Ataque a la academia de policia en Madrid

La noche del 28 de febrero nos hemos visto obligadxs
a atacar una academia de policía, en la calle paseo de las Delicias a
la
altura de la plaza Ana la Beata. Decimos que
nos hemos visto obligadxs por que en nuestra conciencia a quedado claro
que estamos en una guerra social encubierta.

No nos vamos a quedar quietxs
mientras los perros del estado nos detienen arbitrariamente, torturan,
encarcelan, vejan y un largo etc.

Recibimos con gran alegría los
ataques llevados a cabo por compañerxs en lucha durante la noche vieja,
ese es el camino. Cuanto mas nos intentéis reprimir mas nos encontrareis
ahí para deciros que todo el daño que causáis no os va a salir gratis

Queremos hacer hincapié en que
tenemos que perder el miedo y atacar a estos bastardxs, nosotrxs no
somos súper activistas/militantes somos personas normales y si nosotrxs
podemos tu también.

Con esta acción queremos recordar a
los últimxs compañerxs secuestradxs por este sistema de mierda.

Tamara compañera Anarquista.

Xurxo y Oscar compañeros gallegos.

 de: madrid.indymedia.org

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Ataque incendiario en México D.F.

fuente: Archivo Paulino Scarfò

La noche ayer 23 de marzo, colocamos un dispositivo en una camioneta de lujo en la colonia Polanco en México d.f. El dispositivo funciono a la perfección.

Este nuevo a ataque es el segundo en este lujoso barrio lleno de bares para ricos y guaruras déspotas, autos lujosos y un ambiente deprimente, después de que en septiembre pasado un grupo de liberación animal coloco y detono una bomba en la cadena de tiendas Max Mara.

Como vemos los ricos no tendrán paz ni en sus propios barrios, ya que habemos personas dispuestas a llevar la guerra hasta sus territorios. Burlando de nueva cuenta el control policial atacamos sus propiedades. Aterrorizando sus  noches de tranquilidad o fiesta. ¿Quieren seguir manteniendo su estatus social, explotando, reprimiendo, viviendo a su antojo mientras millones de personas están en condiciones de pobreza, quieren guerra? Nosotrxs les vamos a dar su pinché guerra!

El quemar un auto es un reflejo de nuestra ira y odio contra quienes destruyen el planeta, la contaminación que genera la producción de automóviles y el enajenamiento, el capital que gira entorno a su fabricación, compra y venta, la imposición de la inmovilidad por medios propios (a pie o en bicicleta). El automóvil impone también la innecesidad de consumismo: cuanto tienes es lo que vales en esta sociedad mercantilizada. La naturaleza ha sido y continúa siendo la mas perjudicada por la producción de automóviles y por su uso.

Los ataques continúan, por la propagación del sabotaje y de la acción ofensiva, nuestra insurrección ha comenzado, el fuego liberador amenaza sus estructuras, lavenganza será terrible!!!

Una parte de esta sociedad tiene absoluto interés en que el orden siga reinando; la otra, en que todo se derrumbe lo más rápido posible. Decidir de qué parte estar es el primer paso. Pero por todos lados están los resignados, verdadera base del acuerdo entre las partes, los mejoradorxs de lo existente y sus falsos críticos. En todos lados, también en nuestra vida, que es el auténtico lugar de la guerra social, en nuestros deseos, en nuestra determinación así como en nuestros pequeñas, cotidianas sumisiones.

Contra todo esto hay que acudir a las armas cortas , para sostener finalmente un duelo a muerte con la vida.

(ai ferri corti , libelo anonimo)

Contra el estado y el capital… Guerra social en todos los frentes

Brigada de acción incendiaria – Compañero Mauricio Morales

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Santiago del Cile – Attentato contro la compagnia aerea cilena LAN

fonte: stampa cilena,
23.03.10

Una bomba è scoppiata stanotte in calle Presidente Riesco, Las
Condes. Dalle informazioni dei Carabineros alla stampa, l’incidente
s’è verificato in un ufficio della compagnia LAN, verso la
19.30 di martedì, 23 marzo.
Personale del Grupo de Operaciones Policiales Especiales (Gope) de Carabineros, assieme a
Labocar, sta lavorando in queste ore, mentre il portavoce della
Procura, Mario Schilling, ha affermato che l’attentato ha provocato
solo “danni minori”. Ha aggiunto: “si tratta di un
ordigno artigianale… non ha provocato danni strutturali o
collaterali”, né ha colpito persone. Sul posto non sono
stati trovati dei volantini e nemmeno ci sono impronte digitali.

La polizia ha trovato un altro ordigno in un cassonetto posto vicino
all’edificio in cui si trova l’ufficio colpito.

Presente anche il procuratore speciale per il “caso
bombas
“, Xavier Armendáriz. L’incidente è avvenuto a poche ore
dall’attentato al Banco de Chile di fronte al mall Plaza Vespucio, a
La Florida.

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Santiago del Cile – Attentato esplosivo contro il Banco de Chile

fonte: Archivo Paulino Scarfò, 24.03.10

I fatti

La detonazione è avvenuta nella filiale del Banco de Chile, posta di fronte al centro commerciale Mall Plaza Vespucio, comune La Florida. L’esplosione è avvenuta alle 23.45 ed ha provocato danni in un muro ed una vetrata della filiale. Sul posto sono accorsi agenti del Grupo de Operaciones Policiales Especiales de Carabineros che, dopo aver effettuato le prime perizie, hanno stabilito che s’è trattato di una bomba di fabbricazione artigianale, ma non s’è potuto stabilire il sistema di detonazione, il contenitore ed il tipo di esplosivo.

Comunicato

Nella notte di oggi, martedì, abbiamo preso la decisione di attaccare una delle massime espressioni del capitalismo: una banca (Banco de Chile, La Florida).

I marci imprenditori assieme ai politici ladroni e padroni del paese si sono incaricati di manipolare la catastrofe e la crisi in cui siamo stati coinvolti per via del terremoto e del successivo tsunami, come un prospero e lucroso affare, in cui possiamo indebitarci come prima, ma con più rate, mostrando la facciata “caritatevole” e schifosa di questi distinti cavalieri con giacca e cravatta, veri e propri pagliacci della corruzione. Questo è il miglior scenario affinché essi aumentino i profitti e si alimentino sempre più le disuguaglianze sociali ed il capitale. Non faremo né un passo indietro, né ci faremo zittire da nessun governo, vedendo come giorno per giorno si arricchiscono quelli di sempre.

A 25 ANNI DALL’ASSASSINIO DI RAFAEL E EDUARDO VERGARA TOLEDO

FUORI I SOLDATI DALLE STRADE E DAL TERRITORIO MAPUCHE

SOLO IL POPOLO AIUTA IL POPOLO

LIBERTA’ A PRIGIONIERI POLITICI MAPUCHE E CILENI

FUOCO AL CAPITALE

ABBASSO I GOVERNI E LA DESTRA

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L’internazionale dei pompieri della rivolta

Il testo che segue, firmato da “Anonimos insurrectos“, avanza delle
pesanti critiche sul Marzo Anarquista, una serie di
incontri/dibattiti attorno all’anarchia che da alcuni anni si tengono
a Santiago del Cile. In modo particolare, gli organizzatori di tale
incontro vengono criticati per il loro silenzio su quel che è
accaduto nel 2009 all’interno del movimento anarchico cileno, con la
caduta in combattimento di Mauri, la latitanza di Diego,
l’arresto di altri compagni e le perquisizioni negli spazi occupati.
Da quel che ci risulta, all’ultimo momento l’edizione di quest’anno
del Marzo Anarquista è stata annullata, in seguito al
terremoto. Ma le critiche, che condividiamo, sono pur sempre valide.
Non solo, ma se si esce dalla dimensione dell’anarchismo cileno e si
volge lo sguardo altrove, si capisce che il fenomeno in esame è
ubiquitario. I pompieri della rivolta sono presenti in ogni dove,
basta una piccola esplosione di felicità ed eccoli al lavoro.
Anche in Italia, FAI formale e compagnia si son prodigati nel
redigere comunicati stampa per prendere le distanze dal vuoto d’aria
che ha scosso i loro cervelli durante gli ultimi attacchi firmati FAI
informale
. Lo stesso che in Cile, dove i “formali”, i
cattedratici arrivano a parlare di “bombe giocattolo” e di
azioni “spettacolari e violente”.

Un discorso a parte meriterebbe lo sciagurato Poder Popular, che per fortuna stenta ad
attecchire fuori dall’America latina.

29 marzo: petrolio e dinamite per le strade, anche contro l’Internazionale dei pompieri
della rivolta!

Culmine

*******

Marzo Anarquista: niente di nuovo. Qualcosa sulle cattedre della
piattaforma.

Da un po’ di tempo dei gruppi anarchici organizzano dei seminari e dei corsi sotto il nome
di “Marzo Anarquista“, con enfasi e tematiche
diverse, ma accomunate dalla stessa linea.

