México – Rabia y Acción Nº7

Contenido Rabia y Acción Nº7: -Ver y/o Descargar-

·Editorial
·Carta de Diego Alonso desde la clandestinidad
·Reflexión a razón de la fuga insurrecta de Diego Alonso
·La solidaridad insurrecta con los presos en Mexico durante las jornadas
de agitación anticarcelaria
·Algunas palabras a un año de la muerte de Mauri -por Liberación Total y
Rabia y Acción-
·Reportes de acciones en América
·Caos en la granja (enviado anónimamente)
·Lista actualizado de presos antiautoritarios y por la liberación animal
y de la tierra en mexico
·Entrevista con Brendan McNally
·Fuego anti peletero en mexico (enviado anónimamente)
·Los seres en revuelta (texto traducido de la antigua publicación
italiana Provocazione)
·Cajón de herramientas
·Consejos para la seguridad del activista II (fragmentos tomados de
textos sobre seguridad sacados de Acción Vegana)
·Noticias internacionales
·Critica al izquierdismo del “movimiento”
·Entrevista con Ronnie Lee
·Ataques anarquistas de ayer y hoy
·Feral revolution (texto traducido de Provocazione)
·X k bike
·Entrevista con la Coordinadora por la Liberación Animal de Argentina

Contacto: rabiayaccion@mac.hush.com

Editorial:

Saludos a lxs que luchan:
Esta es ya la séptima entrega de esta publicación a favor de las
acciones radicales por la liberación, Rabia y Acción. Estamos muy
contentxs del avance de la lucha y la persistencia que han tenido las
células revolucionarias que han aguantado la represión del estado y que
han respondido a esta con acciones golpeando como siempre los bienes
económicos de las grandes empresas.

De igual manera brincamos de felicidad
cuando supimos que Diego Alonso (el eco guerrero de Guadalajara) había
burlado una vez mas a la autoridad y había escapado de su arresto
domiciliario al que el estado lo había sentenciado. Ovacionamos la
decisión de Diego al no querer obedecer los mandatos del estado y querer
seguir viviendo su vida como el quiere, no como unxs se lo mandan.

En los meses de marzo, abril y mayo, la prensa por fin tuvo de que
hablar, pues las acciones contra bancos como Banamex (banco responsable
de la destrucción ambiental y aparte una de las empresas responsables
que condenaron a mas de 5 años al eco anarquista Adrian Magdaleno a
prisión) tuvieron importantes ataques con explosivos caseros y bombas
molotovs. Demostrándose así que ni con la amenaza de la cárcel los
instintos de libertad no son doblegados.

Una cosa idéntica fue demostrada durante la memoria combativa de
Mauricio Morales no solo en Chile sino también en Argentina, Mexico,
Colombia, Italia, España entre otros países. A un año de su muerte su
recuerdo sigue vivo no solo en fotos y en sus escritos sino en cada
combate callejero y atentado contra la autoridad.

Agradecemos infinitamente a las personas que contribuyeron a que esta
publicación después de cuatro meses saliera por fin publicada: a
Brendan McNally, Ronnie Lee, a quien nos consiguió las entrevistas con
estos, a Acción Vegana por las traducciones, a la persona que nos
consiguió los textos traducidos del Provocazione, a la Coordinadora por
la Liberación Animal de Buenos Aires, a Liberación Total, al blog Bella,
libre y salvaje, a lxs anonimxs que nos enviaron sus relatos de
acciones y a ti que decides imprimir esta publicación y venderla,
regalarla o intercambiarla siempre por la expansión de la ofensiva
contra la dominación. Nos vemos pal próximo numero!

Y que siga la machaca contra el orden
impuesto!

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Cile – Attaccato il Banco Santander a Ñuñoa

comunicato del Frente de Liberación Animal y de la Tierra,
trad.
Culmine, 02.06.10

Abbiamo collocato l’ordigno esplosivo nella filiale del Banco Santander, all’incrocio tra calle Irarrazabal e calle Heriberto Covarrubias, sapendo di attaccare non solo quella proprietà, ma qualcosa in più di un paio di finestre rotte.

Abbiamo attaccato la logica del capitale: il disprezzo della vita e di tanti nostri fratelli e sorelle, così come il disprezzo della terra. Abbiamo attaccato il valore del denaro, la proprietà e l’accumulazione.

Lo sfruttamento che riconosciamo non è solo quello che distrugge la terra, ma quello che cerca di appropriarsi delle nostre esistenze, pertanto noi passiamo costantemente all’offensiva non per sport o come svago, né come una uscita di sicurezza dalla routine alla quale siamo sottomessi.

L’appello è quello di realizzare una fuga radicale e violenta, quella che ti permette di espropriare la tua vita al capitale ed ai suoi seguaci, distruggendo la coesistenza pacifica con qualsiasi autorità. Abbiamo rinunciato al labirinto delle riforme, di fatto non camminiamo più a tentoni dietro ai nostri nemici; abbiamo ormai preso posizione come nemici di questa società. Siamo dei nostri e costruiamo, con le nostre mani, il nostro destino.

Siamo in Guerra.-

Fino a che l’ultima gabbia e l’ultima prigione non saranno distrutte”

Tutti i guerrieri che abitano nella memoria, anch’essi esplodono in ogni azione.-

Nota: diversamente da quel che ha affermato la stampa, l’ordigno era costituito da un bidone vuoto di vernice e riempito di polvere nera, nella parte superiore c’era un piccolo contenitore di plastica con una pastiglia di alcol e sopra di esso una borsa con delle capocchie di fiammifero ed un preservativo contenente acido solforico. Questo
contenitore era unito al bidone da una miccia fatta di cotone, alcol e polvere nera. Il tutto era a sua volta collegato a due bombole di acceleratore per motori, altamente infiammabile.

Non c’è mai stato un bidone di benzina, non è altro che una invenzione della polizia e della stampa. Quello che hanno mostrato in televisione non ha nulla a che vedere con il vero ordigno.

Per smettere di ingerire merda e di tirarcela addosso, dobbiamo trasformarci in partecipi attivi di una insorgenza contro l’ideologia, la moralità, il capitalismo ed il dominio assoluto dello Stato. In poche parole, dobbiamo distruggere tutto quel che ci domina, perché il mondo s’è trasformato in una fottuta gigante prigione. La miseria delle fabbriche di allevamento intensivo di animali e dei laboratori di vivisezione si trova dappertutto. Anche questi sono i nostri obiettivi. Dovremo distruggere le relazioni che riproducono e permettono che questa società esista ed iniziare la disobbedienza ed il rifiuto di quel che è civilizzato e cieco.”

Frente de Liberación Animal y de la Tierra

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Messico – Al movimento anarchico in generale. Ai compagni antiautoritari.

Comunicato di Anónimos antiautoritarios del 01.06.10, trad. Culmine

Abbiamo saputo dell’annullamento della sentenza di condanna del compagno
Emmanuel Hernández come risultato di un appello che ha
accettato la revisione del processo.

Sinceramente, siamo molto felici per questa notizia frutto di un lungo lavoro di
difesa legale. E’ un sollievo per la famiglia di Emmanuel.

Tuttavia, in rete abbiamo trovato un testo del Comité Cerezo e
del Comité por la Libertad de Emmanuel in cui viene
presentata una posizione che ha defraudato a zittito molti compagni,
soprattutto per il silenzio che viene fatto nel testo, visto che il
silenzio è uno dei principali nemici.

Nel testo in questione si ringraziano i compagni che hanno solidarizzato
con Emmanuel, ma notiamo che la solidarietà della quale si
parla è quella condizionata al fatto di essere universitario o
studente di qualche scuola. Si parla dei solidali come di persone che
hanno avuto la possibilità di contribuire in qualche maniera,
facendo intendere che questa sia la forma in cui uno dei principi
umani, la solidarietà, deve esser stabilita.

Noi restiamo con la certezza che, considerati i tanti comunicati di
azioni realizzate da compagni antiautoritari in Messico ed in altre
parti del mondo con l’appello alla giornata di agitazione
anticarceraria per i prigionieri in Messico, questi facciano parte di
quel silenzio che tanto odiamo (ed ovviamente i responsabili di
questo atteggiamento). Ci rendiamo conto che la loro solidarietà
è solo per alcuni, per gli universitari, ma non per la gente
che vive nelle strade. Per essi i solidali sono quelli che possono
depositare dei soldi nei conti bancari. Non diciamo che non lo siano,
ma la solidarietà non può essere semplificata in questa
maniera. Ricordiamo anche che nelle loro iniziative
politico-culturali “pro detenuti” si menzionava solo
Emmanuel, ma c’era silenzio sui 3 di Tlalpan, c’era silenzio su
Adrián Magdaleno, ancor maggiore il silenzio su
Socorro.

Per questo rivolgiamo una riflessione affinché il movimento
anarchico identifichi da che parte dei presunti lottatori sociali si
trovi radicato quel che tanto odiamo, ed è per questo che
notiamo un doppio senso in tale testo.

La nostra solidarietà non è condizionata, non è
retta da nessun punto di vista buono o cattivo dell’azione. Ci
interessa solo che il compagno punti alla distruzione di questo
sistema e dei suoi protettori, ovvero sia affine alle idee.

Saluti a tutti i compagni sequestrati dallo Stato, sappiate che fuori nulla
si ferma, anche la solidarietà è offensiva.

Anónimos antiautoritarios

_____________________________________

– segue il testo del quale si parla:

Caso Emmanuel Hernández Hernández: a 184 giorni d’ingiusta detenzione

Comité por la libertad de Emmanuel e Comité
Cerezo México
, 26.05.2010

A tutte le Organizzazione ed alle persone solidali:

Per le irregolarità presenti nel caso di Emmanuel, in appello è
stata decisa la revisione della procedura. In pratica la sentenza di
primo grado che l’ha condannato a 4 anni di carcere è stata
totalmente annullata.

Sebbene questa decisione sia un riconoscimento giuridico dell’ingiustizia che
permea i casi per motivi politici, Emmanuel continua ad esser
detenuto e, purtroppo, la sua liberazione subirà un ritardo.

Il rifiuto del giudice di primo grado di sentire dei testimoni a difesa
è il motivo principale che ha portato alla revisione del
processo. Adesso la difesa dovrà ripresentare tali testimoni e
si dovrà attendere una nuova sentenza, stavolta assolutoria
per Emmanuel Hernández Hernández

Ringraziamenti:

A tutte le persone solidali, che ci hanno aiutato a mantenere questa
lotta per la libertà del nostro compagno universitario, un
profondo ringraziamento. Sappiate che i contributi economici sono
serviti per esser consci che la solidarietà è un
principio umano universale che dobbiamo fortificare. Un saluto dal
nostro compagno universitario Emmanuel Hernández a tutti voi.
Lui ci manda a dire che saprà rispondere al vostro appoggio ed
alla vostra solidarietà, resistendo alla prigione per motivi
politici.

Lo stesso, la giovane famiglia di Emmanuel invia un ringraziamento per
il sostegno e la sollecitudine con la quale lo state appoggiando.

Quel che possiamo fare è continuare a sostenere Emmanuel:

Donazioni in beni o in denaro, articoli d’igiene personale che servano per il
carcere (sapone, carta igienica, dentifricio, spazzolino da denti,
detergenti, deodorante, olio, caffè, zucchero, ecc.).

Solidarietà per la sua famiglia:

Riso, fagioli, olio, tonno, sale, zucchero, minestre, latte in polvere,
alimenti in scatole di latta, pannolini per un bimbo di un anno,
biberon nuovi, vestiti per bambino, borotalco, ecc. Ugualmente,
qualsiasi donazione in denaro è ben accetta.

Centro di raccolta: CUBÍCULO ESTUDIANTIL DE CONTADURÍA,
FACULTAD DE CONTADURÍA Y ADMINISTRACIÓN CU. UNAM

PARA PONERSE DE ACUERDO PARA LA ENTREGA DE ARTÍCULOS PARA EMMANUEL
O SU FAMILIA LLAMAR AL TELÉFONO 56228361

PARA EL APOYO FINANCIERO, DEPOSITAR EN LA CUENTA 43361337639372 DE BANCO
AZTECA A NOMBRE DE ROSA ELENA OSORIO MARTÍNEZ

ATENTAMENTE
Comité por la libertad de Emmanuel
Comité Cerezo México

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Argentina – Comunicato delle Células Revolucionarias, per la pratica ed il dibattito

tratto da Ai Ferri Corti, trad. Culmine

Nasciamo dal bisogno di ampliare al massimo l’idea dell’attacco improvviso e decentralizzato, come un ninja che si camuffa nell’oscurità e protetto dalla luna attacca senza pietà l’aguzzino.
La nostra posizione non è di avanguardia della rivoluzione, né tanto meno ci consideriamo degli illuminati. Al contrario, proponiamo dalla pratica che altri la abbraccino come fosse propria e che esplorino e ne sfruttino al massimo le possibilità e le capacità, se c’è l’intenzione di farlo.
Noi delle Células Revolucionarias non siamo un gruppo specifico che perdurerà nel tempo, anzi siamo un gruppo anarchico che s’è costituito dall’informalità.
Gli individui o i gruppi possono identificarsi o meno nel progetto, cioè il compagno che decida per il lampo della violenza emancipatrice può rivendicare o meno il gruppo, la cosa non c’importa perché puntiamo all’estensione della lotta sovversiva, che consideriamo un fattore determinante nella guerra sociale.
Sinceramente, riteniamo che non dobbiamo riprodurre degli schemi tradizionali né autoritari. In ogni istante ci sviluppiamo e acquisiamo esperienza sufficiente per non vivere alimentandoci di quella di altre parti nel mondo (Cile, Messico, Grecia, ecc.). Sebbene queste ci hanno insegnato molto, la nostra lotta s’inquadra nel contesto del territorio rioplatense, cioè noi siamo qui, qui viviamo e qui agiamo.
I nostri attacchi sono stati rivolti alle istituzioni dello Stato e del Capitale, e man mano che facciamo affidamento su di
essi, questi saranno sempre più precisi e riusciti.

