ONORE ALL’ANARCHICO LAMBROS FOUNDAS!

Atene, 10.03.2010 – Assassinato l’anarchico Lambros FounDas

fonte: angry news from around the world

Il compagno Lambros FounDas, 35 anni, è
stato assassinato dai poliziotti mercoledì mattina, nel
sobborgo di Dafni (a sud di Atene).
La polizia sostiene che si
trattava di un “terrorista” e che è stato ucciso
mentre tentava di rubare una macchina e che stava trasportando armi
da fuoco. Fountas è stato uno degli oltre 500 anarchici
arrestati durante i disordini del Politecnico di Atene, nel 1995.


Nel volantino si legge:
“ONORE ALL’ANARCHICO LAMBROS FOUNDAS”

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NO TAV – SULLE INFAMIE DI NUMA ED ESPOSITO

Articolo di Luca Abbà in risposta alle infamie di Numa ed Esposito pubblicate su:

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/152182/


_____________

SULLE
INFAMIE DI NUMA ED ESPOSITO

L’articolo
pubblicato su La Stampa di domenica 7 marzo a firma di Massimo
Numa mi da spunto per fare alcune considerazioni visto che il
parlamentare Stefano Esposito citando il mio nome fa alcune
insinuazioni che definire becere è forse limitativo. Non è
tanto mia intenzione rivolgermi ad Esposito per rispondere alle sue
“domande”, quanto comunicare il mio modesto pensiero a tutti i
partecipanti del movimento no tav e alle persone che ancora
conservano un briciolo di coscienza critica per interpretare il mondo
che li circonda. Per quanto riguarda Massimo Numa, il suo livello di
professionalità giornalistica si commenta da se, basta leggere
le sue “perle” delle ultime settimane. Peccato che nessuno in
questi anni nessuno lo abbia ancora posto in condizione di non
nuocere, ma se va avanti così credo che a quel momento non
manchi molto.

Sicuramente
la bassezza di articoli come questo è segnale della difficoltà
in cui si trovano i propositori del TAV che si trovano di fronte un
movimento che si oppone con fierezza e determinazione alle trivelle e
che non cede alle continue e pesanti provocazioni di tipo politico,
mediatico e poliziesco. Nonostante le difficili condizioni e la
sproporzione dei mezzi in campo, una popolazione di migliaia di
persone continua a resistere ed opporsi allo scempio del proprio
territorio e della propria vita, ed è per questo che gli
attacchi che rivolti al movimento si fanno via via più duri e
accaniti.

Il
tentativo di delegittimare i No Tav descrivendo una presunta deriva
violenta, che non esiste, naufraga malamente, e il movimento si
presenta forte di una partecipazione popolare matura e non
rappresentabile; non esistono né capi né guide da
corrompere con promesse di carriera politica o altro. Tutto ciò
da fortemente fastidio a chi come Esposito giace da anni nei palazzi
del potere. A proposito, perché i giornalisti non indagano sui
proventi e privilegi dei politici, perché vogliono indagare
sulle modalità di vita di chi si oppone al Tav, perché
non denunciano la quotidiana discriminazione che subiscono le classi
sociali più povere ed indifese (tipo gli immigrati)? Semplice,
perché i mass media spesso sono complici e fautori
dell’attuale sistema sociale basato sullo sfruttamento dell’uomo
sull’uomo e sulla natura.

Su
una cosa sono d’accordo con l’articolo di Numa: il titolo che
recita così: “Via i professionisti della violenza”; un
indicazione interessante, visto che nella foto sono ritratti gli
agenti antisommossa. Ebbene si, in Val di Susa sono in tanti a
chiedere e desiderare che se ne vadano i professionisti della
violenza, quelli che sono stipendiati per picchiare chi dissente,
disposti a massacrare di calci e manganellate manifestanti inermi che
ovunque in Italia reclamano libertà e dignità. I
celerini e i loro capi vivono una vita con e per la violenza,
mercenari di uno stato che è l’istituzione violenta per
eccellenza con i suoi carceri, i CIE, strategie della tensione e con
la sua costante politica della paura; curioso che nessun politico e
giornalista che conta abbia da dire nulla su tutto ciò!

Credo
anche che in Val di Susa se ne abbia abbastanza di persone che come
Massimo Numa usano la loro posizione di potere per discriminare
persone e travisare la realtà, spero che si adottino presto
delle misure efficaci per rispondere a dovere a queste provocazioni;
da parte mia mi impegnerò al più presto per affrontare
il tema della libertà di informazione e del rapporto
mass-media/movimenti tramite serate informative o altro; accetto
collaborazioni.

Ah
dimenticavo, non per dare soddisfazioni ad Esposito, ma per chi non
mi conosce sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta
valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto
fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo
del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio
anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico
(volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille
faccende della vita di campagna.

L’amore
per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo
dalle mani avide degli speculatori; invito Esposito questa estate a
farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari,
voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha
visto lavorare sa cosa intendo.

Un
saluto e un ringraziamento a chi mi sta vicino e condivide con me,
nonostante le difficoltà, questi stupende giornate di lotta,
ci vedremo ancora sulle strade, nei presidi, sulle barricate…

Luca
Abbà
– Frazione Cels, Exilles – Valsusa 10 marzo
2010

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Bristol (UK) – Azione diretta contro Tesco Metro

fonte: Actforfreedomnow.blogspot.com, 09.03.2010

Il Tesco Metro (catena inglese di supermercati) di Causeway Lodge è stato attaccato con mattoni e vernice alle 2 di questa mattina.

Rotte le finestre e su entrambi i lati del supermercato è rimasta la scritta “Non più Tesco”.
Questa azione non è la pressione contro la costruzione di altri Tesco, ma è un rifiuto totale di quel che essi rappresentano. Consideriamo Tesco come la forma estrema del dominio capitalista che intrappola e
schiavizza noi tutti.
Il nostro messaggio è semplice: quel che essi costruiscono, noi lo buttiamo giù.

For a world free of capitalist exploitation and authoritarian rule (A)

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Paesi Baschi – Lotta contro il TAV: incendiate due scavatrici.

fonte: Gara, 08.03.10

Bilbao – Due scavatrici, utilizzate nei lavori per il TAV, sono state
distrutte questa mattina in una località nei pressi di
Zaratamo, con un incendio doloso.

Dalle informazioni fornite dal Dipartimento degli Interni, le forze di
sicurezza sono state avvisate dell’incendio verso le ore 01,50. Sul
posto si sono recati i vigili del fuoco, ma non hanno potuto impedire
che entrambi i mezzi venissero danneggiati.

La Ertzaintza (polizia autonoma basca) indaga sul sistema
utilizzato dagli attaccanti per provocare l’incendio delle
scavatrici.

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Cile – L’indomita forza della natura selvaggia, aggiornamento del 6 marzo

Di fronte all’indomita forza della natura selvaggia. Alcune notizie dal terremoto.

fonte: comunicato anonimo inviato a Culmine,
06.03.2010

Il 27 febbraio, la natura selvaggia ha di nuovo fornito una
dimostrazione della sua capacità con un terremoto di 8.8 della
scala Richter sul territorio occupato dallo Stato del Cile con un
saldo di 700 morti, fino ad ora. Sarebbe sbagliato avanzare delle
considerazioni etiche su un fenomeno della natura che non si lascia
dominare, pur tuttavia ci sono state delle conseguenze per gli
sfruttati e per noi compagni che portiamo avanti la lotta da questa
parte del mondo.

La stampa festeggia morbosamente e lancia il classico appello ai
militari a riempire le strade. Di seguito le ultime informazioni,
aggiornate al 6 marzo 2010, da questi territori:


La scomparsa di alcuni compagni…

I contatti con le comunità mapuche e con i compagni
antiautoritari su tutto il territorio colpito dal terremoto sono
ancora piuttosto difficili, per questo l’informazione fornita può
risultare incompleta sulla perdita di compagne e compagni.

Profondo il nostro dolore per la perdita del compagno Eric Vonjenstchick,
scomparso per lo tsunami nell’isola Mocha, di fronte a Tirua. Eric è
stato un membro della Rete d’Appoggio mapuche ed è stato
processato e condannato nel 2008 con l’accusa d’aver dato alle fiamme
un camion nelle vicinanze di Temuco, dopo la morte del fratello
Matías Catrileo, il 3 gennaio dello stesso anno. Eric venne
condannato a 3 anni di libertà vigilata. I suoni dei kultrun
(tamburi mapuche) hanno accompagnato il suo funerale, come è
avvenuto nella sua vita. Lo hanno seppellito nello stesso cimitero in
cui si trova il corpo di Matias. Ci auguriamo che il suo spirito e
quello degli altri compagni morti si fondano con le forze della
natura selvaggia!

– Situazione di alcuni spazi occupati:

– Valparaíso/Spazio occupato “Odio Squat Punk“:
la mattina del 4 marzo un gruppo di poliziotti rossi (Partido
Comunista) sgombera violentemente quest’occupazione, approfittando
del caos e di alcune carte che certificherebbero il PC quale
possessore di tale spazio. Come è costume del PC, con l’aiuto
complice della polizia e delle forze speciali, viene effettuato lo
sgombero dello spazio, permettendo che i compagni salvino le loro
cose. Lo sgombero della proprietà del PC, con l’aiuto delle
forze speciali, finisce senza detenuti. Fuoco e odio alla polizia ed
ai desiderosi gestori del capitalismo di Stato!

– Santiago, La Cisterna/Okupa “La Bicicleta“: alcuni
danni, piccoli crolli e macerie. Lo spazio occupato persiste.

– Santiago, Barrio Yungay/Okupa “La Idea“: il 4 marzo,
la polizia e la PDI (Policía de Investigaciones) perquisiscono
lo spazio approfittando dell’assenza dei compagni e della presenza di
personale delle costruzioni Paz Froimovich (noti costruttori,
padroni dello spazio e di diversi nuovi edifici caduti con il
terremoto, provocando scandalo a livello pubblico e mediatico). La
polizia denuncia l’esistenza di un furto/saccheggio di 5.000.000 di
pesos cileni avvenuto in un locale dei costruttori, dopo il
terremoto, accusando gli abitanti dello spazio occupato
dell’esproprio. Approfittando delle circostanze e del contesto
caotico, le autorità sono tornate a mostrare la faccia più
brutale e l’avarizia di Paz Froimovich ha fatto demolire
l’occupazione con tutto quel che c’era dentro, dinanzi ad una forte
presenza di forze dell’ordine. A quanto pare, i compunti poliziotti
ed architetti che tanto parlano di solidarietà nelle ipocrite
campagne “Cile aiuta Cile”, non hanno avuto schifo nel
demolire una casa abitata. Che presto le loro miserabili case piene
di lusso e di accumulo ardano per il fuoco vendicatore.

A moltiplicare e rafforzare le occupazioni!

– Santiago, Barrio Yungay/Okupa “Sacco y Vanzetti“:
caduta di una parte del tetto interno e sgretolamento di alcuni
muri. Continua ad esser occupata ed a funzionare.

– Santiago Centro/Okupa “La Crota“: caduta di parti di
alcune mura e dell’intonaco della facciata. Continua ad esser
occupata.

– Santiago Centro/Okupa “La Isla Tortuga“: caduta di
diversi muri e danni strutturali. I compagni hanno deciso di
abbandonare il posto per motivi di sicurezza.

– Concepción:/Okupa La Fábrica:
notevoli danni strutturali, per cui i compagni hanno deciso di
abbandonarla per motivi di sicurezza. Rilevanti le perdite materiali.

Solidarietà agli spazi in lotta contro l’autorità!


