“La vendetta di Prometeo”

(sullo sciopero della fame dei prigionieri anarchici dal 20 dicembre al 1
gennaio)

Con l’edizione del presente opuscolo, abbiamo l’intenzione di far
conoscere la lotta che è stata da poco portata avanti da
alcuni prigionieri anarchici sequestrati dallo Stato in diverse parti
del mondo, stavolta utilizzando la modalità dello sciopero
della fame, iniziativa che si è tenuta dal 20 dicembre al 1
gennaio (eccetto Marco Camenisch e Gabriel Pombo Da Silva, che hanno
iniziato lo sciopero il 18 in solidarietà con i prigionieri
turchi e in ricordo con gli assassinati nelle carceri di quel paese).

La particolarità di questo sciopero è consistita nel fatto
che non si è trattato di un metodo di lotta per l’ottenimento
di miglioramenti carcerari e/o per avanzare gli iter legali per la
“libertà” degli arrestati, bensì come ha ben
espresso il suo promotore, Gabriel:

“Non ci sono punti rivendicativi, è un appello, un gesto d’amore,
un appello alla lotta ed a continuare a lottare… noi non vogliamo
carceri dalle sbarre d’oro, vogliamo distruggere la società
carceraria… E’ un evidente appello alla lotta, la lotta
rivoluzionaria, non vogliamo che ci diano altro cibo, altre docce o
altro lavoro, vogliamo distruggere tutte questa fottuta merda…
iniziamo dai pochi che siamo, col desiderio di contagiare gli altri
compagni, se fossimo liberi certamente non faremmo uno sciopero della
fame, staremmo in prima linea, bruciando o prendendo o quel che
sia… non staremmo perdendo il tempo qui, adesso l’unica cosa che ci
resta da offrire è… un gesto degno ai compagni che sono
caduti in lotta, specie Mauricio Morales… e tutta la gente che è
caduta in questo cammino… ricordarli degnamente. Perciò,
patire un po’ di fame e allo stesso tempo sentirsi parte di un
collettivo di individualità…”.

D’altra parte, la risposta all’appello all’offensiva dall’altro lato delle
mura è stata, perlomeno nel contesto latinoamericano,
particolarmente forte, in intensità e continuità, se
prendiamo in considerazione soprattuto il periodo di durata dello
sciopero. Un’iniziativa che non era altro che un appello alla guerra,
a ricordare i compagni caduti in combattimento (Mauricio Morales e
Zoe) o assassinati dallo Stato nei suoi centri di sterminio (Agustín
Rueda, Soledad Rosas, Paco Ortiz, Salvador Puig Antich, Xóse
Tarrío…), non poteva far altro che scatenare per le strade
le pratiche d’azione diretta, che sono quelle che dimostrano i valori
reali degli insorti in tutto il pianeta, e le stesse che mantengono
viva la possibilità reale dell’anarchia.

Tocca ai compagni prigionieri effettuare un bilancio/analisi sul
significato di questo sciopero, noi possiamo parlare di quel che
tocchiamo con mano nella nostra realtà più concreta…

A quanto pare, una buona parte degli anarchici latinoamericani ha
deciso di approfondire gli attacchi e/o di iniziare un’offensiva più
concreta e intensa, uscendo decisamente dal sopore delle assemblee,
dalle processioni di carattere marziale inquadrate all’interno di
quel che è tollerato dal sistema, e dall’equivoco
dell’assistenzialismo/presa di distanza dai fratelli prigionieri.

Crediamo che si sia dimostrata nettamente l’efficacia dell’organizzazione
informale tra le individualità con chiari propositi
sovversivi, ben al di là dell’uso di acronimi o sigle.

Simboli dello Stato, del capitale, interessi della polizia, sono stati
attaccati, incendiati o mitragliati. Il tutto, senza alcun comitato
centrale né burocratico che ordini o meno di effettuare azioni
o che assegni compiti, nonostante le fantasie delle carogne dei
pennivendoli, dimostrando allo stesso modo come obsolete e pericolose
le strutture statiche e formali (a volte semi-formali) delle antiche
federazioni, per citare un esempio.

Noi vogliamo che si sia capita l’informalità come il mezzo di
comunicazione e di prassi tra diversi anarchici e refrattari per
portare avanti azioni che tendono a distruggere l’attuale stato delle
cose, che tendono alla rivoluzione, senza il bisogno di riunioni
settimanali né di estesi documenti redatti sotto un consenso
comune negatore della individualità, principale motore nella
volontà della lotta per la libertà.

Allo stesso modo intendiamo l’affinità.

Quando la rabbia, l’amore, la dignità sono superiori alla paura e
alle certezze che ci offre il quotidiano, quando non ci lasciamo più
consolare dai vari ciarlatani, professionisti dell’attesa e della
manipolazione (alcuni persino con discorsi radicali) e comprendiamo
che l’unico cammino per farsi strada in questo intreccio è
l’azione, allora stiamo mettendo in pratica quel che desideriamo, una
comunità composta da individualità libere, solidali ed
antigerarchiche.

In tal senso, la molteplicità degli attacchi, così come la
diffusione e la propaganda decentralizzata, permettono di augurare un
buon panorama per la pratica insurrezionale nel contesto del Cono
Sud, se non in tutta l’America latina.

E’ anche vero che nella misura in cui cresce e si rafforza la
possibilità anarchica in questa guerra sociale, lo stesso farà
il nemico, con i suoi colpi repressivi, che sono una reazione
attendibile e di fronte ai quali noi pensiamo che non ci possa essere
alcun vittimismo (esempi ci vengono forniti da quel che avviene in
Cile ed in Messico, in cui abbiamo compagni incarcerati con accuse
gravi).

Anche per questo dobbiamo prepararci ed essere all’altezza, apprendendo
dalle situazioni che sebbene sono accadute in altri contesti (Italia,
Spagna), ci servono per trarre alcune conclusioni, visto che è
provato che l’internazionalismo lo utilizzano gli sbirri di diverse
nazioni quando si tratta di reprimere la dissidenza reale (le
consulenze del persecutore Marini o la collaborazione dell’FBI con lo
Stato cileno, lo dimostrano ben chiaramente). Pertanto, lanciamo un
appello alla prudenza, ma mai all’inazione. Dobbiamo affilare la
nostra progettualità e la nostra prospettiva per sferrare
colpi sicuri sulla faccia del nemico, fino ad abbatterlo. Ad esser
pronti e decisi.

Si avvicinano tempi duri, certo, tempi magari di delazione, di puro e
semplice tradimento, ma sono tempi degni d’esser vissuti, molto più
di quel che può affermare l’enorme massa degli zombie che
passeggiano davanti alle vetrine delle grandi città, rinchiusi
nelle loro prigioni, leccando le proprie sbarre…

L’affinità reale, la fratellanza tra sfruttati si costituiscono quando da un
lato e dall’altro ci riconosciamo come prede in guerra (considerando
che da un lato e dall’altro ci sono i rassegnati, i legalitari, i
collaborazionisti).

E’ nostro compito che non si spengano mai i fuochi della ribellione, né
cessino le azioni in vendetta per i nostri fratelli assassinati o
sequestrati.

E’ nostro desiderio, per il quale diamo tutto, quello di riuscire a
venir fuori dalla spirale azione/reazione…

Prigionieri in guerra… LIBERTA’

Algunas Anarquistas

Buenos Aires, estate 2010

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“La venganza de Prometeo”

(sobre la h.h. de lxs presxs anarquistas)

Con la edición del presente folleto, tenemos la intención
de dar a conocer la lucha que recientemente impulsaron algunas presas
anarquistas secuestradas por el Estado en diversas partes del mundo,
esta vez utilizando la modalidad de la huelga de hambre, iniciativa
que duro desde el 20 de diciembre al 1 de enero (excepto Marco
Camenish y Gabriel Pombo da Silva, que iniciaron la huelga el día
18 en solidaridad con las presas turcas y en recuerdo de las
asesinadas en las cárceles de ese país).

La particularidad de esta huelga residió, por un lado, en el que
no se trataba de un método de lucha en pos de mejores
condiciones carcelarias y/o por adelantar los tramites legales para
la “libertad” de las encarceladas, si no que como muy bien
expreso su impulsor, Gabriel:

No hay puntos reivindicativos, es un llamado, un gesto de amor, un
llamado a la lucha y a continuar a luchar… nosotros no queremos
cárceles con barrotes de oro, queremos destruir las cárceles,
pero para destruir las cárceles tenemos q destruir también,
el sistema y la sociedad carcelaria…. Es un claro llamado a la
lucha, la lucha revolucionaria, no queremos que nos den más
comida ni mas duchas ni mas trabajo, queremos destruir toda esta puta
mierda… empezamos desde los poquitos que somos, queriendo contagiar
a los demás compañeros, si estuviéramos en la
calle pues evidentemente no haríamos una huelga de hambre,
estaríamos en primera línea, quemando o tomando o lo
que sea… no estaríamos perdiendo el tiempo ahí, lo
único que nos queda ahora para ofrecer es… un gesto digno a
los compañeros q han caído en la lucha sobre todo a
Mauricio Morales… y a tanta gente que ha caído es este
camino… recordarlos dignamente.. Y eso es pues, pasar un poquito de
hambre y al mismo tiempo así nos sentimos parte de un
colectivo de individualidades…”.

Por otro parte, la respuesta al llamado a la ofensiva del otro lado de
los muros, ha sido, por lo menos en el contexto latinoamericano,
particularmente fuerte, en intensidad y continuidad, si tenemos en
cuenta sobre todo el tiempo en el que transcurrió la huelga.

Una iniciativa que no era mas que un llamado a la guerra, a recordar a
las compañeras caídas en combate (Mauricio Morales,
Zoe) o asesinadas por el Estado en sus centros de exterminio (Agustín
Rueda, Soledad Rosas, Paco Ortiz, Salvador Puig Antich, Xóse
Tarrío…), no podía menos que desatar en las calles
las practicas de acción directa, que son las que demuestran
los valores reales de las insurrectas a lo largo y ancho del planeta,
y las mismas que mantienen viva la posibilidad real de la anarquía.

Corresponde a las compañeras prisioneras hacer su balance/análisis
de lo que significo esta huelga, nosotras podemos hablar de lo que
palpamos en nuestra realidad mas concreta…

Al parecer, una buena parte de las anarquistas latinoamericanas, ha
decido profundizar sus ataques y/o iniciar una ofensiva mas concreta
e intensa, saliendo muchas seguramente del sopor de las asambleas,
las procesiones de corte marcial enmarcadas dentro del margen de lo
tolerable por el sistema, y del equivoco del asistencialismo/
distanciamiento para con las hermanas presas.

Creemos se ha demostrado cabalmente la efectividad de la organización
informal entre individualidades con clara intención
subversiva, mas allá del uso o no de acrónimos o
siglas.

Símbolos  del Estado, del capital, intereses de la policía, han sido
atacados, incendiados, baleados. Esto sin ningún comité
central ni burocrático que ordene o no ejecutar acciones ni
que asigne tareas, por mucho que fantasean las carroñeras de
la prensa, desechando así mismo por obsoleta y peligrosa las
estructuras estáticas y formales (a veces semi formales) de
las antiguas federaciones, por citar un ejemplo.

Deseamos nosotras que se haya entendido la informalidad como el medio de
comunicación y praxis entre diversas personas anarquistas y
refractarias para llevar adelante acciones que tiendan a destruir el
actual estado de las cosas, que tiendan hacia la revolución,
sin necesidad de reuniones semanales ni de grandes documentos
redactados en común bajo un consenso siempre negador de la
individualidad, principal motor en la voluntad de la lucha por la
libertad.

Así entendemos también la afinidad.

