,
imputato del tentativo di sabotare la metropolitana. L’arresto è
avvenuto giovedì, 4 febbraio, verso le 10.30 mentre -secondo
la versione fornita dalla polizia- stava cercando di far deragliare
un treno della metropolitana. Il giovane è uno studente del
settimo semestre di Psicologia presso la FES Aragón. Avrebbe
avuto con sé un ordigno artigianale costituito da petardi e da
bombolette di gas butano. Nell’interrogatorio, Adrián
Magdaleno González avrebbe confessato che non si voleva far
deragliare il treno, ma che il piano di sabotaggio sarebbe andato a
monte per un difetto dell’ordigno.

Sabato, 6 febbraio, Adrián Magdaleno González è stato
trasferito nel carcere Reclusorio Preventivo Norte con l’accusa di
danneggiamento di proprietà pubblica e attacchi alla pace
pubblica, quest’ultimo è un reato grave e pertanto non potrà
essere liberato su cauzione.

Nella sua presunta dichiarazione avrebbe dichiarato d’aver collaborato alla
pianificazione ed all’esecuzione dell’attentato contro un filiale
bancaria, nel settembre del 2009. In quella occasione l’esplosione
provocò la rottura dei vetri nell’area dei bancomat della
Banamex, in calle de Constitución 13, colonia Villa Milpa
Alta.

Gli investigatori cercano di collegarlo con altri attentati esplosivi,
avvenuti nel mese di settembre e rivendicati dal F.L.A., in quanto
nella presunta dichiarazione avrebbe confessato di appartenere a tale
gruppo. Si presume che il giovane abbia detto di: “aver
scaricato da Internet le informazioni per confezionare un ordigno
esplosivo, così come avrebbe ammesso di appartenere al gruppo
anarchico che è contro il maltrattamento degli animali e le
multinazionali, ed anche le politiche carcerarie del governo di Città
del Messico e l’arresto dei suoi compagni”
ha segnalato una
fonte vicina agli inquirenti.

Oggi, 13 febbraio, la polizia ha informato di aver perquisito la casa di
Adrián e lì avrebbe trovato foto dei leaders
dell’A.L.F. degli altri paesi, documenti che lo vincolano al
movimento di San Salvador Atenco e manuali di guerriglia e per fare
ordigni artigianali. Pertanto, la polizia lo segnala come un presunto
leader dell’A.L.F. in Messico (il che è assurdo perché
la F.L.A. è una rivendicazione e non un’organizzazione
formale).

Da qui inviamo un saluto solidale ad Adrián ed un appello alla
solidarietà.

IL COMPAGNO E’ STATO SEQUESTRATO ED ISOLATO PER 8 GIORNI DALLO STATO.

SOLIDARIETA’ ATTIVA, RIVOLUZIONARIA E INTERNAZIONALISTA PER ADRIÁN MAGDALENO!!!

NE’ COLPEVOLI NE’ INNOCENTI, SOLO CONSEGUENTI!!!

_________

Esortiamo Gustavo Larios a stare attento ai commenti che rilascia alla stampa,
perché a quest’individuo e agli altri della sua organizzazione
non interessano gli animali, ma solo il loro prestigio personale.
Gustavo Larios, presidente della Asociación Mexicana por los
Derechos de los Animales, ha considerato che le azioni dell’A.L.F.
sono contrarie alla filosofia della sua organizzazione: “Crediamo
che qualsiasi azione violenta sia contraria alla filosofia di
tolleranza verso un’altra specie. Come ha detto Gandhi, solo con le
azioni di pace possiamo aspirare alla pace”.

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Cile – Presxs a la kalle Nº 14. Enero-Febrero

Dal Cile, un nuovo numero di questa pubblicazione rivolta alle reti di solidarietà e complicità da un’ottica antiautoritaria, per la distruzione del sistema carcerario e l’autorità che lo genera. Il nuovo numero s’inquadra all’interno delle Giornate di solidarietà internazionale per i compagni prigionieri in Messico (dal 1 al 12 febbraio).

*
*

In questo numero:

– Editoriale

– Morti e evasioni, sotto gli occhi dei carcerieri

– Notizie di Asel Luzarraga e comunicato di Cristian Cancino in suo
sostegno

– Arrestato un compagno che ha partecipato ad un esproprio di una banca
di Chicureo

– Macabra manovra del potere: Pablo Carvajal fuori dal carcere per un paio di giorni.

– Yiannis Dimitrakis, azioni in sua solidarietà. “L’esproprio di una banca è così diverso da una rapina, come i politici lo sono dalla vita reale”: intervista al prigioniero anarchico Yiannis Dimitrakis

– Lettera del compagno Christos Stratigopoulos dalla Grecia

– Compagni di Culmine imputati di associazione sovversiva in Italia: assolti.


Qualcosa da dire sui compagni arrestati il 15 dicembre in Messico.

– Comunicato sull’arresto di Socorro Molinero, imputata per l’attacco alla polizia a Tijuana, Messico.

– Dal 1 al 12 febbraio: Giornate di solidarietà per i compagni prigionieri nello Stato messicano e nel resto del mondo.

– Elenco dei prigionieri antiautoritari e per la liberazione della terra in Messico

– Cronologia della solidarietà attiva.

