Nuovo attacco esplosivo ai danni di Bancomer di Atizapn, Estado de México

fonte: stampa messicana, 28.04.10

Un ordigno è esploso questa notte nella zona dei bancomat di una
filiale di Bancomer, senza provocare alcun danno alle persone.

Personale della protezione civile municipale ha informato che la detonazione si
è verificata verso le 3.10 di questo mercoledì, in una
filale di Bancomer che si trova nella colonia Francisco Sarabia.

Danneggiamenti nell’area dei bancomat, dove è stata trovata una bombola di
gas che probabilmente è servita per l’ordigno artigianale.

Sul posto è accorso il personale dell’ASE (agencia de seguridad
estatal) per controllare le installazioni.

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Tre dei sei arrestati si assumono la responsabilità politica per la partecipazione a Lotta Rivoluzionaria

tratto da: After the Greek Riots, 29 aprile 2010

originale della lunga lettera in greco su:

http://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1160139

traduzione in automatico in italiano:

http://bioclasta.blogspot.com/2010/04/lettera-alla-societa-civile-rupia-paula.html

____________________________________________

Three of the six arrested anarchists claim “political responsibility”
for participation in “Revolutionary Struggle”

This morning, three of the six arrested anarchists for the Revolutionary
Struggle case have published a 16-page letter (in the Athens weekly
“Pontiki”, which has traditionally hosted a few of the armed
guerrilla groups’ communiques) in which they claim political
responsibility for their participation to the group Revolutionary
Struggle. The three are
Pola
Roupa, Nikos Maziotis and Kostas Gournas
.
Extracts of their letter follow.

______________________

We claim the political responsibility for participation to Revolutionary Struggle. We
declare that comrade Lambros Foundas, who died in [the Athens
suburb of ] Dafni on March 10, 2010, after a shoot-out with the cops,
also participated in Revolutionary Struggle.The fight he gave was one
for materialising the subversive plan collectively decided by
Revolutionary Struggle. It was a struggle for revolution and for
freedom.

We also declare that we are very proud of our group, Revolutionary Struggle, we are proud of our
history, of every moment of our political action. We are proud of
comrade Lambros Foundas, who we honour and will always do so.

As much as the mechanisms of repression might believe that by imprisoning us they will do away
with us, they are wrong. Whether outside or inside prisons the
struggle, which for us is a matter of honour and dignity, will
continue.

As much as the two terrorists, [PM] Papandreou and [minister of public order] Chrisochoidis laugh
smugly, as much as they believe they have safeguarded the security
necessary for their social-fascist party to continue with the
application of its criminal plans against society, waging their tails
now that their American superiors congratulate them, as much as they
claim they are done with a serious threat for their regime, we assure
them they will not do away with us easily.

As long as we are alive, for as
long as we live and breathe, we will do our best to pose problems to
their antisocial and criminal plans.

And if our hunters and the
political authorities of this country believe they have the entire
society on their side, if they believe that the majority of the
people consider us to be a social threat, they are mistaken. For the
majority of the population, the social threat comes from the
government passing one anti-social measure after the other, by
dictation of the crows of capital which “bribe”, with the cash
they have at their disposal, the state mechanism. Terrorism is the
years-long neoliberal policy imposed by the parties in power with the
toleration or support of smaller parties. Terrorism is the
application of the stability plan which has so far caused large
segments of the population to watch this unprecedented attack against
them in fear.

Terrorism is not having the most
basic material to survive, having your wage and your pension taken
away, the bank confiscating your house, living in lethal pollution.
Terrorism is living everyday under a regime of fear for your own
survival.

[…]

The objective conditions are now
ideal. Let’s form the subjective conditions required for us to
attempt the revolution. This is our chance.

LONG LIVE REVOLUTIONARY STRUGGLE

HONOUR TO COMRADE LAMBROS FOUNDAS

LONG LIVE THE REVOLUTION

POLA ROUPA

NIKOS MAZIOTIS

KOSTAS GOURNAS

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Roma – Sabotaggi in solidarietà con Giannis Dimitrakis

da Informa-Azione. info

riceviamo e diffondiamo:

“Roma. Nella notte di lunedì e martedì , in occasione delle giornate
internazionali di solidarietà al compagno anarchico greco Iannis
Dimitrakis
; detenuto per rapina in banca; sono stati sabotati con
acido e vernice 3 bancomat Intesa San Paolo, unica banca italiana
presente in Grecia e sono state lasciate scritte “Libertà X Dimitrakis”
Libertà per tutti i compagni ostaggio dello Stato greco
Fuoco alle galere”

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La Polizia svizzera ha fermato tre anarchici che volevano far saltare un laboratorio IBM

Tagesanzeiger, lunedì 26 aprile 2010

traduzione: Marco Camenisch

Gli ecologisti militanti d’Italia avevano dell’esplosivo nella
macchina, quando sono stati fermati in un posto di blocco.

Zurigo – I tre arrestati sono secondo il “Sonntagsblick” i due
italiani Costantino Ragusa e Silvia Guerini insieme allo svizzero
Luca Bernasconi, domiciliato in Italia. Walburga Pur, portavoce della
procura federale, non voleva esprimersi sui nomi degli arrestati e
l’obiettivo dell’attentato. Ma confermò che la polizia
cantonale di Zurigo ha fermato due italiani ed uno svizzero
domiciliato in Italia in occasione di una controllo stradale a
Langnau presso Albis. La polizia scoprì dell’esplosivo
nell’auto ed altri oggetti che potrebbero essere usati per compiere
un attentato. Inoltre sarebbe stato ritrovato una rivendicazione che
indicherebbe un attentato pianificato contro la sede di una ditta
internazionale.

La polizia cantonale di Zurigo ha arrestato le tre persone, che
sono rinchiuse in tre diverse carceri svizzere in detenzione
preventiva. Per il caso è ora competente la procura federale.
Investiga «per sospetto di procura, occultamento e trasporto
d’esplosivi» e «tentato pericolo mediante esplosivi».

Costruzione da 90 milioni

L’obiettivo dell’attentato sarebbe il centro di ricerca per nanotecnologia, che
IBM intende gestire insieme
all’ETH
a Rüschlikon. Le costruzioni furono iniziate il 2009, le
attività di ricerca dovrebbero iniziare nel 2011.

La nuova costruzione sul terreno della multinazionale del Computer IBM
ha una superficie di 6000 metri quadri. Costa circa 90 milioni di
Franchi, di cui 30 per l’infrastruttura tecnica. La nanotecnologia
(fisica della superficie) è considerata la tecnologia chiave
del 21. secolo ed è la continuazione e un ampliamento della
microtecnologia.

I tre arrestati sono anarchici ed ecologisti disposti all’impiego
della violenza. Il loro arresto fu pubblicato il 17 aprile su una
pagina web anarchica. Appartengono al gruppo Il Silvestre, guidata
dal 33enne Costantino Ragusa. Secondo l’edizione online del
giornale italiano “Corriere della Sera” nel 2006 Ragusa era in
prigione
,
quando pubblicò un appello di mobilitazione contro la bio- e
nanotecnologia e la tecnologia nucleare. A più riprese Ragusa
era sotto osservazione della polizia e degli inquirenti italiani. Si
dice che sarebbe stato condannato a vari anni di prigione per una
serie d’attentati incendiari.

Contatti con Camenisch

Secondo il «Sonntagsblick» l’attentato era collegato
ad un incontro d’eco-fanatici europei il 16 e 17 aprile a
Winterthur. La piattaforma d’estrema sinistra Indymedia scrisse
ieri che l’arresto fu eseguito in occasione di «un finto
controllo stradale ». Il gruppo Il Silvestre ha anche contatti
con l’ecoterrorista svizzero marco camenisch. Il grigionese è
in prigione a Regensdorf per l’omicidio di una guardia di confine
svizzera. Così Ragusa e Guerini hanno partecipato fine 2006
insieme a Camenisch allo sciopero della fame per la liberazione del
richiedente d’asilo turco Erdogan, che si trovava ristretto in
attesa d’estradizione.

Anche Novartis nel mirino

In prima pagina finirono in passato gli attentati d’animalisti
presumibilmente inglesi disposti all’impiego della violenza contro
la multinazionale farmaceutica Novartis ed il suo direttore Daniel
Vasella. Così degli ignoti nell’autunno passato diedero alle
fiamme la sua casa
di
vacanza nel Tirolo ed a Coira furono profanate delle tombe della
famiglia Vasella. Inoltre, dei collaboratori della Novartis furono
minacciati.

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(it-de) Marco Camenisch per Billy, Costa e Silvia

Regensdorf, 26 aprile 2010

Lettera anche aperta

Carissimo Billy,
carissimo
Costa,
carissima
Silvia!

Ovviamente non è (mai…) tempo e non c’è nessun motivo di
natura essenziale per prostrazione e rimpianti!