Le cose “Dentro”

“Voglio sottolineare il lavoro che i funzionari della Gendarmería
(polizia penitenziaria cilena -ndt), che hanno fatto ricorso alle
loro armi di servizio per impedire un’evasione di maggiori
dimensioni. Sappiamo che nella regione ci sono 7 detenuti morti per
l’impatto dei proiettili sparati dagli agenti penitenziari e
l’evasione s’è verificata per ragioni di forza maggiore.”

Carlos Maldonado, ministro della Giustizia

Carceri:

In seguito al terremoto, il sistema penitenziario ha subito diversi
danni ed è barcollata la sua superba sicurezza. Immediatamente
100 agenti antisommossa hanno viaggiato da Santiago al Sud per
reprimere e trasferire i diversi prigionieri, mentre gli stessi
carcerieri si sono dedicati a difendere i supermercati e gli elementi
della produzione nelle zone più devastate.

Le autorità hanno ispezionato le carceri danneggiate ed hanno
riconosciuto che i penitenziari di Molina, Constitución,
Parral, Chanco, San Javier, Chillan e Buin (quest’ultimo nella
Regione Metropolitana) dovranno esser chiusi per danni o crollo
totale. Non si sa ancora quali tra questi saranno demoliti o
recuperati.

Il nostro eterno sorriso è rivolto alla vista delle macerie delle
gabbie, la nostra amarezza per i compagni prigionieri che non sono
riusciti a scappare. Ricordiamoci che la distruzione delle carceri
non avverrà solo per i terremoti.

Evasioni:

Il forte terremoto s’è trasformato nella scusa perfetta, la
circostanza attesa da diversi sequestrati dallo Stato. Assieme al
timore, all’ansia provocata dallo spazio limitato, per forza di cose
è venuto fuori l’eterno desiderio di veder cadere la struttura
che t’imprigiona. In alcuni casi questo è stato possibile, in
altri s’è acuito il caos con incendi intenzionali e con
sommosse.

A livello globale, le carceri dello Stato cileno nelle zone del centro
e del sud hanno stimato un totale di 426 detenuti evasi, con diversi
mezzi, ma sempre in seguito al terremoto.

Quattro i detenuti morti per la caduta di muri, di fronte alla codardia della
Gendarmería che li ha lasciati rinchiusi nelle gabbie. Uno è
morto per un incendio. Altri sette detenuti sono morti per le
pallottole sparate dai carcerieri, per evitare evasioni o durante i
tentativi di cattura, assieme ad un numero imprecisato di feriti. Non
ci sarebbe stata l’evasione dal carcere Manzano I, anche se non c’è
ancora una analisi dettagliata delle evasioni in ogni centro di
sterminio.

Le forze repressive sono riuscite a catturare 152 evasi, per ora 274
continuano ad esser liberi. Probabilmente una delle evasioni più
spettacolari è stata quella di Chillan, in cui dopo la caduta
di un muraglione circa 290 detenuti sono fuggiti tra le case della
città, con duri scontri con i carcerieri ed i poliziotti.

-Trasferimenti:

Estese operazioni delle forze repressive (Policía de Investigaciones,
Carabineros, militari, gendarmi) hanno generato diversi trasferimenti
di fronte ai gravi danni ai centri di sterminio. Dalle carceri di Los
Angeles, Coronel e della Regione del Bio-Bio circa una centinaio di
detenuti sono stati trasferiti nella prigione in concessione “Alto
Bonito”, a Puerto Montt.

Nella zona più colpita, 1.200 detenuti di Concepción,
Coronel, Los Angeles e

Chillan sono stati trasferiti nel carcere in concessione “El Manzano
II”, che stava per essere inaugurato. In questo carcere la
multinazionale Sodexo gestisce l’alimentazione dei detenuti.

– Sui compagni:

Il 3 marzo, l’organizzazione mapuche che ha rivendicato diverse azioni
incendiarie contro lo Stato cileno, la Coordinadora Arauco Malleco
(C.A.M), con un comunicato ha chiesto alle autorità
informazioni sulla situazione dei Prigionieri Politici Mapuche
sequestrati nelle carceri di: El Manzano I, Lebu, Los Angeles,
Angol, Collipulli, Victoria, Temuco, Valdivia, Chol Chol.

A Santiago, siamo venuti a sapere che tutti i compagni che si trovano
sequestrati dallo Stato stanno bene e che nella gran parte dei casi
ci sono stati un gran spavento, del disordine, piccoli tentativi di
sommossa e le ansie nel vedere crollarsi addosso quelle tombe di
cemento. I nostri compagni e compagna ed i loro penitenziari di
Santiago del Cile:

C.A.S : Axel Osorio, Esteban Huiniguir, Marcelo Dotte

M.A.S: Marcelo Villarroel, Freddy Fuentevilla

Santiago
1: Matias Castro, Pablo Carvajal, Cristian Cancino

C.P.F: Flora Pavez

Ex – Penitenciaria: Sergio Vasquez, Alvaro Olivares

– SACCHEGGI:

Come già segnalato, l’ondata di saccheggi ha scosso in maniera
immediata le zone colpite dal terremoto. La mancanza di viveri, la
possibilità di spezzare la pace capitalista, di distruggere la
proprietà privata o semplicemente di continuare ad
accaparrarsi (in alcuni casi) hanno fatto sì che questa
pratica si diffondesse in diverse regioni.

Nei saccheggi di massa possiamo vedere la negazione della merce e della
proprietà privata, possiamo vedere come i bisogni umani
divengono prioritari rispetto al mercato, ma allo stesso tempo
possiamo assistere all’accaparramento ed alla stessa valorizzazione
del mercato (alcune marche di vestiti, lenti ed oggetti in particolar
modo). La realtà dei saccheggiatori, come la stessa realtà
sociale è più vasta e complessa rispetto a quella
fantasticata da molti marxisti. Non possiamo parlare di una realtà
omogenea, con interessi comuni compatti. Quelli che hanno partecipato
ai saccheggi sanno che, come nelle altre espressioni della rivolta,
essa è molteplice e con diverse proiezioni e prospettive. Ed è
così al punto che delle signore mentre saccheggiavano, allo
stesso tempo gridavano ai militari di “normalizzare” la
situazione. Non cerchiamo falsi “alleati” da tutti i lati.

Noi difendiamo e apprezziamo le azioni di saccheggio, come istintivo
bisogno di negazione dell’autorità o come gesto pianificato
d’attacco dei grandi accaparratori, ma non alimentiamo miti di una
situazione pre-rivoluzionaria da “soviet liberi”. I negozi
sono stati saccheggiati ed in seguito incendiati come una istintiva
dimostrazione di ripudio contro l’attuale ordine delle cose e per
disperdere le forze della repressione, non per “sanità
igienica” di fronte alla presunta scarsità dei prodotti
come alcuni illusi credono. Le cose non funzionano così, come
non si brucia la spazzatura delle barricate per un fine sanitario.

– Repressione contro i saccheggiatori:

Siccome opporsi all’autorità è un reato imperdonabile, sia a
livello materiale che nel campo delle idee, il potere non perdona i
saccheggi di massa dei suoi centri di accumulo degli alimenti e di
altri oggetti. La risposta sarà sempre e solo una:
repressione.

Idranti, gas lacrimogeni e spari hanno caratterizzato la situazione già
nelle prime ore. Sbirri confusi ed isterici detective hanno sparato
sia a Concepción che a Quilicura (Santiago). Con il trascorrere del tempo e la disperazione dei media, le autorità
hanno deciso di decretare lo “Stato di catastrofe”, che
significa l’occupazione militare delle strade e la designazione di un
capo militare che decide le misure da prendere. Legalmente, questo
nuovo stato di eccezione comporta la restrizione delle libertà
di stampa e di proprietà (i militari possono occupare le case,
se lo ritengono necessario), libertà d’espressione e di
riunione, tra i già limitati diritti borghesi. Anche le pene
per i reati commessi aumentano, come per esempio in caso di
aggressione od offesa alla patria o alle forze di sicurezza.

Il 5 marzo la polizia perquisisce ed arresta dei poveri cittadini nel
comune di Quilicura, a Santiago, tra i quali i fratelli Luis e
Bernardo Pulgar Catrileo, Arturo Nuñez, Bastian Contreras e
Jannet Fernandez. Nelle loro abitazioni sono stati scoperti dei
pericolosi arsenali: zucchero, farina, tè, riso, pasta. Tutti
accusati per il saccheggio al “Ofimarket” ed al supermercato
Santa Isabel.

A Talcachuano, perquisiti e arrestati Miguel Aránguiz, Juan
Moya, Francisco Neptalí,
José
Pino, Francisco Reyes e Patricio Reyes per la
partecipazione ai saccheggi di supermercati e stazioni di servizio.

Il superbo potere ha sollecitato le immagini televisive per poter
identificare i partecipanti ai saccheggi. In questo modo il
procuratore nazionale Sabas Chahuán (lo stesso che segue il
caso degli attentati dinamitardi) ha annunciato l’applicazione della
legge Nº 16.282, che aggrava la commissione di reati nelle zone
di catastrofe. Ma, assumendo uno spirito “umanitario”, ha
affermato che si valuterà caso per caso, nel caso in cui ci si
trovasse di fronte alla sottrazione di oggetti di “prima
necessità”. Puah!

Solidarietà verso i saccheggiatori!!

Paranoia sociale o “milizie armate del proletariato insorto per la sua
autodifesa”?

Di fronte ai ripetuti insulti dei giornalisti contro i saccheggiatori,
di fronte all’indifferenza tipica dell’autorità verso le
miserevoli condizioni degli sfruttati e la loro superbia nel trattare
-sottovalutandoli- i bisogni urgenti di sopravvivenza, la stampa
inizia a lanciare discredito sui saccheggiatori ed a fantasticare su
orde di violenti che girano per le strade cercando di saccheggiare
tutto quel che è possibile.

Non neghiamo che, effettivamente, ci sono stati dei saccheggi nelle case,
per il motivo che alcune delle case saccheggiate appartenevano ai
ricchi che in seguito al terremoto hanno abbandonato le proprie
abitazioni. Tuttavia questi saccheggi non si sono estesi come quelli
ai centri commerciali. Comunque hanno avuto l’effetto di provocare
paranoia tra i cittadini, che di notte vedono o sentono “orde”
che girano tra le case ed i quartieri, anche laddove la presenza
delle forze di polizia o militari è forte.

Di fronte a questo timore, i cittadini si sono organizzati costituendo
gruppi di difesa, in cui armati con tutto quel che hanno proteggono
le proprie cose. Le prime immagini che sono giunte di queste
organizzazioni di “autodifesa” sono relative a ricchi
armati di mazze da golf, mazze da baseball ed armi da caccia
sportiva. In seguito questa pratica di “autodifesa”,
accompagnata dal nervosismo mediatico, s’è estesa e nei
diversi quartieri abitati da sfruttati. I cittadini si son messi a
difendersi dinanzi al pericolo degli “altri”. Sarebbe
piuttosto maldestro valutare in questa pratica il proletario
organizzato come ente sociale, con interessi comuni e diffusi. La
verità è che si è prossimi a raggiungere la
autonomia proletaria con la creazione della nuova società, a
partire dalla amministrazione della nuova polizia.

Le immagini che sono giunte da questi comitati che lavoravano con la
polizia per fermare chiunque non fosse del quartiere o non avesse le
credenziali dei vicini hanno fatto sì che in quei luoghi non
entrasse nessun estraneo. La paranoia è totale e la polizia
svolge solo il ruolo di mediatore o inizia a sparare a casaccio
durante la notte. Ed è cosi che ragazzi dei quartieri poveri
vengono colpiti e picchiati sia dai poliziotti che dai cittadini
spaventati dai saccheggi.

