Barcellona – Attaccata una concessionaria Porsche

fonte: Barcelona Indymedia, 12.04.10

La notte dell’11 aprile, abbiamo deciso di fare una “visita”
al distretto bene di Sarria/San Gervasi, fermandoci davanti alle
vetrate della concessionaria Porsche, in calle Bonanova. Abbiamo
lasciato un ordigno incendiario composto da bottiglie di benzina
unite a 4 bombolette di gas da campeggio ed un sistema ritardante. I
danni provocati “questa volta” sono stati minimi rispetto
ai nostri desideri. Ci dispiace non aver rovinato la schifosa notte
tranquilla agli abitanti del quartiere e non aver visto bruciare
tanto lusso. Una sola di quelle auto costa più della gran
parte degli stipendi che si possono guadagnare in un’esistenza.

Abbiamo preso la decisione (con le ovvie difficoltà di
addentrarsi in un territorio nemico, pieno di videocamere e
vigilantes) di andare ad attaccare uno dei tanti quartieri bene della
città di Barcellona, abitati da miserabili umani sfruttatori e
complici di tanta barbarie.

Ci invitiamo come insorti ad “affinare la mira” delle nostre
azioni, in modo che i ricchi possano sentire sulla loro pelle la
paura che hanno cercato d’inculcare a tutti gli sfruttati di questa
maledetta società.

Per i nostri nemici di classe: sogniamo un qualche giorno di veder
bruciare tutte le vostre proprietà.
Con questo gesto simbolico, inviamo uno speciale caldo saluto a Giannis Dimitrakis
rinchiuso nelle celle greche, prossimo al processo d’appello.
Alla prossima

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Il maremoto per i mapuche – La furia di Kay Kay

“Molta gente ride di queste cose, dice ‘sono storie di indios’ ma hanno una
grande verità” sottolinea Marihuan. E’ questa verità
quella che un contadino mapuche ha comprovato la notte del 27
febbraio quando, dalla collina dove si trova la sua casa, ha sentito
che Tren Tren avvertiva i suoi di un grande pericolo: Kay Kay, il
serpente signore dei mari, si stava svegliando.”

articolo di Pedro Cayuqueo
– Temuko, Wallmapu (territorio mapuche) – 07.04.10

fonte: Azkintuwe.org

Un grande cataclisma segna l’origine del mondo e marca la vita mapuche.
Il mitico racconto “
Tren
Tren e Kay Kay
” si riferisce ad una grande inondazione che colpì la terra e
che, secondo le credenze, tornerà a ripetersi se i mapuche
abbandonano la loro cultura e la particolare relazione di rispetto
verso la terra.
“Lì nel mare, nel più profondo, viveva un grande serpente che si
chiamava Kay kay, una weza newen o forza negativa, dello squilibrio e
del caos. I mari obbedivano agli ordini di un serpente ed un giorno
iniziarono a ricoprire tutta la terra. Si chiamava Tren Tren e
consigliò i mapuche di salire sulle colline quando le acque
iniziarono a crescere. Così come i mari ricoprivano la terra,
le colline iniziarono a crescere. Quando Kay Kay non ebbe più
altra acqua disponibile, la battaglia tra le due forze terminò.
Molti mapuche non riuscirono a salire sulle colline e si
trasformarono in shumpall. Alla fine si salvarono solo 4 persone, una
coppia di anziani: Kuse (anziana), Fucha (anziano), ed una coppia di
giovani: Ulcha (donna giovane) e Weche (uomo giovane). Gli anziani
trasmisero la loro saggezza ai giovani e questi a loro volta ai
figli, che popolarono la terra una volta che le acque si ritirarono e
l’equilibrio venne ristabilito”.

Il racconto varia a seconda del narratore, ma il sottofondo è lo
stesso.
“Da bambino ci viene detto questo epew (cuento), per insegnarci a non
dimenticare da dove veniamo e qual è il nostro luogo in questo
mondo. Siamo figli della terra e ad essa dobbiamo gratitudine e
rispetto”
segnala Rogelio Marihuan, mapuche del settore di Piedra Alta, nel
comune di Tirúa. Rogelio ha ascoltato il mito dalla bocca di
suo nonno e l’ha trasmesso più tardi ai suoi 3 figli piccoli.
Riconosce che ogni giorno sempre meno gente lo conosce e che
difficilmente un qualche giorno sarà insegnato nelle scuole.
“Molti ridono di queste cose. Dicono ‘sono storie di indios’, ma hanno una
grande verità”
, sottolinea Marihuan. E’ una verità che questo contadino
mapuche ha comprovato la notte del 27 febbraio, quando dalla collina
in cui si trova la sua casa sentì come Tren Tren allertasse di
nuovo i suoi di un grande pericolo: Kay Kay, il serpente signore dei
mari, si stava svegliando.
Il maremoto che ha colpito la costa del Wallmapu, per mapuche come Rogelio, non è il mero
capriccio di placche tettoniche che scorrono, da registrare in scale
Richter o Mercalli. Costituiscono piuttosto segnali o avvertimenti,
avvisi che gli equilibri tra le forze creatrici del mondo mapuche
-risultato di quella battaglia originale raccontata nel mito-
iniziano a vacillare. Per questo quella notte, mentre 3 grandi ondate
distruggevano i pochi chilometri dalla sua casa e l’isola Mocha e la
località costiera di Tirúa, Rogelio ha riunito tutta la
sua famiglia e s’è incamminato verso i settori più
alti. Non è stato l’unico. Al suo fianco, illuminati dalla
luna piena, decine di contadini e di pescatori mapuche-lafkenche,
membri della sua comunità, facevano lo stesso. Nessuno aveva
con sé beni materiali. Una volta in cima e con la silhouette
dell’isola Mocha illuminata dala luna alle loro spalle, hanno dato
il via ad una preghiera tradizionale. Al suono dei kultrun e della
pifilka, Rogelio ed i suoi hanno danzato ed hanno donato alimenti
come offerta alle ngen (forze) della terra fino a che il sole ha
illuminato il disastro da lontano. Tirúa, lo storico comune
amministrato da una serie di sindaci mapuche, era praticamente in
rovina. Responsabili del disastro erano state le tre gigantesche
ondate che, tra le 4 e le 6 della mattina di quel fatidico giorno,
hanno devastato il paese dalla foce del fiume, distruggendo
letteralmente tutto al loro passaggio, incluso l’edificio del comune,
una piazzetta cerimoniale orgoglio delle comunità della zona,
ed un settore di almeno 3-400 metri di case e locali commerciali.

Sono state decine le comunità mapuche che dopo il maremoto
hanno tenuto dei nguillatunes. Sebbene le più colpite siano
state le zone del lafkenmapu (settore costiero del País
Mapuche), in tutto il territorio si sono tenute delle cerimonie per
placare la furia di Kay Kay. “In generale, la gente mapuche della costa s’è rifugiata
spiritualmente nello stesso mare in quanto è lo stesso
ngenlafken ad esser consultato su quel che verrà. Per esempio
molta gente, una volta terminate le scosse, all’alba s’è
diretta alle colline vicine al mare o sulla stessa riva per
effettuare delle offerte e per recitare dei llellipun, per chiedere a
Mankian ed al NgenLafken, che cosa stava per accadere… sia a
livello individuale che familiare. In seguito a livello collettivo,
molte comunità o rewe, comunità aggruppate, si sono
riunite ed hanno realizzato la cerimonia del lefkontupurun, che
corrisponde alla preghiera comunitaria quando ci sono situazioni
complesse o tristi”
segnala Jaqueline Caniguan, poetessa e linguista di Puerto Saavedra.
Figlia di una nota machi del territorio lafkenche, Caniguan ha
vissuto il terremoto assieme alla sua famiglia nel settore La Caleta.
Lì, si trova la sua casa. Ai piedi del monte Wilke. A sole
poche centinaia di metri dalla spiaggia.
Paradossalmente, i danni provocati dalle tre grandi ondate a Saavedra sono stati minimi,
a differenza del maremoto del 1960 che distrusse completamente la
città-porto, costringendo la successiva ricostruzione sulle
colline. Jaqueline non vide quel che accadde allora, ma sì
Margarita, la madre scomparsa. E’ stata lei ad insegnarle che la
terra avverte sempre i suoi figli sul pericolo imminente.
“Lei
mi diceva: la natura avvisa sempre, ci sono segni che vengono
attraverso il pewma, i sogni, ed altri che uno può
identificare nella stessa natura, per esempio lo zampillo delle acque
e quel che accade con i pesci”

ci dice.
“Chi s’è ricordato della grande mortalità tra i pesci
avvenuta tempo fa a Queule?”
si domanda Jaqueline. “O
i sogni sconvolti che abbiamo avuto le settimane precedenti?… Va
bé, una buona scossa serve magari per tornare alla scienza dei
nostri popoli originari. In questi giorni abbiamo visto che manca la
luce, che i cellulari non funzionano, nulla… Allora, bisognerà
ricorrere all’uso degli aliwen per trasmettere messaggi, vedere se i
ruscelli zampillano o se i pozzi si seccano rapidamente, ascoltare di
più l’abbaiare dei cani e tutte quelle cose che vengono
definite superstizioni, ma che sappiamo che in passato
corrispondevano a serie osservazioni, effettivamente scientifiche”
sottolinea.

Per Jaqueline, il terremoto ed il successivo tsunami hanno
lasciato una grande lezione. “Ho
ascoltato quel che i vecchietti stanno dicendo nelle loro preghiere
ed una delle cose che mi ha più colpito è quando essi
dicono ‘che questo terremoto faccia tremare i nostri cuori, affinché
apprendiamo ad ascoltare con il cuore, con il pensiero, con la
testa’… Oggi, noi mapuche non sappiamo “vedere” i segnali
che si manifestano nella stessa natura. Sarà sempre così!
La terra si manifesta inviando segnali che se si sanno interpretare,
evitano che accadano catastrofi… La terra è molto saggia, se
crediamo nel concetto di una madre, allora le madri sempre avvisano i
propri figli, in modo che non soffrano. Ma in questa occasione è
avvenuto che noi figli siamo sordi ed abbiamo perso la capacità
di ‘andare più in là’, di ‘leggere la natura’. I vecchi
mapuche erano dei veri scienziati che potevano leggere con precisione
queste azioni della natura, per questo hanno ordinato il tempo ed i
suoi dettagli, stabilendo la rotondità della terra molto prima
che in Europa, hanno identificato i cicli della terra, le sue
stagioni, ecc… siamo noi, le nuove generazioni, che stiamo
rimanendo ciechi di fronte a tutto ciò”
si lamenta Caniguan.
Dopo il maremoto del 1960, il più devastante da quando ne vengono registrati nel pianeta, le comunità
non solo organizzarono nguillatunes e preghiere. Ci fu anche un
polemico sacrificio umano che molta gente oggi collega ad una
leggenda locale. Ma il sacrificio ha avuto luogo. Avvenne la sera del
22 maggio, un giorno dopo il fatidico maremoto che distrusse il porto
fluviale di Valdivia. Quella sera José, un bambino di 5 anni,
con l’autorizzazione di suo padre, venne sacrificato dalla machi
Luisa María Namuncura e venne lanciato nelle settore di
Collileufu. Alcuni dicono che venne lanciato intero, altri che lo
smembrarono. Quel che è certo è che il cadavere non
venne mai trovato. La machi, assieme a sua sorella Juana, al nonno
del minore, Juan José Namuncura Paiñao e Juan Paiñao,
che avrebbe lanciato il bambino al mare, furono in seguito arrestati
e condannati dalla giustizia cilena. La sentenza venne dettata
dall’allora giudice sostituto Ricardo Aylwin, cugino dell’ex primo
presidente della repubblica della Concertación. Il caso
assunse rapidamente un rilievo internazionale. A studiarlo intervenne
addirittura lo scomparso Instituto Indigenista Interamericano, con
sede in Messico. Intanto, la Corte Suprema de Justicia nominò
in quegli anni una commissione di antropologi, composta tra gli altri
dal saggio lituano Alejandro Lipschutz in modo che analizzassero il
fatto e redigessero una perizia.
La conclusione alla quale si giunse fu che il sacrificio del bambino obbediva ad una pratica
culturale. Assolutamente estrema, ma comunque culturale. E’ che nella
cosmovisione mapuche più è grave l’azione verso
l’essere umano, più grande dev’essere il sacrificio per
ristabilire l’equilibrio rotto tra le forze in campo. Così
scrissero i ricercatori e così venne accettato dalle autorità
dell’epoca. Per via di quella perizia, la machi fu liberata dalle
responsabilità e con lei le altre persone che avevano
partecipato al rito. Ciò nonostante trascorsero lunghi anni
nel carcere di Imperial prima di esser scarcerati. Si racconta che,
fino al giorno della sua morte, la machi non intese mai perché
la giustizia li accusasse di assassinio; ed i suoi vicini, gli
abitanti di Saavedra, di praticare la stregoneria. Jaqueline ha
conosciuto questa storia dalla bocca di sua madre. E la ricorda con
profonda tristezza.
“quel sacrificio è presente nella memoria collettiva della zona di
Budi. Venne realizzato da una machi che sognò di doverlo fare.
Molti mapuche non reagirono favorevolmente a quell’azione. Fino ad
oggi scatena polemiche. A livello personale mi provoca una gran
tristezza, perché conosco le canzoni che raccontano la storia
e sono molto tristi, perché in esse si racconta come il
piccolo che fu sacrificato pregasse di non esser ucciso. Per me è
un ricordo doloroso”
conclude.