Cuando la rabia, el amor, la dignidad, es superior al miedo y a las certezas
que lo cotidiano nos ofrece, cuando ya no nos dejamos apaciguar por
charlatanas varias, profesionales de la espera y la manipulación
(incluso algunas con discursos radicales), y comprendemos que el
único camino para abrirse paso en este enredo es la acción,
estamos desde el ahora practicando lo que deseamos, una comunidad
compuesta por individualidades libres, solidarias y anti jerárquicas.

En ese sentido, la multiplicidad de ataques, a la par que la difusión
y propaganda descentralizada, permiten augurar un buen panorama para
la practica insurreccional en el contexto del cono sur, si no en todo
el latinoamericano.

Es natural también que en la medida que se crezca y se fortalezca
la posibilidad anárquica en esta guerra social, otro tanto
hará el enemigo, con sus golpes represivos, que son una
reacción esperable y ante los cuales pensamos no debe haber
victimismo alguno (ejemplo de eso es lo que viene sucediendo en Chile
y México, donde tenemos a compañeras prisioneras bajo
cargos graves).

Esto también nos llama a prepararnos y a estar a la altura,
aprendiendo de situaciones que si bien acontecieron en otro contexto
(Italia, España), nos sirven para sacar algunas conclusiones,
dado que probado esta que el internacionalismo también lo
utilizan las esbirras de diversas naciones a la hora de reprimir la
real disidencia (el asesoramiento del verdugo Marinni y la
colaboración del FBI con el Estado chileno lo deja bien en
claro).

Pretendemos con esto hacer un llamado a la prudencia, mas nunca jamás a la
inacción, a afilar nuestra proyectualidad y nuestra
perspectiva, para dar certeros golpes en la cara del enemigo, hasta
por fin derribarlo. A estar preparadas y decididas.

Vienen tiempos duros seguramente, tiempos quizás de delación,
de lisa y llana y traición, pero son tiempos dignos de ser
vividos, que es más de lo que puede afirmar la enorme maza de
zombis que se pasean ante las vidrieras de las grandes ciudades,
encerrada en sus cárceles, lamiendo sus barrotes…

La afinidad real, la hermandad entre explotadas, se constituye cuando de
un lado y otro nos reco.nocemos como presas en guerra (que de un lado
y otro también hay de las otras, las resignadas, las
legalistas/colaboracionistas).

Que nunca se apaguen los fuegos de la rebeldía, ni cesen las
acciones en venganza por nuestras hermanas asesinadas o secuestradas,
es nuestra tarea.

Que así también consigamos salir del espiral
acción/reacción, es nuestro deseo, por el cual lo damos
todo…

Presas en guerra… LIBERTAD

Algunas Anarquistas

Bs. As. Verano 2010

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Atene – Attentato esplosivo contro il Ministero della Stampa

fonte: After the Greek Riots, 16.01.10

Un altro ordigno esplosivo è scoppiato la scorsa notte alle 11:41 ad Atene. Questa volta il bersaglio è stato il ministero della stampa. Non ci sono state vittime, in quanto gli attentatori avevano chiamato due volte a due diversi canali televisivi per mettere in guardia sulla bomba, aggiungendo che “la lotta continua”.
Il portavoce del governo ha detto che, come al solito, la democrazia “non può essere terrorizzata”.

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Santiago – La Brigada Insurreccional Marco Camenish attacca un traliccio

fonte: Liberación Total

Culmine, oltre a salutare con gioia la Brigada Insureccional Marco Camenish, condivide la scelta effettuata da Liberación Total di togliere, dall’elenco dei compagni messicani presenti nella rivendicazione, il nome di Carlos. Fino ad ora avevamo preferito non entrare nell’argomento, perché siamo in attesa che si esprimano i compagni direttamente coinvolti dalla delazione. Ma è bene che si sappia che dei 3 arrestati il 15 dicembre, in Messico, uno di essi, tale Carlos, sta collaborando con le forze dell’ordine, fornendo dettagli su altre azioni. Per questa infamata dei compagni sono in clandestinità e i due arrestati, seppur minorenni,
devono affrontare accuse piuttosto pesanti. Da un semplice incendio si è passati all’associazione a delinquere/sovversiva, reato per il quale non è prevista la cauzione.

_______________________________________________

Attentato esplosivo contro un traliccio vicino al carcere Santiago 1

La società possiede diversi bastioni. Quello che è deputato a sequestrare i diversi esseri è il carcere, in cui regnano la solitudine e la tristezza. La grande opera del panottico ha visto da molto vicino un piccolo sprazzo di luce. Ci auguriamo che abbia spezzato la routine e rubato qualche sorriso complice a quelli che vi si trovano rinchiusi per cercare di espropriare qualcosa delle loro esistenze, per non essersi sottoposti alla tortura del lavoro e che i carcerieri l’abbiano sentito sulla propria pelle, che è così fragile come quella di qualsiasi altro.

Il luogo, un traliccio d’alta tensione, uno dei riflessi del dominio, pertanto nostro nemico. Le catene dell’autorità si trovano in ogni respiro. La liberazione dev’essere totale, sia per la terra che per gli animali, umani e non umani. Abbiamo attaccato molto da vicino il carcere di Santiago 1 con un ordigno esplosivo composto da un estintore pieno di polvere nera e un detonatore costituito da acido solforico in un preservativo e capocchie di fiammifero pestate.

Il carcere non è solo il grande edificio che mantiene imprigionati i nostri compagni Axel, Pablo, Matias, Cristian, Flora (un grande abbraccio in particolare). La solidarietà ha molte forme, è anche in ciascuna delle istituzioni dello Stato a partire dalla famiglia, poi dalla scuola, dalle cliniche psichiatriche e perché no persino da te stesso. Tu puoi essere il tuo stesso carceriere. Come se non bastasse, stanno costruendo carceri speciali per bambini.

(…)

La nostra fratellanza ad ogni individuo che prende posizione contro qualsiasi autorità, dal gesto più quotidiano. Lanciamo un appello alla libera associazione di individui come maniera di organizzarci in contrasto con le relazioni imposte dalla società, riflesse nella genesi della nostra vita. Ai guerrieri arrestati in Messico, che hanno localizzato ed attaccato il nemico, il potere e con esso la civilizzazione: Abraham e Fermin, un abbraccio fraterno ed antiautoritario.

Salutiamo ogni azione di solidarietà per l’ultimo sciopero della fame. Si continuino a colpire gli spazi del potere senza paura né rispetto. A Diego: che la tua fuga sia eterna, fratello. Ci hai offerto un’altra scelta e, sebbene non vediamo il tuo sorriso, ascoltiamo i tuoi sghignazzi. Alla tua memoria, selvaggio Mauricio Morales.

Contro ogni autorità: rivolta e insurrezione.

Per la distruzione del potere e della civilizzazione.
Per la distruzione delle carceri umane, animali e della terra.

Brigada Insurreccional Marco Camenish

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Santiago del Cile – Sabotati un ristorante di carne ed un’agenzia immobiliare

fonte: Liberación Total

La notte di giovedì, 14 gennaio, protetti dal silenzio ci siamo diretti verso un locale di vendita di carne molto popolare a Santiago, noto come “Parrilladas Argentina”. Lì dove si lucra con la morte di animali ed inoltre si riproduce alla grande la pratica specista di mangiare cadaveri. Sul posto, che si trova in pieno centro, sono state distrutte le vetrine, sono state lanciate bombe di vernice rossa e è stata vergata la scritta FLA sulla facciata. .

Anche gli uffici di una nuova agenzia immobiliare hanno ricevuto un regalo da parte nostra, con la rottura di diverse vetrate.  Il nostro ambiente è sempre più infettato dall’espansione della civilizzazione con edificazioni ed asfalto che assassinano la terra. La distruzione di ecosistemi è la maniera in cui queste imprese costruttrici si riempiono le tasche, per questo desideriamo solo la loro distruzione.

Il sabotaggio contro i promotori dello sfruttamento è un efficace strumento per frenare la debacle dell’ambiente e di quelli che l’abitano.  La costante minaccia scatena il caos, capace di finirla e di sollevarsi contro quel che ci opprime.

Con queste azioni salutiamo i compagni Abraham López e Fermín Gómez, arrestati dallo Stato messicano e Matías Castro arrestato dallo Stato cileno. Forza compagni, da qui vi inviamo la nostra fratellanza con le vostre idee e pratiche, moltiplicando le azioni.

se non vivi come pensi, finirai pensando come vivi”

FLA/FLT

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Barcellona – L’unica chiesa che illumina è quella che brucia

fonte: Fondazione Roscigna

Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio è stato collocato un ordigno
incendiario alla porta degli uffici parrocchiali della chiesa del
quartiere di Sarria (Barcellona), abitualmente frequentata da gente
abbiente e legata all’Opus Dei.

La Chiesa continua ad essere un’istituzione di dominio con grande ed
importante potere, specie sulla donna, come si vede attualmente con
la campagna “pro vida” (contro l’aborto). Da non
dimenticare che qualsiasi religione nega l’individuo.

un abbraccio a tutti quelli, sia liberi che prigionieri, che non si
fanno sottomettere dal potere

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Atene – Irruzione nell’ufficio del sottosegretario alla giustizia

ATENE, 14 GEN – Sconosciuti incappucciati armati di bastoni hanno compiuto
un’irruzione nell’ufficio del sottosegretario alla giustizia
Apostolos Katsifaras, ferendo due collaboratori. L’aggressione,
riferiscono i media, e’ avvenuta al primo piano di uno stabile al
centro di Atene. Katsifaras al momento dell’attacco non si trovava
nel suo ufficio.

ATENE, 14 GEN – il segretario politico di Katsifaras, ferito durante
l’attacco, e’ stato ricoverato in ospedale. La polizia ha già
operato alcuni fermi nella zona anarchica di Exarchia.

da:agenzie

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La Plata – Attentato esplosivo contro il Banco Galicia

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

fonte: Ai Ferri Corti – 14.01.10

Ricordando che le banche sono il cuore del capitalismo, il 31 dicembre abbiamo
realizzato delle scritte rivendicando la lotta dei prigionieri in
tutto il mondo ed abbiamo collocato un ordigno esplosivo che è
scoppiato all’ingresso del Banco Galicia, provocando danni al
bancomat; nonostante le misure di sicurezza che proteggono l’ente.

Salutiamo tutti e tutte i compagni e quelli che in qualche
maniera colpiscono il sistema senza distinzione di metodi, ma solo
con l’obiettivo di spezzare la presunta invulnerabilità ed
evidenziare lo schema di reclusione per noi che ci ribelliamo contro
l’oppressione del sistema.

grupo operativo rebelde DEL

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Atene – Attacco incendiario presso la sede del PASOK di Kallithea

fonte: After the Greek Riots

Per un certo tempo il governo del PASOK, i suoi pupazzi e gran parte dei
media, assistiti da fossili tipo Mitsotakis e rettili tipo Michalos,
hanno cercato di convincere la società che i sacrifici sono
necessari “per il bene dell’economia”, “con il
fine di ridurre il nostro deficit”.
Così, “cattivi” di Bruxelles ci obbligano a stringere la cinghia
e noi non possiamo agire diversamente.
Un teatro dell’assurdo,
una partita mal giocata a spese della società. Come
se non fossero tutti insieme in una meravigliosa collaborazione,
Stato e capitale, burocrati europei, società di rating e di
mercato. Come se questi insetti fossero diversi gli uni dagli altri e
non parassitassero, tutti insieme e in collaborazione, gli oppressi.

Una recente ricerca “ufficiale” suggerisce che il 31%
della società greca ritiene che l’unica soluzione sia il
rovescio del sistema. Tuttavia noi siamo legittimati a supporre che
tale percentuale “informale” sia più grande.

Allora, lasciate che ci si organizzi in tale direzione.
Un piccolo contributo da parte nostra è stato l’incendio degli
uffici della sede del PASOK a Kallithea, in via Thiseos 140, al terzo
piano, il 4 Gennaio 2010 alle 21.35.


Libertà per tutti i
combattenti imprigionati.
Solidarietà a tutti gli incendi e
le organizzazioni armate.