Non alimentiamo miti, i comitati armati di vicini non sono in sé
una pratica rivoluzionaria. L’organizzazione orizzontale è
un’arma gigantesca quando è capace di puntare alla distruzione
dell’autorità e dell’autonomia e non quando instaura un nuovo
regime autoritario. Non idealizziamo situazioni che solo cercano di
giustificare il brutale coprifuoco ed il costante pattugliamento dei
militari. L’autodifesa è una cosa, ma cercare nel quartiere
vicino il nemico da crivellare con l’aiuto della polizia è
un’altra.

– Coprifuoco e militarizzazione

Il coprifuoco è una ulteriore dimostrazione dell’espressione e
dell’autorità poliziesca dello Stato.

Quando la situazione è divenuta complessa e la normalità è
stata spezzata per diversi motivi, è stata autorizzata
l’occupazione militare di diverse città. Allo stesso modo sono
aumentati gli orari di coprifuoco, con il tentativo di farla finita
con i saccheggi. Prima dalle 21 alle 7 del mattino successivo, adesso
si è giunti ad una brutale detenzione di massa degli sfruttati
con il coprifuoco che va dalle 18 alle ore 12 del giorno successivo.
In pratica si hanno solo 6 ore al giorno per stare in giro per le
strade e questa situazione perdura fino ad oggi.

Questi orari sono in vigore nelle regioni di Maule e Bio-Bio, con delle
variazioni nelle diverse zone. I militari hanno fermato diverse
persone che non hanno rispettato il coprifuoco, mentre i giornalisti
passeggiano con i salvacondotti che permettono loro di circolare a
qualsiasi ora.

Ogni nottata di coprifuoco termina con una trentina di fermati e con una
forte presenza militare, con i blindati che pattugliano la città
e proteggono i negozi. E’ in tale contesto che un giovane viene
ucciso a colpi d’arma da fuoco a Chiguayante, Concepción. Né
la stampa, né le autorità riescono a fornire una
versione credibile -si parla della difesa dei vicini contro un
tentativo di saccheggio, del grilletto facile da parte dei militari,
di una guerra tra bande rivali. Alla fine nessuno sa e a nessuno
interessa quel che accade ai presunti saccheggiatori o a coloro che
non rispettano il coprifuoco.

Ormai s’è creato il precedente alla presenza dei militari per le
strade o al coprifuoco per il 29 marzo, in una nuova commemorazione
della giornata del giovane combattente, che solitamente si festeggia
con scontri notturni, tra le altre forme di ricordo.

Fuori le truppe di occupazione, fuori i soldati!

A rafforzare le reti affini di solidarietà!

Le vecchie strutture del Capitale… non cadranno da sole!

6 marzo 2010

-Anonimxs-

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Buenos Aires – Nucleo luddista dà al fuoco delle auto

fonte: Fondazione Roscigna, 05.03.10

Affinché la sicurezza sia la fiducia che uno ha nel fare/contribuire allo
sviluppo delle relazioni sociali, e non la sottomissione di una
condotta sistemica nel concepire la vita come una “conseguenza
naturale”, abbiamo dato fuoco alle auto dei legalitari di
Aristóbulo del Vallle. Come ci hanno insegnato i compagni
anarchici del Messico, in modo che questa pratica si estenda tra
tutti gli insorti del mondo.
Derdazon: siamo da tutte le
parte, cercando a finirla con questa realtà, i suoi difensori
ed i suoi falsi critici.

Núcleo ludita

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RADIOCANE – Informazione del 4 marzo

Cile: dopo il terremoto arriva il coprifuoco ma la dottrina shock
dell’esercito non ferma i saccheggi nelle città. Un compagno
di Culmine ci aiuta a ricostruire quanto sta accadendo. ( dal minuto
2’26)

Palestina: alessandro da nablus ci racconta degli scontri sulla
spianata delle moschee e a Hebron e ci aggiorna sulla difficile
situazione dei territori occupati tra rassegnazione e resistenza
quotidiana. (dal minuto 15’40”)

Crema: continua la lotta contro la discarica di amianto. Sabato
presidio sul sito dove vorrebbero costruirla e azioni di
controinformazione sul territorio. Un compagno dell’Assemblea Stop
Alle Nocività ci spiega l’iniziativa. (dal minuto 28′)

Milano: nel Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli
è cominciato uno sciopero della fame che coinvolge tutti i
settori. Abbiamo sentito Omar che ci aggiorna sulla protesta
coordinata con i centri delle altre città. (dal minuto
34’11”)

http://radiocane.info/la-striscia-informativa-di-radiocane/1043-informaz…

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Santiago del Cile – Sgomberato ed in via di demolizione lo Spazio Occupato La Idea

fonte: santiago indymedia, 04.03.2010

Verso le ore 12, le Fuerzas Especiales de Carabineros hanno fatto irruzione
nello Spazio Occupato La Idea con il pretesto della
ricettazione di materiale rubato.

Ma, all’improvviso, è comparsa una scavatrice che per ordine del
municipio avrebbe l’ordine di demolire la casa, con tutti i libri e
il restante materiale che si trova all’interno di essa.
Diversamente dalle altre perquisizioni, non c’erano i media. Si presume che il
magistrato che ha ordinato lo sgombero sia entrato nell’edificio per
accusare i responsabili della casa del reato di ricettazione di merce
ipoteticamente rubata.
Si attendono maggiori notizie, considerando le difficoltà che hanno i compagni a muoversi
vista la militarizzazione della città.

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Atene – Rivendicato l’attentato esplosivo alla JPMorgan

fonte: Culmine

Con un lungo comunicato, che reca la data del 1 marzo 2010, è
stato rivendicato l’attentato esplosivo ai danni degli uffici
ateniesi della JPMorgan.

Il testo, in inglese, è sul blog ACT FOR FREEDOM! NOW!!

http://actforfreedomnow.blogspot.com/2010/03/communique-of-revolutionary-continuity.html

In breve si attacca la banca di investimenti americana per il suo
pesante intervento nel Tesoro della Grecia, con la finanza “tossica”
dei derivati. Nel comunicato c’è spazio per la Banca Europea
ed anche per Mario Draghi, a dimostrare la commistione tra i grandi
centri d’affari pubblici e privati.

Critiche alla polizia greca che, seppur avvisata con mezz’ora d’anticipo, non
ha saputo o voluto evacuare la zona.

A firmare l’attentato è l’organizzazione di guerriglia urbana
Continuità Rivoluzionaria.

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Saludo de Marco Camenisch a lxs compas insurgentes y a los pueblos del Chile

Queridxs compañerxs insurgentes y pueblos del Chile

os saludo con el corazón lleno de preocupación y dolor en
estos momentos de enorme tragedia que estáis sufriendo.

Pero, os saludo también con el corazón lleno de confianza en
vuestra fuerza, práctica y experiencia autónoma y
libertaria capaz de manejar y superar las enormes y dolorosas
consecuencias de estos terribles acontecimientos.

Que, como bien sabemos, no son “catástrofes naturales”
sino catástrofes de una civilización de muerte con sus
encarcelamientos de masa en las que son las ciudades y en las que son
las dependencias totales producidas por este sistema destructivo,
explotador y represor de la Tierra, de sus pueblos y de todas sus
expresiones de vida.

Que, como bien sabemos, y vió todo el mundo con el brutal accionar
de la escoria policíaca contra el pueblo hambriento, son
explotadxs de la escoria de la suciedad, lxs poderosxs del
Estado-Capital y sus lacayos, no para ayudar a la población,
sino como una sabrosa ocasión para actuar y legitimar, aún
más totalitaria y descaradamente, la represión y la
explotación de los pobres hambrientos de tragedia y miseria.

Pero también sabemos que son catástrofes adonde nuestro
compromiso como guerrerxs sociales e insurgentes encuentra en nuestro
compromiso en la superación de estas catástrofes las
mejores oportunidades de dar unos pasos adelante en la superación
de su origen, que es esta civilización de la dominaci
ón patriarcal
e imperialista.

Con todo mi corazón, con la más hermosa y fuerte
solidaridad, un fuerte abrazo de amor y rabia a todxs vosotrxs.

Desde Suiza, vuestro compañero en el dolor y en la lucha insurgente,

marco camenisch

1 de marzo del 2010

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Morto Eric Vonjenstchick per lo tsunami

Comunichiamo a tutti i nostri fratelli e sorelle la deplorevole scomparsa del membro della Red de Apoyo fratello ERIC VONJENSTCHICK*, nell’isola Mocha.

Da informazioni tratte da Radio BioBio, Eric e la compagna erano scomparsi sabato dopo lo tsunami nell’isola Mocha, di fronte a Tirua.

Ricordiamo che Eric è stavo arrestato e processato per una montatura contro di lui, nel 2008, assieme a membri di diverse reti.
Ci spiace dare questa notizia che tanto ci rende tristi.
Peukayal fratello ERIC VONJENSTCHICK
Dal Wallmapu ti ricorderemo!

www.paismapuche.org

___________

* nota di Culmine
Erick Von Jentschyk Vergara,
assieme ad altri due componenti della Rete d’Appoggio della comunità mapuche, era stato condannato a 3 anni ed 1 giorno di libertà vigilata perché accusato d’aver incendiato 2 camion sul ponte Chamichaco, presso il comune di Ercilla; fatto accaduto il 5 gennaio 2008, 48 ore dopo l’assassinio del weichafe
Matias Catrileo
da parte di un carabinero.

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Panagiotis Masouras dal carcere di Avlona

fonte: Klinamen.org

Stai tremando cara?
Tremeresti ancor di più,
se sapessi dove
ti sto portando”

Turenne

Prigioniero all’interno delle mura del moderno centro di (ri)formazione per i
contravventori della democrazia. I giorni, i mesi, gli anni si
suicidano gradualmente, con la disciplina che si contrappone
all’orgoglioso comportamento dei rivoluzionari, dai quali si cerca di
strappare l’impossibile. Suicidano anche gli abbracci con l’eco del
funereo silenzio dei prigionieri sottomessi.
Una guerra non ufficiale prepara imboscate da tutti i lati. Dietro, si nascondono
gli interessi politici e le scommesse tra i partiti. La frenesia
della disinformazione ed il crudele lavaggio del cervello sono un
fatto certo. I media, questi profanatori di tombe, martellano
continuamente e metodicamente le raffinate celle del tessuto sociale.
Bramosi di altra paura ed altra insicurezza si rivolgono alla
sensibilità sociale ed alla collaborazione per far fronte al
“nuovo terrorismo”.

L’eco dei loro racconti dai centri di gestione e di fabbricazione di morale
e di costumi strabocca di frenetiche immaginazioni.
La situazione è piuttosto evidente. Una casa viene chiamata “il
porto franco”, le relazioni tra compagni ed amici si sono
trasformate in una “organizzazione criminale”, e le
impronte digitali lì trovate sono state presentate come “le
incrollabili prove di colpevolezza”, la colpevolezza di
appartenere alla organizzazione “
Cospirazione
delle Cellule di Fuoco
“.