*
Reportage originariamente pubblicato sulla rivista Punto Final /
www.puntofinal.cl

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Buenos Aires – Distruzione di auto

fonte: Ai Ferri Corti, 10.04.10

La convivenza tra le persone non si realizza attraverso le macchine,
esse servono alla gente nelle attività quotidiane e
sostituiscono l’azione per l’inazione, generando apatia, sfiducia e
autorità.

Abbiamo provocato la distruzione di auto a Villa del Parque per ricordare ai
compagni che la lotta per l’emancipazione totale ha bisogno di molte
cose, dalla coscienza personale e la conoscenza, alle pratiche più
violente e complesse per attaccare i poteri che governano le nostre
esistenze.

Núcleo Ludita

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Grecia – Duro colpo a “Lotta Rivoluzionaria”

ATENE, 11 APR – La polizia greca ha annunciato di avere inferto un duro colpo alla principale organizzazione armata insurrezionalista, Lotta Rivoluzionaria (Ea), arrestandone sei membri, fra cui due donne, nel corso di una vasta operazione antiterroristica.
Secondo le fonti della polizia, durante gli arresti, avvenuti ieri, i primi di tale importanza dopo l’emergenza del gruppo nel 2003, e’ stato sequestrato software collegato a Ea, armi e materiale per fabbricare bombe.
Ea, considerata erede dell’organizzazione armata marxista 17 Novembre, smantellata nel 2002, rivendico’ nel 2007 l’attacco con un missile contro l’ambasciata americana ed ha compiuto numerosi attentati. Ultimi quelli, ad alto potenziale ma senza vittime, contro la Borsa di Atene e contro una compagnia di assicurazioni. In un documento dei mesi scorsi Lotta Rivoluzionaria aveva preannunciato nuovi “grandi attentati” contro “i responsabili della crisi economica”, denunciando la politica del premier socialista, Giorgio Papandreou, come “il piu’ grande attacco classista e sociale del dopoguerra”.

ansa dell’11 aprile 2010

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Attacco incendiario contro una concessionaria Peugeot in Cile

fonte: Liberación Total, 09.04.10

Comunicato:

“Alcuni giorni fa, assieme a dei compagni, militanti della lotta contro il capitale, abbiamo deciso spontaneamente di pianificare un attacco per scuotere la passività della notte, scuotere la tranquillità degli imborghesiti e per questo abbiamo deciso di bruciare e di attentare contro la concessionaria Peugeot di Antofagasta…

Rivolgiamo un appello agli organizzati ed a quelli che non lo sono a scuotere la tranquillità della borghesia, a bruciare il capitale e non lasciar vivere tranquilli questi assassini che, attraverso il capitalismo selvaggio, ci schiavizzano giorno dopo giorno.

No allo Stato di polizia nel governo del pinochetista Piñera!

Per un compagno caduto, se ne solleveranno mille!

Per i nostri assassinati in democrazia, né un minuto di silenzio e tutta una vita di combattimento!

Viva l’Anarchia!”

Núcleo Internacionalista e Insurrecto Severino Di Giovanni

Antofagasta, Cile.

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Escritos internacionalistas de “Hermanas en armas-Núcleo Mauricio Morales/FAI”

fuente: http://liberaciontotal.entodaspartes.net/archives/9061

Nota por Liberación Total:
Lo siguiente corresponde a comunicados de un grupo de la
FAI (informal)Hermanas en armas-Núcleo Mauricio Morales/FAI” respecto al envio de paquetes explosivos en Italia. Relacionados al final.

Nota por lxs traductorxs:
Con algo de problemas en la traducción y una imperdonable tardanza, hemos buscado reflotar el mensaje en la botella, ayudando a romper el cerco represivo y mediático. Dejamos en claro para efectos represivos y mediáticos que los/las traductores/as no pertenecen ni conocen a los/las compañeros/as de “
hermanas en armasNúcleo Mauricio Morales/FAI”, aun así, si se reconocen y hermanan profundamente en las ideas/practicas informales y anárquicas.
Agregamos también la traducción que otros/as compañeros/as ya hicieron circular por internet de la primera parte del comunicado, enviado a los medios.
Lamentamos sinceramente la tardanza y aun esperamos contribuir a la necesaria comunicación entre distintos países.

Los/as traductores/as

OPERACIÓN: COMETE A LOS RICOS, FUEGO AL CIE

Con una mano suave y la otra armada, así expreso mi solidaridad ganando en cada batalla una suma preciosa de
libertad”

16 de diciembre: 3:00. AM Milano.

2 kilos de dinamita voluntad revuelta y destrucción.
Quien no aterroriza, se enferma de terror

Elegimos golpear cuando menos te lo esperas. En una fría noche de invierno el sonido de una explosión ilumina la palabra solidaridad, que regresa a su legitimo significado concretizando en el ataque a un puesto del dominio, donde se forman los nuevos instrumentos y aparatos de la capital, donde se agudizan las armas cortar la garganta de los explotados. La indignación moral para la construcción de cada vez más campos de concentración en el “civilizado” occidente, a partir del siglo XXI, se transforma en acción. No cultivamos heroísmo con esta acción simplemente compartimos los riesgos que hermanos y hermanas inmigrantes viven cotidianamente sobre su piel.
Que el miedo cambie de signo y que sean ricos y poderosos los que tiemblen, nosotros bailaremos.

Cerrar inmediatamente los centros de identificación y expulsión para inmigrantes o empezara a correr la sangre de los amos.

Hermanas en armas-Núcleo Mauricio Morales/FAI

Por radio, periódico y sitios del movimiento….

Algunas líneas más al comunicado enviado a los medios del régimen. Esta, nuestra primera acción y la respuesta al
llamado publico hecho por Gabriel Pombo da Silva en solidaridad internacional con las luchas que se están dando afuera y dentro de las cárceles en todo el mundo, mediante una huelga de hambre del 9 al 16 de noviembre y del 16 al 23 de diciembre. En la segunda semana de lucha nosotros hemos dado nuestra contribución.
Gabriel Pombo da Silva y a todos en la oscuridad, a él de preferencia aunque no conociéndolo en persona nuestro
agradecimiento por las valientes palabras y la determinación que nos ha dado y sigue dando mucha fuerza. Antes del fin de la segunda semana una bomba exploso y el comunicado llego sin censura. A nuestro breve escrito de la reivindicación llegado a los medios agregamos un “mensaje en una botella” dirigida a compañeros de otros países, con un anexo del “pacto asociativo”. Seria importantísimo para nosotros que los escritos se pongan en circulación íntegramente, sobre todo en sitos del movimiento. Gracias de ante mano por el riesgo que les llevara expresar nuestras palabras, cuanto mas expresamos nuestro agradecimiento a aquellos que sin compartir nuestra acción,
también propagan nuestro mensaje, en esto consiste lo segundo, la grandísima importancia que le damos a la contrainformacion revolucionaria

-Hermanas en armas-Núcleo Mauricio morales/FAI-

Mensaje en una botella.

Palabras al movimiento anárquico internacional de “hermanas en armas-Núcleo Mauricio Morales” con una mirada particular a las fértiles insurgencias en tierras Griegas y Chilenas. Este grupo nuevo, quiere recordar a Mauricio Morales combatiente anárquico chileno muerto en el curso de una acción. Después de largas discusiones decidimos utilizar la herramienta organizativa informal y adherimos al proyecto de la FAI (Federación anárquica informal), aunque no habiendo un contacto directo con los compañeros que ya forman parte de ella.

Creemos que es bueno no saberlo por razones de su y nuestra seguridad. Gracias a esto, existen por docena los grupos de afinidad, que por mas de diez años han concretado acciones en Italia, sin caer en las garras de la represión (Cooperativa artesanal del fuego y afines, brigada 20 julio, solidaridad internacional, revuelta anónima tremenda, célula armada por la solidaridad internacional, célula metropolitana, núcleo revolucionario Horst Fantazzini, etc.) Nuestra contribución al debate en el ámbito de la FAI busca ampliar el pacto de apoyo mutuo fuera de los estrechos límites de un solo país, no es coincidencia de que hoy hemos elegido adherir a la campaña de lucha internacional propuesta por algunos revolucionarios anarquistas en las cárceles. El pacto de apoyo mutuo y la columna vertebral de la FAI se amplia mas allá de los limites individuales para amplificar mayormente el impacto solidario y de apoyo a los prisioneros en la participación de la lucha social en curso.

Si el pacto de apoyo mutuo podría servir para ampliar los grupos ya existentes, como en Chile y Grecia (Chile: Individualidades anárquicas en guerra contra la sociedad, brigadas autónomas y rebeldes norma Vergara Cáceres, banda armada y desalmada jean Marc roullian, etc. Grecia: Conspiración de células del fuego, comando Mauricio morales duarte, etc.). Y de actuar reconociéndose en la practica de la lucha armada para dar mas ventaja a las luchas en curso en los distintos países. A la globalización del dominio respondemos con el internacionalismo de la campaña insurrecta y el incremento de las redes de apoyo: Los ataques a las embajadas, consulados y todas las formas de
intereses económicos y políticos de cada país a la creación de una red solidaria antirrepresiva por el apoyo a quienes se ven obligados a estar en clandestinidad

A los slogan preferimos palabras sencillas: Como un solo grupo” hermanas en armas-núcleo Mauricio morales” en este momento nos estamos moviendo contra el CIE (Centro de Identificación y expulsión) reales campos de concentración donde están encerrados hombres/mujeres cuya única culpa es emigrar de un destino de miseria a uno de explotación.

Los “extranjeros” llamados clandestinos en la costa italiana después de que arriesgan su vida continúan corriendo riesgo de muerte y violencia en el interior del CIE: Las noticias diarias nos hablan de historias de “suicidios”, palizas y violencia sexual perpetrada al interior del CIE con el beneplácito de entidades tales como la cruz roja. Golpear a los intereses del gobierno Italiano en el extranjero y la cruz roja internacional seria una enorme contribución a la lucha por la abolición del CIE. Les estamos pidiendo que se unan a nuestra campaña:
“COMETE A LOS RICOS, FUEGO AL CIE”. Y recibir su contribución teórica práctica y/o propuesta organizativa. No tenemos la verdad en el bolsillo, pero la informalidad y acciones directas son puntos cardinales de nuestro actuar. Al final de este escrito agregamos el “viejo” pacto asociativo. Precaución, ya que la represión “sin fronteras”, hace que sea imposible conocernos en persona, no es un limite para la comunicación, comunicarnos “solo” a través de la propaganda por el hecho y el mensaje solidario es nuestro vehículo. Sepan que las “hermanas en armas-núcleo Mauricio morales” están dispuestos y receptivos para recibir su mensaje en una botella, ya sea navegando por los mares de la información del movimiento ya sea vengan atreves de las acciones, estaremos listos para responderles

Hermanas en armas-Núcleo Mauricio morales/FAI.

Pacto Asociativo de la FAI (Federación Anarquista Informal):

QUIENES SOMOS. Para superar los límites de la proyectualidad individual y para
experimentar las potencialidades reales de la organización
informal, en nuestro caso la de una federación de grupos de
acción o individuos, hemos dado vida a la Federación
Anarquista Informal. Convencidos de que solo una organización
carente de centro decisional, caótica y al mismo tiempo
horizontal donde ningún grupo o jefecillo imponga su autoridad
puede satisfacer nuestra necesidad de libertad aquí y ahora.
Aspiramos a un instrumento organizativo que refleje en sí la
visión de la sociedad anárquica por la que
luchamos.
Instrumento organizativo, por tanto no seguir las
huellas de un partido armado de vieja memoria, no una organización
destinada a la búsqueda de adeptos: un instrumento, la
organización informal, que se utiliza para probar la eficacia,
la capacidad efectiva de aumentar la cualidad y continuidad del
actuar revolucionario, instrumento organizativo de otro modo inútil
y destinado a autodisolverse.
Conciliar organización y
debate teórico/práctico con el anonimato de
grupos/individuos es posible mediante un diálogo difundido a
través de las acciones: que además de aportar su
específico discurso destructivo vehiculan también otros
mensajes (mediante la modalidad y los medios utilizados, objetivo
comunicación) independientemente de los daños
materiales. Todo esto en la conciencia de que no será seguro
una minoría, por muy bien armada que esté, la que haga
la revolución, pero decididos a no aplazar nuestra
insurrección en espera de que todos estén listos:
convencidos, hoy como siempre, que el más simple hecho directo
contra las instituciones, comunica mejor que millares de palabras.

