Messico – Lettera di Diego Alonso dalla clandestinità

fonte: Liberación Total, 24.05.10; trad. Culmine

Salve compagne e compagni,

ho deciso di scrivere una lettera alle persone che si sono preoccupate
per me senza nemmeno conoscermi e che mi hanno offerto il sostegno da
diversi posti. Innanzitutto voglio parlare della mia situazione, di
come sono arrivato ad essa da quando sono stato colto in flagranza
con degli ordigni incendiari nella calle España, vicino ad una
bastarda ditta di carne chiamata Pilgrims Pride.

Avevo scoperto questa ditta in una zona industriale mentre ero in bici alla
ricerca di obiettivi da attaccare. Ho notato che nel parcheggio
c’erano 10 rimorchi è mi è sembrato essere un obiettivo
molto efficace da attaccare. In quei giorni ho preparato 6 ordigni
incendiari, con bottiglie di benzina e micce. Una sera mi sono
avvicinato a quella ditta, mi è sembrato semplice attaccare
presto perché in quella zona non transitavano molte auto. Mi
sono seduto in un parco in calle España, attendendo un po’
prima di agire, ma non mi sono reso conto che una pattuglia della
polizia mi stava osservando da un paio d’isolati. Di colpo, gli
agenti si sono avvicinati, mi hanno immobilizzato e non mi hanno dato
il tempo di scappare. Nello zaino hanno trovato gli ordigni e la cosa
li ha spaventati abbastanza. Hanno chiamato i rinforzi e sono giunte
molte altre pattuglie. Gli agenti mi hanno insultato e pestato. Hanno
chiamato i media, che subito mi hanno descritto come un lunatico
(certo, un po’ lo sono, ma non come dice lo Stato), un terrorista ed
un radicale. Mi hanno trasferito alla Procuraduría General de
la República di Guadalajara e lì mi hanno picchiato e
persino cercato di asfissiarmi mettendomi la testa nell’acqua di un
water. Hanno voluto che infamassi i miei compagni, ma ho negato di
aver qualsiasi relazione con essi, e che riconoscessi le mie
responsabilità, come il possesso dello zaino.

Il giorno seguente mio padre ha chiesto la mia scarcerazione perché
l’anno precedente la mia famiglia mi aveva fatto internare in un
centro psichiatrico per i miei ideali anarchici e vegani. Ma tornato
a casa sono fuggito per alcuni mesi, burlandomi di essi in maniera
insorgente e dimostrando che non farò un passo indietro
rispetto a i miei ideali. Un giorno mi hanno avvisato che la mia
famiglia aveva subito una estorsione da parte della polizia. Per
alcuni giorni sono tornato a casa mia e mi hanno avvisato che ogni
settimana venivano a cercarmi degli agenti della Policía
Judicial e della Secretaria de Seguridad Publica dicendo che volevano
solo parlare con me (ah!,ah!).