Alcuni sono stati arrestati, altri sono ricercati, solo in base
alle impronte. Ogni volta che il gruppo attacca, le autorità
producono un nuovo ordine di cattura. Si tratta di un caso con il
quale preparano il terreno per affermare con certezza tutto quel che
non son capaci di dimostrare attraverso la logica. Un terreno
fertile, che in futuro permetterà loro (sia a livello
mediatico che legale) di accusare tanti altri.
Dopo il nostro arresto le cose sono proseguite in questa maniera. In dicembre, il
ministero di Protezione al Soldato* ha dato l’ordine di effettuare
“arresti preventivi”, ha attaccato il “porto franco”
dell’ateneo anarchico “Resalto”, ha fissato una taglia di
600.000 € sulla testa di 3 nostri compagni, ha rilasciato
dichiarazioni sui collegamenti tra il “crimine organizzato”
e sulla “cassa rivoluzionaria comune”, ha parlato di
“guerra”. Inoltre, ha sancito l’istituzione dello “sbirro
di quartiere” ed ha incitato ogni aspirante soldato a
collaborare per le cause della pace sociale e della sicurezza. Ha
anche cercato di dividere il movimento rivoluzionario, attraverso un
astuto tentativo di de-politicizzazione, parlando da un lato degli
“ideologi” e dall’altro dei “vandali”. Ha
considerato che in questa maniera le forze rivoluzionarie da se
stesse avrebbero condotto le strutture e la base al sacrificio
sull’altare della prosperità sociale.
Obiettivo del Potere non è né la disarticolazione della “Cospirazione
delle Cellule di Fuoco” né “mettere fuorigioco”
alcune persone concrete. Il suo obiettivo è quello d’isolare e
di disattivare tutto ciò che è “contro le regole”
e potenzialmente rivoluzionario. Dai gruppi in cui la gente
collettivizza i propri individualismi, gli atenei, le case occupate,
i blocchi offensivi delle manifestazioni, fino ai nuovi potenziali
compagni combattivi.
I giochi a tavolino non possono spaventarci,
né stupirci. Da sempre conosciamo la precisione chirurgica dei
media, che utilizzano qualsiasi potere politico col fine di
(de)ideologizzare il movimento rivoluzionario.
Lo sterminio e la vendetta tipici della guerra giocano il ruolo principale, attaccando
i punti nevralgici della nostra esperienza quotidiana, quelli della
dignità e delle nostre coscienze radicalizzate.
Opponiamoci come nemici ai carcerieri delle nostre anime.
Le grida di guerra devono essere ascoltate contemporaneamente sia dentro che fuori le
sbarre.
L’attacco adesso, da tutti i lati, contro tutto.

Per essere dalla parte dei ricercati di esser membri della “Cospirazione
delle Cellule di Fuoco”.
Per essere dalla parte dei
compagni, sulla cui testa è stata fissata una taglia.
Per essere dalla parte dei prigionieri degni in tutti i posti.
Fronte a fronte con noi stessi, in ogni momento.
Abbracciando la guerra

Panagiotis Masouras
carcere di Avlona
febbraio 2010
____________________

*Si riferisce al ministero di Protezione del Cittadino

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Coprifuoco in Cile… la dottrina dello shock

fonte: CMI-Santiago


Le autorità cilene hanno imposto il coprifuoco nelle regioni di
Maule e Bio Bio, nel centro-sud del paese, 37 ore dopo il terremoto
che ha causato oltre 708 morti, gravi danni sia agli ospedali che
alle case di recente costruzione, ma senza alcun particolare criterio
specie per un paese altamente sismico, trasformandole in una trappola
pagabile col mutuo. La non disponibilità da parte delle
autorità ad andare in aiuto alle vittime ha scatenato l’ira
delle persone colpite, spingendole a saccheggiare supermercati,
farmacie e negozi in cui si trovavano gli articoli di cui avevano
bisogno.
Questa situazione ha indotto le autorità a
reagire, ma non con l’idea di assistere la popolazione, bensì
con quella di reprimere e tutelare gli interessi delle grandi catene
commerciali. Per questo è stato dichiarato il coprifuoco,
misura in vigore dalle 21 alle 6 del mattino seguente, per permettere
di garantire l’ordine e la protezione dei grandi centri commerciali e
dei supermercati, con la giustificazione della tutela di una delle
invenzioni del sistema neo-pinochestista: la cosiddetta “classe
media”.

Le immagini sono come un “deja vu” e gli
abusi di potere sono all’ordine del giorno. La popolazione viene
umiliata e sottoposta ad una vera dottrina dello shock, approfittando
della sua vulnerabilità emotiva.
La stampa, controllata dal potere, non fa altro che aumentare il senso di insicurezza
portando al triste spettacolo di poveri che sparano contro poveri.
Allarmante situazione venutasi a creare in un paese
che ha sempre creduto, fino a poco tempo fa, a differenza dei suoi
vicini, che le situazioni simili a quelle vissute ad Haiti non
sarebbero mai accadute da noi. Ma non è così, questo
terremoto è stato sufficiente a mettere allo scoperto quanto
sia stato smantellato il servizio della salute pubblica e quale
scarso interesse per i propri cittadini abbiamo le autorità e
gli amministratori del Cile.
Questa tragedia non poteva essere evitata ma con le informazioni da parte di
specialisti, fornite già da 7 anni, si sarebbe potuto
preparare un piano d’emergenza, evitando il dilettantismo mostrato
dalla casta dei politici
.
Non ci sono spiegazioni valide, non c’è nulla che giustifichi
tutto quel che è accaduto e quel che non è avvenuto da
parte delle autorità che dovevano garantire per i propri
connazionali e che invece hanno reagito solo dopo 30 ore riversando
l’esercito per le strade, dimostrando la propria incompetenza
sbattendo gli anfibi in faccia al popolo.

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Bruxelles – Attacco incendiario contro un’accademia di polizia

fonte: dhnet.be, 1.03.2010

La scorsa settimana, molotov e dispositivi incendiari hanno causato
danni di rilievo alla più grande scuola di polizia del Belgio,
in località Evere (Bruxelles). Il dispositivo sarebbe stato
collocato accanto alla connessione con la rete del gas. Diverse
finestre sono esplose, una parte della facciata del palazzo si è
annerita e varie parti dell’edificio sono bruciate. Gli autori hanno
dovuto tagliare le recinzioni per raggiungere l’edificio. Questo
edificio è un bersaglio simbolico e molto sensibile, secondo i
sindacati di polizia che lamentano ancora una volta di esser serviti
come obiettivi. L’inchiesta della magistratura prosegue attivamente,
sia all’interno che all’esterno della struttura. Gli autori
conoscevano molto bene il luogo e la sua mancanza di sicurezza
(mancanza di portiere, ecc.).

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Salonicco – Rivendicato attacco incendiario contro Millenium Bank

THIS WORLD SPREADS MISERY, HANDCUFFS AND DEATH.

THAT’S WHY WE WANT THE DISTRUCTION OF THIS WORLD WITH THE MOST DYNAMIC
METHODS.

A daily life that is controlled by disgusting politicians and
scientists and is analyzed under economical terms has nothing but
nothing to offer to society. Society? We don’t mean the millions of
hypnotized, users of pills, besotted in front of the TV, the payed
slaves or comformists, the neutral minds about everything that take
care only for themselves, those who take something positive from the
situation today, anyway those who carry on the ethics of this world.
We understand a different part as a society. A different part with
another view on reality. A part of the society that at this times has
in their mind the idea of undermining this world; to make a
revolution like none of the alleged earlier ones. Individually and
collectively to bring social liberation in reality. Not with
temporary autonomous “liberated” homes inside and around
the cities and utopian imaginaries in today’s time but with
aspirations for them to take action now to a very flexible and
real-destructive urban guerrilla. Please stay away from the movements
of passivity and reformism. The struggle against the state and
capital shall become one, single and shocking.

Let’s draw even a little bit more of hatred for the cop-pigs who killed
with 9 bullets the 25 years old Nicolas Toddi beacuse of their utter
stupidity to misunderstand him for a different person. When you
listen ‘security’, you gotta know that someone is smelling for human
flesh. But also let’s also draw hatred for the other guys, the
‘protectors of citizens’ who attacked the demonstration in Vyronas
district. These so called ‘protectors’ is nothing more than a
terrorist gang with white helmets, batons and tear gas who serve as
faithful dogs the dogma of counter-revolution. Freedom for the
arrested persons.

The State is vindictive? You will see how vindictive we can also become.
You still exterminate
A. Bonanno in the jail? You enforce us to keep more fire in our hands.

So the midnight hours on Saturday and Sunday (27-28/2) we engaged
ourselves in acts of arson in Thessaloniki against Millenium Bank and
a townhall’s vehicle.

(A)

fonte: http://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1137998

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MINACCIA EVERSIVA NAZIONALE ED ANTAGONISMO ESTREMISTA

a cura del Dipartimento (Dis)informazioni per la sicurezza- Anno 2008

In continuità con il trend rilevato nel 2007, è
proseguito anche nel 2008 il silenzio operativo delle sigle più
attive nel recente panorama eversivo: la Federazione Anarchica
Informale
(FAI), che ha rappresentato, negli ultimi anni, la
principale minaccia terroristica di matrice anarcoinsurrezionalista a
livello nazionale, e il Fronte Rivoluzionario, gruppo
vetero-brigatista evidenziatosi prevalentemente sul teatro milanese.

In generale, a fronte di un significativo aumento delle iniziative
intimidatorie (missive, atti vandalici etc.), si è registrata
una flessione nel numero degli attentati veri e propri, in ragione
anche dei successi dell’azione di contrasto e della continuità
nel dispositivo di prevenzione infoinvestigativo.

Le regioni più interessate dal fenomeno sono quelle del
centro-nord, con una particolare concentrazione di atti vandalici
contro obiettivi politici nel Lazio, riferibile per lo più
all’effervescenza che ha preceduto le consultazioni amministrative
nella Capitale.

L’area eversiva più vitale si è confermata quella
anarcoinsurrezionalista, laddove alla prolungata stasi della
FAI ha corrisposto una serie di attentati di basso profilo operativo,
non rivendicati, in danno di obiettivi-simbolo delle campagne
libertarie contro la “repressione” e lo sfruttamento ambientale.
E’ il caso, tra l’altro, di alcune azioni incendiarie contro sedi
e mezzi delle Forze dell’ordine, nonché contro istituti di
credito “accusati” di finanziare imprese impegnate in lavori di
impatto sul territorio.

Nel contempo, sul piano progettuale e dell’elaborazione teorica si è
ulteriormente animato il dibattito tra le componenti più
rappresentative dell’area, divise da tempo sui contenuti e sulle
forme della protesta, nonché sull’opportunità di
condividere le iniziative di lotta con settori di diversa matrice
ideologica, segnatamente d’ispirazione marxista-leninista. Nella
discussione si sono in particolare evidenziati: gli anarchici del
nord-est, che ritengono utile intervenire nelle proteste “popolari”
per veicolare il messaggio insurrezionale ed elevare il livello della
contestazione; i circuiti piemontese, abruzzese e laziale che, in
nome dell’ortodossia rivoluzionaria anarchica, criticano la
strategia “entrista” auspicando metodi radicali di lotta ed
interventi di “maggior spessore”; frange milanesi, collocate in
una posizione intermedia, che propugnano il ricorso a pratiche
“di sovversione” pur non escludendo una partecipazione alle
mobilitazioni antagoniste sui temi sociali.

Il dibattito, sviluppato sulla pubblicistica d’ambiente, ha fatto
registrare il contributo di esponenti storici dell’area, fautori
dell’azione individuale quale unica via di opposizione al
sistema
compatibile
con gli attuali rapporti di forza. Nell’ambito di tali indirizzi
strategici hanno trovato spazio interventi propagandistici
particolarmente aggressivi comprendenti, secondo lo stile proprio
delle intimidazioni di matrice insurrezionalista, elenchi – e
relativi indirizzi – di potenziali “obiettivi” (sedi di
partito, uffi ci ecclesiastici, circoli di estrema destra etc.).

