Santiago – Rivendicazione dell’attentato esplosivo contro il circolo dei carabineros

 

I fatti:
Un ordigno esplosivo è detonato ieri, mercoledì alle 21.00, davanti al circolo dei sottufficiali dei carabineros, sito in calle Serrano 281, a Santiago del Cile.
L’esplosione ha causato danni materiali all’infrastruttura, ad un veicolo di un agente di polizia e nelle vicinanze. Il sottufficiale Juan Carlos Álvarez ha subito un trauma acustico ed è stato trasportato all’ospedale dei Carabineros.

Comunicato:

Il paese continua ipnotizzato a guardare lo show elettorale, mentre aumentano senza sosta la repressione e la criminalizzazione della protesta sociale, avanzando a passi giganteschi verso uno stato di polizia. Nel sud contro i mapuche, nel resto del paese contro i settori sociali che si organizzano in maniera combattiva e nella città contro un settore della gioventù che s’identifica come okupa o anarchico. Lo Stato è in guerra. La cosa, tuttavia, non è una sorpresa, è la dinamica della guerra sociale sotto la forma democratica borghese che ha adottato la dominazione capitalista, impiantata in Cile 36 anni fa. Per questo, per noi il problema non è avere 40, 60 o 15 anni, stare con i militari con gli anfibi o i politici democratici con le cravatte italiane, se t’ammazza la CNI o il GOPE con autorizzazione legale. Quel che importa è il progetto capitalista che continua e che si è approfondito a partire dal riaggiustamento borghese avviato nel 1990 sotto la forma democratica. Miglior esempio di ciò è che durante la democrazia si è concentrata la ricchezza ed il Cile è divenuto uno dei paesi più ingiusti del mondo in quanto a ripartizione della ricchezza, educazione, salute e abitazioni, con i poveri che sono condannati a vivere nei ghetti.
Queste non sono anomalie che possono essere migliorate attraverso riforme, sono il nucleo centrale della dittatura della merce e l’imposizione delle sue condizioni da parte della borghesia e della classe politica al suo servizio che oggi cerca di espandere la base di rappresentazione dello stato, compreso il Partito Comunista che solo aspira a dei posticini all’ombra del potere.

Oggi la ribellione e la protesta sociale stanno di nuovo esprimendosi e la risposta dello Stato e del capitale non s’è fatta sperare. La repressione e la violenza terrorista dello stato s’è manifestata in maniera contundente. Carabineros assassinano alle spalle e la PDI dissolve una manifestazione studentesca con le armi in maniera indiscriminata.
E’ la guerra sociale che si esprime nella modo più scarno.
Minacciano con il carcere e le pallottole tutti noi che vogliamo organizzare un nuovo tentativo insurrezionale, soprattutto adesso che si stanno accumulando elementi di crisi. Ma noi non cadiamo nel vittimismo. Il carcere e la morte sono la diretta conseguenza del fatto di ribellarsi contro quest’ordine ingiusto. E’ sempre stato così. Ci sono i nostri compagni morti ed i nostri prigionieri a ricordarcelo. Ma diamo la risposta contundente che si meritano.
Nessuno sembra preoccupato che durante l’auto-denominato governo di protezione sociale sono già 4 i morti durante le azioni di protesta: Matías Catrileo, Jhonny Cariqueo, Rodrigo Cisternas e adesso Jaime Mendoza Collío, assassinio avallato dallo Stato e dalla stampa della borghesia. Solo pochi giorni fa il corpo dei Carabineros de chile, quei criminali dalla verde uniforme, hanno fatto una violenza irruzione al Pedagogico e con un lacrimogeno hanno gravemente ferito alla testa una alunna. E’ stata visitata dalla presidente del Cile ed ha qualificato come codardo l’attacco della polizia? Ne ha parlato qualche giornale? I democratici e i progressisti hanno condannato il fatto? Non è accaduto nulla.
Questa è la dittatura della merce in tutta l’espressione della sua fase democratica.

Quando questa notte abbiamo attaccato il circolo dei sottufficiali dei Carabineros, di calle Serrano, con mezzo chilo d’esplosivo attivato da una miccia a lenta combustione, avevamo nella memoria ed erano con noi tutti i nostri compagni prigionieri, in clandestinità o morti, che li abbiamo conosciuti o meno, sono fratelli nostri ed erano con noi. Il nemico non capisce queste cose, ma i nostri compagni, il movimento anticapitalista autonomo siamo certi di sì.
Gli sbirri non possono ammazzare alle spalle e poi sedersi tranquillamente a vedere una partita di calcio, bevendo un sorso.
Devono sapere che è finita l’impunità. Per anni abbiamo detto che tutte le pallottole sarebbero state restituite e che i nostri morti sarebbero stati vendicati, che avremmo consegnato una vita intera al combattimento. E’ giunta l’ora di esser coerenti con quelle parole e le conseguenze della guerra sociale.

A restituire colpo su colpo! Punizione per gli sbirri e la PDI, assassini e repressori!

Quest’11 settembre che si esca per la strade e si restituiscano tutte le pallottole!

Jaime Mendoza Collío, Presente!

Santiago de $ile, 10 Settembre 2009

Grupo Antipolicial Jhonny Cariqueo Yañez

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Rivendicazione dell’attentato esplosivo contro una concessionaria Renault in Messico

Con questo comunicato ci assumiamo la responsabilità dell’attentato esplosivo, all’alba di oggi, ai danni della concessionaria Renault. Anche se non ha avuto l’effetto sperato, per un guasto tecnico, ha ottenuto la “pubblicità” che gli è stata data.

Con tanta gente sprofondata nella povertà, il governo di Marcelo Ebrad (governatore del d.f.) ha deciso di spendere mille milioni di pesos per rimodellare il penitenziario nord. Con l’unico fine di ospitare sempre più detenuti, frutto della brutale repressione e dell’ingiustizia sociale. Sappiamo tutti che le carceri non sono un centro di ri-adattamento e se anche lo fossero si tratterebbe di un ri-adattamento allo stesso sistema capitalista che, sotto le precarie condizioni di vita, ci costringe a portare a capo azioni necessarie per poter sussistere, azioni che vengono definite atti delinquenziali e criminalizzati sotto la difesa totale della cosiddetta e tanto amata, dal potere, “proprietà privata”.
Non conforme con tutto ciò, il governo del d.f. (distretto federale, quello che comprende Città del Messico – ndt) pretende aumentare i prezzi della metropolitana, della luce, dei generi alimentari. Anche sapendo la situazione in cui vive la gran parte delle persone in Messico, il governo pretende spendere milioni di pesos in capricci come la nuova linea della metropolitana, per la quale ha sgomberato famiglie intere e disboscato interi ettari di zone verdi. E, adesso, dicci Ebrad… cosa è violenza per te?
Ampliare una prigione non è violenza? Le carceri non sono violenza? Il trattamento brutale riservato ai prigionieri di coscienza politica non è violenza? La repressione e la criminalizzazione dei movimenti sociali non sono violenza?
L’assassinio della natura, della bella fauna e della flora non è violenza?… Allora: non farti il risentito dicendo che noi siamo violenti… E se lo siamo, dietro c’è una buona ragione. E’ doveroso un vero e profondo dibattito all’interno dei movimenti sociali e della società sulle carceri e su come combatterle per avanzare in una vera trasformazione sociale.


Con questo comunicato vogliamo anche chiarire le seguenti questioni:

I – le células autónomas de revolución inmediata “Práxedis G. Guerrero’’ sono gruppi autonomi e indipendenti da qualsiasi organizzazione civile e riconosciuta, pertanto non abbiamo legami con:

le avanguardie politiche anarchiche ed il movimento anarchico in generale,

i gruppi della croce nera anarchica e di sostegno ai detenuti esistenti in Messico e nel mondo,

gruppi o collettivi di attività politica civile, qualsiasi spazio culturale o politico.
Questa precisazione non la facciamo perché siamo un gruppo separatista o perché ci crediamo migliori rispetto ad altre organizzazioni. Di fatto proviamo una enorme simpatia o affinità verso altri movimenti sociali e crediamo fermamente che in essi e nei loro progressi si trovi il vero cambiamento sociale. Questa precisazione la facciamo solo per strategia politica. Chi lo capisce, sa bene di cosa parliamo.
II – Noi delle C.A.R.I. non siamo l’avanguardia politica o armata, né cerchiamo di esserlo. Siamo un gruppo di sabotaggio economico e di attacco diretto contro i precursori dell’ingiustizia sociale e della
distruzione del pianeta, ovvero lo stato e il capitale.
III – Non facciamo petizioni al potere, perché non riconosciamo né manteniamo alcun tipo di dialogo o mediazione con il potere capitale e con lo stato, sebbene esprimiamo fermamente il nostro rifiuto al
piano A.S.P.A.N. Ugualmente, ripudiamo la frequente militarizzazione del paese che utilizza come pretesto il narcotraffico, ma sta creando le basi per una ben pianificata strategia di contro-insorgenza e di criminalizzazione dei movimenti sociali.
Il messaggio è ben chiaro: né un altro abuso contro i prigionieri, né un’altra prigione in questo mondo, solidarietà attiva e rivoluzionaria ai prigionieri politici e di coscienza.

Solidarietà attiva a: Amadeu Casellas in Spagna, Alex Osorio in Cile, Giannis Dimitrakis in Grecia, Daniele Casalini e Francesco Porcu in Italia, Marco Camenisch in Svizzera e tutti i prigionieri politici del Messico e del mondo.

Abbasso le mura delle prigioni!

Fuoco alle carceri assieme ai carcerieri!
Rivolgiamo un appello ad ampliare la solidarietà con la lotta di Amadeu Casellas, in quanto lo stato spagnolo è sul punto di assassinarlo e un saluto combattivo a tutto quelli che lottano.

Nella guerra sociale prendiamo posizioni e per una questione morale non
possiamo restare indifferenti dinanzi alla caduta in combattimento
dei nostri fratelli o alla situazione vissuta da milioni di
prigioniere e prigionieri sequestrati in questa guerra in tutto il
mondo. Giudici, gendarmi, magistrati e poliziotti sono e saranno ora
e sempre i nostri nemici e noi non ci fermeremo fino ad abbattere
l’ultimo bastione della società carceraria… siamo in guerra!

Prigionieri e Prigioniere in guerra, per strada!”