Per concludere invitiamo le individualità ed i gruppi ad ampliare le iniziative di attacco contro gli ingranaggi del sistema di dominazione.

Células Revolucionarias

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Lettera dal carcere dell’anarchico greco Sarantos Nikitopoulos

      tratto
da Tokata, trad. Culmine

Il
10 aprile 2010 sono stato arrestato (sic)-sequestrato dal servizio
antiterrorista della polizia greca. In seguito al non necessario e di
cattivo gusto show al quale hanno partecipato numerosi plotoni di
MAT, EKAM, agenti in borghese, pattuglie d’intervento rapido,
magistrati, ecc. con le porte sfondate (nonostante avessi consegnato
la mia chiave) e con ridicoli "rinvenimenti" tirati fuori
dalla mia casa: diverso materiale cartaceo antiautoritario, libri di
letteratura e di politica, molti video. Sono stato condotto al
commissariato centrale di Atene in cui per molte ore diversi
incapucciati si alternavano davanti a me, senza che rispondessero
alla mia domanda se si trattava di una convocazione senza carichi
penali o di un arresto. Non mi hanno concesso di contattare i miei
avvocati, ma non mi hanno chiesto nulla. La notte dell’11 aprile è
stata resa pubblica la mia detenzione per l’appartenenza
all’organizzazione Lotta Rivoluzionaria e con l’accusa d’aver
violato nientemeno che tutto il codice penale. Come se non bastasse,
nonostante fossi già agli arresti, di nuovo non mi è
stato permesso di contattare i miei avvocati.
Nei giorni
successivi, i presunti e chiacchieroni giornalisti, hanno elaborato
le menzogne tese a ripetere vergognosamente il clima di paura
isterica che abbiamo vissuto nel passato. Essi, in realtà
fanno parte dell’ufficio stampa dell’anti-terrorismo, in quanto
riproducono le incoerenti "fughe di notizie" delle fonti di
polizia, così come la polizia ha bisogno dei loro notiziari.
Insomma, il tutto per far funzionare il clima di tensione con il
quale ognuno può esser condannato con la denominazione
"presunto…". Casualmente, stavolta si trattava di me.
Parallelamente a questa situazione, la polizia mi ha definito come
"l’uomo-chiave", "il membro fondamentale", "il
legame", "quello che s’è salvato nel conflitto di
Dafni" (il quartiere in cui viveva Lambros Foundas),
"l’intellettuale", "l’antiautoritario duro",
ecc.; e tutto questo nonostante non avessero alcuna prova. Non hanno
detto "segreto femminile" e non l’hanno fatto per ragioni
sessuali. Degni seguaci, quindi, di Goebbels; ma dimenticavo di dire
che costui era un fascista mentre adesso abbiamo la "democrazia
degli arresti" sotto gli ordini del distinto servizio
pro-americano Pro-po (Servizio di protezione al cittadino).

Per
questo, allora.

Dall’inizio
ho negato le accuse e pertanto la partecipazione all’organizzazione
Lotta Rivoluzionaria. Quel che non nego è la mia estesa
partecipazione al movimento anti-autoritario ed è per questo
che oggi mi trovo in questa atroce situazione (nel sotterraneo di un
carcere, praticamente in regime di isolamento e con un campo visivo
che non supera i 20 metri). Non nego la mia presenza in tutto il
ventaglio delle azioni e la mia conseguente partecipazione nelle
lotte sociali, in cui lo spazio politico al quale appartengo ne
costituisce una parte storicamente indispensabile. Non nego nemmeno
il mio rapporto politico e d’amicizia che ho avuto con il costante
lottatore e deceduto Lambros Foundas e con gli altri che sono
stati arrestati assieme a me. Com’è facile attendersi, dopo
tanti anni di azioni nello spazio anarco-antiautoritario e nelle
lotte sociali, conosco ed ho centinaia di compagni, ma non migliaia
con le quali mi lega perfino l’amicizia. Tuttavia vivo sulla mia
pelle il nuovo dogma di "luce" della repressione che
penalizza le nostre relazioni politiche, amicali e sociali.
Viviamo
in un paese in cui la tradizione di lotta ha radici profonde, ma
queste radici sono bagnata dal sangue di quelli che lottano nelle
montagne, nelle città nei luoghi d’esecuzione, nelle carceri,
nei "nuovi Partenoni" di Macronisos o di qualsiasi delle
isole desolate (Macronisos è una delle isole sterili in cui
sono stati ammassati in carceri i dissidenti del regime condannati
all’esilio durante il trionfo nazi e che sono rimaste in piedi
durante la dittatura delle giunte militari). Questo paese dalla
profonde radici storiche è anche quello del terrorismo di
Stato. I tempi cambiano. La fraseologia cambia, ma il potere resta lo
stesso. Due mondi contrapposti. Il mondo degli interessati
capitalisti assassini. E il mondo della resistenza sociale. In questo
scontro, ho scelto di difendere il lato delle "barricate".
Sto da questa parte perché non ho alcuna intenzione di firmare
il certificato di buona condotta (e prudenza) sociale, né
qualsiasi dichiarazione di pentimento o di negazione della mia
politica, della mia appartenenza e delle mie azioni. Di tutto ciò
sono orgoglioso. Ancor più adesso, che è evidente
l’indurimento dell’attacco da parte dello Stato e del Capitale contro
la società, conseguenza che ha la presenza del FMI nel nostro
paese. Ricordo quando 10 anni fa, a Praga, assieme a migliaia di
compagni di tutto il mondo abbiamo impedito in seguito a violenti
presidi la riunione de questo stesso meccanismo criminale. E l’anno
successivo a Genova, quei criminali del Capitale hanno risposto con
l’unica lingua che conoscono (quella della violenza) con l’assassinio
di Carlo Giuliani. In quei tempi, eravamo sotto la criminale
dichiarazione di guerra di T. Blair e "con la compagnia
anarchica da teatro in tour". Altre volte siamo stati
"provocatori" che "s’infiltrano" e "calunniano".
Altre volte di nuovo "hooligans apolitici". Altre volte
gli "emarginati di Exarchia", ecc.

La
verità è evidentemente un’altra. La verità è
che siamo uno spazio politico in cui ci sono teoria e azione, che
interviene in una società che ha rivelato la possibilità
dell’esplosione insurrezionale del dicembre 2008. La verità è
che siamo uno spazio politico che resiste al crimine senza fine degli
incidenti sul lavoro, dei sacrifici umani posti sull’altare del
profitto per i capitalisti. E resiste al crimine continuo delle
carceri, che negli ultimi decenni è giunto a 400 morti. E si
mantiene solidale con i migranti che vengono assassinati ogni giorno
nelle frontiere terrestri e marittime del paese e che vengono
torturati e umiliati nei commissariati di polizia o nei moderni campi
di concentramento ( come a Paganì, nell’isola di Mitilene, tra
gli altri). Si mantiene solidale con i prigionieri politici. Si
oppone alla catastrofe dell’ambiente e partecipa a tutte le lotte
sociali. Siamo uno spazio politico che non riconosce il monopolio
della violenza dello Stato e cerca compatibilmente con le sue forze
di rispondere ai continui attacchi da parte dello Stato e del
Capitale, anteponendo la solidarietà, l’autogestione, il
disinteresse.
Pertanto, ci troviamo nel mirino della repressione
che non vacilla nello sparare ad un ragazzino di 15 anni, a
demonizzare quartieri interi (fatto che gli abitanti di Exarchia
conoscono molto bene), a penalizzare relazioni politiche, personali e
sociali, a costruire associazioni temporanee ed opportuniste per
ragioni politiche, com’è il caso del centro sociale anarchico
Resalto
, nel quartiere di Queratsini ribattezzato come
organizzazione "terrorista" nel dicembre 2009. Com’è
il caso dello studente dalle scarpe verdi. Com’è il caso della
piazza Aristotele, sempre del dicembre 2009, quando i "pretori
che proteggono il cittadino" hanno collocato delle molotov a dei
passanti. Come nel 2003, ancora a Salonicco, con il manifestante
Simón Chapman che è stato accusato per delle
molotov. Com’è il caso della mazza da giardino che, come dice
il proverbio popolare, è stato "cornuto e mazziato".
Com’è anche il caso del manifestante Mario Z. che aveva
sapone e cappuccio e si sono inventati qualsiasi cosa. Come, come,
come… e tutti quelli che non sapremo mai.
Un paese come questo,
in cui quelli che pretendono comandare si affannano per l’abolizione
dell’asilo universitario mentre essi stessi si rifugiano nell’asilo
parlamentare e si comportano come una moderna mafia e si
auto-assolvono gli uni e gli altri p eri loro enormi scandali
(Siemens, Batopedi, Homologa, Ipolopes, C41). In un paese in cui la
proclamazione della guerra dello Stato contro la società si
certifica per il fatto che esistano le bande meccanizzate di EL. LA (
i poliziotti sono ripetizioni di un modello in serie) e l’occupazione
poliziesco-militare nelle strade che hanno l’esclusivo obiettivo di
dissuadere e piegare le lotte sociali. In un paese che celebra
ufficialmente la dittatura del FMI. Un paese in cui le parole perdono
di senso e nuove pallottole finiscono sul corpo dei passanti: Nicola
Toddy, a Virona "per ragioni di sicurezza". In un paese in
cui abbassare la testa ed accettare la riduzione dei diritti
conquistati con lotte e sacrifici ed accettare il totale
dissanguamento economico degli stati sociali più indifesi in
favore dei profitti dei capitalisti viene denominato "capitalismo
ecologico (verde)". In un paese in cui l’arroganza del cinismo e
la doppiezza dei potenti non permettono di vedere facilmente che la
loro politica è quella che conduce al carcere e non qualsiasi
altra forma di "nebulosa" o di lucro "impersonale".

In questo paese, pertanto, in cui la resistenza ai piani dei
capitalisti è l’unico cammino e pertanto un obbligo. Resistere
significa farlo su basi auto-organizzate ed anti-gerarchiche, senza
intermediari, per la libertà, la dignità e la giustizia
sociale.
Per quel che mi riguarda, continuerò a lottare.
Continuerò a rifiutare le categorie che mi attribuiscono, ma
in nessun modo ripudierò la mia identità, la mia
partecipazione e la mia azione politica.

LO
STATO E’ L’UNICO TERRORISTA
LAMBROS VIVE DENTRO I CUORI DI OGNI
PERSONA CHE LOTTA

Colui
"che indossa" quel che nemmeno io so…

Sarantos
Nikitopoulos

Sesta ala di Korydallos

p.s.:
Il nome e la legge sugli "incapucciati" è valido o
non lo è per quelli che mi hanno "sequestrato" e mi
hanno condotto in processione come un trofeo di fronte alle
telecamere da GADA en Evelpidon e viceversa.

p.p.s.:
Un enorme ringraziamento a tutti quelli che a loro modo esprimono la
loro solidarietà.

Pubblicato in presxs | Commenti disabilitati su Lettera dal carcere dell’anarchico greco Sarantos Nikitopoulos

Lettera dal carcere dell’anarchico greco Bagelis Stazopoulos

tratto
da Tokata, trad. Culmine

Dal
10 aprile 2010 sono prigioniero, assieme ad altri compagni che ho
conosciuto lungo il mio percorso di lotte sociali, per la nota legge
antiterrorista in regime di violenza e di guerra psicologica. Il mio
arresto è avvenuto in maniera cinematografica e spettacolare,
nel quartiere di Vittoria, tra 10 e 15 individui che mi puntavano
contro le loro armi, mentre chiamavano i rinforzi della EKAM (gruppo
d’azione repressiva antiterrorista), di fronte al timore di una
qualche reazione da parte mia. Armati fino ai denti di fronte ad un
disarmato. Certo che non mi è stato difficile capire quel che
stava accadendo. Ho acquisito esperienze in questi anni di continui
pedinamenti e persecuzioni, subiti sia nella mia casa paterna di
Nikea che in quella di Peukakia in cui risiedevo. Per questo non ho
prestato grande attenzione ad essi, pensando che si trattasse d’una
tattica intimidatoria da parte delle autorità per finirla con
la dissidenza, con quelli che lottano. Vecchia tattica dei meccanismi
repressivi, dell’ordine del dominio, utilizzata in particolare
durante i periodi di agitazione sociale. Ancora non sapevo quel che
le autorità mi stavano preparando. Più volte mi son
trovato senza prove, sia io che altri compagni, seduto sul banco
degli accusati della ridicola giustizia, del potere in forma umana.
Sono sempre stato assolto perché gli stessi sbirri non
potevano sostenere le loro invenzioni. Ho vissuto come imputato e
controllato dalle autorità per 9 lunghi anni. Nove anni di
pedinamenti continui, nel tentativo di intimidire le mie azioni,
penalizzando le mie relazioni personali, le idee ed i pensieri
politici, che da anni ho espresso in maniera netta ed aperta.

E
continuo a dirlo!
Sono
anarchico e lotto con tutte le mie forze per una rivoluzione sociale.