In questo contesto, il rilevato ritorno alla tradizionale strategia
offensiva basata sull’azione diretta, ancorché di ridotta
valenza eversiva, potrebbe testimoniare propositi di rilancio
dell’opzione violenta clandestina nell’area insurrezionalista
nazionale, in sintonia con quanto verificatosi in altri Paesi.
Significativi gli attentati compiuti in aprile contro interessi
italiani ad Atene, rivendicati da locali frange anarchiche in
solidarietà con i militanti italiani inquisiti.

L’area eversiva di matrice brigatista non ha fatto registrare nel
corso del 2008 segnali di vitalità operativa o di
pianificazioni offensive.

Si tratta, peraltro, di una minaccia da non sottovalutare e nei
confronti della quale non abbassare il livello di attenzione, anche
in relazione alla perdurante presenza di un’area di consenso verso
programmi rivoluzionari che non escludono il ricorso alla lotta
armata.

Il processo iniziato il 27 marzo a Milano a carico dei membri del
Partito Comunista Politico-Militare (PC P-M), arrestati nel corso del
2007, ha offerto Nella notte tra il 9 e il 10 aprile, lo spunto agli
ambienti di riferimento degli inquisiti per promuovere manifestazioni
di solidarietà ed assicurare una sponda mediatica alla
documentazione ideologica prodotta dai militanti in carcere.

Il procedimento giudiziario è infatti individuato come momento di
forte valenza propagandistica, utile a rivendicare l’appartenenza
degli imputati al movimento ed alle sue lotte e a ribadire la
necessità e la validità della prospettiva
rivoluzionaria.

Gli scritti dei neobrigatisti, ora sotto forma di resoconti giudiziari
ove reiterare attacchi ed invettive contro lo Stato ed esponenti di
Magistratura e Forze dell’ordine, ora vere e proprie piattaforme
ideologico-programmatiche, hanno trovato ampia diffusione nell’area
di riferimento.

I militanti del PC P-M, pur ammettendo lo stato di difficoltà
e di arretramento delle forze in lotta
, si mostrano determinati a
perseguire la via rivoluzionaria secondo l’impianto
strategico dell’ala movimentista delle Brigate Rosse, incentrato
sul rapporto dialettico tra Partito e masse e sull’unità
tra dimensione politica e militare.

Il principale veicolo delle tesi eversive del PC P-M si è
confermato Soccorso Rosso Internazionale-SRI, circuito a
sostegno dei prigionieri politici che, tramite il suo sito web,
diffonde i comunicati dei detenuti e pubblicizza in un contesto
internazionale le iniziative di solidarietà nei loro
confronti.

Seppure in misura minore rispetto all’anno precedente, anche nel 2008 la
campagna di sostegno ai neobrigatisti in carcere ha prodotto
all’estero attivazioni dimostrative di varia natura (presidi di
protesta, atti di danneggiamento etc.) contro obiettivi del nostro
Paese. Le contiguità dell’organizzazione italiana con
ambienti eversivi europei sono state ulteriormente confermate
dall’arresto in Belgio, nel mese di giugno, di cinque elementi
sospettati di legami con il PC P-M, tra cui alcuni noti esponenti
della formazione terroristica Cellule Comuniste Combattenti colà
operante negli anni ’80.

In continuità con una tendenza già manifestatasi, simboli
e linguaggio di ispirazione brigatista sono stati utilizzati in una
serie di episodi intimidatori – per lo più missive o
volantini, in alcuni casi accompagnati da rudimentali ordigni – nei
confronti di esponenti politici, giornalisti, sindacalisti ed
imprese.

Tali interventi, in genere di modesto spessore, non sembrano, nella
maggior parte dei casi, riconducibili ad una strategia univoca né
a realtà eversive organizzate, quanto piuttosto a isolate
individualità, spesso gravitanti nella galassia
dell’estremismo politico ed animate da risentimenti di natura
personale e/ o intenti allarmistici.

Come più volte rilevato, il ricorso al lessico brigatista,
facilmente reperibile in internet, riflette sovente il proposito di
conferire visibilità e “valore aggiunto”, in termini di
spessore intimidatorio, alle minacce formulate.

In alcuni casi, tuttavia, l’uso di ordigni incendiari e la
reiterazione degli episodi contro lo stesso obiettivo, come per le
azioni di giugno e luglio a sedi Fiat di Roma, sottendono l’esistenza
di soggetti o piccoli gruppi in grado di esprimere un non
sottovalutabile livello di pericolosità.

In relazione alla composita area dell’antagonismo, si è
continuato a registrare l’interesse di frange estremiste a
strumentalizzare situazioni di malcontento e disagio sociale al fine
di promuovere forme radicali di protesta.

In questo senso, particolare rilievo ha assunto la mobilitazione
studentesca che ha fatto emergere, soprattutto in ambito
universitario, tentativi d’infiltrazione da parte di formazioni
estremiste. L’attivismo di circuiti oltranzisti ha interessato
principalmente la Capitale, ma il fenomeno ha riguardato molte altre
realtà, tra le quali Torino, Bologna, l’area del nord-est,
Napoli e Catania.

Il principale spunto di mobilitazione per le componenti più
radicali dell’area antagonista è stato peraltro
rappresentato dalle contestazioni al cd. pacchetto sicurezza,
declinate nelle diverse prospettive di lotta antiautoritaria,
antirazzista ed antimilitarista. In quest’ambito sono emersi
all’attenzione: i gruppi anarchici torinesi, che hanno animato, tra
l’altro, una serrata campagna contro la presenza dei militari nei
quartieri; settori dell’antagonismo milanese, impegnati a stabilire forme
di coordinamento con altre realtà territoriali e a sviluppare
contatti con associazioni di immigrati per promuovere iniziative
comuni di lotta; frange dell’anarcoinsurrezionalismo trentino, che
hanno rilanciato l’attività propagandistica contro le Forze
dell’ordine.

Nella campagna contro la repressione si inquadra anche la vasta
mobilitazione sviluppatasi in territorio nazionale a seguito
dell’uccisione, il 6 dicembre ad Atene, di un giovane militante dei
centri sociali ad opera di un agente di polizia, sulla scia dei
violenti disordini che hanno interessato per diversi giorni la
Grecia.

I gruppi antagonisti, specie di matrice anarchica, che vantano
consolidati rapporti con gli omologhi ellenici, protagonisti ad Atene
degli episodi più violenti, si sono mobilitati in solidarietà
con i manifestanti greci, attuando iniziative di vario genere nei
confronti di obiettivi-simbolo del Paese ellenico, tra cui
l’Ambasciata a Roma e i Consolati di numerose città,
istituti scolastici e centri culturali.

Uno sviluppo discontinuo, con episodici e circoscritti tentativi di
inasprimento dei toni, ha caratterizzato le iniziative di
contestazione in materia di ambiente e Grandi Opere.

Per quel che concerne i progetti dell’Alta Velocità, sono
proseguite le proteste in Val Susa e, in analogia con precedenti
attivazioni, non sono mancati inserimenti di stampo intimidatorio,
come le lettere pervenute ad alcuni sindaci del territorio e
riconducibili per lo più ad iniziative individuali. In Trentino,
frange anarchiche impegnate contro l’Eurotunnel del Brennero hanno
promosso azioni di disturbo nei confronti dell’impresa incaricata
dei lavori ed altre manifestazioni che hanno tuttavia evidenziato una
scarsa partecipazione da parte della popolazione locale. Circostanza,
questa, che potrebbe
indurre settori anarcoinsurrezionalisti ad optare per forme più
radicali di lotta.

Il superamento della fase emergenziale sulla questione rifiuti in
Campania ha determinato un sensibile ridimensionamento delle
proteste, togliendo mordente anche alle componenti dell’antagonismo
interessate a strumentalizzare le mobilitazioni in chiave
antisistema.

In un’ottica antimilitarista, oltre che ambientalista, le stesse
componenti anarchiche trentine, unitamente ad altre frange
dell’antagonismo locale, sono intervenute nelle proteste cittadine
contro la realizzazione della “Cittadella Militare” di Mattarello (TN).

E’ proseguita inoltre con alterni livelli di intensità la
protesta contro la nuova base USA di Vicenza, rispetto alla quale
appaiono sempre più nette le divergenze fra le componenti
intenzionate a mantenere il dissenso in un alveo di legalità e
dialogo, e un’area più radicale, determinata ad innalzare il
livello dello scontro con il ricorso ad azioni di maggiore visibilità
e impatto.

Settori dell’antagonismo di impronta antimperialista impegnati a sostegno
della causa palestinese hanno trovato occasione d’intervento nella
mobilitazione contro la Fiera del Libro di Torino, svoltasi dall’8
al 12 maggio, dedicata allo Stato di Israele in occasione del 60°
anniversario della sua fondazione. L’evento è stato
preceduto da una massiccia campagna di contropropaganda sui siti
antagonisti, nonché da una serie di iniziative e gesti
dimostrativi contro obiettivi israeliani. La
campagna antisraeliana ha trovato nuovo slancio, alla fine
dell’anno, a seguito del riaccendersi della crisi nella Striscia di Gaza.

L’impegno antagonista contro il vertice G8 di luglio 2009 a La Maddalena, da
tempo oggetto di discussione anche da parte del circuito europeo, è
parso ancora circoscritto e dominato, a livello progettuale,
dai gruppi dell’indipendentismo sardo, intenzionati a sfruttare la
grande visibilità mediatica dell’evento.

In prospettiva, inoltre, altri fronti di lotta attualmente in fase di
regressione mobilitativa potrebbero riprendere vigore in occasione di
specifiche contingenze che, anche a livello prettamente localistico,
dovessero riaccendere le proteste.

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Grecia – Azioni dirette ad Atene e Salonicco

fonte: Act for Freedom! Now!!, 01.03.10

Atene, 28 febbraio, circa 15 anarchici hanno attaccato un gruppo di agenti
di polizia in pattugliamento all’angolo di una strada nei pressi del
quartiere centrale di Exarchia. Pietre, bottiglie e molotov sono
stati lanciate contro gli agenti; i compagni sono riusciti a sfuggire
all’arresto. Nelle stesse ore, a Salonicco, un ordigno artigianale
costituito da bombolette di gas è esploso davanti ad una
filiale della Millennium Bank, danneggiando la facciata
dell’edificio, ma senza ferire nessuno. Venerdì 26 febbraio,
ad Atene, un dispositivo simile è esploso davanti all’ufficio
del dirigente del PASOK vice PEMI Zouni, al quinto piano di un
condominio, in piazza Syntagma. Nessun ferito, lievi i danni.

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Cile – Di fronte all’indomita forza della natura selvaggia, alcune notizie dal terremoto

fonte: comunicato anonimo inviato a Culmine, 28.02.10

Il 27 febbraio, la natura selvaggia ha di nuovo fornito una
dimostrazione della sua capacità con un terremoto di 8.8 della
scala Richter sul territorio occupato dallo Stato del Cile con un
saldo di 700 morti, fino ad ora. Sarebbe sbagliato avanzare delle
considerazioni etiche su un fenomeno della natura che non si lascia
dominare, pur tuttavia ci sono state delle conseguenze per gli
sfruttati e per noi compagni che portiamo avanti la lotta da questa
parte del mondo.

La stampa festeggia morbosamente e lancia il classico appello ai
militari a riempire le strade di fronte ai saccheggi ed ai possibili
disordini, così come giudica e condanna i saccheggiatori
dall’alto del compito di giudici e formatori dell’opinione pubblica.