In seguito ad alcune discussioni -reali e virtuali- avvenute lo scorso anno,
l’indifferenza che non può essere simulata è tornata ad
esser presente in quelli che conducono la lotta con i libri e cercano
di trarne profitto e di avere una accettazione dallo Stato-Capitale,
ancor meglio se si ottiene un qualche riconoscimento da parte delle
Università.

Il Marzo Anarquista si sta facendo conoscere per
alcuni aspetti e frasi, spesso scaricate da Internet dai suoi
organizzatori, come: “E’ passata la moda di uccidere i
presidenti”. Si tratta del commento di qualche cattedratico,
orgoglioso dell’attuale carattere accademico e ben lungi dall’azione
che potrebbe avere l’anarchismo (per fortuna, non è
un’opinione generalizzata nell’ambiente antiautoritario, che riscatta
e valorizza la lotta di compagni del secolo scorso, non considerando
una moda compagni come
Czolgosz, Bresci, Mateo Morral[1] )

Ci sarà qualcosa di nuovo da dire che non sia stato detto l’anno scorso? Qualcosa in più
che replicare, discutere, denudare o in qualche caso insultare?
Potranno esser redarguiti per il grossolano silenzio sulla morte del
compagno Mauricio Morales, sulla scelta clandestina di Diego
Rios
, sul carcere per tanti altri compagni, le perquisizioni e le
occupazioni di questi ultimi anni?

Alcuni di noi potranno perdere il tempo per redarguirli, divertendosi con le loro vaghe e
goffe spiegazioni, ma il sangue ribolle quando non ci sono in gioco
solo parole, ma esistenze, pericoli, condanne e brutale repressione.
Il loro sorriso burlone in merito alle “
bombe giocattolo[2]
con il quale alludevano agli ordigni che i compagni utilizzavano per
le azioni, hanno ben precisato da che parte stanno. Da parte nostra,
la decisione è stata chiara senza voler toglier spazio al “rispetto per la differenza” (valori così
democratici di alcuni anarchici che potrebbero finire per difendere
qualsiasi cosa) come ben hanno detto alcuni compagni: Loro non sono
nostri compagni.

Anar-ici, con la c o con la k?

Il potere ed i suoi sbirri continuano e non fermano l’offensiva contro quelli che mettono in
discussione l’ordine dei ricchi, stavolta approfittando di una nuova
edizione del Marzo Anarquista. Diversi giornali
iniziano ad allarmare i lettori del pericolo rappresentato da quelle
giornate collegandole con il “caso bombas” (una vera
e propria infamia giornalistica: colpire l’orgoglio di alcuni
cattedratici). Vengono menzionati comunicati e interviste alla stampa
borghese, fittizi o meno, che già non ci sorprendono.

Su richiesta dei giornalisti, il sottosegretario agli Interni della precedente
amministrazione, Patricio Rossende (celebre su questi temi, dopo il
suo fantasioso vertice anarchico internazionale – deformando la
settimana di solidarietà con i prigionieri) dichiara: “Non
c’è alcun problema da sollevare
(rispetto al Marzo
Anarquista
)… s’è già tenuto negli ultimi 3
anni e nelle stesse condizioni. Non riveste di una pericolosità
maggiore rispetto alle edizioni precedenti, in cui è affluita
poca gente
” e finisce per definire l’iniziativa “di
carattere accademico che non hanno alcuno vincolo criminale
“.

Immaginano la tranquillità di molti tra gli organizzatori nel ricevere il consenso dal potere e
non solo da parte del resto della comunità
universitaria/intellettuale. Tante parole sputate in cattedre,
scritte in testi non invano. Alla fine il potere fa quella differenza
che essi stanno insinuando da tempo: accademici/criminali, anarchici,
anarkici, organizzati/spontanei, occupazioni artistiche/occupazione
violente, sindacalisti/bombaroli, intellettuali/pistoleri, ecc.

Lo spettacolo e la violenza. Che cosa perseguita il potere?

Secondo l’analisi della pubblicazione “El Surco” (numero 13), Marzo
Anarquista
per il governo sarebbe un tema senza importanza, in
quanto il potere si preoccupa e considera pericoloso, senza
rendersene conto -a suo avviso- di quanto valgano quelle cattedre.

Potremmo dire che le occupazioni ed i centri autonomi continuamente perquisiti sono
spettacolari o violenti? Potremmo plaudire senza renderci conto delle
mosse dello Stato nel dire che la sua repressione è diretta
solo agli “spettacolari violenti”? Forse la rivendicazione
della violenza come strumento legittimo di confronto, appartiene ad
un altro contesto -sebbene l’esperienza concreta e reale della lotta
sia piuttosto chiara. Le occupazioni ed i centri autonomi sono stati
perquisiti non per le azioni “spettacolari e violente”,
anche se inquadrate nelle indagini sul “caso bombas“;
questi spazi sono stati attaccati dalla repressione per la loro
pericolosità nella diffusione di idee chiare di confronto con
l’autorità. Senza ambiguità lì si difende e si
rispetta l’azione diretta, si rivendicano Mauri, Diego
ed i compagni detenuti senza vittimismo, senza il trucco con il quale
alcuni cercano di mascherare la loro lotta per catturare più
seguaci.

Gli spazi non sono attaccati per gli “spettacoli violenti” come alcuni
definiscono le azioni incendiarie-esplosive, ma per la decisione e la
convinzione nella lotta, come anche per esser dei punti visibili di
una guerra (sì, anche se in tanti non lo credono, la guerra
sociale è reale). Che l’autorità non s’interessi del
Marzo Anarquista si deve a fattori diversi, forse nei manuali
di contro-insorgenza c’è la risposta.

Rispetto ad alcuni illusi:
molti forum ed altri tipi di attività sono state seguiti da un
forte contingente di polizia (a volte sproporzionato in modo
ridicolo), ma non sono precisamente “spettacolari e violenti”,
come anche una costante ed indesiderabile comparsa sulla stampa, pur
non trattandosi di forum “clandestini” e “illegali”.

Costruendo la grande piattaforma per riformare la società

Diverse organizzazioni, tendenze e soggetti hanno dato forma all’attuale pensiero dietro alla
grande organizzazione anarchica, i suoi innumerevoli fallimenti non
sono finiti con le ansie di poter “mobilitare le masse” e
di stare in fronte al popolo con il proprio simbolo.

Tra esse ve ne sono alcune, come “Corriente de Acción Libertaria
(battezzata, a quanto pare, in un senso più ironico che reale)
o “Estrategia Libertaria” che mostrano nella maniera
più scarna la socialdemocrazia rivestita di rosso-nero.

Come già detto, il grossolano silenzio dinanzi a diverse situazioni dolorose e
repressive nel contesto antiautoritario non s’allontana di molto
dall’oblio intenzionale di qualche video-rivista, preferendo evitare
i temi complessi e pericolosi. Anche così non si lesinano
parole e campagne di sostegno in solidarietà ai compagni
prigionieri in altri paesi o di denunciare la repressione che si sta
subendo in altri posti. Senza sminuire il doveroso internazionalismo
della lotta, sembra che più vicina sia la repressione, più
aumenta il timore nel dare la solidarietà.

Essi criticano l’azione, desiderano agglutinare ed organizzare il popolo, vogliono costruire
il potere popolare (anarchici bramosi del potere?), socializzare i
mezzi di produzione (socializzeremo le macellerie? le industrie
distruttrici della terra? la produzioni di beni di lusso?).
Rivendicano continuamente le grandi organizzazioni monolitiche del XX
secolo in Cile, dimenticandosi dei compagni come
Efraín Plaza Olmedo, Antonio
Ramon Ramon
e diverse azioni di quel periodo[3].

Infine, i loro slogans per il socialismo, mettono in evidenza i loro obiettivi e aspirazioni,
ancor più quando si parla esplicitamente di un presunto domani
idoneo per passare all’offensiva. Quelli che hanno la brama di dar
vita a una grande piattaforma, molto simili a dei partiti politici
(ricordiamo che non tutti i partiti sono elettorali) sono i nemici
dell’affinità e dell’informalità, sono i nemici della
rivolta e del nostro desiderio di distruggere qualsiasi autorità.
Ci auguriamo che i compagni non si confondano con queste
organizzazioni formali, desiderose di gestire la futura società.
Compagni, decidiamoci a scontrarci con il potere con tutte le nostre
energie ed in tutti i modi, sappiate che siamo così giganti
come solo le energie e le volontà insorgenti ci permettono di
esserlo. La distruzione delle loro relazioni e la costruzione di un
nuovo mondo hanno bisogno che non si ripetano le formule viziose e
che ci si dia alla lotta reale contro quel che ci opprime.

La rivolta non entra nelle loro aule accademiche! A moltiplicare le discussioni orizzontali,
fraterne, informali tra eguali!