*WWW.PRESXSALAKALLE.COM
http://www.presxsalakalle.com/

PRESXSALAKALLE@GMAIL.COM*

*
per scaricare, in PDF, il numero 14:

http://www.mediafire.com/?jzygdemumk5

*
*

Inviamo un saluto a tutti i compagni che hanno deciso di fare della loro vita un atto di rivolta… a tutti i clandestini, siete nel nostro cuore, le vostre assenze dalle grinfie repressive sono pugnalate agli sbirri e sorrisi rivolti a noi  insorti.

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Lecce – Processo Nottetempo

Il 10 febbraio era prevista la sentenza d’appello del tribunale di Lecce
nei confronti di alcuni compagni accusati di associazione sovversiva,
già rinviata il 18 novembre 2009. La Corte però ha
deciso di prendere altro tempo e di accogliere la richiesta di
integrazione di alcune prove, fatta dal PM all’inizio del processo
d’appello. Il 16 febbraio così verrà nominato un perito
del tribunale per effettuare la trascrizione di alcune
intercettazioni telefoniche riguardanti episodi di qualche anno fa.
Verranno in seguito fissate altre udienze. Ciò che è
accaduto sembra volto ad appesantire la condanna già inflitta
in primo grado, con la quale in quattro sono stati condannati per
associazione a delinquere e altri tre per reati specifici, tutto ciò
nell’ambito del torbido agire degli apparati repressivi, giudiziari,
polizieschi, politici, che in questi anni si sono dimostrati ligi
protettori e affiliati dei vari potentati leccesi; Il Cpt di S.Foca

Infatti, contro il quale vi è stata la lotta degli anarchici e che ha
portato alla sua chiusura, era gestito dalla curia di Lecce. Sulla
vicenda, e su tutte le violenze che all’interno di quel lager sono
accadute per mano anche dei suoi gestori, ora si vuole porre il
silenzio. Nei prossimi mesi riporteremo ulteriori aggiornamenti.

Anarchici salentini

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U.K. – Attaccata la Procura di Bristol

fonte: 325.nostate.net / 8 febbraio 2010

“La notte scorsa la Procura, che si trova vicino alla stazione degli autobus nel centro di Bristol, è stata attaccata. Tutte le finestre raggiungibili sono state infrante e sulle mura sono stati lasciati dei messaggi del tipo: ‘Fuck la legge, non il povero!’
Sappiamo che il sistema della corte di giustizia non è che una farsa progettata e gestita per proteggere la ricchezza e il potere che dominano questa marcia società. Sappiamo che questo sistema è il nostro nemico, non ci protegge. Sappiamo che per realizzare un mondo in cui possiamo controllare la nostra vita e trovare soluzioni ai nostri
problemi dobbiamo prima lottare per ridurre il mondo in cenere, che se lo merita. tanto.

Quest’azione è in solidarietà ed è un saluto anarchico a tutti quelli che sono stati fottuti dai tribunali, dalle prove, dalla
polizia, dai padroni; ed a tutti quelli che portano avanti la lotta di classe contro il potere nella guerra sociale condotta contro di noi.”

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Barcellona – Blocco stradale in solidarietà a Tamara

fonte: Klinamen.org

Il 4 febbraio, verso le 8 di mattina, circa 20 compagni hanno bloccato
la strada Fabra i Puig, all’altezza di Meridiana.

L’azione ha provocato un grande ingorgo in una delle principali vie d’accesso
alla città di Barcellona, come hanno avvisato i bollettini del
traffico. Durante l’azione sono stati diffusi dei volantini in cui si
spiegava da un lato la situazione della compagna Tamara e dall’altro
la lotta contro le carceri e contro la società che le crea, ne
ha bisogno e le sostiene.

Libertà ai prigionieri anarchici

VIVA L’ANARCHIA!!!

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Spagna – Prime lettere dal carcere della compagna anarchica Tamara

fonte: Tokata

traduzione: Culmine

[…]
Continuo a stare bene per quel che è possibile. E’ trascorso
più di un mese da quando sono stata arrestata, con tutto il
trambusto che ne è seguito e che preferisco ricordare come un
brutto sogno.

Ciò nonostante, ti dico che tutto questo non ha fatto sì che mi
abbattessi in nessun momento. Sono stata e sono con molta forza e
voglia di continuare a lottare. Questo grazie a voi, a tutti voi che
siete lì e che ho avuto in mente per tutto questo periodo, in
nessun momento mi sono sentita sola e questo credo che sia molto
importante in cella, mi fa sentire fortunata perché mi rendo
conto sul serio che il più grande male qui è la
solitudine, che fa sì che la disperazione, l’umiliazione,
l’impotenza e la paura crescano. Per questo qui mi vedo obbligata ad
esser contenta ed a trasmettere tutto il mio coraggio. E’ che qui è
molto facile andare all’aria e metterti a piangere di colpo, pensando
a qualcuno […]

La verità è che anche adesso mi trovo un po’ persa ed
isolata, anche se so che siete lì, ma la censura delle
comunicazioni e queste fottute mura sono, in alcuni momenti, molto
forti e mi impediscono di vedere con chiarezza la realtà
all’esterno (anche se più o meno posso immaginarmela). […]

