MINACCIA EVERSIVA NAZIONALE ED ANTAGONISMO ESTREMISTA

a cura del Dipartimento (Dis)informazioni per la sicurezza- Anno 2008

In continuità con il trend rilevato nel 2007, è
proseguito anche nel 2008 il silenzio operativo delle sigle più
attive nel recente panorama eversivo: la Federazione Anarchica
Informale
(FAI), che ha rappresentato, negli ultimi anni, la
principale minaccia terroristica di matrice anarcoinsurrezionalista a
livello nazionale, e il Fronte Rivoluzionario, gruppo
vetero-brigatista evidenziatosi prevalentemente sul teatro milanese.

In generale, a fronte di un significativo aumento delle iniziative
intimidatorie (missive, atti vandalici etc.), si è registrata
una flessione nel numero degli attentati veri e propri, in ragione
anche dei successi dell’azione di contrasto e della continuità
nel dispositivo di prevenzione infoinvestigativo.

Le regioni più interessate dal fenomeno sono quelle del
centro-nord, con una particolare concentrazione di atti vandalici
contro obiettivi politici nel Lazio, riferibile per lo più
all’effervescenza che ha preceduto le consultazioni amministrative
nella Capitale.

L’area eversiva più vitale si è confermata quella
anarcoinsurrezionalista, laddove alla prolungata stasi della
FAI ha corrisposto una serie di attentati di basso profilo operativo,
non rivendicati, in danno di obiettivi-simbolo delle campagne
libertarie contro la “repressione” e lo sfruttamento ambientale.
E’ il caso, tra l’altro, di alcune azioni incendiarie contro sedi
e mezzi delle Forze dell’ordine, nonché contro istituti di
credito “accusati” di finanziare imprese impegnate in lavori di
impatto sul territorio.

Nel contempo, sul piano progettuale e dell’elaborazione teorica si è
ulteriormente animato il dibattito tra le componenti più
rappresentative dell’area, divise da tempo sui contenuti e sulle
forme della protesta, nonché sull’opportunità di
condividere le iniziative di lotta con settori di diversa matrice
ideologica, segnatamente d’ispirazione marxista-leninista. Nella
discussione si sono in particolare evidenziati: gli anarchici del
nord-est, che ritengono utile intervenire nelle proteste “popolari”
per veicolare il messaggio insurrezionale ed elevare il livello della
contestazione; i circuiti piemontese, abruzzese e laziale che, in
nome dell’ortodossia rivoluzionaria anarchica, criticano la
strategia “entrista” auspicando metodi radicali di lotta ed
interventi di “maggior spessore”; frange milanesi, collocate in
una posizione intermedia, che propugnano il ricorso a pratiche
“di sovversione” pur non escludendo una partecipazione alle
mobilitazioni antagoniste sui temi sociali.

Il dibattito, sviluppato sulla pubblicistica d’ambiente, ha fatto
registrare il contributo di esponenti storici dell’area, fautori
dell’azione individuale quale unica via di opposizione al
sistema
compatibile
con gli attuali rapporti di forza. Nell’ambito di tali indirizzi
strategici hanno trovato spazio interventi propagandistici
particolarmente aggressivi comprendenti, secondo lo stile proprio
delle intimidazioni di matrice insurrezionalista, elenchi – e
relativi indirizzi – di potenziali “obiettivi” (sedi di
partito, uffi ci ecclesiastici, circoli di estrema destra etc.).

In questo contesto, il rilevato ritorno alla tradizionale strategia
offensiva basata sull’azione diretta, ancorché di ridotta
valenza eversiva, potrebbe testimoniare propositi di rilancio
dell’opzione violenta clandestina nell’area insurrezionalista
nazionale, in sintonia con quanto verificatosi in altri Paesi.
Significativi gli attentati compiuti in aprile contro interessi
italiani ad Atene, rivendicati da locali frange anarchiche in
solidarietà con i militanti italiani inquisiti.

L’area eversiva di matrice brigatista non ha fatto registrare nel
corso del 2008 segnali di vitalità operativa o di
pianificazioni offensive.

Si tratta, peraltro, di una minaccia da non sottovalutare e nei
confronti della quale non abbassare il livello di attenzione, anche
in relazione alla perdurante presenza di un’area di consenso verso
programmi rivoluzionari che non escludono il ricorso alla lotta
armata.