Io, per imprudenza ed impazienza, sono rimasto lì per un po’ e
questo mi ha fottuto. Da considerare che ho un fratello, gli voglio
molto bene e sono molto legato a lui. Uno di quei giorni a casa dei
miei ho sentito bussare la porta in modo brusco. Pensando si
trattasse di mio padre, l’ho invece ascoltato mentre mi diceva:
“Diego, qui c’è qualcuno che ti cerca”. Sorpresa:
erano 3 agenti della Policía Judicial che mi hanno detto: “Ti
portiamo all’interrogatorio e poi torni a casa.” Mi hanno
ammanettato e la cosa ha destato stupore nei vicini e nelle persone
che passavano. Sono stato condotto al COCYDEJ (Centro de observación
y clasificación de menores del Estado de Jalisco). Lì
c’erano il tribunale dei minori ed il riformatorio. In tribunale davo
nell’occhio per la mia maniera di vestire: ero sporco, avevo capelli
verdi e dei pantaloncini su una calzamaglia. Il giudice mi ha
osservato come fossi un malato mentale, mentre io ero piuttosto
incazzato. Sono stato interrogato e mi hanno letto le accuse. Non
potevano accusarmi di violazione della legge federale sulle armi e
gli esplosivi, perché nel nostro paese i minorenni non possono
esser accusati di violazione delle leggi federali. Per questo mi
hanno accusato di porto illegale di armi e di oggetti proibiti. Una
delle domande che mi è stata rivolta è stata: “Sei
pentito?” Ho risposto: “Certo. L’unica cosa di cui mi pento
è di non esser riuscito ad incendiare quei camion di
sfruttamento animale”. Subito si sono spaventati ed hanno
sentenziato il mio ingresso al Tutelar de Menores CODYDEJ. Lì
molti carcerieri ci minacciavano con parole del tipo: “Esto
es el pinche bote cabron, a ti te cargo la verga
” (questo è
il fottuto carcere cabron, ti rompo il cazzo – in gergo messicano).
Ma mi vedevano come un matto. Dal primo giorno in cui sono arrivato
mi hanno prescritto un farmaco psichiatrico, indicato per
schizofrenici, che mi stordiva e mi manteneva dopato. La cosa mi
pareva un insulto perché conduco uno stile di vita senza
dipendenze. All’inizio mi alimentavo di soli fagioli, anche se devi
controllare che non ci siano pietre o altro. In seguito una
educatrice mi ha prescritto una dieta a base di verdure insipide. Per
qualsiasi ragione i carcerieri ci picchiavano. Di notte e davanti a
tutti dovevamo denudarci per vedere se non nascondevamo droghe o
armi. Restavamo rinchiusi 23 ore al giorno, in cui potevamo solo
leggere le cose “autorizzate” dallo Stato.

Mio padre, che è avvocato, ha presentato un’istanza di
scarcerazione perché c’erano delle incongruenze nelle accuse
contro di me. Per questo dopo 2 mesi e mezzo mi hanno concesso gli
arresti domiciliari. Dopo 5 giorni a casa, ho deciso di evadere in
modo insorgente dai domiciliari, perché non obbedirò
mai al sistema e con questa lettera approfitto per dire allo Stato
che non riuscirà a piegarmi così facilmente. Lotterò
fino alla fine per abolire lo sfruttamento animale e della terra,
giungendo così all’anarchia verde. Voglio dire a tutte le
persone di mantenersi attive. Non fate un solo passo indietro di
fronte ai nostri nemici che ci intimidiscono con le loro gabbie ed
armi; ma son sempre stato dell’idea che sono essi che dovrebbero
temerci.

Uscire da un centro di controllo mi fa sentire con più odio verso lo
Stato ed il sistema tecno-industriale e con più amore per
l’anarchia, la liberazione animale e della terra. Vi dico anche di
non perdere tempo, ci sono centinaia di possibili obiettivi da
attaccare. Se arrestano uno ce ne saranno altri 10 a lottare per
finirla con questa grande merda che chiamiamo civilizzazione.
Ringrazio le persone che mi hanno scritto lettere da altri lati del
mondo, anche se voglio sottolineare che non sono un eroe, ho solo
fatto quel che dettavano il mio cuore ed il mio spirito
rivoluzionario.

Soli di fronte alla macchina, contro la sua esistenza.
Odio & rabbia per il suo funzionamento, per la spoliazione quotidiana
effettuata da secoli.
Del massacro, lo sterminio, la demenza, l’autorità.
Fuoco, fuoco contro tutto, violenza & vendetta.
Cenere & macerie…
Da qui partiremo verso il mondo nuovo, prima no…
Questo è il corso logico delle cose perché in un modo o nell’altro, il capitalismo & i
suoi servi ridurranno il mondo a questo, con senza di noi…

Uscite, combattenti, dalle monotone riunioni & discussioni, lasciate
affiorare l’anarchia, nell’adrenalina dello scontro di strada,
fuggite da quell’intellettualismo borghese con la minaccia
di trasformarci in anarchici da scrivania.
Prendete le
armi, date fuoco a tutto, distruggete quel che potete etogliete la vita ad ogni maledetto guardiano dell’ordine.
Ravviviamo le emozioni di tutte quelle morti delle rivolte passate, Facciamo
sì che puzzino i cadaveri che essi stessi hanno nascosto
facendo finta di nulla, come zombi incolleriti, seminiamo il terrore
tra i leaders economici, che ogni compagno caduto riviva nella
barricata, & nell’esplosione di qualche banca o proprietà privata…
Salud y anarquía verde!

Diego Alonso

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