Penso che la miglior solidarietà sia quella di continuare la lotta.
Per questo penso che si se fa la campagna per me, credo che debba
avere una continuità ed un supporto reale che serva per dar
più forza alla lotta anticarceraria, altrimenti non ha senso e
nemmeno voglio che si paralizzino altre cose per colpa mia. Per di
più adesso sono più tranquilla e rifletto per quel che
posso, cerco di trovare la maniera di continuare a lottare da questo
lato del muro.[…]

L’UNICA LOTTA CHE SI PERDE E’ QUELLA CHE SI ABBANDONA

Tamara – lettera del 23 gennaio 2010

_____________________________________________

Queste righe vengono dall’interno del grigio e freddo carcere di Brians,
cercando di restituire in qualche maniera tutto il calore e l’affetto
verso coloro che con il sostegno e la solidarietà sono
riusciti ad ammazzare giorno dopo giorno la solitudine e la routine
celati dalla reclusione; a voi che mi date tanto coraggio e forza in
questi momenti e oltrepassate questa barriera che ci separa facendo
sì che in nessun momento smetta di sentire la libertà;
a tutti voi che avete dimostrato che con un semplice foglio di carta
ed una penna si può restituire la speranza e la voglia di
continuare a lottare; a tutti voi che lottate contro questo affare
della tortura, della punizione e della repressione che sono le
carceri.

E a voi… Cosa posso dire che già non sapete? Come si reprime
una lotta? Come si murino le voci? Come le loro schifose leggi
controllino le nostre esistenze?

Potrei dirvi come il 15.12.2009, prima che spuntasse il sole, un manipolo di
Guardias Civiles hanno fatto irruzione nella mia casa, hanno preso
tutto quel che volevano e mi hanno sequestrata.

Potrei cercare di spiegarvi quel che ho provato nell’ascoltare grida di
dolore e di paura dalla cella di un commissariato.

Potrei trasmettervi le esperienze che alcune detenute hanno voluto
condividere con me, in cui mi parlano di umiliazione, tortura,
impotenza e solitudine.

Potrei parlarvi su quel che ho potuto osservare da questo lato del muro, di
come questo “Affare Penitenziario” tragga beneficio dalle
persone sequestrate e come tutto questo venga chiamato
“reinserimento” (strana parola…).

Potrei illustrare con alcuni casi ai quali ho potuto assistere, in questo
mese e mezzo di privazione della libertà, parte del
funzionamento del Sistema sanitario in prigione, in cui il metadone e
le altre droghe legali sono il miglior metodo di controllo; in cui la
salute e la vita delle persone interessano molto poco.

Potrei parlarvi della tristezza che sento quanto la mattina ascolto questa
frase: “Un giorno meno”, invece di “un giorno in più”.

Potrei dirvi che, dietro queste mura, si isolano e si distruggono le
persone.

Ma… tutto questo già lo sapete, vero? L’abbiamo sentito tante
volte, l’abbiamo vissuto, è accaduto tante altre volte, lo
sappiamo. Sappiamo che ci troviamo all’interno di un sistema ingiusto
in cui siamo condannati a “non vivere”, in cui la falsa
idea di “benessere” acceca le persone e le condanna. In
questo: il lavoro ci lega, le leggi ci controllano ed il carcere ci
reprime e punisce.

Mi rifiuto di esser vittima di tutto ciò, nemmeno adesso mi sento
tale. Voglio essere e sarò sempre il loro “problema”.
Per questo quel che realmente voglio trasmettervi con queste parole è
la voglia di continuare a lottare, a non arrenderci, a continuare a
fronteggiarli, a cercare -almeno- di respirare liberi e di sentirci
vivi.

Penso a voi e mi sento viva, libera e forte. La vostra solidarietà è
riuscita ad esser più forte delle sbarre.

Per questo la presente lettera è rivolta a tutti voi che ogni
giorno fate sì che valga la pena lottare, a tutte le persone
sequestrate in questi Centri di Sterminio, a tutti voi che lottate
sia dentro che fuori dalle carceri…

Ricevete in fraterno abbraccio carico di Libertà e di ribellione.

LIBERTA’ PER TUTTI I PRIGIONIERI!

ABBASSO LE MURA DELLE PRIGIONI!

VIVA L’ANARCHIA!

Tamara
– lettera del 26 gennaio 2010

____________________________________________

Situazione di Tamara:

il 15 febbraio saranno 2 mesi che la nostra amica e compagna Tamara si
trova sequestrata dallo Stato. Attualmente, per ordine della
direzione carceraria di Brians I ha la censura alle comunicazioni:

i colloqui sono ristretti ai soli familiari, controllate le chiamate
telefoniche, censura della corrispondenza. Le è stato respinta
una istanza di libertà provvisoria.

Tuttavia Tamara ha un forte spirito, si sente molto appoggiata dalla famiglia
e dai compagni.

Noi non dimentichiamo che lei si trova sequestrata e che la sua lotta,
che è la nostra lotta, non termina quando uno di noi viene
rinchiuso. La solidarietà attiva ed il mutuo appoggio danno
molto fastidio allo Stato assassino.

La nostra risposta è quella di continuare a lottare.