A maggior ragione, dato che l’attacco fallito esprime e s’iscrive
nell’offensiva rivoluzionaria internazionalista “livello
strategico” come fatto ed effetto principale. Come segno,
continuità, sviluppo, sollevando e trasmettendo socialmente e
politicamente contenuti e questioni generali e particolari, con la
mobilitazione-solidarietà corrispondente, il fallimento già
per sé, per non parlare, appunto, del livello-effetto
“strategico” e di media e lunga durata, è invertito
guardando ai nostri comuni obiettivi generali (sistema) e
particolari-fondamentali (nocività)
!

Il tutto ampliato dal momento e luogo sociale e politico, e del 1°
Maggio.

Abbiamo imparato ad essere, siamo state, siamo e
saremo all’altezza continuando il nostro contributo ora non di
minore ma d’accresciuto rilievo! Sempre insieme nella lotta!

Queste parole, prima o poi vi raggiungeranno e naturalmente ci risentiremo!

Con gran rispetto, serena solidarietà e profondo amore.

marco

________________________

Auch offener Brief von Marco Camenisch an Silvia, Costa und Billy

            Liebster Billy, liebster Costa, geliebte Silvia!

Natürlich ist es nicht (nie…) die Zeit für Niedergeschlagenheit und
Bedauern, und keine wesentlichen Gründe dazu!

Umso mehr wenn der gescheiterte Angriff Ausdruck und Teil der
internationalistischen revolutionären Offensive “strategische
Ebene” als hauptsächliche Tatsache und Wirkung ist: als
Zeichen, Kontinuität, Entwicklung, indem es sozial und politisch
allgemeine aber auch besondere Inhalte und Fragen aufwirft und
übermittelt, und entsprechende Mobilisierung/Solidarität,
ist die Niederlage im Sinne unserer allgemeinen Ziele (System) und
auch der grundlegend-besonderen (Schädlichkeiten) auch schon an
sich umgekehrt, um, eben, von der „strategischen“ und mittel- bis
langfristigen Ebene gar nicht zu sprechen
!

Und das Ganze noch verstärkt durch den sozialen und politischen
Moment und Ort, und dem 1. Mai.

Wir haben gelernt, wir waren, sind und werden auf der Höhe sein und
weiter unseren nun nicht minderen sondern noch bedeutenderen Beitrag
leisten! Immer vereint im Kampf!

Natürlich sende ich euch allen diese Worte, die euch früher oder später
erreichen werden, und natürlich hören wir weiter
voneinander!

Mit grosser Achtung, heiterer Solidarität und tiefer Liebe.

marco

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Camenisch – Messaggio di saluto per il 1° Maggio 2010 e comunque!

Come sempre vi saluto anche in occasione di questo 1. Maggio. Come
sempre accolgo con solidarietà e gioia grande la resistenza,
l’iniziativa e l’offensiva rivoluzionaria degli individui e dei
popoli nelle piazze, nelle città e nelle campagne, sui monti e
nelle valli, nelle pianure e sui mari, alla luce del sole, della luna
e delle stelle.

Solidalmente e con grande gioia saluto l’offensiva
rivoluzionaria contro l’unico vero terrorista e fanatico ottuso, lo
Stato ed il capitale.

Solidalmente e con grande gioia accolgo l’offensiva
rivoluzionaria contro la sua guerra del terrore totale per pura
avidità di potere e di denaro e sempre più, dove il
mostro vile ed ottuso non bada a nessun macello ed a nessuna
distruzione, addirittura se delle proprie basi di vita.

Dunque:

Rabbia e lotta permanente al terrorista totale Stato e capitale!

Rabbia e lotta permanente alla sua guerra di terrore globale!

Forza, solidarietà ed amore a voi tutte, alla resistenza
rivoluzionaria, all’irresistibile offensiva rivoluzionaria degli
individui e dei popoli
!

Marco Camenisch

Dal lager kapitalista d’annientamento
mediante il lavoro Pöschwies, Zurigo, Svizzera

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Messico D.F. – L’ALF attacca un circo

fonte: ALF Messico

Durante la notte di domenica, 25 aprile 2010, due ordigni incendiari di gran
potenziale sono stati collocati sotto le ruote di 2 camion di
proprietà del circo ATAYDE HERMANOS, parcheggiati in un
terreno di Tlalpan, Messico D.F.

Con l’incendio di questi camion, il nostro obiettivo è stato
quello di danneggiare economicamente le attività e le
proprietà del circo, in quanto gli animali vi vengono
torturati sia fisicamente che psicologicamente, facendoli sfilare in
circolo come fossero degli oggetti da sfruttare in nome del
cosiddetto intrattenimento. Il dispositivo ha funzionato come
desiderato.

Questi animali silvestri vengono allontanati dai loro habitat naturali e
costretti a vivere in sovraffollamento in carceri di cemento,
maltrattati fisicamente dai “maestri”, separati dalla
famiglia originaria, costretti ad effettuare gesti umilianti di
fronte ad una moltitudine scherzosa; il tutto per far riempire le
sporche tasche degli egoisti approfittatori. C’è bisogno di
realizzare azioni di vendetta contro coloro che beneficiano della
sofferenza e della miseria degli esseri viventi.

Gli animali utilizzati nei circhi non esistono per l’intrattenimento di
quelli che in qualche maniera cercano di sfuggire da un’esistenza
miserabile. Questi animali esistono per i loro fini e noi non la
smetteremo di distruggere la proprietà degli sfruttatori degli
animali fino a che non saranno liberati… Faremo quel che sarà
necessario!

Son finiti i tempi delle proteste passive davanti ai circhi, con
“attivisti” che spargono lacrime di fronte agli scherni dei
circensi.

Adesso, l’azione sarà contundente e diretta contro quelli che dominano
la fauna e la flora di questo pianeta.

Solidarietà rivoluzionaria a Diego Alonso ed a tutti i nostri compagni che
come lui sono rinchiusi nelle carceri per lottare per la libertà
degli animali.

Gli animali non sono macchine, né sono una nostra proprietà
privata per l’intrattenimento!

Liberazione animale adesso!

FRENTE DE LIBERACION ANIMAL MEXICO/ ANIMAL LIBERATION FRONT

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Alle fiamme auto da lusso a Buenos Aires

fonte: Nucleo Luddista

Con la complicità della luna e l’alienante forma di vivere che il
sistema impone per salvare la sua pellaccia e fregarsene di noialtri
che ci trasciniamo in oscuri sentieri in cui non sappiamo mai quel
che potrà accadere, abbiamo dato fuoco alle auto di quelli che
beneficiano del lucro del lavoro e del salario, e si rifugiano nelle
vicinanze dello “spazio verde” noto come Aristóbulo
del Valle, un’ampolla in cui non c’è posto per tutti i loro
lussi, ma che non merita alcuna solidarietà.

Come primo obiettivo, il sabotaggio alla vita automatica che viene
accettata con routine, ma anche l’attacco diretto agli interessi
delle classi borghesi che non pretendono altro che la normalità
di questa realtà.

Nucleo Ludita e individualidades antiautoritarias

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Temuco (Cile) – Rivendicato attentato esplosivo contro una chiesa

fonte: Hommodolars.org, 27.04.10

Un ordigno esplosivo, costituito da un estintore pieno di polvere nera,
è stato collocato davanti ad una chiesa di Temuco, sud del
Cile. La deflagrazione dell’ordigno ha causato danni al portone della
chiesa ed alle abitazioni poste in vicinanza. A rivendicare
l’attentato è stato un gruppo chiamato Kaos Nativo
Orquestal 3
. Quella che segue è la rivendicazione inviata
al sito cileno Hommodolars.

____________________________________________

Di fronte ad un problema mondiale, come lo sono i sistemi di dominio
governativo mantenuto dal potere economico delle merci;
indipendentemente dal fatto che siano di sinistra, di destra, di
“alleanza per la democrazia” o come vogliono chiamarsi, noi
abbiamo risposto con il fuoco nelle nostre azioni, fuoco acceso da
secoli, che non si spegne e che si manifesta nell’entrare in contatto
con il capitalismo.

Riconoscendo la chiesa quale protagonista nella storia del dominio; permettendo ed
essendo complice delle mattanze in suo nome; inculcando la paura, la
morale, la repressione sociale, l’auto-repressione, la punizione, la
dipendenza, l’acquietamento, la passività e un infinito numero
di valori senza senso; esercitando così nella storia del
mostro capitalista un ruolo repressivo tanto brutale quanto sottile.

La nostra azione è un appello a dar fuoco a tutte le istituzioni
e gli strumenti d’indottrinamento: collegi, università,
istituzioni di reinserimento sociale, ONG, cliniche psichiatriche,
carceri fisiche e mentali, ecc.
Così come anche i simboli, le verità imposte, i prototipi di
comportamento, le abitudini, la normalità dello sfruttamento,
il consumismo, i grandi edifici ed i potenti di questo schifoso
sistema.
La morte è l’unico destino reale che è concesso ad ogni
essere umano, specie a quelli che desiderano saziare la loro sete di
potere (approfittando dell’occasione per festeggiare la morte di
politici emblematici in Polonia).

