Cile – Sullo sgombero e sulla demolizione de “La Idea”

Quasi due settimane fa, giovedì 4 marzo 2010, è stata
demolita quella che era la casa occupata “LA IDEA”. La
demolizione è stata effettuata da operai scortati dalla
polizia, quest’ultima agli ordini dei padroni di una impresa
costruttrice che da qualche tempo reclamava la proprietà
dell’edificio (cioè, l’impresa aveva cercato di farci lasciare
il posto con tutti i mezzi, non riuscendoci avevano desistito).
L’argomento che la polizia ha utilizzato per poter entrare nella
nostra casa è stato che al suo interno ci fossero degli
oggetti sottratti da uno show-room, localizzato a pochi metri dal
nostro spazio occupato. Così, di mattina e come son soliti
fare, sono entrati sul retro della casa, luogo protetto solo da
un’armatura in legno. Al momento dell’ingresso dei poliziotti-operai
non c’era nessuno/a compagno/a, per cui lo schifoso compito è
stato realizzato con facilità, distruggendo completamente il
posto, lasciando molte delle nostre cose sotto le macerie. In
seguito, quando sono entrati in azione i mezzi per la demolizione,
gli stessi poliziotti che scortavano gli operai hanno detto che c’era
un’accusa contro di noi per un furto con la sottrazione di alcuni
milioni di pesos cileni e che non ci fossimo presentati ci avrebbero
automaticamente arrestato con questa accusa (è una situazione
che non è ancora chiara, anche se non scartiamo alcuna
ipotesi). La casa stava per compiere 1 anno e 8 mesi d’occupazione,
le cose non sono state facili, sapevamo che questo mese bisognava
stare attenti e che ogni passo doveva esser fatto con attenzione.
Mancavano solo dei dettagli affinché uscissimo con delle
fanzine di taglio insurrezionale (edizione che dovrà attendere
un po’), tra le altre cose che stavamo seguendo.

La tensione è stata una costante, come il coraggio per restare
lì, sapendo che in qualsiasi momento avremmo avuto a che fare
con la polizia, il carcere o qualsiasi attacco repressivo. E’ per
questa ragione che molte delle persone che frequentavano la casa si
sono allontanate. Ciò nonostante, era chiaro il cammino da
seguire. Saremmo rimasti fino alla fine, attenti, solidarizzando (in
tutte le maniere possibili) e affratellandoci con tutti quelli che
dichiarano la guerra alla società in tutte le parti del mondo.
Nella quotidianità, abbiamo affilato come il migliore dei
pugnali quello dell’insurrezione, abbracciando le pratiche e le idee
antiautoritarie. Successi ed errori hanno cementato le relazioni tra
di noi, cercando sempre di apprendere e di far qualcosa per
accelerare la caduta di questa forma di vita. Adesso, siamo accusati
di furto, d’una usurpazione della proprietà altrui, la
proprietà di un ricco o diversi tra essi. Di fronte a tale
accusa, dichiariamo: non crediamo nella proprietà, non cadremo
nel loro processo, non riconosciamo le leggi e molto meno le loro
accuse. Ogni gesto ha le sue conseguenze e le accettiamo
furiosamente, tutto ciò solo aumenta l’odio verso i nostri
nemici, quelli che muovono le fila ed anche le patetiche marionette
di cui si servono per portare a termine la loro società di
carcere. Diciamo che prenderemo tutto quel che è alla nostra
portata (ed anche all’infuori di essa) per concretizzare i nostri
desideri.

In tale contesto, è finita “La Idea“, resta un
luogo nelle nostre teste che racchiude ricordi di esperienze
collettive ed individuali. Molti sono stati i fratelli con i quali
abbiamo stretto legami sinceri di fratellanza, solidarietà ed
affinità. Alcuni continuiamo a vederli, altri sono lontani ed
altri non ci sono più. Tutti voi vivete in noi, il vostro
fuoco arde più che mai perché le vostre azioni parlano
da sole. Nella nostra memoria resta ogni momento, ogni iniziativa per
i prigionieri, dibattiti e cene benefit. Restano le attività e
le situazioni in cui abbiamo condiviso uno sguardo, una parola o un
abbraccio che hanno ridicolizzato tutte le parole del mondo.
Ricordiamo anche i duri colpi repressivi che si sono tradotti in
molteplici persecuzioni, fermi e perquisizioni, culminati con
l’arresto di Cristian Cancino Carrasco. Eppure
continuiamo, sapendo che nulla è per sempre, men che mai la
nostra cara idea (casa), anche se i sentimenti di rabbia, pena
e frustrazione continuano ad esser forti dentro di noi. Così
forti, come la nostra visione della vita, puntando sempre alla
distruzione di questa e qualsiasi tentativo di società,
cercando sempre la rivolta. Ringraziamo i fratelli e le sorelle che
ci hanno accompagnato in ogni momento, fornendoci il sostegno
insorgente. Non saranno mai soli/e.

Signori, avete fatto il vostro gioco, adesso noi faremo il nostro. Se la
vostra intenzione era quella di demoralizzarci od intimidirci, vi
siete sbagliati. Sappiate, autorità varie (magistrati,
giudici, poliziotti, giornalisti, cittadini, ecc.) che nulla finisce
con uno spazio svuotato, nulla muore tra le macerie. Al contrario, il
germe dell’odio fluisce nelle nostre vene come la peste, come il più
letale dei colera in uno stato di febbre incessante verso lo
sconquasso del tessuto sociale.

In costante scontro per le strade di questo gigantesco carcere,
proseguiamo con passo fiero, essendo gli eterni nemici del potere e
di qualsiasi forma d’autorità, facendo della complicità
una pratica quotidiana. Guerra antisociale su tutti i fronti.

LA IDEA

sabato, 20 marzo 2010

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