Mauricio Morales

Nella guerra contro lo stato e il capitale:

Células Autónomas de Revolución Inmediata: Praxedis G. Guerrero

Messico, 8 settembre 2009

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Rivendicazione degli attacchi esplosivi ai danni della banca BBVA Bancomer e della pasticceria “El Globo” a Città del Messico

Comunicato:

All’alba del primo settembre, mentre la gente dormiva con lo stesso atteggiamento conformista di sempre, la cellula di R.V.N. (rivolta verde-nera) assieme ai compagni del F.S.L.G. (fronte sovversivo di liberazione globale) ha deciso di colpire ancora una volta il selvaggio capitalismo distruttore della terra, sfruttatore dei nostri compagni umani e non umani. Stavolta nostro obiettivo è stato BBVA Bancomer con la collocazione di un ordigno esplosivo, che ha funzionato alla perfezione lasciando bancomat, vetrate, lampade, tavoli, computer ed altri oggetti totalmente inutilizzabili. Un
ulteriore ordigno è stato collocato alla pasticceria “El Globo”, appartente al maledetto ecocida di Carlos Slim (milionario messicano -ndt), oltre ad alcune scritte e ad altre contro una pizzeria del gruppo Domino’s, il tutto nella zona sud della città, nella delegazione di Tlalpan.

Durante la mattinata del giorno seguente non c’è stata una gran mobilitazione della polizia, anche perché i mezzi di disinformazione ancora una volta hanno nascosto la verità, dicendo che si era trattato di una tentata rapina o di un semplice atto di vandalismo; ma noi sappiamo molto bene che non è vero. Noi l’abbiamo fatto per la liberazione umana, animale e della terra e non per “vandalismo” come essi dicono. Non è una coincidenza che le azioni siano state effettuare alcune ore prima che il presidente rilasciasse il suo terzo comunicato.

Con questo rivendichiamo che le nostre azioni si espandono ogni volta in luoghi più “tranquilli”, in cui non avrebbero mai immaginato che qualcosa sarebbe potuto accadere e che ci sono sempre più compagne che, stanchi da tanta miseria creata dal capitalismo selvaggio, hanno deciso di cambiare le parole con le azioni. Adesso gli sfruttatori, gli specisti ed i distruttori della terra non potranno dormire tranquillamente come facevano. Adesso le tante lacrime, sparse in passato, non sono state vane, adesso tocca a loro piangere.

Rivolgiamo un appello a continuare con le azioni contro gli sfruttatori, gli assassini di nostra madre terra, gli specisti e gli antropocentristi, contro tutte le multinazionali responsabili di tutte le nostre disgrazie. Che la lotta non sia di un sol giorno, che sia una lotta costante, che i maledetti assassini non trovino riposo.

Questo non è altro che l’inizio di quel che siamo disposti a fare. Per la difesa di ciò che più amiamo: la libertà.

Se vogliono sfruttare, non si preoccupino. Che lo facciano correttamente e con un paio di bombe è tutto risolto.

Liberazione Animale, Umana e della Terra!

REVUELTA VERDINEGRA in coordinamento con il

FRENTE SUBVERSIVO DE LIBERACION GLOBAL

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Santiago – Attaccato un commissariato con pietre e molotov, un agente pestato perde i denti

 

Santiago del Cile – Mercoledì 2 settembre, ore 13.30, un gruppo di circa 50 incappucciati uscendo dall’università UAHC ha dato il via ad un blocco stradale, dando fuoco ad alcune barricate.

Tutto procedeva come in altre occasioni, fino a quando un agente della PDI ha voluto far l’eroe cercando di arrestare, da solo, un compagno. I manifestanti hanno subito risposto, liberando il compagno e pestando l’agente. A questo punto altri agenti sono usciti dal commissariato un difesa del loro collega, steso a terra, sparando contro i manifestanti che per fortuna non sono stati feriti, salvo alcuni raggiunti da pallottole di gomma. Proprio allora, in risposta, i compagni hanno iniziato a lanciare pietre, molotov e vernice. Le bombe incendiarie hanno scatenato un principio d’incendio del commissariato.

L’agente della PDI è stato trasferito all’ospedale dei carabineros, dove gli sono state riscontrate delle lesioni sul corpo. Una pietra sul volto gli ha fatto anche volare tre denti.

Sul posto gli agenti hanno sequestrato striscioni allusivi al 36° anniversario del golpe di stato (11 settembre) e in solidarietà a Jaime Mendoza Collío ed al compagno Mauricio Morales.

Agenti antisommossa del Gope hanno ottenuto il permesso di irrompere all’interno della Universidad Academia de Humanismo Cristiano (UAHC). Lì hanno cercato di fermare qualche autore dell’attacco o del materiale incendiario, ma senza esito.


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Attentato esplosivo contro la banca BBVA a Tlalpan, in Messico

 

Questo martedì (1 settembre) alle 2.40 a.m. si è verificata un’esplosione contro una filiale della banca BBVA-Bancomer a Tlalpan. L’esplosione ha provocato seri danni all’esterno delle installazioni, senza che nessuna persona venisse colpita.

L’esplosione di due bombole di gas butano ha anche danneggiato dei bancomat posti nelle vicinanze. La Procuraduría General de la República (PGR) ha avviato le indagini per violazione delle leggi sulle armi da fuoco e sugli esplosivi. La polizia ha riferito che le telecamere hanno registrato le immagini di tre soggetti mentre si avvicinavano alla filiale.

fonte: Liberación Total, 02.09.09

* * *

Rivendicato l’attacco di Tlalpan

fonte: agenzia di stampa messicana, 03.09.09

I gruppi Frente Subversivo de Liberación Global (FSLG) e Revuelta Verdinegra si sono aggiudicati la responsabilità dell’attentato esplosivo contro una filiale bancaria a Tlalpan, in Messico.

Con una e-mail i due gruppi hanno sottolineato che non s’è trattato di un gesto vandalico, ma di un “attentato” per la libertà della terra. Due uomini e una donna sono ricercati dagli inquirenti.

Nelle vicinanze della banca sono state trovate le seguenti scritte:

Multinazionali di fame e miseria per la terra” e “Liberazione animale, umana e della terra“, in entrambe appare una A cerchiata.

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Cile – Ai compagni squatters e agli inevitabili spioni

A partire dagli ultimi avvenimenti relativi agli attacchi esplosivi diretti contro il capitale e lo Stato, abbiamo deciso di render pubbliche alcune delle nostre riflessioni: son già alcun anni che si verificano azioni dirette contro diversi simboli che sostengono la schiavitù sociale in cui viviamo. Queste azioni vengono fatte iniziare dallo Stato al 2006, con l’attentato dinamitardo ai danni della caserma centrale di quella che ha ereditato la CNI, ossia la Agencia Nacional de Inteligencia (ANI). Tuttavia, per noi che riconosciamo nella storia una lunga continuità di resistenza alla società del potere imposto, questa data è irrisoria e non ha nulla a che vedere con la realtà e la lunga vita dell’azione diretta.

Nella continuità temporale della Guerra Sociale è importante riconoscere il valore delle azioni che sono state effettuate precedentemente al periodo storico in cui viviamo, stando bene attenti agli orientamenti politici che hanno sostenuto tali azioni di resistenza. Da qui ed in maniera immediata possiamo collocare l’inizio del presente modo d’agire a partire dalla messa in marcia di questo sistema politico creato dalla dittatura militare. Ancor prima di questa data, gli orientamenti si collocano alla sinistra delle tradizionali forze della politica cilena. Al contrario, le attuali azioni sono lontane da queste posizioni riformiste, optando per vie che ci allontanano da quelle vecchie tradizioni, piene di vizi della cultura del potere, della quale sono i diretti discendenti. Noi abbiamo scelto di realizzare azioni dirette autonome e di attacco contro tutto ciò che fa risplendere le catene sociali che ci opprimono. La scelta di relazionarci in maniera orizzontale, senza gerarchie né autorità, ben lungi dalla centralità organica che, tra gli altri fattori, ha portato alla sconfitta delle organizzazioni di sinistra.

Questa forma di affrontare la Guerra Sociale non è nuova, molte sono state le esperienze storiche che ce ne danno conto; le organizzazioni informali di attacco d’orientamento antiautoritario sono così vecchie quanto la lotta per la libertà. Pertanto, l’informalità e la decentralizzazione delle organizzazioni non nascono dal ’90 ma riprendono, si riarticolano incorporandosi alle esigenze e alle realtà proprie dell’attualità. La flessibilità e il dinamismo, così come la capacità di reinvenzione sono caratteristiche proprie di questi gruppi informali, i quali si sono propagati e moltiplicati non solo in questo paese, ma anche in tutto il mondo, rappresentando una minaccia all’ordine stabilito, in quanto fino ad ora non sono stati neutralizzati né incorporati alla mercificazione capitalista.

I Centri Sociali Occupati, o Movimento Okupa, fanno parte di questa reinvenzione organizzativa. Una parte importante, ma non l’unica, poiché dobbiamo considerare la rilevante esistenza di gruppi ed individui che apportano con capacità ed esperienza alla ricerca e all’esercizio di una pratica sociale di libertà.

In tal senso, riteniamo che i CSO costituiscano una parte importante di spazi concreti in cui si praticano relazioni sociali che rompono gli schemi imposti dallo Stato, che fuggono da quest’ordine per costituirsi a mo’ di spazi liberati autogestiti, ben oltre quello fisico (alla fine si trovano all’interno del territorio statale e perfino sotto il controllo della polizia) e altamente simbolici, il che permette la loro riproduzione e riedizione dopo ogni sgombero (“uno sgombero, un’altra occupazione!”). Sono la negazione della proprietà, la sua distruzione ed apertura ad un’occupazione collettiva che tende al bene comune non solo dei suoi partecipanti, bensì deborda dalle sue mura per dare un esempio di un modo organizzativo che si sviluppa nella quotidianità e si moltiplica negli impeti non addomesticati di quelli che non solo sognano la libertà, ma decidono di sperimentarla.