La mapu (terra) si occupa di quelli che continuano con
l’inquinamento, l’intervento, lo sfruttamento, la commercializzazione
e la distruzione della sua flora e della sua fauna. per questo
appoggiamo tutta la rabbia espressa nel mondo, sotto forma di
cataclismi (terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, tempeste,
spostamenti tettonici, ecc.). Speriamo che non solo continuino, ma
che s’intensifichino e che ci portino al caos di qualsiasi ordine
sociale.

Non c’importa il ripudio della cittadinanza, sappiamo che le parole sono
quelle che i media riprodurranno in complicità per il
controllo delle masse.

Questa è una dimostrazione che qualsiasi struttura è infiammabile e
distruggibile, tuttavia quei cosiddetti “cittadini” si
aggrappano alla strutture di potere installate nelle loro teste e noi
non ci faremo carico del loro grado d’idiozia.
Lasciamo
solo un invito a continuare a distruggere, per costruire nuove
relazioni e forme di vita; lontane dall’alienazione
materiale-capitalista.

Un saluto a tutti quelli che seguono un cammino anti-autoritario,
attraverso l’esproprio e la ribellione, tra questi “Cizarro
e “el Loquillo” sequestrati dallo stato cileno
repressore.

Per la distruzione degli indottrinamenti interni ed esterni

Libertà a tutti i prigionieri del mondo ed un fraterno saluto a quelli che vivono la lotta in clandestinità e per quelli che seguono le idee libertarie…

Kaos Nativo Orquestal 3

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Buenos Aires – Fermati e pestati 5 compagni solidali con Giannis

Oggi, 27 aprile, durante la manifestazione davanti all’ambasciata della
Grecia in Argentina, in solidarietà con
Giannis Dimitrakis,
sono stati fermati 5 compagni, tra essi una compagna con forti
lesioni alla testa che è stata trasportata in ospedale, il
tutto per l’eccessiva repressione da parte di agenti in borghese ed
armati. Gli altri 4 compagni vengono li stanno trasferendo in vari
commissiariati.

Seguiranno aggiornamenti, maggiori informazioni su:

http://vivalaanarquia.entodaspartes.net/

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L’ALF messicana rivendica azioni di liberazione animale

fonte: http://liberaciontotal.entodaspartes.net/

Rendiamo pubbliche le azioni che abbiamo effettuato in questo mese di aprile nel Distretto Federale attraverso il presente comunicato:

– 3 aprile – Liberate due tartarughe e poste in un grande lago in cui potranno vivere felici, lontane dai maltrattamenti e dalle monotone reclusioni. Azione dedicata al prigioniero per la liberazione della terra Abraham López Martínez.

– 13 aprile – Lanciate bombe di vernice contro la metropolitana, nei pressi della stazione Agrícola Oriental a Canal de san Juan, da un ponte per pedoni che scavalca la metro. Fiancate, vetri, tetto e porte del treno sono stati macchiati. Azione dedicata al prigioniero per la liberazione animale e della terra Adrian Magdaleno Gonzales.

– 23 aprile – Nella notte, abbiamo saltato degli ostacoli e delle recinzioni per strappare dalle gabbie 2 conigli, schiavi dei capricci di questa società addormentata ed alienata. Li abbiamo riscattati e poi li abbiamo liberati. Purtroppo, uno dei due conigli riscattati è morto durante il percorso verso il bosco, mesi di reclusione hanno fatto sì che perdesse la più piccola speranza d’esser salvato e non ha resistito. L’abbiamo restituito alla terra, da dove probabilmente proveniva, prima che fosse catturato per esser venduto a persone irresponsabili. L’altro coniglio è stato liberato nel bosco in cui potrà onorare la morte del parente, vivendo in libertà e senza alcuna gabbia che lo separi dalla realtà, cioè dalla natura. Azione dedicata al prigioniero per la liberazione animale e della terra Diego Alonso.

Queste azioni sono state realizzate in sostengo ai prigionieri in Messico, senza dimenticare Víctor Herrera, Emmanuel Hernández, Socorro Molinero e senza nemmeno dimenticare i prigionieri del mondo.
Che la fiamma dell’ecologismo rivoluzionario accenda le micce delle nostre parole affinché detonino le azioni contro
la società distruttrice e complice.

Frente de Liberación Animal FLA/ALF

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Su sciopero della fame e mobilitazioni dei detenuti [intervista a compagni argentini]

Un’intervista epistolare realizzata da Informa-Azione ai compagni anarchici che hanno seguito la recente mobilitazione dei detenuti nelle carceri Argentine. Traduzione in e dallo spagnolo a cura di Culmine.

Cari compagni vi invio delle domande per cercare di conoscere meglio la situazione argentina:

D) La funzione del carcere è la stessa in tutti i regimi
democratici, deterrente/dissuasivo che agisce sui corpi e le menti
dei sudditi, strumento di vendetta di stato e ancor più
discarica sociale. Il sistema carcerario in Italia sta vivendo una
situazione di sovraffollamento senza precedenti nella sua storia
(oltre 67.000 detenuti), dimostrando esplicitamente la sua funzione
di programma di contenzione e gestione delle problematiche
economiche, sociali e culturali che si generano nelle democrazie
capitaliste contemporanee. Qual è la tua/vostra percezione
delle attuali funzioni che l’istituzione carceraria sta avendo in
Argentina? Si stanno verificando fenomeni simili anche lì?

R) Prima di tutto, ringraziamo i compagni di Informa-Azione
dell’interesse per l’intervista ed i compagni di Culmine per la
traduzione della stessa.

In merito alla prima domanda, le funzioni del carcere come voi ben
segnalate sono le stesse in tutto il corso della storia e sotto
qualsiasi forma di governo, quella di reprimere e punire coloro che
in un modo o in un altro violano le leggi imposte dallo Stato che
domina una qualsiasi regione ed il suo sistema economico, e quella di
servire come dissuasione verso coloro che abbiano un qualche pensiero
rischioso teso a risolvere qualcuno dei problemi imposti dallo stesso
capitalismo senza passare per qualche istituzione o chiedere il
permesso a chicchessia. A volte, come voi segnalate, il carcere viene
utilizzato come discarica sociale, deposito per gli esseri umani che
avanzano, emarginati che abbiano violato o meno le sue leggi, ma che
comunque avanzano nel mondo del consumo.

La funzione del carcere, attualmente in Argentina, è doppiamente
garantita per le ragioni appena esposte e perché gode di un
vasto consenso da parte della maggioranza della società, in
base al discorso della “mano dura contro l’insicurezza” che
dai media del potere si riversa fino alla gente. Ed è così
che la gran parte delle persone vede nel carcere una soluzione
perlomeno momentanea (perché, a dire il vero, in tanti
vorrebbero che le condanne fossero più pesanti, giungendo
persino alla pena di morte) alle reazioni provocate dallo stesso
capitalismo. Sono d’accordo con l’esistenza della stessa, e s’è
adottato un discorso poliziesco/borghese perfino nelle sfere sociali
più emarginate… persino tra la gran parte dei detenuti, si
sono smarriti i valori di base (anti-sbirreschi e così via),
indotti dagli aguzzini di dentro e di fuori con il chiaro obiettivo
di sviare i colpi che quest’ultimi potrebbero ricevere.

E’ anche presente il fenomeno in base al quale molti detenuti
considerino naturale restare rinchiusi, come si trattasse di una
condanna alla quale attenersi per i loro cattivi comportamenti
(moralità cristiana), e per di più ripetono la catena
di fatti che li hanno condotti all’esser condannati, rubando molte
volte per la stessa polizia, senza il minimo piano di base e tornando
in questa maniera ai centri di sterminio democratici, essendo per la
gran parte recidivi che non vedono altra possibilità di
sostenersi se non nel carcere con la gerarchia che essi stessi
riproducono.

Tutto questo consenso costituisce uno sprone per l’attuale governo
progressista a continuare quel che è stato avviato dagli altri
governi. Così vediamo la popolazione carceraria aumentare
considerevolmente, trattandosi per la gran parte di carcerazioni
preventive, ovvero senza una condanna; il che significa che per la
Giustizia non sono né colpevoli né innocenti. Ma anche
in questa maniera si trovano rinchiusi. Inoltre, notiamo che stanno
costruendo nuovi centri di sterminio in luoghi lontani dalle zone
urbane (a tutti darebbe fastidio vivere vicino ad un carcere, le
grida dei detenuti torturati non lascerebbero dormire durante la
notte; com’è il caso di Devoto, l’unico carcere che si trova
all’interno della città di Buenos Aires, dicono che che rende
la zona più brutta).

Tutto ciò genera, tra le altre cose, quel che voi dite: il
sovraffollamento ed i problemi logici che tale situazione comporta
(risse, malattie, ecc.).