Durante il mio
arresto, siccome già conoscevo come funziona l’antiterrorismo,
non mi sorprese il fatto che mi avessero condotto là dove
"cucinano le loro stupidaggini", al 12° piano del
commissariato centrale della polizia ateniese – GADA. Lì,
entri in un ufficio per essere identificato e negli uffici attigui
vieni accusato di reati molto gravi. Questi sbirri, che hanno appreso
il mestiere dai loro cugini torturatori della dittatura delle giunte
militari, hanno pestato me ed i miei compagni mentre eravamo
ammanettati. Con minacce ed insulti il ritmo delle botte incalzava
sempre più. In seguito i magistrati ed i giudici delle
indagini preliminari mi hanno spedito in carcerazione preventiva nel
carcere di Trikala. Non è un caso, la scelta della "quinta
fazione" per la mia reclusione è sta ben calcolata. Non
sto qui a menzionare la particolare indecenza delle mie condizioni di
vita nella "moderna" sala delle torture della democrazia.
Basti solo dire che le vacanze della sete che mi stanno propinando
van ben al di là di un qualsiasi fenomeno quotidiano. Che dire
della giustizia che, con denaro pubblico, si occupa delle
infrastrutture delle carceri e dei tribunali!!!

E’
una vecchia tattica del potere, alleato con i media, quello di
calunniare e penalizzare le lotte sociali e le relazioni personali di
quelli che lo combattono. Non è la prima volta che accade
qualcosa del genere, ma è la prima volta che sento sulla mia
pelle l’incredibile brutalità, il cui obiettivo è di
prendersi gioco della mia vita, diffamando sia la mia persona, le mie
azioni, che i miei compagni, amici, familiari ed il vasto movimento
sovversivo del quale faccio parte. In questo tentativo, la mia casa è
stata ribattezzata come un covo con tetto fatto di canne, che invece
ho trovato così quando l’ho affittata. La mia casa, il mio
spazio personale, s’è abilmente trasformato in un pericoloso
centro di operazioni. Il fatto che non abbiano trovato nulla in
quella casa, probabilmente non ha alcuna importanza! Le continue
"fughe" di menzogne e di volgare sovra-informazione si
sono associate al cannibalismo, rivelando ancora una volta la mania
vendicativa dei meccanismi e dei giornalisti verso chiunque osi
opporre resistenza. Questa è solo una valutazione sulla
violenza organizzata dei meccanismi e delle leggi criminali dello
Stato e dei padroni che sovrastano la nostra vita.
Naturalmente,
né la penalizzazione delle lotte, né la
criminalizzazione di quegli individui che ripudiano il regime
stabilito, sono nuovi né insoliti.
Quelli che lottano già
lo sanno perfettamente. D’altro lato, quando durante un
attacchinaggio uno viene fermato, ciò accade per aver sporcato
ed affisso in luoghi proibiti, e non per le idee o per il contenuto
sovversivo che, tuttavia, sono la vera causa della persecuzione
stessa.
La mia posizione è contro il mito della legalità
e della barriera artificiale dell’innocenza e e della colpevolezza.
Mi dichiaro nemico del regime e avversario senza tregua dello Stato e
del Capitale. Durante il mio interrogatorio al giudice istruttore ho
detto che "non ripudio in nessuna maniera alcuna forma di lotta
contro lo Stato ed il potere". Questo è l’unico motivo
che hanno trovato per mandarmi in carcerazione preventiva e non le
loro schifose accuse. Se si attendono da parte mia delle
dichiarazioni rispettose verso la legge o dei cambiamenti di
opinione, hanno fatto male i loro conti. Nella mia vita ho appreso a
non trascinarmi a destra o a sinistra come un comunista pentito, un
infame o un delatore. Non ho mai trascinato con me gli amici ed i
compagni, né li ho abbandonati, denunciati, ripudiati di
fronte a quelli che mi accusano per salvarmi. Nella mia vita ho
tenuto la testa ben in alto, sono un uomo orgoglioso. Non mi piego,
anche se la cosa ha dei costi. Se qualcuno apprende a vivere così
schiacciato, mi vergogno sul serio per le sue conseguenze.

In
questa casualità temporale, in cui l’indebitato ed in
bancarotta Stato greco sotto l’egida del FMI si sforza di
terrorizzare e di reprimere ogni azione ribelle perché
spaventato dai "Dicembre" che verranno, il nostro dovere è
allora quello di combattere per un crollo di tale portata.

Continuerò a lottare contro la sorveglianza ed il
controllo della nostra vita, per la distruzione delle carceri. Per la
rivoluzione sociale e per la libertà. Perché in questo
mondo la libertà non si regala, si rivendica con battaglie e
vincendo.

TERRORISTI,
CRIMINALI E LADRONI SONO LO STATO ED IL CAPITALE.

ONORE
AL GUERRIGLIERO ARMATO
LAMBROS
FOUNDAS

LIBERTA’
A TUTTI I COMPAGNI CHE SI TROVANO NELLE GALERE PER LE LORO AZIONI
DISSIDENTI

BAGGELIS
STAZOPOULOS

Carcere
di Trikala
10-05-2010

Pubblicato in presxs | Commenti disabilitati su Lettera dal carcere dell’anarchico greco Bagelis Stazopoulos

Santiago del Cile – Sabotaggi contro Cuero Bat

fonte: Liberación Total

comunicato:

La notte dell’ultimo giorno di maggio abbiamo sabotato una ditta legata alla mattanza degli animali. Cuero Bat (www.cuerobat.cl) è una ditta che si occupa della fabbricazione di pelli, specialmente da bovini, producendo circa 360.000 pelli al mese.

Giunti sul posto siamo subito passati all’azione, abbiamo iniziato con una grande scritta: “Assassini di animali“, proprio sotto il logo dell’azienda in modo che tutti quelli che passano sappiano che in quel luogo si ammazza. Abbiamo inoltre tracciato una A cerchiata all’interno della sigla FLA. Poi siamo passati alle bombe di vernice rossa lanciate sulla facciata di questo cimitero ed infine abbiamo lasciato tre bombe assordanti, costituite da acido muriatico ed alluminio, due nel tetto ed una nel portone d’ingresso e quindi ce ne siamo andati.

Sono tanti i luoghi (macellerie, università, fattorie, ristoranti, ecc.) in cui lo sfruttamento e l’assassinio degli animali è qualcosa di comune agli occhi di esseri egoisti e pieni di cupidigia, giustificando il massacro con in quale “il più forte
schiaccia il più debole” ed è così che li considerano inferiori.

Noi non accettiamo il principio d’autorità nella teoria e nella pratica, rispettiamo ogni essere che abita nella Terra e ci
riconosciamo come parte di un tutto che dovrebbe vivere in equilibrio e nella convivenza: Ma sappiamo anche che per quelli che si impegnano a dominare e sottomettere ogni esser vivente ed ogni ambiente selvaggio e naturale non avremo mai rispetto e sia essi che le loro istituzioni saranno il bersaglio delle nostre azioni. Azioni diverse e disperse, come sarà possibile.

Rivolgiamo un appello a tutti i compagni affinché riconoscano nella Liberazione Animale la loro liberazione così come quella della Terra, che inizino l’azione diretta in piccoli gruppi affini e con gli strumenti che considerino convenienti. Compagni non sprecate le forze in organizzazioni che solo vogliono un numero in più, come quelli che sostengono degli striscioni o che raccolgono firme per un progetto di legge. Queste organizzazioni funzionano per distrarre dai problemi reali: l’autorità ed il potere. La Liberazione Animale non si otterrà mai con le leggi perché il potere non ripudierà mai se stesso.

Queste azioni le dedichiamo alla memoria dei compagni che hanno fatto delle loro esistenze uno strumento di emancipazione portando le idee alla pratica fino alla morte, come fanno i guerrieri. Per Barry Horne, María Soledad Rosas, Edoardo Massari (Baleno) e specialmente per Mauricio Morales, compagno morto un anno fa…

Per questi compagni e molti altri non ci sarà mai l’oblio!

Per ogni essere vivo di essenza selvaggia, per ogni ambiente naturale, per la liberazione totale!
Fino a che tutti saremo liberi!

Frente de Liberación Animal – Brigada por l@s caíd@s

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Cile – Bombe assordanti contro organizzazione fascista e tribunale di garanzia di Santa Cruz

Comunicato degli Autonomos en Guerra, trad. Culmine:

Santa Cruz, 30 maggio 2010

La notte di oggi, tra le 2.00 e le 2.30 abbiamo fatto esplodere due bombe assordanti di diversa intensità. La prima è
scoppiata davanti alla finestra di una casa che funziona da sede dell’organizzazione fascista e patriottica chiamata “Raza Chilena”. Le onde sonore di tale esplosione si sono propagata per oltre 300 metri (non sappiamo se vi sono stati danni materiali).

Il secondo ordigno, collocato nel tribunale di garanzia di Santa Cruz, è scoppiato subito dopo provocando un intenso boato percepito fin oltre 500 metri. A questa azione si aggiungono le diverse scritte realizzate in memoria di Mauricio Morales ed altre che cercando di solidarizzare con Marcelo Villarroel e tutti quei lottatori sociali che sono privati della libertà nelle diverse carceri del Cile e del mondo.

Per la distruzione di tutto quel che ci opprime.
Salud y Anarquía

Autonomos en Guerra

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Sabotaggi nella metropolitana e ad un furgone di trasporto dei polli in Messico

Comunicato del FLA, trad. Culmine:

Il Frente de Liberación Animal rivendica le seguenti azioni:

-12 maggio: Lanciate pietre contro diversi vagoni di un treno della metropolitana Ferrero durante il suo tragitto,
azione dedicata “al sabotatore della metro”
Adrian Magdaleno González.

-20 maggio: Un ordigno incendiario è stato lasciato vicino alla ruota anteriore di un furgone che serviva come trasporto di un mattatoio di polli. L’ordigno ha funzionato perfettamente ed il fuoco ha consumatola ruota, i fari, il cofano, il motore, diversi cavi che alimentavano il mezzo ed infine il parabrezza. Il veicolo è inutilizzabile. Azione dedicata “all’incendiario” Abraham López Martínez.

D’altra parte apprezziamo la decisione presa da Diego Alonso di scappare dagli arresti domiciliari. Che l’inesplicabile protezione della natura selvaggia ti accompagni là dove stai tracciando il tuo cammino verso la libertà illegale.

In memoria di Mauricio Morales.
Libertà per Víctor Herrera, Emmanuel Hernández e Socorro Molinero!
Per la liberazione animale e della terra, sabotaggi ed incendi!

FLA-Estado de Mexico

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Atene – Amputata la gamba al compagno Simos Seisidis

fonte: Act For Freedom Now!, 30.05.10

Simos Seisidis è il compagno anarchico arrestato il 3 maggio
dalla polizia di Atene. Sulla testa di Simos pendeva una taglia da
diverso tempo, in quanto imputato di esser un membro dei denominati
“ladri in nero” (oi listes me ta maura), il
gruppo al quale -secondo l’accusa- apparteneva lo stesso anarchico
detenuto
Yiannis Dimitrakis.
Durante il suo arresto Simos è stato colpito da una pallottola alla
gamba, rimanendone gravemente ferito. Inoltre è stato pestato
sul posto in maniera piuttosto pesante. Da quel giorno Simos è
stato rinchiuso in una stanza, trasformata in cella, dell’ospedale
KAT di Atene. Le sue condizioni di detenzione sono orribili – come
descritto dai suoi familiari, dai compagni e da gruppi come il
Network per i Diritti Sociali e Politici: divieto assoluto di TV,
radio e contatti telefonici. L’unica persona che ha il permesso di
fargli visita nella stanza è la madre, i poliziotti sono
costantemente di guardia nella sua stanza, abusando di lui,
fotografandolo con i loro cellulari mentre viene lavato dal personale
infermieristico, la lista è infinita.
Venerdì 28 maggio è stato annunciato che le sue condizioni di salute si
sono rapidamente peggiorate, che Simos ha subito un intervento
chirurgico d’urgenza e che gli è stata amputata la gamba
ferita. Adesso, le sue condizioni sono stabili e relativamente buone
(cioè, non corre pericolo di vita), ma restano immutate le
terribili condizioni detentive.

Fratello SIMOS non sei solo! Dovranno pagarla per questo!

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Chile – Artefacto explosivo detona al interior de iglesia en Vitacura

prensa chilena – 29.05.10

El templo se encontraba sin feligreses al momento del incidente. “Había humo blanco y olor a pólvora”, dijo el párroco Eduardo Howard. Un llamado anónimo alertó a Carabineros de que habría una explosión en el lugar.

Un artefacto explosivo detonó, esta tarde, al interior de la iglesia Inmaculada Concepción
de la comuna de Vitacura, según confirmó Carabineros a este medio. La parte afectada es la nave lateral, que da hacia la Avenida Alonso de Córdova

El templo ubicado en la intersección de dicha vía con Avenida Vitacura se encontraba sin feligreses al momento del incidente, registrado pasadas las 15.30. “Había humo blanco y olor a pólvora”, dijo el párroco de la iglesia Eduardo Howard. En su interior se encontró un extintor.

La explosión dejó daños materiales, ventanales destruidos. Además, una persona que realizaba labores de limpieza resultó con daño auditivo, producto del ruido que provocó el artefacto.

El comisario de la 37 Comisaría de Carabineros de Vitacura, Marcelo Aburto, dijo que a eso de las 15.00 un llamado
anónimo alertó
a la Central de Comunicaciones de la institución (Cenco) y a una emisora que se produciría una detonación al interior de dicho templo.