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Attaccata l’ambasciata del Messico a Santiago del Cile

fonte: Fondazione Roscigna

L’occhio dei carcerieri è arrivato a rinchiudere il corpo di alcuni
compagni, anche se siamo distanti, il loro dolore e la loro lotta
fanno parte di noi stessi. Il carcere, quel luogo in cui la tristezza
e la morte sussurrano all’orecchio in ogni passo. La più
grande costruzione del capitale basata sull’autorità rinchiude
o ammazza chiunque violi il loro maledetto ordine o si contrapponga a
quanto stabilito. La vendetta la facciamo nostra perché ci
duole la reclusione di quelli che sono stati sequestrati dal potere.

Ed è così che tra affini ci siamo coordinati informalmente
ed abbiamo pianificato di visitare, in maniera rapida, l’ambasciata
del Messico, icona di quello Stato in Cile.

Poco dopo le 18 di mercoledì, nel settore borghese della Escuela
Militar nel comune di Las Condes, lì con le nostre mani ed i
volti coperti ci siamo scagliati contro detta istituzione. Le vetrate
sono state il nostro primo obiettivo e le abbiamo spaccate a colpi di
martello, poi s’è ammainata la bandiera messicana e s’è
gettata a terra, ed infine abbiamo lanciato bombe di vernice su tutta
la facciata assieme a dei volantini.

Abbiamo fatto tutto questo in meno d’un paio di minuti, tempo durante il
quale abbiamo spezzato la monotona tranquillità in cui risposa
l’ordine del dominio dei borghesi.

Le forze dell’ordine sono giunte con il ritardo che abbiamo stimato e
non hanno trovato nessuno. Schifosi aguzzini sarà un’altra
l’occasione in cui torneremo a scontrarci, stavolta il nostro
obiettivo è stato raggiunto. Abbiamo attaccato e ci siamo
burlati della “sicurezza” che promettono alle ambasciate.

Quest’azione s’inquadra all’interno delle “Giornate di Agitazione
Anticarceraria per i Compagni Prigionieri in Messico e in tutto il
Mondo”, quale gesto solidale verso Víctor Herrera,
Emmanuel Hernández, Abraham López e Socorro Molinero,
in tal maniera apprezziamo anche tutte le azioni solidali che dal
Messico ci hanno dato coraggio, come dopo la morte del compagno
Mauricio Morales e nella “Settimana internazionale di agitazione e
di pressione solidale con i compagni sequestrati dallo Stato
cileno”.
Ciò dimostra che, con la prassi antiautoritaria,
la solidarietà è un’arma e non una parola morta.

Salutiamo tutti i prigionieri politici dello Stato cileno, come anche il
compagno Diego Ríos, perché la sua clandestinità
è una costante agitazione anticarceraria. Forza compagno.

Che l’offensiva antiautoritaria non si fermi, che si moltiplichi e
propaghi come la peste nera su tutti i territori.
Per la solidarietà insorgente e la liberazione di tutti i prigionieri in guerra.

algunxs individuxs antiautoritarixs por la insurrección cotidiana

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Piromani spaventano la borghesia a Santiago del Cile

fonte: Liberación Total

All’alba di lunedì, 8 febbraio, nel comune di Vitacura -settore
accomodato della regione metropolitana- si sono registrati tre
focolai d’incendio: uno in un pub con danneggiamenti all’esterno del
locale, un altro in una concessionaria di moto provocando danni
economici per oltre 16.000.000 di pesos cileni e togliendo dalla
circolazione 6 moto ed infine l’incendio di un’auto. Il tutto in meno
di 10 minuti.

La stampa ha parlato di piromani di Vitacura, gli stessi individui che
avrebbero cercato di incendiare una casa, in cui sono bruciati solo
dei cespugli. E poi di alcuni cassonetti dati alle fiamme lungo la
avenida principale del comune con l’utilizzo di molotov. Dall’inizio
dell’anno sono più di otto gli attacchi incendiari
verificatisi nella zona.

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Attacco incendiario contro Indumotora Subaru a Santiago del Cile

fonte: Archivo Paulino Scarfò

Solidarizzando con l’appello alle Giornate di Agitazione Anticarceraria per i
compagni prigionieri in Messico ed in tutto il mondo (dal 1 al 12
febbraio) lunedì 8, verso la mezzanotte, abbiamo attaccato una
Indumotora della multinazionale Subaru, dove si vendono e si riparano
auto e camion, a Santiago del Cile.

Approfittando dell’oscurità della notte e della mancanza di videocamere,
abbiamo forzato una finestra ed abbiamo gettato del combustibile
all’interno di un ufficio, lasciando anche stracci di cotone per poi
dare l’avvio all’incendio in maniera diretta. Per alcuni secondi
abbiamo contemplato il rapido avanzamento del fuoco, poi siamo
spariti senza lasciare tracce.

Di fronte all’avanzata della civilizzazione, che inseparabilmente porta
morte e distruzione per gli esseri e per l’ambiente, non possiamo
restare indifferenti, vedendo come gli sfruttatori ci assassinano
giorno per giorno. L’industria delle macchine (in questo caso di auto
e camion) è una delle grandi responsabili della distruzione
della Terra, estraendo combustibile per alimentare i veicoli,
asfaltando ed uccidendo il suolo per costruire le strade ed inquinare
l’aria e l’acqua.