A Marzo, non seguire i professori e vieni per le strade.

29 marzo, giornata del giovane combattente: Norma Vergara, Ariel Antoniolleti,
Andrés Soto Pantoja, Pablo Muñoz, Claudia López, Jhonny Cariqueo, Mauricio
Morales
..Vivono nella lotta!

.Anonimos insurrectos.

[1] Leon Czolgosz: compagno anarchico che giustiziò il presidente William
McKinley degli USA nel 1901, condannato a morte; Gaetano Bresci:
compagno italiano che giustiziò il re Umberto I nel 1900;
Mateo Morral: compagno che cercò di giustiziare il re
Alfonso XIII di Spagna con un attentato esplosivo nel 1906.

[2] Sebbene questo testo non è ascrivibile alle gente di Marzo
Anarquista
, esso è scaturito nel vivo
delle discussioni e dei dibattiti attorno all’azione: “un
contributo al dibattito tra anarchici” da parte di un militante.
Può esser letto su:
http://www.hommodolars.org/web/spip…

[3] Efraín Plaza Olmedo: compagno anarchico che giustiziò 2 borghesi in
pieno centro di Santiago del Cile nel 1912; Antonio Ramon Ramon:
compagno che cercò di giustiziare il generale Silva Renard nel
1914 per vendicare i morti della mattanza di Santa Maria.

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Cospirazione delle Cellule di Fuoco rivendica 3 attentati

ANSA-AFP – ATENE, 22 MAR – Il gruppo anarchico insurrezionalista greco Cospirazione delle Cellule di Fuoco ha rivendicato su internet tre attentati compiuti fra venerdì e ieri ad Atene contro la sede di un gruppo neonazista Chryssi Avghi, contro l’abitazione del responsabile di una comunità pakistana e contro una stazione della Polizia per gli stranieri. Il comunicato del gruppo, come quelli precedenti, è stato pubblicato sul sito alternativo Indymedia. In esso il gruppo anarchico afferma di voler intervenire così nel dibattito in corso sull’immigrazione, accusando la Grecia di essere divenuto un “esempio nefasto” di “razzismo”, sfruttamento e di repressione degli immigrati. Quanto all’esponente pakistano, che è anche il responsabile dell’associazione di amicizia greco- pakistana, le Cellule lo hanno preso di mira accusandolo di fare il gioco delle autorità greche”.

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Attacco incendiario contro una banca in Messico-D.F.

fonte: Fondazione Roscigna

La notte di ieri, 21 marzo 2010, sotto una luna bella e luminosa, abbiamo spezzato la normalità imposta dalle relazioni sociali del capitalismo. La notte calda e rapida com’è la vita in questa città accelerata città è stata lo scenario per perpetrare quest’altro attacco contro le strutture materiali del potere, degli assassini.

Tre molotov sono state lanciate contro due bancomat che svolgevano la loro funzione monetaria e robotizzata in questa società, simboli dell’alienazione. Il gesto è stato indirizzato contro una filiale bancaria della Banamex, nella delegazione Iztapalapa. E’ suonato l’allarme, tanto fuoco, alcuni automobilisti hanno guardato sorpresi… Com’è che questi ragazzi continuano a prendersi gioco dell’apparato di polizia?… Questione di secondi e siamo scomparsi tra le strade oscure, guardando la luna che emanava uno scintillio di complicità.

Queste azioni si devono estendere a livello sociale. Più attacchi contro il potere. Più banche bruciate. Più sbirri
giustiziati. Per molti, forse, il danno inflitto alla corporazione delle banche non significa nulla. Ma la nostra priorità,
quella che causa in noi la felicità, non è il danno economico. Per noi è importante la rottura della pace sociale, della pace degli sfruttatori, così come non lo è il restare seduti nell’inattività totale, anelando ma mai agendo.

Noi ci uniamo nella battaglia contro il potere, senza mediazione, in corso in Messico e nel resto del mondo. Inviamo un forte ripudio agli sbirri del Partito Comunista che hanno sgomberato i compagni della casa occupata “Odio Punk“, in Cile. Ancora una volta, i comunisti hanno svolto il lavoro di sbirri agendo come dei classici proprietari in difesa della loro proprietà.

Per l’attacco alla società delle merci!

Per prendere il controllo delle nostre esistenze!

Per la distruzione dello Stato/Capitale!

Per la solidarietà ai compagni prigionieri: Giannis Dimitrakis, Alfredo Bonanno, Gabriel Pombo, Marco Camenisch, Emmanuel Hernández Hernández, Víctor Herrera Govea e Abraham López Martínez!

Per la distruzione della società carceraria!

Per la distruzione del mondo del capitale e per la costruzione di un mondo libero da adesso!

Perché la guerra sociale non è un gioco, né uno scherzo, bensì una realtà in costante sviluppo e crescita!

Muerte al estado viva la anarquia!

Brigadas de accion incendiaria – Compañero Mauricio Morales

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Anarchici argentini sul 24 marzo

Dittatura o democrazia, il nemico è lo stesso: il dominio e il capitale

tratto da aiferricorti.entodaspartes.net

24 marzo – un nuovo anniversario dell’ultimo golpe militare in
Argentina, oggi trasformato in un patetico sberleffo di quella che in
passato è stata la resistenza attiva contro il regime. Il 24
marzo non è altro che un giorno festivo ed un centro di
tortura trasformato in museo. Ricordiamo i combattenti, gli anonimi
che hanno dato, dalle loro ideologie a nostro avviso fortemente
criticabili, tutto per fermare il massacro scatenato contro una parte
del popolo. Li ricordiamo non con un atto commemorativo, ne issando
le loro bandiere, che non sono le nostre, ma con l’esempio della
pratica, della resistenza e della sovversione. Oggi, la dittatura non
è altro che il gendarme del capitale, la democrazia che cerca
di mostrarne un lato più umano e garantista. Quelli che sono
al potere non esitano a ricorrere a tutti i mezzi per garantire la
loro pace sociale e mantenere sottomessi nel conformismo, nell’apatia
o nella paura la gran parte degli esclusi dal sistema. L’assedio del
paese di
Corcovado, Chubut (in cui membri della squadra
antisommossa GEOP hanno desaparecido Luciano Gonzáles
ed hanno commesso diverse aberrazioni, come la violenza sessuale su
una bambina di 8 anni), la repressione ad Andalgalá,
Catamarca, contro i cittadini che lottano contro l’installazione di
una miniera, la situazione di Luciano Arruga, desaparecido da
più di un anno dopo esser stato arrestato e torturato in un
commissariato di Lomas del Mirador, i centri di sterminio legali
(carceri) in cui si ammassano persone per aver osato violare le leggi
che sommergono alcuni nella miseria, le oltre 2.000 persone
assassinate dalla assunzione di Alfonsín, il regime scolare
con le sue formazioni, il saluto alla bandiera, il sistematico
sfruttamento della terra a beneficio delle grandi multinazionali,
l’immensa quantità di bambini che muore per denutrizione o per
le tante malattie curabili, le leggi anti-terrorismo applicabili
contro chiunque non accetti passivamente tali ingiustizie, sono
alcune delle prove evidenti che tra democrazia e dittatura c’è
una continuità repressiva, che il problema è
l’autorità, il dominio dell’uomo sull’uomo, e dell’uomo sulla
natura. Mentre le Madres de Plaza de Mayo si alleano con il governo
dell’aguzzina Cristina Kirchner, ed i partiti di sinistra si
azzardano solo a fare un tiepida processione commemorativa, sempre
ripetendo la supplica del Juicio y Castigo (accettando in tal maniera
il potere giudiziario e quello politico che dicono di combattere),
noi anarchici diciamo che qualsiasi Stato è terrorista,
per questo riteniamo doverosa l’organizzazione degli esclusi per
fronteggiarlo con l’azione diretta, l’orizzontalità e la
radicale messa in discussione del controllo che ci impongono, fisico
e psichico, con il fine di creare una comunità di
individualità libere, senza poliziotti, militari, giudici,
politici e altre scorie che si nutrono del nostro sangue e del nostro
dolore.

Terrorista es el Estado.
Contra toda autoridad, por la libertad.
Anarquistas

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Azione per Lambros e Jon a Barcellona

Durante la notte di lunedì 22 marzo sono stati spaccati i vetri di un centro di formazione dei Mossos d’Esquadra, nel barrio de les Corts (Barcellona).
E’ un piccolo gesto in solidarietà al compagno assassinato dalla polizia greca, Lambros Fountas, circa 10 giorni fa ad Atene.
Vogliamo anche ricordare le morti causate dalle forze di sicurezza nello stato spagnolo, come la desaparición e morte
di Jon Anza e di tanti altri morti nelle sue carceri.
BATSI GOROUNIA DOLOFONI!!!!
MADEROS CERDOS ASESINOS!!!

SBIRRI PORCI ASSASSINI!!!