Organizzazione “TOLLERANZA ZERO”

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Atene – Attacco incendiario ad un veicolo diplomatico a Chalandri

fonte: After the Greek Riots


“La gente ha fretta con tutta la gravità delle baggianate che
ascolta, ma è molto più lenta e sprezzante quando il caso è grave”
.
Diogene


Quindi le lunghe analisi non sono necessarie… Noi agiamo tenendo in
considerazione la nostra morale e la dignità e sappiamo che le
orecchie dei piccolo-borghesi non ascoltano altro che la pubblicità
per i nuovi prodotti di consumo. Sappiamo anche molto bene quali sono
i nostri nemici.
A volte evidenti, a volte nascosti. Siamo in
guerra e non cadiamo in nessuna illusione della pace sociale offerta
dal loro sistema. Tra i nostri
nemici ci sono anche i lavoratori (si fa per dire) del corpo
diplomatico di tutti gli Stati-nazioni. Si tratta di cani, ben
nutriti dai governi, impegnati in tediosi pomeriggi di pubbliche
relazioni l’un con l’altro,
con il contrabbando, con il
conteggio dei soldi e l’ancor più noioso “lavoro” in
accordo assoluto con l’immunità legale. Cani di
proprietà del governo utilizzati per una vita elegante di
consumi eccessivi con salari prelevati dai nostri soldi.
Camminano
tra noi mostrando la loro vita glamour e noi … li colpiremo con
rabbia.
Martedì, 5.1.2010 abbiamo creato un cuore di fuoco a Down Chalandri con
l’aiuto di un veicolo diplomatico che è stato generosamente
offerto ai nostri appetiti di fuoco. Purtroppo è stato
completamente distrutto e adesso cerchiamo il prossimo obiettivo.
Non
dormirete sonni tranquilli. Noi giriamo con gli
altri fratelli e sentirete il nostro respiro.
“Coloro che non dispongono dei propri titoli, ricorrano ai loro gloriosi antenati
ed i loro nonni, in altre parole, a fosse e tombe.” Tutti i
restanti per strada.
Ognuno con il suo modo di provocare una
crepa nel tessuto urbano.
Saluti di fuoco ai tutti i gruppi di guerriglia urbana.

Cinici caotici

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Cospirazione delle Cellule di Fuoco – La democrazia non vincerà

traduzione automatica del comunicato della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, in cui si rivendica l’attentato davanti al parlamento greco.


“… Questo paese è morto
Cactus è il paese
Qui la pietra immagini
Come qui prendere
la supplica di una mano uomo morto
sotto stelle
spithisma inattive …

tra l’idea …
e la realtà

tra il traffico
e l’azione
cade l’ombra
tra la
percezione
e la creazione di
cade l’ombra
la vita è
troppo lontana
tra il desiderio
e lo spasmo
tra forza
e
non
tra sostanza
e la caduta
cade l’ombra
perché
vostro è il regno
perché il vostro è la vita

perché la vita è tua
tua

questo è
il modo
in cui finisce il mondo
non
con un singhiozzo, ma con un bang … ”

(shift poesia di T. S. Eliot a Guy Foks
che ha cercato di far saltare in
aria il Parlamento inglese)

Se suona oggi impensabile,
per parlare contro la democrazia, senza dichiarato conservatrice o
fascista di propaganda è il motivo che vivono nelle case e
nelle menti degli schiavi.
In altri fondamentalismo
democratico non ha nulla da invidiare ai precedenti regimi
autoritari. Il nepotismo, grandi
camini, i cortigiani, i
evnnooumenoi,
come imprenditori, broker, promotori immobiliari e gli editori
continuano a gestire la vita sociale e dal “basso” la gente
avrà sempre torto e sempre disposti a “ingannare”.

La
società continua a tollerare passivamente loro e allo stesso
tempo vuole trovare lì. L’ambizione di soldi facili, il
progresso sociale drammatico, la carriera professionale, la
riabilitazione di proprietà, la sicurezza degli oggetti e
porta
diplokleidomenon
è la promessa di prosperità democratica. Così

ethelodouloi
schiavi
consegnati al totalitarismo del dominio capitalistico in un contesto
democratico. Lo sfruttamento del lavoro e intensifica la vita,
aumento delle disuguaglianze sociali, la polizia del

stratiotikopoiountai

mondo, governa la vista e la miseria e talvolta fisici e
diannoitiki
emotivo è la
scelta dei soggetti. La maggior parte non sono nuovi. Su e giù
per questo è stato il tavolo della vita sociale sotto il giogo
di qualsiasi potenza. Ma è la democrazia oggi ad indorare la
cornice. La democrazia è un colpo di stato non scarica
automaticamente i carri armati nelle strade, ma le telecamere e
microfoni dei giornalisti.
La democrazia corre sul potere
della propaganda. Questo lavoro è
protetto dalla Costituzione come il diritto supremo, la
disuguaglianza sociale è la realizzazione del libero mercato e
della concorrenza, la polizia protegge serve la domanda sociale di
sicurezza, lo spettacolo è il difensore della libertà
di espressione e la povertà può colpire la porta vicino
a voi, ma non la tua quindi non preoccuparti … Ora, nel bel mezzo
di auto sequestrate, le code interminabili di protesta al IKA,
torture in A.T di nuove offerte di telefonia mobile, display a
schermo piatto, indennità di disoccupazione, problemi
psicologici e di solitudine, di focolai di orgoglio nazionalista e
non pagati dosi, timbrato la nuova democrazia sociale nelle città
occidentali. E la chiave, tutti questi non sono stati con la forza o
sotto l’autorità di una giunta di generali. Questa “magnifica
conquista del popolo”. Pertanto, noi sosteniamo che la
democrazia è la tecnica e la scienza del diritto a non essere
vista come oppressione. Il capitalismo è il boss e la
democrazia il portavoce. Noi non siamo ingenui a pensare che l’élite
“trecento del popolo” di fatto in carica. Ovviamente i
dirigenti sono equilibri, i titolari dei controlli dello Stato
“signori e signore sui prezzi. Inoltre, la maggior parte di loro
non è presa sul serio. Il ruolo primario della democrazia è
quello di funzionare come
prokallyma
la macchina brutale del capitalismo. E ‘la vetrina del sistema
secondo le linee di notte, l’economia e la mafia. “Lavare i loro
soldi sporchi”, mantenere “profilo pulito” deve essere
“pagato” tutte le portiere è invitato dal cantante,
ha un esercito di ben fatto, dal formale al para-agenti di polizia e
dei loro clienti (il popolo orgoglioso)
paghino sempre in
tempo.

A
questo punto sarebbe sbagliato da parte nostra se omettessimo di
menzionare il rafforzamento del ruolo dei giornalisti in questo
ntaraveri.
Ora, la democrazia dei nostri giorni, attraverso i partiti
politici tradizionali, ha preso la maggior parte dei media. Non
è un caso, che l’ondata crescente di personale dell’ufficio
politico è da
megalodimosiografous
ex (Roussopoulos, Panagiotopoulos, cannella, Efthimiou, Dinopoulos,
ecc.) Si tratta di una ricostruzione della strategia di comunicazione
della democrazia. Ora la coerenza dei politici e giornalisti è
chiara. Può telegiornali e notiziari che la retorica essere
diverso, a seconda di chi sta parlando e quali interessi serve, ma è
ancora una componente comune della rivendicazione e la difesa del
sistema democratico. Tutte le chiacchiere e alla fine dimenticate.
Infatti, per ottenere una migliore
epoinooun
un dialogo immaginario tra la società civile e mediatori
giornalisti. Per questo motivo, con la verità della
democratica “opinione pubblica”. Essi si basano sulla
costruzione di un “incrollabile” verità maggioranza
che nessuno osa contestare.
La verità del sondaggio dei
sondaggi, i numeri. Così
l’opinione pubblica è un cliente delle parti e dei clienti
parti. In questo modo, politici e giornalisti modulo di relazioni
sociali, e di fornire

metallasoun
a volontà.
Allo stesso tempo invertito il rapporto dopo il sondaggio, sondaggi e
che presumibilmente è venuto dalla società alla fine di
ritorno ad esso attraverso lo spettacolo, l’impostazione. Così
il popolo ha sempre ragione, come un cliente.
In questa
democrazia unico rapporto con il cliente in alleanza con i mezzi di
forme comportamento sociale. Soprattutto
al giorno d’oggi vi è una espansione del consumo
tisepidimias
paura. Su quello
amerikanoanathremmenoi
funzionari del dipartimento di polizia, con dichiarazioni fantasiose
e fughe di terroristi e disonesti dai titoli di caustica altri e le
relazioni dei giornalisti “una recrudescenza del crimine” e
“la violenza e l’insicurezza”. In questa luce comprimendo i
vari casi e gli eventi contraddittori, come rapine in banca in
sacchi, attacchi incendiari su punteggi composizione della notte,
sequestrando i circuiti ricchi di prostituzione e tratta,
epikyrixi
di 3 partner con
epikyrixi di
aspiranti assassini di Kuneva …
In tal modo ripristinata la
domanda di sicurezza e prodotto l’ideologia del terrore. Citiamo
questi esempi, perché questi driver come si può
percepire una percentuale del funzionamento della democrazia. Tutte
le dichiarazioni di cui sopra e il
pragmatikottita
exangeleies fatto
di non affrontare il problema del “crimine”.
In
parte come un “crimine” è in alcuni interessi
statali. L’obiettivo quindi non è
esattamente né sicurezza né spettacolare, ma l’ordine
di riflessione. Esattamente lo stesso vale per la democrazia. Quando
il ministro istituzionale della polizia dice che non si trasformerà
nella città di Atene
astynomokratoumeni
dove s’incontra con le
autorità locali sul tema della criminalità e quando
afferma che i dipartimenti di polizia e la Camera sono stati e
resteranno “automatici” per difendere la libertà di
la democrazia, non solo dicendo la verità. Perché
in realtà la democrazia è una riflessione drammatica e
di sostituzione per la libertà. Non ci può essere
libertà come una democrazia.
Del corso, al di là
dei trucchi e tecniche, anche se non ci fosse la democrazia in
sostanza, non si sa quando l’ufficio, ha citato il “oggettivo”
il diritto di molti. La storia ha dimostrato che non dovrebbe avere
alcuna fiducia in termini di massa. Le persone che volontariamente
adottare per sé la condizione di “persone” e parlare
come parte di “noi la gente a pagare tutto, lasciando tutti i
creativi e fiduciosi in
afinontai
planemata
dei loro capi.
Questo è il popolo. Una
massa rumorosa con la testa abbassata, lamenti incessanti, la miseria
e la psicologia delle masse, che riducono la vita ad una sequenza
ripetuta di funzionamento e le regole.
Non vi è alcuna
buona ragione per quanto riguarda il suo potere discrezionale e le
scelte. Vogliamo un mondo in cui
ogni individuo si assuma la responsabilità, a comunicare il
punto, lo scambio di argomenti che avranno il coraggio di credere,
anche se
amfisviteitai
da parte della maggioranza, senza nascondersi dietro i rappresentanti
e mediatori.
L’elettore in democrazia non è mai
soddisfatto della sua vita e l’ambiente. E
‘sempre lamentarsi di qualcosa, indignati, arrabbiati e si lamentano,
ma ogni 4 anni avvolgono la coscienza in una scheda elettorale e
sostengono ancora una volta il sistema. Rinvia la decisione sulla sua
vita, come le prossime elezioni,

pistefontas
che qualcuno
più adatto, più appropriato e più equo rispetto
al precedente, le cose a venire. In sostanza, si rifiuta
ostinatamente di ammettere che nessuno è più capace di
lui a gestire la sua vita, perché altrimenti sarebbe venuto
contro il vuoto della sua vita, gli anni di rassegnazione, una vita
di prigionia e dovrà ammettere che era una schiava. Aveva
avuto un errore e non si è mai disposti ad accettare
compromessi con se stessi ed ammettere questo.
Preferisce
sempre dar la colpa agli altri, i politici incompetenti, gli
stranieri, ma i terroristi stessi. Nessuno
ha contestato la
mikroegoismo,
anche se il resto del tempo, lo lascia
podopataei
sistema. La
questione per noi è quella di sfida e di rottura con ogni
sistema autoritario, come quello liberale, se presentata. Ci
rendiamo conto che il potere di gestire la nostra vita è
dentro di noi e sta a noi decidere come vivere. Qualcosa che
l’elettore si rifiuta di
antilifthei.
Tin
sforzarsi di
superare le barriere di t
ithontai,
divieti, valori morali, ideali e impostare il suo ego dove vuole.
Pertanto riteniamo che l’elettore sia in gran parte
responsabile di questo è perché le decisioni sono la
vita e le scelte che perpetuano la loro condizione.