E questi spazi si moltiplicano, il che non è casuale, in quanto rispondono alla necessità delle persone di stabilire relazioni sociali egualitarie, solidali e cooperative. La fiducia che in precedenza si aveva nei partiti e nei dirigenti della sinistra, è stata ed è tradita dalla conformazione di mafie riproduttrici dell’ordine sociale autoritario, per cui questa fiducia (che esprime la necessità sociale) oggi si plasma nel Gruppo dei Pari, nel Gruppo d’Affinità, stabilendo relazioni faccia a faccia, basate sull’onestà, sull’autocontrollo e l’autodisciplina.

E’ per queste caratteristiche, trasversali al processo di reinvenzione organizzativa, per cui l’esistenza dei CSO viene percepita come una minaccia dagli apparati di sicurezza statali; i quali nella loro missione di garantire la riproduzione dell’ordine sociale autoritario non hanno esitato ad accusarli degli attentati contro simboli dello Stato e del Capitale. Hanno festeggiato con il corpo di Mauricio Morales Duarte, hanno colpito il suo circolo di amici e di compagni alla cieca, cercando una linea investigativa che li faccia uscire dal pozzo di sconfitte consecutive che rappresentano gli attacchi esplosivi non risolti dall’inefficacia delinquenziale delle polizie e degli apparati d’intelligence del governo del Partito Socialista del Cile. In seguito, con l’indagine di polizia associata ad una crisi assoluta (che s’è palesata con il ricorso alla vecchia pratica di “scoprire” elementi lasciati dagli stessi sbirri), trovano in Diego Ríos (infamato da sua madre) il perfetto colpevole, costringendolo a restare in clandestinità, per cui a questo livello non ci sorprenderebbe che lo stesso compagno venisse accusato di essere il grande vecchio della lotta di liberazione del popolo mapuche.

Infine, attraverso questo comunicato esprimiamo il nostro fraterno appoggio a tutti i gruppi e le individualità che nei loro spazi rendono reali pratiche sociali libere che rinvigoriscono e stimolano la società autonoma e cooperativa che cerchiamo di costruire con le nostre esistenze. Lo stesso, li incoraggiamo a continuare e ad approfondire moltiplicando tutti i tipi di azioni antiautoritarie e costruttrici del mondo libero che portiamo. Lo reiteriamo: tutti i tipi d’azione, dove nessuna è minore di qualcun’altra, dove tutte apportano all’obiettivo comune della libertà.

Columnas Armadas y Desalmadas Jean Marc Rouillan

Caravanas Iconoclastas por el Libre Albedrío

Federación Revuelta – Grupo Antonio Ramón Ramón

fonte: Hommodolars.org, 01.08.09

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Abbiamo dato fuoco ad una futura stazione della metropolitana a Santiago del Cile

Abbiamo dato fuoco ad una futura stazione della metropolitana

Siamo ancora qui, non siamo mai scomparsi.

Oggi, 26 agosto, abbiamo collocato un ordigno incendiario attivato da un sistema ad orologeria e da una miccia. Abbiamo così ravvivato la doverosa miccia in modo che il nostro fuoco redima il sangue sparso.
Abbiamo appreso la possibilità che questa stazione chiamata “Gruta de lurdes” (Grotta di Lourdes) porterà il nome dell’assassino come risposta diretta all’assassinio di Jaime Mendoza Collío. Di fronte a questa ipotesi noi abbiamo risposto con il fuoco. Che le fiamme facciano sparire qualsiasi tentativo di onorarlo. Bernales, il generale che ha ottenuto la sua carica a spese del sangue mapuche, il responsabile di ondate repressive contro i sovversivi, la faccia visibile del potere, Bernales è un bene che tu sia morto (Bernales, il generale capo dei Carabineros, è morto a Panama – ndt).

Le nostre fiamme salutano la vita del compagno Mauricio Morales, nessuno resta indifferente dinanzi alla sua morte, nessun compagno deve morire così, per via del proprio ordigno costruito per attaccare. Ma fa parte della guerra e della sfida all’ordine imposto dai potenti. E’ una possibilità. Il nostro cammino punta sempre a minimizzare i rischi, senza fermarci in assoluto, sebbene la magistratura ed i portavoce del governo dicano di tenerci accerchiati. Attaccheremo, sempre più.

Le inette squadre di giudici, poliziotti e d’intelligence fantasticano su prove fornite da un delirante collaboratore colpito da un deplorevole equilibrio mentale ed emotivo, con il desiderio di apparire ad ogni costo ravvivando gli organigrammi immaginati negli uffici del potere.

Dinanzi a questo collaboratore interdetto ed ai vergognosi silenzi del F.A.R (Frente Anarquista Revolucionario): il nostro disprezzo pieno di polvere nera.

Inviamo il nostro saluto ai compagni che in altre regioni di questo territorio sono passati all’offensiva propagando realmente l’insurrezione. Ci riconosciamo in voi e continueremo a comunicare attraverso le nostre azioni.

Con affetto ai perseguitati ed ai sequestrati:

Detonazioni e incendi!

Grupo Autónomo por el Incendio

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A 3 mesi dalla morte in combattimento di Mauri

A 3 mesi dalla morte in combattimento del compagno Mauri, avvenuta il 22 maggio ’09 nei pressi della Gendarmeria del Cile (l’equivalente della polizia penitenziaria italiana) mentre trasportava un ordigno esplosivo, i compagni cileni lo hanno ricordato con scritte e volantini. Ecco il testo di un volantino.

Prima di morire nel fango della strada, imiteremo Mauricio Morales!

Armati e sii violento, meravigliosamente violento, fino a che tutto esploda.
Ricorda che qualsiasi azione violenta contro questi promotori della
disuguaglianza è pienamente giustificata da secoli d’infinita
violenza alla quale siamo stati sottoposti… Armati e combatti il
terrorismo, brucia, cospira, sabota e sii violento, meravigliosamente
violento, naturalmente violento, liberamente violento”

Mauri

Fratello Mauri! Presente!

Mauricio Morales Duarte, fratello, guerrigliero scomparso durante un’azione di guerra il 22 maggio, mentre si recava ad attaccare la repulsiva istituzione della gendarmeria, nei giorni in cui tutti erano scossi dalla manifestazione del suo sindacato (i carcerieri cileni sono stati protagonisti di un lungo sciopero – ndt), nei gironi in cui tutti i falsi critici e i riformatori di questo mondo solidarizzavano con quelli che isolano e vogliono annullare i nostri fratelli che cadono in prigione.

Il Mauri ha deciso di mettere in atto le idee che ha sempre difeso, porre in pratica la guerra alla società in tutti gli ambiti della vita, facendo della sua quotidianità un atto di propaganda, convertendo la sua vita in una propaganda per il fatto. Oggi siamo dispiaciuti nel non averlo fisicamente tra noi per
abbracciarlo, ma sappiamo che egli non era solo corpo, era idee e sentimenti non grati per il mantenimento di questa o qualsiasi società, per questo lo ricorderemo sempre, in ogni azioni di rivolta egli sarà presente, perché egli non ci abbandonerà, accompagnerà Diego Ríos nella sua fuga insorgente, abbraccerà ogni giorno Axel Osorio in carcere e sopra tutto starà qui, burlandosi ancora una volta della
sicurezza e della decantata pace sociale. Appoggiando, cospirando e sorridendo con tutto quel che comporta pulire le nostre armi per distruggere la società.

Per la distruzione della società

Per la proliferazione degli attacchi al potere

Guerra alla società

tic tac, tremate carcerieri… ci sono ancora molti zaini come quello di Mauri

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La CAM rivendica l’incendio di un capannone

La Coordinadora Mapuche Arauco Malleko -CAM- comunica all’opinione pubblica nazionale e internazionale quanto segue:

1- Che gli Órganos de Resistencia Territorial (O.R.T.) pewenche della CAM rivendicano l’incendio di un capannone e di una casa, avvenuto giovedì 13 agosto nel fondo La Bastilla, in mano della usurpatrice Beatriz Hiriart, appoggiando in questa maniera il processo di recupero territoriale di 3.000 ettari portato avanti dalla comunità Wawanco di Cunco.

2- Che quest’azione di forza è anche una risposta al codardo assassinio del weichafe (guerriero) della nazione Mapuche Jaime Mendoza Collío, ucciso dai poliziotti cani del terrorista stato cileno. Da questa parte del territorio mapuche inviamo tutta la nostra forza alla sua famiglia e alla comunità Requem Pillán per superare questo momento di dolore, affinché continuino con il processo di recupero territoriale che stanno portando avanti.

3- Denunciamo le montature politico-giudiziarie condotte dai procuratori anti-mapuche, che hanno portato alla detenzione di dirigenti e militanti della causa mapuche in diverse carceri del terrorista stato cileno.

4- Denunciamo la sporca ipocrisia del governo della concertación ed in particolare di Michelle Bachelet che si duole della morte del weichafe Jaime Mendoza Collío, mentre le sue mani sono macchiate di sangue. Ancora una volta assistiamo a come il terrorista stato cileno difenda il latifondo ed il sistema economico capitalista ai danni del nostro territorio e della nostra gente. Per questo è doveroso che da parte nostra ci si arroghi il diritto ad auto-difenderci.

Vogliamo sottolineare che fino a che ci sarà quest’offensiva imprenditoriale con investimenti capitalisti che minacciano il nostro territorio e la vita mapuche, fino a che ci sarà povertà e miseria per via della mancanza di terre con politiche di stato che legittimano la depredazione territoriale, la CAM continuerà ad esistere.

Fuori la latifondista usurpatrice Beatriz Hiriart dal territorio mapuche!

Libertà a Héctor Llaitul, Sergio Tralcal, Mauricio Waiquilao, Ramón Llanquileo, José Huenuche, Ignacio Coña, Jonathan Huillikal, Luis Menares Chamilao e a tutti gli altri prigionieri politici mapuche!

Basta con la militarizzazione nelle comunità mapuche!

Con i nostri eroi Lemún, Katrileo e Jaime Mendoza Collío continuiamo ad avanzare verso la liberazione nazionale mapuche.

Coordinadora de comunidades mapuche en conflicto Arauco- Malleko y Cautín.

C.A.M.
WEUAIÑ!!!!
Territorio Mapuche, 14.08.09

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I Carabineros assassinano un altro mapuche in Cile

Il 12 agosto 2009 durante lo sgombero del fondo San Sebastián, vicino alla città di Angol, un carabinero ha ammazzato alle spalle un mapuche. La prima versione degli sbirri secondo la quale sarebbero stati attaccati con delle armi è stata subito smentita dalle prime indagini autoptiche.