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Cile – Sullo sgombero e sulla demolizione de “La Idea”

Quasi due settimane fa, giovedì 4 marzo 2010, è stata
demolita quella che era la casa occupata “LA IDEA”. La
demolizione è stata effettuata da operai scortati dalla
polizia, quest’ultima agli ordini dei padroni di una impresa
costruttrice che da qualche tempo reclamava la proprietà
dell’edificio (cioè, l’impresa aveva cercato di farci lasciare
il posto con tutti i mezzi, non riuscendoci avevano desistito).
L’argomento che la polizia ha utilizzato per poter entrare nella
nostra casa è stato che al suo interno ci fossero degli
oggetti sottratti da uno show-room, localizzato a pochi metri dal
nostro spazio occupato. Così, di mattina e come son soliti
fare, sono entrati sul retro della casa, luogo protetto solo da
un’armatura in legno. Al momento dell’ingresso dei poliziotti-operai
non c’era nessuno/a compagno/a, per cui lo schifoso compito è
stato realizzato con facilità, distruggendo completamente il
posto, lasciando molte delle nostre cose sotto le macerie. In
seguito, quando sono entrati in azione i mezzi per la demolizione,
gli stessi poliziotti che scortavano gli operai hanno detto che c’era
un’accusa contro di noi per un furto con la sottrazione di alcuni
milioni di pesos cileni e che non ci fossimo presentati ci avrebbero
automaticamente arrestato con questa accusa (è una situazione
che non è ancora chiara, anche se non scartiamo alcuna
ipotesi). La casa stava per compiere 1 anno e 8 mesi d’occupazione,
le cose non sono state facili, sapevamo che questo mese bisognava
stare attenti e che ogni passo doveva esser fatto con attenzione.
Mancavano solo dei dettagli affinché uscissimo con delle
fanzine di taglio insurrezionale (edizione che dovrà attendere
un po’), tra le altre cose che stavamo seguendo.

La tensione è stata una costante, come il coraggio per restare
lì, sapendo che in qualsiasi momento avremmo avuto a che fare
con la polizia, il carcere o qualsiasi attacco repressivo. E’ per
questa ragione che molte delle persone che frequentavano la casa si
sono allontanate. Ciò nonostante, era chiaro il cammino da
seguire. Saremmo rimasti fino alla fine, attenti, solidarizzando (in
tutte le maniere possibili) e affratellandoci con tutti quelli che
dichiarano la guerra alla società in tutte le parti del mondo.
Nella quotidianità, abbiamo affilato come il migliore dei
pugnali quello dell’insurrezione, abbracciando le pratiche e le idee
antiautoritarie. Successi ed errori hanno cementato le relazioni tra
di noi, cercando sempre di apprendere e di far qualcosa per
accelerare la caduta di questa forma di vita. Adesso, siamo accusati
di furto, d’una usurpazione della proprietà altrui, la
proprietà di un ricco o diversi tra essi. Di fronte a tale
accusa, dichiariamo: non crediamo nella proprietà, non cadremo
nel loro processo, non riconosciamo le leggi e molto meno le loro
accuse. Ogni gesto ha le sue conseguenze e le accettiamo
furiosamente, tutto ciò solo aumenta l’odio verso i nostri
nemici, quelli che muovono le fila ed anche le patetiche marionette
di cui si servono per portare a termine la loro società di
carcere. Diciamo che prenderemo tutto quel che è alla nostra
portata (ed anche all’infuori di essa) per concretizzare i nostri
desideri.

In tale contesto, è finita “La Idea“, resta un
luogo nelle nostre teste che racchiude ricordi di esperienze
collettive ed individuali. Molti sono stati i fratelli con i quali
abbiamo stretto legami sinceri di fratellanza, solidarietà ed
affinità. Alcuni continuiamo a vederli, altri sono lontani ed
altri non ci sono più. Tutti voi vivete in noi, il vostro
fuoco arde più che mai perché le vostre azioni parlano
da sole. Nella nostra memoria resta ogni momento, ogni iniziativa per
i prigionieri, dibattiti e cene benefit. Restano le attività e
le situazioni in cui abbiamo condiviso uno sguardo, una parola o un
abbraccio che hanno ridicolizzato tutte le parole del mondo.
Ricordiamo anche i duri colpi repressivi che si sono tradotti in
molteplici persecuzioni, fermi e perquisizioni, culminati con
l’arresto di Cristian Cancino Carrasco. Eppure
continuiamo, sapendo che nulla è per sempre, men che mai la
nostra cara idea (casa), anche se i sentimenti di rabbia, pena
e frustrazione continuano ad esser forti dentro di noi. Così
forti, come la nostra visione della vita, puntando sempre alla
distruzione di questa e qualsiasi tentativo di società,
cercando sempre la rivolta. Ringraziamo i fratelli e le sorelle che
ci hanno accompagnato in ogni momento, fornendoci il sostegno
insorgente. Non saranno mai soli/e.

Signori, avete fatto il vostro gioco, adesso noi faremo il nostro. Se la
vostra intenzione era quella di demoralizzarci od intimidirci, vi
siete sbagliati. Sappiate, autorità varie (magistrati,
giudici, poliziotti, giornalisti, cittadini, ecc.) che nulla finisce
con uno spazio svuotato, nulla muore tra le macerie. Al contrario, il
germe dell’odio fluisce nelle nostre vene come la peste, come il più
letale dei colera in uno stato di febbre incessante verso lo
sconquasso del tessuto sociale.

In costante scontro per le strade di questo gigantesco carcere,
proseguiamo con passo fiero, essendo gli eterni nemici del potere e
di qualsiasi forma d’autorità, facendo della complicità
una pratica quotidiana. Guerra antisociale su tutti i fronti.

LA IDEA

sabato, 20 marzo 2010

Pubblicato in informalidad | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Cile – Sullo sgombero e sulla demolizione de “La Idea”

Manifest/Azioni per Lambros

Nonostante il fatto che la polizia sostenga che Lambros
Fountas
fosse un membro
chiave di un gruppo terroristico, gli anarchici di Atene e Salonicco
hanno lanciato una grande campagna in sua solidarietà.

Una dimostrazione in sua memoria si è tenuta oggi, 20 marzo,
proprio sul posto in cui il compagno anarchico è stato
assassinato. Altro presidio solidale a Salonicco.

Proprio sul punto in cui è il compagno è caduto, è stato
collocato lo striscione che dice: “
Lambros
è uno di noi
“.

Intanto, dopo la bomba che ieri ha colpito la sede centrale del gruppo
neo-nazista Golden Dawn, oggi, alle ore 16.00 un’altra bomba è
esplosa presso la direzione della polizia per gli immigrati, ad
Atene. In entrambi gli attacchi ci sono state delle telefonate ai
giornali che hanno dato un preavviso di 20 minuti per far evacuare la
zona e pertanto non c’è stato alcun ferito.
Durante l’ultima settimana, diversi attacchi incendiari ad Atene, Ioannina e
Salonicco contro lo Stato ed il Capitale.

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Grecia – Attacchi di solidarietà a Ioannina

fonte: Fondazione Roscigna

Due ordigni incendiari costituiti da bombole di gas e da benzina sono esplosi a Ioannina. Uno presso il Parco Tecnologico dell’Università di Ioannina ed un altro presso l’Istituto di ricerca biomedica di Ioannina.

La rivendicazione:
Per Lambro– vogliamo continuare quello che lui ha iniziato.
La libertà di tutti i compagni in carcere:
Giannis Dimitrakis, G. Boutzis, H. Nikolau, P. Georgiadis, B. Chrisohoidis, C. Stratigopolous e Alfredo Bonanno.
Immediata liberazione di Massura Hadimikelaki Yiospa.
Solidarietà a tutti quelli che sono stati arrestati con l’accusa di aver partecipato alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco.
Alchimisti per il caos

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Atene – Attacchi incendiari rivendicati dalle Pattuglie della Memoria Rivoluzionaria

dalla stampa greca, 19.03.10

Un gruppo, finora sconosciuto, che si definisce Pattuglie
della Memoria Rivoluzionaria
ha rivendicato la propria responsabilità per un attacco con
bombe incendiarie, senza spargimento di sangue, ai danni di un
edificio del Ministero della Cultura nel quartiere centrale di
Exarchia, ad Atene, avvenuto giovedì. Lo stesso gruppo s’è
assunto la responsabilità degli attacchi incendiari contro 6
auto parcheggiate nel quartiere di Kypseli, vicino al centro
.
L’attentato incendiario a Kypseli
ha distrutto i veicoli e d ha innescato un incendio, ma non ha
provocato feriti. I vigili del fuoco sono riusciti a spegnere
l’incendio prima che potesse diffondersi ai veicoli e gli edifici
adiacenti. La polizia sta anche indagando su un sospetto incendio in
una scuola nel villaggio olimpico, a nord di Atene.
L’incendio,
scoppiato in una stanza personale della scuola, ha causato gravi
danni.