FEDERACIÓN
porque amamos el sentido de ramificación difusa y horizontal:
federación de grupos o individuos, mujeres y hombres, libres e
iguales unidos por las prácticas de ataque al dominio,
conscientes del valor del apoyo mutuo y de la solidaridad
revolucionaria como instrumentos de liberación. Entendemos la
federación como relaciones estables en el tiempo, pero al
mismo tiempo fluidas, en continua evolución gracias a la
aportación de ideas y prácticas de los nuevos grupos o
individuos que decidan formar parte. Pensamos en una organización
no democrática: sin asambleas plenarias, representantes,
delegados o comités, carente de todos aquellos órganos
que favorecen el nacimiento de líderes, el emerger de figuras
carismáticas o la imposición de especialistas de la
palabra.
La comunicación se basará en el debate
horizontal y anónimo, producto de la práctica misma
(reivindicación de las acciones) y de la difusión de
teorías mediante los instrumentos informativos del movimiento,
en síntesis con la eliminación de la asamblea
sustituida por el debate horizontal-anónimo entre
grupos/individuos comunicados a través de la práctica
misma. La federación es nuestra fuerza, la fuerza de
grupos/individuos que se sostienen en la acción, a través
de un pacto de apoyo mutuo bien definido.

ANARQUISTA
porque queremos la destrucción del estado y del capital para
vivir en un mundo en el que “domine” la libertad y la
autogestión, donde sea posible todo tipo de experimentación
social que no conlleve la explotación del hombre sobre el
hombre y del hombre sobre la naturaleza. Radicalmente adversos a
cualquier cáncer marxista, sirena encantadora que incita a la
liberación de los oprimidos pero es en realidad una máquina
encantadora (engañosa) que aplasta la posibilidad de una
sociedad liberada para sustituir un dominio por otro.

INFORMAL
no teniendo ningún tipo de concepción vanguardista y no
sintiéndonos ni siquiera parte de una iluminada minoría
agente, sino queriendo simplemente vivir ahora y ya nuestro
anarquismo, hemos considerado la organización informal, por
tanto la informalidad, el único instrumento organizativo que
pudiera protegernos de mecanismos autoritarios y burocratizantes
salvaguardando nuestra independencia como grupos/individuos y
garantizarnos un cierto margen de resistencia y continuidad frente al
poder.
La Federación Anarquista Informal incluso poniendo
en práctica la lucha armada rechaza la concepción que
se basa en organizaciones monolíticas, estructuradas de manera
“clásica”: bases, regulares-irregulares, clandestinidad,
columnas, cuadros dirigentes, enormes necesidades de
dinero.
Estructuras a nuestro parecer fácilmente
vulnerables por el poder: es suficiente el clásico infiltrado
o delator para hacer caer como un castillo de naipes toda la
organización o gran parte de esta. Por el contrario en una
organización informal constituida por 1000 individuos o grupos
que no se conocen entre ellos (antes bien, se reconocen a través
de las acciones llevadas a cabo y el pacto de apoyo mutuo que les
vincula) desdichados casos de infiltración o delación
permanecen circunscritos al grupo concreto, sin extenderse.
Además
quien forma parte de la Federación Anarquista Informal es
militante a todos los efectos solo en el momento específico de
la acción y de su preparación, no invierte toda la vida
y proyectualidad de los compañeros, lo que permite encerrar
definitivamente en el desván todo especialismo lucharmadista.
Una vez arraigados el poder encontrará enormes dificultades
para destruirnos.

El
pacto de apoyo mutuo es el motor de la Federación Anarquista
Informal y se centra en 3 puntos clave que se vuelven vinculantes en
caso de que se comparta el planteamiento revolucionario anarquista
antes referido, por tanto, cuando los individuos/grupos eligen
convertirse en parte de la Federación Anarquista Informal:

1.
SOLIDARIDAD REVOLUCIONARIA
.
Cada grupo de acción de la Federación Anarquista
Informal se compromete a proporcionar su solidaridad revolucionaria a
eventuales compañeros detenidos o clandestinos. La solidaridad
se concretizará sobre todo a través de la acción
armada, ataque a estructuras y hombres responsables de la detención
del compañero.
No sirve la eventualidad de faltar a la
solidaridad porque estaría por debajo de los principios sobre
los que se basa el vivir y el sentir anárquico. Por apoyo en
la represión no se entiende obviamente aquel de carácter
de asistencia técnico/legal: la sociedad burguesa ofrece
suficientes abogados, asistentes sociales o curas, para que los
revolucionarios puedan ocuparse de otras cosas.

2.
CAMPAÑAS REVOLUCIONARIAS
.
Cada grupo o individuo una vez iniciada una campaña de lucha a
través de acciones y consiguiente comunicado será
seguido de los otros grupos/individuos de la Federación
Anarquista Informal según los propios tiempos y modalidad.
Cada individuo/grupo puede lanzar una campaña de lucha sobre
objetivos particulares simplemente “promoviendo” el proyecto
mediante una o más acciones acompañadas de la firma del
grupo de acción concreto al que se añade la llamada a
la federación en la sigla. Si una campaña no es
compartida, si se considera necesario, la crítica se
concretizará a través de las acciones/comunicados que
contribuirán a corregir el tiro o a ponerla en discusión.

3.
COMUNICACIÓN ENTRE GRUPOS/INDIVIDUOS
.
Los grupos de acción de la Federación Anarquista
Informal no tienen porqué conocerse entre ellos, no existe la
necesidad que de otro modo se arriesgaría a ofrecer un flanco
a la represión, a liderismos de los individuos y a la
burocratización.
La comunicación entre
grupos/individuos se da esencialmente mediante las acciones mismas y
a través de los canales informativos del movimiento sin la
necesidad de conocimiento recíproco.

FAI

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Attacco incendiario contro un veicolo della polizia in Messico D.F.

tratto da: conspira1970.wordpress.com/2010/04/08/ataque-incendiario-contra-vehiculo-de-la-policia-en-mexico-d-f

Saluti anarchici,

con il presente comunicato rivendichiamo l’attacco incendiario contro un veicolo della polizia appartenente alla S.S.P. nella delegazione Benito Juárez in Messico D.F., proprio al lato di un Ministerio Publico.

Durante la notte di giovedì, 1 aprile 2010, la nostra cellula insorgente ha collocato un ordigno incendiario costituito da benzina, nitro, bottiglie di plastica ed un dispositivo ritardante sotto una pattuglia e giorni dopo abbiamo saputo che ha funzionato come voluto.

Quest’azione è un attacco contro le proprietà dei corpi di polizia che sono i cani di guardia degli interessi dello stato/capitale, che assassinano non solo i compagni lottatori sociali, ma anche per le strade delle persone che non c’entrano nelle relazioni sociali imposte dal capitalismo. Che rubano, che intrigano, che intimidiscono come sono i casi della polizia statale, di quella federale e di quella militarizzata che sono qui per il gran servizio ai potenti come Carlos Slim e Salinas Pliego.

Per noi i poliziotti hanno smesso di essere i tipici lavoratori che per vigilare una banca o per offrire un servizio al capitalismo si guadagnano dei pesos per poter mangiare, senza interessarsi della vera ragione per cui lo fanno. Quei giorni in cui i poliziotti potevano scioperare, che si poteva trattare con essi per evitare di esser arrestati sono finiti, la nuova mentalità dei poliziotti è quella di chi è addestrato per difendere ad ogni costo, fisico ed intellettuale, gli interessi di coloro che si trovano in alto. Essi, come le milizie del capitale, per noi non sono popolo, perché sono gli eserciti al servizio del potere: torturano ed assassinano in difesa degli interessi del capitalismo.
Essi sono gli eserciti al servizio del capitale che arrivano a patti con i narco-trafficanti (narco-paramilitari) per assassinare ed intimidire i lottatori sociali come sta accadendo a Ciudad Juarez e nello stato di Guerrero, in cui i narco-paramilitari hanno sequestrato compagne e compagni per torturarli e poi consegnarli all’esercito o alla polizia e viceversa. Questi sono la polizia ed i corpi di sicurezza che ancora in tanti difendono in questi tempi?

Questa è la polizia contro la quale non avremo alcun problema a sparare in ripetute occasioni quando avremo l’occasione più opportuna! Così come essi hanno sparato ad Alexandros in Grecia, ad Alexis Benumea in Messico, ad Alex Lemun in Cile. Così come essi nello svolgimento del loro lavoro ci pestano, ci perquisiscono, ci mettono addosso la loro droga ed abusano di noi nei quartieri.

I corpi di sicurezza al servizio dello stato sono un ulteriore strumento di controllo sociale, come lo sono le migliaia di
videocamere imposte in tutta questa città.

Ad aumentare gli attacchi contro la polizia!

A diffondere la guerra sociale!

Ad incrementare gli attacchi, più forti e permanenti contro il
potere!

In guerra contro lo stato:

Brigada de acción incendiaria – Compañero Mauricio Morales

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Spagna – Novità sulla situazione di Tamara

tratto da Klinamen.org, 08.04.10

Sono già trascorsi 4 mesi da quel 15 dicembre in cui hanno
sequestrato la nostra amica e compagna Tamara. Ancora oggi ha
la posta censurata e l’impossibilità di avere colloqui con
estranei alla sua famiglia.

A livello legale, è stata inoltrata una perizia in cui si
analizza il contenuto del pacco e che ne valuta le probabili
conseguenze. La valutazione è positiva per la nostra compagna,
perché nella perizia si afferma che il pacco del quale è
accusata non avrebbe potuto causare gravi danni. Ricordiamo che le
ragioni per cui la nostra compagna si trova attualmente in
carcerazione preventiva sono le dure accuse che ricadono su di lei,
le quali sarebbero smentite da questa nuova perizia.
Il giudice aveva negato tale perizia, per questo si è inoltrato un
ricorso alla Audiencia Provincial (procura provinciale) affinché
Tamara venga posta in libertà condizionale in attesa del
processo, in quanto le ragioni per continuare a tenerla in
carcerazione preventiva si basano solo sull’opinione e sul desiderio
dei suoi sequestratori di mantenerla rinchiusa.
Sia o non sia la
responsabile di quell’invio, noi intendiamo che questo cumulo di
“casualità” siano la causa della lotta
anticarceraria, con tutte quelle persone che in una maniera o in
un’altra subiscono l’abuso del potere. Allo Stato non conviene che ci
siano persone come Tamara che giorno per giorno lottano per mostrare
tutta la merda nascosta dietro le mura delle prigioni. Queste sono le
conseguenze.
Per questo esigiamo la messa in libertà della
nostra compagna. Incoraggiamo tutti a solidarizzare con lei e con
tutti quelli che in questo momento subiscono l’abuso di questo
sistema marcio.
Per la fine delle prigioni!!!
TAMARA LIBERTAD

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Madrid – Attaccata un’Accademia di Polizia nella zona di Atocha

fonte: Madrid Indymedia, 05.04.10

La notte di sabato sono state lanciate delle pietre contro la porta d’ingresso di una Accademia di preparazione della Polizia e di altri servi dello Stato, fino a che continueranno ad arrestarci, a picchiarci, fino a che ci saranno picchiatori. Abbiamo facilmente attaccato quest’accademia, tutti lo possiamo fare, che la rivolta si diffonda, attacchiamo tutti quelli che difendono lo Stato, quelli che proteggono i dominatori e le loro leggi che fanno funzionare tutto questo. Fermiamo la distruzione della terra, fermiamo questa barbarie. Abbandoniamo la strategia di difesa ed iniziamo l’attacco.

Per Tamara, per tutti i compagni arrestati, per gli animali in gabbia e torturati!

Tierra Salvaje

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Atene – Azione diretta contro una società energetica


fonte:
Act for freedom now!, 06.04.10

Alle 16.00, ignoti hanno attaccato una società privata di energia con un ordigno esplosivo.
Il dispositivo è stato collocato all’ingresso della ditta “Een Hellas”, una società di energia privata di Atene.
In seguito all’esplosione è stata danneggiata solo la parte anteriore della società.