La morte di Jaime Facundo Mendoza Collío, il mapuche di 24 anni, è stata una vera e propria esecuzione. Da allora s’è scatenata la protesta sia in territorio mapuche che nel resto del paese, con azioni dirette, scontri e attacchi alle forze dell’ordine.

Il funerale di Jaime ha visto la presenza di oltre 3.000 mapuche provenienti da più di 200 comunità, funerale nel quale sono stati mantenuti a debita distanza sia gli sbirri che i pennivendoli.

Culmine informerà su quanto sta accadendo in Cile, per chi volesse approfondire la notizia consigliamo i siti:

Pais Mapuche – Liberacion Total –  Hommodolars

Da segnalare che nel frattempo è stato arrestato quello che viene considerato il “numero due” della CAM, assieme ad altri. I prigionieri mapuche sono intanto entrati in sciopero della fame come protesta per la dispersione che vorrebbero mettere in atto, allontanandoli dal loro territorio.

Come sempre, i nostri cari compagni anarchici cileni continuano a solidarizzare con il popolo mapuche con la prassi esplosiva che li caratterizza.

Fuoco e polvere nera allo Stato e al Capitale!!!

culmine.noblogs.org

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Santiago – Abbiamo bombardato i quartieri Camino el Alba e Monseñor Escrivá de Balaguer

 

Perturbare la tranquilla quotidianità degli sfruttatori, questo è il proposito delle azioni che abbiamo effettuato la notte di martedì 11 agosto 2009, bombardando i quartieri Camino el Alba e Monseñor Escrivá de Balaguer.
Abbiamo attaccato i loro quartieri, i loro luoghi di consumo e di divertimento, danneggiandoli nell’intimità borghese così profusamente ostentata e disegnata per articolare l’alienazione quotidiana, condannando la gran maggioranza delle persone a seguire i canoni consumistici imposti dai padroni di questa società.
Gli sfruttatori e il loro ambiente sono i diretti responsabili della creazione e della ricreazione di questa società schiavista, sono i responsabilidell’esistenza de lle carceri e del regime di tortura che vige lì dentro. Sono responsabili della depredazione ambientale. Sono responsabili dell’usurpazione delle terre al popolo mapuche e degli assassinii dei loro guerrieri. Sono essi i responsabili.
Per questo e per molte altre ragioni li attacchiamo questa notte, perché siamo i loro nemici dichiarati. Siamo nemici del lusso e dell’ostentazione. Siamo nemici della borghesia e dello Stato che la protegge.
Vi avvisiamo: state attenti. In qualsiasi dei luoghi che frequentate potrebbe esserci una bomba; nelle vostre case, nei supermercati, nelle palestre, nei negozi e nei ristoranti. Insomma, i giorni di tranquillità sono finiti per voi. I vostri quartieri si sono trasformati in un campo minato, pertanto attenti ad ogni passo che fate, potreste imbattervi nelle nostre cariche esplosive.

Vi rivolgiamo contro la guerra che avete provocato per secoli. E’ giunta l’ora che vi rendiate conto di quel che avete provocato: odio e sovversione che oggi si trasformano in polvere nera con lo scopo di farvi del male.

Un saluto fraterno ai fratelli antiautoritari della Grecia: ci riconosciamo in ogni attacco insurrezionale!!!

CARAVANAS ICONOCLASTAS POR EL LIBRE ALBEDRIO

(carovane iconoclaste per il libero arbitrio)

* * *

Quel che dice la stampa cilena:

Due esplosioni quasi simultanee hanno colpito nella notte di martedì due palestre nella zona orientale di Santiago. La prima è avvenuta alle 21 nei pressi della palestra Sportlife, nel comune di Las Condes. Uno zaino collocato su una scala conteneva l’ordigno esplosivo che è scoppiato, causando danni alle finestre e provocando il panico tra le 23 persone che si trovavano nella palestra, rimaste illese. Verso le 22 un’altra detonazione ha colpito la palestra Balthus, nel comune di Vitacura. L’ordigno sarebbe stato lanciato all’interno, cadendo in una delle piscine. L’esplosione ha causato seri danni agli impianti idraulici.

fonte: Liberacion Total

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5 settembre: Giornata internazionale per il rifugio politico in Argentina di Freddy e Marcelo

Alle reti d’appoggio, ai compagni, agli amici e ai familiari:

– Inviamo ad ognuno di voi un gigantesco abbraccio ed un enorme bacio pieno di affetto e di forza, quella forza che ci aiuta a continuare giorno per giorno e che ci affratella con le individualità in un cammino di lotta condiviso e cruciale per l’immediato divenire delle nostre vite.

Oggi vi scriviamo quanto segue:

– E’ divenuto  urgente e doveroso approfondire la riflessione sul cosa fare, su tutti i punti, per giungere al vittorioso esito della nostra istanza di rifugio politico in Argentina.
– Sappiamo che gli Stati non dormono ed in questa servile cooperazione per criminalizzare e perseguitare le espressioni in lotta del campo popolare agiscono ogni giorno e su tutti gli aspetti per evitare che la lotta s’estenda edivenga contagiosa.
– In tal senso oggi riteniamo essenziale poter articolare, a partire dal cosa fare concreto più che con le parole, tutte le potenzialità che conteniamo come individui coscienti o nuclei organizzati. Riteniamo vitale per questi ultimi mesi dell’anno generare dinamiche permanenti che pongano in evidenza il carattere socialfascista del governo di Michelle Bachelet, l’aumento della persecuzione e della repressione verso tutti quelli che lottano, la costituzione e lo sviluppo di uno Stato di polizia pronto a servire l’armamentario di morte di quest’attuale capitalismo selvaggio, depredatore di vite e di comunità.

– Per questo vogliamo far coincidere volontà, voglie e intenzioni in modo che da subito si possa concretizzare la realizzazione di una “Giornata internazionale per il rifugio politico di Freddy e Marcelo in Argentina”.
– Dall’ambito social-popolare aperto ci saranno attività coordinate per sabato 5 settembre da realizzare nei luoghi o negli spazi in cui ci sia presenza e volontà di seguire la nostra istanza, agitando e diffondendo le attuali lotte contro lo Stato-Capitale e tutto il suo tessuto carcerario.

Dibattiti, concerti, scritte, propaganda, cene, feste, immagini, colori e tutto quel che è alla portata delle nostre risorse e della nostra immaginazione. Il limite dipende solo da noi stessi, ragioni e motivi ce ne sono!

Bene carissimi, più che una lettera estesa, sappiamo che l’essenziale si comunica giorno per giorno così, per questo finiamo qui; ma non senza dirvi che nel silenzio del quotidiano vivere noi continuiamo la nostra lotta instancabile, fino a che non ci incontreremo per strada.

Apri gli occhi, è tempo di lottare!

Fino a che ci sarà miseria, ci sarà ribellione!

Solo la lotta ci renderà liberi!

Freddy Fuentevilla Saa – Marcelo Villarroel Sepulveda
Prigionieri mirista e libertario
U-11 Neuquén (Patagonia argentina) –
domenica 26 luglio 2009

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Attentato esplosivo contro gli uffici di Lan (linee aeree cilene) a Buenos Aires

 

No all’espulsione di Marcelo e Freddy

 

All’alba un ordigno esplosivo di medio potenziale è scoppiato negli uffici di Lan, all’incrocio tra Paraguay e Cerrito, a Buenos Aires, provocando importanti danni materiali. Sul posto sono stati trovati dei volantini recanti le seguenti parole:

Oggi abbiamo attaccato gli uffici di Lan. Oggi abbiamo attaccato per dimostrare il nostro odio contro lo stato cileno, il quale vuole rinchiudere nelle sue celle di punizione i compagni Marcelo Villarroel e Freddy Fuentevilla, che si trovano sequestrati dallo stato argentino a Neuquén. Esigiamo la liberazione immediata dei compagni e quella di tutti i prigionieri. Non esiteremo a scatenare la nostra vendetta se i compagni dovessero essere espulsi.

Non tollereremo, sul serio, nessuna aggressione da parte loro. Questo è solo l’inizio, una piccola ma non meno importante dimostrazione di chi siamo e che siamo qui.

Di nuovo lanciamo il nostro grido di ribellione e di odio contro gli oppressori.

No all’espulsione di Marcelo e di Freddy.

Nessuna aggressione senza risposta.

Células revolucionarias Brigada Mauricio Morales

fonte: Liberación Total, 08.04.09

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Dalla clandestinità, il compagno cileno Diego Rios

Come in tanti già saprete, alcune settimane fa la polizia ha perquisito un appartamento disabitato nel centro di Santiago del Cile, di proprietà di mia madre, in cui erano custodite due borse contenenti diversi materiali per fabbricare esplosivi. Da quel momento sono ricercato e perseguito dallo stato e dai suoi apparati repressivi. Vengo a conoscenza della cosa attraverso chiamate telefoniche grottescamente controllate. Poche ore dopo vengo a sapere che è stato perquisito il Centro Social y Biblioteca Libertaria Jonny Cariqueo, luogo in cui vivo. Lì la polizia è entrata con il pretesto di chiedere informazioni su di me, ma non trovandomi (né trovando qualcuno disposto a collaborare) si sono portati via tutti i testi, le pubblicazioni e il materiale di propaganda (hanno forse sentito parlare de “la propaganda è un’arma”… ). Così decido di fuggire, anche se non sono colpevole di nulla e nemmeno innocente… sono semplicemente un loro nemico. Non ricordo il giorno, né il luogo, ma tempo fa mi son reso conto che non posso (non voglio) vivere tranquillo né in pace. Avevo deciso di complicare la mia vita fino al punto di non ritorno… Da allora sono un nemico dichiarato dell’ordine esistente, un nemico della società, di ogni forma d’autorità e di sfruttamento, borghese o proletaria che sia; ho compreso che la lotta per la libertà è la guerra di ogni individuo per il recupero della sua vita, è il rifiuto a far parte della massa, a che altri pensino per te e ti dicano come agire, è rifiutare le ideologie e i numeri o ruoli carichi di conformismo e di passività che assicurano quotidianamente la continuità del sistema (nonostante la tanta retorica rivoluzionaria che contengono). Ho scoperto che, nei successi e nelle crescite più significativi della mia vita e negli attacchi concreti (materiali ed ideologici) che ho portato avanti contro il capitalismo, sono sempre stato circondato da quelli con i quali l’orizzontalità non si traduceva in un mero voto, ma che era data per condividere la fiducia reciproca ed il desiderio di distruggere tutto ciò che ci opprime. Ho compreso, nella relazione con i miei fratelli, che l’arma più efficace è proprio questo capovolgimento qualitativo, nella continua ricerca di trasformare le nostre esistenze nella propaganda per il fatto di attacco al capitale. Così abbiamo scoperto nella nostra quotidianità che in ogni impulso distruttore stavamo creando qualcosa, che ci stavamo rafforzando e questo è ciò che oggi agita il mio spirito e riafferma le mie convinzioni, è quest’orgoglio di sentirsi degno e coerente.