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Claudio Lavazza – Autobiografía de un irreductible- Ediciones Autónomas


In Spagna è da poco uscito il libro di Claudio – “
Autobiografía de un irreductible”
(
Autobiografia di un irriducibile), questa la traduzione della presentazione della casa editrice spagnola,
Ediciones Autónomas

_______________________________

La mia presenza nelle manifestazioni dell’Autonomia è sempre più importante, cerco di non perderne una, mi sento a mio agio in tutte quelle importanti città del paese insieme a tanti/e compagne/i che la pensano come me, aspettando il momento di calarsi il passamontagna e di attaccare tutti i simboli del sistema, persone o cose che siano. Ci sentiamo forti tutti/e insieme, facciamo paura, lo leggiamo negli occhi delle forze dell’ordine, dei commercianti collaboratori, dei fasci… Sono finiti i tempi in cui ricevevamo bastonate senza poterle restituire, adesso anche noi abbiamo le nostre armi da fuoco, con sempre più insistenza si ode lo slogan: ‘Poliziotto, fai fagotto, è arrivata la compagna P38’, alludendo alla pistola semi-automatica Walter P38 dell’esercito tedesco.”

Claudio Lavazza è stato un protagonista dei denominati “anni di piombo” in Italia. Membro dei Proletari
Armati per il Comunismo
(P.A.C.) e dei Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria (C.O.L.P.),
ha scelto l’esilio nel 1982 per via della repressione. Le sue tracce si perdono fino alla detenzione avvenuta a Córdoba (Spagna) il 18 dicembre 1996, in seguito alla fallita rapina ad una filiale del Banco Santander. Durante l’inseguimento morirono 2 agenti della polizia locale di Córdoba e Claudio ed i suoi compagni risultarono gravemente feriti dalle pallottole. Da quella data è in carcere, avendo trascorso molti di questi anni nelle illegali sezioni d’isolamento FIES, create dal PSOE nel 1991, durante i quali ha partecipato a numerose proteste, venendone fortemente criminalizzato. In questa autobiografia, scritta in carcere, basandosi su cronologie e documenti, ci descrive il suo itinerario
esistenziale, quello di un irriducibile, cioè di uno che non si arrende.

“Approfitto della possibilità di parlare in questo tribunale per fornire una diversa versione dei fatti ed, in questa maniera, cancellare quell’immagine di freddo assassino che i mezzi di comunicazione hanno costruito fin dal primo giorno. Non voglio giustificare il mio agire in questo luogo, non m’interessa affatto la vostra opinione o decisione, non voglio alcun tipo di considerazione da parte dei miei nemici, né voglio giustificarmi di fronte all’opinione
pubblica, la stessa che osserva e permette la miseria e l’eliminazione quotidiana di migliaia di persone e che s’indigna per la morte di 2 poliziotte, che quanto siamo noi a sparare pensa che siamo degli assassini, mentre se è la polizia ad ammazzare allora “si fa giustizia”. Nella sanguinosa guerra imposta dal Capitale, migliaia di individui cadono ogni giorno sotto le pallottole delle forze di sicurezza dello Stato, vittime delle differenze sociali e della strategia distruttiva della “economia di mercato”. Per mantenere la sicurezza dei ricchi viene reclutato quell’esercito di mercenari, addestrato e posto strategicamente nelle strade per controllare, seguire e se necessario
eliminare chi non obbedisce alle regole che essi impongono. Non appena c’è una guerra le banche, i gruppi quotati in borsa, le multinazionali delle armi, gli Stati ed i loro interessi sono pronti ad investire il denaro in quei sporchi affari. Vivono e proliferano per il beneficio dei pochi a spese della miseria e della morte di molti esseri umani. Attaccare questo gruppo sociale per rubare qualcosa al suo immenso tesoro è il punto più degno della lotta di ogni proletario, è molto meglio continuare questo percorso pieno di pericoli (prigione, morte) che condurre una vita in ginocchio davanti ai potenti per un salario umiliante.”

Ediciones Autónomas,
febbraio 2010

pagine 256, euro 8

per richieste contattare: edicionesautonomas@gmail.com

Il ricavato della vendita del libro sarà destinato ai prigionieri ed alle nuove edizioni.

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Atene – Bomba negli uffici di “Golden Dawn” (organizzazione neonazista)

Atene,
19 marzo – L’attentato si è verificato alle 08:46 presso la
sede dell’organizzazione neonazista, a Socrate street.

Ventidue
minuti prima, alle 08.24, uno sconosciuto ha telefonato al quotidiano
Eleftherotypia, dicendo d’aver collocato una bomba negli uffici di
Golden Down, al 5° piano del numero 48 di Socrates street.

“Esplode tra 25 minuti, prego evacuate l’edificio, l’intera
Socrates street e l’hotel” .
Dal giornale hanno avvisato la
polizia, che ha isolato l’area ed allontanato le persone.
L’esplosione è avvenuta 22 minuti più tardi, causando
seri danni agli uffici e rompendo i vetri delle finestre degli
edifici vicini.

L’ordigno esplosivo era costituito da una bomba ad orologeria, secondo le prime
stime da parte della polizia ed è stato collocato nel
corridoio del quinto piano.

tratto da: Act For Freedom Now!

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Bristol (UK) – Attaccato il Lloyds Bank

fonte: 325.nostate.net

“La scorsa notte gli uffici della banca privata Lloyds di Bristol sono stati attaccati.

La notte di mercoledì, 17 marzo 2010, gli uffici dei Lloyds, in 131 Pembroke Road, Clifton, Bristol sono stati attaccati. Rimossa e portata via la targa ‘Lloyds private banking. Sulle pareti dell’edificio sono apparse le scritte: ‘sotto l’ombra di un cavallo nero c’è un ufficiale giudiziario del capitalismo‘, e ‘banchieri contro il muro‘. Tubi e cavi per ventole di raffreddamento sono stati tagliati. Due finestre sono state infrante. Notte, notte”

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Bruxelles – Spaccati i vetri di una banca in solidarietà a Lambros

fonte: Cemab.be, 18.03.10

“Questo lunedì tutti vetri delle finestre di una filiale della banca Dexia, a Woluwe-Saint-Lambert, sono stati spaccati.
Il nostro pensiero all’anarchico
Lambros Fountas, ucciso dalla polizia greca.
Solidarietà con la rivolta permanente in Grecia “.

Culmine, segnala che -sempre in Belgio- il 16 marzo sono state date alle fiamme due auto del Corpo Diplomatico della Grecia a Ixelles (Avenue de L’Oree).

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John Zerzan: “Bisogna distruggere l’apparato tecnologico” – Errata-Corrige

L’intervista, in spagnolo, del periodico Diagonal a John Zerzan presentava un grave errore, che stravolgeva completamente il pensiero di John.

Zerzan non ha mai sostenuto che “la tecnologia in sé è neutrale“, ma proprio il contrario “la tecnologia in se stessa non è neutrale“. Correggiamo volentieri l’errore, effettuato dal giornalista spagnolo, e ringraziamo Marco Camenisch per l’aiuto offerto.

Culmine

__________

Intervista effettuata dal periodico spagnolo Diagonal a John Zerzan

fonte:http://diagonalperiodico.net/Hay-que-destruir-el-aparato.html

traduzione: Culmine

Mercoledì 10 febbraio 2010 – Numero 119

DIAGONAL:
In una recente intervista hai detto che stanno venendo fuori delle
posizioni che mettono efficacemente in discussione la modernità
e il progresso. Qual è la tua opinione sul movimento della
decrescita e sulla sua capacità di risposta alla crisi
economica globale?

JOHN
ZERZAN:
Un paio
d’anni fa, a Barcellona, si è tenuta una discussione
considerevole, in particolare da parte di gruppi francesi di questa
tendenza. Alcuni aspiravano ad integrarsi nel gioco parlamentare,
cosa che considero una cattiva idea e non so quale grado di
radicalismo implica la loro proposta. Da un lato, alcuni dei loro
concetti non vanno molto lontano, come le “città lente”,
gli “slow-food” o l’idea di semplificazione. D’altro lato,
non hanno una gran portata perché mancano della critica sulla
totalità del fenomeno. Tutto il mondo va verso la direzione
della crescita industriale fuori da ogni controllo: la Cina, l’India
e molti altri paesi avanzano con una rapidità verso tale
realtà. Quindi, la decrescita potrebbe essere desiderabile, ma
bisogna impostare una lotta concreta contro tutte queste dinamiche,
istituzioni e forze che spingono verso l’altra direzione. Credo che
promuovano qualcosa di sano ma, se scelgono la strada
dell’integrazione in partiti verdi ed altri, credo che il loro
obiettivo resterà compromesso dalla dinamica dei partiti,
anche se talvolta sono capaci di trovare una via alternativa.