A las 17.00 se iba a oficiar una misa, pero dada la actual situación fue suspendida.

La alerta movilizó a personal policial, que trabaja en el lugar realizando las pericias de rigor. El tránsito en el sector se
encuentra interrumpido.

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Marcelo Villarroel sul caso della rapina al Banco Security e sull’attuale momento della guerra sociale

A tutte e tutti quelle/i che lottano contro Stato, Carcere, Capitale

Per una nuova vita, per la liberazione totale

Lunedì 24 maggio si è tenuta una nuova udienza presso il 7º
Juzgado de garantía, con la finalità di riformulare le
accuse all’interno dell’indagine relativa al caso della rapina al
Banco Security ed alla successiva sparatoria, con la morte di un
agente di polizia.

In questa udienza il p.m. Andrés Montes (figlio dell’ex-mapucista
ed oggi deputato socialista Carlos Montes), ha fatto una breve
esposizione in cui ha precisato i ruoli specifici che, secondo la
“prolissa indagine”, avremmo avuto in 2 rapine con
violenza: la rapina contro il Banco Santander di Valparaíso e
quella al citato Banco Security, fatti avvenuti rispettivamente nel
settembre e nell’ottobre 2007.

E’ stata inoltre accettata la richiesta di altri 45 giorni di proroga
delle indagini, per la mancanza delle perizie relative ai campioni di
DNA.

Tutto questo per giustificare una indagine eterna e scarsa in cui, come già
segnalato, non abbiamo nulla da dire, nulla da dichiarare,
nient’altro da apportare che il nostro conscio e eterno odio verso
una delle espressioni più bastarde del Capitale, il tessuto
giuridico-penitenziario, le nozioni di giustizia, la merda dello
Stato di diritto.

Anche se s’è cercato di nascondere il carattere politico della
criminalizzazione, è evidente che questa si manifesta con una
sentenza che sarà un mero tramite, visto che la decisione è
stata presa nel momento in cui è iniziata quella caccia che
voleva spedirci dritti al cimitero e non in carcere.

Come proletario in rivolta, sento che è stato essenziale affrontare
il divenire quotidiano della reclusione e delle vicissitudini quella
connessione vitale e indistruttibile con quelli che mantengono accesa
la fiamma sovversiva di costante lotta per distruggere tutto quel che
ci opprime.

Mentre alcuni sostengono interminabili discussioni sui metodi d’azione, di
vedere e d’intendere la violenza rivoluzionaria, di concetti e di
linguaggi, di genuina rappresentatività di questo o quel
pensiero, corrente o sensibilità, la realtà della
guerra sociale parla da se stessa, giorno per giorno nelle carceri e
nei quartieri poveri, nelle campagne e nelle montagne, tra
perseguitati e sfruttati in tutto il mondo ed è per questo che
oggi voglio salutare con un abbraccio fraterno e complice e con un
particolare affetto:

– I compagni arrestati a fine aprile a Buenos Aires mentre
partecipavano ad una mobilitazione di solidarietà
internazionale davanti all’ambasciata della Grecia. Ho conosciuto da
vicino la generosa solidarietà di quei cari compagni e quelli
sono momenti in cui la forza delle convinzioni si trasforma nel
fondamentale sostegno per resistere alla complessa e difficile
esperienza carceraria argentina. Sappiate che non siete soli, mai!
Mai soli!

– La compagna Estela Cortez, anch’essa arrestata a fine aprile,
nella città di Antofagasta, nel nord del Cile. Dopo
un’offensiva repressiva iniziata all’alba della Giornata del Giovane
Combattente diretta contro il Centro Social Okupado “La Araña”.
Quasi un mese dopo questa compagna è stata arrestata ed
accusata di diversi attacchi contro installazioni militari e partiti
di destra. Vero è che quel che dicono le imputazioni del
potere non coincidono affatto nel momento di costruire la solidarietà
complice con i fratelli di classe, con i compagni di lotta… Forza
Estela!

– Il waikilaf Cadin Calfunao arrestato circa due
settimane fa vicino Temuco, nel sud del Cile, accusato di avere alla
sua portata del materiale esplosivo di alto potenziale. Questo peñi
(fratello mapuche) conosce già le carceri dello Stato cileno e
ciò costituisce, nel corso della guerra, una potente
esperienza accumulata per poter resistere giorno per giorno dietro le
mura dello Stato-Carcere-Capitale. Persecuzione, montatura o
circostanze transitorie di una decisione cosciente, comunque sia:
Peñi, Kiñe Newen Tüin !!

Un saluto anche a tutti i compagni che sono tornati in libertà
negli ultimi mesi, dopo aver vissuto la reclusione per motivi
diversi, tutti legati alla ricerca della liberazione Totale. A Keny,
Elena, Flora, Cristian, Pablo, Matías
a Sergio e Marcelo Dotte… che non dimentichino i
giorni “al fresco” e che questi siano una motivazione per
continuare e non una giustificazione per rinunciare al desiderio ed
al bisogno di esser liberi.

La memoria è forse una delle armi più sovversive nel
momento di costruire identità, comunità di idee, senso
di classe, decisione di lotta proletaria ed è per questo che è
una sfida permanente poterla mantenere viva, in quanto non siamo né
i primi né gli ultimi a confrontarci con il potere ed in
questo cammino abbiamo perso dei generosi esseri umani, che si sono
dati in maniera indomabile e coraggiosa, e che non possiamo
dimenticare… Dovunque tu sia, Mauricio Morales, punky
Maury,
un abbraccio selvaggio e ribelle, i miei rispetti
sovversivi…

Cercando di esser padroni delle nostre vite…

Fino a che ci sarà miseria ci sarà ribellione!

Per il rafforzamento e la diffusione dei Núcleos Autónomos
Antikapitalistas!

Abbasso le mura delle prigioni!

Marcelo Villarroel Sepúlveda, Prigioniero Libertario

27 maggio 2010 – Sezione di Massima Sicurezza – CAS – Santiago – Cile

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Libro in spagnolo sulla Grecia 2009-2010 – Dedicato a Lambros Foundas ed a Mauricio Morales

anonimi compagni…


Siamo quei molesti che camminano continuamente tra i tranquilli…

I seguenti testi, poco o nulla serviranno a tutti quelli che in questi ultimi tempi si “interessano della Grecia” come una “moda politica”, e che osservano con nostalgia quel che accade. La trascrizione in spagnolo è stata fatta tenendo in
considerazione questi pochi compagni dispersi per il mondo che hanno già fatto le loro scelte e sono all’offensiva diurna e notturna contro l’esistente, quei pochi che camminano con l’intento di violare i valori di questo mondo marcio e che rischiano per varcare la soglia dell’ignoto, facendo delle scelte, con fermi ma attenti passi sul terreno che li attrae e che, a volte, li spaventa. Speriamo che questi testi li incoraggeranno ad approfondire le analisi e le (auto)critiche e che poi continuino ad avanzare e colpire il nemico in maniera ancor più astuta e, perché no, perfida.

Comunicati
: “Consipiración de Células del Fuego”.
Scritti
dei compagni: Polikarpos GeorgiadisYiorgos Voutsis VogiatsisYiannis Dimitrakis

Per scaricare il libro: www.mediafire.com/?nz4nemmivz5
Per scaricare la copertina, aquí.

tratto da:http://liberaciontotal.entodaspartes.net/archives/9616

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Santiago del Cile – Attaccato un club di caccia e pesca

Comunicato:

La notte del 24 maggio ci siamo diretti verso un altro centro di sfruttamento animale. Obiettivo: un club di caccia e pesca.

Abbiamo portato con noi pietre e vernice. Abbiamo lanciato le bombe di vernice rossa impregnando le pareti e poi abbiamo lanciato le pietre sui vetri. I vetri sono rimasti sul posto perché protetti da una rete, ma abbiamo ascoltato mentre si sono infranti. Dopo quest’attacco ci siamo rivolti ad attaccare un tabellone pubblicitario di McDonald’s in una fermata del Transantiago.

Quando abbiamo pensato quest’azione, abbiamo pensato di farla in memoria del compagno Mike Hill, assassinato da un cacciatore. Ma abbiamo deciso di estendere il ricordo a tutti i compagni caduti: Mike, Jill, Barry, Claudia López, Jonny Cariqueo, Mauricio Morales ed un numero senza fine di altri compagni caduti in questa guerra, in cui riconosciamo in essi una vita di lotta.
Tutti essi presenti in ogni azione.
Un fraterno saluto a tutti i compagni prigionieri del mondo ed ai compagni latitanti.

per la distruzione di tutte le gabbie e le carceri
facciamo la guerra alla società

sombras en la oscuridad

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Colombia – HERMANO MAURICIO MORALES VIVE!

Azione di propaganda in commemorazione del fratello MAURICIO MORALES, dalle
mura della UNIVERSIDAD SURCOLOMBIANA nelle terre agustiniane
latinoamericane [neiva-huila-colombia]. In quest’angolo dell’America
latina seguiamo il movimento anarchico internazionalista ed
insurrezionale, costruendo i nostri sogni indomabili, difendendo dal
nostro contesto il pensiero antiautoritario, seminando ribellione,
preparandoci sottilmente alla raccolta dell’insurrezione, contro la
domesticazione della vita, per un’esistenza naturalmente UMANA.

Per la distruzione di tutte le strutture del potere, la liberazione per
tutti i prigionieri antiautoritari del pianeta che combattono
l’ordine esistente e tutti i secoli di violenza, lotta, forza e
resistenza. Il domani è nostri compagne/i…

Individuos Panclastas Contra la Dominación

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Napoli – Comunicato sui fatti del 1° maggio da A’RRAGGIA

da A’RRAGGIA

INFAMI CAROGNE

Primo maggio, Napoli. In mattinata parte il corteo da Piazza Mancini; dopo poche centinaia di
metri, all’altezza di Porta Nolana, un gruppetto di quattro/cinque
fascisti si fa notare ai margini della manifestazione. È evidente la
provocazione, si sentono sicuri, i loro amici sbirri probabilmente gli
avevano promesso la loro protezione (Piazza Navona ce lo insegna) ma
qualcosa non va secondo i loro piani. Vengono riconosciuti e invitati ad
allontanarsi; loro fanno gli spacconi, si sentono le spalle coperte.
Vola qualche insulto e qualche spintone; la situazione precipita e le
merde sono costrette a scappare con la coda tra le gambe. Uno di loro,
il più coglione, sbaglia strada, si rifugia in un negozio dove viene
raggiunto e picchiato; successivamente arriva altra gente e il coglione
viene accoltellato.
La provocazione è andata male e poteva andare
anche peggio.
Immediatamente inizia il piagnisteo degli “eroi del
terzo millennio” che parlano di un’aggressione ad un ragazzo che si
trovava a passare per caso, da parte di un gruppo di manifestanti
violenti. Non hanno un minimo di dignità. Subito dopo esce un
comunicato, firmato da Iannone (il capo di casa pound) che da
politicante incallito specula sull’episodio con il chiaro intento di
dare visibilità al raduno fascista del sette maggio successivo a Roma.
Tentativo di sciacallaggio fallito vista l’esiguità delle presenze.
Il negozio è dotato di telecamere per cui hanno registrato tutte le fasi
dell’accaduto. La DIGOS non sta a guardare e con una celerità
impressionante se ne appropria il pomeriggio stesso.
Martedì
11
, di mattino presto, gli sbirri si presentano a casa di un nostro
compagno per una perquisizione (gira voce che ne hanno fatto altre
due). Il compagno non è in casa e quindi diventa difficile capire il
motivo della visita. Solo dopo qualche giorno si verrà a sapere che
l’accusa è quella di concorso in tentato omicidio in relazione ai fatti
avvenuti il primo maggio.
Lo stupore viene subito sostituito dalla
rabbia. Un nostro compagno rischia anni di galera per colpa di quei
questurini di casa pound. Il connubio tra DIGOS e fascisti ha dato il
suo risultato. Naturalmente non poteva mancare il contributo dello
scribacchino di turno, che risponde al nome di Leandro Del Gaudio, il
quale pubblica su ”Il Mattino” un articolo farneticante ma ricco di
particolari che solo la DIGOS poteva conoscere, in cui il nostro
compagno viene indicato come l’autore dell’accoltellamento e appartenete
all’area anarchica verso cui, dice il servo scemo della questura, si
rivolgono le attenzione degli inquirenti.
La cosa non ci sorprende,
ogni occasione è buona per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.
C’è da dire che l’episodio del primo maggio un certo imbarazzo nel
movimento lo ha creato, le chiacchiere girano, si disserta
sull’opportunità di un certo tipo di risposte ecc. Viene pubblicato un
comunicato in cui, dopo una lunga disamina sulle dinamiche
dell’antifascismo sviluppatesi negli ultimi tempi, si prendono le
distanze dall’uso dei coltelli e altre amenità del genere.
Sinceramente avremmo preferito non leggere certe cose. Non ce n’era bisogno.
Si ha la netta sensazione che qualcuno voglia giustificarsi di fronte al
potere.
Non ci interessa fare proclami o l’apologia di certe pratiche
ma teniamo a precisare che le provocazioni di certi gruppuscoli
nostalgici del fascismo non possono e non devono passare inosservate.
Una risposta è necessaria sempre, anche molto violenta se il caso lo
richiede. Non possiamo dimenticare le aggressioni ricevute dai compagni,
le violenze che immigrati, omosessuali, barboni ecc, subiscono
quotidianamente da questi servi in camicia nera.
La nostra posizione
sull’antifascismo è nota. Siamo perfettamente coscienti che questi
individui non sono altro che uno dei bracci armati del potere
democratico e in quanto tali vanno colpiti con ogni mezzo necessario,
tenendo ben presente chi è il vero responsabile di certi episodi.
Un forte saluto e tutta la nostra solidarietà vanno al nostro compagno e a
chiunque verrà coinvolto in questa faccenda.
Noi non staremo a guardare

ANARCHICI A NAPOLI

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Santiago del Cile – Blocco stradale in memoria dei nostri caduti

Stufi dello sfruttamento, dell’abuso dei padroni, di questa situazione di
merda, di questa passiva quotidianità, della televisione che
ci riempie la testa di spazzatura, stufi della vita fatta di merci di
merda che ci costringono a sopportare, ci siamo svegliati poco prima
del solito per effettuare un blocco stradale, magari per un attimo,
bloccando così tutta la routine di merda di questa società,
per fermare il tempo e venir fuori da tanto chiacchiericcio e dar
vita al nostro discorso critico nella prassi, fare delle nostre vite
un’azione di costante attacco al capitale, per dimostrare che non
siamo disposti ad accettare le loro briciole.