Il processo iniziato il 27 marzo a Milano a carico dei membri del
Partito Comunista Politico-Militare (PC P-M), arrestati nel corso del
2007, ha offerto Nella notte tra il 9 e il 10 aprile, lo spunto agli
ambienti di riferimento degli inquisiti per promuovere manifestazioni
di solidarietà ed assicurare una sponda mediatica alla
documentazione ideologica prodotta dai militanti in carcere.

Il procedimento giudiziario è infatti individuato come momento di
forte valenza propagandistica, utile a rivendicare l’appartenenza
degli imputati al movimento ed alle sue lotte e a ribadire la
necessità e la validità della prospettiva
rivoluzionaria.

Gli scritti dei neobrigatisti, ora sotto forma di resoconti giudiziari
ove reiterare attacchi ed invettive contro lo Stato ed esponenti di
Magistratura e Forze dell’ordine, ora vere e proprie piattaforme
ideologico-programmatiche, hanno trovato ampia diffusione nell’area
di riferimento.

I militanti del PC P-M, pur ammettendo lo stato di difficoltà
e di arretramento delle forze in lotta
, si mostrano determinati a
perseguire la via rivoluzionaria secondo l’impianto
strategico dell’ala movimentista delle Brigate Rosse, incentrato
sul rapporto dialettico tra Partito e masse e sull’unità
tra dimensione politica e militare.

Il principale veicolo delle tesi eversive del PC P-M si è
confermato Soccorso Rosso Internazionale-SRI, circuito a
sostegno dei prigionieri politici che, tramite il suo sito web,
diffonde i comunicati dei detenuti e pubblicizza in un contesto
internazionale le iniziative di solidarietà nei loro
confronti.

Seppure in misura minore rispetto all’anno precedente, anche nel 2008 la
campagna di sostegno ai neobrigatisti in carcere ha prodotto
all’estero attivazioni dimostrative di varia natura (presidi di
protesta, atti di danneggiamento etc.) contro obiettivi del nostro
Paese. Le contiguità dell’organizzazione italiana con
ambienti eversivi europei sono state ulteriormente confermate
dall’arresto in Belgio, nel mese di giugno, di cinque elementi
sospettati di legami con il PC P-M, tra cui alcuni noti esponenti
della formazione terroristica Cellule Comuniste Combattenti colà
operante negli anni ’80.

In continuità con una tendenza già manifestatasi, simboli
e linguaggio di ispirazione brigatista sono stati utilizzati in una
serie di episodi intimidatori – per lo più missive o
volantini, in alcuni casi accompagnati da rudimentali ordigni – nei
confronti di esponenti politici, giornalisti, sindacalisti ed
imprese.

Tali interventi, in genere di modesto spessore, non sembrano, nella
maggior parte dei casi, riconducibili ad una strategia univoca né
a realtà eversive organizzate, quanto piuttosto a isolate
individualità, spesso gravitanti nella galassia
dell’estremismo politico ed animate da risentimenti di natura
personale e/ o intenti allarmistici.

Come più volte rilevato, il ricorso al lessico brigatista,
facilmente reperibile in internet, riflette sovente il proposito di
conferire visibilità e “valore aggiunto”, in termini di
spessore intimidatorio, alle minacce formulate.

In alcuni casi, tuttavia, l’uso di ordigni incendiari e la
reiterazione degli episodi contro lo stesso obiettivo, come per le
azioni di giugno e luglio a sedi Fiat di Roma, sottendono l’esistenza
di soggetti o piccoli gruppi in grado di esprimere un non
sottovalutabile livello di pericolosità.

In relazione alla composita area dell’antagonismo, si è
continuato a registrare l’interesse di frange estremiste a
strumentalizzare situazioni di malcontento e disagio sociale al fine
di promuovere forme radicali di protesta.

In questo senso, particolare rilievo ha assunto la mobilitazione
studentesca che ha fatto emergere, soprattutto in ambito
universitario, tentativi d’infiltrazione da parte di formazioni
estremiste. L’attivismo di circuiti oltranzisti ha interessato
principalmente la Capitale, ma il fenomeno ha riguardato molte altre
realtà, tra le quali Torino, Bologna, l’area del nord-est,
Napoli e Catania.