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Buenos Aires – Manifestazione anarchica in solidarietà allo sciopero della fame

 fonte: Ai Ferri Corti, 06.04.10

All’interno dello Sciopero della Fame dei prigionieri e delle prigioniere
rinchiusi/e in diverse prigioni della provincia di Buenos Aires e
della Capitale Federale, abbiamo deciso di esprimere la nostra
solidarietà e di rendere ancor più visibile la lotta.

Un gruppo di compagni e compagne ha manifestato davanti alla sede del
Servicio Penitenciario Federal, in avenida Pueyrred
ón
e Lavalle (Barrio Once di Buenos Aires). Per un po’ è stata
bloccata la strada, sono state effettuate delle scritte e sono stati
diffusi dei volantini.

Con quest’azione, inviamo il nostro saluto ai prigionieri e alle
prigioniere ed alle loro famiglie, dimostrando con i fatti che non
sono soli. Invitiamo anche gli altri compagni a moltiplicare le
manifestazioni di solidarietà ed a diffondere questa lotta.

Per la distruzione di tutte le carceri. Per la dignità delle
nostre vite. Per l’Anarchia!

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Anarchici sullo sciopero della fame nelle carceri argentine

Solidarietà ai prigioneri ed alle prigioniere in sciopero della fame.

La tortura è nata come un metodo dei governanti per far sì
che gli oppositori abbandonassero le loro convinzioni e
ritrattassero, legittimando gli oppressori di fronte alla
moltitudine. Oggi, la società si scandalizzerebbe se le
persone venissero torturate in pubblico; per questo la punizione
avviene in carcere, ipoteticamente meno “inumana” per non
uccidere direttamente ed alla vista di tutti.

Ma dietro le muta, alla tortura quotidiana della reclusione si somma la
miseria e la repressione del sistema personificato nei carcerieri.

Ma i e le sequestrati/e in questi centri di sterminio ancora una volta
hanno detto basta e da mezzogiorno del 18 marzo i detenuti rinchiusi
nei padiglioni 4, 10, 17 e 9 della Unidad Penal numero 9 de La Plata
hanno iniziato uno sciopero della fame contro l’indurimento delle
pene e delle leggi processuali. Nei giorni successivi si sono
associati a questa mobilitazione i detenuti rinchiusi nelle unità
21 di Campana, 45 di Melchor Romero, 1 di Olmos, 8 e 46 feminili e le
unità federali di Devoto e Marcos Paz.

Ovviamente, il Servicio Penitenciario Bonaerense ha incrementato la repressione
sui detenuti (in particolare da quando è iniziato lo sciopero
della fame) attraverso trasferimenti, minacce, impedendo l’accesso al
telefono, sequestrando i prodotti essenziali per sostenersi
fisicamente durante lo sciopero (succhi, brodi, zucchero, ecc.)…
oltre a non effettuare i dovuti controlli medici. Nel corso di questo
sciopero della fame, il 28 marzo, il miserevole modo d’agire da parte
dei carcerieri ha provocato la morte di Rubén Terzagui,
portatore di HIV e che da tanto tempo lottava per un trattamento
conforme alla sua situazione.

Solidarizziamo con i prigionieri, sapendo che affinché le lotte (questa e
tutte le altre) giungano a destinazione, il conflitto e la sua
diffusione devono estendersi in tutti i lati, essendo sempre più
gli oppressi che si ribellano per la libertà di tutte e tutti,
mettendo in pratica il mutuo appoggio e l’azione diretta contro lo
Stato e le istituzioni.

Fino a che ci saranno luoghi di reclusione non saremo liberi!

Abbasso le mura delle prigioni!

Anarquistas

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La libertà e lo Stato sono incompatibili

L’autorità è il Potere di decidere per gli altri, stabilendo relazioni
competitive ed oppressive in base al comando ed all’obbedienza ed,
infine, imponendoci l’esistenza di dirigenti, padroni, politici,
poliziotti…

Con lo Stato l’autorità si costituisce in un organo che gestisce e
cerca di ampliare e sviluppare le relazioni di Potere tra e sulle
persone, impedendo la solidarietà e l’auto-organizzazione
affinché i politici possano mostrarsi come degli organizzatori
e così poter dominare e parassitare sul popolo.

Politici ed imprenditori vivono dei nostri sforzi e per perpetuare questo
sistema di privilegi ci vogliono incutere paura attraverso la
repressione. Per questo hanno creato le leggi, le forze di sicurezza,
le carceri… !

Perché vogliamo relazionarci liberamente, senza dirigenti né diretti,
unendoci, proiettando e facendo ricorso al mutuo appoggio, lottiamo
per la distruzione dello Stato, totalizzatore e riproduttore
dell’oppressione e, di conseguenza, per la distruzione di tutte le
carcere in quanto sono le massime espressioni di Potere sugli
oppressi. Questi centri di punizione non possono esser mantenuti né
giustificati in nessuna maniera, nemmeno con l’esistenza di
violentatori o di assassini, poiché anche questi sono una
conseguenza di questa forma di vita miserevole ed alienante che
dobbiamo distruggere.

La reclusione è tortura e noi non saremo aguzzini di nessuno!

Con il mutuo appoggio, senza intermediari, e l’autogestione.

Con l’Anarchia!

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Complimenti! Una stronzata francese…

Sinceramente, ritenevamo che i faisti italioti fossero insuperabili nei loro
comunicati stampa ad uso e consumo della repressione. Ma d’oltralpe
riceviamo una vera e propria lezione di stile…
“Si
les méthodes de lutte laissent entrevoir la vie pour laquelle
nous nous battons, alors la pratique des colis piégés
laisse entrevoir une vie de guerre civile et de peur.”

Arrivare a parlare di guerra civile… !?!

Complimenti, tessera onoraria IFA (l’international des federations anarchistes)
assicurata!

I cugini di Jules Joseph Bonnot

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Comme une lettre à la Poste

fonte: http://nantes.indymedia.org/article/20201

« Peut-être qu’éblouis par les effets spéciaux du
spectacle, nous sommes les premiers à peu croire aux
conséquences de nos actions (nous laissant aller à l’à
peu près), ou bien à en exagérer la portée
(nous laissant prendre par l’illusion médiatique). Il y a
des conséquences qui continuent à produire des causes.»

Une dépêche AFP du 27 mars nous apprend que la « FAI »
(Fédération Anarchiste Informelle) vient de revendiquer
une série d’actions postales, dont l’envoi d’un colis piégé
destiné à Roberto Maroni (ministre de l’intérieur
italien et membre de la Ligue du Nord) qui a explosé dans un
centre de tri, blessant légèrement un employé de
la Poste italienne aux mains (voir
http://www.leparisien.fr/flash-actualite-monde/italie-u…0.php
par exemple).
Regardons les choses franchement : Des anarchistes
ont visés le ministre de l’intérieur, et ont blessés
un postier. Accident ? Cela fait pourtant des années que la
pratique du colis piégé est critiquée par des
compagnons. N’est pire sourd que celui qui se bouche les oreilles à
la glue.
Laissons l’imagination faire son œuvre : le postier est
légèrement blessé. Bon. Et s’il l’avait été
plus gravement ? Quelle marge d’erreur un anarchiste doit il se
laisser quand il est question de dommages collatéraux ?

Parlons un peu de responsabilité individuelle. Maroni a
été attaqué en tant qu’individu, et un individu
n’ayant rien à voir avec les responsabilités de Maroni
a été blessé. Non pas qu’un postier ne peut
avoir des raisons de se faire haïr (par une certaine pureté
prolétarienne, par exemple), mais que les auteurs du colis
savaient pertinemment qu’il risquait de s’embraser au centre de tri
ou dans un autre endroit dans le genre. Mettant en danger des
individus dont ils ne savaient rien des choix et des responsabilités.
Et tant qu’à parler de responsabilité, il faudra bien
prendre les siennes un jour.
On se plaindra du traitement
médiatique, mais reste que ce genre d’action est une aubaine
pour les journaflics, puisqu’ils sont possesseurs de la parole
publique, de nos jours gris. C’est pour cela qu’il serait bon que les
anarchistes se saisissent, vite, du débat. Pensant que les
fins sont indissociables des moyens, et que la seule guerre dans
laquelle nous devons nous impliquer est la guerre sociale – et non
la guerre civile de tous contre tous, où la vie d’un postier
inconnu nous est aussi indifférente que celle d’un fasciste
ministre de l’intérieur, nous pensons qu’il est urgent de se
détourner de ce type d’actions digne d’un mauvais film de
gangsters.
Car agir et lutter est plus urgent que jamais. Comme
l’indique une lettre de la FAI, « on viole dans les
centres d’identification pour les étrangers, Maroni est
complice ». Qu’ils s’appellent CIE, CRA ou centres fermés,
les prisons pour étrangers méritent une lutte
déterminée contre leur existence et contre ceux qui les
gèrent et s’engraissent sur elles. Autant que cette lutte soit
claire sur ses buts et ses pratiques. On ne combat pas des gens qui
mutilent et tuent dans le tas en mutilant et en tuant dans le tas.

La lutte pour la Liberté de chacun, ce n’est pas un
affrontement entre deux bandes rivales, où tous les coups
seraient permis. C’est une lutte contre l’autorité, qui
devrait se défaire des stigmates des officines autoritaires et
de leurs pratiques : frappe dans le tas, lutte armée
spécialisée, organisations (“in”)formelles et
tutti quanti.
Si les méthodes de lutte laissent entrevoir
la vie pour laquelle nous nous battons, alors la pratique des colis
piégés laisse entrevoir une vie de guerre civile et de
peur.
Pour un monde sans sujets ni richesses, sans dieux et sans
guerres.

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Biofilo Panclasta


– Io non voglio che nessuno mi presenti: Biofilo presenta Panclasta

– Io non sono anarchico, io sono io. Io non lascio una religione per
un’altra, un partito per un altro, un sacrificio per un altro. Io
sono uno spirito liberato, egoista. Non ho altra causa che la mia.

– Mi ripugna sia governare che esser governato; ogni uomo scelga il suo
cammino, non seguo nessuno e non voglio che nessuno mi segua.

– La grandezza non è nelle cose, ma nell’individuo.

– La rivoluzione sono io.

Biofilo Panclasta (1879 – 1942)

______________________________

Seguendo lo spirito di Biofilo Panclasta, Culmine informa che sul blog

bioclasta.blogspot.com

vengono pubblicati comunicati e scritti, anche in lingua originale, che meritano un approfondimento.

saluti ribelli

Culmine

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Argentina – Sull’attacco al Banco Nación: la stampa mente!

da una mail inviata ad Hommodolars.org

La stampa mente!

La stampa mente quando dice di… non sapere nulla sul volantino trovato mercoledì 30 marzo sullo stesso luogo dell’attacco (Lavalle e Florida) e nelle vicinanze… di tale banca!!!

Ci accusano di esser Sindacalisti (Ricordiamo che qui, in Argentina, il Banco Nación è in questi giorni al centro dell’attenzione dei media dipendenti ed indipendenti dello Stato!! per aver trattenuto fondi fiscali. Nulla di tutto ciò ci interessa!!!)

Ci riconforta sapere che:come unico fine le nostre cariche artigianali sono pura e semplice distruzione e abolizione del denaro e della merce!

le carceri ed i carcerieri… lo stato di polizia che Mauricio Makri implementa tutti i giorni!!

http://www.tn.com.ar/2010/03/30/pol…

SIAMO CONTRO QUALSIASI STATO!!

PANDILLA VANDALIKA TEODORO SUAREZ

__________________________________

su Teodoro Suarez:

http://laluchaanarquista.blogspot.c…

I RIBELLI DI JACINTO ARAUZ!!

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Buenos Aires – Espropriato un dirigente sindacale

Il 26 marzo il nostro gruppo di compagni anarchici ha recuperato denaro ed un’arma dalle mani del dirigente Amadeo Genta e del suo gorilla quando li ha attaccati a Villa Devoto.

Nucleo Simón Radowitzky

_______________________________

La stampa argentina...

Il segretario generale del Sindicato Unico de Trabajadores del Estado de la Ciudad de Buenos Aires (Sutecba), Amadeo Genta, è stato
assalito a Villa Devoto da ladroni che lo hanno sequestrato all’interno della sua stessa auto ed infine lo hanno abbandonato a Saavedra.

Fonti di polizia hanno segnalato che il sindacalista era accompagnato dal suo autista e che gli sono stati sottratti una somma di denaro,
alcuni oggetti personali ed una pistola 9 millimetri.