“…
Tutto ciò che spaventa è l’evoluzione del sistema che
sta causando il terrore, l’elettore è dentro di noi, gestito
dal sistema …”
(estratto dell’intervista ai carcerati B.
Stefanakos)
Tra tutte la nuova città ribelli “… non
una proposta politica a secco, ma la dimensione rivoluzionaria del
problema esistenziale umano. Il passaggio ad azioni illegali,
rovesciando i limiti della sopravvivenza routiniarikis
miserabile e realizza un rivoluzionario” è “.. “.
(Gruppo
di Solidarietà Internazionalista Rivoluzionario Christos
Kassimis
). L’inizio dei
combattimenti significa per te di smettere di vedere se stessi
attraverso gli occhi del sistema, deve essere lasciato ora di
determinare i vincoli, possa essere liberato dalla paura.
Questa
esigenza di immediato rilascio si può trovare all’interno dei
gruppi ribelli e le alleanze ribelli. È logico che il nemico
si trova ad affrontare questi progetti utilizzando il linguaggio di
menzogne e calunnie. Noi non siamo
sorpresi che ancora una volta la propaganda della democrazia ricorra
a trucchi a buon mercato, come la teoria dei vasi comunicanti. La
presunta esistenza di una direzione centrale, grandi teste, le bombe
exidikefmenos
produttore e il fondo di rivoluzionario pubblico, vogliono isolare il
ribelle nuovo e l’attuale lavoro come una fazione oscura delle
persone con presunti legami.
Ma le cose sono in realtà
semplici. È sufficiente la coscienza e la volontà di
alcune persone per porre fine alla loro abitudine di sopravvivenza,
per passare dalla resistenza agli attacchi, a sollevare la questione
della liberalizzazione, non il futuro indeterminato per le
generazioni future, ma nel qui e ora, durata, per sé e questo
crea un gruppo di guerriglieri. Ma
il suo avversario vuole ripetere la storia come farsa.
La
teoria dei vasi comunicanti “è una copia carbone della
metapoliteftikis
tecnica” teoria della goccia “. Quindi
sdraiatevi detto, che i gruppi ribelli e i conflitti sociali del
tempo necessario
chountikoi
e fascisti per destabilizzare la democrazia per il ritorno della
giunta. E poi ci sono “oscure e comuni decisionale armadi
centri. È prassi normale nello Stato, quando si vuole
riconoscere qualcosa, a “spiegare” nella direzione voluta
da lui. Il potere di fare la falsificazione della storia
epidiokontas
per impedire l’espansione della pratica della guerriglia. Ciò
che è ormai chiaro che l’esistenza di una rete diffusa di
guerriglia in tutta la Grecia, con vecchie e nuove organizzazioni
anarchiche incendiarie,

katadromikes
incursioni
nei centri delle città, come realizzato nel mese di dicembre,
gli anarchici organizzazione della legge in Kavala, dimostra che il
capitalismo greco
territorio, la parte posteriore non ci sarà
mai al sicuro.
Nell’ambito di
questa strategia la sera Sabato, 9 gennaio ordigno esplosivo nel
cortile del parlamento, accanto alla tomba del Milite Ignoto.
Due
compagni si sono avvicinati al cantiere e altri due sono stati come
una ypostirixis gruppo nella regione. I due poliziotti che
erano solo 8 metri dal punto hanno lasciato l’impianto e si sono
seduti per un po ‘là, non guai a noi, e si è proceduto
alla installazione. Per quanto
riguarda “l’inespugnabile” in parte, ha risposto che la
determinazione, la progettazione e la fantasia di armi per i ribelli
di gestire ciò che viene presentato come “impossibile”.
A Royal prestigiosa “casa” la costruzione, il tempio della
democrazia, circondato dai più moderni sistemi di sorveglianza
e di molti agenti di polizia non stare nella nostra scelta.
Ingiuriose parole a questo simbolo, la validità della
democrazia, senza scrupoli morali. Ogni partito ha la vulnerabilità
del bene e di trovare soddisfazione diminuirà mai. Ora,
per quanto riguarda la comunicazione del non movimento-gioco di
Evzoni dal sito di attacco come un atto eroico, almeno impreciso.
Ovviamente, la verità che conosciamo noi e il nemico è
che si muoveva in un cortile elevata del Parlamento prima
dell’esplosione di avere una copertura adeguata. Sappiamo che sanno e
la bomba di polizia che chiunque ha vissuto nel giro di dieci metri
al massimo solo male.
Infine si ricorda che, dopo circa 4
mesi dopo la presunta turbativa anche chiaramente che rimangono
attivi. Comunicare fiesta dopo un
raid in una casa di studenti in cui sono stati trovati assolutamente
nulla che collega la nostra organizzazione, con questa mostra
l’andamento del sistema vendicativo. Persone
stochopoiountai,
profylakizontai
altri e
delle azioni penali sono finalmente sulla loro identità
politica, senza alcun elemento di collegamento con noi. La nostra
organizzazione non ha subito alcun colpo, tuttavia costantemente
rafforzata nella rivoluzione. In ogni caso le nostre azioni parlano
da sole.
Verso la democrazia non verrà visualizzato
alcun rispetto, ma la rabbia e l’aggressività.
Si richiede
l’immediata sospensione della custodia cautelare per i 3 incriminati
per la
Cospirazione
delle Cellule di Fuoco
.
Si
richiede la cessazione delle azioni penali contro persone perseguite
PER LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE .
LA PROROGA DEL OMIRIAS
aperta AFORMI di una maggiore U. S. ATTACCHI .
Senza
dimenticare i ribelli della città e insubordinati combattenti
che hanno perso la vita nella lotta contro il sistema per la dignità
e la libertà:
X. Kassimis Tsoutsouva H., M. Preka, C. Marino, C. Temperekidi.

Inviamo la
nostra solidarietà ai ribelli, a Dimitris
Koufodinas
chi è
imprigionato nelle celle bianche della democrazia.

Sniping (franco-tiratori) TERRORISTON – Cospirazione delle Cellule di Fuoco

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Luca

Ieri, a soli 42 anni, ci ha lasciato Luca, Compagno anarchico di cui
tutti abbiamo apprezzato l’umanità, la serietà e l’impegno generoso
nelle lotte.
Luca è stato uno dei principali animatori della Biblioteca anarchica
“L’idea” a Roma, nella zona del Pigneto e di Torre Maura occupata.
Ciao Luca, il tuo ricordo sarà sempre vivo nei nostri cuori!

Comitato contro carcere e repressione “G. Faina” – Roma

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Rivendicato l’attacco al parlamento greco

Atene – Due gruppi terroristici si sono assunti la responsabilità dell’attentato esplosivo davanti al parlamento.
Sul sito “Athens.indymedia.org”  di martedì, 12 gennaio, i gruppi terroristici “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” e “Terrorists guerrila group” hanno rivendicato l’attentato, che ha causato solo danni materiali di lieve entità.

fonte: Athens News Agency – 13.01.10

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ALGUNAS REFLEXIONES ANTE EL ACTUAL CONTEXTO DE LA GUERRA SOCIAL EN $HILE

Quien ha decidido vivir la guerra contra la autoridad y se posiciona por
medio de sus acciones como un protagonista activo en el
enfrentamiento – y no como un mero espectador de acontecimientos –
reflexiona constantemente sobre el contexto en que la lucha se va
desarrollando. Es imposible para un/a guerrerx abstraerse de la
realidad combativa de la cual forma parte por medio de sus actos y
con su vida entera convertida en propaganda contra el poder. Por eso
la necesidad de reflexionar en torno a ciertas ideas, cuestionamientos
y desafíos del escenario que hoy se nos presenta….

Desde la muerte del compañero Mauricio Morales al estallar el
artefacto explosivo que llevaba en su mochila y la delación de
la madre de Diego Ríos ante hallazgo de pólvora que
gatilló la fuga del compañero (hoy clandestino y con la
ley antiterrorista esperando por él), la investigación
que el Estado lleva a cabo por la seguidilla de bombazos ocurridos en
la capital desde 2005 ha tenido como consecuencia una agudización
y renovación de los métodos
represivos: Los allanamientos con evidencia en mano han dado paso a
la invasión “preventiva” y militarizada de casas ocupadas
y particulares en busca de alguna pista que permita vincular a
alguien con la hasta ahora infértil investigación en
curso. Junto a esto, se pretende difundir un miedo represivo que
permita aislar a los espacios ocupados y centros sociales donde la
idea antiautoritaria de acción contra la dominación se
expresa y difunde abiertamente, lo cual se ha hecho evidente con los
constantes controles de identidad y empadronamientos con que la
policía uniformada y de civil hostiga a quienes concurren a
estos espacios.

La maquinaria judicial, policíaca y de inteligencia del Estado ha
abocado su infame existencia a satisfacer la necesidad del poder de
encontrar algún responsable a como de lugar. Al parecer, es la
burocracia democrática la que les impide llevar tras las rejas
a cualquiera, por eso deben orquestar un espectáculo creíble
que convenza hasta el más ingenuo para calmar el desconcierto
que entre lxs dominadorxs y sus “profesionales’’mercenarios-guardianes-investigadores
han causado los atentados explosivos que hasta el día de hoy
no cesan de ocurrir (al contrario, ya se han comenzado a extender a
otras regiones del país). Lo que sí está claro
es que el enemigo está haciendo lo posible por encarcelar a
más de algún/xcompañerx y prepara el escenario
mediático para aquello.

Pero más allá de aislar a ciertos espacios e individuxs, se
busca aniquilar una idea que va aparejada con la acción: el
ejercicio de la libertad total que necesita de la total destrucción
de todo orden social por medio del ataque a la autoridad en el
presente y bajo cualquier forma en que esta se manifieste. Esta es
una idea que se propaga permanentemente por medio de la práctica
y no a través de la mera reflexión o de
cuestionamientos eternos que
nunca llegan a la acción.

Es este contexto el que nos llama con urgencia a propagar esta idea más
allá de nuestra propia intimidad o espacios cotidianos, para
que las prácticas de revuelta se expandan y multipliquen con
más fuerza. Porque cuando se habla de insurrección
permanente o “cotidiana” no se hace referencia solamente a un
conjunto de practicas antiautoritarias que se desarrollan en nuestra
intimidad (lo que comemos, cómo vivimos, a quien amamos,
etc.), aunque tales actos también son propaganda contra el
poder y desarrollan cualidades que deben trascender a unx mismx y lxs
cercanxs, y esto solo puede llevarse a cabo cuando comprendemos que
la lucha que desarrollamos a partir de nuestra individualidad se
enmarca en un contexto mayor que nos hermana con otrxs compañerxs
que (des)conocemos. Son nuestras acciones y el contenido que les
damos lo que da forma a nuestras proyecciones en la lucha, las cuales
se forjan a partir de nuestra práctica en el presente. Hoy es
cuando sentimos la necesidad de agudizar la permanente conflictividad
con el poder y darlo todo mientras respiremos, aun a pesar de que tal
vez nunca vivamos un gran “estallido social” o “revolución”,
pero sabiendo que el futuro que vendrá será el que se construya
desde el presente. Dicen por ahí que si no somos nosotrxs,
quién? Y si no es ahora, cuándo?…

A pesar de esto, hay quienes eligen vivir su luxa desde un plano
individual no enmarcándolo en un contexto mayor, prefiriendo
no hermanarse con los compañeros que propagan la idea de una
manera más “visible”. Convencidxs de que la revuelta posee
un carácter netamente íntimo e individual, no dudan en
tachar a otrxs compañerxs de “autoritarixs” o de invalidar
su experiencia con la excusa de que estas no representan un esquema a
seguir por nadie.