Con la nostra azione vogliamo anche commemorare i nostri caduti, il punky
Mauri,
Claudia e tanti altri che hanno dato la vita per la
lotta di strada, anche per i compagni prigionieri in tutte le galere
del mondo, a nome di essi noi oggi abbiamo manifestato.

Ed è così che oggi, giovedì 27 maggio, verso le
7.30, quando il traffico veicolare era nel suo orario di punta,
armati di benzina, pneumatici e materassi, abbiamo bloccato una delle
principali strade di questa città di merda, la Avenida
Pajaritos, all’altezza del paradero 7, con l’unico fino
d’interrompere la passività con la quale tutti si muovono, ed
in questa maniera poter contribuire con un granello di sabbia
sovversiva alla lotta sociale e far vedere a tutti che siamo in piede
di guerra, e che non resteremo ad osservare come si arricchiscono a
nostre spese.

E’ così che lanciamo un appello di insurrezione e lotta rivolto a
tutti i compagni, fare dell’odio, del fuoco e della vendetta i nostri
alleati, dimostrare che non siamo passivi di fronte al nemico e che
non lo saremo mai fino a veder cadere tutti i pilastri di questa
società dello spettacolo!

CHE IL FUOCO SOVVERSIVO SI PROPAGHI COME UNA PESTE!

PRIGIONIERI POLITICI IN PIEDE DI GUERRA LIBERI!

MAURICIO MORALES PRESENTE IN OGNI FIAMMATA INSURREZIONALE!

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Argentina – Contro il bicentenario, contro tutti gli Stati… per la libertà!

Morte
allo Stato ed al Capitale!!

 

All’interno
dei festeggiamenti ( e dei "contro-festeggiamenti") per il
bicentenario dello Stato argentino, alcuni anarchici hanno
manifestato per le principali strade della città di Buenos
Aires, diffondendo le posizioni antiautoritarie con scritte,
volantini e grida in memoria di Mauricio Morales (compagno
morto un anno fa). Non dimenticando i nostri compagni prigionieri e
sotto inchiesta, in questo caso con maggior enfasi per Karina
Germano (la Galle)
ed i compagni sotto processo per la
manifestazione davanti all’ambasciata greca.

Condividiamo
con voi alcune foto.

Guerra
al sistema di dominaziome!

¡Viva
la anarquía!

fonte:
vivalaanarquia.entodaspartes.net

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Attaccata un’antenna di telefonia mobile a Santiago del Cile

Comunicato della

Banda Salvaje e Insurrecta en Guerra Contra la Dominación

traduzione: Culmine

22 maggio: un anno dalla dolorosa morte di Mauri. E’ morto per lo scoppio dell’ordigno esplosivo con il quale voleva colpire la scuola della gendarmeria.

Mauri ha impugnato diversi strumenti per affrontare il dominio. Egli non è solo la bomba che lo scrollò quella maledetta notte e noi intendiamo Mauri come un individuo pieno di qualità. Egli
comprese che per dichiarare guerra ai nostri nemici non c’è bisogno d’un metodo specifico, ma che tutti i metodi sono uguali in efficacia, tenendo presente che non bisogna cadere nella specializzazione di tale attività/azione e che il messaggio di questa non deve cercare riforme o concessioni dal potere, ma la sua distruzione. E’ così, e solo così, che attraverso la sua pratica abbiamo preso le energie per rivendicare tutte ed ognuna delle nostre azioni.

Questo fine settimana (tra il 22 ed il 23 maggio), in qualche luogo della schifosa città di Santiago, abbiamo cospirato ed agito contro un’antenna della telefonia mobile. Innanzitutto abbiamo analizzato che sarebbe stata l’azione più efficace per provocare il maggior danno, in seguito abbiamo valutato quali strumenti usare ed il tempo stimato per l’azione.

Con il piano già pronto ci siamo diretti in un terreno abbandonato, saltando una prima recinzione siamo scivolati via fino a giungere ad un angolo in cui c’era una seconda recinzione. Si trattava di un ridotto spazio rettangolare, ma  molto alto, e quindi con delle cesoie abbiamo rotto il lucchetto. Dentro la cella della telefonia abbiamo iniziato a tagliare tutti i cavi che alimentavano il circuito, effettuando tagli che dividevano i cavi in due estremi ad una distanza di circa un metro; ciò perché durante la riparazione i cavi tagliati non potessero essere uniti, bensì sostituiti. Col trascorrere dei minuti abbiamo tagliato circa un centinaio di cavi provocando anche dei corto circuiti per danneggiare i macchinari, corto circuiti che ci davano gioia e timore. Sapevamo che non potevamo commettere nessun errore, perché avremmo potuto rimetterci la vita con una scarica elettrica. Abbiamo anche spaccato delle casse, presenti sul posto.

Tutto questo l’abbiamo fatto proteggendo il più possibile la nostra sicurezza. Per non esser rintracciati abbiamo coperto le nostre scarpe, in modo da non lasciare tracce sul terreno o sul fango. Abbiamo usato guanti e ci siamo coperti i volti. Per non ricevere scariche elettriche i nostri attrezzi da taglio sono stati coperti da una plastica isolante, così come i nostri guanti.

Il nostro attacco non è stato casuale, sappiamo che la tecnologia è uno strumento che facilità l’alienazione ed il
controllo dei potenti sugli sfruttati. Sappiamo in particolare che i cellulari sono un mezzo con il quali i nostri nemici in molti casi sono riusciti a rintracciare piste per le azioni illegali e quando non ci son riusciti se le sono inventate, con il copia e incolla delle intercettazioni. Queste tecniche sono utilizzate dagli agenti dell’ordine come dimostrazione della loro “onnipresenza” e di fronte ad esse molti compagni in diversi posti del mondo non hanno saputo proteggersi.

Potremmo prolungarci sulle relazioni superficiali fomentate dalle tecnologie, che non sono affatto neutrali. O sui danni provocati dalle emissioni elettromagnetiche sull’ambiente e su chi vive in esso, ma abbiamo già analizzato quel che ci pareva più opportuno.

Nel nostro percorso come gruppo informale, dall’ottobre del 2009, abbiamo scelto di attaccare diversi obiettivi e con diversi strumenti e non poniamo nessuna delle nostre azioni sopra le altre per la quantità di soldi persi e per la propaganda mediatica, la qualcosa non è mai esistita. Ogni attacco dev’essere apprezzato per quel che è, una sfida a rompere con le paure di anni di oppressione e una convinzione nella lotta in cui crediamo, assumendoci i costi che possono implicare le nostre decisioni.

Con gioia incoraggiamo i guerrieri del Frente de Liberación Animal (FLA) e del Frente de Liberación de la Tierra (FLT), così come i compagni che hanno attaccato una ditta dell’elettricità a Valparaíso, ci riconosciamo nelle
loro azioni. A continuare fermi nella guerra contro gli sfruttatori fino a giungere alla libertà.

E’ così che abbiamo scelto di scomparire, intendendo che ogni gruppo affine ha i suoi tempi, presi dai suoi integranti che li decidono. Come? Con chi? E perché? agire senza che nessuno ci imponga delle condizioni opportune per farlo.

Per quelli che tempo fa si sono riempiti la bocca, all’interno della loro accomodata passività, parlando di compagni insorti e del Mauri, sappiate che siete parte del problema e del nemico. Le vostre false critiche che cercano solo quote di potere (o come lo chiamate “potere popolare”) non son altro che attività accademiche di anarchici da salotto che non rappresentano nessuna minaccia per il potere. Ai riformisti, piattaformisti ed altri, nemmeno l’acqua.

Per Marco Camenisch, Sergio Maria Stefani, Leo Landi, Silvia Guerini, Costantino Ragusa, Luca Bernasconi, Abraham López, Adrian Magdaleno, Diego Alonso e Axel Osorio, il nostro più caldo saluto
anticarcerario, quello della solidarietà con tutti i prigionieri, più di qualsiasi parola morta.

Oltre a tornare a ricordare e rivendicare Mauri, ad un anno dalla morte, che in nessun istante ci ha lasciato indifferenti, vogliamo salutare un altro selvaggio. Diego Ríos per sempre abbracciamo la tua fuga dalle gabbie del potere e vogliamo anche dirti che sentiamo la mancanza delle tue parole piene di convincimento e di coraggio. Desideriamo sapere come stai e questa è l’unica forma in cui puoi saperlo. Ci auguriamo che tu stia bene.

un saluto incandescente:

Banda Salvaje e Insurrecta en Guerra Contra la Dominación

__________________________________________

Questi le azioni dirette rivendicate dalla Banda Salvaje e Insurrecta en Guerra Contra la Dominación:

– Attacco incendiario contro la concessionaria Indumotora a Santiago del Cile

– Attacco contro un camion di carne ed una clinica psichiatrica a Santiago del Cile

– Attacco incendiario contro una macchina distruttrice della Terra a Santiago del Cile

– Sabotaggi contro simboli del potere in Cile

Pubblicato in azioni dirette | Commenti disabilitati su Attaccata un’antenna di telefonia mobile a Santiago del Cile

Cile – Blocco stradale in memoria di Mauri a Santiago

fonte: Liberación Total

Un anno fa ci siamo svegliati con la notizia fatale, il Mauri non
era più tra noi. Abbiamo accusato il colpo e pian piano siamo
riusciti a comprendere che il dolore e la tristezza avevano un solo
cammino possibile nella memoria del compagno: fare di ogni azione di
ricordo un’azione di vendetta.

Questa notte (giovedì 20 maggio) appena l’oscurità s’è
convertita in una nostra alleata, le nostre ombre hanno iniziato ad
occupare lo spazio all’incrocio tra Grecia e Los Presidentes. In
numero noto solo a noi e abbracciati dalla complicità siamo
passati all’esercizio violento del recupero delle nostre esistenze,
spezzando la passiva routine che ci assopisce e sottomette ogni
giorno.

Al margine della legalità ed armati di molotov, bombe da
contatto, giochi pirotecnici, tubi incendiari, decine di petardoni,
fionde ed i nostri corpi abbiamo ricordato il compagno Mauri.
Non come un mero atto commemorativo, con l’affetto ribelle che ci
accompagna in ogni momento, in ogni istante di cospirazione,
riflessione o apprendimento. Abbiamo salutato nella solidarietà
i suoi fratelli e tutti quelli che hanno insistito con tenacia nel
fare della memoria un’arma affilata contra questa realtà ed i
suoi sostenitori.
Siamo fratelli del fuoco, attorno ad esso ci
siamo riuniti e con esso abbiamo puntato contro i nostri nemici. Oggi
siamo stati in un incrocio e siamo già stati in altri. State
certi che domani saremo in qualche altro posto, sempre pensando,
pianificando e cercando il momento esatto per realizzare un attacco
sempre più riuscito.

Con l’irriducibile memoria, moltiplicando le forme d’attacco e
sovvertendo l’ordine stabilito!

PUNKY MAURI: I NOSTRI MIGLIORI RICORDI SONO IL FUOCO E LA VENDETTA!!!

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Rabia y Acción – Sull’evasione di Diego Alonso

Abbiamo ricevuto l’eccellente notizia dell’evasione di Diego
Alonso
con un gran sorriso. Siamo molto contenti nel sapere che il compagno abbia
approfittato della più piccola possibilità per evadere
dagli arresti domiciliari, di nuovo prendendo in giro l’autorità
ed i sostenitori della stessa.

La fuga, come strumento rivoluzionario degli anarchici più
vecchi e combattenti, adesso è presente nella vita di
combattimento da guerriero insorto per la liberazione totale Diego
Alonso; così com’è avvenuto nella vita di altri
anarchici nella storia.

In prima istanza ricordiamo le evasioni dei magonisti prima e
durante la rivoluzione (impossibilitata) del 1910 in Messico
attraverso sommosse selvagge o con l’intervento di altri guerriglieri
magonisti che liberavano dal carcere i propri compagni di lotta.

Gli anarchici che sono evasi dal carcere di Punta Carretas, Uruguay, il
18 marzo 1931 sono un altro esempio di una evasione insorgente e
fantastica; in quei giorni 3 prigionieri libertari e 5 prigionieri
comuni evasero attraverso un tunnel scavato da una casa posta di
fronte al carcere, azione pianificata soprattuto dal celebre
anarchico espropriatore Miguel Arcángel Roscigna.

