Cile – Di fronte all’indomita forza della natura selvaggia, alcune notizie dal terremoto

fonte: comunicato anonimo inviato a Culmine, 28.02.10

Il 27 febbraio, la natura selvaggia ha di nuovo fornito una
dimostrazione della sua capacità con un terremoto di 8.8 della
scala Richter sul territorio occupato dallo Stato del Cile con un
saldo di 700 morti, fino ad ora. Sarebbe sbagliato avanzare delle
considerazioni etiche su un fenomeno della natura che non si lascia
dominare, pur tuttavia ci sono state delle conseguenze per gli
sfruttati e per noi compagni che portiamo avanti la lotta da questa
parte del mondo.

La stampa festeggia morbosamente e lancia il classico appello ai
militari a riempire le strade di fronte ai saccheggi ed ai possibili
disordini, così come giudica e condanna i saccheggiatori
dall’alto del compito di giudici e formatori dell’opinione pubblica.

Di seguito, alcune brevi informazioni da questi territori:

Spazi Occupati a Santiago del Cile:

L’occupazione “La Crota” ha subito il distacco di parte della facciata
del muro esterno ed una parte del tetto è caduta proprio sulla
biblioteca, Caduto anche un muro interno sull’orto, danneggiandolo.
Da segnalare che una parte della costruzione occupata dai compagni è
in “adobe” (misto tra argilla e paglia).

– Nel C.S.O Sacco y Vanzetti ha ceduto parte del tetto. Diversi
muri presentano delle crepe ed infine c’è il classico
disordine dovuto alla caduta degli scaffali della biblioteca.

Questa è l’informazione della quale siamo in possesso per adesso, il
che non significa che gli altri spazi non siano stati colpiti. In
seguito si aggiungeranno informazioni.

Saccheggi

In diversi luoghi del territorio, i bisogni umani hanno avuto la
priorità sulla legge e sulla morale borghese di rispetto per
la proprietà privata.

Attacchi contro supermercati e grandi centri commerciali per recuperare ed
espropriare alimenti, acqua ed altri elementi per la sopravvivenza
hanno visto la grande partecipazione degli sfruttati.

A Concepción (epicentro del terremoto) gli sfruttati
saccheggiano i supermercati sia di notte che di giorno, mentre i
giornalisti filmano tali scene commentandole da bravi guardiani del
capitale. La polizia inizia a reprimere brutalmente con gli idranti
(macabra ironia dell’autorità, considerando che in città
la somministrazione dell’acqua è stata soppressa) e sparando
di continuo gas lacrimogeni contro gli sfruttati.

Queste ore sono state ravvivate da un paio di scontri, dai commenti della
stampa e dalla merce espropriata nelle mani ansiose degli sfruttati.

Le autorità parlano già di una situazione critica ed
alcuni militari hanno occupato le strade per cercare di “controllare
la situazione”. La stampa s’indegna per i saccheggi di articoli
che non sono di prima necessità e che, in maniera ridicola, i
benestanti giornalisti considerano come “beni si lusso”.
Gli sfruttati cercano di afferrare quel che possono dalle vetrine.

Alla fine i militari sono stati autorizzati a presidiare le strade ed è
stato decretato lo stato d’assedio nelle regioni più colpite,
mentre a Santiago del Cile effettivi delle forze delle sicurezza
vigilano i supermercati, ma proprio nel comune di Quilicura
(Santiago) si verificano saccheggi contro supermercati e farmacie
culminati con l’isterica PDI (Policia de Investigaciones) che spara
contro i saccheggiatori.

Prigionieri

Non abbiamo notizie certe sulla situazione fisica dei compagni
prigionieri a Santiago e le rispettive prigioni in cui si trovano
sequestrati.

Axel Osorio, Marcelo Dotte, Esteban Huiniguir (C.A.S).

Marcelo Villarroel, Freddy Fuentevilla (M.A.S).

Pablo Carvajal, Matías Castro, Cristian Cancino
(Santiago 1)

Sergio Vasquez, Alvaro Olivares (compagni del collettivo 22 de
enero, rinchiusi nella malandata Ex Penitenciaria)

Flora Pavez (C.P.F)

Probabilmente, le situazioni più preoccupanti sono quelle di Sergio, Alvaro e
Flora per il tipo di costruzione di quei centri di sterminio.

Nel carcere “El Manzano”, vicino a Concepción, dopo il
terremoto c’è stata una sommossa, seguita da un incendio. Alla
fine 70 detenuti sono riusciti ad evadere ed una parte del centro di
sterminio è stata distrutta dalle fiamme. Si tratta di un
carcere che rinchiude alcuni dei tanti mapuche che hanno deciso di
lottare contro lo Stato. Sinceramente, ci auguriamo che più di
un peñi sia riuscito ad evadere. Per il momento non ci sono
informazioni da altri carceri sullo stato di salute dei prigionieri
politici mapuche
.

Nel centro di sterminio di Chillan, in seguito alla caduta di un muro,
s’è verificata una evasione di massa dei detenuti. 90 sono
stati ricatturati e 4 sono stati giustiziati -meglio morti che liberi
hanno pensato i carcerieri-. Alla fine sono riusciti ad evadere in
293 e fino ad ora continuano ad esser liberi.

La stampa parla di evasioni e tentate evasioni in diverse prigioni del
paese, ma si tratta di informazioni da verificare.

Le vecchie strutture del Capitale… non cadranno da sole!

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