Aquí no nos estamos refiriendo a los enjuiciamientos emanados desde
quienes pretenden coexistir pacíficamente con el poder
levantando alternativas al capital, sino que a los dardos que algunxs
compañerxs que dicen estar en guerra contra la autoridad han
apuntado hacia ciertxs compañerxs y espacios.

Basta con poner como ejemplo la actitud que algunxs asumieron al sentirse
ofendidxs por las palabras de lxs compañerxs del CSA Y
Biblioteca Libertaria Jhonny Cariqueo en su comunicado “Ante la
partida Diego Ríos” donde se expresaba que ante los golpes
del enemigo “la pasividad nos convierte en traidorxs”. Quienes
equivocadamente sintieron que el mensaje era personalizado y acusaron
a lxs compañerxs y a otrxs espacios de buscar protagonismo
y de imponer un discurso dentro del entorno antiautoritario, han
demostrado actitudes poco fraternas y solidarias que han recaído
en actos mas parecido al comentilleo cobarde que promueve el sistema
antes que a críticas y autocríticas entre compañeros.
Ciertamente, el aprendizaje de otrxs compañerxs no constituye
un modelo inamovible – pues la revuelta niega todo tipo de ideología
y esquema preconcebido- pero tampoco se puede tener la arrogancia de
restarle el valor al aprendizaje de otrxs que pueden servir de
enriquecimiento para nuestra propia práctica en la lucha
(quien quiera enriquecerla, obviamente). Múltiples son las
herramientas a nuestra disposición para expandir la revuelta y
solo la creatividad y el arrojo pueden llevarnos a encontrar nuevas
posibilidades de acción. Puede ser que algunxs compañerxs
opten por agudizar el enfrentamiento desde el parcial o completo
anonimato o invisibilidad – lo cual también es una decisión
totalmente personal –, pero tal elección es válida
si se asume en retroalimentación y complemento con compañerxs
que desarrollan la lucha empuñando cualquiera de las variadas
armas con que es posible atacar el enemigo. Y si bien se apunta a ser
guerrerxs integrales porque negamos todo tipo de especialización,
cada unx decide qué aspecto de su vida – y con quien –
afilará con mayor ímpetu en retroalimentación
con la lucha que se proyecta en un contexto que va más allá
del individux y su grupo afín.

Por tal motivo, y ante el actual contexto de persecución a
compañerxs y espacios en pie de guerra contra el poder, la
propagación de la(s) idea(s) antiautoritaria(s) por medio de
la acción se presenta como una tensión y un desafío
a resolver en la práctica de propaganda. Ha sido un mal
entendimiento de lo que significa ser enemigo de la sociedad lo que
ha hecho que se difunda una reticencia a propagar estas ideas entre
lo que suele denominarse “la gente”. Y aunque no esperamos a
nadie en nuestro camino, tampoco se puede considerar como enemigo a
todo aquel que camina por la calle. Sabemos que la revuelta está
encarnada por personas y por eso interesa también que las
cualidades se expandan numéricamente sin el afán de
construir ningún tipo de movimiento, ni idealización de
las personas en base a su condición social, étnica,
judicial, etc. Nadie encarna la revuelta en sí mismx si no
logra desprenderse de los viejos roles emanados de la sociedad de
clases: trabajador/a, poblador/a, estudiante, subversivx, etc.

Tomarse las calles, rayarlas, desbordar manifestaciones con propaganda de
acción concreta son prácticas que lxs compñerxs
antiautoritarixs en Grecia hace rato han asumido como necesarias –
pero jamás únicas- para expandir sus ideas.

No idealizamos el contexto de estxs compañerxs, pero es necesario
valorarlo y adecuarlo al nuestro como aprendizaje – no hay que
olvidar que la autoridad está presente en todo el mundo y
también la cooperación entre dominadores es algo real.
– Remecer con propaganda la cotidianidad enajenada de la gente no es
sinónimo de querer convencer o intentar limpiar la imagen de
un movimiento (ficticio) criminalizado como pretenden hacerlo los
mercaderes de ideología anarquista. Tampoco se trata de negar
la radicalidad de la idea/acción que se desea propagar ni de
crear simpatizantes en torno a ella, sino que cada vez más
personas se armen contra el poder – de la manera que sea- o por lo
menos no condenen a quienes pasan a la acción, recordemos que
en otros lugares aun se pone precio a la cabeza de lxs insurrectxs.

Todo acto de propaganda vale por sí mismo y quien quiera sintonizar
con la gente a través de códigos comunes ha de
intentarlo sin olvidar que es por medio de la acción contra
toda forma de autoridad que nos realizamos como individuxs libres y
que tal idea es peligrosa para el orden social. Por tanto, en cada
acción que realicemos por pequeña que parezca, se debe
ser cuidadosxs y estar concientes de las consecuencias que significa
actuar como enemigo
de la autoridad, no vociferando lo que hacemos o dejamos de hacer ni
mucho menos disminuyendo la seguridad y los niveles de confianza con
quienes llevamos a la practica la guerra contra la sociedad.

Unxs compas de $hile

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Alcune riflessioni sull’attuale contesto della guerra sociale in Cile

Chi ha deciso di vivere la guerra contro l’autorità e con le sue
azioni si posiziona come un protagonista attivo nello scontro -e non
come un mero spettatore degli avvenimenti-, riflette costantemente
sul contesto in cui la lotta si sta svolgendo. E’ impossibile per un
guerriero astrarsi dalla realtà combattiva della quale fa
parte attraverso le sue azioni e con tutta la sua vita convertita in
propaganda contro il potere. Di qui il bisogno di riflettere attorno
a certe idee, domande e sfide nello scenario che ci si presenta…

Dalla morte del compagno Mauricio Morales per lo scoppio dell’ordigno
esplosivo che aveva nello zaino alla delazione della madre di Diego
Ríos dinanzi al ritrovamento della polvere nera che ha
provocato la fuga del compagno (oggi clandestino e con la legge
antiterrorista che lo attende), le indagini che lo Stato conduce per
la serie di attentati esplosivi avvenuti a Santiago del Cile dal 2005
hanno avuto come conseguenza una acutizzazione ed un rinnovamento dei
metodi repressivi. Dalle perquisizioni con le prove in mano s’è
passati all’invasione “preventiva” e militarizzata delle
case, occupate o meno, alla ricerca di qualche pista che permetta di
collegare qualcuno con la sterile, fino ad ora, indagine in corso.
Assieme a questo, si pretende diffondere una paura repressiva che
permetta d’isolare gli spazi occupati ed i centri sociali in cui
l’idea antiautoritaria d’azione contro il dominio si manifesta e si
diffonde apertamente, il che è divenuto evidente con i
costanti controlli d’identità e schedature che agenti in
uniforme ed in borghese effettuano nei confronti di coloro che
frequentano tali spazi.

Il macchinario giudiziario, poliziesco e d’intelligence dello Stato ha
incanalato la sua infame esistenza nel soddisfare il bisogno del
potere di trovare un qualche responsabile, come al solito. A quanto
pare, è la burocrazia democratica quelle che impedisce di
condurre dietro le sbarre qualcuno, per questo devono imbastire uno
spettacolo credibile che convinca perfino il più ingenuo per
placare lo sconcerto che tra i dominanti ed i loro “professionisti”
mercenari-guardiani-investigatori hanno causato gli attentati
esplosivi che fino ad oggi continuano (anzi, si stanno estendendo ad
altre regioni del paese). Quel che è certo è che il
nemico sta facendo il possibile per arrestare più di un
compagno e ne prepara lo scenario mediatico.

Tuttavia, oltre ad isolare certi spazi ed individui, si cerca di annientare
un’idea che va di pari passo con l’azione: l’esercizio della libertà
totale che ha bisogno delle distruzione totale di tutto l’ordine
sociale per mezzo dell’attacco contro l’autorità nel presente
e sotto qualsiasi forma in cui esso si manifesti. Questa è
un’idea che si diffonde permanentemente attraverso la pratica e non
con la mera riflessione o con gli eterni dilemmi che non giungono mai
all’azione.

E’ tale contesto che ci porta con urgenza a propagare con urgenza
quest’idea più in là della nostra intimità o
degli spazi quotidiani, in modo che le pratiche di rivolta si
espandano e si moltiplichino con più forza. Perché
quando si parla d’insurrezione permanente o “quotidiana”
non ci si riferisce solo ad un insieme di pratiche antiautoritarie
che si svolgono nella nostra intimità (quel che mangiamo, come
viviamo, chi amiamo, ecc.), anche se tali gesti sono anch’essi
propaganda contro il potere e sviluppano qualità che devono
trascendere il proprio mondo. Tutto ciò si può fare
solo se comprendiamo che la lotta che portiamo avanti a partire dalla
nostra individualità s’inquadra in un contesto più
grande che ci affratella con altri compagni che (non) conosciamo.
Sono le nostre azioni e il contenuto che diamo ad esse a dar forma
alle nostre proiezioni nella lotta, le quali si forgiano a partire
dalla nostra pratica nel presente. Oggi, sentiamo il bisogno di
acuire la conflittualità permanente contro il potere e di dar
tutto mentre respiriamo, nonostante non si stia vivendo all’interno
di una grande “esplosione sociale” o “rivoluzione”,
ma sapendo che il futuro che verrà sarà quello che ci
costruisce a partire dal presente. Si dice: se non noi, chi? Se non
adesso, quando?…

Ciò nonostante, vi sono quelli che scelgono di vivere la loro lotta su di
un piano individuale non contrassegnandola in un contesto più
grande, preferendo non affratellarsi con i compagni che propagandano
l’idea in una maniera più “visibile”. Convinti che
la rivolta possieda un carattere prettamente intimo ed individuale,
non esitano a tacciare gli altri compagni di essere “autoritari”
o di invalidare la loro esperienza con scusa che queste non
rappresentano uno schema che tutti debbano seguire.

Qui non ci riferiamo ai giudizi che provengono da quelli che pretendono
coesistere pacificamente con il potere e che credono in alternative
al capitale, ma alle frecciate che alcuni compagni che dicono di
stare nella guerra contro l’autorità hanno lanciato verso
certe persone e spazi.

Basta porre come esempio l’atteggiamento che alcuni compagni hanno avuto
nel sentirsi offesi per le parole dei compagni del CSA e Biblioteca
Libertaria Jhonny Cariqueo nel loro comunicato “Ante la partida
Diego Ríos” in cui si diceva che di fronte ai colpi del
nemico “la passività ci converte in traditori”.
Quelli che, sbagliando, hanno ritenuto che il messaggio fosse
personalizzato ed hanno accusato i compagni e gli altri spazi di
cercare il protagonismo e d’imporre un discorso all’interno
dell’ambiente antiautoritario, hanno mostrato atteggiamenti poco
fraterni e solidali che sono ricaduti in atti prossimi al codardo
chiacchiericcio promosso dal sistema piuttosto che a critiche ed
autocritiche tra compagni. Certo, le pratiche di altri compagni non
costituiscono un modello inamovibile -in quanto la rivolta nega
qualsiasi tipo d’ideologia e di schema preconcetto- ma non si può
nemmeno avere l’arroganza di negare il valore alle pratiche altrui
che possono servire da arricchimento per il nostro agire nella lotta
(per chi vuole arricchirlo, ovviamente). Molteplici sono gli
strumenti a nostra disposizione per espandere la rivolta e solo la
creatività e l’audacia possono portarci a trovare nuove
possibilità d’azione. Magari alcuni compagni sceglieranno di
acuire lo scontro dal parziale o totale anonimato o invisibilità
-la qualcosa è anche una decisione personale-, ma tale scelta
è valida se si assume come complemento ai compagni che portano
avanti la lotta impugnando qualsiasi delle diverse armi con le quali
è possibile attaccare il nemico. Sebbene si punti ad essere
guerrieri integrali perché rifiutiamo qualsiasi tipo di
specializzazione, ognuno decide quale aspetto della sua vita -e con
chi- affilerà il suo impeto alimentando la lotta che si
progetta in un contesto che va ben più in là
dell’individuo e del suo gruppo affine.