Di seguito, alcune brevi informazioni da questi territori:

Spazi Occupati a Santiago del Cile:

L’occupazione “La Crota” ha subito il distacco di parte della facciata
del muro esterno ed una parte del tetto è caduta proprio sulla
biblioteca, Caduto anche un muro interno sull’orto, danneggiandolo.
Da segnalare che una parte della costruzione occupata dai compagni è
in “adobe” (misto tra argilla e paglia).

– Nel C.S.O Sacco y Vanzetti ha ceduto parte del tetto. Diversi
muri presentano delle crepe ed infine c’è il classico
disordine dovuto alla caduta degli scaffali della biblioteca.

Questa è l’informazione della quale siamo in possesso per adesso, il
che non significa che gli altri spazi non siano stati colpiti. In
seguito si aggiungeranno informazioni.

Saccheggi

In diversi luoghi del territorio, i bisogni umani hanno avuto la
priorità sulla legge e sulla morale borghese di rispetto per
la proprietà privata.

Attacchi contro supermercati e grandi centri commerciali per recuperare ed
espropriare alimenti, acqua ed altri elementi per la sopravvivenza
hanno visto la grande partecipazione degli sfruttati.

A Concepción (epicentro del terremoto) gli sfruttati
saccheggiano i supermercati sia di notte che di giorno, mentre i
giornalisti filmano tali scene commentandole da bravi guardiani del
capitale. La polizia inizia a reprimere brutalmente con gli idranti
(macabra ironia dell’autorità, considerando che in città
la somministrazione dell’acqua è stata soppressa) e sparando
di continuo gas lacrimogeni contro gli sfruttati.

Queste ore sono state ravvivate da un paio di scontri, dai commenti della
stampa e dalla merce espropriata nelle mani ansiose degli sfruttati.

Le autorità parlano già di una situazione critica ed
alcuni militari hanno occupato le strade per cercare di “controllare
la situazione”. La stampa s’indegna per i saccheggi di articoli
che non sono di prima necessità e che, in maniera ridicola, i
benestanti giornalisti considerano come “beni si lusso”.
Gli sfruttati cercano di afferrare quel che possono dalle vetrine.

Alla fine i militari sono stati autorizzati a presidiare le strade ed è
stato decretato lo stato d’assedio nelle regioni più colpite,
mentre a Santiago del Cile effettivi delle forze delle sicurezza
vigilano i supermercati, ma proprio nel comune di Quilicura
(Santiago) si verificano saccheggi contro supermercati e farmacie
culminati con l’isterica PDI (Policia de Investigaciones) che spara
contro i saccheggiatori.

Prigionieri

Non abbiamo notizie certe sulla situazione fisica dei compagni
prigionieri a Santiago e le rispettive prigioni in cui si trovano
sequestrati.

Axel Osorio, Marcelo Dotte, Esteban Huiniguir (C.A.S).

Marcelo Villarroel, Freddy Fuentevilla (M.A.S).

Pablo Carvajal, Matías Castro, Cristian Cancino
(Santiago 1)

Sergio Vasquez, Alvaro Olivares (compagni del collettivo 22 de
enero, rinchiusi nella malandata Ex Penitenciaria)

Flora Pavez (C.P.F)

Probabilmente, le situazioni più preoccupanti sono quelle di Sergio, Alvaro e
Flora per il tipo di costruzione di quei centri di sterminio.

Nel carcere “El Manzano”, vicino a Concepción, dopo il
terremoto c’è stata una sommossa, seguita da un incendio. Alla
fine 70 detenuti sono riusciti ad evadere ed una parte del centro di
sterminio è stata distrutta dalle fiamme. Si tratta di un
carcere che rinchiude alcuni dei tanti mapuche che hanno deciso di
lottare contro lo Stato. Sinceramente, ci auguriamo che più di
un peñi sia riuscito ad evadere. Per il momento non ci sono
informazioni da altri carceri sullo stato di salute dei prigionieri
politici mapuche
.

Nel centro di sterminio di Chillan, in seguito alla caduta di un muro,
s’è verificata una evasione di massa dei detenuti. 90 sono
stati ricatturati e 4 sono stati giustiziati -meglio morti che liberi
hanno pensato i carcerieri-. Alla fine sono riusciti ad evadere in
293 e fino ad ora continuano ad esser liberi.

La stampa parla di evasioni e tentate evasioni in diverse prigioni del
paese, ma si tratta di informazioni da verificare.

Le vecchie strutture del Capitale… non cadranno da sole!

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Terremoto in Cile: a convertire in macerie e in rovina la società di classe

articolo da Cile tratto da Hommodolars.org

Dopo 25 anni di cumulo di tensione, le placche sulle quali si trova
localizzato questo territorio chiamato Cile hanno liberato
un’impressionate quantità d’energia, in quello che per gli
umani costituisce un terremoto, “catastrofe naturale” per
eccellenza.

Ma non viviamo in una società qualsiasi, bensì nel
capitalismo, la forma più concentrata ed estrema della società
di classe e le catastrofi, sebbene possano provenire dalle forze
della natura, non sono “naturali” in quanto agli effetti,
ma sono sociali.

La catastrofe sociale, che in se stessa costituisce il funzionamento
della Economia mercantile, diviene evidente in casi del genere,
perché non sono le case dei capitalisti quelle che si
sgretolano e cadono, non sono le famiglie dei borghesi quelle che
restano senza le forniture di base e non sono nemmeno i nostri
padroni quelli che restano isolati e senza la possibilità di
spostarsi in città di merda, in cui il trasporto pubblico
adempie ad una funzione disciplinare e di mero trasporto della merce
umana.

L’urbanizzazione non è innocente e gli effetti del terremoto si devono a
decisioni coscienti di un certo settore dell’industria -al quale i
poteri politici si confanno come buoni rappresentanti di classe- ed
alle pianificazioni e regolamentazioni coscienti dello Stato: essi
sono responsabili del fatto che molti proletari siano rimasti
letteralmente solo con i vestiti che avevano addosso.

Mentre gli imprenditori responsabili della caduta e del collasso degli
edifici da poco costruiti risponderanno, a malapena, a certi processi
civili e con gli indennizzi; vengono trattati da “delinquenti”
e repressi dalla polizia e dai media i proletari che saltano la
intermediazioni che lo Stato interpone tra essi e le merci: Merci che
tutta l’umanità salariata produce direttamente e
indirettamente (anche quando dormiamo, viaggiamo in autobus o vediamo
la televisione stiamo valorizzando il capitale). Se tutte le persone
intervistate dai media di (dis)informazione coincidono sul fatto che
quel che importa è la vita, e che “le cose materiali si
recuperano”, è totalmente logico, giusto e necessario che
recuperiamo le nostre esistenze attraverso l’appropriazione diretta
delle merci accumulate negli scaffali dei supermercati, nelle
farmacie e negli altri templi della società mercificata.

L’apparato repressivo dello Stato è sul punto di esser travalicato dalle
masse dedite all’esproprio degli espropriatori. A Concepción
sono stati costretti a tollerare un certo livello di appropriazione
di merci, ed i cani da guardia della stampa borghese si apprestano ad
inventare nuove linee divisorie tra coloro che si appropriano di
“prodotti di prima necessità” e coloro che si
appropriano di altri tipi di merci “non necessarie”. Senza
saperlo, ammettono la distinzione tra i bisogni umani reali, che il
Capitale sistematicamente ignora, ed i beni “superflui”
alla cui costruzione, promozione e distribuzione vengono inutilmente
consacrate le energie di un’enorme quantità di proletari.
Insistiamo sul fatto che, sebbene tale distinzione sia reale, nella
pratica del momento di crisi e d’azione collettiva non ha molta
importanza. Di fatto, i proletari dediti all’esproprio hanno tutto il
diritto di sottrarre al Capitale tutte le quote di plusvalore che
ritengono opportuno fare per soddisfare direttamente i propri bisogni
e piaceri.

Lo spettacolo più deplorevole lo offrono quei bravi cittadini che
anelano che il negozio apra le porte per poter usare il denaro e
comprare le merci, perché non vogliono “rubare”.
Dov’è finito quel saggio detto popolare che dice: “il
ladrone che ruba al ladrone ha cent’anni di perdono?”

Invece di destinare tutte le forze al recupero delle vittime e poi di
mostrare un gran incapacità e malafede attraverso l’Esercito
(che ha diffuso comunicati in cui si scartava il pericolo di
maremoti, mentre questi si stavano verificando!), lo Stato -oltre a
reprimere i “saccheggiatori”- ha destinato importanti
sforzi a cercare e ricatturare quelli che tra i 55.000 prigionieri
cileni si sono azzardati ad approfittare della confusione e dei danni
alle carceri per evadere. In questo lavoro, lo Stato del Cile ha
affiancato alle vittime del terremoto quelle dei compagni giustiziati
per le strade, solo per esser stati fedeli alla propria idea di
libertà.

Attualmente, noi proletari anticapitalisti dobbiamo approfondire le nostre reti di
comunicazione e di mutuo appoggio, senza stancarci di segnalare la
natura profondamente sociale della “catastrofe”, oltre a
partecipare direttamente alle attività che tendono a creare
comunità in lotta che si appropriano direttamente dei valori
d’uso e che attaccano lo Stato/Capitale. In tale concreta prospettiva
storica noi sappiamo che, come il sottosuolo terrestre, all’interno
del tessuto sociale si accumulano tensioni che per forza di cose
dovranno condurci ad una imminente grande insurrezione. Si tratta
semplicemente di “sismologia sociale”, ossia di lotta di
classe.

IL CAPITALISMO E’ LA CATASTROFE

CHE CONTINUINO I SACCHEGGI E LE AZIONI DIRETTE CONTRO LO STATO/CAPITALE!

A RECUPERARE LE NOSTRE ESISTENZE, PREPARANDO LA PROSSIMA INSURREZIONE!

maggiori informazioni:

http://www.hommodolars.org/web/spip.php?article2991


Confrontando al capital y al IV Poder

Hommodolars Contrainformacion

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Cile – La caduta di un muro nel carcere di Chillán causa l’evasione di 209 detenuti

fonte: Crónica Viva, 27.02.10

Dopo il terremoto di questa mattina che ha colpito 7 regioni del Cile, 209
detenuti sono evasi dal carcere di Chillán, nella regione di
Concepción, in seguito alla caduta di un muro di contenzione.

Dopo lo spavento causato dal movimento tellurico, i detenuti hanno dato il
via ad una sommossa ed hanno lottato contro gli agenti penitenziari.
I gendarmi hanno riacciuffato 60 detenuti, ma in 209 sono riusciti ad
evadere.

Dalle prime informazioni, quattro detenuti sono morti, ma si sta indagando
sulle cause del loro decesso.

Altri 600 reclusi dello stesso penitenziario saranno trasferiti in un
carcere di Concepción.

_____________________________________

Da notizie fornite da un compagno anarchico cileno, apprendiamo che s’è
verificata una sommossa anche nel carcere “El Manzano” di
Concepción, in cui sono rinchiusi diversi prigionieri politici
mapuche. Nessuna notizia dalle carceri di Santiago del Cile, dove si
trovano diversi compagni anarchici e rivoluzionari.

Alcuni spazi occupati di Santiago hanno subito danni di un certa entità, mentre i
compagni con i quali siamo in contatto sono illesi!

Culmine, 28.02.10

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De un veterano saboteador, sobre el caso de Adrián en México.*

Culmine publica con agrado este valioso asesoramiento técnico que nos
ha sido ofrecido por un querido veterano saboteador. Muchas veces nos
hacemos desinformar por reconstrucciones ridículas y
tendenciosas que nos vienen proporcionadas por los analistas de las
luchas armadas, olvidandonos que están en la cuenta de los
servicios, que tienen todo el interés en instigar la sociedad
civil en contra de lxs compañerxs que optan por atacar al
Estado y al Capital.