D) Restando a livello generale, considerando la detenzione di massa dei
proletari italiani e ancor più dei migranti, ci interesserebbe
sapere se anche lì c’è la criminalizzazione dei flussi
migratori, con il fine di trasformare un fenomeno sociale in una
emergenza securitaria per poterla gestire meglio con la panacea della
repressione e che impatto sta avendo sulla questione carceraria la
presenza di prigionieri migranti.

R) Ciò si collega chiaramente con quanto detto nella precedente
risposta, sul discorso dell’insicurezza e della gente comune che
chiede maggior controllo dello Stato sulle proprie esistenze… la
criminalizzazione dei migranti è una realtà costante,
la discriminazione è una realtà costante ed i detenuti
non rifuggono da essa. I migranti sono stati demonizzati, additandoli
come distributori di droga tra la gioventù, di esser dei
ladroni, di esser dei vagabondi…gli stessi concetti emessi dai
gestori della nostra miseria, sono ripetuti dalle vittime della
stessa, per molti detenuti… il concetto di patria esacerbato
all’eccesso causa moltissimi problemi su vari aspetti. Così
molti migranti sono utilizzati dallo Stato come “capri
espiatori”.

All’interno del carcere, ogni comunità di migranti (in gran parte
peruviani, paraguaiani, boliviani) ha la propria sfera di potere ed
uniti in tal maniera a volte arrivano a comandare nei padiglioni, il
fatto di esser sradicati fa sì che alcuni siano più
vulnerabili alle torture dei carcerieri.

Maggior accanimento si verifica con coloro che nemmeno conoscono lo spagnolo.

D) Più in generale, quali sono i fenomeni sociali sui quali per
la maggioranza si concentra la retorica securitaria e carceraria per
riprodursi e legittimarsi? (Stavo leggendo, in particolare,
all’allusione di Diego Petrissans ai minorenni).

R) La diffamazione mediatica del sistema allude continuamente agli
esclusi che rubano, sequestrano ed assassinano e che, per il fatto
d’esser minorenni, la giustizia non può punirli. In questa
maniera, in seguito ad una specifica campagna mediatica/sociale
stimolata dai settori più reazionari, con alla testa il
nefasto Juan Carlos Blumberg (un imprenditore milionario il cui
figlio venne sequestrato ed assassinato), si sono iniziate ad
ascoltare sempre più voci che esigevano tolleranza zero con i
minorenni, senza alcun interesse per la loro età. Questa
retorica si legittima grazie a diversi fattori (in cui intervengono
il governo, i media e le varie polizie) generando paura tra la
popolazione ed il bisogno di indurire ancor di più le loro
leggi. Ciò ha determinato che si modificassero diversi aspetti
giudiziari/penali e che venissero introdotte condanne per
“presunzione di colpevolezza” tra le altre, che non è
altro che rinchiudere qualcuno per il semplice fatto di esser uno
sfruttato sospettoso di poter compiere qualche reato.

D) E giungiamo alla recente mobilitazione dei prigionieri nelle carceri
argentine. Com’è nata? Come e per quali soggetti/collettivi è
stata promossa?

R) A partire dal 18 marzo, nella Unidad Nº 9 de La Plata, i
detenuti hanno iniziato uno sciopero della fame, promosso da essi
stessi senza alcuna organizzazione o partito da fuori le mura. Qui di
collettivi di prigionieri organizzati sotto una sigla non ce ne sono
(come, con le dovute diversità tra le due esperienze, COPEL in
Spagna o Kamina Libre in Cile – entrambe disciolte, ndt), quel che è
certo è che queste ultime misure di lotta o di espressione
dimostrano un bisogno urgente di organizzazione e di scontro di
fronte a tanta prepotenza sulle persone sequestrate dallo Stato,
organizzazione che essi stessi hanno deciso di dirigere. Col
trascorrere dei giorni, si sono affiancati le prigioni di Olmos,
Florencio Varela, Devoto, Ezeiza, Melchor Romero, Marcos Paz,
Campana, ed alcuni prigionieri detenuti nei commissariati.

Attualmente resta in sciopero solo la Unidad Nº 9 de La Plata, cioè
coloro che l’hanno iniziato.

D) Quali sono le principali richieste/rivendicazioni?

R) Le principali richieste hanno a che vedere con le condizioni di
detenzione, cioè dell’ottenimento di certe cose che i detenuti
considerano benefici, per cercare di migliorare un poco la loro
triste situazione. Alcuni punti delle loro rivendicazioni sono
l’applicazione del 2×1 (una legge che stabilisce che dopo un certo
periodo di detenzione preventiva, che ad ogni modo può durare
fino a 2 anni, un giorno di carcere di un detenuto in attesa di
processo equivalgono a 2 giorni di carcere di un detenuto già
condannato). Ciò ha a che vedere più che altro con il
fatto che oltre il 70% dei detenuti restano interrati tra le mura e
che la miserabile giustizia sentenzi se sono o meno colpevoli.

Altri punti da sottolineare sono: che sia concessa anche ai recidivi la
“libertà condizionale”, che gli ergastoli non siano
indeterminati e che comunque non superino il tetto dei 25 anni, che
le donne incinte o con bambini abbiano l’accesso ai domiciliari, non
come adesso che scontano la condanna con i figli in carcere, ecc.

D) Quali e come sono state determinate le pratiche di lotta che si
stanno realizzando? Come si stanno autogestendo e coordinando i
prigionieri in lotta?

R) La metodologia di lotta che i prigionieri hanno scelto in questo caso
per reclamare quanto esposto è lo Sciopero della Fame come
metodo/strumento per visualizzare la lotta utilizzando i propri
corpi.

Lo Sciopero è stato coordinato tra le diversi carceri da parte di
delegati eletti dai diversi padiglioni e così è come se
in un particolare momento tutte le carceri si sono affiancate al
primo. La scarsa ripercussione e le pressioni da parte del Servicio
Penitenciario che ha utilizzato detenuti funzionali alle autorità
per lo scontro con gli scioperanti, ha fatto sì che alcune
carceri declinassero dalla posizione presa e sospendessero lo
sciopero, non per aver ottenuto un qualche miglioramento, ma per
quanto detto in precedenza.

D) Quali le reazioni dell’apparato carcerario (trasferimenti, punizioni, ecc.)?

R) Persino prima che lo sciopero della fame si diffondesse al altri
carceri, il Servicio Penitenciario, cioè i carcerieri
comandati dai miserabili al potere, ha iniziato una campagna di
persecuzione, minacciando con trasferimenti chiunque si aggiungesse
alla lotta o con la detenzione nei buzones (celle di punizione
senz’aria, né luce solare, autentiche tombe).

Utilizzando le pratiche più basse, come rubare agli stessi detenuti gli
elementi più essenziali per portare avanti questa misura di
lotta come i caldos (brodo fatto di sola acqua calda – ndt),
la yerba (mate – ndt), lo zucchero, il tè, il caffè,
ecc., in combutta gli spacci dei centri di sterminio che vendevano
questi stessi prodotti a prezzi esorbitanti.

Impedendo anche riunioni tra i delegati di ogni padiglione.

Una volta iniziato lo Sciopero della Fame, molte minacce sono divenute
effettive, ed i prigionieri sono stati pestati, umiliati, rinchiusi
in celle di punizione.

Il 28 marzo, puntualmente, il detenuto Rubén Terzagui, in
sciopero nel carcere di La Plata, è stato codardamente
lasciato morire dai carcerieri.

Rubén aveva deciso di solidarizzare con i detenuti, era sieropositivo e non
ha ricevuto la benché minima attenzione medica.

Si parla anche d’un detenuto in sciopero che sarebbe rimasto cieco per
una presunta negligenza medica, ma pare che si sia trattato d’una
punizione per la partecipazione a questa mobilitazione. Altre
rappresaglie, vessazioni e torture, sarà piuttosto difficile
che verranno alla luce con dati precisi per la complessa realtà
carceraria.

D) I media di regime stanno parlando della mobilitazione dei detenuti o
cercano di tacere e censurare?

R) I media cercando sempre di tacere o censurare quel che rifugge dalla
loro logica o dai loro interessi, quando non possono, allora
deformano il senso originale del gesto, quale che sia.

Questo sciopero, naturalmente, non è stato l’eccezione. Solo con la
morte di Rubén alcuni giornali hanno diffuso la notizia, dando
ovviamente molto più spazio alla creazione d’un clima
d’insicurezza ed a qualsiasi stupidità del calcio o del mondo
dello spettacolo.

Noi non ci siamo mai aspettati nulla da loro, ma i familiari hanno
effettuato un gran sforzo assieme ai detenuti in tal senso, senza
ottenere un risultato soddisfacente.

Consci, tuttavia, del bisogno di dar visibilità alla lotta dei
detenuti, si sono svolte delle manifestazioni promosse da compagni
anarchici qui (di Buenos Aires) e nella città di La Plata, le
stesse hanno avuto una scarsa ripercussione e questo è stato
uno dei punti (la scarsa ripercussione) anche se non l’unico, che ha
spinto molti detenuti a deporre ed a tonare ad alimentarsi.