La fuga ha anche occupato la vita di Gabriel Pombo Da Silva.
Ricordiamo che nell’ottobre del 2003 Gabriel evase da una galera
spagnola ed in un comunicato che egli stesso diffuse nel febbraio
2004 disse: “E’ finita! Sono finiti l’ingerenza in fatti altrui,
la farsa, il silenzio, le umiliazioni, le torture: adesso sono
LIBERO.”

La sua vita da combattente l’ha condotto di nuovo a scontrarsi
direttamente con i guardiani del capitale. Il 28 giugno 2004, nella
città di Aachen (Germania), Gabriel assieme ad altre 4 persone
ha cercato di fuggire da un posto di blocco. Nell’azione ci sono
stati ostaggi ed una fitta sparatoria. Infine Da Silva viene
catturato assieme agli altri e condotto in tribunale con l’accusa di
tentato omicidio, presa di ostaggi, rapina a mano armata e
pianificazione di un assalto. Gabriel continua ad essere uno dei
prigionieri più contestatari fino ad ora.

Claudio Lavazza, uno degli anarchici più insorgenti, ha anch’egli
deciso di aiutare l’evasione dei suoi affini, quando con un gruppo
assaltò il carcere di Udine, nel nord dell’Italia.
Nell’assalto venne ammazzato il comandante incaricato degli agenti di
custodia e due prigionieri furono liberati. Claudio è di
nazionalità italiana, ma è molto conosciuto in Spagna e
s’è distinto come una delle persone con idee anarchiche più
ribelli e insorte dentro e fuori le carceri. Lo hanno accusato di una
infinità di reati, tra i quali: banda armata, associazione
sovversiva, omicidio di un gioielliere, del capo dei secondini e di
due poliziotte durante una rapina ad una banca (Claudio le ha
mitragliate per difendersi), sommossa, porto illegale di armi da
fuoco, fabbricazione di ordigni incendiari ed esplosivi, ecc. Claudio
Lavazza affermò durante il processo che l’ha condannato per
l’omicidio delle poliziotte: “Per quanto voi, signori, cerchiate
di chiudere gli occhi, questa è una guerra, GUERRA SOCIALE, e
ogni parte piange i suoi caduti. Noi è da tanto che piangiamo
i nostri.”

Un altro degli anarchici che s’è preso gioco della reclusione è
stato l’italiano Horst Fantazzini, meglio noto come il ladro
gentiluomo, il cavaliere o il bandito in bicicletta. Fantazzini si
rivendicò anarchico da piccolo, in seguito si considerò
un anarco-individualista e partecipò ad un numero infinito di
rapine in banca, che effettuava sempre con una pistola giocattolo.
Giunse persino a suscitare delle simpatie tra gli impiegati di banca
che rapinava per le sue buone maniere ed il carattere sempre amabile.
“Buon giorno, mantenga la calma e mi dia il denaro, grazie”
erano le sue uniche parole prima uscire dalla banca e scappare con la
sua bicicletta. Nel 1973, Fantazzini cercò di scappare dalla
prigione di Fossano, nel Piemonte, dopo che l’avevano rinchiuso in
seguito ad una rapina. La situazione degenerò e prese degli
ostaggi, stavolta con una pistola vera minacciava i poliziotti. I
franco-tiratori aprirono il fuoco e lo ferirono gravemente. Tutti
credettero che fosse morto, crivellato dai colpi; ma un anarchico
così temerario non sarebbe potuto morire così.
Sorprendendo tutti continuò a vivere, dopo esser uscito dal
carcere tornò alle rapine. Fino al 19 dicembre 2001, quando la
polizia lo arrestò assieme ad un complice dopo aver rapinato
una banca ed esser fuggito con la sua bicicletta.

L’anarchico greco Vassilis Paleokostas ed il suo compagno di fuga,
l’albanese Alketou Rizaj, sono stati i protagonisti di una
delle evasioni più spettacolari dal carcere di massima
sicurezza di Atene, il 22 febbraio dello scorso anno. In
quell’occasione i compagni di Vassilis sequestrarono un elicottero,
lo fecero volare sopra il carcere e lanciarono una corda dalla quale
i due riuscirono ad evadere, tra gli spari dei secondini.

Questi sono solo dei piccoli esempi di combattenti anarchici che si son
burlati del potere e delle sue celle di punizione attraverso delle
evasioni da carceri, alcune di massima sicurezza, di tutto il mondo.

Con il presente comunicato inviamo un saluto combattente al compagno
Diego Alonso in qualunque posto si trovi. Che la fiamma
dell’ecologismo rivoluzionario non si spenga mai nelle tue idee
abolizioniste, con la fronte sempre in alto per la distruzione di
tutte le carceri e le gabbie. Il sistema potrà catalogarci
come folli, estremisti o vandali, ma noi sappiamo veramente quel che
siamo.

Diego chingale bien, córrele chingonzon! (in messicano: Dai
Diego, scappa! – ndt).

Che la clandestinità e l’oscurità della natura selvaggia ti
accompagnino nel tuo percorso verso la meravigliosa libertà!

Forza Diego Alonso e per il tuo omonimo Diego Ríos del
Cile, i due liberi e schivando l’autorità!

Libertà immediata per gli anarco-vegani Abraham López e Adrian
Magdaleno
!

Libertà immediata per gli antiautoritari Víctor Herrera,
Emmanuel Hernández e Socorro Molinero!

Fuoco alla civilizzazione ed alla società carceraria che mantiene il
suo sistema di dominazione fisica, mentale politica e culturale!

Per la liberazione animale e della terra!

Rabia y Acción

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Buenos Aires – Attaccato il Banco Ciudad de Tribunales

fonte: Ai Ferri Corti, 25.05.10

Ancora una volta la vendetta proletaria fa tremare le fondamenta dello Stato/Capitale. Ancora una volta i cuori rivoluzionari dicono basta e generano schegge che spezzano la tranquillità e la comodità
degli aguzzini.

Il nostro attacco è una dimostrazione di odio verso quelli che
hanno condotto migliaia di prigionieri allo sciopero della fame,
verso quelli che usano i nostri corpi così come quelli degli altri animali e la stessa Terra come merce per aumentare lo spessore dei loro portafogli, verso quelli che nel mondo ammazzano migliaia di milioni, specie gli schifosi nazionalisti che con orgoglio festeggiano 200 anni d’ipocrisia, fame e miseria capitalista.
Il nostro attacco è anche per ricordare tutti i nostri fratelli caduti e sequestrati all’interno della guerra per la nostra vita, la nostra dignità e la nostra libertà.

Viva la lotta sovversiva e rivoluzionaria

Celulas revolucionarias Brigada Mauricio Morales

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Buenos Aires – Attacco incendiario ai danni di auto a Villa del Parque

fonte: Ai Ferri Corti, 25.05.10

L’alienante ritmo della vita cittadina trascorre con la prepotenza della marcia che produce il sostento del capitalismo. Con volontà che fanno della vita quotidiana una militanza coerente con i valori di Stato.
E la critica a questa forma di vivere è accettata senza alcuna riflessione, si ascoltano proteste d’ogni tipo zittite in tante
maniere sia manipolando i fatti che reprimendo qualsiasi manifestazione che attenti alla normalità.
A quanto pare, la società o gli individui che in un modo o nell’altro hanno la loro parte nel sistema accettano la negazione della rottura delle azioni contro l’attuale modo di vivere. Ciò nonostante si generano esplosioni di rabbia che hanno la pretesa, dalle capacità individuali, di finirla con tutto quel che rappresenta o funzioni nella  perpetrazione dello stato di cose e che attaccano la pace degli opulenti.

Per questo pensiamo che l’azione diretta consista nell’ottenimento di risultati immediati.

Amigxs de la Tierra

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Mauri – Fammi un favore, fai che viva l’anarchia!

Buenos Aires – manifesto per Mauri
tratto da: vivalaanarquia.entodaspartes.net
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Messico – Lettera di Diego Alonso dalla clandestinità

fonte: Liberación Total, 24.05.10; trad. Culmine

Salve compagne e compagni,

ho deciso di scrivere una lettera alle persone che si sono preoccupate
per me senza nemmeno conoscermi e che mi hanno offerto il sostegno da
diversi posti. Innanzitutto voglio parlare della mia situazione, di
come sono arrivato ad essa da quando sono stato colto in flagranza
con degli ordigni incendiari nella calle España, vicino ad una
bastarda ditta di carne chiamata Pilgrims Pride.

Avevo scoperto questa ditta in una zona industriale mentre ero in bici alla
ricerca di obiettivi da attaccare. Ho notato che nel parcheggio
c’erano 10 rimorchi è mi è sembrato essere un obiettivo
molto efficace da attaccare. In quei giorni ho preparato 6 ordigni
incendiari, con bottiglie di benzina e micce. Una sera mi sono
avvicinato a quella ditta, mi è sembrato semplice attaccare
presto perché in quella zona non transitavano molte auto. Mi
sono seduto in un parco in calle España, attendendo un po’
prima di agire, ma non mi sono reso conto che una pattuglia della
polizia mi stava osservando da un paio d’isolati. Di colpo, gli
agenti si sono avvicinati, mi hanno immobilizzato e non mi hanno dato
il tempo di scappare. Nello zaino hanno trovato gli ordigni e la cosa
li ha spaventati abbastanza. Hanno chiamato i rinforzi e sono giunte
molte altre pattuglie. Gli agenti mi hanno insultato e pestato. Hanno
chiamato i media, che subito mi hanno descritto come un lunatico
(certo, un po’ lo sono, ma non come dice lo Stato), un terrorista ed
un radicale. Mi hanno trasferito alla Procuraduría General de
la República di Guadalajara e lì mi hanno picchiato e
persino cercato di asfissiarmi mettendomi la testa nell’acqua di un
water. Hanno voluto che infamassi i miei compagni, ma ho negato di
aver qualsiasi relazione con essi, e che riconoscessi le mie
responsabilità, come il possesso dello zaino.

Il giorno seguente mio padre ha chiesto la mia scarcerazione perché
l’anno precedente la mia famiglia mi aveva fatto internare in un
centro psichiatrico per i miei ideali anarchici e vegani. Ma tornato
a casa sono fuggito per alcuni mesi, burlandomi di essi in maniera
insorgente e dimostrando che non farò un passo indietro
rispetto a i miei ideali. Un giorno mi hanno avvisato che la mia
famiglia aveva subito una estorsione da parte della polizia. Per
alcuni giorni sono tornato a casa mia e mi hanno avvisato che ogni
settimana venivano a cercarmi degli agenti della Policía
Judicial e della Secretaria de Seguridad Publica dicendo che volevano
solo parlare con me (ah!,ah!).

Io, per imprudenza ed impazienza, sono rimasto lì per un po’ e
questo mi ha fottuto. Da considerare che ho un fratello, gli voglio
molto bene e sono molto legato a lui. Uno di quei giorni a casa dei
miei ho sentito bussare la porta in modo brusco. Pensando si
trattasse di mio padre, l’ho invece ascoltato mentre mi diceva:
“Diego, qui c’è qualcuno che ti cerca”. Sorpresa:
erano 3 agenti della Policía Judicial che mi hanno detto: “Ti
portiamo all’interrogatorio e poi torni a casa.” Mi hanno
ammanettato e la cosa ha destato stupore nei vicini e nelle persone
che passavano. Sono stato condotto al COCYDEJ (Centro de observación
y clasificación de menores del Estado de Jalisco). Lì
c’erano il tribunale dei minori ed il riformatorio. In tribunale davo
nell’occhio per la mia maniera di vestire: ero sporco, avevo capelli
verdi e dei pantaloncini su una calzamaglia. Il giudice mi ha
osservato come fossi un malato mentale, mentre io ero piuttosto
incazzato. Sono stato interrogato e mi hanno letto le accuse. Non
potevano accusarmi di violazione della legge federale sulle armi e
gli esplosivi, perché nel nostro paese i minorenni non possono
esser accusati di violazione delle leggi federali. Per questo mi
hanno accusato di porto illegale di armi e di oggetti proibiti. Una
delle domande che mi è stata rivolta è stata: “Sei
pentito?” Ho risposto: “Certo. L’unica cosa di cui mi pento
è di non esser riuscito ad incendiare quei camion di
sfruttamento animale”. Subito si sono spaventati ed hanno
sentenziato il mio ingresso al Tutelar de Menores CODYDEJ. Lì
molti carcerieri ci minacciavano con parole del tipo: “Esto
es el pinche bote cabron, a ti te cargo la verga
” (questo è
il fottuto carcere cabron, ti rompo il cazzo – in gergo messicano).
Ma mi vedevano come un matto. Dal primo giorno in cui sono arrivato
mi hanno prescritto un farmaco psichiatrico, indicato per
schizofrenici, che mi stordiva e mi manteneva dopato. La cosa mi
pareva un insulto perché conduco uno stile di vita senza
dipendenze. All’inizio mi alimentavo di soli fagioli, anche se devi
controllare che non ci siano pietre o altro. In seguito una
educatrice mi ha prescritto una dieta a base di verdure insipide. Per
qualsiasi ragione i carcerieri ci picchiavano. Di notte e davanti a
tutti dovevamo denudarci per vedere se non nascondevamo droghe o
armi. Restavamo rinchiusi 23 ore al giorno, in cui potevamo solo
leggere le cose “autorizzate” dallo Stato.