En relación a la detención del anarquista mexicano Adrián,
uno de esos analistas escribió: “Descarrilar un tren, una
pésima idea”. Ahora, la versión del
descarrilamiento es aquella que nos fue proporcionada por la policía.
Pero dicha versión salió afuera tan sólo ocho
días después de la detención del compañero,
o sea han tenido la necesidad de bastante tiempo para construir una
acusación.

Nosotros no tenemos la versión de Adrián, que está bajo
un estricto aislamiento en el Reclusorio Norte de la Ciudad de
México, pero consideramos poco creíble la versión
facilitada por la policía y aceptada por periodistas y
analistas.

El consejo del compañero, veterano saboteador, nos llego justo
de propósito. Ahora, podemos decir con certeza que no se trató
de un intento de descarrilamiento. Así, quedan en pié
dos escenarios: o un incauto transporte del artefacto en el metro o
una acción demostrativa que fracasó en su intento. En
ambos casos, Culmine expresa toda su solidaridad con el compañero
anarquista Adrián. Ya habrá tiempo para discutir sobre
los “ajenos”, por ahora nos interesa que el compañero
no sea aislado.

Sabemos, sin embargo, que muchos abogados del movimiento se niegan a defender
a los saboteadores anarquistas mexicanos, por considerarlos vándalos
o terroristas.

Además, Adrián declaró de pertenecer al FLA de México.
Bueno, hasta ahora ningún colectivo animalista internacional
se ha expresado en su solidaridad. Miedo por una acusación
infamante?

Libertad para Adrián González Magdaleno!

Culmine

_____________________________________

Sobre descarrilamientos y estupideces…*

Es obvia la desinformación puramente propagandística y
difamatoria en el caso de Adrián, también por el hecho
de que algunas latas de gas butano ni siquiera le hacen las
cosquillas a un tren o a unas vías. Sólo para darle un
pliegue a una vía (tal vez capaz de procurar un
descarrilamiento), sirven al menos unos cientos de gramos de
explosivos de alto potencial (en que el acoplamiento con el gas no
tiene ningún sentido técnico) y si nosotros ponemos (el
calcúlo será subestimado) que la superficie del corte
de una vía es de 50 cm ², para cizallarla, el cálculo
se hace fácilmente (25 gramos de explosivos de tipo militar
por cada cm ²), que toma alrededor de 1,250 kilogramos de
explosivos de alto potencial (militar).

Si, luego, se calcula que, por ejemplo, la dinamita comercial es más
débil y con la pólvora negra (la cual debe ser
cuidadosamente direccionada a través de un envase de material
estable, como una placa gruesa ya que adentro de una “lata”
simplemente no haría otra cosa que una llamarada que ni
cosquillas le hace a una varilla de 8 mm) para calcular hay que
multiplicar por 6 veces para lograr el mismo efecto a nivel de
destrozo, o sea por lo menos 6 o 7 kilos de pólvora negra,
pues es claro desde ya la desinformación de los “datos”
del “articulo”.

La hipótesis de que se usara contra las vías (implícita,
en caso de chismes sobre el “descarrilamiento”) no hubiera
hecho detener ni por un momento el tráfico. Si fuera cierto la
“noticia” del “humo en el tren” aun estaríamos
frente a un fulminante de fabricación torpe y adelantada.
Además, no es casualidad que una de las “reglas” de
la guerrilla urbana es la de evitar lo más rígidamente
posible el transporte de artefactos y/o explosivos en los medios
públicos de masa por el peligro potencial muy grande para la
gente “ajena a los hechos”, peligro ya lo suficientemente
grande con todos los otros medios de transporte en un entorno poblado

un veterano saboteador

marco camenisch

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John Zerzan – Superuomo ed Unabomber

Nati con una differenza di cento anni l’uno dall’altro, i curricula
di
Friedrich Nietzsche e di Theodore Kaczynski
dimostrano alcuni importanti paralleli. Entrambi hanno rifiutato
delle promettenti carriere accademiche: Nietzsche in filologia,
Kaczynski in matematica. Entrambi hanno cercato di trarre il massimo
vantaggio da un’esistenza fondamentalmente solitaria. “La
filosofia, per come l’ho intesa e vissuta finora, è una vita
volontariamente trascorsa tra i ghiacci e le alte montagne” ha
detto Nietzsche in
Ecce Homo. Per Kaczynski,
il ghiaccio e le alte montagne sono stati più di una
descrizione letterale, visti gli anni passati in una capanna nelle
Montagne Rocciose.

Leslie Chamberlain (Nietzsche in Turin, London,
1996) ha riassunto l’esperienza di Nietzsche come “empia,
disoccupata, senza donne e senza tetto.” Kaczynski ha
vagabondato meno, ma anche a lui la caratterizzazione si addice
abbastanza bene. Entrambi hanno fallito nelle loro relazioni con le
donne e si sono disinteressati nel considerarne la condizione
sociale. Entrambi sono stati di tanto in tanto minacciati dalla
malattia e dall’impoverimento. Entrambi sono stati traditi dai propri
fratelli unici: Nietzsche dalla sorella Elizabeth, che mise mano ai
suoi scritti quando era indifeso per poterla ostacolare; Kaczynski
dal fratello David, che lo denunciò all’FBI.

Il concetto centrale di Nietzsche era la volontà di potenza. La
grande idea di Kaczynski era ed è il processo del potere.

Entrambi hanno elogiato la forza ed hanno aspramente criticato la compassione:
Nietzsche con la sua critica del cristianesimo come malsana “moralità
da schiavi”; Kaczynski con la sua critica alla sinistra quale
disonesta proiezione della debolezza personale.

Entrambi hanno sostanzialmente sviluppato una psicologia morale, sebbene
Kaczynski non si sia limitato alla sola psicologia.

L’analisi di Nietzsche è rimasta nei limiti della cultura. La sua
ricerca di una rigenerazione dello spirito umano e della
realizzazione dell’individuo è essenzialmente estetica. Per
lui l’arte, per molti aspetti, ha rimpiazzato Dio. La sua concezione
artistica post-cristiana è la misura della dionisiaca
“trasmutazione di tutti i valori”. “Quel che più
importa… è sempre la cultura” (
Il
Crepuscolo degli idoli
).

Non ci sono dubbi sulla fede di Nietzsche nella gerarchia, sulla sua
giustificazione del rango e dello sfruttamento. La concezione
anarchica di Kaczynski sostiene una comunità libera,
decentralizzata fino alla reciprocità faccia a faccia.

Kaczynski, come Nietzsche, pone la virilità al di sopra della decadenza,
ma egli ha visto che la si può raggiungere solo passando per
una trasformazione sociale. Ne
Al di là del bene e del male,
Nietzsche ha biasimato “la democratizzazione dell’Europa”
per quella che vedeva come una mentalità da gregge. Ne
La
società industriale ed il suo futuro
,
Kaczynski ha riconosciuto la necessità d’un cambiamento ben
più profondo rispetto a quello politico (per non parlare di
quello estetico) affinché l’individuo possa divenire libero e
realizzato. Egli s’è reso conto che la logica della vita
industrializzata è un ostacolo ed ha incitato alla sua
distruzione. Per lui, esser pratici nella vita quotidiana è di
gran lunga il fattore più importante rispetto ai valori
astratti o all’espressione estetica. Quindi, Nietzsche e Kaczynski
hanno considerato la crisi dei valori in maniera piuttosto diversa.
Particolarmente nella persona di Zarathustra, Nietzsche si appella ad
una redenzione personale attraverso un atto di volontà.
Kaczynski non ignora il contesto dell’individuo, ovvero le forze che
rendono vane la sua vita fino ad un livello fondamentale.

Nietzsche s’è incentrato sulla cultura tedesca, come ad esempio sul Caso
Wagner
. Kaczynski ha
esplorato il movimento e gli effetti di un ordine industriale sempre
più artificiale ed alienante.

Nietzsche ha affermato lo spirito libero in libri come Umano,
troppo umano
, Aurora e La gaia scienza,
per poi metterne in discussione l’esistenza in altri testi. Kaczynski
ha dimostrato che l’autonomia individuale è problematica nella
società moderna, e che questo problema è una funzione
di tale società.

Sia Nietzsche che Kaczynski sono considerati da tante/i come nichilisti.
L’ethos dominante postmoderno eleva Nietzsche ed ignora Kaczynski –
fondamentalmente perché Nietzsche non mette in discussione la
società, come fa Kaczynski.

Secondo il postmodernismo il Sé è solo un prodotto, un
risultato, nient’altro che un effetto superficiale. In fondo è
stato Nietzsche a dare origine a quest’atteggiamento (ora anche noto
come “la morte del soggetto”) che si può trovare in
molti dei suoi scritti. Kaczynski ha manifestato una decisa autonomia
ed ha dimostrato che l’individuo non s’è ancora estinto. Si
può deplorare la fine dell’individuo sovrano e scadere nella
passività e nel cinismo postmoderno oppure, come ha fatto
Kaczynski, diagnosticare la condizione dell’individuo nella società
e combatterla.

Nel anni ’20 del secolo scorso il Das
Unbehagen in der Kultur
[in italiano, Il disagio della civiltà]
di Freud è stato tradotto in inglese come
Civilization
and Its Discontents (La civilizzazione ed i suoi malumori),
anche
se letteralmente significa “quali disagi ci crea la cultura”.
Nietzsche non ha mai messo in discussione la cultura in sé.
Kaczynski ha fatto luce sul perché l’industrialismo, la
nascita della cultura, devono essere superati affinché possano
esistere benessere e libertà.

John Zerzan

__________________________________________

traduzione di Marco Camenisch, a cura di Culmine

l’articolo originale, in inglese, è su:

http://bioclasta.blogspot.com/2010/02/john-zerzan-overman-and-unabomber.html

Il presente articolo è contenuto nel libro:

John Zerzan Twilight of the machines,
Feral House, Port Townsend WA, USA, 2008

A breve compariranno le traduzioni in italiano ed in tedesco, entrambe tradotte da Marco Camenisch.

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Un sabotatore veterano sul caso di Adrián

Culmine pubblica volentieri questo prezioso consiglio tecnico che ci è stato fornito da un caro sabotatore veterano. Spesso, ci lasciamo disinformare da ricostruzioni ridicole e tendenziose che ci vengono fornite dagli analisti delle lotte armate; dimenticando che costoro sono nel libro paga dei servizi, che hanno tutto l’interesse nell’istigare la società civile contro i compagni che scelgono di attaccare lo Stato ed il Capitale.

In merito all’arresto dell’anarchico messicano Adrián, uno di tali analisti ha scritto: “Deragliare un treno, una pessima idea”.

Ora, la versione del deragliamento è quella fornita dalla polizia. Ma tale versione è venuta fuori solo otto giorni dopo l’arresto del compagno, ovvero hanno avuto bisogno di molto tempo per costruire un’accusa.

Noi non abbiamo la versione di Adrián, che è sottoposto a rigido isolamento presso il Reclusorio Norte di Città del Messico, ma riteniamo poco credibile la versione fornita dalla polizia e sposata da giornalisti ed analisti. Il consiglio del compagno, sabotatore veterano, giunge a proposito. Adesso, possiamo dire con certezza che non si è trattato di un tentativo di deragliamento. Restano in ballo due ipotesi: o un incauto trasporto dell’ordigno in metropolitana o un’azione dimostrativa che non è riuscita nel suo scopo. In entrambi i casi, Culmine esprime tutta la sua solidarietà anarchica al compagno Adrián. Ci sarà tempo per discutere sugli “estranei”, per ora ci preme che il compagno non sia isolato.