A nessuno interessa più di tanto un detenuto, a maggior ragione
se è un “comune”, né alla sinistra, né
ai media, né alle organizzazioni di diritti umani, che muoiano
più di 30 bruciati vivi come nel carcere di Santiago del
Estero durante la sommossa avvenuta alcuni anni fa e o che migliaia
siano in sciopero della fame, del “comune” la gente non se
ne interessa, e quel che non interessa non vende. Siccome i media
sono un affare, quindi… non hanno detto molto in merito.

D) L’appoggio dall’esterno e le influenze dei pompieri.

Nelle recenti esperienze italiane, le mobilitazioni dei detenuti sono state
adulterate dagli interventi di associazioni umanitarie che
fondamentalmente hanno agito per fissare tempi, metodi e conclusioni
delle proteste, svolgendo il ruolo d’intermediari per finire a
svolgere il ruolo di un corpo di pompieri. Nella rivolta carceraria
greca del 2008, il coordinamento dei prigionieri ha immediatamente
messo in discredito qualsiasi tentativo di tali soggetti a gestire o
ancor più a farsi portavoce della rivolta in corso. In tal
senso, cosa sta accadendo in Argentina? Ci sono esempi simili?

R) Crediamo che la situazione sia diversa, purtroppo, rispetto a quella
greca, ma non giunge ad esser così drammatica come quella
italiana. Di pompieri ce ne sono sempre, anche in questo caso
(adesso, non forniamo nomi perché non li vogliamo denunciare, segnalare).

Si può dire che funziona qualche collettivo che ha al suo interno
militanti di organizzazioni di diritti umani e talvolta con qualche
ex detenuto, che si sono proclamati come portavoce di questo sciopero
della fame ed hanno cercato di stabilire dei paletti per la lotta
all’esterno, distorcendo addirittura la parola dei familiari, dicendo
che essi non volevano che, per esempio, si bloccassero le strade o si
provocasse alcun disturbo, quando parlando di persona con la famiglie
dei detenuti, la gran parte di esse non solo ha valutato necessarie
queste cose, ma urgenti, nel vedere come i propri cari stessero
morendo di fame senza alcun miglioramento. Perfino alcuni di questi
personaggi riformisti e pompieri hanno deciso di effettuare proteste
di strada spettacolari, come rinchiudersi dentro una gabbia o
realizzando essi stessi uno sciopero della fame, cosa che noi abbiamo
duramente criticato, in quanto ci pare per lo meno indegno aver fame
da libero, in strada, come forma di protesta avendo molte più
possibilità dei detenuti di portare avanti altre metodologie
di lotta, non avendo essi alcun impedimento fisico…

Per fortuna, alla fine le cose si sono sviluppate in maniera autonoma,
nel carcere di La Plata e tra i compagni antiautoritari per le strade.

D) Ci sono forme di contatto/scambio di idee e pratiche tra “prigionieri
rivoluzionari” e “prigionieri comuni”?

R) Quel che accade in Argentina è che qui non c’è nulla di
simile ad un padiglione (sezione, modulo…) per i soprannominati
“prigionieri politici” o “prigionieri rivoluzionari”.
Non avendo questa differenza, lo scambio avviene naturalmente e con
il tempo. La pratica rivoluzionaria di questi compagni dà i
suoi frutti ed anche le sue rappresaglie, così come fuori dalle prigioni.

Compagni come Karina Germano o Diego Petrissans, dai loro luoghi così
diversi e con le loro individualità, hanno cercato di nutrire
questo sciopero con valori più radicali, di coscientizzare la
popolazione carceraria affinché capisse per quali motivi si
scioperasse, avendo purtroppo poco successo, a parte i compagni
prigionieri più vicini.

D) Approfitto dell’occasione per approfondire alcuni aspetti sui
movimenti anti-carcerari in Argentina. Con quanto interesse vivono le
realtà anarchiche ed antiautoritarie la necessità di
contrastare l’istituzione carceraria? Come si può considerare
la qualità dei contatti con la popolazione reclusa (a parte i
compagni prigionieri)?

R) I diversi compagni anarchici hanno fatto propria la lotta
anticarceraria, concedendo ad essa l’importanza che merita. La lotta
anticarceraria è già parte delle lotte di tutti i
compagni anarchici, non essendo patrimonio di nessun gruppo
specifico.

In tal senso, dopo molti anni di lavoro, la realtà è
ottima. Continuamente si svolgono giornate per sostenere i compagni
in prigione, diverse manifestazioni con volatinaggio, azioni,
dibattiti, scritte e scritti contro il carcere… circola abbondante
e nutrita informazione.

I contatti con la popolazione reclusa e con i familiari si hanno quando
andiamo a colloquio con qualche compagno o amico sequestrato nelle
diverse carceri della provincia di Buenos Aires. C’è sempre un
contatto con la famiglia e con i detenuti, senza apporre su di noi
l’etichetta o il cartellino di nessuno, siamo conosciuti per la
solidarietà e l’impegno.

In alcune carceri si distribuisce la nostra letteratura tra i detenuti e
si dibatte da eguale ad eguale, con tutti i limiti del caso.

D) Ci sono anche gruppi della “società civile”
(associazioni, chiese, ecc.) e che peso/misura hanno?

R) Ci sono molti gruppi di familiari raggruppati o organizzati, cercano
di risolvere gli aspetti di base, come che la perquisizione non sia
una vessazione, che certe leggi siano rispettate e che ci sia
l’accesso ad alcuni benefici carcerari… insomma, che i propri
familiari detenuti stiano “bene” per quel che è
possibile. Ci sono casi di familiari che avendo contatti con i
compagni sono sfuggiti dalle richieste riformiste ed hanno adottato
una visione molto più critica verso il carcere, ma non si può
dire che appartengono ad una qualche associazione. Della chiesa,
quella evangelica è quella che adesso ha più peso,
arrivando in alcune carceri ad avere dei padiglioni esclusivi, ed a
fare della loro miserabile carità una costante tra i colloqui
con i detenuti in molte carceri, invitando a pregare per i familiari
detenuti e cose di questo genere, allo stesso tempo dividendo delle
briciole che avanzano dall’immondo affare che mantengono in piedi.

D) Una ultima domanda su un aspetto che tanto m’interessa. In Argentina,
qual è il ruolo dei privati (imprese e compagnie capitaliste)
nella privazione della libertà? Ci sono pratiche o proposte di
privatizzazione delle carceri? Imprese che sfruttano la mano d’opera
reclusa?

Un Abbraccio e Saluti di lotta!!

R) Sappiamo d’una proposta di privatizzazione del carcere che è
stata avanzata a Mendoza, ma che non è andata avanti. La gran
parte dei lavori che i detenuti svolgono sono per imprese nazionali o
multinazionali. La forma in cui queste imprese si muovono è
generalmente anonima, ossia non firmano direttamente alcun contratto
con i loro sfruttati. Si tratta di un accordo che avviene per mezzo
del Ministero di Giustizia ed il Servicio Penitenciario. Gli stipendi
sono minimi, la gran parte del ricavo va all’impresa ed allo Stato,
che si vanta d’investire 6.500 pesos argentini (circa 1.200€) per
ogni detenuto, dei quali non resta alcuna traccia…

Un esempio evidente di impresa che sfrutta la mano d’opera prigioniera è
Zanella, che vende moto a relativo basso costo (se comparata ad altre
marche) e che si diffonde in tutto il paese a spese della miseria dei
detenuti.

Da sottolineare che nessun detenuto può mantenere in nessun
momento del denaro in suo possesso, questo stipendio viene depositato
nel carcere ed è da lì che il detenuto può
comprare dagli spacci, ad un prezzo triplicato rispetto all’esterno.

Fino ad ora, non siamo a conoscenza del fatto che si voglia privatizzare
del tutto il sistema carcerario, pensiamo che la cosa abbia a che
vedere con in grande affare che per molti è rappresentato
dalla prigione, dallo Stato fino a certe imprese ed alcun privati che
si vedono favoriti da quanto esposto. Tutto il personale
penitenziario è militarizzato, dal professore fino al medico,
fanno tutti parte del Servicio Penitenciario, pensiamo che per questo
non si rinuncerà a tale situazione in maniera facile. Ad ogni
modo, non cambierebbe molto, visto che i detenuti continuano a stare
in condizioni subumane, mangiando vitto marcio, ricevendo medicinali
scaduti, latte non adatto al consumo umano, marcendo tra malattie,
insetti ed inondazioni, soffrendo calore e freddo estremi.

E’ urgente, allora, incentivare e praticare la distruzione di tutte le
carceri segnalandone gli aspetti più deplorevoli, non per
riformarle ma per demolirle, sapendo che da esse non potrà mai
scaturire nulla di buono o sano, così come non ci potrà
essere la distruzione del carcere senza finirla con il sistema che lo
rende possibile.

Un abrazo, salud y fuerza!