L’ideologia antropocentrica per la quale l’essere umano è padrone della
Terra e che quel che si trova in essa è per il suo beneficio è
ciò che attacchiamo simbolicamente. Incendiamo parte di questa
maledetta officina e al contempo diamo fuoco alle schifose basi
ideologiche di dominio. Attentiamo contro l’autorità che cerca
di addomesticarci.

Il fuoco è riuscito a distruggere con sicurezza un ufficio del
primo piano, ma presumiamo che i danni siano maggiori per la quantità
di agenti di polizia che si trovavano sul posto il giorno seguente e
per la paralisi delle attività durante tutto il martedì
nell’officina.

Quest’azione è in solidarietà ai compagni prigionieri in Messico:
Víctor Herrera, Emmanuel Hernández, Socorro Molinero e
con una speciale complicità ad Abraham López, mentre ai
delatori vanno i nostri più profondi odio e disprezzo. Una
dedica speciale anche ai compagni che sono passati all’attacco contro
l’autorità ed il dominio nel territorio messicano. A
continuare fermi in questa guerra, coraggio perché ci
riconosciamo in ogni azione insorgente.

Seguendo il tema dell’appello -solidarietà ai prigionieri del mondo-
salutiamo affettuosamente Marco Camenisch prigioniero in Svizzera,
Jonatan, prigioniero in Svezia, Sergio Stefani e Leonardo Landi,
prigionieri in Italia, Gabriel Pombo Da Silva, prigionieri in
Germania, e Axel Osorio, prigioniero in Cile. A voi, un caloroso
abbraccio di guerra.

Diego Ríos: compagno, la tua fuga è una prassi
antiautoritaria e un costante attacco contro le carceri e le gabbie e
per questo ti rivendichiamo e ti incoraggiamo. Fuggi, compagno, sii
invisibile dinanzi agli sbirri che ti stanno cacciando.

E’ ora di agire, nella quotidianità con i nostri affini, per la
distruzione della società carceraria e di qualsiasi tentativo
sociale di riformare questo schifoso sistema di morte. La solidarietà
non deve mai essere uno slogan vuoto, ma un’azione quotidiana di
scontro con il potere ed un costante appoggio ai fratelli sequestrati
in questa guerra a morte.”

Mauricio Morales

Banda Salvaje e Insurrecta en Guerra Contra la Dominación

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John Zerzan: “Bisogna distruggere l’apparato tecnologico”

Intervista effettuata dal periodico spagnolo Diagonal a John Zerzan

fonte:http://diagonalperiodico.net/Hay-que-destruir-el-aparato.html

traduzione: Culmine

 

Mercoledì 10 febbraio 2010 – Numero 119

DIAGONAL: In una recente intervista hai detto che stanno venendo fuori delle
posizioni che mettono efficacemente in discussione la modernità
e il progresso. Qual è la tua opinione sul movimento della
decrescita e sulla sua capacità di risposta alla crisi
economica globale?

JOHN ZERZAN: Un paio d’anni fa, a Barcellona, si è tenuta una discussione
considerevole, in particolare da parte di gruppi francesi di questa
tendenza. Alcuni aspiravano ad integrarsi nel gioco parlamentare,
cosa che considero una cattiva idea e non so quale grado di
radicalismo implica la loro proposta. Da un lato, alcuni dei loro
concetti non vanno molto lontano, come le “città lente”,
gli “slow-food” o l’idea di semplificazione. D’altro lato,
non hanno una gran portata perché mancano della critica sulla
totalità del fenomeno. Tutto il mondo va verso la direzione
della crescita industriale fuori da ogni controllo: la Cina, l’India
e molti altri paesi avanzano con una rapidità verso tale
realtà. Quindi, la decrescita potrebbe essere desiderabile, ma
bisogna impostare una lotta concreta contro tutte queste dinamiche,
istituzioni e forze che spingono verso l’altra direzione. Credo che
promuovano qualcosa di sano ma, se scelgono la strada
dell’integrazione in partiti verdi ed altri, credo che il loro
obiettivo resterà compromesso dalla dinamica dei partiti,
anche se talvolta sono capaci di trovare una via alternativa.

D.: Qual è la tua posizione teorica rispetto a questa lotta?

J.Z.: L’anti-industrialismo. Se non ci occupiamo noi di questo problema,
evitiamo di attaccare la principale manifestazione della società
di massa, in vigore da 9.000 anni. Non possiamo se non riconoscere
una realtà che non rende felice quasi nessuno, nei confronti
della quale stanno reagendo gruppi umani in tutti i continenti, in
tutti i paesi. La società industriale avvelena l’aria, conduce
alla schiavitù milioni di persone, annienta i popoli originari
e le loro forme di vita. Al giorno d’oggi non si tratta nemmeno di
nascondere la sua vera natura, i suoi agenti operano alla luce del
giorno. Copenaghen è stato un disastro completamente
prevedibile e Obama è un altro Bush, sembra che sia
definitivamente terminata l’illusione e magari adesso possiamo
affrontare i nostri veri problemi.

D.: Che opinione hai di Internet? E’ un sintomo di addomesticamento o ha
un peso specifico come strumento trasformatore?