Pertanto, e dinanzi all’attuale contesto della persecuzione verso compagni e
spazi in piede di guerra contro il potere, la propagazione della(e)
idea(e) antiautoritaria(e) attraverso l’azione si presenta come una
tensione ed una sfida da risolvere nella pratica di propaganda. E’
stato un malinteso su ciò che significa esser nemico della
società quel che ha fatto sì che si diffondesse una
reticenza nel propagare queste idee tra quella che suole esser
denominata “la gente”. Sebbene non aspettiamo nessuno nel
nostro cammino, nemmeno può esser considerato come nemico
tutto quel che cammina per strada. Sappiamo che la rivolta è
fatta di persone e per questo è interesse che le qualità
si espandano numericamente senza l’ansia di costruire alcun tipo di
movimento, né idealizzare delle persone in base alla loro
condizione sociale, etnica, giudiziaria, ecc. Nessuno incarna la
rivolta in se stesso se non riesce a liberarsi dai vecchi ruoli
emanati dalla società di classe: lavoratore, proletario,
studente, sovversivo, ecc.

Occupare le strade, riempiendole di scritte, all’interno di manifestazioni con
propaganda d’azione concreta è una pratica che, da tempo, i
compagni antiautoritari in Grecia hanno deciso che è
necessaria -ma mai unica- per diffondere le loro idee.

Non idealizziamo il contesto di questi compagni, ma è bene
apprezzarlo e adeguarlo al nostro come pratica -non bisogna
dimenticare che l’autorità è presente in tutto il mondo
ed anche la cooperazione tra i dominanti è qualcosa di reale-.
Scuotere con la propaganda la quotidianità alienata della
gente non è sinonimo di voler convincere e di cercare di
lavare l’immagine di un movimento (fittizio) criminalizzato come
pretendono fare i mercanti dell’ideologia anarchica. Nemmeno si
tratta di negare la radicalità dell’idea/azione che si
desidera propagare, né di creare simpatizzanti attorno ad
essa, bensì è lo stimolo a che sempre più
persone si armino contro il potere -nella maniera che si preferisce-
o perlomeno a che non si condannino coloro che passano all’azione,
non dimenticando che altrove ci sono ancora le taglie sulla testa
degli insorti.

Qualsiasi atto di propaganda vale per se stesso e chi vuole sintonizzarsi con
la gente per mezzo di codici comuni deve provarci senza dimenticare
che è per mezzo dell’azione contro ogni forma d’autorità
che noi ci realizziamo come individui liberi e che tale idea è
pericolosa per l’ordine sociale. Pertanto in ogni azione che
realizziamo, per quanto piccola possa essere, noi dobbiamo stare
attenti ed esser coscienti delle conseguenze che comporta agire come
nemico dell’autorità, non vociferando su quel che facciamo o
diminuendo la sicurezza o abbassando i livelli di fiducia con i
quelli con cui portiamo alla pratica la guerra contro la società.

Alcuni compagni del $ile

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Rivendicazione dell’attentato alla concessionaria Dercocenter a Valparaíso

fonte: Fondazione Roscigna

La notte di lunedì, 11 gennaio, è stato collocato un ordigno esplosivo all’esterno della concessionaria di auto Dercocenter, nel centro di Valparaíso. L’ordigno è deflagrato rompendo vetrate. Ancora una volta, senza danneggiare nessun povero lavoratore, abbiamo attaccato in maniera simbolica icone del capitalismo, della tecnologia e dello sfruttamento.
Nell’immediatezza delle elezioni presidenziali del 17 gennaio, con quest’azione ripudiamo il circo elettorale, condanniamo la sua autorità e le sue menzogne, non ci riposeremo fino a distruggere tutto quel che ci opprime, ci sfrutta e ci ruba la vita, politicastri di merda che vendete le nostre risorse naturali, determinate la nostra vita, ci rubate, ci sfruttate e ci fate ammalare…

In solidarietà ai compagni mapuche che hanno preso posizioni in una lotta anticapitalista, contro la miseria e lo sfruttamento.

In solidarietà con i sequestrati dallo stato, prigionieri e prigioniere sociali PER STRADA!

Abbasso le mura delle prigioni!

Che la rivolta si estenda da tutte le possibili trincee!!!

Mai più disarmati!!!

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Madrid – Perché abbiamo attaccato un commissariato a capodanno?

fonte: Fondazione Roscigna

Perché abbiamo attaccato un commissariato di Villaverde alto a capodanno?

Per i suoi abusi, galanterie e umiliazioni verso i e le detenuti/e.

Per la sua insistenza nel controllare, video-vigilare ed identificare la gente.

Per la sua funzione di difensore armato di un ingiusto ordine sociale ed economico.

Perché è facile ed è alla portata di chiunque.

Perché se lo meritano.

Per questo abbiamo lanciato bottiglie incendiarie contro un’auto privata all’interno del posteggio del commissariato della polizia municipale di Puente Alcocer.

In seguito sono arrivati i blindati dei loro cugini maggiori antisommossa, un’altra volta resteremo ad attenderli…

Siamo felici per aver trascorso quella notte con altri fratelli e sorelle incendiari/e in Messico, in Cile, a Barcellona, in Galizia… e persino nella città in cui ci è toccato vivere: Madrid!

Un abbraccio solidale a tutti e tutte i/le compagni/e prigionieri/e. Il nostro miglior omaggio è quello di continuare la vostra/nostra lotta.

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Buenos Aires – Attaccato il centro di reclutamento della polizia metropolitana

fonte: Acratas

Proseguendo con la campagna di offensive contro lo stato ed il capitale abbiamo deciso di visitare gli aguzzini a casa loro. Per questo oggi, all’alba di lunedì 11 gennaio, abbiamo fatto un giro nel centro di reclutamento della polizia metropolitana, situata proprio nel parque Chacabuco. Con due contundenti molotov abbiamo attaccato il centro, provocando danni materiali minimi alla facciata dello stesso e bruciando quasi totalmente una moto che si trovava nell’ingresso.
Abbiamo nuovamente dimostrato che siamo qui e che nulla zittirà la voce degli oppressi in rivolta. Inviamo un saluto a tutti i lottatori del mondo e ai repressori torniamo a dire:
QUESTA E’ UNA GUERRA E NON CI FERMEREMO FINO A CHE NON CADRETE!

Fuoco ed odio alla polizia metropolitana!

Fuoco ed odio a tutte le polizie!

Células revolucionarias Brigada Curt Wilkens

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Salonicco – Attacco incendiario contro veicoli del governo

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

fonte: Ai Ferri Corti

Nelle ultime ore di natale abbiamo dato fuoco a 3 veicoli del municipio di
Stavroupoli, a Salonicco. Le auto che portano una speciale
identificazione statale, come un municipio di una grande città,
saranno sempre un buon obiettivo. Abbiamo scelto questo particolare
giorno in un tentativo di rovesciare lo stato d’animo e l’aspetto
morale, per sabotare la ridicola situazione di festa con gli alberi
decorati, i presepi nelle piazze e le vergognose cene familiari che
sanno tanto d’ipocrisia e d’infelicità. Tutte queste
stupidaggini sul natale universale, basate sullo spettacolo e sulla
promozione della cultura del consumo di massa, con l’umanitarismo e
la “solidarietà sociale” non possono esser altro che
la conferma della decadenza della società.

Da parte nostra, noi intendiamo in maniera diversa la solidarietà:
la mettiamo in atto attraverso l’incessante azione rivoluzionaria
fino a liberarci delle catene di qualsiasi autorità. Così,
la nostra solidarietà, assieme ai nostro saluti cordiali, li
inviamo ai compagni anarchici catturati dallo Stato per aver deciso
di partecipare alla guerra sociale.

Per Gabriel Pombo Da Silva, che è rinchiuso ad Aachen, Germania, e
che in questo momento è in sciopero della fame cercando di
manifestare un’altra volta contro il sistema penitenziario, per i
compagni che hanno aderito allo sciopero della fame in diverse
prigioni di tutto il mondo come: Marco Camenisch in Svizzera, Juan
Carlos, Francisco, Honorio e Alberto in Spagna, Diego in Argentina e
Sergio, Miguel ed Evelyn in Italia.

Per Alfredo Bonanno, Christos Stratigopoulos e Amadeu Casellas,
sequestrati ed arrestati anche in passato per degli espropri bancari.

A Tamara, arrestata solo 10 giorni fa ed adesso detenuta nel carcere
femminile di Wad-Ras di Barcellona, accusato d’aver inviato un
pacco-bomba al direttore delle istituzioni penitenziarie della
Catalogna.

Anche ai nostri compagni detenuti in Messico, Cile, Stati Uniti, Francia,
Italia e Serbia.

Ai nostri compagni arrestati in Grecia: Giannis Dimitrakis, Georgiadis
Polis, Giorgos Voutsis-Vogiatsis, Ilias Nikolaou, Panagiotis Masouras
e Haris Hadjimihelakis.

Oltre la precedente lista, ci sono diverse centinaia che vivono l’inferno
della prigione e che si oppongono ad esse con dignità, così
come quei compagni che per evitare il carcere sono ricercati dalle
autorità ed altri che hanno perfino una taglia sulla loro
testa, ed infine quelli che si trovano sottoposti a diverse
restrizioni e che sono in attesa di giudizio.

Sarebbe impossibile dimenticarsi o non menzionare i compagni morti, dagli
esempi più recenti: la morte del giovane Alexis Grigoropoulos,
agli antifascisti russi Fedor Filatov e Iván Khutorskoi a Zoe
in Francia e Mauricio Morales in Cile.

FUOCO ALLE PRIGIONI – A DISTRUGGERE LO STATO!

Fronte Ribelle Internazionalista

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All’indomabile esperienza della ribellione che s’ispira ed anima senza frontiere

Con il nuovo anno, secondo il calendario dominante occidentale, facendo uso della parola tante volte messa in azione, abbiamo voluto ricordare il gesto insorto del quale si riempono la bocca le vetuste autorità.

Il percorso della molestia sociale divenuta azione diretta e vita nuova, divenuta ribellione costante, è stato ed è intenso ed inscalfibile. Sono stati superati luoghi austeri, fatti e rifatti mille volte, fatti e disfatti da numerosi esseri umani che si sono lanciati volontariamente, coscientemente e febbrilmente sul fertile campo della ribellione e della trasformazione continua, della permanente messa in discussione delle miserevoli condizioni in cui il dominio esercitato da diversi gruppi di potere, da soli o collusi, hanno basato la loro nefasta e criminale piramide. Condizioni miserevoli mutamente sopportate da coscienze che divengono cieche nel decifrare le regole della schiavitù e dell’oppressione, e ancor più nel distruggerle. Quest’incontrollabile fiammata s’è installata nel nostro territorio, lentamente e e felicemente, e la cosa ci riempie di gioia, rende reali le parole scritte e le storie già vissute, augura realtà a ciò che molte volte s’è discusso nei tanti incontri antistatali. E’ la prova irrefutabile contro quelli che disprezzano la potenza della decostruzione sociale. Essi vedranno il fuoco invadere le strade dalle loro vetuste biblioteche e potranno raccontare ai loro nipoti quel che altri hanno fatto. E’ la prova dell’impossibilità di fermare l’esistenza di zone insorte, di afferrare e distruggere il malcontento, fini sub-umani su quelli che legiferano le società basate sul furto e sull’accumulo.