Sappiamo, invece, che molti avvocati di movimento si rifiutano di difendere i sabotatori anarchici messicani, considerandoli vandali o terroristi.

Inoltre, Adriáha dichiarato di appartenere all’ALF messicana. Ebbene, fino ad ora nessun collettivo animalista a livello internazionale s’è espresso in sua solidarietà. Paura di un’accusa infamante?

Libertà per Adrián Magdaleno González !

Culmine

_____________________

Sul deragliamento e sulle idiozie…

Ovvia la disinformazione meramente propagandistica e diffamatoria nel caso di Adrián, anche per il fatto che qualche bombola di gas da campeggio non fa nemmeno il solletico ad un treno/a dei binari. Solo per fargli una piega (forse adatta a procurare un deragliamento) servono almeno alcuni etti d’esplosivo ad alto potenziale (dove l’accoppiamento con del gas è un nonsenso tecnico) e se mettiamo (sarà anche sottostimato) che la superficie del taglio di un binario è di 50 cm², per tranciarlo, il calcolo è presto fatto (25 grammi d’esplosivo di tipo militare per ogni cm²), ci vogliono circa 1,250 chilogrammi d’esplosivo ad alto potenziale (militare). Se poi calcoli che, per esempio, la dinamite commerciale è più debole e con la polvere nera (che poi deve essere oculatamente direzionata mediante involucro di materiale stabile, tipo spessa lamiera e dentro una “lata” non farebbe altro che una fiammata da non fare il solletico nemmeno ad un tondino da 8 millimetri) ad occhio e croce si deve fare x6 per ottenere lo stesso effetto dirompente, cioè come minimo 6-7 chilogrammi di polvere nera, è evidente la disinformazione già dai “dati” “dell’articolo”. L’ipotesi di un impiego sui binari (implicito se sparlano di “deragliamento”) non avrebbe fatto altro che fermare un attimo il traffico. Se fosse vera la “notizia” del “fumo nel treno” saremmo ancora di fronte ad un innesco di fabbricazione maldestra, e prematuro. Inoltre, una delle “regole” di guerriglia urbana sarebbe non a caso quella di evitare il più rigidamente possibile il trasporto di ordigni e/o esplosivi nei mezzi pubblici di massa proprio per il gran potenziale di pericolo per persone “estranee ai fatti”, pericolo già grande abbastanza con tutti gli altri mezzi di spostamento in un ambiente popolato…

un sabotatore veterano

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Bristol (UK) – Banca RBS attaccata con pietre e fuoco per il progetto Tar Sands

fonte: Actforfreedomnow

Nelle prime ore di martedì, 23 Febbraio 2010, anarchici hanno
attaccato il quartier generale della Royal Bank of Scotland, nel
cuore della Bristol in sviluppo.
Nonostante il traffico stradale e la vicinanza della sicurezza, i compagni sono riusciti a spaccare
le finestre ed a lanciare le bombe di vernice contro i piani
superiori, mentre la strada veniva bloccata con pneumatici dati alle
fiamme.
Una litania di abusi da parte della RBS e di qualsiasi
altra banca potrebbe continuare per pagine, ma è sufficiente
affermare che ogni banca fa parte della prigione finanziaria che
detiene ed impoverisce noi tutti.
Queste azioni avranno un’escalation e si moltiplicheranno.
Dedichiamo quest’azione a tutti i combattenti indigeni ed ai loro alleati in lotta contro il
progetto Tar Sands in Canada, nel quale la RBS ha fatto degli
investimenti, ed anche tutti coloro che lottano contro le Olimpiadi
invernali del 2010.
Quest’azione è anche in solidarietà con
Alfredo M. Bonanno,
Christos Stratigopoulos, Georgiades Polykarpos,
Vaggelis Chrisohoides, Giannis Dimitrakis,
Gabriel Pombo da Silva,
tutti gli imputati/combattenti di London G20 e tutti gli altri
prigionieri in lotta.
Per la lotta internazionale contro il capitalismo e lo Stato

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“Volontà di Popolo” rivendica e minaccia altri attacchi

Atene, 24.02.10 – L’organizzazione armata ‘Volontà’ di Popolo’,
considerata come uno dei più’ importanti gruppi terroristici
greci, ha avvertito che colpirà’ le ”elites” politiche ed
economiche responsabili della crisi finanziaria nazionale.
In un documento fatto pervenire al settimanale ‘To Pontiki’ (Il Topo) che
lo pubblica oggi, ‘Volontà’ di Popolo’ rivendica un recente
attentato dinamitardo contro l’ufficio del ministro dell’interno
Michalis Chrisochoidis. La bomba, che sarebbe dovuta esplodere grazie
ad un meccanismo a distanza attivato da un telefono cellulare, fu
fatta detonare dagli artificieri e provoco’ danni considerevoli ma
nessuna vittima. Chrisochoidis viene definito, dal gruppo armato,
”il guardiano” delle elites politico-economiche responsabili della
”crisi sistemica del capitalismo globalizzato e degli sconvolgimenti
di quello greco”.
‘Volontà’ di Popolo’ avverte che in futuro utilizzerà ”azioni di lotta più’ efficaci” per
colpire oltre a Chrisochoidis anche ”i suoi superiori”, ovvero le
”elites causa delle ineguaglianze e delle ingiustizie”, per
”gettarli tutti nell’immondizia della storia”.
‘Volontà di Popolo’, considerata vicina a ‘Lotta Rivoluzionaria‘,
l’unico gruppo attivo greco inserito dagli USA nella lista delle
organizzazioni terroristiche, fece la sua comparsa nel 2004 con una
bomba contro un tribunale di Larissa. In quella occasione utilizzo’
per la prima volta in Grecia un dispositivo telecomandato con un
cellulare. Dopo alcuni altri attacchi rivendico’ nel maggio 2009
l’attentato contro un ex consigliere di Giorgio Papandreou coinvolto
nello scandalo Siemens.

da: agenzie di stampa

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Atene – Rivendicato attentato contro ministro degli Interni

ATENE, 23 FEB – L’organizzazione armata ‘Volonta’ di Popolo’ ha
rivendicato oggi l’attentato compiuto la scorsa settimana contro un
ufficio del ministro dell’interno Michalis Chrisochoidis. La
rivendicazione e’ stata consegnata al settimanale politico-satirico
‘To Pontiki’ (Il Topo) che l’anticipa e la pubblichera’ nella sua
edizione di domani. L’ordigno esplosivo era stato fatto detonare
dagli artificieri e non aveva provocato feriti ma solo danni
materiali all’ufficio del ministro. ‘Volonta’ di Popolo’, un gruppo
insurrezionalista anticapitalista, e’ un’organizzazione che ha gia’
compiuto attentati senza vittime ad Atene e Larissa.

da: agenzie

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Buenos Aires – Attacchi incendiari contro veicoli

fonte: Ai Ferri Corti, 23.02.10

Durante queste notti tenebrose abbiamo dato fuoco a due furgoncini,
parcheggiati a Villa del Parque, di proprietà dei sostenitori
del sistema, dei quali uno è stato distrutto.
Nel corso dell’attuale guerra sociale agiamo nelle maniere più diverse:
diffondendo l’anarchia ed allo stesso tempo lottando affinché
la possibilità di una piena libertà individuale e
collettiva si realizzi, in maniera insurrezionale volta alla
distruzione di qualsiasi costruzione di questo sistema automatico
della merce totalitaria.

¡PRESXS A LA KALLE!
SOLIDARIDAD ANARQUISTA

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Attaccato l’archivio giudiziario a Santiago del Cile

fonte: Liberación Total

Il 16 febbraio siamo tornati all’offensiva, provocando un forte botto in
prossimità dell’archivio giudiziario di calle Carmen, contigua
al luogo in cui gli sbirri accumulano i loro veicoli antisommossa.

Abbiamo realizzato quest’azione, tra i tanti motivi, con la scusa di ricevere
con più energia ed odio che mai il nuovo governo. Ci
dichiariamo da subito in piede di guerra di fronte a questo ed a
qualsiasi altro che pretendano governarci.

Speriamo che la carica, semplice ed artigianale (realizzabile da qualsiasi),
sia stata ascoltata dai compagni prigionieri, da Cristián,
Flora, Matías, Pablo, Axel e tanti altri, da Diego Ríos
e tutti quelli che hanno deciso di dedicare la propria esistenza alla
guerra contro la dominazione.

Inviamo un forte ed energico appello all’azione, alla propaganda ed alla
solidarietà.

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Messico- Attacco incendiario contro un modulo di polizia

fonte: Liberación Total

Durante la notte del 9 febbraio ci siamo preparati per lasciare un regalo in
un modulo di sorveglianza della polizia municipale. Il nostro regalo
è consistito in un ordigno artigianale di natura incendiaria
lasciato in un bidone della spazzatura, sotto le scale del modulo. In
questo comunicato non forniremo l’esatta localizzazione dell’azione,
in quanto i guardiani dell’ordine già sanno dove è accaduto.

Quest’azione è contro i luoghi di controllo di polizia ed il risultato dei
nostri desideri di vedere la società carceraria ridotta in
cenere. Quest’azione è stata realizzata all’interno delle
giornate di agitazione anticarceraria in appoggio ai prigionieri
Víctor, Emmanuel, Abraham e Socorro del Messico ed in
costante appoggio ai prigionieri del mondo.

Che la fiamma insorgente non si spenga, fino a che si diffonda oltre i
confini di questa terra sempre più desolata dal capitalismo e
dal sistema tecno-industriale.

In solidarietà con Adrián Magdaleno González,
nuovo arrestato nelle celle delle prigioni di Marcelo Ebrad
(
governatore del Districto Federal – ndt)

Célula individualista en Guerra/Estado de Mexico

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Messico – Attacco incendiario contro macchine distruttrici della terra

fonte: ELF México

L’8 febbraio abbiamo deciso di tornare a spezzare la quotidianità
di questa alienante società, con la nostra posizione di guerra
contro i distruttori della terra, contro quelli che pensavano che la
rivolta si fosse estinta per via dei continui arresti dei guerrieri
anarchici.

Stavolta ci siamo diretti, di notte, ad una costruzione, libera da lavoratori,
padroni e meticci. Abbiamo preparato due ordigni incendiari
costituiti da benzina, diesel ed olio usato di macchina. Uno
l’abbiamo collocato sui cavi, vicino al motore di una escavatrice e
l’altro nella parte anteriore di un’autobotte destinata
all’avanzamento dell’urbanizzazione.

Abbiamo colpito in solidarietà con i prigionieri Abraham,
Emmanuel, Socorro, Víctor,
ed il nuovo arrestato
Adrián Magdaleno González,
abbiamo colpito con il nostro fuoco vendicatore. Il luogo in cui
abbiamo effettuato il nostro attacco si trova nell’area municipale di
Ecatepec, nel Estado de México. Mentre la servile polizia
sorvegliava le banche e le concessionarie di auto da lusso (in
precedenza oggetto di attacchi da parte delle cellule contro la
dominazione), noi abbiamo attaccato questa costruzione vitale per
l’urbanizzazione, vicino al nuovo casotto per Querétaro. Gli
incaricati di quest’attentato contro la natura e l’assassinio di
specie animali sanno che li abbiamo sabotati. Fino a che il governo
di questo municipio presume di sferrare colpi contro la delinquenza,
non si potrà fermare il fuoco dell’insurrezione in difesa
della terra.

Propaghiamo il fuoco, le pietre e le bombe in solidarietà con i
prigionieri in guerra del Messico e del Mondo.

Frente de Liberación de la Tierra

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