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Grecia – Rivendicato l’attacco incendiario contro l’Emporiki Bank

fonte: quotidiano greco Eleutherotupia, 31.03.10

Uno sconosciuto ha rivendicato l’attacco incendiario contro l’Emporiki
Bank, avvenuto a Salonicco il 29 marzo. La rivendicazione è
stata effettuata attraverso una chiamata al quotidiano greco
Eleutherotupia. Il testo della rivendicazione:

“Terroristi sono le banche ed i capitalisti. Rilascio immediato per Alfredo
Bonanno
, la cui carcerazione equivale ad uno sterminio fisico considerando la sua età
(73 anni) e la sua situazione di salute.
Libertà per
C. Stratigopoulos, Dimitrakis e Voutsis-Vogiatzis.
Che i fuochi illuminino le nostre secche lacrime per l’omicidio del
compagno
Lambros Fountas“.

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Rivendicazione dell’attentato contro il Banco Nación, Buenos Aires

fonte: Fondazione Roscigna

Nella notte di martedì 30 marzo, abbiamo approfittato delle fenditure che questo sistema genera, dimostrando che anche la sua sicurezza ha delle pecche, abbiamo esploso una delle nostre cariche in una delle sue banche (NACION) all’angolo tra Lavalle e Florida, in pieno centro della vostra putrida città.

E’ VANDALISMO NON E’ RIVOLUZIONE!!!

Con questo pretendiamo contribuire alla distruzione del denaro e della società che lo alimenta, carceraria, poliziesca, capitalista e alienante e per questo è necessario far saltare in aria uno dei pilastri che la mantiene in piedi! Siamo da tutte le parti, gli facciamo la guerra, rivolgiamo un appello a tutti i vandali e agli incappucciati… facciamo della distruzione una festa con musica di esplosioni e di vetri rotti.

PER L’ACCELERAZIONE DELLA CADUTA

LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI

L’ESECUZIONE DEI CARCERIERI E DEI POLIZIOTTI

FUORI MAKRI ED IL SUO STATO DI POLIZIA

Pandilla Vandalika Teodoro Suarez

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Messico – Arrestato Diego Alonso dopo 4 mesi di fuga

tratto da: vivalaanarquia.entodaspartes.net

Abbiamo ricevuto la cattiva notizia del secondo arresto del compagno Diego
Alonso
di Guadalajara, Jalisco, dopo esser stato arrestato una prima volta a fine ottobre
2009 mentre era in possesso di materiale incendiario per l’azione
diretta nel parcheggio della Prilgrims Pride, ditta che lavora nello
sfruttamento della carne di animali. Restò un paio di giorni
nelle celle di sicurezza di un commissariato di polizia di
Guadalajara, in cui venne sottoposto a torture fisiche e psichiche da
parte dei bastardi della Agencia Federal de Investigaciones (AFI),
perché si rifiutava di confessare quel che loro volevano.
Diego venne “liberato” perché minorenne e per esser
stato in passato in un centro psichiatrico (è che esser
anarchico, abolizionista, vegano, utilizzare abiti sporchi, non
lavarsi tutti i giorni, ecc. per la società significa esser
affetto da una malattia mentale, per cui venne ricoverato in uno di
quei centri da parte dei suoi familiari). Per la legge messicana, un
minorenne con precedenti psichiatrici non può restare in
carcere, per questo motivo venne inviato a casa dei genitori, i quali
si sarebbero resi responsabili delle sue azioni in futuro. La polizia
di Guadalajara controllava la casa di Diego, intercettava il telefono
e lo pedinava. Diego decise di seguire la vita da guerriero che aveva
intrapreso e si burlò dell’incessante controllo della polizia,
fuggendo dalla custodia dei genitori. Fuggì per continuare la
sua vita.

In seguito agli attacchi incendiari avvenuti a Città del Messico
con il falò di 9 auto e l’attentato esplosivo contro una
concessionaria dell’Harley Davidson il 15 dicembre 2009, la Policía
de Investigaciones si recò a casa di Diego per arrestarlo,
perché sospettava che fosse uno degli autori di quegli
attacchi. La stessa Procura aveva firmato l’ordine di arresto in
quanto aveva notato delle similitudini con un altro attacco, avvenuto
il 26 settembre, quando 7 auto da lusso furono incendiate. Alonso
veniva considerato responsabile perché erano stati utilizzati
degli ordigni artigianali. Ma, in tal senso, lui dovrebbe esser il
responsabile dei tanti attacchi che avvengono in tutto il mondo!

Non  trovandolo in casa, gli agenti sequestrarono un computer ed altro
materiale dalla casa dei genitori di Diego, come minaccia per
ottenere informazioni su di lui.

Verso la fine di dicembre 2009, quando 9 bombe sono scoppiate in 3
differenti Stati contro mattatoi, banche, concessionarie,
istituzioni, la polizia dello Stato di Jalisco tornò a
visitare la casa di Diego. Adesso avevano un’altra accusa: era il
responsabile di tali attacchi, con la prova fornita da una
videocamera di Toluca. L’immagine riguarda un individuo alto e magro,
simile a Diego Alonso. Ma, allora, tutte le persone alte e magre
dovrebbero esser sospettate?

Dopo 4 mesi di libertà, Diego Alonso è stato arrestato.
Egli, assieme ad altri 3 compagni, aveva deciso di occupare una casa
nella colonia Barrera, ma sono stati arrestati dalla polizia. Diego è
rimasto in carcere perché ha un’ordine di cattura. Non si
hanno altre informazioni in merito, solo che si trova nel centro per
minorenni di Jalisco. Dovrà attendere 6 mesi per il processo e
lì decideranno se trasferirlo in prigione o liberarlo.

Invitiamo alla solidarietà diretta per questo guerriero della
liberazione animale e della terra, la sua vita è un esempio di
complicità contro le istituzioni e le imprese speciste.

__________________________________________________

Elenco aggiornato dei prigionieri antiautoritari e per la liberazione
animale e della terra in Messico

Víctor Herrera Govea:
arrestato negli scontri durante la manifestazione del 2 ottobre 2009.
Accusato di furto in gruppo e di danneggiamenti a proprietà
privata per il saccheggio del negozio di una stazione di servizio
della catena Oxxo. Dopo 5 mesi di carcerazione preventiva non è
stata concessa la libertà condizionale e le udienze sono state
posposte. Per contatti:
libertadavictor@gmail.com

Emmanuel Hernández Hernandez: arrestato il 23 novembre 2009 in
seguito ad un ordine di cattura della polizia giudiziaria del
Distretto Federale. Accusato di porto illegale di esplosivi, quando
nel 2006 durante una manifestazione contro il Forum mondiale
dell’Acqua venne arrestato per delle molotov. Ultimamente ha ricevuto
una condanna a 4 anni di carcere. Potrebbe esser liberato con il
pagamento di una cauzione, ma il pubblico ministero ha presentato
appello chiedendo una condanna più pesante.

Per contatti: cna.mex@gmail.com

Abraham López Martínez: minorenne, arrestato il 15 dicembre
2009, rinchiuso presso la Agencia de atención a adolecentes
infractores nella Colonia Narvarte del Distretto Federale. Accusato
di danneggiamento a proprietà privata e di associazione a
delinquere/sovversiva per l’incendio di 9 auto e di un attacco
esplosivo contro una concessionaria dell’Harley Davidson; azione che
venne rivendicata dal Frente de Liberación de la Tierra.
Si presume che debba scontare una condanna tra i 4 ed i 6 anni di
carcere. Abraham è stato arrestato assieme a Fermín e
Carlos, i quali hanno reso delle dichiarazioni contro di lui e contro
altri compagni e per questo sono stati ripudiati dal movimento
anarchico in Messico.

Abraham è vegano.

Per contatti: cna.mex@gmail.com

Socorro Molinero Armenta:
arrestata l’1 gennaio 2010 per la presunta partecipazione ad un
attacco armato contro la polizia municipale di Tijuana, in cui
diverse pattuglie sono state mitragliate dalla gruppo insurrezionale

Acción Anarquista Anónima
.
L’accusa dovrebbe essere di associazione a delinquere, danneggiamento
a proprietà dello Stato-nazione e porto di armi da fuoco. Fino
ad ora non si conosce altro sul suo caso.

Adrian Magdaleno Gonzales: arrestato il 4 febbraio 2010 dalla polizia
bancaria e industriale, accusato di aver fatto esplodere una bomba di
gas butano all’interno di un vagone della metropolitana di Città
del Messico, nei pressi della stazione-terminal Taxqueña.
L’esplosione non è riuscita, in quanto l’ordigno era
costituito da tre bombolette di gas butano e solo una è
scoppiata. Da segnalare che nessuna persona è stata esposta
durante l’azione, perché l’ordigno è esploso quando
tutti i passeggeri erano usciti dal vagone. Adrian si trova nel
Reclusorio Norte del Distretto Federale, con l’accusa di attentare
contro la pace sociale e di danneggiamenti a proprietà
privata, in quanto è anche imputato dell’attentato esplosivo
contro la banca Banamex del 25 settembre 2009. Sta scontando una
condanna a 5 anni e 10 mesi. Adrian è vegano.

Per contatti: libertadparaadrian@hushmail.me

Diego Alonso: minorenne, dopo 4 mesi di fuga insorgente è stato
arrestato ai primi di marzo, dopo aver tentato di occupare una casa
nella colonia Barrera, a Guadalajara. Scarsa è l’informazione
sul suo caso, ma dovrebbe esser accusato di danneggiamenti a
proprietà privata. Diego è vegano.

Per contatti: rabiayaccion@mac.hush.com

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Buenos Aires – Attentato esplosivo contro il Banco Nación

dalla stampa argentina del 30 marzo 2010

Un’altra bomba è stata posta in una filiale del Banco Nación,
stavolta in un bancomat tra Lavalle e Florida. Due settimane fa, un
simile attacco alla filiale di Belgrano ed in febbraio è stata
attaccata la sede tra Corrientes e Uruguay. In nessuno dei casi ci
sono stati feriti, ma danni materiali. La polizia ha segnalato che è
stato trovato uno scritto con critiche rivolte ai Kirchner e Macri (i
Kirchner, marito e moglie, presidenti della repubblica argentina;
Mauricio Macri governatore della città di Buenos Aires – ndt).

L’esplosione di oggi ha distrutto la facciata dell’edificio, danneggiandone la
volta. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco e agenti della
Policía Federal, i quali cercano di stabilire se vi siano
legami tra gli attacchi.

Quest’attacco se l’è aggiudicato un gruppo denominato “Pandilla
Vandalika Teodoro Suárez
”*, che in un volantino ha
criticato l’amministrazione kirchnerista ed il governatore Macri.
“Per l’accelerazione della caduta, la liberazione dei prigionieri,
l’esecuzione dei carcerieri e dei poliziotti, fuori Makri ed il suo
stato di polizia” si afferma nel volantino.

Lo scritto trovato esprime che “con questo pretendiamo contribuire
alla distruzione del denaro e della società che lo alimenta,
carceraria, poliziesca, capitalista ed alienante, per questo bisogna
far saltare ognuno dei suoi pilastri che la mantiene in piedi. Per
quanto cerchino di rinforzarsi e di rendersi inviolabili, lasciano
sempre delle fessure in cui entrare per attaccare e poi scomparire.”

Da fonti di polizia si segnala che l’ordigno era costituito da una
specie di estintore, riempito di esplosivi.

ndt – *Su Teodoro Suarez in italiano: Osvaldo Bayer, “Gli anarchici espropriatori“,
capitolo “
I ribelli di Jacinto Arauz“, Archivio Famiglia Berneri

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Dichiarazione della Cospirazione delle Cellule di Fuoco sull’esplosione del 28 marzo

traduzione Culmine

Nelle ultime 24 ore siamo stati colti da un’estrema antitesi emotiva…
Da un lato, grande dolore per la morte del 15enne afghano e per per il ferimento della sorella; dall’altro, il massimo della rabbia per i reportage dei media, che in maniera del tutto arbitraria e intenzionale hanno cercato di coinvolgere la nostra organizzazione in questo avvenimento. Solitamente, noi non siamo “turbati” dagli scenari di panico guidati dai media, ma l’importanza dell’evento ci costringe a prendere una posizione pubblica, non
essendoci alcuna connessione riguardo ad un nostro attacco. P
er questo motivo noi AFFERMIAMO IN MANIERA NETTA CHE LA COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO NON HA ASSOLUTAMENTE NULLA A CHE VEDERE CON L’EVENTO IN QUESTIONE. Sappiamo fin troppo bene che la nostra parola contro la parola dell’Unità
Anti-terrorismo non ha la stessa esposizione dal momento che i mezzi di comunicazione, in una missione pagata, “fotografano” e calunniano la nostra organizzazione ed il nostro presunto coinvolgimento nell’esplosione nel quartiere di P
atisia, Atene. Per questo motivo diciamo a tutte le persone di pensare a titolo individuale, in modo da capire lo sporco gioco che è stato messo su.