In questi giorni non posso smettere di ricordare le parole di un prigioniero che ha detto: “Noi anarchici abbiamo geneticamente il carcere nel sangue” e forse, in qualche modo, è vero. Sappiamo tutti che la prigione è una possibile conseguenza per quelli che osano sfidare lo stato e il capitale, come una posizione d’azione, e non come un semplice simulacro rivoluzionario che permetta di continuare con una vita comoda e certa; ma ho la certezza che una parte della guerra è moltiplicare e acuire le azioni d’attacco, stando attenti il più possibile -sulla base di indagini e pianificazioni che poniamo in atto- a non cadere tra le grinfie del nemico. Allontanerò il più possibile il carcere dalla mia vita, senza per questo cadere nella paralisi (sia per paura che per auto-compiacimento). E’ per questo che riconosco tutti i miei errori e che faccio l’autocritica con il fine di nutrire e di acuire la mia prassi insurrezionale; oggi vedo come una necessità concreta che i gruppi d’affinità che sono passati all’azione si occupino di contare su di una infrastruttura autonoma (in tutti i sensi), che permetta di sviluppare i progetti con più sicurezza e fiducia. Io mi sono imbattuto in quest’errore, ma credo che noi antiautoritari dovremmo essere come i salmoni, dovremmo apprendere da ogni caduta e continuare fermi a nuotare contro-corrente.

A tutti i miei fratelli e tutte le mie sorelle dai quali oggi mi separo, sappiate che vi amo, son cose che solo voi potete capire… Ai miei nemici che analizzeranno questo testo, sia per localizzarmi che per scrivere una risposta accademica/ideologica, abbiate tutto il mio più profondo disprezzo per la vita che avete scelto e che difendete. Axel Osorio, Cristian Cancino e tanti altri… con queste righe vi invio il più affettuoso saluto e siate certi che fuori sono in tanti a non dimenticarsi di voi e che ogni giorno lottano per distruggere quel che oggi rinchiude i vostri corpi, nemmeno il carcere potrà fermare la lotta contro il potere.

Per la distruzione di tutte le carceri e di tutte le gabbie.

“Facciamo la guerra alla società”

*
* *

Nota di Culmine: Il compagno Diego è entrato in clandestinità dal 24 giugno 2009, quando la polizia cilena ha perquisito il centro sociale in cui viveva. L’accusa nei suoi confronti è quella di aver a che fare con i tanti attacchi dinamitardi contro lo Stato ed il Capitale che hanno scosso il territorio cileno. Per lo stesso motivo un altro compagno, Cristian Cancino, è attualmente in carcerazione preventiva. L’aspetto positivo è che stanno continuando le azioni dirette, come Culmine cerca di documentare.

Fuggi Diego, fuggi!

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Cile – Senza tregua nella guerra sociale: rivendicazione dell’attentato all’Afp Cuprum

*fonte: comunicato inviato al sito Hommodolars.org

Ci assumiamo la responsabilità dell’attacco effettuato con dell’esplosivo contro le succursali della AFP Cuprum (fondo pensioni) e del Banco de Chile, alle ore 23.52 di ieri notte all’incrocio tra Coyancura e Las Bellotas. L’attacco è stato realizzato con una piccola carica d’esplosivo di alto potenziale, oltre a 250 grammi di Anfo come rinforzo. E’ stato attivato da una miccia a lenta combustione.

Le autorità dello Stato e i dirigenti politici della coalizione di governo, nel loro solito lavoro di conservazione dell’ordine capitalista che beneficia una minoranza di ricchi e di potenti, gestiscono e dirigono la repressione contro i propri nemici: quelli che si levano in piedi e vogliono cambiare radicalmente l’esistente. Tutte e tutti noi che ci rifiutiamo di partecipare alla farsa elettorale che non cambia né cambierà nulla, noi che lottiamo da una prospettiva radicale per sovvertire l’immondo ordine esistente, noi che ci costituiamo dall’anticapitalismo quale unica forma di recuperare le nostre vite dalle mani degli sfruttatori e dei fedeli lacchè che hanno al governo… tutte e tutti siamo nemici della capitale e dello stato.
E’ reciproco, non cadiamo nel vittimismo. Abbiamo ricevuto colpi ed abbiamo cercato anche di darli, noi non siamo pacifisti, non porgiamo l’altra guancia, non resteremo a braccia conserte a guardare come s’estende e si consolida un sistema depredatore della natura e della vita umana.

Comunque, tutta questa repressione non è astratta, bensì colpisce concretamente i nostri fratelli e sorelle, li arresta, ne intimidisce le famiglie, ne perquisisce le case. I gruppi d’assalto della PDI distruggono le case occupate, spaccano tutti gli oggetti e i materiali da lavoro, pestano i giovani mentre sono a terra, il tutto provocato dall’impotenza nel vedere la bancarotta morale in cui si trova la sua istituzione (inchieste su pedofilia ed altro che hanno coinvolto la PDI). Nel frattempo, nel sud del Cile, i Carabineros invadono le comunità mapuche, ne terrorizzano i bambini, sparano in loro presenza, il tutto per perpetuare l’usurpazione e lo sfruttamento dello stato cileno, delle forestales e dei latifondisti.

Ma quelli che ordinano di effettuare queste vessazioni lo fanno per conservare l’ordine che beneficia la classe dirigente: l’alta borghesia cilena e i gruppi economici transnazionali. Essi vivono comodi e tranquilli nei loro eleganti quartieri, protetti dalla maledetta polizia. Nei loro quartieri non accade nulla, essi vivono molto lontano dalla povera gente di Villa Francia, La Pincoya, La Victoria, Lo Hermida o Cerro Navia quando questi codardi ordinano di accerchiare questi quartieri, riempirli di gas lacrimogeni, sparare nelle vie strette, cosa che ha causato la perdita di un occhio ad una bambina di pochi anni, solo pochi mesi fa. In definitiva, i ricchi e quelli che dirigono politicamente la repressione vivono nella più assoluta impunità.

Oggi abbiamo voluto restituire in una piccolissima parte i colpi che ci danno ogni giorno. Rivendichiamo la collocazione di una carica esplosiva all’incrocio tra Las Bellotas e Coyancura, di fronte alla succursale dell’AFP Cuprum, controllata dal Grupo Penta (legato alla UDI). L’esplosione ha colpito anche gli uffici del Banco de Chile. Le AFP sono uno dei pilastri del potere della classe dirigente in Cile e un’eccellente dimostrazione di come il modello economico impiantato nella dittatura sia stato mantenuto ed sviluppato dalla concertación, di fatto alcuni dei suoi membri hanno occupato carichi nei direttivi di queste istituzioni dedicate al furto legale e all’amministrazione della miseria dopo una vita di lavoro salariato.

A fermare la repressione nelle comunità mapuche, fuori lo stato cileno e i capitalisti dal Territorio Mapuche!

Mauricio Morales Duarte, Presente!

Restituendo colpo su colpo, a moltiplicare la resistenza autonoma contro il capitalismo!

GRUPO AUTÓNOMO HERMINIA CONCHA

Santiago, 4 agosto 2009

p.s. per i compagni: Non crediamo che queste azioni di propaganda armata siano più o meno importanti di altre azioni di propaganda o di lavoro sociale realizzate da altre persone. Le forme di lotta non sono contraddittorie.

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Marco Camenisch trent’anni dopo

Quando l’8 Gennaio 1980 Marco Camenisch venne arrestato in Svizzera, per dei sabotaggi antinucleari, Chernobyl era una sconosciuta località della pianura Ucraina. Allora, la salute già compromessa del Pianeta, non era ancora giunta agli attuali picchi di allarme e nessuno poteva immaginarsi le due guerre del Golfo, i conflitti balcanici ed i “bombardamenti umanitari” di Jugoslavia, Irak e Afghanistan.

L’affermazione del Pensiero Unico di questo sistema di dominio tossico-industriale
ha mosso in questi ultimi 30 anni passi da gigante, forte dell’alta tecnologia, del monopolio energetico, alimentare, e della totale dipendenza dai perversi e capillari meccanismi dell’economia di mercato.

Milioni di individui dopo sanguinose guerre etniche e tribali oppure privati, a causa di scellerate politiche economiche liberiste, dei più elementari bisogni di sussistenza, sono oggi costretti a travagliati esodi verso i cosiddetti paesi benestanti della” nostra” Eurolandia.

La globalizzazione crea disoccupati, precari e profughi, alimentando guerre tra poveri e politiche xenofobe e razziste mentre l’industrializzazione forzata di paesi come Cina e India espelle continuamente ogni anno milioni di contadini dalle loro terre.

Aumenta la dipendenza dal Progresso industriale, diminuisce la nostra libertà e capacità di autodeterminazione e avanza soltanto la sistematica distruzione ecologica di un Pianeta che non potrà tollerare ancora per molto i nostri folli ritmi di sviluppo.

Questa critica, radicalmente ecologica, antiautoritaria e anticapitalista, è stata la molla che trent’anni fa ha mosso il pensiero e l’azione di Marco. Una ribellione che ha attraversato questi decenni con carcere, fuga, latitanza e nuovo carcere, nella prospettiva di negargli ogni futura libertà per aver sputato nella tiepida brodaglia tossica di questa democrazia da operetta.

Resta il carcere per Marco e per tutti i ribelli e rivoluzionari che non hanno svenduto la loro dignitosa identità contro questo sistema fondato sulla morte per inquinamento, omicidi bianchi sul lavoro, disperazione, incidenti stradali, malattie cancerogene…

E una triste e amara realtà che ogni giorno può solo alimentare illusioni di felici consumi all’ombra dell’indifferenza, in un mondo che sta andando a pezzi.