All’indomabile esperienza della ribellione che s’ispira e anima senza frontiere, all’unisono tra il senza tempo ed il senza spazio, a questa scalata arieggiata che ha unito tutti quelli che lasciano la calma e mettono in azione nella quotidianità gli aneliti di libertà, noi auspichiamo intensa e buona vita per le prossime date, tanto quelle che hanno segnato la storia della resistenza quanto quelle che rinnovano l’interminabile calendario del desiderio di interrompere il bonaccia della distruzione di massa che portano avanti, da quel fatidico giorno in cui sono comparsi sulla terra i sinistri personaggi che distruggono la natura, che inquinano le acque, che adulterano gli alimenti, che vendono e comprano montagne, infine segni innumerevoli e non cancellabili di odio e di ambizione. Per essi fuoco, per noi un saluto.

Riteniamo opportuno rafforzare e riaffermare l’importanza e la trascendenza dei nostri fatti, quelli che senza dubbi hanno avuto la presenza necessaria per generare nuove conversazioni, nuove esperienze, che hanno ampliato e presieduto racconti che non parlano solo di storia ma della possibilità reale di creare e di vivere al coperto da forme di organizzazione emanate dal comunitario espresso sia in maniera collettiva che individuale, forme che s’elaborano nel falò della coscienza e della pratica. Spazi che si articolano e sperimentano percorrendo il vissuto e quel che c’è da vivere.
Spazi accurati della libertà ed infine impossibilmente tolleranti verso qualsiasi traccia d’autorità. Lavoro arduo quello di eliminare i gesti genuinamente cattolici e fascisti inculcati dalle società sulle quali sono focalizzate le nostre mire.

Rivolgiamo un appello ad esser consci di quel che s’è ottenuto dopo anni di lavoro non salariato e di studio non accademico, anni impossibili da riassumere in un numero non chiuso di “bombazos”. Un appello a ricordare ogni passo, ad inventarne altri, a tacere o parlare seguendo la pertinenza, a fare e disfare a nostro piacimento stando attenti ad ognuno degli spazi e dei momenti guadagnati, acuendo la fibra e la mira…

E’ questo un momento prezioso e preciso, scatenato con molto sforzo e coraggio, che scrive il suoi tempi e sceglie i suoi luoghi. Innumerevoli momenti di bella soddisfazione tatuati di polvere nera ci stimolano, altri indelebili di dolore immenso stampati con il rosso sangue ci accompagnano e ci rinforzano… tutto è parte di questa lotta senza fine, coraggio perpetuo per continuare a credere che questo mondo perverso possa andare a farsi fottere.

Rally Dakar:
Spettacolo dei potenti, abbiamo bombardato il tuo percorso in Argentina ed al tuo ingresso in territorio cileno, ma il silenzio della Pampa e del deserto hanno coperto i nostri passi. Abbiamo già pronto il prossimo attacco.

Grupo Antiautoritario Antonio Roman Roman

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Solidarietà a Tamara dal Centro di Sterminio di Soto del Real

Tre settimane fa sono venuto a conoscenza, da parte di un compagno, dell’arresto di TAMARA HERNÁNDEZ HERAS. Il 29.12.09 questo compagno/amico mi ha inviato un comunicato emesso da una sua compagna in cui sono riuscito a leggere i dettagli sul suo arresto, l’imputazione e il reato per il quale è indagata.

Se una cosa è certa è che di nuovo questo Stato “democratico” social/fascista pretende, con questo arresto, paralizzare la solidarietà attiva verso i prigionieri, intimidendo le persone che la praticano. Nulla di nuovo sotto il sole.

Ho avuto il privilegio di conoscere Tamara per circa 1 anno attraverso il contatto epistolare ed anche personalmente. Tamara per la sua forma di intendere/esprimere la solidarietà era un “pericolo” per questo Stato nauseabondo (come lo sono tutti gli Stati) e quel “pericolo” doveva essere non solo neutralizzato ma trasformato in “reato”, come purtroppo è avvenuto.

Tamara è una persona molto impegnata verso di noi che subiamo la detenzione/sterminio. Aveva frequenti colloqui con i compagni detenuti, sparsi in tutto l’arcipelago carcerario statale, portandoci e trasmettendoci dai parlatori un raggio di luce, di speranza, di forza e soprattutto di affetto sincero. Mi risulta, e non credo di sbagliarmi, che soffrisse con noi che soffriamo questa piaga come una
dei nostri, ma questo non le impediva di lottare, nella misura delle sue possibilità, contro questo tessuto, prodotto della follia umana (ce ne fossero altre persone come lei) per cercare di minimizzarne gli effetti sulle persone detenute.

Per lei la solidarietà non è uno slogan pubblicitario (tanto di moda in questi tempi). Lei dota tale parola di azione effettiva e di compromesso reale. Ciò nei tempi che corrono significa un “reato”, un reato molto grave. Proprio per questo lei è stata punita/arrestata, oltre ad essere una vittima adeguata per la sua posizione nella lotta contro quest’industria dell’assassinio legalizzato e del sistema che la
legittima e le offre la materia prima: noi prigionieri.

Per concludere, mi resta da dire a tutte e tutti: non lasciatevi intimorire da questa nuova montatura contro questa compagna/amica, altrimenti essi avrebbero raggiunto il loro obiettivo. Quel che è urgente, in questo momento, è che Tamara e la sua famiglia non stiano soli, che giunga ad essi il vostro sostegno, in particolare a Lei. In fin dei conti, qui dentro tale sostegno è fondamentale, quasi un bisogno per proseguire, inoltre Tamara è il meglio di quel che abbiamo.

Alla C.N.A. vi dico che, qualsiasi cosa o azione facciate per a sua liberazione, la appoggerò da qui dentro con gli strumenti di lotta a mia disposizione.

A tutte e tutti gli altri, una riflessione a mo’ di conclusione: si ha bisogno d’altro per passare dalla risposta più o meno prevedibile di fronte a situazioni come questa ad un’altra fase più pregnante e contundente? Penso che il tempo dei dibattiti/comunicati (in definitiva delle parole, anche se necessarie) che esprimono il nostro non esser conformi, debba passare in una fase successiva.
Adesso è il momento in cui parlino l’Ira, la Rabbia e l’Odio, che la lotta contro schifoso Sistema ed i suoi schifosi sostenitori si dotino di forme più estreme. Parafrasando Artemio Zarco in uno dei suoi articoli (“Malditos incompetentes”) “… è l’ora di trasformarci in un vespai umani…”, in caso contrario quando un giorno decideremo di reagire avremo già la corda al collo e sarà troppo tardi.

Contro la violenza delle forze statali, contro le sue carceri e le altre strutture del dominio: Guerra senza soste, senza complessi d’alcun tipo. Questa costante claudicazione deve scomparire, altrimenti dovreste spiegarmi come pensate di cambiare questa situazione (non diciamo di distruggere lo Stato), quel che è certo è che con la stessa ricetta non curiamo il malato.

Un abbraccio di cuore a tutti e tutte. Un abbraccio pieno di forza ed affetto a Tamara.

Juan Carlos Rico Rodríguez.

Mattatoio Statale di Soto del Real, modulo d’isolamento, 1/1/2010.

_____________________________

Juan Carlos Rico Rodríguez

C.P. Madrid I (Soto del Real) – Módulo 15

Crta. Comarcal 611 Km. 37.6

28770 Soto del Real

Madrid

España

Tamara Hernández Heras

C.P. Brians 1

Dones Carretera de Martorell a Capellades, Km. 23

08635 Sant Esteve Sesrovires

Barcelona – Catalunya

España

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Contributi al dibattito informale

Culmine inizia a raccogliere i contributi alla riflessione ed al dibattito sull’informalità. Non siamo alla ricerca di tediosissime analisi chilometriche di quelli che tutto sanno e che ci impartiscono lezioni. Anzi di costoro non sappiamo che farcene.

Ci interessano le riflessioni che provengono da compagni che sanno cosa significa l’azione diretta.

In questa ottica ospitiamo il saluto del prigioniero anarchico Juan Carlos Rico Rodríguez in solidarietà a Tamara. Troviamo stimolante la parte finale del suo scritto, quando sprona il movimento all’azione.

Altro contributo è quello che proviene dai compagni cileni del Grupo Antiautoritario Antonio Roman Roman che rivendicano delle azioni contro la Parigi-Dakar che si sta svolgendo tra l’Argentina ed il Cile. Contributo che si sofferma sui “bombazos“, ossia sui tanti attentati esplosivi che si susseguono in Cile.

Saluti esplosivi

Culmine

culmine.noblogs.org/category/informalidad

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Comunicato del blog “La Conspiración del Fuego” sugli attentati esplosivi in Messico

Con questo comunicato vogliamo chiarire alcune questioni che ruotano attorno al blog “La Conspiración del Fuego” ed alla sua funzione, in base a quanto diffuso dalla polizia e dai mass -media il 4 gennaio 2010. Su diversi media, sia scritti che virtuali, s’è creato un grande interesse attorno al nostro blog, arrivando al punto di dire che “La Conspiración del Fuego” sia stato il gruppo che ha rivendicato gli attacchi del 31 dicembre, effettuati in diversi luoghi del Messico. Di fronte a tale situazione, noi affermiamo quanto segue:

1.- “La Conspiración del Fuego” non è un gruppo armato, né un blog appartenente ad alcun gruppo armato o cellula d’azione. E’ solo uno spazio virtuale di diffusione e d’informazione attraverso il quale viene dato spazio alle diverse attività che gruppi o collettivi realizzano nell’ambiente anarchico e della guerra sociale. E’ in tale ottica che viene dato anche spazio alla diffusione sulla situazione o sulle rivendicazioni di prigionieri anarchici o sociali in Messico e nel mondo. “La Conspiración del Fuego” è anche uno spazio di notizie relative al tema.

2.- Noi che gestiamo “La Conspiración del Fuego” riceviamo comunicati di azioni o notizie da parte di versi gruppi o cellule che con i loro comunicati firmano con le proprie sigle o nomi di gruppi. Non abbiamo altra relazione stretta con gruppi o collettivi dei quali vengono pubblicati comunicati o attività. Altri comunicati, come quelli  internazionali, vengono presi da altri siti, anch’essi d’informazione e diffusione di idee anarchiche e della lotta sociale.

3.-Pertanto pensiamo che questo assedio mediatico faccia parte della disperazione del governo nel non riuscire a catturare coloro che sono entrati in un conflitto permanente con le sue istituzioni e le sue fondamenta. Noi, nell’avviare questo blog, sapevamo che questo sarebbe potuto accadere, ma ci siamo visti nel bisogno di mantenere uno spazio che non censuri le parole o i testi che coloro che realizzano tali azioni di carattere sociale, in quanto la gran parte dei media informano solo su quel che si desidera parlare, alimentando il sensazionalismo.

4.- Concludiamo affermando di non aver rapporti con qualsiasi gruppo o attività pubblicati nel blog, visto che il nostro è solo un lavoro d’informazione. Manterremo la nostra attività di diffusione della lotta anarchica, perché non c’è nulla da nascondere.

La Conspiración del Fuego,
notizie e azioni dirette in Messico e nel mondo

Salud y anarquía

conspira1970. wordpress.com

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Radio Flora – Entrevista con Gabriel del 30 de diciembre

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

La entrevista con Gabriel del 30 de diciembre se puede escuchar aquí:

http://www.radioflora.de/index.php?article_id=88&clang=0

Saluti ribelli

Culmine

_________________________________________

radio flora – im Internet

www.radioflora.de

radio flora

Zur Bettfedernfabrik 3

30451 Hannover

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Letter from Christos, anarchist comrade (Greece)

fonte: 325.nostate.net

Dear

Greetings from Me and Alfredo who got your letter yesterday. Here things haven’t changed at all from
the moment we arrived.