Per quanto sopra, dichiariamo:
PRIMO
– Come abbiamo scritto nel comunicato in seguito all’attacco contro l’istituto delle Assicurazioni Nazionali: “… il tempo dato per l’evacuazione dell’edificio è stato stabilito in base alla conoscenza del numero di forze in possesso della polizia nella zona circostante. In futuro, a seconda delle caratteristiche di ciascuna area geografica, noi stabiliremo i corrispondenti tempi per l’evacuazione. Il nostro obiettivo è la distruzione materiale e la polizia è sempre stata messa in guardia in modo da poter evacuare in tempo ogni area…”.
Perciò, sarebbe incoerente e mortalmente incurante da parte nostra la collocazione di un ordigno esplosivo in una zona densamente popolata, senza una chiamata d’allarme.
SECONDO – Nel caso che la chiamata telefonica alla stazione televisiva ALTER abbia effettivamente avuto luogo la mattina dello stesso giorno, sarebbe stata una criminale negligenza da parte nostra quella di aver “abbandonato” l’ordigno esplosivo per circa 14 ore con il probabile pericolo di un’esplosione che avrebbe avuto dei passanti come vittime. IL RISCHIO CHE NOI PRENDIAMO COME RIVOLUZIONARI PRESUPPONE ANCHE IL MASSIMO DELLA NOSTRA ESPOSIZIONE PERSONALE PER CONTROBILANCIARE LA PROBABILITA’ DI UN INCIDENTE. In parole povere, noi non daremmo mai un tempo limite di 6 minuti, sapendo che è impossibile evacuare una zona in tale tempo, né lasceremmo un ordigno esposto senza di noi e ce ne andremmo via. Tutto ciò ha a che vedere con le assunzioni di responsabilità delle nostre scelte.
TERZO
Secondo la nostra tattica standard, al fine di evitare il malfunzionamento di ogni ordigno, noi utilizziamo sempre due orologi (e non uno, come è finora trapelato dai media), così
nel caso di malfunzionamento di uno degli orologi, il secondo agisce al posto suo.
QUARTO – Sempre, le chiamate di allarme che noi effettuiamo le facciamo almeno a due mezzi di comunicazione istituzionale, con il fine di evitare eventuali malintesi da parte
degli operatori telefonici, nonché per una migliore copertura possibile della chiamata di allarme, come è successo in passato con altre organizzazioni. Inoltre, c’è sempre una
descrizione completa e dettagliata, non solo dell’obiettivo contro il quale collochiamo l’ordigno, ma anche un riferimento ad alcune strade, le dimensioni dell’ordigno esplosivo e gli avvisi di rilievo sull’evacuazione e la chiusura degli edifici (l’hotel La Mirage in piazza Omonia, nel caso dell’attacco al gruppo neo-nazi Golden Dawn, il blocco di entrambe le corsie di traffico e degli edifici circostanti).
QUINTO – Nel caso della collocazione dell’ordigno esplosivo a casa del vice-presidente dell’Unione Greco-Pachistana a Patisia, avendo la conoscenza del territorio e la
mobilità dei migranti nella zona, abbiamo dato un termine di 20 minuti alla polizia e per questi stessi motivi abbiamo utilizzato un esplosivo di bassa intensità (polvere nera da sparo fatta a mano) e non il materiale esplosivo utilizzato presso gli uffici della
Golden Dawn o l’Ufficio Centrale della Polizia per gli Immigrati. Inoltre, non è stato un caso che gli esplosivi siano stati collocati al di fuori degli appartamenti e non dentro – come abbiamo voluto evitare in ogni caso un eventuale danno per gli inquilini. Infine, non siamo giudici, inquirenti o giornalisti di cronaca nera che giungono a facili conclusioni. Alla fine della giornata, la verità di quanto accaduto è nota solo agli autori dell’azione. Nel CASO PROBABILE che il particolare ordigno esplosivo sia stato collocato da una Organizzazione Rivoluzionaria,
allora la dignità rivoluzionaria impone una rivendicazione pubblica di assunzione delle responsabilità con la pertinente autocritica che potrebbe chiarire la scena, altrimenti l’anonimato politico sabota la direzione rivoluzionaria e “carica un’intera strategia, quella della guerriglia urbana. Le conclusioni sono tante, assieme al ricordo che se è veramente
un “attacco” alla cieca, allora è una tendenza politica molto specifica che si trova alla destra dello Stato, che ha speciale predilezione per tali pratiche (Piazza Fontana, Italia –
ordigno esplosivo da parte dell’estrema destra parastatale) in determinate condizioni di tensioni sociali.
TUTTO CONTINUA…

COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO

GRUPPO DI GUERRIGLIA TERRORISTA

SCHEGGIA NICHILISTA

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Buenos Aires – Barricata e attacco contro la Chiesa

fonte: Archivo Paulino Scarfò

Nel giorno di ieri, 24 marzo, dinanzi ad un nuovo anniversario dell’ultimo golpe militare in Argentina, mentre la Plaza de Mayo era occupata dalle Madres, adesso alleate del governo in complicità con diversi rappresentanti peronisti, e mentre la sinistra preparava la solita processione al Congreso (il Parlamento argentino), un gruppo di compagne/i anarchici ha deciso di rifuggire dalla logica del trasporto degli agnelli e dei luoghi comuni in cui mostrare un presunto malcontento, e per mettere in chiaro che sia in democrazia che in dittatura il nemico è la dominazione tra la stessa specie e della specie sulla natura.

E’ così che, verso le tre di pomeriggio, abbiamo attaccato una chiesa all’angolo tra le calles Callao e Tucumán, in pieno centro di Buenos Aires, con bombe di vernice, pietre e barricate con pneumatici dati alle fiamme ed altri oggetti trovati sul posto.

S’è lasciato uno striscione con la seguente scritta:

NI DICTADURA, NI DEMOCRACIA, VIVA LA ANARQUIA

Il tutto è durato meno di 10 minuti, ma quando è giunta la polizia i compagni s’erano già dispersi, senza alcun  problema e di fronte alla sorpresa di questi subnormali, felici per mantenere viva la fiamma di tanti combattenti che hanno fatto della sovversione la loro prassi quotidiana.

Non vorremmo lasciarci scappare quest’occasione per salutare tutti i nostri compagni prigionieri in diverse regioni del mondo: in Argentina Diego, La Galle, Leandro e tanti altri ancora… Freddy Fuentevilla e Marcelo Villarroel finora sequestrati dallo Stato cileno… tutti i prigionieri in guerra e quelli che giorno per giorni affrontano il nemico per le strade e con tutti i mezzi alla loro portata.

In vendetta per Mabel Guerra assassinata da un prefetto nella villa 31, per LucianoArruga desaparecido dopo esser stato rinchiuso e torturato nel commissariato di Lomas delMirador, per Luciano Gonzáles desaparecido dopo la repressione a Corcovado, in ricordo del compagno Lambros Fountas caduto in combattimento con la polizia greca, il compagno Mauricio Morales, il compagno Diego Ríos in fuga insorgente e burlandosi delle autorità cilene…

Solidarietà ai prigionieri in Sciopero della Fame nella Unidad Penitenciaria de La Plata.

Per la distruzione dello Stato, i suoi difensori ed i suoi falsi critici.

Contro la democrazia, contro la dittatura, per l’anarchia, per la libertà.

p.s.: Non abbiamo scelto la chiesa come punto da attaccare per la semplice analisi del “sostegno al golpe militare”, ma per essere un’altra entità da distruggere, entità che trascende le forme di governo che si danno in un determinato  tempo.

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Santiago del Cile – Incendiate 11 auto nell’aeroporto

dalla stampa cilena, 26.03.10

Bruciati 11 veicoli ed un bilancio di 150 milioni di pesos cileni di perdite è
il saldo dell’incendio che è scoppiato all’interno della
agenzia di noleggio auto Álamo, nei pressi dell’aeroporto di
Santiago, questo venerdì notte.

Il fuoco ha avuto inizio, verso le ore 20, all’interno di un capanno del
Rent a Car. Le fiamme si sono propagate rapidamente raggiungendo un
veicolo e di lì con una reazione a catena investendo altre
dieci auto.

Il Laboratorio de Criminalística (Lacrim) de la Policía de
Investigaciones (PDI) indaga sulle cause del sinistro, che sembra
essere stato intenzionale.

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Attacco incendiario in Messico D.F.

fonte: Archivo Paulino Scarfò

La notte del 23 marzo abbiamo collocato un ordigno in un van di lusso nella colonia Polanco, in Messico D.F. L’ordigno ha funzionato alla perfezione.

Questo nuovo attacco è il secondo in questo lussuoso quartiere, pieno di bar per ricchi e despoti guaruras, auto da lusso ed un ambiente deprimente, dopo che nel settembre scorso un gruppo di liberazione animale ha collocato ed ha fatto esplodere un bomba contro la catena di negozi MaxMara.

Pertanto, i ricchi non avranno pace nei loro quartieri, perché ci sono persone disposte a condurre la guerra fin nei loro territori. Burlandosi bellamente del controllo della polizia, abbiamo attaccato le loro proprietà. Terrorizzandone le notti di tranquillità e di festa. Vogliono continuare a mantenere il loro status sociale, sfruttando, reprimendo, vivendo a loro piacimento mentre milioni di persone sono in condizioni di povertà? Vogliono la guerra? E noi gli diamo la fottuta guerra!

Bruciare un’auto è un riflesso della nostra ira e dell’odio contro quelli che distruggono il pianeta, contro l’inquinamento generato dalla produzione di auto e l’alienazione del capitale che gira attorno alla loro fabbricazione e compravendita, contro l’imposizione della inamovibilità con i mezzi propri (a piedi o in bicicletta).

L’auto impone anche il non bisogno del consumismo: quanto hai così vali in questa società della mercificazione. La natura è stata e continua ad essere la più danneggiata dalla produzione di auto e dal loro uso.

Gli attacchi continuano, per la propagazione del sabotaggio e dell’azione offensiva è iniziata la nostra insurrezione, il fuoco liberatore minaccia le loro strutture, la vendetta sarà terribile!!!

Una parte di questa società ha l’assoluto interesse a che l’ordine continui a regnare; l’altra, a che tutto crolli ed il più presto possibile. Decidere da che parte stare è il primo passo. Ma sui due fronti ci sono i rassegnati, vera base dell’accordo tra le parti, i beneficiati dall’esistente ed i suoi falsi critici. Sui due lati, anche nella nostra vita, che è l’autentico luogo della guerra sociale, nei nostri desideri, nella nostra determinazione così come nelle nostre piccole e quotidiane sottomissioni.

Contro tutto questo bisogna ricorrere alle armi corte, per sostenere finalmente un duello a morte con la vita.

(ai ferri corti, opuscolo anonimo)

Contra el estado y el capital… Guerra social en todos los frentes

Brigada de acción incendiaria – Compañero Mauricio Morales

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Grecia – Azioni dirette per Lambros

Con una rivendicazione, il gruppo greco Επαναστατική Απελευθερωτική Δράση (Azione di Liberazione Rivoluzionaria) s’è assunto la responsabilità di due azioni dirette dedicate a Lambros.

Ci assumiamo la responsabilità per l’attacco incendiario all’alba del 26 marzo presso la Banca Agricola a Kyspeli e dell’attacco all’alba del 27 marzo presso gli uffici del PASOK a Egaleo.  Queste
azioni sono state:
– Un invito a tutti gli oppressi contro lo Stato a sperimentare gli attacchi quotidiani allo Stato ed ai padroni.
– Un gesto di solidarietà verso coloro che si ribellano e lottano per una società di libertà e che affrontano la violenza e il terrorismo dei meccanismi di repressione

– Un omaggio al combattente Lambros Fountas che ha lottato per la vita, la dignità e la libertà ed è stato assassinato dai poliziotti nella sparatoria di Daphne. .
Senza dimenticare tutti gli altri attivisti assassinati dallo Stato. Non perdoneremo nessun assassino.
La lotta continua ….

Επαναστατική Απελευθερωτική Δράση (Azione di Liberazione Rivoluzionaria)

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Juan Carlos Rico sulle liberazioni di Pinteño e Casellas

Oggi ho saputo che Manuel Pinteño e Amadeu Casellas
sono LIBERI. Questa notizia, senza che li conosca di persona, mi ha
rallegrato senza farmi cadere nell’euforia. Lo Stato
oppressore/ladrone fascista non ha regalato nulla a questi compagni,
al contrario ha “sottratto” i migliori anni della loro
esistenza. Con queste due persone, com’è anche accaduto con il
compagno
Joaquín Garcés,
son andati ben oltre i limiti della loro legalità in quanto a
pene effettivamente scontate.