D.:
Qual è la tua posizione teorica rispetto a questa lotta?

J.Z.:
L’anti-industrialismo. Se non ci occupiamo noi di questo problema,
evitiamo di attaccare la principale manifestazione della società
di massa, in vigore da 9.000 anni. Non possiamo se non riconoscere
una realtà che non rende felice quasi nessuno, nei confronti
della quale stanno reagendo gruppi umani in tutti i continenti, in
tutti i paesi. La società industriale avvelena l’aria, conduce
alla schiavitù milioni di persone, annienta i popoli originari
e le loro forme di vita. Al giorno d’oggi non si tratta nemmeno di
nascondere la sua vera natura, i suoi agenti operano alla luce del
giorno. Copenaghen è stato un disastro completamente
prevedibile e Obama è un altro Bush, sembra che sia
definitivamente terminata l’illusione e magari adesso possiamo
affrontare i nostri veri problemi.

D.:
Che opinione hai di Internet? E’ un sintomo di addomesticamento o ha
un peso specifico come strumento trasformatore?

J.Z.:
Entrambe le cose, penso. Non so qui, ma negli USA passiamo la nostra
vita davanti allo schermo. Siamo dediti a questo tipo d’interazione,
suppongo per il livello di abbandono esistente. Oggi un amico è
qualcuno che probabilmente non hai mai visto di persona, andiamo da
tutti i lati con il cellulare incollato all’orecchio. Sembra che
nessuno voglia esser presente in questo mondo sradicato, siamo sempre
in un’altra parte. Ma non c’è un’altra parte. Questo mondo si
definisce per la tecnologia, la tecno-cultura si espande a gran
velocità, nonostante sia economicamente escludente. Ed alla
base di questo processo c’è il post-modernismo, che si
caratterizza per l’adozione incondizionata della tecnologia, così
come per la perdita delle idee di causalità, valore o
significato. C’è solo spazio per il momentaneo ed il triviale.

D.:
Credi che questo sistema sia implementato dall’alto o si tratta di
una deriva alla quale abbiamo lavorato noi stessi?

J.Z.:
Credo che questa situazione provenga dal nostro sistema di consumo.
Sarà impossibile affrontare efficacemente il problema senza
applicare una critica radicale a questo fenomeno, perché la
tecnologia in se stessa
non
è neutrale. Se non politicizziamo la questione del suo
utilizzo e le radici della sua esistenza, sarà impossibile
frenare questa situazione. Gli effetti negativi di questo modello
sono visibili sulla salute fisica e mentale della nostra società.
Per esempio, il fenomeno delle sparatorie nelle scuole e nelle
istituzioni. Queste manifestazioni patologiche si producono nei paesi
più sviluppati – USA, Finlandia o Germania-, come sintomi di
una società disfunzionale, del vuoto di un mondo uniformato
che sta terminando con l’idea di comunità e tanti altri
concetti importanti nella nostra vita. Fino a che continueremo a
puntare in una società tecnologica di massa, come fa la
sinistra, non saremo capaci di liberarci da tutta questa zavorra,
tornando ad un’esperienza diretta del mondo.

D.:
Come affrontare il processo pratico per cambiare il modello?

J.Z.:
Ponendo il problema sul tavolo, dandogli il rilievo che merita e
insistendo sul ruolo centrale che deve giocare nella discussione
pubblica. La nostra posizione implica la distruzione di tutto
l’apparato tecnologico prima che ci distrugga e che elimini qualsiasi
valore e contesto alla vita. Si tratta di ricollegarci con la terra,
per questo la nostra fondamentale ispirazione ci è data dai
modi di vita dei popoli indigeni.

D.:
Cosa faresti se il sistema cadesse domani ed avessi la possibilità
di intervenire e di implementare cambiamenti concreti?

J.Z.:
Il problema è che la gran parte della popolazione delle grandi
città morirebbe in tre giorni. Non dureremmo molto senza
energia, con gli alimenti in putrefazione, senza la capacità
di sopravvivere e con l’istinto atrofizzato. Non sapremmo cosa
mangiare, quali sono lo piante, come fare un fuoco, cercare acqua,
rifugio… Ci dobbiamo preparare per questo processo, perché
la città è artificiale ed insostenibile e non
rappresenta il mondo che dovremmo affrontare quando il sistema si
fermerà… Inoltre, possedere quegli strumenti di
sopravvivenza ci fornisce un potere politico, dandoci la sensazione
di autonomia. Se vuoi venir fuori dal sistema, ma non hai queste
conoscenze, alla fine sicuramente non ne sei capace.

http://culmine.noblogs.org/archives/2010/02/11

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Buenos Aires – Attaccato il Banco Nación

fonte: Archivo Paulino Scarfò, 17.03.2010

Questa mattina, con l’intenzione di strappare dalle radici la tranquillità del barrio di Belgrano e di scuotere la sua monotona pace sociale, abbiamo deciso di attaccare il Banco Nación. all’incrocio tra Cabildo e Mariscal Sucre. In questa maniera abbiamo salutato con ghigno complice i compagni che a Neuquén hanno iniziato con le iniziative di offensiva rivoluzionaria contro lo Stato ed il Capitale nell’anno del bicentenario. Salutiamo anche tutti i proletari in
rivolta che hanno scelto la lotta sovversiva.
Ricordiamo anche agli aguzzini che siamo disposti a tutto per finirla con il loro impero di miseria e di fame.

Libertà o Morte

Celulas revolucionarias
Brigada Mauricio Morales

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Trasferito il compagno Juan Carlos Rico Rodríguez

S’informa che il compagno Juan Carlos Rico Rodríguez
è stato trasferito dal carcere di Soto del Real a quello di
Valdemoro. Il trasferimento è avvenuto in seguito al
declassamento, trovandosi adesso in 2° grado, dopo oltre 2 anni
di isolamento. Con il secondo grado aumenta la socialità con
gli altri detenuti.

L’attuale indirizzo di Juan Carlos è:

Juan Carlos Rico Rodríguez

Crta. Pinto – San Martin de la Vega, km. 5

C.P. MADRID III – Modulo 4

28340 VALDEMORO – MADRID

ESPAÑA

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Lambros – I test del DNA contrastano le indagini sul terrorismo

fonte: Ekathimerini.com, 16.03.10

I test del DNA su gocce di sangue trovate sulla scena della sparatoria
di mercoledì scorso, nel sud-est di Atene, corrispondono al
sangue di
Lambros Fountas. Si tratta del
35enne, presunto terrorista, ucciso in scontro a fuoco. I funzionari
dell’antiterrorismo, invece, speravano che il sangue avesse potuto
permettere l’identificazione di un secondo uomo, sfuggito
all’arresto.
Il sangue trovato sul luogo della sparatoria non
corrisponde neanche a quello dei campioni raccolti dalla scientifica
nelle indagini sui recenti attacchi terroristici e sulle rapine in
banca, frustrando così gli sforzi della polizia tesi a
collegare Fountas a gruppi terroristici interni come la
Setta
dei Rivoluzionari
e Lotta Rivoluzionaria.

La polizia ritiene che il secondo sospettato faccia parte di un
gruppo contro il sistema, collegato alla Cospirazione
delle Cellule di Fuoco
.
Gli agenti che erano sulla scena della sparatoria, avrebbero
riconosciuto il sospettato prima della sua fuga.
La polizia ha intensificato le indagini volte ad individuare il coinvolgimento di
Fountas in attività terroristiche: Durante la perquisizione
nella sua casa è stata trovata una mappa dettagliata delle
telecamere di sorveglianza della capitale.
Secondo il canale televisivo privato Mega, pare che la polizia tema un attacco di
vendetta da parte dei terroristi interni per la morte Fountas. Questi
timori sono stati alimentati dalla scoperta della mappa, che
individua le telecamere di tutta la capitale e che include
annotazioni sulla portata e sui punti ciechi delle lenti di ciascuna
telecamera.
Ufficiali hanno anche incrementato gli sforzi alla
ricerca di un eventuale nascondiglio ed hanno intensificato la
sorveglianza sui parenti del morto e gli amici più intimi.
Sette chiavi sono state trovate nella casa di Fountas, nel quartiere
di Ambelokipi, vicino al centro di Atene. Adesso vengono testate, ma
fino ad ora non hanno permesso di aiutare le indagini.
La polizia ha anche chiesto al direttore della clinica diagnostica privata, dove
Fountas lavorava, un elenco dei permessi avuti dal lavoro per
valutare una eventuale corrispondenza con le date degli attacchi
terroristici nazionali.

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Cile – Pablo e Matías liberi!