J.Z.: Entrambe le cose, penso. Non so qui, ma negli USA passiamo la nostra
vita davanti allo schermo. Siamo dediti a questo tipo d’interazione,
suppongo per il livello di abbandono esistente. Oggi un amico è
qualcuno che probabilmente non hai mai visto di persona, andiamo da
tutti i lati con il cellulare incollato all’orecchio. Sembra che
nessuno voglia esser presente in questo mondo sradicato, siamo sempre
in un’altra parte. Ma non c’è un’altra parte. Questo mondo si
definisce per la tecnologia, la tecno-cultura si espande a gran
velocità, nonostante sia economicamente escludente. Ed alla
base di questo processo c’è il post-modernismo, che si
caratterizza per l’adozione incondizionata della tecnologia, così
come per la perdita delle idee di causalità, valore o
significato. C’è solo spazio per il momentaneo ed il triviale.

D.: Credi che questo sistema sia implementato dall’alto o si tratta di
una deriva alla quale abbiamo lavorato noi stessi?

J.Z.: Credo che questa situazione provenga dal nostro sistema di consumo.
Sarà impossibile affrontare efficacemente il problema senza
applicare una critica radicale a questo fenomeno, perché la
tecnologia in sé è neutrale. Se non politicizziamo la
questione del suo utilizzo e le radici della sua esistenza, sarà
impossibile frenare questa situazione. Gli effetti negativi di questo
modello sono visibili sulla salute fisica e mentale della nostra
società. Per esempio, il fenomeno delle sparatorie nelle
scuole e nelle istituzioni. Queste manifestazioni patologiche si
producono nei paesi più sviluppati – USA, Finlandia o
Germania-, come sintomi di una società disfunzionale, del
vuoto di un mondo uniformato che sta terminando con l’idea di
comunità e tanti altri concetti importanti nella nostra vita.
Fino a che continueremo a puntare in una società tecnologica
di massa, come fa la sinistra, non saremo capaci di liberarci da
tutta questa zavorra, tornando ad un’esperienza diretta del mondo.

D.: Come affrontare il processo pratico per cambiare il modello?

J.Z.: Ponendo il problema sul tavolo, dandogli il rilievo che merita e
insistendo sul ruolo centrale che deve giocare nella discussione
pubblica. La nostra posizione implica la distruzione di tutto
l’apparato tecnologico prima che ci distrugga e che elimini qualsiasi
valore e contesto alla vita. Si tratta di ricollegarci con la terra,
per questo la nostra fondamentale ispirazione ci è data dai
modi di vita dei popoli indigeni.

D.: Cosa faresti se il sistema cadesse domani ed avessi la possibilità
di intervenire e di implementare cambiamenti concreti?

J.Z.: Il problema è che la gran parte della popolazione delle grandi
città morirebbe in tre giorni. Non dureremmo molto senza
energia, con gli alimenti in putrefazione, senza la capacità
di sopravvivere e con l’istinto atrofizzato. Non sapremmo cosa
mangiare, quali sono lo piante, come fare un fuoco, cercare acqua,
rifugio… Ci dobbiamo preparare per questo processo, perché
la città è artificiale ed insostenibile e non
rappresenta il mondo che dovremmo affrontare quando il sistema si
fermerà… Inoltre, possedere quegli strumenti di
sopravvivenza ci fornisce un potere politico, dandoci la sensazione
di autonomia. Se vuoi venir fuori dal sistema, ma non hai queste
conoscenze, alla fine sicuramente non ne sei capace.

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Sugli arresti dei presunti membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco

Democrazia preventiva per una impronta digitale su un sacchetto di plastica!

fonte: athens. indymedia.org

Il potere dello Stato con l’attivazione dei necessari Dispositivi di
Assistenza per la Produzione della Paura e del Consenso, nel quadro
delle strategie anti-sommossa, ha avviato una medievale “caccia
alle streghe”. La recente carcerazione preventiva di una ragazzo
di 21 anni, N. V.. con la prova di una impronta digitale su un
sacchetto di plastica vuoto,
dimostra che ci dobbiamo
difendere dalla fabbricazione di massa di presunti sospetti.

Alcuni giorni prima delle elezioni del Parlamento europeo del
2009, i protettori della Repubblica ellenica invadono la casa
dell’anarchico Charis Ch. Lo arrestano e lo accusano di partecipazione alla Cospirazione
delle Cellule di Fuoco
.
Il collegamento tra
Charis Ch. e la CCF
viene in seguito a congetture delle autorità antiterroriste,
che mostrano e invalidano i risultati, come gli avanzi di un ordigno
esplosivo all’interno di un bidone della spazzatura nei pressi (!!!)
della casa degli arrestati. Allo stesso tempo, sono arrestati anche
il cugino e la sua ragazza, ed un altro anarchico,
Panagiotis
M.
, che aveva rapporti di amicizia con gli altri. A sostegno degli ultimi arresti, di fronte
ai mass-media, portavoce della polizia greca sottolineano che la casa
era usata come nascondiglio e che per questo le impronte digitali
erano state prese in quel luogo! Nel frattempo, viene istituito un
ameno
spettacolo pre-elettorale per i votanti.