Mio padre, che è avvocato, ha presentato un’istanza di
scarcerazione perché c’erano delle incongruenze nelle accuse
contro di me. Per questo dopo 2 mesi e mezzo mi hanno concesso gli
arresti domiciliari. Dopo 5 giorni a casa, ho deciso di evadere in
modo insorgente dai domiciliari, perché non obbedirò
mai al sistema e con questa lettera approfitto per dire allo Stato
che non riuscirà a piegarmi così facilmente. Lotterò
fino alla fine per abolire lo sfruttamento animale e della terra,
giungendo così all’anarchia verde. Voglio dire a tutte le
persone di mantenersi attive. Non fate un solo passo indietro di
fronte ai nostri nemici che ci intimidiscono con le loro gabbie ed
armi; ma son sempre stato dell’idea che sono essi che dovrebbero
temerci.

Uscire da un centro di controllo mi fa sentire con più odio verso lo
Stato ed il sistema tecno-industriale e con più amore per
l’anarchia, la liberazione animale e della terra. Vi dico anche di
non perdere tempo, ci sono centinaia di possibili obiettivi da
attaccare. Se arrestano uno ce ne saranno altri 10 a lottare per
finirla con questa grande merda che chiamiamo civilizzazione.
Ringrazio le persone che mi hanno scritto lettere da altri lati del
mondo, anche se voglio sottolineare che non sono un eroe, ho solo
fatto quel che dettavano il mio cuore ed il mio spirito
rivoluzionario.

Soli di fronte alla macchina, contro la sua esistenza.
Odio & rabbia per il suo funzionamento, per la spoliazione quotidiana
effettuata da secoli.
Del massacro, lo sterminio, la demenza, l’autorità.
Fuoco, fuoco contro tutto, violenza & vendetta.
Cenere & macerie…
Da qui partiremo verso il mondo nuovo, prima no…
Questo è il corso logico delle cose perché in un modo o nell’altro, il capitalismo & i
suoi servi ridurranno il mondo a questo, con senza di noi…

Uscite, combattenti, dalle monotone riunioni & discussioni, lasciate
affiorare l’anarchia, nell’adrenalina dello scontro di strada,
fuggite da quell’intellettualismo borghese con la minaccia
di trasformarci in anarchici da scrivania.
Prendete le
armi, date fuoco a tutto, distruggete quel che potete etogliete la vita ad ogni maledetto guardiano dell’ordine.
Ravviviamo le emozioni di tutte quelle morti delle rivolte passate, Facciamo
sì che puzzino i cadaveri che essi stessi hanno nascosto
facendo finta di nulla, come zombi incolleriti, seminiamo il terrore
tra i leaders economici, che ogni compagno caduto riviva nella
barricata, & nell’esplosione di qualche banca o proprietà privata…
Salud y anarquía verde!

Diego Alonso

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Mauri – La memoria come arma!

Il Centro Social Okupado y Biblioteca Sacco y Vanzetti di
Santiago del Cile (www.okupasaccoyvanzetti.blogspot.com)
ha redatto un bilancio della giornata di mobilitazione internazionale
ad un anno dalla caduta in combattimento di Mauri, avvenuta il 22
maggio 2009.

Non ci è possibile tradurre integralmente tutti i contributi. Su
Culmine, abbiamo tradotto gli scritti dei prigionieri anarchici e
rivoluzionari che hanno ricordato Mauri. Gli altri contributi, in
spagnolo, possono esser consultati su:

http://bioclasta.blogspot.com/2010/05/un-ano-de-la-caida-en-combate-de.html

Informiamo che il video “Afilando la ideas contra la prision –
Aguzzando le idee contro la prigione
” è stato
doppiato in italiano. Richieste a:

culmine@distruzione.org

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Cile – Estela libera!

Lunedì, 18 maggio, è stata liberata Estela,
compagna cilena di Antofagasta (nord del Cile) accusata di aver
attaccato l'ospedale militare della sua città con una "bomba
de ruido". Si tratta di un ordigno costituito da acido muriatico
e metallo, spesso monete, che al contatto provocano un grande botto.

Estela ha ammesso di essere l'unica autrice dell'attacco ed adesso i periti
del tribunale militare dovranno stabilire se s'è
effettivamente trattato di questo tipo d'ordigno.

Segue il comunicato della compagna, diffuso da:

-Presxs a la kalle- www.presxsalakalle.blogspot.com
presxsalakalle@gmail.com

Ieri, martedì 18 maggio, avrei dovuto esser condotta alla procura
militare ma non mi hanno chiamato per tutto il giorno. Solo dopo le
18 mi hanno trasferito in procura. Lì sono stata informata
sull'accettazione da parte della corte marziale della mia istanza di
libertà.

Ho firmato, pagato la cauzione e sono tornata in carcere per prendere le
mie cose. Per fortuna ho potuto salutare le mie compagne di
reclusione. Infine, son tornata a casa.
Solo adesso sono venuta a
sapere della diffusione che è stata data alla mia situazione,
il che mi tranquillizza molto, ossia il fatto che non è
passato sotto silenzio. Ho anche saputo della liberazione di alcuni
compagni, facendomi gioire; anche se resta la rabbia e l'impotenza
contro l'ordine stabilito nell'ascoltare questo nuovo schifo di
presidente che cerca di cancellare la sua immagine di imprenditore
fascista dalla mente del popolo (
si
riferisce all'attuale presidente del Cile, Pi
ñera
- ndt
)...

Mi auguro di non tornare in carcere, perché la mia famiglia e
soprattuto mio figlio hanno molto sofferto per tutto questo. Mi sento
molto grata verso coloro che si sono sinceramente preoccupati per
quel che è accaduto, e spero con tutte le forze che in tanti
possano esser liberati dalle carceri e che dovrebbe sparire lo
schifoso sistema penitenziario che ha distrutto e distrugge la vita
di esseri innocenti (come lo sono i figli dei prigionieri),
mantenendo in funzione il circolo del sistema capitalista.
Dalla strada…
Estela

19 maggio 2010

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Mauri – Sergio e Alberto sul 22 maggio per Mauri

Cari compagni,

dal luogo di sterimio vogliamo ricordare nella nostra memoria tutti quei
fratelli che hanno voluto elevare la dignità umana, così
alta da non esser raggiunta dalla distruzione messa in atto dal
sistema poliziesco, a quasi un secolo di fascismo.

Fratelli, ogni giovane che guarda la vastità della vita che non potranno
controllare né manipolare, perché siamo semi che
crescono per elevare l’umanità di ogni essere che intraprende
il viaggio di velare per il memoriale di una reazione diretta contro
il sistema che farà esplodere le mura che detengono la vita di
un sistema carcerario.

Che il maggior sogno di un essere sia quello che le utopie non sono reali
ma esiste un maniera d’agire tra noi, per distruggere e tornare a
costruire una società reale che vada più in là
di uno schema impiantato da borghesi e fascisti.

E’ per questo che oggi ci fermiamo nel nostro quotidiano vivere per
elevare il nome di colui che s’è convertito in polvere per
arrivare ad attaccare il sistema. Sarà sempre un esempio di
ribellione per le generazioni che oggi emergono con le loro bandiere
di liberazione – Mauricio Morales Duarte sarai sempre nelle
nostre memorie ribelli come te…

Guerra Sociale! Adesso!

Colectivo 22 de Enero

Sergio Vasquez Barrientos

Alberto Olivares Fuenzalida

Sezione Modulo “A”

Centro de extermino ex Penitenciaria de Santiago Modulo “A”

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Gabriel Pombo Da Silva sul 22 maggio per Mauri

Carissime/i compagne/i:

sapere che queste righe saranno lette tra complici della rivolta è un
qualcosa che aiuta enormemente la scrittura…

Scrivere non è proprio un’attività che mi aggrada o soddisfa,
forse perché resto sempre con la sensazione di non aver messo
su carta tutto quel che mi passa nella testa e nel cuore… e,
tuttavia, le parole sono necessarie per comunicare e cercare di
comprendere/analizzare cosa stiamo dicendo, quali “cose”
pretendiamo, cosa c’è e cosa ci prefiggiamo, cosa rifiutiamo,
rimescoliamo, desideriamo, ecc…

In breve, si avvicina l’anniversario della morte in combattimento di
Mauri… nell’aria molto domande restano in sospeso in attesa
di risposte… risposte che inevitabilmente generano altre domande e
che, insomma, questo ragionamento ci porta alla conclusione che la
vita/esistenza/lotta è un interminabile “disfarsi”
rispetto a domande che ciascuno dovrebbe porsi e rispondere da sé.

Ma non possiamo permettere che la messa in discussione di tutte le cose
da una prospettiva teorica (che non è altro che un esercizio
intellettuale) ci confonda in tal maniera da paralizzarci dinanzi
alle diverse realtà che configurano, condizionano e constatano
le nostre esistenze alienate/annientate in questo processo di
emancipazione individuale e collettivo… non possiamo (o dobbiamo)
permettere che il nostro progetto di lotta si basi solo su “impulsi”
di carattere emotivo (come avviene nel caso della preziosa perdita di
compagni di lotta e di idee) che poco aiutano a chiarificarci nel
campo delle IDEE… e precisamente sono le idee condivise quelle che
prevalgono col trascorrere del tempo…

Con ciò non voglio dire che il nostro “impegno” come
rivoluzionari anarchici vada ben oltre a comprensione teorica delle
diverse realtà che ci “avvolgono”, “alienano”,
“assorbono” nelle maniere più diverse, o la
creazione/ricreazione di icone/leggende che ci “stimolino”
a ribellarci, perché la realtà che c’è toccata
vivere in questi tempi è in se stessa sufficientemente dura
per farci arroccare in posizioni numantine che non aiutano affatto a
rinforzarci negli aspetti essenziali: teoria e prassi, metodi e
finalità, forme organizzative e strategie di lotta sia a
livello locale che internazionale… [Tutti questi aspetti sono
proprio un qualcosa che bisogna chiarire all’interno d’ogni gruppo
d’affinità].

Ovviamente, non si tratta nemmeno che le idee (o le organizzazioni) stiano
“sopra” o “davanti” a quelli che abbiamo perduto
per strada, perché non si può dimenticare che le idee e
le organizzazioni sussistono solo grazie a tutti noi che in un modo o
nell’altro le facciamo vivere…

Per rispetto ai compagni caduti non “stilizziamoli” come
“martiri”, né degradiamoli come “oggetti”…
Far questo significherebbe, di fatto, dire che intendiamo il nostro
impegno combattente come qualcosa di “missionario” che
tocca il suo apice nel “sacrificio” e non nel dovere etico
che emana dalle responsabilità (e coscienza) che ci spingono
sia a riflettere che ad agire…

Non abbiamo bisogno di riprodurre schemi di alienazione/dominazione per
combattere propriamente tutto questo…

Quando la morte ci sorprende all’improvviso, sono i vivi quelli che si
chiedono sul “senso” e sul “significato” di tali
morti… i morti non possono risponderci, solo le loro esistenze ed
azioni possono darci indizi su ciò che ha spinto i nostri
fratelli ad esser come sono stati ed a venir fuori dalla “massa”…

Poco importa che si siano (o meno) conosciuti questo o quel compagno
assassinato o caduto in combattimento nel corso della storia ed in
diversi posti del mondo, perché quel che ci affratella è
l’amore che proviamo e condividiamo verso tutti quelli che hanno
lottato (e lottano) per la dignità e la libertà che
naturalmente riguarda tutti noi (e non per “Diritto”, umano
o divino che sia) ben oltre le “sigle” o le “ideologie”…

Allo stesso modo in cui le nostre idee sopravvivono nel corso del tempo
(tutto il contrario di quel che accade alle “ideologie” ed
alle organizzazioni che terminano per convertirsi in parodie di se
stesse), così vivono anche nel nostro ricordo (e nei cuori)
quelli che hanno predicato con l’esempio (ed i fatti) e sono stati
coerenti fino alla fine della loro esistenza… Essi sono il nostro
“arsenale teorico” e la nostra memoria storica: idee che ci
servono per riaffermare il nostro impegno rivoluzionario ed esempi da
imitare nella vita quanto nell’azione…

Non è un caso che fratelli insorti in mezzo mondo abbiano
“adottato” il nome di Mauricio Morales per
“battezzare” azioni, gruppi, nuclei, cellule e brigate…
E’ una vecchia “tradizione” rivoluzionaria di carattere
simbolico (come lo sono determinate date del calendario) che serve
per onorare quelli che sono caduti nell’azione e ricordare (a quelli
che credono che la morte ponga fine a delle idee) che abbiamo “preso
il testimone” nel punto in cui altri sono caduti, che la lotta
continua, come la vita…

Quanto all’obiettivo scelto da Mauri per collocare il suo ordigno
esplosivo (un’accademia per carcerieri) è qualcosa degno
d’elogio (non solo per qualsiasi antiautoritario, ma per chiunque
conosca la funzione ed il ruolo svolto da questi “negrieri” salariati).