Anarchici argentini sul carcere – aprile 2010

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Santiago del Cile – Ordigno esplosivo distrugge la facciata del BancoEstado

fonte: stampa cilena, 24 aprile 2010

Con la facciata completamente distrutta è rimasta una filiale del
BancoEstado, attaccata stanotte con un ordigno esplosivo, nel comune
di San Joaquín, a Santiago.

Secondo le informazioni fornite dalla polizia, il fatto è avvenuto
dopo le 4.00 di questo sabato. L’ordigno ha distrutto i vetri ed i
supporti in alluminio. Nessun danno nella parte posteriore, né
nelle case vicine alla filiale. Sul posto sono stati trovati sparsi
per terra oltre 5 milioni di pesos cileni in contanti.

Intervenuti il personale del GOPE e quello del Laboratorio de Criminalística
de Carabineros, i quali non hanno trovato volantini o scritte di
gruppi che rivendicassero l’attacco.

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La Plata (Argentina) – Attaccato il Servicio Penitenciario

fonte: Archivo Paulino Scarfò

La notte del 24 aprile abbiamo attaccato con le pietre il circolo degli ufficiali penitenziari della città de La Plata ed abbiamo lasciato delle scritte in solidarietà ai ed alle prigionieri/e in sciopero della fame che dura da 40 giorni contro l’inasprimento delle leggi carcerarie, contro la tortura quotidiana, i trasferimenti illegali, i pestaggi gratuiti e gli scherni verso i familiari. Da ricordare che in questo sciopero della fame è morto, lo hanno lasciato morire, Ruben Terzagui, detenuto nella Unidad 9 de La Plata.
Perché crediamo che il carcere beneficia solo i ricchi per tenere sottomessa e controllata la gran parte dei poveri, perché nemmeno il peggior assassino giustifica l’esistenza di questi centri di sterminio-campi di concentramento che rinchiudono, fanno tacere ed uccidono lentamente le persone che vi si trovano.

Per la distruzione di tutte le prigioni, per una società libera ed ugualitaria in cui non ci siano più poliziotti né politici che possano decidere per le nostre esistenze.

Anarquistas

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Londra – Attaccato l’edificio di Serco per la pubblica amministrazione

da: Act for Freedom Now!, 24 aprile

Tre bottiglie molotov sono state lanciate contro
l’edificio di Serco per la pubblica amministrazione, a Londra, verso
la mezzanotte di venerdì. Serco è una gigantesca
società che trae profitto dal complesso industriale
carcerario. Fuoco alle prigioni. Per Lambros
Fountas
assassinato dai
poliziotti ad Atene, noi continueremo quel che lui ha iniziato.

Libertà per tutti i compagni in carcere: Giannis
Dimitrakis, G.
Boutzis, H. Nikolau, P. Georgiadis,
B.
Chrisohoidis, C. Stratigopolous e Alfredo Bonanno.

Liberazione immediata per Massura
Hadimikelaki

Solidarietà a tutti gli imputati agli arresti per la
Cospirazione delle
Cellule di Fuoco

e
per tutti i compagni anarchici in prigione in ogni luogo!

We Arm – We Aim – We Fire …
Because we are at war

Black Fever Gang

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Cile – Contributi alla lotta che abbiamo deciso di portare avanti

Ediciones Insurrectas Fanya Kaplan– aprile 2010

Tu, che fai un lavoro che ti piace, che hai un’occupazione indipendente
ed al quale il giogo del padrone non causa un gran fastidio; anche tu
che ti sottometti rassegnato o codardo in qualità di
sfruttato: come osi a condannare cosi severamente quelli che sono
passati al piano d’attacco contro il nemico?

Una cosa sola ti vogliamo dire: taci! Per onestà, per dignità,
per fierezza. Non senti la lor sofferenza? Stai zitto! Non hai la
loro audacia? Di nuovo: stai zitto!

Severino
di Giovanni

Circa 80 anni fa queste parole sono state scritte da un compagno in
Argentina, e con ciò diamo ragione a tutti quelli che dicono e
sostengono (che è ancora peggio) che questo problema è
un tema storico. Ma noi, adesso, scriviamo con l’intenzione di
chiudere una discussione che è stata portata avanti in
quest’ultimo periodo in una maniera così banale e superficiale
(senza sminuire i contributi forniti da alcuni compagni), come può
avvenire attraverso uno strumento così inappropriato per
questo tipo d’istanze qual è Internet, con il quale sono stati
offesi dei compagni in maniera gratuita e codarda. Ci riferiamo al
testo scritto da un soggetto che si firma come Juan Francisco Magón
ed i suoi deliri da piattaformista che -attaccando delle persone
specifiche ed identificabili (ma mai faccia a faccia)- arriva a dirci
che bisogna trarre insegnamenti da esperienze di lotte più
fraterne e per giunta ha la sfacciataggine di affermare che ci
pentiremo per la nostra scelta di non cercare appoggio in altri
gruppi. Una cosa è certa: come antiautoritari ed insorgenti
non cerchiamo alcun consenso da parte di gruppi riformisti, né
piattaformisti per arrivare alla gente, in quanto come insorgenti ci
poniamo ed inalberiamo sul bisogno e sull’utilità della
propaganda e la diffusione delle nostre idee, e chiariamo e
dichiariamo che non cerchiamo la crescita quantitativa
auto-compiacente per ottenere l’appoggio di gente che si conforma ad
essere un’alternativa al sistema o che solo progetta la non
conformità senza agire per finirla con questo sistema di
umiliazione e di sfruttamento.

Da qui, inviamo tutto il nostro appoggio eterno e fraterno ai compagni
del C.S.O. y Biblioteca Sacco y Vanzetti perché capiamo
e difendiamo le loro posizioni senza cadere in stupidaggini come
categorizzarli o additarli come responsabili delle azioni illegali
che si realizzano nel territorio chiamato Cile.

Crediamo che per chiudere un po’ questo punto della discussione, Magón
cada in qualcosa d’inaccettabile per una persona che poi parla di
fratellanza e di rapporti tra compagni, quando si riferisce al “corpo
ancora tiepido di Mauricio”, non si rende conto dell’offesa
contenuta in tali parole e l’implicita dichiarazione di rivalità
per noi che sentiamo su tutte le nostre fibre interiori e in tutto il
nostro amore insorgente la scomparsa per un incidente/errore del
compagno Mauri, in quanto come suoi fratelli e compagni (senza
bisogno di mascherarlo per far sì che calzi all’interno di una
organizzazione formale pseudo-libertaria) siamo disposti a difendere
adesso e sempre l’immagine, la vita e l’idea incarante da Mauricio, e
questo è un impegno che si siamo presi non appena abbiamo
ricevuto la terribile notizia della sua scomparsa.

Adesso, passiamo a porre alcune questioni che riteniamo necessarie in una
discussione con un piattaformista che, a suo dire, ne rappresenta molti.

Il nostro obiettivo è la distruzione di questa e di qualsiasi
altra società basate su logiche di potere. Questo è il
nostro asse fondamentale per portare avanti la nostra lotta. Crediamo
nell’organizzazione attraverso l’informalità, che è
l’unico modo organizzativo che ci assicura una unione tra compagni
affini basata sull’orizzontalità e sul rispetto tra i suoi
partecipanti. Senza il bisogno che sia una sigla eterna, ci poniamo
come una unione di compagni che attraverso il riconoscimento di un
obiettivo ed un mezzo comune ci organizziamo per effettuare una
qualche azione specifica che può essere di breve durata come
gruppo (un’azione d’attacco senza l’intento di perpetuare il gruppo
affine), così come può essere per un’azione di maggior
durata, come dar vita ad un centro sociale, una biblioteca o persino
un lavoro editoriale (con ciò non vogliamo dire che solo in
tal maniera debba agire il gruppo di affini, né vogliamo
limitarci ad azioni che possono avere uno sviluppo).

Consideriamo che le azioni non si possano pesare su di una bilancia d’importanza,
consideriamo che per la proliferazione della rivolta (che è
contagiosa di per se stessa) siano egualmente importanti un attacco
diretto ai nostri nemici come il lavoro che portano avanti i C.S.O. e
la propaganda che può essere distribuita per le strade. Per
attaccare c’è bisogno della convinzione che facciamo quel che
dobbiamo e vogliamo e che è l’immaginazione quella che ci
renderà conto che non siamo meno insorgenti solo perché
pubblichiamo un periodico e non confezioniamo ordigni esplosivi.
Abbiamo bisogno di tutte le forme d’azione che riteniamo di poter
portar avanti, si tratti di: dibattiti, attacchinaggi, scritte, o
qualsiasi altro mezzo di propagazione delle nostre idee, fino a non
cadere nel gioco di ribassare il nostro discorso per rendere la
nostra proposta più assimilabile o mascherare la rivolta con
una coltre di belle cose, che non necessariamente sono certe quando
parliamo di distruzione della società.