Tutti gli arrestati si sono dichiarati innocenti, assumendosi solo
la responsabilità per le azioni politiche e sociali. Tre
di loro, tranne la ragazza, sono in
carcerazione
preventiva da oltre 5 mesi.

Con il ministro Chrysochides, a manovrare la repressione, lo Stato ha
avviato un attacco frontale, con tentativi di terrorizzare non solo
le persone che si muovono negli spazi politici, ma -come durante la
guerra civile- anche amici e famiglie, in modo da criminalizzarne le
relazioni sociali.
Inoltre, sono stati spiccati altri
6 ordini di arresto nei
confronti di persone che avevano relazioni politiche o di amicizia
con le persone di cui sopra. Gli unici elementi sono sempre le
impronte digitali nella casa di Charis Ch.

Lo spettacolo continua con ulteriori mandati di cattura in serie nei
confronti di persone già note alle autorità giudiziarie
per aver partecipato alle lotte sociali.
Il 14.11.09
Antigoni Ch. è stata arresta davanti allo squat
Skaramagkas, con l’accusa di aver lasciato un
impronta digitale su un candeliere, poi scomparso. La “pericolosa
terrorista”, come la stampa l’aveva definita, è adesso
temporaneamente libera.
Il 5.1.10 il caso di Nikos M. si
dimostra essere un ulteriore fiasco. Come prova nei suoi confronti
vengono utilizzate delle impronte digitali trovate su un pc
utilizzato (prima della comparsa della CCF) da Nikos M. per il suo
compagno di studi Charis Ch. E’ stato rimesso in libertà, in
attesa del processo, e sottoposto alla legge anti-terrorismo.

L’1.2.10 un altro arresto, sempre per la legge
anti-terrorismo. Lui resta in carcerazione preventiva. Quale la
differenza rispetto agli altri casi? L’impronta digitale su un
sacchetto di plastica e su un opuscolo. Il tutto all’interno del
“covo” nel distretto di Chalandri.
Attraverso la repressione del “nemico interno” viene l’obbedienza
della società.
Contro l’assordante silenzio che impongono,
diamo la priorità alla nostra autentica solidarietà
verso tutte le persone che sono bersaglio del terrorismo di Stato.

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Salonicco – Date alle fiamme 4 auto da lusso

fonte: athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1130109

All’interno di un’auto da lusso data alla fiamme a Salonicco è stato
trovato il seguente volantino di rivendicazione.

“Nei giorni scorsi un’altra persona, imputata di appartenenza alla
Cospirazione delle Cellule di Fuoco,
è stata arrestata sulla base di impronte digitali trovate su
di un sacchetto di plastica e su un opuscolo.
Si comprende come
questa storia riguarda tutti noi.
La stessa notte abbiamo deciso
di dare una risposta approssimativa di fuoco. Un’ora dopo la
mezzanotte, 4 auto di lusso sono bruciate nel centro della città.

Noi continueremo.”

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Lecce – Sentenza processo nottetempo e presidio‏

Mercoledì 10 febbraio ci sarà la sentenza d’appello del processo contro alcuni
anarchici salentini accusati di associazione sovversiva. La sentenza
era già prevista per il 18 novembre scorso ed è stata
rinviata poi al 10 febbraio.

Nel pomeriggio dalle 18 alle 21 ci sarà un presidio in piazza S.Oronzo a Lecce per parlare
del processo e di Cie, delle lotte contro questi luoghi infami, ma
anche di fascismi, revisionismo, cancellazione e mistificazione del
passato e della memoria. Il 10 febbraio infatti è anche il
giorno in cui si ricordano le foibe, commemorazione con la quale si
cerca di riabilitare i fascisti.

No fascismi No repressione

Anarchici salentini

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Messico – Rabia y Acción Nº6

Contenido Rabia y Acción Nº6: -Ver y/o Descargar-

-Nota editorial.

-Convirtiendo a un defensor de animales en “terrorista”.
-Del Green Scare hasta la situación actual en Mexico.
-Consejos para la seguridad del activista I.
-La expansión de la quema de autos.
-Guerrero por la liberación animal buscado por el FBI.
-Cajón de herramientas.
-Noticias internacionales.
-Reportes de acción directa en América (Octubre 2009-Enero 2010).
-Los ataques veganos en la prensa amarillista.
-Entrevista con el veterano del ALF Ingles Geoffrey Sheppard.
-La acción directa en el COP15.
-Golpeado fuerte: el FLT contra la UNAM.
-Listado de presos antiautoritarios y por la liberación de la tierra en Mexico.
-Sea Shepherd: Eco piratas de acción directa en defensa del mar.
-Entrevista traducida con Paul Watson.
-Contraportada

Agrádecemos por sus colaboraciones a:
Liberación Total, Bite Back, NAELFPO, Resistance Magazine, Acción
Vegana, Individuxs anonimxs, compañerxs en lucha, al compa que nos
ayudo a traducir el texto de Bite Back y todxs lxs que ayudaron a que
esta publicación este siendo leída por ti.

Contacto: rabiayaccion@mac.hush.com

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Buenos Aires – Solidarietà e Agitazione Anticarceraria davanti all’ambasciata del Messico

fonte: Acratas.com.ar

Il nostro atteggiamento indelebile e la nostra posizione di fronte a
questa guerra antisociale in tutto il mondo significa morte,
prigione, evasione, dolorose condanne, gioie ed altro ancora. E’ che
siamo guerrieri e non soldati, che quotidianamente con pratiche
antiautoritarie agiamo per la distruzione di questa miserabile
società.