Verso le 14.30 di oggi, martedì 16 marzo, sono stati liberati dai
centri di sterminio dello Stato i compagni Pablo Carvajal e
Matías Castro. I due erano stati arrestati per una
ipotetica partecipazione alla autodifesa che studenti della Accademia
dell’Università Humanismo Cristiano avevano effettuato nei
confronti della Policia de Investigaciones, all’interno delle
proteste commemorative dell’11 settembre cileno. In tale occasione la
polizia aveva sparato contro gli studenti, senza ferire nessuno. Ma
Pablo e Matias erano stati arrestati in quei giorni, in base ad
irrisorie congetture.

Oggi, dopo lo svolgimento del rito abbreviato, è stata concessa la
sospensione condizionale della pena; ovvero l’obbligo delle firme per
3 anni.

tratto da Hommodolars.org, 16.03.2010

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Salonicco – Fuochi per Lambros

fonte: ACT FOR FREEDOM NOW!, 13.03.10

Per Lambros, ammazzato dai proiettili nemici. Una dimostrazione della nostra rabbia tangibile nel sentire la notizia dell’assassinio.

Ieri mattina sono state distrutte e date alle fiamme 10 auto governative, 2 auto da lusso ed un van della sicurezza in diverse aree della città di Salonicco.

Queste per ora… IL PEGGIO DEVE ARRIVARE!

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Le indagini sull’assassinio di Lambros

Culmine traduce e riproduce un

articolo relativo alle indagini su Lambros. L’articolo è
tratto da un giornale di regime, con tutta l’ovvia criminalizzazione
della figura del compagno.

_____________________________________________

La Scientifica prova il legame con il terrorismo

fonte: Ekathimerini.com, 13.03.10

Ieri, esperti della polizia scientifica hanno messo a confronto le impronte
digitali ed il DNA del 35enne, ucciso mercoledì in una
sparatoria con la polizia nel sud-est di Atene, con le prove forensi
raccolte dalle indagini su diversi attacchi terroristici e rapine in
banca.
La polizia sta esaminando un telefono cellulare ed un
computer portatile trovati a casa di
Lambros
Fountas
, nel distretto di Ambelokipi, vicino al centro di Atene.

Gli agenti hanno anche
perquisito le abitazioni dei parenti Fountas e di quegli individui
sospettati di aver avuto legami con il 35enne. Fra gli individui
convocati a testimoniare dalla polizia c’è una donna che si
presume sia stata sentimentalmente legata al Fountas nel corso degli
ultimi tre anni. Secondo le fonti, la donna sostiene di aver avuto
sentore che il 35enne fosse coinvolto in attività
terroristiche.
La polizia ha anche interrogato il direttore di una
clinica diagnostica privata, di Ambelokipi, in cui il Fountas
lavorava. Secondo il direttore, Fountas aveva chiesto un giorno
libero, asserendo che doveva andar a prendere la madre dalla città
natale. Questa rivelazione pare abbia confermato i sospetti della
polizia sul fatto che il 35enne fosse coinvolto nel tentativo di
effettuare un attacco terroristico in quel giorno.
Fountas e altri due sospetti sono stati visti mentre cercavano di rubare
un’auto nel distretto di Dafni, mercoledì mattina. Fountas è
stato ucciso durante la sparatoria con la polizia che ha sorpreso i
sospetti..
Sulla base dei risultati dei test medico-legali effettuati su elementi trovati sulla
scena del crimine, la polizia ritiene che uno degli altri due
sospettati abbia partecipato ad un recente attacco effettuato da
Lotta rivoluzionaria.

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Marco Camenisch – In nome di chi?

Una riflessione di Marco Camenisch su un fenomeno che si sta ripetendo negli ultimi tempi. Compagne e  compagni, solitamente alla prima carcerazione, chiedono espressamente che non vengano fatte delle azioni in “loro nome”, almeno fino alla data del processo. Spesso, o sempre, tali richieste fanno seguito a pressanti consigli da parte di avvocati, familiari e/o solidali.

Di qui la riflessione di Marco, che noi di Culmine sottoscriviamo.

__________________________________

Sarebbe a mio avviso da raccomandare, quando s’è arrestate/i, di mai seguire i cosiddetti “buoni consigli” dati, per carità, con le massime buone intenzioni, d’avvocati e/o genitori (al seguito di “consigli” degli sbirri, naturalmente) e mai chiedere che non siano fatte azioni in proprio sostegno. Per due ragioni fondamentali, tra le varie:

1) Azioni in sostegno di chi è stato arrestato/a non sono azioni “in nome di chi” è stato arrestato/a ma sono, a maggior ragione se in ambito anarchico/informale, esclusivamente in sostegno di chi è stato/a arrestato/a e di pertinenza e responsabilità pratica, “giuridica” e politica di chi agisce e lotta fuori dalle mura;

2) Se e/o nella misura in cui è dato seguito a tale “indicazione da dentro”, può da un lato avere proprio l’effetto contrario del -forse- voluto, vale a dire per la repressione può essere indicazione/verifica d’associazione e d’influenza organica della persona arrestata, “peggiorando” e non “migliorando” la sua posizione, ed inoltre, cosa più importante, sono “indicazioni” atte a seminare danni alla tenuta e continuazione della lotta fuori/dentro per le incertezze e le confusioni che seminano sulla “tenuta”, le ragioni e le posizioni della persona arrestata nel momento più delicato di verifica per fuori e dentro. Sono, semmai, prese di posizione, da eventualmente meglio diffondere, motivare ed affermare in seguito e/o nel “processo politico”, dove e solo allora possono, eventualmente, avere effetto “benefico” sulla durezza delle sanzioni senza danneggiare se stesse/i ed altre/i.

marco camenisch, marzo 2010

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Repressione di Stato in Islanda – Compagni sotto processo per l’attacco al Parlamento

fonte: Anarchist news dot org

Le conseguenze legali della rivolta in Islanda, avvenuta lo scorso
inverno, sono state definite. Nove individui -fra i quali vari
anarchici- sono accusati d’aver violato diverse leggi, tra esse una
la cui violazione prevede una condanna da un minimo di 1 anno di
carcere ad un massimo alla pena dell’ergastolo. Il processo è
in corso in questi giorni. Prossime udienze previste: 11 marzo e 9
aprile.

Segue articolo in inglese

Solidarietà anarchica ai nove di Reykjavík!

The legal aftermaths of Iceland’s
last winter revolt are now being determined. Nine individuals –
including several anarchists – have been accused of breaking several
laws, including one, which violation is supposed to be punished with
a minimum one year’s jail sentence, maximum lifetime. The court
case was originally set in February and heavily responded to by a lot
of people, but was dismissed because of family relations between the
state prosecutor and one of the parliament’s security guards. The
filing of the case took place Thursday March 11th and will be
continued Friday April 9th.

Attacking” the Parliament
The
accusations center upon an event that took place December 8th, 2008
where c.a. 30 people entered the parliament, planning to go up to a
balcony where people are, according to Icelandic laws, allowed to
stay and watch general parliament meetings. When the people came into
the parliament they were met with the building’s security guards
who instantly tried to prevent the people from entering. Most of the
people managed to get to the stairs that lead up to the balcony, but
were again met with security guards, and this time also a police
officer who threatened them with pepper spray. At this point the
crowd was stuck in the staircase, surrounded by security guards and
policemen, but two individuals got to the balcony where they shouted
at the Members of Parliament to “fuck off and get out of the
building”. A policeman from the parliament threw them out and
down the staircase, on top of each other.

From this point the police became even
more aggressive then before and made repeated attempts to push the
people upper in the stair on those who stood lower. There was no way
for the people to get out at this point since all possible entrances
were closed. The police noted down some names and social security
numbers, while arresting few people for uncertain reasons. After a
while people were allowed to leave the building, which at this point
was surrounded by media, random by-passers and the protester’s
supporters. Outside, few other people were arrested for de-arresting
attempts and disobeying police orders. Most people were released
later that evening.

This event received a vast media
attention since it is not everyday that conflicts take place inside
the parliament. It was also only the beginning sign of a public
uprising that continued to grow throughout the winter, reaching it
climax in January 2009. Then, thousands of people took to the streets
of Reykjavík, stopped the parliament from coming together
after christmas vacation, lit fires, banged pots and pans, attacked
politicians, policemen and the society’s most important
institutions, and in the end toppled the government.

Fingerprints and Personal Acts of
Revenge

In January that same year, eleven people were brought
to the police station and interviewed because of the so-called
“attack” on the parliament. Ten of them had actually been inside
the building but the eleventh person was only known by the police as
a “protester”, which was a reason enough for them to interview
him. After being interviewed, the people were brought to the basement
of the police station were they were forced to give their
fingerprints as well as being measured, weighted and photographed.
Asked for a written permission, the police refused and said this was
a part of the “normal procedure”. A lawyer who is now defending
some of the accused says that this can only have been act of revenge,
based on police officers’ personal opinions on the people.

Of the ten people interviewed and who
actually were inside the parliament, one of them has not been
accused. He works as a nurse aid on a hospital’s emergency center
where policemen come all the time and cooperate with the workers.
Photos from the parliament’s surveillance cameras also show the
faces of many of the other twenty people who also entered the
parliament but have not been accused of anything. This clearly shows
on what kind of a personal level the accusations are built, where
only one third of the people is brought to court.