Non mi rallegro solo per questa notizia, ma anche per le loro famiglie ed
esseri cari, perché per essi è terminato questo atroce
calvario; ma d’altro canto mi rattrista constatare ogni giorno come
l’industria della detenzione/assassinio continui a funzionare
inesorabilmente a tutto gas, lasciandosi dietro una scia di morte,
sofferenze e torture… Che questo fatto non c’induca
all’autocompiacimento del tipo “il sistema alla fine funziona,
male ma funziona”. Non è così. Non funziona nulla
quando le stesse fondamenta della sua esistenza, i principi che
regolano la sua attività si basano su criteri di
disuguaglianza e di crimine.

Per questo, esprimo la mia gioia per la scarcerazione di questi due
compagni, ma torno a ripetere che fino a che ci sarà anche un
solo prigioniero, fino a che ci sarà un solo carcere/morte in
piedi, fino a che ci sarà lo Stato, noi continueremo ad essere
“carne da cannone” per l’industria della morte.

Per questo insisto: fuoco al sistema. Rivolgo un appello a livello
internazionale affinché le azioni contro il carcere si
intensfichino non attraverso “giornate di lotta”, ma con la
guerra permanente in qualsiasi luogo del pianeta. Lì
c’incontreremo sempre. Solo attraverso lo scontro violento ci
riusciremo. Liberiamoci da tutti i patiboli, da tutti gli aguzzini,
dall’assassinio legalizzato all’ingrosso, il resto è… meglio
che non continuo per non ferire sensibilità altrui.

Liberate Tamara!

Nel mattatotio carcerario di Valdemoro, modulo d’isolamento.

Juan Carlos Rico Rodríguez

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Barcellona – Attaccata una banca

fonte: Fondazione Roscigna

Questo sabato, 27 marzo, alle 14.30 è stata attaccata una filiale della banca Caixa Catalunya nel barrio del Clot, Barcellona. Diverse vetrate sono state distrutte con pietre e martellate.  Quest’attacco avviene all’interno della giornata di lotta contro la repressione, convocata oggi, ed incoraggiamo a che gli atti di sabotaggio e di distruzione anticapitalista si intensifichino e moltiplichino.

LIBERTA’ PER LE PRIGIONIERE IN LOTTA!

SOLIDARIETA’ AGLI IMMIGRATI IN SCIOPERO DELLA FAME NEL CIE DELLA ZONA FRANCA!
CHE LA VIOLENZA DELLA MISERIA E LA REPRESSIONE SI RIVOLGANO CONTRO I LORO
RESPONSABILI!
CHE LA PAURA CAMBI DI CAMPO!

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NO COMMENT…

Comunicato diffuso dalla Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana del 28 marzo 2010

La Commissione di Corrispondenza della FAI – Federazione Anarchica Italiana esprime massima solidarietà a Pietro De Simone, impiegato delle Poste di Milano, vittima dell’ennesima provocazione antianarchica e antiproletaria.
La libertà e i diritti degli immigrati, così come la chiusura degli infami lager denominati Centri di Identificazione ed Espulsione, sono obiettivi che non si raggiungono con gesti irresponsabili che mortificano, tra l’altro, le lotte intransigenti di chi si batte apertamente contro il razzismo e la discriminazione.
Una busta esplosiva, che colpisce vigliaccamente un lavoratore, è quanto di più congeniale agli interessi e agli obiettivi delle istituzioni che vogliono costringere la società italiana in un costante clima di paura. Una società impaurita è quella che meglio permette operazioni di asservimento, di macelleria sociale e di cancellazione del dissenso: le buste esplodono, i leghisti – fautori delle più bieche politiche razziste – da carnefici diventano vittime, lo Stato ringrazia.
Le anarchiche e gli anarchici della Federazione Anarchica Italiana rilanciano l’azione diretta dispiegata  pubblicamente nei conflitti reali, per una concreta e quotidiana sovversione dell’esistente.
Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana – FAI

28/03/2010

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Milano: lettera esplosiva per la Lega, un ferito. Rivendicazione anarchica

tratto da: Corriere della Sera – 27 marzo 2010

L’addetto delle Poste che smistava le missive investito da una fiammata.
Ricoverato, non è grave

MILANO – Esplosione, che ha ferito un addetto alle poste, nell’ufficio
postale di via Lugano nella zona nord di Milano sabato mattina alle
5,45. Mentre l’addetto smistava le buste una di queste, a quanto
sembra indirizzata alla Lega Nord di via Bellerio, ha provocato una
fiammata. L’addetto ha riportato ferite non gravi al volto e alle
mani. Nell’ufficio postale sono intervenuti gli artificieri che
stanno verificando pacchi e buste e la Digos che si occupa delle
indagini.

NELLA BUSTA FRASE CONTRO MARONI -Nella rivendicazione trovata all’interno
della busta c’era una frase contro il ministro Maroni. Il
particolare, emerso nel corso degli accertamenti, è stato
confermato ufficialmente dalla Questura, che conduce le indagini.
«Nei Cie si stupra – si legge tra l’altro nel un foglio
Maroni complice di questi fatti».

LARIVENDICAZIONE – L’invio della missiva, secondo indiscrezioni,
sarebbe stato rivendicato dallo stesso gruppo della galassia del

Fai
(Federazione anarchica informale)
che ha colpito l’
Università Bocconi
il 15 dicembre scorso. Si tratta del gruppo che si sigla «Sorelle
in armi, e che in quell’occasione aveva piazzato in un tunnel
dell’ateneo un tubo esplosivo, detonato solo in parte e in un orario
notturno, forse per errore.

IL TESTIMONE – «Ho sentito un boato, un rumore sordo e gente che
accorreva verso Pietro. Poi ci hanno evacuati. So che lui si è
ferito alle mani e si è bruciato i capelli. Era stordito».
È il racconto di uno dei colleghi di Pietro De Simone, 56
anni, il postino ferito mentre maneggiava un pacco bomba nell’ufficio
di smistamento di piazzale Lugano a Milano. «Era poco prima
delle 6 e stavamo smistando la corrispondenza quando c’è stata
l’esplosione -, riferisce un altro collega che, insieme con tutti gli
altri dipendenti sosta nei giardini antistanti l’ingresso
dell’ufficio postale dopo l’evacuazione -. Poi è venuta
l’ambulanza e hanno portato via Pietro». Gli agenti della
polizia scientifica sono appena andati via dopo aver messo nel baule
dell’auto una busta con del materiale, probabilmente i residui
dell’esplosione. Molti sono preoccupati per il futuro: «A volte
non ci pensiamo, ma quando accade un fatto così vicino a noi è
difficile poi lavorare pensando che ogni lettera può essere un
pericolo».

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Busta esplosiva alla Lega rivendicata dagli anarchici. Proiettile spedito a Berlusconi

tratto da: Blitz del 28 marzo 2010

È un gesto eclatante pre-elettorale, sotto forma di pacco-bomba firmato
Fai (Federazione anarchica informale), quello arrivato,
a Milano. Nella rivendicazione, minacce alla Lega e a uno dei suoi
leader, il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Con un’appendice,
forse disgiunta, ma ugualmente inquietante: una lettera anonima
diretta a Silvio Berlusconi, intercettata ieri a Linate: all’interno,
un proiettile e minacce al premier.

Due episodi allarmanti, che si aggiungono ad altri dei giorni scorsi contro partiti ed
esponenti politici: «veri e propri atti di terrorismo
politico», li ha definiti il ministro Maroni, da «stroncare
senza alcuna esitazione per evitare il rischio di un ritorno agli
anni di piombo». Parole che hanno incontrano la piena
condivisione delle strutture dell’intelligence interna. Tra gli 007
è soprattutto la vicenda del pacco-bomba ad allarmare: un
attentato «serio», viene fatto osservare, non tanto per
le conseguenze che avrebbe potuto provocare, quanto per
«l’attendibilità» del mittente, quella
Federazione anarchica informale? che già in diverse
occasioni ha colpito. E un timore: che vi siano in circolazione altri
pacchi esplosivi.

L’attendibilità del gesto, si fa notare, è confermata da due particolari: il
modo in cui era confezionato il pacco scoppiato alle poste milanesi –
un portafogli contenente l’esplosivo – identico a quello scoperto
a dicembre nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) per
immigrati di Gradisca d’Isonzo, e i contenuti della rivendicazione.
In particolare, nel documento viene criticata fortemente la politica
del governo sull’immigrazione («cavallo di battaglia»
della Fai), con parole di analogo tenore di quelle dei volantini
utilizzati per rivendicare gli attentati alla Bocconi e al Cie di
Gradisca. E, ancora, la vigilia elettorale: occasione ideale, da
sempre, per dare maggior visibilità ad un’azione
«importante» e non marginale. Ora, mentre magistratura e
polizia lavorano per far luce sui responsabili del pacco bomba, le
strutture di intelligence hanno ancor più intensificato la
loro attività informativa intorno alla Fai e alla
galassia di sottosigle riconducibili alla Federazione anarchica.

Proprio la Fai – sottolineano le fonti di intelligence, riproponendo argomenti già
portati all’attenzione del Parlamento in una delle ultime relazioni
sulla sicurezza – «ha rappresentato, negli ultimi anni, la
principale minaccia terroristica di matrice anarco-insurrezionalista
a livello nazionale», alternando ad azioni eclatanti periodi di
«silenzio operativo».

Le azioni dello scorso anno alla Bocconi e a Gradisca d’Isonzo e le scritte contro il
commissario Calabresi comparse lo scorso maggio sui muri di alcuni
edifici a Torino hanno segnato la conclusione del periodo di
«prolungata stasi», e ancora più oggi, dopo il
pacco bomba di Milano, si temono nuove azioni criminose di matrice
politica da parte di quell’esercito di circa mille uomini
che ruota intorno alla Fai. Proprio per questo –
sottolineano fonti di intelligence – sono presi in seria
considerazione tutti quei segnali che possono essere ricondotti,
anche solo in ipotesi, ad una ripresa dell’attività
terroristica nel Paese.

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Proiettile a Berlusconi, busta esplosiva alla Lega e lettera minatoria a Nichi
Vendola

tratto da: AdnKronos del 27 marzo 2010


Milano – (Adnkronos/Ign) – Nel plico indirizzato a
Arcore trovato un bossolo. Conteneva polvere pirica la missiva
inviata al Carroccio, ferito un dipendente delle Poste.
L’azione rivendicata dagli anarchici. Nel volantino frasi
contro il ministro dell’Interno. La Digos di Milano: “Nessun
legame con le elezioni, l’obiettivo è la chiusura dei Cie”.
Insulti e minacce al centro organizzativo della campagna elettorale
del candidato del centrosinistra in Puglia. Il presidente
della Camera Fini: “Basta turbare la democrazia”


Milano, 27 mar. (Adnkronos/Ign) – Doppia intimidazione
alla vigilia delle elezioni regionali, nel mirino il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi e la Lega Nord. Una busta
destinata al premier, contenente un proiettile e minacce, è
stata intercettata nel centro postale di Linate, vicino a Milano.
Verso le 22 di ieri nel centro meccanizzato postale di via Archimede
a Linate una busta ha fatto scattare i rilevatori meccanici. Nel
plico, indirizzato alla villa di Arcore del presidente del Consiglio,
è stato trovato un bossolo calibro 7.62. Su un foglio,
manoscritto a matita, c’erano le parole “Farai la fine del
topo”
.


Era invece indirizzata alla sede della Lega Nord di via Bellerio
a Milano la lettera contenente polvere pirica esplosa questa
mattina alle 5,52 in un centro di smistamento delle poste di piazzale
Lugano a Milano. Il pacco conteneva un portafoglio imbottito di
polvere pirica e fili elettrici
per l’innesco. Il congegno era
chiuso con una molletta da bucato. Un dipendente è rimasto
ferito
in modo non grave in seguito allo scoppio ed è
stato ricoverato – e nel pomeriggio dimesso – al Policlinico con
ustioni di secondo grado a braccia e mani, oltre ad aver
ricevuto un forte colpo al collo e al bacino. La Procura di Milano ha
aperto un’inchiesta. Ad occuparsene sara’ probabilmente il pm Massimo
Meroni, del pool antiterrorismo, lo stesso magistrato che si occupa
dell’ordigno esploso, nel dicembre scorso, all’universita’ Bocconi di
Milano.