Contrastare i Poteri Forti, la cultura della speculazione privata ai danni della comunità, riprendere le forme solidali del mutuo appoggio e della rivolta è indispensabile per uscire dalle pericolose gabbie sociali costruite con la complicità e la rassegnazione della moltitudine.

MARCO DEVE USCIRE DALLA GALERA e rivendicare oggi la sua liberazione significa continuare la critica contro questo sistema tecno-industriale, consapevoli del suo totale fallimento ecologico e sociale.

ALPI in RESISTENZA

per l’ecologia sociale

Sondrio, 4 Agosto 2009

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AI LAVORI FORZATI PER UN PEZZO DI SEITAN…

Da poco è stata riformata la classificazione dei/lle detenuti/e. Il vecchio E.I.V. Che toccava ai compagni e alle compagne quando finivano dietro le sbarre non esiste più. Adesso i/le detenuti/e più “pericolosi” vengono divisi in A.S. 1, A.S. 2, A.S. 3.

L’A.S.2 è riservata ai politici, che vengono anche divisi in base all’orientamento ed assegnati a delle sezioni speciali in alcuni carceri in cui ci sono particolari descrizioni. Una sorta di carcere nel carcere il cui obiettivo è quello sia di fiaccare gli spiriti, sia di isolare del tutto una certa categoria di detenuti/e rispetto agli/lle altri/e e contrastare sia gli
“episodi di proselitismo”, tali vengono definiti, sia quella condivisione di sapere che negli ultimi arresti ha reso evidente come chi vuole veramente lottare contro lo stato non si lascia certo sfuggire l’occasione di trovare forme di sopravvivenza altre rispetto alla prostituzione del lavoro, né va troppo per il sottile nel procurarsi i propri strumenti d’azione.

In particolar modo il carcere di S.Michele ad Alessandria è la meta designata per i ribelli classificati come “anarco-insurrezionalisti”, ci troviamo così ad essere attualmente reclusi in cinque, in una sezione blindatissima.

Questo, per quanto nelle limitate menti dei nostri persecutori dovrebbe avere un intento afflittivo, ci ha permesso di reincontrarci dopo anni e di trovare nell’energie degli altri eco ed amplificazione alle pulsioni e alla rabbia individuale.

Forse non a caso siamo tre vegani ed un vegetariano e da subito è stato richiesto il vitto vegetariano e la possibilità di acquisti esterni per evitare carenze alimentari.

La direttrice ha rifiutato qualsiasi richiesta e ad oggi si è sottratta ad ogni confronto.

La nostra risposta non è potuta essere altra all’infuori delle forme di protesta che la nostra condizione ci lascia, ma ad oggi l’unico risultato sono stati un’infinità di note alla direzione ed il generalizzato nervosismo tra sbirri e personale
medico.

Ma al peggio non c’è mai fine, così prima è stato vagamente suggerito, poi apertamente dichiarato: se vogliamo qualcosa, dobbiamo offrire qualcosa, nello specifico pare che la disponobilità al lavoro in carcere sarebbe gesto di sottomissione molto gradito all’ego della direttrice.

Inutile dire che da parte nostra questo non potrà portare ad altro che ad un intensificazione delle nostre proteste, ma quello che speriamo che questa vicenda stimoli nei compagni e nelle compagne è il desiderio di saper dar fondo a tutta la gamma degli strumenti di cui dispongono per dimostrare alla direttrice che la sua scelta non è così furba.

Andando oltre la vicenda specifica faremo di tutto per non diventare elemento passivo nella realtà carceraria come questa riforma vorrebbe, e speriamo di non ridurci ad essere solo una meta per i presidi, ma che i compagni e le compagne ci offrano l’occasione di continuare ad essere parte del percorso di lotta dentro e fuori le mura.

“Perchè noi anarchici siamo soprattutto pratici”

Severino Di Giovanni

collettivo prigionieri di guerra anarchici

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Comunicato del Lof Yeupeko-Filkun C.A.M

28 luglio 2009

S’informa l’opinione pubblica nazionale ed internazionale che:

1-La comunità Yeupeko-Filkun si aggiudica le azioni di resistenza che sono state realizzate in diversi punti del territorio mapuche con blocchi stradali e blackout della linea elettrica ad alta tensione. Sono state bloccate 5 strade: camino tres cerros, ñilquilco, camino vilcun, niagra e il bay pass.

2-Queste azioni effettuate in modo simultaneo e coordinato e sono volte ad ottenere il cambio di proprietà dei terreni sottratti dal sig. Jorge Luchsinger alla comunità Yeupeko-Filkun. Se le nostre richieste non otterranno una rapida risposta, radichelerizzeremo le nostre azioni.

3-Denunciamo la militarizzazione e le costanti perquisizioni da parte degli organismi repressivi dello Stato cileno: carabineros, PDI e agenti in borghese che tutti i giorni circolano nella nostra comunità al fine di intimidire e perseguire, giungendo anche a picchiare e minacciare di morte bambini, donne e anziani per il solo fatto di lottare per la liberazione del nostro popolo nazione mapuche.

4-Esigiamo la libertà immediata di tutti i prigionieri politici rinchiusi in diversi carceri dello Stato cileno.

Avanzando verso il controllo territoriale

Lof Yeupeko-Filkun

Coordinadora de comunidades en conflicto Arauco-malleco – CAM

fonte: comunicato inviato a Hommodolars.org

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Attentato dinamitardo contro il consolato del Cile a Salonicco

Il gruppo anarchico greco “Cospirazione delle Cellule del Fuoco” si è assunto la responsabilità di un attentato con un ordigno esplosivo contro il consolato del Cile a Salonicco, avvenuto lo scorso mercoledì 22 luglio.

Attraverso un comunicato diffuso in rete il gruppo si riferisce alle lotte condotte in America latina e giustifica l’attentato “come un gesto d’onore minimo… in memoria del compagno Mauricio Morales.”

Lo scorso mercoledì il gruppo “Cospirazione delle Cellule del Fuoco” ha effettuato una chiamata di avvertimento ad un commissariato con venti minuti di anticipo sulla collocazione della bomba al consolato.

Gli artificieri hanno disattivato l’ordigno artigianale composto da un tubo ripieno di esplosivo e con un sistema ad orologeria collocato vicino alla porta d’accesso agli uffici del consolato, all’ottavo piano.

Nel comunicato si avverte su futuri attentati, perfino contro “i poliziotti che sono fuori turno”, inoltre si dichiara che “adesso cambiano le condizioni della battaglia e presto se ne renderanno conto.”
Si spiega anche che è stata avvisata la polizia per dar il tempo di “evitare vittime.”

Tuttavia si avvisa che si è conoscenza della “tecnica delle chiamate ad ore ingannevoli rispetto all’esplosione”, in cui lapolizia potrebbe essere il prossimo obiettivo dell’attacco.

La “Cospirazione delle Cellule del Fuoco” è stata responsabile una settimana fa di una esplosione all’esterno del domicilio dell’ammiraglio in pensione Panos Jinofotis, ex ministro dell’Interno, ad Atene. L’attentato ha provocato solo danni materiali.

Il gruppo è anche responsabile di attentati dinamitardi contro 2 commissariati in costruzione ad Atene e Salonicco, lo scorso maggio. Questi attentati sono stati dedicati alla memoria di Zoe (l’anarchica morta in Francia mentre manipolava un ordigno artigianale) e di Mauricio Morales.

A tutto questo bisogna aggiungere l’attacco con molotov contro una filiale dell’Eurobank, rivendicato dal “Commando Mauricio Morales Duarte, Cile 22.05.09”.

Il governo cileno ha chiesto informazioni, attraverso la sua ambasciata ad Atene, in merito a questi attentati.

fonte: agenzie cilene, 25 luglio 2009

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Mauricio Morales

“Armati e sii violento, meravigliosamente violento, fino a che tutto esploda.
Ricorda che qualsiasi azione violenta contro questi promotori della
disuguaglianza è pienamente giustificata da secoli d’infinita
violenza alla quale siamo stati sottoposti… Armati e combatti il
terrorismo, brucia, cospira, sabota e sii violento, meravigliosamente
violento, naturalmente violento, liberamente violento”

“Nella guerra sociale prendiamo le nostre posizioni e per una ragione etica
non possiamo restare indifferenti dinanzi alla caduta in
combattimento dei nostri fratelli, così come alla situazione
vissuta da milioni di prigionieri e prigioniere sequestrati/e in
questa guerra in lungo e in largo per il mondo. Giudici, gendarmi,
magistrati e poliziotti sono e saranno oggi e sempre i nostri nemici
e noi non riposeremo fino ad annientare l’ultimo bastione della
società carceraria… siamo in guerra!! Prigionieri
e prigioniere per strada!!”

“Trasformiamo
il nostro dolore in rabbia e la nostra rabbia in polvere nera”

“Armate y sé violento, hermosamente violento, hasta que todo reviente.
Porque recuerda que cualquier acción violenta contra estos
promotores de la desigualdad, está plenamente justificada por
los siglos de infinita violencia a la que nos han sometido. …Armate
y combate el terrorismo, quema, conspira, sabotea y sé
violento, hermosamente violento, naturalmente violento, libremente
violento.”

“En la guerra social tomamos posiciones y por una cuestión de
moral no podemos quedar indiferentes ante la caída en combate
de nuestros hermanos, como también la situación que
viven millones de presas y presos secuestrados en esta guerra a lo
largo y ancho del mundo. Jueces, gendarmes, fiscales y policias son y
serán desde hoy y siempre nuestros enemigos y no descansaremos
hasta aniquilar el ultimo bastión de la sociedad
carcelaria…estamos en guerra!! Presos y presas a la calle!!”

Transformemos nuestro dolor en rabia y nuestra rabia en Pólvora”

-Mauri-

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Comunicato di rivendicazione della Resistencia Ancestral Mapuche*

Sulle ultime cose accadute a Villa la Angostura
Rivendichiamo l’Azione di Resistenza contro il Municipio, che è stata incendiato.
Vogliamo sottolineare che quest’azione è stata effettuata contro i costanti soprusi che tale municipio, quale parte di questo stato fascista, porta avanti ai danni della nostra gente ed in difesa dei Latifondisti e dei grandi investimenti Capitalisti nel Territorio Ancestrale Mapuche, occupato dal bianco usurpatore e dalle istituzioni dei loro stati.
Denunciamo che questo municipio, in particolare, è stato costruito sopra i nostri morti in quanto lì sotto c’è un Eltun (cimitero ancestrale). Inoltre, funzionari, giudici, avvocati, immobiliaristi e latifondisti del posto come Salamida, Café, Perez Calvo, Ferrari, Bianchini ed oggi Fischer, Roviralta ed altri hanno commesso numerosi crimini, perfino omicidi, in totale impunità.