Il principale spunto di mobilitazione per le componenti più
radicali dell’area antagonista è stato peraltro
rappresentato dalle contestazioni al cd. pacchetto sicurezza,
declinate nelle diverse prospettive di lotta antiautoritaria,
antirazzista ed antimilitarista. In quest’ambito sono emersi
all’attenzione: i gruppi anarchici torinesi, che hanno animato, tra
l’altro, una serrata campagna contro la presenza dei militari nei
quartieri; settori dell’antagonismo milanese, impegnati a stabilire forme
di coordinamento con altre realtà territoriali e a sviluppare
contatti con associazioni di immigrati per promuovere iniziative
comuni di lotta; frange dell’anarcoinsurrezionalismo trentino, che
hanno rilanciato l’attività propagandistica contro le Forze
dell’ordine.

Nella campagna contro la repressione si inquadra anche la vasta
mobilitazione sviluppatasi in territorio nazionale a seguito
dell’uccisione, il 6 dicembre ad Atene, di un giovane militante dei
centri sociali ad opera di un agente di polizia, sulla scia dei
violenti disordini che hanno interessato per diversi giorni la
Grecia.

I gruppi antagonisti, specie di matrice anarchica, che vantano
consolidati rapporti con gli omologhi ellenici, protagonisti ad Atene
degli episodi più violenti, si sono mobilitati in solidarietà
con i manifestanti greci, attuando iniziative di vario genere nei
confronti di obiettivi-simbolo del Paese ellenico, tra cui
l’Ambasciata a Roma e i Consolati di numerose città,
istituti scolastici e centri culturali.

Uno sviluppo discontinuo, con episodici e circoscritti tentativi di
inasprimento dei toni, ha caratterizzato le iniziative di
contestazione in materia di ambiente e Grandi Opere.

Per quel che concerne i progetti dell’Alta Velocità, sono
proseguite le proteste in Val Susa e, in analogia con precedenti
attivazioni, non sono mancati inserimenti di stampo intimidatorio,
come le lettere pervenute ad alcuni sindaci del territorio e
riconducibili per lo più ad iniziative individuali. In Trentino,
frange anarchiche impegnate contro l’Eurotunnel del Brennero hanno
promosso azioni di disturbo nei confronti dell’impresa incaricata
dei lavori ed altre manifestazioni che hanno tuttavia evidenziato una
scarsa partecipazione da parte della popolazione locale. Circostanza,
questa, che potrebbe
indurre settori anarcoinsurrezionalisti ad optare per forme più
radicali di lotta.

Il superamento della fase emergenziale sulla questione rifiuti in
Campania ha determinato un sensibile ridimensionamento delle
proteste, togliendo mordente anche alle componenti dell’antagonismo
interessate a strumentalizzare le mobilitazioni in chiave
antisistema.

In un’ottica antimilitarista, oltre che ambientalista, le stesse
componenti anarchiche trentine, unitamente ad altre frange
dell’antagonismo locale, sono intervenute nelle proteste cittadine
contro la realizzazione della “Cittadella Militare” di Mattarello (TN).

E’ proseguita inoltre con alterni livelli di intensità la
protesta contro la nuova base USA di Vicenza, rispetto alla quale
appaiono sempre più nette le divergenze fra le componenti
intenzionate a mantenere il dissenso in un alveo di legalità e
dialogo, e un’area più radicale, determinata ad innalzare il
livello dello scontro con il ricorso ad azioni di maggiore visibilità
e impatto.

Settori dell’antagonismo di impronta antimperialista impegnati a sostegno
della causa palestinese hanno trovato occasione d’intervento nella
mobilitazione contro la Fiera del Libro di Torino, svoltasi dall’8
al 12 maggio, dedicata allo Stato di Israele in occasione del 60°
anniversario della sua fondazione. L’evento è stato
preceduto da una massiccia campagna di contropropaganda sui siti
antagonisti, nonché da una serie di iniziative e gesti
dimostrativi contro obiettivi israeliani. La
campagna antisraeliana ha trovato nuovo slancio, alla fine
dell’anno, a seguito del riaccendersi della crisi nella Striscia di Gaza.

L’impegno antagonista contro il vertice G8 di luglio 2009 a La Maddalena, da
tempo oggetto di discussione anche da parte del circuito europeo, è
parso ancora circoscritto e dominato, a livello progettuale,
dai gruppi dell’indipendentismo sardo, intenzionati a sfruttare la
grande visibilità mediatica dell’evento.

In prospettiva, inoltre, altri fronti di lotta attualmente in fase di
regressione mobilitativa potrebbero riprendere vigore in occasione di
specifiche contingenze che, anche a livello prettamente localistico,
dovessero riaccendere le proteste.

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