The main problem is still Alfredo’s very precarious health situation.
Apart from all his health problems, which as you know he had before
entering prison here in Greece, now the pain in his shoulder is
coming back because of the tumour which, according to the diagnosis
that they made in Italy, needed to be operated on. There can be no
doubt that his general health situation has got worse from the moment
he went back to prison. This fact is also due to the extremely bad
conditions of detention that we are both coping with, particularly
Alfredo because of his age.

Moreover, things here are very slow at the administrative level. For example,
they took him to the local hospital twenty days ago to do X-rays of
his shoulder and still they haven’t given him the necessary
documentation from the hospital, which the lawyers need in order to
present a new urgent request for his release. Today, they told us
that at the most by the end of next week they would give us the
medical certificates that the lawyers need.

For the time being all we can do is to patiently put up with this
unpleasant situation.

I know that many comrades in Greece are aware of this situation and are
interested to see what happens with Alfredo’s second application to
the judges for release on medical grounds.

I don’t think that there is anything better to do, because the need
for his release is becoming essential.
Nearly every day we get
letters and postcards from many comrades in Greece but also from
nearly all the rest of Europe. This fact comforts us a lot knowing
that we are not alone to face this difficult situation, particularly
Alfredo for the reasons explained above. We also got a postcard from
England, from some comrades in Bristol.

The new application for release for Alfredo, with the new medical
documentation that we are waiting for, should be made some time
around Christmas. We are waiting to see.

I hope you are well, etc………

Alfredo sends his greetings, perhaps he will write to you but, among other
things, he hasn’t been seeing well recently. But don’t worry,
because I am looking after him.

A strong hug

Christos

The comrades can receive mail at:

Christos Stratigopoulos
Alfredo Maria Bonanno

TZAMALA 3
33100 AMFISSA
GREECE

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Boicot a Benetton: el 19 de enero finalizará el juicio contra anarquistas italianos

Por solidari@s

El próximo 19 de enero acabará el juicio contra los anarquistas italianos acusados de impulsar sabotajes contra Benetton -en rechazo a la la usurpación de Territorio Mapuche que la compañía realiza en Puelmapu (Argentina). Si bien no existen pruebas inculpatorias, por el Estado carcelario instaurado en la península están expuestos a penas que van de 5 a 10 años de cárcel -en el caso del compañero-, y de hasta 4, para ella. Tanto el jurado popular como los jueces rechazaron las excepciones planteadas por la defensa.

Al compañero le imputan la autoría intelectual de dos amenazas de sabotaje contra tiendas Benetton, donde  desconocidos colocaron falsas bombas incendiarias. Mientras que a la compañera la acusan de garantizarle cobijo.

El 2 y el 4 de diciembre se realizaron las primeras audiencias en las que declararon efectivos de la DIGOS (policía política), quienes hicieron una historia del anarco-insurreccionalismo en Italia. Sostienen que la campaña contra
Benetton es otro ejemplo de organización anarquista informal al estilo (ORAI), montaje con el que persiguieron y encarcelaron a compañeros en toda Europa en los años ’90 y principios del 2000.

El Estado italiano utiliza el argumento de organización clandestina para criminalizar, pero en su acusación omite que durante la Campagna se realizaron charlas públicas y que en los afiches de propaganda había una dirección postal de referencia; elementos que echan por tierra la imputación.

La policía política argumentó que luego del viaje del compañero a la Argentina, en 2001, la Campagna tomó fuerza.

La compañía Benetton, principal motivo de la lucha de los compañeros y del montaje del Estado, se mantiene ausente en el juicio. El clan busca preservar su “buena imagen”.

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Grecia – Arrestato un presunto appartenente alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco

fonte: Culmine, 06.01.10

Uno studente del Politecnico di Atene, di 26 anni, è stato
arrestato dalla polizia greca. L’accusa nei suoi confronti è
di appartenenza alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Si tratta
di un giovane che era già stato arrestato nel 2006 e che era
periodicamente sottoposto a controlli. Proprio dai controlli
incrociati, a quanto pare da impronte digitali su di un computer, si
è pervenuti al suo arresto.

maggiori informazioni:
athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1118708

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Bilbao – Spaccate le vetrate di una banca

sciopero della fame 20 dicembre – 1 gennaio

fonte: Klinamen, 05.01.10

Spaccate le vetrate di una filiale de la Caixa, una delle responsabili dirette della repressione, per il suo lucro a spese della miseria delle persone detenute.

Un’azione per i prigionieri che sono stati in sciopero della fame durante le ultime settimane, per tutti i prigionieri che scoppiano di rabbia all’interno delle tenebre carcerarie, per la memoria di Xose Tarrio, per gli ultimi arrestati: Asel e Tamara e perché non si spengano i lampi ribelli di noi che non abbassiamo la testa.

Per la morte del dominio, per la vera libertà, per l’anarchia.

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Buenos Aires – Bruciato un Suv

fonte: Ai Ferri Corti

Le auto bruceranno”… a partire dalle più lussuose.

Anche se qualsiasi auto può essere obiettivo dei nostri attacchi, in questa opportunità è toccata ad una da lusso. Alla mezzanotte di martedì 5 gennaio è stato bruciato un Suv “Lumina”, a 100 metri da piazza Aristóbulo del Valle.
Abbiamo sempre pensato all’attacco e nel momento più opportuno l’abbiamo fatto..

Strade disegnate per il consumo, in cui non si può abitare, solo transitare senza aprir bocca, automaticamente trascorre la vita della gente inserita nel sistema, la cui situazione socio-economica è la giustificazione per la sua indifferenza.
La legge li protegge perché c’è il diritto alla competizione, e la mancanza di sentimenti umani li fa comportare sempre più come macchine.

Senza pensare, obbedendo solo alle abitudini, alle tradizioni e normalità, si può criticare questo fatto; ma con coscienza si salutano tutti i lottatori per la libertà che sono in strada o nei centri di sterminio umano (carceri).

Quest’azione è stata effettuata per distruggere la pace sociale che vogliono imporci i perpetuatori di questo miserevole mondo, perché solo per mezzo dell’azione potremmo giungere alla libertà desiderata.

La lucha continua…

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Sullo sciopero della fame internazionale

da “Presxs a la kalle”

Lo sciopero della fame dal 20 dicembre al 1 gennaio origina da una proposta dalle carceri, in particolare dal compagno e fratello Gabriel Pombo Da Silva, attualmente detenuto in Germania, con l’obiettivo di consolidare legami con altri rivoluzionari all’interno delle prigioni, di ricordare i compagni caduti in combattimento e di trasformarsi in partecipi attivi della lotta anche se i loro corpi si trovano ristretti dall’architettura penitenziaria.

E’ importante sottolineare questi obiettivi adesso che ci si appresta a cercare di comprendere meglio quanto accaduto. Questo sciopero non ha avuto dei punti rivendicativi, non s’è trattato d’uno sciopero ad oltranza (come quelli ai quali siamo abituati da queste parti), non aveva a che fare con una lotta contro il regime interno o la disciplina carceraria. Questo sciopero s’è basato su valori e e sulla necessità di essere agenti attivi nella lotta e non solo “esseri passivi per i quali solidarizzare”.

Questa fiducia e questa necessità nella lotta sono quelle che Gabriel e Marco hanno sempre trasmesso, ben oltre le loro specifiche situazioni (giuridiche e carcerarie). L’urgenza di partecipare alle lotte e di non rimanere come osservatori dietro le sbarre è ciò che ci ha tanto affratellati con compagni che nella pratica sono dentro l’insurrezione.

In questa maniera, la proiezione internazionalista che lo sciopero ha avuto, in primo luogo s’è caratterizzata per generare reti e legami internazionali (di quelli che tanto spaventano i poliziotti ed i giornalisti), canali di comunicazione che non sono così sonnolenti come pensavamo.

Non è possibile puntare solo a mobilitazioni affini o esclusivamente di carattere rivendicativo. Il punto è nel possibile equilibrio in ognuno e sapere quando utilizzare ogni espressione. E’ così che non possiamo criticare le mobilitazioni di carattere rivendicativo (fine delle perquisizioni, dell’isolamento, delle dispersioni, ecc.) e nemmeno quelle “affini” in cui per alcuni illusi non si “guadagna nulla in concreto”.
Falso, le decine di azioni e la comunicazione generata tra compagni (prigionieri o meno) di diversi paesi ce ne dimostrano l’efficacia per consolidare legami tra rivoluzionari di luoghi distanti. Adesso, quel che importa è sapere come possono mantenersi vivi quei canali di comunicazione/pratica e che non soccombano con il tempo e con i colpi repressivi.

Per ora, possiamo concludere… e dire al caro Gabriel che sì è possibile avviare un progetto informale e decentralizzato di carattere internazionale, così l’hanno dimostrato le diverse azioni (d’ogni tipo, senza creare il feticcio della violenza quale metodo unico) che sono avvenute; che le dimostrazioni di sostegno hanno cercato di alimentare a vicenda sia fuori che dentro. Abbiamo spezzato delle catene ed il cammino insorgente inizia ad intravvedersi chiaramente come una possibilità concreta di scontrarsi con lo Stato-Capitale, da un’ottica globale. Pertanto, queste giornate sono esercizi per stringere tutti i nostri legami…
L’interesse nel ricordare con la lotta la caduta in combattimento del Mauri ci ha pervasi di profonda allegria ed emozione, così come sapere che non siamo pochi noi che vogliamo pugnalare l’oblio e premere il dito nel grilletto della memoria insorta.

Il bisogno imperioso di organizzarci e di poter allacciare relazioni con altri compagni di posti diversi è una lezione lasciataci da queste giornate. In particolare, per mostrare una proiezione informale su come mobilitarci. E’ questo il germe, è giunta l’ora di mostrare gesti concreti per materializzare tale proiezione.

In particolare, nel territorio cileno la solidarietà s’è concretizzata in esplosioni, fiammate, verniciate, preoccupazione e diffusione. Ogni compagno che ha avvertito un reale bisogno di solidarizzare/preoccuparsi/occuparsi nello stringere legami internazionalisti di lotta realizza un apporto alla guerra sociale. I compagni sequestrati sono stati informati sulla mobilitazione internazionale ed ognuno di essi ha deciso il proprio cammino di appoggio. Pablo e Jubilo (Matias) hanno aderito con un digiuno completo in questi giorni. Axel, da parte sua, con un digiuno parziale… è così che con piccoli gesti si sono mostrati interessi e volontà nel non trasformarsi in enti passivi all’interno del carcere.

D’altra parte la strada è tornata ad essere uno scenario di combattimenti e di attacchi al capitale, come forma di solidarietà. Un corteo il 23 dicembre ed un presidio informativo il 29 fuori dal carcere femminile sono stati alcuni degli appuntamenti che hanno avuto un risvolto di lotta da strada. La manifestazione del 23 è finita con fermi e torture nei commissariati (pestaggi e tentativi d’asfissia ai compagni fermati). Alla fine le forze di sicurezza hanno deciso di vendicare tre dei loro, feriti durante la giornata, accanendosi su di un compagno, il quale è formalmente imputato di “porto illegale d’armi da fuoco”. In pratica lo accusano di un fucile artigianale. Il compagno è adesso libero, ma le indagini proseguono… La stampa è giunta a scrivere di “spari in una manifestazione anarchica”.

Saluti a tutti quelli che hanno affrontato faccia a faccia la repressione, con la dignità della lotta e che sono tornati ad osservare l’essenza del sistema: la morbosa violenza dell’autorità.

A CONTINUARE LA LOTTA PER LA DISTRUZIONE DI TUTTE LE CARCERI!

A RAFFROZARE LE RETI INTERNAZIONALISTE INFORMALI!

Presxs a la kalle

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