Chiediamo al nostro popolo di continuare a Recuperare il Territorio e la Dignità, esercitando i diritti che ci corrispondono naturalmente. Quest’azione di Resistenza è un passo in più nel cammino della Difesa del Nostro Territorio Ancestrale Mapuche.

Fuori le immobiliari, i latifondisti, le multinazionali e gli Stati oppressori.

Fino a che il bianco ed il suo capitalismo ci opprimeranno, Rinasceranno la Dignità e la Resistenza Ancestrale. Fuori i bianchi usurpatori dal Territorio Mapuche.
In Difesa del Territorio Mapuche, Contro il Bianco Oppressore e i suoi alleati.

Per Resistenza, Cultura, Rispetto, Territorio, Ricostruzione e Liberazione.
Weftuiñ Weicha Kona, Wiñonieaiñ
Tain Wal Mapu meu, Weuaiñ Weichan.

Resistencia Ancestral Mapuche, Nahuel Huapi Lafken, Puel Auka Che Wal Mapu meu

__________

* nota di Culmine: L’incendio della sede del municipio di Villa la Angostura, provincia di Neuquén, è avvenuto il 19 luglio 2009. Da subito i giornali locali hanno parlato di un cortocircuito, almeno fino alla diffusione della rivendicazione da parte del gruppo Resistencia Ancestral Mapuche. Il gruppo aveva già rivendicato un precedente attacco incendiario. Il linguaggio e il modo d’agire ricalcano quello di organizzazioni mapuche presenti sul territorio cileno, come la CAM. Culmine saluta con gioia queste fiamme di liberazione, ma al contempo segnala come il percorso da fare sia piuttosto lungo se risultasse vero quanto dichiarato dal rappresentate di una comunità mapuche di Villa la Angostura:
“non siamo d’accordo con quest’attentato, non siamo d’accordo con una rivendicazione di questo tipo, … potrebbe trattarsi di un piccolo gruppo di Bariloche che è venuto a volte nella nostra comunità.”
(fonte: diairioandino.com)

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Comunicato della CAM sull’arresto di Héctor Llaitul

 

Ancora una volta questo stato cileno continua ad arrestare e ad imbastire montature contro i nostri leader mapuche.

Questo pomeriggio Héctor Llaitul è stato arrestato dalle forze di polizia nella città di Osorno. Da segnalare che i media stanno dicendo che il nostro fratello sarebbe legato ai diversi attacchi incendiari contro latifondisti e forestales avvenuti negli ultimi anni, inoltre viene anche accusato per l’attacco della notte del 15 ottobre contro il procuratore Mario Elgueta.

Vogliamo sottolineare che questo nuovo attacco poliziesco-giudiziario, portato avanti dalla magistratura e dall’attuale governo cileno contro i nostri leader mapuche, le nostre comunità in conflitto e contro la CAM in particolare, risponde alla politica repressiva dello Stato cileno contro il popolo nazione mapuche. Lo Stato cileno, attraverso il governo di turno, ha espresso in maniera aperta il suo sostegno al padronato, favorendo gli investimenti capitalisti nella zona.

Così si inquadra questa montatura contro un altro dei nostri guerrieri e si dimostra che questa è una delle tante montature imbastite contro il popolo mapuche.

Vero obiettivo della politica repressiva dello Stato cileno è quello di frenare i processi di recupero territoriale e la politica portata avanti dalle comunità in lotta e dalla Coordinadora Arauco Malleco, con la pretesa di consolidare l’attacco imprenditoriale nelle zone in conflitto, che si palesa in investimenti forestali e minerari in tutto il nostro territorio mapuche.

Vogliamo anche dire alla nostra gente che vive nelle comunità che questa è una delle tante tecniche per intimidire la nostra giusta richiesta e i nostri progressi come popolo e come nazione mapuche.

Ripudiamo categoricamente la persecuzione poliziesca contro i nostri fratelli della rete d’appoggio, che ha portato a diversi arresti, perquisizioni, pedinamenti, montature, intercettazioni telefoniche e intimidazioni che vanno avanti da diversi mesi.

Rivolgiamo un appello a tutte le comunità mapuche, ai fratelli e alle sorelle coscienti a non credere a queste viziate montature poliziesche ed a continuare a resistere per la rivendicazione dei nostri diritti ancestrali e per la liberazione nazionale del nostro popolo nazione mapuche.

Per l’immediata liberazione di tutti i prigionieri politici mapuche!

Basta con la militarizzazione del territorio mapuche!

Se applicheranno la legge dei bianchi, ci sarà la giustizia
mapuche!

Katrileo vive marrichiweu (dieci volte vinceremo)!

CAM

Fuori le forestales e i latifondisti dal territorio mapuche

Territorio e Autonomia per la nazione mapuche

Con Lemun e Katrileo

Weuwaiñ!!

giovedì,
16 luglio 2009

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Comunicato di Freddy e Marcelo sulle torture ai compagni solidali

A tutta la gente che lotta per la liberazione totale degli individui, dei popoli e delle comunità.

Alle nostre famiglie, agli amici, ai compagni, ai nuclei ed alle organizzazioni solidali in Cile, in Argentina e nel mondo.

A tutte e tutti:

Un nuovo attacco repressivo è stato messo in atto. Questa volta lo stato argentino, attraverso la polizia provinciale di Neuquén, con totale impunità ha agito direttamente contro il nostro ambiente solidale, dando vita ad un operativo di minaccia sbirresca, scaltra, rozza e codarda.

Passiamo ai fatti:

martedì 14 luglio, verso le 17.30 e dopo il colloquio avuto con noi, sono stati fermati da agenti del commissariato Nº 20, distaccamento Parque Industrial di Neuquén, senza alcun motivo, i compagni cileni Roberto e Frida, la compagna francese Judith e il compagno argentino Pablo, tutti solidali con la nostra causa..

Dopo il fermo sono stati trasferiti in detto commissariato, dove sono stati picchiati, minacciati, spogliati dei vestiti e di quel avevano con sé, fotografati e schedati senza alcuna motivazione giuridica, se non quella di incutere sconcerto e timore. Le compagne, denudate, hanno subito minacce di violenza sessuale e sono state insultate di continuo. I compagni sono stati picchiati fino allo sfinimento, mentre ricevevano offese d’ogni genere: “morirete come gli ebrei, fucilati al muro, sorci anarchici”… “comunisti di merda, noi qui siamo tutti di destra”, “viva pinochet”, “andatevene di qui, cileni figli di puttana”… il tutto alternato a colpi, minacce di tortura con borse di plastica sulla testa per oltre 4 ore. In seguito sono stati inviati al primo commissariato, luogo in cui uno dopo l’altro hanno recuperato la possibilità di tornare a camminare per le strade.

Le sintesi scritte di quest’esperienza, lo sappiamo, non riescono a descrivere con precisione quanto vissuto e di fronte alla gravità di quel che è accaduto, diciamo forte e chiaro:

1- quest’azione, portata avanti da un’istituzione dello stato argentino e del suo governo provinciale in mano al partito di destra Movimiento Popular Neuquino (MPN), è l’esito di una decisione politica pianificata e per nulla azzardata. Qualcuno ha certamente dato l’ordine alla polizia diretta dal traditore Carlos Lepen, affinché i suoi agenti dessero vita a questo schifoso operativo. Per questo, alla presenza di una catena di comando, le responsabilità sono concrete e già definite. Conosciamo la complicità della giustizia provinciale e per questo sappiamo che a livello giuridico è scarsa la possibilità di ottenere qualcosa e noi non perderemo tempo né forze in questo. Siamo tuttavia coscienti di quel che ne consegue e coerenti con la nostra storia, non ci resta altro che dire: tempo al tempo!

I battaglioni antiproletari dello stato si sono sempre avvalsi delle più aberranti ideologie e pratiche. Per sostenere i modelli sociali di controllo, quando le scintille della rivolta iniziano a comparire, non lesinano sforzi per tentare di spegnerli. Qui, l’attuale democrazia si rivela essere quel che è: un’alleanza social-fascista, neo-conservatrice che promuove l’illusione della libertà attraverso il consumo e la realizzazione delle merci, con governi populisti che perpetuano la società di classe attraverso un capitalismo sempre più selvaggio e distruttore della vita e dell’umanità tutta… un populismo ipnotizzante che attrae il progressismo e la sua “gestione più umana del capitale”, mentre la repressione e la morte continuano, così come le alleanze strategiche tra eserciti e polizie dell’America latina. Oggi sappiamo che non è solo uno slogan dire: il piano Condor continua!

2- Rivolgiamo un appello e raddoppiare gli sforzi per approfondire le reti di solidarietà attiva e compromessa in modo da ottenere gli obiettivi proposti per la nostra complessa situazione giuridico-politica. L’asilo politico in Argentina, il no all’espulsione in Cile, la denuncia internazionale della continua repressione al movimento autonomo mapuche ed alle espressioni anticapitaliste del povero popolo in Cile sono gli assi portanti del nostro agire… come qualcuno ha saggiamente detto: “non abbiamo bisogno di capi, né di soldati obbedienti, non abbiamo bisogno di simpatizzanti, né di seguaci, nemmeno di spettatori. L’urgenza vitale è quella di creare la coscienza di moltiplicare, su tutti i lati, l’esistenza di compagni e compagne con i quali lottare fianco a fianco…

Non possiamo permettere che la paura ci paralizzi ed oggi quando si scatena un’offensiva xenofoba di persecuzione da parte della polizia di Neuquén contro la nostra gente venuta dal Cile, più forti e convinti dovremmo essere sul fatto che la nostra scelta di vita, di cammino di lotta radicale sia il miglior omaggio che possiamo effettuare in nome delle centinaia di migliaia di uomini e di donne caduti/e nella lotta per la rivoluzione Sociale e l’emancipazione umana.