La nostra solidarietà è prassi quotidiana tra di noi;
nostra perché non è una parola vuota in bocca a tutti e
noi la portiamo fino in fondo. Questa è un’azione con la quale
abbiamo inviato un fraterno ed affettuoso saluto ai prigionieri
antiautoritari sequestrati in Messico, che dentro e fuori le prigioni
hanno lanciato un appello all’agitazione e alla propaganda
anticarceraria contro questo sistema di morte, dal 1 al 12 febbraio.

Noi non possiamo rimanere indifferenti, né vivere al margine (non
c’è peggior cieco di chi non vuol vedere): per questo ci siamo
recati davanti all’ambasciata del Messico, nel quartiere Belgrano di
Buenos Aires, Argentina.

Lì abbiamo collocato sulla facciata dell’ambasciata uno striscione che
recitava: “Contro la Società Carceraria, un saluto
internazionale ai prigionieri antiautoritari in messico”
,
assieme ad un fumogeno, volantini e lancio di vernice. Attenti e
contenti ci siamo allontanati dal posto…

L’appello è quello a non paralizzarci di fronte al grido dei compagni,
ad acuire per le strade tutte le forme che i liberi associati
ritengono opportune. Non è il momento di fare orecchie da
mercante agli appelli di solidarietà attiva. Non possiamo
lasciare lo spazio a vuoti slogan, materializziamo le nostre idee
attraverso l’azione.

Facciamo sapere al mondo che quelli che lottano sia dentro che fuori le mura
delle prigioni, come quelli che hanno perso la vita per il desiderio
della libertà, non potranno passare nel dimenticatoio e che
nemmeno resteranno nel ricordo. Le loro parole ed azioni restano
marcate nella storia di tutti quelli che giorno per giorno lottano
contro questo sistema di sfruttamento.

MORTE ALLO STATO ED AL CAPITALE!!!!

ACUIRE E DIFFONDERE LE AZIONI CONTRO IL POTERE!!!!

LA SOLIDARIETA’ E’ AZIONE, PER L’INSURREZIONE PERMANENTE E LA TOTALE
DISTRUZIONE DELLA SOCIETA’ CARCERARIA!!!!!!!!!!

**
Chiarimento: sugli ultimi avvenimenti relativi ai prigionieri del
messico, in particolare a Fermín Goméz, chiariamo che
l’azione è stata effettuata prima di venire a conoscenza della
sua delazione rispetto ad altri compagni.

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Cile – Riflessioni sull’attentato esplosivo al centro commerciale Falabella

Comunicato del gruppo Banda Dinamitera Efraín Plaza Olmedo

traduzione: Culmine

A proposito dell’attentato esplosivo contro il centro commerciale
Falabella, del 15 gennaio 2010, crediamo siano opportune le seguenti
riflessioni:

Gli attacchi contro lo Stato ed il capitale rappresentano un contributo
nel cammino per la distruzione dell’ordine stabilito e la costruzione
di un mondo libero.

La loro diffusione e frequenza hanno fatto cascare a terra quelli che
credevano che la sovversione fosse morta e sepolta. Como si sono
sbagliati. Più politica del terrore hanno utilizzato, più
sono state le azioni insorgenti; più sbirri coinvolti alla
caccia delle streghe, più si sono moltiplicati i gruppi in
guerra.

Ma pensiamo che questi attacchi diretti debbano essere sempre chiari e
comprensibili da se stessi, non devono lasciare lo spazio a
speculazioni com’è avvenuto con l’attentato esplosivo contro
il centro commerciale Falabella, posto frequentato in gran parte da
salariati sfruttati, ipnotizzati dal consumo.

La Propaganda per il fatto deve avere senso e contenuto, a maggior
ragione se il suo obiettivo è quello di danneggiare le
persone. Crediamo che siano i potenti quelli che devono sentire la
minaccia ed il pericolo costante, non gli sfruttati che già
devono sopportare a sufficienza una vita miserabile.

Non inganniamoci, né contribuiamo all’inganno, gli sfruttatori e
le loro famiglie non frequentano luoghi come quel centro commerciale,
essi vivono in habitat
differenziati e vigilati, è lì dove dobbiamo attaccare,
bombardare e recuperare spazi dalla criminale arroganza borghese.
Specialmente quando possediamo la capacità tecnica di burlarci
delle videocamere e delle squadre di sicurezza del nemico, in questa
maniera non forniremo spazio a speculazioni sul contenuto e sulla
portata della nostra azione.

Infine, queste riflessioni vogliono essere un contributo alla discussione
antiautoritaria sostenuta dall’azione.
Non
stiamo cercando di immobilizzare o di incitare i gruppi all’inazione.
Nulla di tutto ciò! Facciamo parte di coloro che
contribuiscono alla costruzione di un mondo senza sfruttatori, né
dirigenti, contro i quali tutte le forme di lotta sono valide.

A MOLTIPLICARE LE AZIONI DIRETTE NEI CENTRI DEGLI SFRUTTATORI

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