“Erano le 5.50 – racconta il dipendente delle poste ferito,
Pietro De Simone – e stavo finendo il turno: in fondo al carrello ho
raccolto un pacchettino bianco, con l’indirizzo della Lega in via
Bellerio 41. Quando l’ho preso, come ho tentato di lanciarlo nel
carrello corrispondente si è accesa una fiammata, il pacco
mi è scoppiato in faccia e sono stato sbalzato a terra
“.
“La storia non gli ha insegnato nulla, non è né
con la violenza, né con le bombe, che si ragiona – continua il
57enne, da 30 anni dipendente alle poste -. Io sono orgoglioso di
essere un italiano, sono orgoglioso di essere un postale. Dico a
questa persona che è un vigliacco
”.

L’azione
è stata rivendicata dal gruppo Fai, Federazione anarchica
informale
, lo stesso che lo scorso dicembre rivendicò un
pacco bomba all’Università Bocconi di Milano. Il 16 dicembre
un pacco bomba venne piazzato in un tunnel all’interno dell’ateneo,
ma esplose parzialmente nella notte senza fare danni.


Nel volantino di rivendicazione contenuto all’interno della lettera
esplosiva si legge: ”Al Cie si stupra. Maroni complice di questi
fatti
. Ci faremo sentire ancora”. Firmato, Gruppo anarchico
Morales. E si fa riferimento ai fatti avvenuti lo scorso agosto a
Milano, quando quattordici cittadini extracomunitari vennero
arrestati per una rivolta scoppiata nel Cie di via Corelli. In una
delle udienza che ne seguì, una cittadina nigeriana di 28
anni accusò un ispettore della polizia di averla molestata

all’interno del centro. La vicenda è tuttora al vaglio
dell’autorità giudiziaria, mentre sulla donna pende un
procedimento per calunnia.

Di
nessun legame con le elezioni” parla Bruno Megale,
che guida la Digos di Milano. “L’obiettivo e’ la chiusura dei
centri di identificazione per immigrati”. “Apparentemente
non vi e’ collegamento con le elezioni, anche se la scelta del giorno
prima del voto non e’ casuale ed e’ legata, probabilmente, a ottenere
a una maggiore visibilita’ mediatica”, spiega l’esperto in
antiterrorismo.


“Certamente l’obiettivo di questo gesto terroristico-
sottolinea- e’ la chiusura dei Cie. La lettera era indirizzata
alla Lega Nord e ci sono delle esplicite minacce nei confronti del
ministro dell’Interno, Roberto Maroni nella sua qualita’ di ministro
e quindi di ‘responsabile’ di queste politiche”. La
rivendicazione dell’attentato e’ firmata da ‘Sorelle in armi –
Federazione Anarchica Informale (Fai) Nucleo Mauricio Morales’ una
fazione “anarchico-radicale” che lo scorso dicembre
ha rivendicato gli attentati contro l’universita’ Bocconi di Milano e
il Cie di Gradisca d’Isonzo in Friuli.


Una lettera anonima contenente minacce e’ stata poi recapitata con il
servizio postale a ‘La fabbrica di Nichi‘ di Bari, il centro
organizzativo della campagna elettorale del candidato del
centrosinistra e presidente uscente della Regione Puglia, Nichi
Vendola. Il testo, composto in modo da non essere riconoscibile,
contiene espliciti riferimenti all’arrivo di 500 kg di esplosivo
presso ”i covi e fabbriche di odio” con minacce di morte per ”i
comunisti, i gay e gli ebrei
”.

”Dopo i
primi accertamenti tecnici – e’ scritto in un comunicato de ‘La
Fabbrica di Nichi’ – e’ in via di presentazione una formale denuncia
alle forze dell’ordine perche’ siano accertati al piu’ presto gli
autori del gesto
”. La Fabbrica di Nichi auspica che ”il clima
sostanzialmente sereno, che ha contraddistinto questa campagna
elettorale, non sia macchiato dagli sconsiderati gesti di ignoti e
confida che possa continuare il libero confronto democratico fino al
completamento del processo elettorale”.

Dal presidente della Camera Gianfranco Fini arriva “la
condanna piu’ ferma contro gli episodi di violenza. Azioni che
puntano a creare un clima di odio e di intolleranza alla vigilia di
un importante appuntamento elettorale per il Paese”. Fini
formula l’auspicio “affinche’ tutte le forze politiche
respingano con forza e intranisgenza ogni tentativo volto a turbare
la vita democratica e la dialettica politica”.

In un comunicato, il presidente del Senato Renato Schifani rende noto di
aver telefonato personalmente al ministro dell’Interno Roberto
Maroni, per ribadirgli “la sua piena fiducia e il suo
profondo sostegno
” nell’azione che il ministro Maroni
quotidianamente pone in essere nel contrasto ad ogni forma di
criminalita’.

Il presidente del Senato -prosegue la nota- esprime “profonda
preoccupazione per i fatti gravissimi e intimidatori avvenuti a
Milano. Atti di questo tipo -sottolinea Schifani- sono
inaccettabili e vanno respinti con assoluta fermezza
. Auspico il
ritorno ad un clima costruttivo tra le varie coalizioni a partire
dalla condanna unanime di questi inquietanti episodi di violenza
avvenuti alla vigilia di un appuntamento elettorale”.


Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ”a seguito dei
gravissimi episodi di intimidazione avvenuti in questi giorni ai
danni di partiti ed esponenti politici” ha convocato per mercoledì
31 marzo alle ore 11,00 al Viminale, una riunione straordinaria
del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica
.
”Sono veri e propri atti di terrorismo politico – rileva il
responsabile del Viminale – che intendiamo stroncare senza alcuna
esitazione per evitare il rischio di un ritorno agli anni di
piombo
e garantire la tutela delle libere istituzioni
democratiche”.

Fonti dell’Antiterrorismo sottolineano all’ADNKRONOS che quella annunciata dalla Fai è
una rivendicazione ‘credibile’. Le stesse fonti mettono in
correlazione la busta esplosiva indirizzata alla Lega con gli ordigni
ritrovati il 16 dicembre scorso al Cie (Centro di identificazione ed
espulsione) di Gradisca d’Isonzo e all’Università Bocconi di
Milano. Alla base di tutti questi episodi, la scelta delle componenti
anarchiche di rispondere con atti dimostrativi alle politiche del
governo
in tema di immigrazione.

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Le agenzie sull’esplosione di Atene del 28 marzo

1 – Un morto e due feriti per bomba ad Atene

Atene, 29 marzo – Una bomba e’ esplosa ieri sera in un quartiere
residenziale di Atene uccidendo un uomo e provocando il ferimento di
una donna e della figlioletta di 10 anni. L’attentato e’ avvenuto
alle 22.50 locali (le 21.50 italiane) davanti alla Scuola per la
formazione dei funzionari pubblici nel distretto di Patassia, situato
nella zona ovest della capitale greca. A causa dell’elevata potenza
dell’ordigno, l’uomo rimasto ucciso, secondo la polizia, e’ morto sul
colpo. La bambina ferita e’ stata trasportata in ospedale assieme
alla madre e le sue condizioni sarebbero gravi. L’esplosione ha
danneggiato anche diverse auto e alcuni edifici Non vi sono state
rivendicazioni e non e’ chiaro quale potesse essere l’obiettivo degli
ignoti attentatori. Vista la dinamica piuttosto insolita, la polizia
e l’anti-terrorismo non escludono nemmeno che la bomba sia esplosa
accidentalmente mentre la vittima la stava trasportando. In genere
queste azioni sono infatti precedute da una telefonata anonima che,
stando a quanto reso noto dalle autorità’, in questa
circostanza tuttavia non c’è’ stata. In Grecia sono attivi
vari gruppi anarchici e dell’estrema sinistra che sono tornati
ad essere particolarmente agguerriti dal dicembre 2008, quando ad
Atene un agente uccise un ragazzo di 15 anni durante una
manifestazione anti-governativa. Oltre a una serie ricorrente di
proteste, da allora si sono succeduti anche diversi attentati contro
edifici pubblici o di interesse economico e diplomatico. La scorsa
settimana tre bombe sono esplose davanti alla sede di Atene di un
movimento di estrema destra, davanti a un ufficio per l’immigrazione
e di fronte all’abitazione di un leader della comunità
pachistana. I tre attacchi, senza morti e feriti, sono stati
rivendicati dai ‘Nuclei di fuoco‘, un gruppo che sostiene di
battersi contro le discriminazioni razziali. Lo stesso movimento
aveva rivendicato la responsabilità per l’esplosione del 9
gennaio scorso davanti al parlamento di Atene. L’ultimo attentato che
in Grecia aveva provocato danni alle persone risale allo scorso
ottobre quando alcuni sconosciuti aprirono il fuoco contro un
commissariato di Atene ferendo sei agenti di polizia.

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2 – Attentato Atene – Proseguono indagini antiterrorismo

Atene, 29 marzo – Continuano le indagini dell’Antiterrorismo greco sul luogo
dello scoppio della bomba che, nella tarda serata di ieri, ha ucciso
ad Atene un giovane di origine afgana, ferendo la madre e la
sorellina. Secondo l’ultimo comunicato della polizia, i servizi
dell’antiterrorismo stanno indagando su una telefonata anonima, fatta
da una persona che parlava con accento straniero, alle 8.46 di
mattino, alla stazione televisiva Alter, e nella quale si annunciava,
di li’ a pochi minuti, lo scoppio di una bomba davanti alla sede di
”Evee”. La polizia ha cercato, senza esito, la sede di qualche
dipartimento al quale corrispondessero le iniziali riferite
dall’autore della telefonata. La bomba, peraltro, non e’ scoppiata
nei tempi annunciati dalla telefonata, ma molte ore più tardi,
davanti alla sede della Scuola per la Formazione dei Funzionari
Pubblici. L’interrogativo al quale la polizia e’ chiamata ora a
rispondere e’ se la bomba e’ in qualche modo collegata con la
telefonata anonima, ma con un obiettivo sbagliato, e perché
non e’ stata fatta una seconda telefonata, visto che la bomba non e’
esplosa nel tempo preannunciato. In caso contrario si pensa che forse
la bomba e’ stata messa pochi minuti prima della scoperta da parte
della famiglia di immigrati e che gli autori non hanno avuto il tempo
di fare un’ altra telefonata di avvertimento.

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3 – Bomba ad Atene uccide ragazzo afghano di 15 anni

Atene, 29 marzo – Una bomba e’ esplosa ieri sera in un quartiere
residenziale di Atene uccidendo un immigrato afghano di 15 anni e
provocando il ferimento della madre e della sorella di 10 anni.
L’attentato, secondo la polizia, e’ avvenuto alle 22.50 locali (le
21.50 italiane) davanti alla Scuola per la formazione dei funzionari
pubblici nel distretto di Patassia, situato nella zona ovest della
capitale greca. A causa dell’elevata potenza dell’ordigno, il giovane
e’ morto sul colpo e il suo corpo e’ stato orrendamente mutilato. La
sorella e’ stata trasportata in ospedale e le sue condizioni
sarebbero gravi. Le condizioni della madre, di 44 anni, non destano
invece preoccupazioni. L’esplosione ha danneggiato anche diverse auto
e alcuni edifici L’ordigno era stato abbandonato un un sacchetto,
stando alle informazioni rese note dall’anti-terrorismo, ed e’
esploso proprio mentre la famigliola di immigrati afghani stava
transitando sul posto. Non vi sono state rivendicazioni e non e’ del
tutto chiaro quale potesse essere l’obbiettivo degli ignoti
attentatori. In genere queste azioni sono precedute da una telefonata
anonima ma, stando a quanto reso noto dalle autorità, in
questa circostanza non c’è stata. In Grecia sono attivi vari
gruppi anarchici e dell’estrema sinistra che sono tornati ad
essere particolarmente agguerriti dal dicembre 2008, quando ad Atene
un agente uccise un ragazzo di 15 anni durante una manifestazione
anti-governativa. Oltre a una serie ricorrente di proteste, da allora
si sono succeduti anche diversi attentati contro edifici pubblici o
di interesse economico e diplomatico. La scorsa settimana tre bombe
sono esplose davanti alla sede di Atene di un movimento di estrema
destra, davanti a un ufficio per l’immigrazione e di fronte
all’abitazione di un leader della comunita’ pachistana. I tre
attacchi, senza morti e feriti, sono stati rivendicati dai ‘Nuclei
di fuoco
‘, un gruppo che sostiene di battersi contro le
discriminazioni razziali. Lo stesso movimento aveva rivendicato la
responsabilita’ per l’esplosione del 9 gennaio scorso davanti al
parlamento di Atene. L’ultimo attentato che in Grecia aveva provocato
danni alle persone risale allo scorso ottobre quando alcuni
sconosciuti aprirono il fuoco contro un commissariato di Atene
ferendo sei agenti di polizia.

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