Dinanzi allo sciovinismo patriottardo e nazifascista degli stati e delle loro polizie opponiamo l’internazionalismo e la fratellanza tra gli oppressi che lottano per la loro liberazione.

Fino a che ci sarà
miseria, ci sarà ribellione!

Solo la lotta ci rende
liberi!

Apri gli occhi… è
tempo di lottare!

Non all’espulsione…
asilo politico adesso!

Prigionieri/e del
mondo: per strada, vivi/e e liberi/e!

Marcelo Villarroel
Sepúlveda e Freddy Fuentevilla Saa

Prigionieri politici
mirista e libertario d’origine cilena, unidad de detención Nº 11, Neuquén, Patagonia Argentina.

giovedì 16 luglio
2009

____________________________

Il 14 luglio 2009, dopo aver avuto un colloquio con i compagni anticapitalisti Freddy Fuentevilla e Marcelo Villarroel, prigionieri dello Stato argentino nel carcere Nº 11 di Neuquén (Patagonia argentina), sono stati fermati 4 compagni provenienti dal Cile, dalla Francia e dall’Argentina. I 4 sono stati minacciati e torturati dal personale del commissariato Nº 20 della provincia di Neuquén.
Sottoposti ad un intenso interrogatorio, condito di insulti razzisti, di minacce di fucilazione e di violenze sessuali per le compagne, alla fine sono stati rilasciati non senza avvertirli di non tornare a visitare i detenuti perché saranno fucilati. Le ostilità dei carcerieri e degli sbirri non sono finite lì, nei giorni successivi altri compagni solidali di Neuquén hanno ricevuto minacce di morte ed altre intimidazioni.
Sappiamo che quel che i servi dello Stato e del Capitale perseguono con questo modo di fare è di frenare la crescente solidarietà verso i compagni Marcelo e Freddy, solidarietà che va al di là delle frontiere e delle convenienze politiche. Non vediamo questo fatto come una situazione isolata da quel che oggi si vive in quella provincia, anzi si tratta della continuità di una politica di terrore e di repressione, che ha il suo precedente nella fucilazione da parte della gendarmeria argentina del docente Carlos Fuentealba, sotto il governo provinciale di Sobisch, e che oggi continua con il governatore Sapag, entrambi dirigenti carnefici dello stesso partito (MPN).
Quel che si vive nella provincia di Neuquén è lo stesso che si subisce in tutta l’Argentina, con centinaia di assassinii dal ripristino della Democrazia, con la desaparición de Luciano Arruga e di tanti altri, con le carceri piene di prigionieri sottoposti alle constanti vessazioni dei guardiani di turno. Sappiamo che qualsiasi Stato ha bisogno della violenza per potersi mantenere e che qualsiasi dissidenza reale sarà repressa e punita. Senza spirito vittimista ed attenti alla guerra sociale in cui ci tocca agire, solidarizzando con i compagni minacciati e torturati, estendendo la richiesta di Freddy e Marcelo per la loro non espulsione in Cile per il rifugio politico in Argentina, giovedì 23 luglio manifesteremo davanti alla Casa di Neuquén, a Buenos Aires

Anarquistas

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Saluto di Marco Camenisch alle compagne e ai compagni del Cile

 

Caro compagno*,
ti prego di far avere alle/ai compas del Cile ed altrove questi saluti e questo semplice ma forse importante suggerimento da parte mia.
L’ultimo, mi permetto di esprimerlo perché ho fatto esperienza, perché anche guerriglia molto esperta “non ci aveva mai pensato” a questo e simili banali accorgimenti salvavita nel pericoloso maneggio artigianale delle polveri “esplodenti”!
Perciò anche da parte mia dal carcere svizzero un forte abbraccio solidale alle nostre compagne ed ai nostri compagni del Cile! Onore al compagno Mauricio!!! Quel che
vale a maggior ragione per le nostre guerriere e i nostri guerrieri cadute/i combattendo, vale anche per noi sequestrate/i dal nemico: chi continua la lotta, la più alta solidarietà, ci mantiene in vita e tra loro, perché la nostra comunità è quella in lotta. Inutili (persino al
nemico…) e tragedia per la lotta sono solo e proprio coloro che, immancabilmente, quando combattendo moriamo o cadiamo nelle mani del nemico, alzano il loro dito ipocrita sparlando di “morte inutile”, di carcerazione inutile, di “tragedia”, ecc.
Da veterano combattente, con dolore, ma anche con umiltà, rifletto sulle cause possibili di tali incidenti. Se fosse un corto circuito (magari azionando il timer) di un innesto elettrico a scintilla immerso direttamente nella carica di polvere nera? Allora c’è un semplice accorgimento per evitarci morti, ferimenti e carcere. Ben preparato, non pregiudica il successo ed i tempi (sul luogo, di ritardo) dell’operazione. Bisogna sempre inserire
una miccia a lenta combustione (o più, parallele, sono di facile autoproduzione) tra innesto elettrico a scintilla da un lato e carica dall’altro lato, miccia che in caso d’accensione prematura e/o involontaria sia visibile/udibile durante il trasporto e le manipolazioni per l’attivazione, e lunga quei secondi ossia centimetri necessari per mettersi in sicurezza e, possibilmente, per strapparla o tagliarla disinnescando la carica e così garantendo anche la sicurezza di eventuali passanti; e, ovviamente, ancor più sicuro è organizzarsi per inserire con una mossa la miccia/le micce nella carica solo sul luogo dell’attacco dopo aver attivato il timer del circuito elettrico.

marco camenisch, lager di Regensdorf, 27.05.09

marco camenisch
postfach 3143
8105 Regensdorf
Svizzera

*Archivio Severino Di Giovanni

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Gabriel Pombo Da Silva – Lettera postuma a Mauri

“Perché se gli ultimi devono essere i primi, non potrà essere se non dopo uno scontro a morte tra i due protagonisti. Quella volontà affermata di far passare gli ultimi in testa alla fila, di farli ascendere ad un ritmo (troppo rapido, dicono alcuni) sui gradini che definiscono una società organizzata, non può trionfare se non quando vengono messi sul piatto della bilancia tutti i mezzi inclusa, ovviamente, la violenza…” 

Frantz Fanon (I dannati della terra)

Aachen, 27 maggio 2009
Caro Mauri,

oggi,
un compagno in comune è venuto a darmi la notizia della tua morte…
Sapere che non sei più fisicamente tra noi è un qualcosa che mi ha
profondamente colpito…
Certo, la mia commozione non è “identica”
a quella dei tuoi genitori (i quali abbraccio e accompagno nel loro
dolore), in quanto i nostri genitori desiderano che sopravviviamo ad
essi, che continuiamo a vivere, che costituiamo una famiglia… cose
del genere. L’amore di una madre non si cura delle
condizioni/condizionamenti di natura politica… Ma vivere è ben più
che sopravvivere, perdurare, “riprodursi” e così via. Vero?
Non è la tua morte quella che ci spinge ad agire, ma quel che hai incarnato
in vita: un’esistenza ribelle e solidale, anarchica e
internazionalista, compagno dei compagni: prigionieri e/o “liberi”…
La tua morte è un “incidente”… avviene in tutte le “professioni”, in
tutti i lavori, da tutte le parti… ed è anche una disgrazia…
La tua bomba non era rivolta contro il Popolo, contro la buona gente, contro la gente povera o “innocente”…
Il tuo ordigno artigianale era rivolto contro un simbolo/struttura del
dominio e della repressione: dominio e repressione che colpiscono noi
tutti; anche se siamo in pochi quelli che scegliamo di colpire chi ci
opprime con “qualcosa in più” dei seri discorsi da “anarchismo
accademico”…
La complicità non scaturisce da “sentimentalismi
sbavanti”, ma dal nostro riconoscerci in tutti quelli che, come noi,
lottano/lottiamo per giungere alla fine del dominio partitocratico e
capitalista, del controllo sociale e di questa abominevole
rassegnazione politica…
Trovare complici che combattano (e
comprendano teoricamente) tutto lo spettro del dominio (non solo gli
aspetti “parziali”… anch’essi importanti) e farlo con tutti i mezzi è
un qualcosa di raro in questi tempi d’alienazione, conformismo,
annichilimento… ma ce ne sono; e tu ne sei un esempio.
Non è strano che i pennivendoli (nemmeno è un “caso”) scrivano nei loro
giornalacci del tuo “corpo martoriato”, delle “viscere sparse”, ecc. …
per descrivere la tua morte. La tua morte “deve” servire per intimorire
gli “altri”, per screditare le idee, per negare l’azione contro la
reazione… La tua morte “deve” essere investita politicamente e
ridotta ad un “avvenimento”: cose che “accadono”… come se la
dittatura capitalista e l’oppressione non possano esser messe in
discussione… solo le nostre morti/detenzioni/torture devono essere
“avvenimenti” perché noi siamo esclusi dalla condizione di “soggetto”;
perché siamo nulla/niente… Ma è proprio così?
Tutti noi, i nessuno, gli annullati, i “radicali”, che non valiamo nemmeno il prezzo
di una pallottola, siamo pienamente coscienti di tutto, del ruolo che
svolgono i media e tutte le istituzioni dello Stato/Capitale.
No… non ci spaventa vivere o morire con dignità, perché è proprio questo (e
molte altre cose) che ci differenzia sostanzialmente da tutti i
“tele-colonizzati”, gli “zombi”, i “transfughi”, i “mercenari”, i
“venduti”, ecc., ecc. …
Non ti piangeremo (anche se soffriamo per
la tua perdita) ma ti emuleremo. A proseguire sul tuo sentiero, a
continuare nell’impegno per la solidarietà ed il mutuo appoggio, ad
organizzarci in maniera informale e a diffondere le idee!
Inutile dire che là dove si fabbrica la “opinione pubblica”, là dove si
traffica/specula con quel che è in comune per privatizzarlo; là dove si
commercia/regola/amministra la nostra esistenza; là dove si sperimenta
sugli atomi e sulle nanotecnologie, ecc., ecc., là saranno/saremo tutto
noi che abbiamo la stessa idea/intenzione che ha animato la tua vita
compagno Mauri… sempre presente!

Gabriel
Aachen, Germania

Gabriel Pombo Da Silva
c/o JVA Aachen
Krefelderstrasse 251
52070 Aachen
Deutschland

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