Questo scritto non ha l’obiettivo di essere un risposta a Juan Francisco
Magón e nemmeno si tratta di una lettera per lui. E’ rivolto a
tutti quelli che ricordano nelle maniere più diverse i nostri
compagni che sono caduti in questa costante e continua guerra contro
l’autorità, così come in loro memoria: Mauri, Zoe,
Norma Vergara, Soledad Rosas, Baleno, Jonny Cariqueo, Ariel
Antonioletti, Eduardo e Rafael Vergara, Claudia López
e
tanti altri che se li nominassimo tutti (purtroppo) impiegheremmo
molto tempo.

E’ anche un saluto affettuoso e guerriero a tutti i centri sociali, sia
per quelli che li abitano che per quelli che li tengono in vita.

E’ anche un eterno ed affettuoso gesto di solidarietà verso i
prigionieri che ancora sono in lotta in Cile come nel mondo: Axel,
Freddy, Marcelo, Flora, Esteban, compagni del collettivo 22 de enero,
Gabriel Pombo, Marco Camenish, Sergio María Stefani
per
nominarne solo alcuni.

Infine, un saluto pieno di rivendicazione per il nostro fratello Diego
Ríos
, che da quasi 10 mesi vive in clandestinità,
conducendo la sua vita nella prassi antiautoritaria. Speriamo che tu
possa vivere tutta la tua esistenza fuori dalle grinfie dei
carcerieri e dal loro tessuto sociale.

Perché per noi questo scritto è propaganda ed è anche
azione.
Per la proliferazione degli attacchi in tutto il loro
vasto spettro.
In difesa della morale e della dignità dei
nostri compagni scomparsi.
Guerra senza tregua alla società,
attacco continuo al capitale.

Ediciones Insurrectas Fanya Kaplan

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Messico – numero 4 di Conspiracion Acrata

Questo è il nuovo numero di Conspiracion Acrata, pubblicazione anarchica insurrezionale e rivoluzionaria dal Messico, per la distruzione dell’ordine capitalista che ci opprime e sfrutta.

Conspiración Acrata #4 – vedere e/o scaricare:

http://liberaciontotal.entodaspartes.net/files/2010/04/Conspiracion-Acrata-4.pdf

Contenuto Incendiario:

– Comunicati dal Cile e dall’Argentina in seguito agli attacchi solidali contro l’ambasciata del Messico.
– Considerazioni non necessarie per la rivolta anarchica.
– Alcune parole di Gabriel Pombo Da Silva per i compagni anarchici d’azione in Messico.

Dichiarazione di guerra: anarchici rivendicano le 9 bombe a Messico D.F., a Toluca ed a San Luis Potosí.
– Comunicati di azioni incendiarie ed imboscate alla polizia in Messico.

Sull’Informalità e sul metodo: testi di Gabriel Pombo Da Silva.
– Notizie dalla Grecia.
– Alcune brevi notizie sulla realtà che si vive in Messico e l’attuale guerra allo stato.
– Comunicati di azioni e notizie dal Messico e dal mondo.
– Chi è YiannisDimitrakis?
– Poema alla notte ed al fuoco. Compagna insorta anonima.

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Tamara libera!

Tamara è libera, informazione confermata.

¡TAMARA SALE EN LIBERTAD!

Tamara ya está en la calle .
Información confirmada.

Por ahora no se sabe mucho más, imaginamos que algunos de los recursos de petición de libertad provisional hasta juicio se ha ejecutado. Aunque no lo podemos confirmar.

da: Klinamen.org, 22.04.10

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dal Tempo – “Pacco bomba ai carabinieri di Roma”

Il Tempo, 21.04.10 –

http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2010/04/21/1150866-pacco_bomba_carabinieri_roma.shtml

Volevano uccidere. Con un plico bomba indirizzato ai carabinieri, confezionato con polvere da sparo e chiodi proprio per arrecare il maggior danno. Il pacco bomba, spedito alla caserma dell’Arma «Gianicolense» di via Cosmo De Torres a Monteverde Vecchio, è stato intercettato presso il Centro meccanografico di Fiumicino. Sono intervenuti i carabinieri della compagnia dell’aeroporto comandata dal capitano Nino Pappalardo. La busta imbottita,  commerciale gialla, con etichetta adesiva per l’indirizzo della caserma dei carabinieri scritto stampatello con il computer, aveva per mittente una fantomatica «Associazione Fiamme Gialle».

I militari hanno chiesto l’intervento della squadra artificieri del Gruppo di Ostia. Gli esperti dell’antisabotaggio hanno provveduto al disinnesco dell’ordigno. Dentro la busta gialla, una borsetta con un congegno esplosivo a strappo che avrebbe fatto saltare la miscela lanciando i chiodi come schegge. La matrice del mancato attentato è riconducibile alla galassia anarchica che già in passato ha firmato attentati con questo tipo di ordigni contro i carabinieri. Negli ultimi tempi si è infatti registrata una nuova ondata di pacchi bomba spediti a caserme e istituzioni. Un’escalation annunciata dai rapporti dei nostri servizi segreti che hanno segnalato la ripresa della campagna dinamitarda dei gruppi anarco-insurrezionalisti.

A fine marzo, a Milano, una busta esplosiva con destinataria la Lega Nord ha ferito un addetto delle Poste. La trappola rudimentale era stata realizzata dentro una busta imbottita gialla che conteneva un portafogli con una molletta da bucato e un circuito elettrico, oltre a un certo quantitativo di polvere pirica. Aveva un innesco a strappo e quando l’operaio inconsapevolmente lo ha maneggiato per «gettarlo nel carrello della corrispondenza», è esplosa. In questo caso all’interno c’era anche un foglio con la rivendicazione. La firma del pacco bomba, infatti, è stata quel «Sorelle in armi – Nucleo Mauricio Morales» che ha rivendicato il duplice attentato all’università Bocconi (un tubo esplosivo scoppiato solo in parte di notte) e al Cie di Gradisca d’Isonzo. Anche in quest’ultimo caso rinvenuta una busta, il 15 e 16 dicembre scorsi.

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BRISTOL UK: Serco van torched!

Freedom | 20.04.2010 14:49

In the early hours of Tuesday, April
20th, a van belonging to Serco – a big player in the contruction and
management of private prisons – was torched in Montpellier, north
Bristol.
We took this action to express our solidarity with the
anarchist comrades in Turin whom the Italian state continues to attack
under the pracarious appearance of conspiracy, for nothing other than
the distribution of anti-racist propaganda. We also attack for the
comrades in Greece accused of participation in the ‘terrorist’
organization, Revolutionary Struggle.
Need it be said that we
remember Alfredo and Christos, imprisoned in Korrydallos for a
revolutionary act of expropriation against a bank in Trikala last
October.
Until every filthy manifestation of this social prison
in nothing but broken glass and burnt rubble, we will continue to
fight.

Freedom

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Messico – Il Frente de Liberación Animal rivendica un altro attentato esplosivo contro Banamex

fonte: Archivo Paulino Scarfò

Comunicato:
Pochi giorni dopo che lo Stato fascista del mal nato Peña Nieto (governatore del Estado de México) ha fornito nuove pattuglie, veicoli 4×4, armi uniformi, ecc. dedicati al circo della “lotta contro i narco e la delinquenza organizzata” ai bastardi della Agencia de Seguridad Estatal (ASE); ci siamo burlati delle ronde di 3 o 4 pattuglie e dei nuovi blindati pieni di sbirri armati chiamati dai quartieri popolari “perreras” nei quali passeggiano per il municipio di Tlalnepantla ed altri. Con la presunzione di una sicurezza artificiale che hanno quando imbracciano fucili e vanno incappucciati, ostentando quel che non hanno quando sono disarmati: il coraggio.
Ne le videocamere ad alta fedeltà sono riuscite ad individuarci, né i nuovi “superpoliziotti” sono riusciti a fermarci. Abbiamo colpito un’altra volta protetti dall’oscurità naturale dei grandi edifici di metallo e cemento, dietro l’ombra degli alberi tagliati per costruire la loro schiavizzante e dominatrice civilizzazione.
Abbiamo confezionato la nostra bomba di gas butano con le nostre mani, costruendo la nostra arma con la rabbia generata da questo maledetto sistema tecno-industriale e l’abbiamo collocata all’interno dell’area per il bancomat della Banamex, nella imborghesita colonia Jardines de Santa Mónica, nel municipio di Tlalnepantla de Baz, nel Estado de México. Il nostro ordigno che ha scatenato un incendio, annerendo vetri, soffitto e provocando il caos in questa parte delle città dominate con l’alienazione promossa dal sistema.