Minimum One Year’s Prison
Sentence

The nine people have all being accused of having
broken the same law paragraphs, which are: (1) Having attacked the
parliament in a manner that it or its discretion is in considered to
be in danger. This paragraph also includes those who call for an
attack or comply that call. (2) Having attacked with violence or
threats of violence, an official worker doing his or her duties
and/or having tried to hinder these duties to be done. (3) A
paragraph including that leaders of big groups who have broken the
aforementioned paragraph should be punished with a higher sentence.
(4) Having stopped a legal meeting from taking place. (5)
Housebreaking.

The violation of all these paragraphs
is supposed to be punished with prison sentences or fines, many of
them with very high maximum sentences. The first mentioned paragraph
– the 100th article of the penal laws, which demands at least one
years prison sentence – has not been used since 1949 when Iceland’s
parliament approved the country’s entry into NATO. Protests turned
into riots, where the parliament was attacked with stones and the
police and right wing supporters beat up the protesters. Following
that, some of the protesters lost their “democratic” rights.

Of course, all the mainstream – and
therefor the only – media in Iceland have given extremely one-sided
view of the court case and the accusations, claiming all of them to
be true. TV news-shows have broadcasted their most action-type
footage concerning the case and not made any attempt to talk to any
of the accused. Once again the media reveals its true nature:
manipulating the truth for the benefits of those in power.

More detailed information about the
current situation in Iceland, regarding this particular court case as
well as other general information will appear on various
international sites in the coming future.

Against all state and police
repression!

Solidarity with the Reykjavík
Nine
!

Please spread this article far and
wide. A list of Icelandic embassies around the world can be found by
clicking here.

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Poche parole dal carcere – Giorgos Voutsis Bogiatzis su Lambros

Queste sono le parole del compagno anarchico greco Giorgos Voutsis Bogiatzis, attualmente detenuto per un esproprio ad una banca nel 2007, sulla caduta in combattimento di Lambros.

Traduzione di Culmine
dal blog:
actforfreedomnow.blogspot.com

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poche parole dal carcere

Il compagno Lambros è stato un vero combattente ed un esempio per tutti noi. Vero ribelle, nemico giurato dell’inazione. Austero, sobrio, selettivo, determinato, FINO ALLA FINE, a capo di se stesso. Inoltre, egli non è caduto nella trappola di fare un contratto con la sua vita. Un contratto con la vita è per coloro che divorziano nella
selezione della transazione legale.  Considerate queste parole non grandi, ma oneste, come l’ultimo addio ad un compagno e combattente per la libertà

Lasciate che sia la storia a parlare…


Giorgos Voutsis Bogiatzis
,
11 marzo 2010

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Neuquén (Argentina) – Attentato esplosivo della Célula Marco Camenish

fonte: Fondazione Roscigna

Rivendicazione dell’attacco del 10 marzo 2010, in Patagonia argentina, nei confronti
dell’agenzia privata per i lavoratori del petrolio e del gas, da
parte della Cellula Armata per la Difesa della Paxamama (Madre
Terra, in lingua quechua) Marco Camenisch

Mercoledì notte abbiamo deciso di attaccare l’ufficio di “Obra Social
privada Petróleo y Gas” di Neuquén (Puelmapu –
terra mapuche dell’est). Abbiamo abbandonato i dialoghi e, senza
mediazioni, siamo passati all’offensiva perché questi tipi di
sette congregate solo distruggono, sfruttano ed inquinano le terre
fertili, lasciandole improduttive; oltre ad inquinare l’aria con
l’emanazione di gas tossici, con i quali dobbiamo convivere
quotidianamente (animali umani e non umani), provocando malattie e
morti che non siamo più disposti a tollerare. Ripudiamo tutti
quei personaggi che traggono benefici da questo tipo di “sviluppo”
a fini di lucro. Crediamo che queste tecniche capitaliste non siano
sostenibili, non lo è nessuna tra quelle pongono un prezzo
alla vita. Non siamo disposti a sostenere un sistema economico in
base allo sfruttamento delle risorse naturali!

Esigiamo il ritiro categorico di: proprietari terrieri, latifondisti,
agricoltori, investitori nazionali ed internazionali,
pseudo-forestali e qualsiasi espressione di sfruttamento e
distruzione di nostra madre terra; dei territori difesi e controllati
dagli Stati burocrati-capitalisti. Esigiamo, inoltre, il ritiro della
polizia (in divisa o in borghese) dai territori in conflitto dalle
comunità native.

La guerra è stata dichiarata da tempo e adesso siamo decisi ad
attaccare e difendere le terre usurpate dai poteri colonialisti.
Homo homini lupus“.

Un saluto insorto a tutti i compagni che hanno deciso di passare
all’offensiva in questa lotta contro la bestia capitalista, che
giorno dopo giorno s’accanisce sempre più sulla madre natura.

Célula Armada por la Defensa de la Paxamama Marco Camenish

________

la stampa patagonica riporta che l’ordigno ha causato danni a mura e
finestre, ma non ha provato feriti:
www.lmneuquen.com.ar/noticias/2010/3/11/57102.php

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LAMBROS CADUTO IN COMBATTIMENTO!

Quella che segue è la ricostruzione di un giornale greco, unica fonte
utilizzata è quella degli sbirri. Non ci sono altre
ricostruzioni, ma è più che evidente che si è
trattato di un agguato teso ad eliminare i pericolosi “terroristi”
interni.

Nonostante la criminalizzazione dei giornalisti-sbirri, ribadiamo il nostro:

ONORE ALL’ANARCHICO LAMBROS, MORTO IN COMBATTIMENTO!

– Culmine –

_____________________________________

Sparatoria di Dafni: emergono vincoli terroristici

fonte: Ekathimerini, 11 marzo 2010

Fonti investigative segnalano che l’uomo, di 35
anni, che ieri mattina è rimasto ucciso in seguito ad un
conflitto a fuoco con la polizia nel quartiere di Dafni, nel sud-est
di Atene, possa esser stato coinvolto nello scenario del terrorismo
interno greco.
Lambros Fountas è stato ucciso mentre lui e un complice sono stati visti da due agenti di
polizia in pattuglia alle 4.40. I due stavano cercando di rubare
un’auto.

Fountas era noto alla polizia da quando era stato arrestato durante disordini
presso il Politecnico di Atene, nel 1995. In seguito, avrebbe avuto
contatti con membri del movimento anarchico di Exarchia ed era stato
per lungo tempo nella lista della squadra anti-terrorismo.

Il sospetto è che l’uomo che con Fountas stava cercando di rubare
una macchina e che sarebbe sfuggito all’arresto, sulla base di test
medico-legali effettuati sugli elementi trovati sul posto, avrebbe
partecipato ad recente attacco realizzato da
Lotta Rivoluzionaria.
Il gruppo di guerriglia urbana ha effettuato una serie di attentati
negli ultimi anni, tra cui il lancio di un razzo-granata contro
l’Ambasciata degli Stati Uniti, l’omicidio di un responsabile della
protezione dei testimoni e l’esplosione di un’autobomba fuori dalla
Borsa di Atene.
Le stesse fonti suggeriscono che i due uomini
stessero rubando l’auto per poterla utilizzare in un attacco
imminente.

Gli agenti hanno sostenuto che i due sospettati erano già nella
Seat Ibiza quando la pattuglia s’è fermata a breve distanza.
Non appena un poliziotto ha azionato la sirena, Fountas ed il
complice sono saltati fuori dal veicolo ed hanno iniziato a sparare
contro gli agenti. I poliziotti hanno trovato la protezione dietro la
pattuglia e nel conflitto a fuoco il 35enne è rimasto ucciso.

Una pistola Zastava, con due proiettili mancanti nel percussore, ed una granata d’assalto sono
stati trovati in suo possesso. Aveva con sé anche un
walkie-talkie e due paia di guanti di pelle.
La polizia ha
anche sottoposto a perquisizione la casa di Fountas, ma non ha
rivelato se sono stati trovati degli indizi.

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Sull’assassinio dell’anarchico Lambros Fountas

Sono ancora scarne le notizie sull’assassinio dell’anarchico Lambros
Fountas
, avvenuto ad Atene il 10 marzo 2010.

Fonti di polizia segnalano che ci sarebbe stata una sparatoria, in seguito
alla quale il compagno è morto. Al solito, trattandosi di
anarchici ammazzati dallo Stato, pare che si tratti di un paio di
proiettili alla schiena. Lambros era con un altro, non identificato,
ed adesso è in corso la caccia all’uomo.

Su: http://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1141761

le foto del luogo in cui è stato assassinato Lambros Fountas.

ONORE ALL’ANARCHICO LAMBROS FOUNTAS!!!

Culmine

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