Sinceramente, credo che nessun carceriere o “pubblico funzionario” si
sorprendano del disprezzo suscitato tra la povera gente (e siamo la
maggioranza in qualsiasi paese), perché alla fine questi
elementi vivono del terrore e della gestione/amministrazione di
quelle istituzioni che servono per segregare/sterminare (questo sì:
tutto in maniera molto “civilizzata” e “democratica”)
quanti si oppongono al dettato-pensiero e progetto del sistema del
dominio…

Lasciamo da parte le mie idee d’ispirazione anarchica… quando parlo e
giustifico (dalla mia prospettiva etica) la violenza contro qualsiasi
istituzione che vive della sofferenza e dello sfruttamento degli
esseri umani è perché per più di 25 ANNI ho
vissuto rinchiuso in carceri d’ogni tipo (minorili, da adulti, di
massima sicurezza, “normali”, ecc.) e ne ho conosciuto la
realtà da vicino, non dalla distanza ed attraverso il “filtro”
informativo che ravviva la fantasia tipica e topica del “cittadino”
che si nutre della propaganda statale-governativa ed in cui i
prigionieri vengono reificati e caricaturizzati come “mostri”
al punto che meritano tutto il rigore della violenza dello Stato.
Quando parlo di violenza dello Stato non mi riferisco “solo”
a quel che detta il Diritto, in quanto -di fatto- questo Codice
Penale (come quello Civile e Militare) è imprescindibile per
le caste dominanti del capitalismo finanziario (nazionale ed
internazionale) per il controllo sociale assoluto e l’annientamento
della dissidenza politica…

La permanente tipizzazione come “reati” di comportamenti ed
atteggiamenti in precedenza “tollerati” o “ignorati”,
e non mi riferisco solo a cose di carattere materiale o relative a
quel che è la proprietà privata o statale, ma anche a
quel che attiene la sfera intima (personale ed intellettuale,
politica e culturale, ecc.) di ogni individuo, fa sì che
assolutamente nessuno sia lungi dall’esser invischiato in questa
“rete pelagica”.

Quando l’individuo (per i motivi più assurdi) cade nelle mani di
questi “pubblici funzionari” (poliziotti, giudici,
carcerieri, ecc.) comprende per la prima volta nella sua vita cosa
significhi perdere la libertà sul serio ed il presunto status
giuridico di “cittadino di pieno Diritto”… Ma cosa
significa veramente questa cosa del “cittadino di pieno
Diritto”? La verità è che non è altro che
una parola vuota. Un cittadino è un “don nessuno”,
un numero (quello della sua carta d’identità, del servizio
sanitario e del conto in banca… ) con il quale riempire delle
statistiche.

L’individuo prigioniero non è altro che un “criminale”, e
criminale è chiunque cade in questa fitta rete…

Il prigioniero comprende che, dal momento in cui alle sue spalle si
chiude il portone principale del carcere, quel che lui ha creduto di
essere e tutto quel che ha creduto di possedere (persino quelli che
vengono chiamati “Diritti”) non sono nulla…

La “reificazione” dell’individuo è solo possibile per
mezzo della permanente “malleabilità”. Il “rituale”
dello spogliarello integrale e l’umiliazione di dover mostrare il tuo
nudo corpo a qualsiasi persona in divisa che te lo ordina è
“il minore dei mali”…

Un’istituzione chiusa (carcere, centro d’internamento: per giovani, migranti,
adulti, malati, ecc. ) può essere “governata” solo
da un sistema draconiano di terrore assoluto e di controllo totale…

Non esagero quando dico che il carceriere nel carcere ha un potere
assoluto sui prigionieri in tutti gli aspetti della loro esistenza.
Dire che il prigioniero ha dei “Diritti” non è altro
che pura retorica…

(…)

E’ vero che le carceri negli ultimi 25 anni si sono “evolute”
e perfezionate, sia a livello strutturale/tecnologico che nelle forme
di applicare/intendere l’amministrazione/gestione su tutti i livelli.

Esser un testimone (ovviamente involontario e mio malgrado) diretto e
“cliente” per più di 2 decenni mi legittima a
comprendere e giustificare la violenza non solo come qualcosa di
“tattico”, ma come un dato imprescindibile.

Quel che scrivo può sembrare (specie a quelli che non conoscono
questo sotto-mondo terrorista) “radicale” e con tutta
certezza sarà “inquadrato” nei loro Codici Penali
come “apologia della violenza”; ma la realtà è
ben peggiore ed a questo punto, naturalmente, poco o nulla
m’interessano le loro leggi e codici…

Il prigioniero può solo preservare la dignità ed il senno
nella misura in cui si dota di tutti i mezzi per radicalizzare (o
provarci) i suoi compagni ed alterare radicalmente la “normalità
del regime”. Tenendo presente che il monopolio della violenza è
nella mani di queste istituzioni e dei suoi sgherri è illogico
pensare che si possa o debba scartare la violenza come mezzo
d’autodifesa. [Lo stesso discorso lo considero appropriato per la
“strada”].

(…)

Quando consideriamo che le carceri sono in micro-scala un fedele riflesso
del Sistema e della sua Società, si può capire il
perché da decenni (già Piötr Kropotkin scrisse un
saggio sulle Prigioni verso la fine dell’800) gli sguardi dei
rivoluzionari (e non parlo solo degli anarchici) e sociologi (comel
Foucault) abbiano posto la loro attenzione sulle carceri per
analizzarne il ruolo e la funzione che svolgono da tutte le
prospettive…

Abbiamo anche centinaia di libri autobiografici che aiutano la comprensione a
quelli che hanno interesse a conoscere dettagliatamente come
trascorre la vita dietro le mura (l’elenco sarebbe interminabile)…

Alcune delle sommosse più sanguinose nelle prigioni del mondo si sono
verificate, ovviamente (e non è un caso), negli USA: Alcatraz,
San Quintino, Attica… Neanche è un caso che le “Black
Panther
” abbiano preso coscienza dell’importanza strategica
e politica che avevano (ed hanno) le prigioni e le lotte
anticarcerarie…

(…)

Molti sono i fatti avvenuti dalla caduta in combattimento di Mauri,
in quell’infausto giorno del 22 maggio 2009.

Le cronologie delle azioni dirette in ogni contesto con una presenza
insurrezionale, così come i relativi comunicati mettono in
evidenza l’importanza vitale che hanno sia i comunicati che le azioni
stesse. La miglior teoria è quella che proviene dalla prassi.

Dai documenti e dalle informazioni ricevute e lette si deduce
l’importanza di assumersi la responsabilità delle nostre
azioni… anche quando gli esiti sono catastrofici. Non minor
importanza hanno la traduzione e la divulgazione di quei testi che,
come noi stessi, comunicano la prassi insurrezionale…

Voglio credere che lo scorso sciopero della fame di dicembre sia servito per
mostrare che quando ci “mettiamo al lavoro” si ottengono
risultati visibili e concreti, che vanno ben al là delle
“seghe mentali”… Come voglio anche credere che i
comportamenti e le azioni parlino da se stessi senza il bisogno di
grandi “sforzi intellettuali”…

Il nostro atteggiamento dev’essere in ogni momento e luogo un chiaro
invito all’azione. Forse la posizione più onesta che deve
mantenere il “sequestrato politico” [E chi dice
“sequestrato politico” non deve dimenticare quelli che
senza esser “politici” sono animati dagli stessi desideri
di ribellione] quando le condizione di detenzione lo pongono in un
“bivio” è quella di restare in silenzio prima di
cercare di giustificare le contraddizioni che lo opprimono con foschi
e retorici discorsi che non convincono nessuno…

(…)

Le riflessioni (o una parte di esse) che faccio dalla “mia”
cella (in cui sono rinchiuso per 23 ore al giorno) sulle lotte che
accadono nel mondo suscitano in me degli interrogativi che poco
aiutano a chiarire la rotta da seguire… La constatazione di questo
fatto (e di molte altre ragioni) fa sì che mi ripieghi in me
stesso e scriva meno negli ultimi tempi. Non mi piace “scrivere
per scrivere” e sono conscio dei miei limiti nel momento in cui
mi pronuncio su ogni cosa…

Una delle cose che non riesco a capire è com’è possibile
che l’esproprio sia di fatto una pratica marginale (con
eccezioni che si possono enumerare sulle dita di una mano) messa in
atto da pochissimi compagni? Specie quando consideriamo che gli
spostamenti non possono permettere di conoscere altre realtà e
affinità, così come l’aiuto per i compagni in
difficoltà e/o il reperimento di documenti, armi, stampanti,
ecc. sono all’ordine del giorno e sono quasi impossibili da acquisire
senza forti somme di denaro…

Ci piaccia o meno viviamo in un Sistema/Società capitalista ed il
denaro facilita enormemente il nostro impegno… E’ così.

(…)

Mi consta che l’unione fa la forza, ma… quando ci penso mi rendo conto
che questa “unione” si può solo costruire iniziando
dalla base degli individui e dall’affinità che si definisce
sui bisogni concreti e sugli interessi/obiettivi di tali
individualità e gruppi.

Credo fermamente nel principio federativo e nell’impegno che si dichiara a
livello pubblico nei “patti associativi” (sia
livello nazionale che internazionale) già noti ai più…
Credo nell’organizzazione senza rinunciare per questo alla mia
libertà individuale. Forse, come sempre, trovare l’equilibrio
è l’aspetto fondamentale e più complicato di tutto ciò…

(…)

Vorrei che queste parole servissero per motivare noi tutti a dotarci dei
“mezzi”, delle “forme” e dei complici di cui
abbiamo bisogno per combattere efficacemente il dominio…

A tutti i compagni oggi presenti, vi abbraccio con amore e rabbia da
questo freddo luogo…

Mauricio Morales! Presente!

Presenti quanti sono caduti nella lotta!

Gabriel

Aachen, 4 maggio 2010

_______________________________

testo di Gabriel Pombo Da Silva

traduzione dallo spagnolo: Culmine

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Reflexiones de la Okupa La Crota, a un año de la caída en combate del Punky Mauri

Sigue sin ser fácil, al igual
que hace un año atrás, ordenar correctamente las ideas
que inundan nuestras cabezas al enfrentarnos a un dilema tan confuso
y terrible como la muerte en combate de un compañero, un
guerrero, un hermano, un amigo y un cómplice; pero aquí
estamos, a un año de aquel fatídico 22 de Mayo, donde
el estruendo de aquel extintor lleno de rabia nos levantó de
nuestras camas y nos hizo salir a la calle a saber qué era lo
que había sucedido, sin encontrar la respuesta sino hasta el
día siguiente: había muerto el Mauri, de frente y con
el arma entre sus brazos; muerto, pero lleno de ira frente a siglos
de infinita violencia que nos han sometido.

Ya transcurrido un año de la
muerte del Mauri y sin tener aun la capacidad de enfriar nuestras
cabezas y corazones frente a lo acontecido aquel día y con
posterioridad, nos vemos en la necesidad honesta y visceral de
declarar la guerra, al igual que Mauricio, a lo existente, a sus
perpetuadores, a aquellos que tras una cínica sonrisa y un
tentador salario de miseria condenan nuestras vidas a las más
nefasta sumisión, a la más delirante y monótona
repetición, día tras día, de una realidad
asquerosa, de una existencia reproductiva, de un paraíso a
crédito, de un progreso y evolución inexistente para
nuestra caótica comprensión de la temporalidad y el
aprendizaje. El Mauri sin ser una iconografía carente de
sentido en el contexto de la guerra social, se transforma para
nosotrxs en el ejemplo más claro y duro de las consecuencias
que acarrea tras de sí, el asumir el conflicto permanente y
consecuente contra la existencia que nos otorga la sociedad en su
conjunto, consecuencias de las que nadie que se posicione teórico
y prácticamente en esta guerra se encuentra exentx,
consecuencias que, creemos, deben ser asumidas por lxs compañerxs
desde aquel momento en el cual deciden hacerse parte del conflicto,
consecuencias que, por terribles que sean, estamos dispuestxs a
asumir si permiten seguir manteniendo viva a aquella hermosa siembra
de insurrección que por siglos miles de compañerxs se
han encargado de cultivar. Así como hace un año,
volvemos a manifestar abiertamente que no existen miedos a
reivindicar las prácticas del Mauri, así como también
la fuga de Diego Ríos y a quienes siguen secuestradxs tras las
jaulas del capital y de la ciencia, para el caso da igual. No
olvidamos, ni rápida ni lentamente, que existieron quienes
fueron capaces de dar con toda pasión su vida por la
destrucción del poder y la autoridad, reconocemos en ellxs a
nuestrxs compañerxs, en lxs sin amos.

Aquel 22 de Mayo, querámoslo a
no, cambio radicalmente nuestra percepción frente a la
realidad que cotidianamente vivimos, el odio creció, la rabia
aumento, posteriormente sus rostros se presentaron físicamente
en nuestras casas y pudimos ver cara a cara a varios de nuestros
enemigos. Aquel 22 de Mayo, noche negra de negros augurios, el ruido
que ensordeció por unos segundos nuestros oídos no fue
solo la muerte de un compañero, pues lo significamos como un
acto de amor, de odio, de destrucción material e ideológica
contra los verdugos que sustentan el poder. El Mauri, ya no presente
con sus risas y chistes, sigue presente, más allá del
cliché repetitivo, en todas y cada una de nuestras acciones,
pues no abstraemos su figura hasta convertirlo en mártir, lo
significamos como un guerrero, muerto consecuencia de decisiones
propias que lamentablemente y en una rápida lectura le
resultaron negativas, pero que, a su vez, y ahora si intentando dar
una fría y complicada mirada de los hechos, debe ser
comprendida como una consecuencia probable para todxs quienes opten
por negar y posionarce antagónicamente al desarrollo de la
historia de los ricos y quienes perpetúen la normal existencia
y permanencia de las cosas.

A un año de tu muerte,
Punky Mauri: Presente.

“Desde una perspectiva desmedida
de liberación, no hay formas de luchas superiores. La revuelta
necesita de todo, diarios y libros, armas y explosivos, reflexiones y
blasfemias, venenos puñales e incendios. El único
problema interesante es como mezclarlos.”

Ai Ferri
Corti

Casa Okupada La Crota Bike
Punk
.
Mayo 2010.

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