Bisogna ricordare che alcuni giorni fa un gruppo insurrezionale ha fatto scoppiare altre cariche di gas butano all’interno di un altro Banamex, a Città del Messico, pertanto sono già 2 gli attentati contro questa banca in un settimana.
Le nostre ragioni sono chiare, Banamex è una delle banche che generano lo sfruttamento, è legata ad altre industrie (come quella automobilistica) che distruggono il pianeta e ne estinguono la libertà. Un’altra delle ragioni per cui abbiamo agito contro questa banca infame è la dimostrazione della solidarietà diretta al compagno prigioniero in Messico Adrian Magdaleno, il quale oltre ad esser stato accusato di aver fatto scoppiare una bomba di gas all’interno del terminal Taxqueña della metropolitana, è stato anche accusato dello scoppio di un’altra bomba di gas butano in una filiale della Banamex, il 25 settembre nella delegazione Milpa Alta nel Distretto Federale: la nostra più profonda solidarietà al compagno attualmente condannato a 5 anni di carcere e che ora si trova nel Reclusorio Norte.
Sappiamo molto bene che certamente dopo questi attentati la policía de investigaciones andrà ad interrogare Adrian su cosa sa su questi avvenimenti. Ma vogliamo dire una cosa, ogni tortura fisica o psicologica che verrà fatta su di lui, sarà pagata con altre bombe, incendi e attentati. Valutate le conseguenze se vi azzardate a toccare qualcuno dei compagni prigionieri, perché la vendetta sarà terribile.

Per la libertà dei prigionieri per la liberazione animale e della terra Abraham López, Adrian Magdaleno e Diego
Alonso
.
Per la libertà dei prigionieri antiautoritari Víctor, Emmanuel e Socorro.
Si tratta d’una reazione alle condanne inflitte agli eco anarchici reclusi nelle prigioni del Distretto Federale? Certo, fate bene a pensarlo! E aspettatevi altri attentati contro le vostre
proprietà.
Avete pensato d’aver intimorito con il carcere?
No, siamo solo divenuti più forti.
Frente de Liberación Animal

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El Frente de Liberación Animal reivindica otro atentado explosivo contra Banamex en México

fuente: Archivo Paulino Scarfò

Comunicado:
A unos días de que el estado fascista del mal nacido Peña Nieto (gobernador del Estado de México) proporcionara nuevas patrullas, vehículos todo terreno, armas, uniformes, etc, dedicados a el circo de la ?lucha contra el narco y la delincuencia organizada? para lxs bastardxs de la Agencia de Seguridad Estatal (ASE); nos hemos carcajeado de sus rondas de tres o cuatro patrullas y perreras nuevas (camionetas llenas de policías armados llamadas así popularmente por los barrios mexicanos) en las cuales se pasean por el municipio de Tlalnepantla y otros. Presumiendo su artificial seguridad que tienen cuando cargan sus fusiles y van encapuchados, expandiendo lo que no tienen cuando van en ?bola?, valentía.  Ni sus cámaras de alta fidelidad nos pudieron ver, ni sus nuevxs ?súper  policías?
nos pudieron detener. Golpeamos una vez más amparadxs en la oscuridad natural de los grandes edificios de metal y cemento, detrás de la sombra de los tantos árboles talados para construir su esclavizante y dominadora civilización.
Hemos armado nuestra bomba de gas butano con nuestras propias manos, manufacturamos nuestra arma con la rabia que genera este maldito sistema tecno industrial y la colocamos dentro de la burbuja de cristal que protegen los cajeros automáticos del banco Banamex en la aburguesada colonia Jardines de Santa Mónica en el municipio de Tlalnepantla de Baz, en el Estado de México.
Nuestro artefacto desencadeno un incendio ennegreciendo cristales, plafones y desatando el caos en esta parte de las ciudades dominadas con la alienación que promueve el sistema.
Cabe recordar que hace unos días un grupo insurreccionalista haría estallar otras cargas de gas butano dentro de otro Banamex en la ciudad de México, por lo que suman ya dos atentados contra esta sucursal bancaria en la semana.
Nuestras razones son claras, Banamex es una de las empresas que generan la explotación, está ligada a demás industrias (Cómo la automovilística) que destruyen el planeta y extinguen la libertad de este planeta. Otra de las razones por la que accionamos contra este banco infame es demostrar a solidaridad directa con el compañero preso en México Adrian Magdaleno que además de haber sido acusado de haber detonado una bomba de gas dentro de la
terminal del metro Taxqueña le añadieron el estallido de otra bomba de gas butano en una sucursal de Banamex el 25 de septiembre en la delegación Milpa Alta en el df, nuestra más profunda solidaridad con el compa sentenciado actualmente a 5 años de prisión en el reclusorio norte.
Sabemos muy bien que seguramente después de estos atentados la policía de investigaciones ira a interrogar a Adrian sobre que es lo que ? sabe de estos sucesos?, pero queremos decir una cosa, cada tortura psicológica y física que le lleguen a hacer será pagada con mas bombas, incendios y atentados, aténganse a las consecuencias si se atreven a tocar a alguno de los compañeros ahora presos, porque la venganza será terrible.
Por la libertad de los presos por la liberación animal y de la tierra Abraham López, Adrian Magdaleno y Diego Alonso.
Por la libertad de los presos antiautoritarios Víctor, Emmanuel y Socorro.
¿Qué si esto fue una reacción por las sentencias que han recibido los eco anarquistas en los prisiones del df? CLARO LO SUPONEN BIEN! Y esperen más atentados contra sus propiedades.
¿Pensaron que nos habían atemorizado con la cárcel? Pues no, solo nos hicieron mas fuertes.

Frente de Liberación Animal

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Lettera dell’anarchico Kostas Gournas, arrestato per il caso “Lotta Rivoluzionaria”

“Vorrei ringraziare personalmente il ministro dell’ordine pubblico Mihalis
Chrisohoidis per il trattamento speciale che mi ha riservato;
pestandomi, minacciando mia moglie ed i miei figli ed infine
imprigionandomi nel carcere di Trikala, in cui viene tolto il diritto
ad ogni prigioniero di comunicare con la propria famiglia.
Non credevo che lei fosse sceso a tale livello.

Poiché ho appreso dall’età di 20 anni a superare qualsiasi
difficoltà, non mi piegherò.

Lei non riuscirà a sterminarmi né psichicamente né
politicamente”

Kostas Gournas
16 Aprile 2010
12 ° piano “gada”
___________________________________
Le minacce e le torture ai prigionieri del cosiddetto caso “Lotta
Rivoluzionaria” non riusciranno a sterminarci. A quanto pare,
non si sono ancora resi conto che nessuno di noi farà un passo
indietro.
Siamo qui e rimarremo al loro fianco.
La nostra solidarietà non può essere “sterminata”.
I compagni e parenti di Kostas Gournas

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Arrestati in Svizzera Costa, Silvia e Billy

fonte: Informa-Azione, 17.0410

Giovedì 15 venivano arrestati in Svizzera Costantino Ragusa, Silvia Guerini e Billy (Luca Bernasconi). Dalle prime notizie sembra siano accusati di possesso di materiale esplodente.
Seguiranno aggiornamenti.

______________________________

El jueves 15 de abril quedaron presxs en la Suiza Costantino Ragusa, Silvia Guerini y Billy (Luca Bernasconi). Segun la primeras noticias vienen imputados de tenencia de material explosivo. Seguiran actualizaciones

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Messico – Nuova esplosione in una banca di Tlanepantla

fonte: stampa messicana del 16 aprile 2010

Un ordigno esplosivo è scoppiato questa notte nella filiale della
Banamex che si trova in piazza Santa Mónica, del municipio di
Tlalnepantla, Stato di México.

Dalle prime perizie, pare si sia trattato di due bombole di gas butano, che nel detonare all’interno dell’area del bancomat hanno danneggiato una vetrata e parte del soffitto.

Da segnalare che, appena due giorni fa, un ordigno esplosivo è
scoppiato in un bancomat Banamex a Tlalpan.

Le fonti riportano che verso le 3.00 si è udito il boato che ha danneggiato il bancomat e parte dell’ingresso della banca, oltre al soffitto.

Il personale di Banamex ha inoltre segnalato che alle 5.30 di questo giovedì s’è verificata una fiammata in un altro
bancomat della Banamex, provocato da 2 bombole di gas butano unite da un nastro, all’interno delle quali si presume ci fossero gas butano e delle pietre, con le quali si pretendeva provocare un’esplosione.

“L’ordigno non è arrivato a scoppiare, ha solo causato una fiammata e, per fortuna, non ha provocato danni né alla banca né alle persone o ad altri immobili perché lì vicino c’è un ospedale” ha commentato un membro dell’ASE.

Sul posto si sono presentati elementi del Agrupamiento de Servicios Especializados dell’ASE per ritirare l’ordigno e analizzarlo nei loro laboratori, presso il municipio di Naucalpan.

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Messico – Attentato esplosivo contro una concessionaria Volkswagen

fonte: Liberación Total, 15.04.10

Abbiamo deciso di tornare ad espandere la rivolta, a distruggere l’ordine stabilito e rovinare la pace sociale.
Abbiamo colpito, avendo al nostro fianco sia la luna che l’oscurità. Mentre migliaia di menti alienate e patetiche deambulano per la città, noi abbiamo nuovamente colpito i nostri nemici; i distruttori degli ecosistemi che cinicamente espandono il loro dominio antropocentrico su tutta la terra, il pianeta in cui ci sviluppiamo, questo pianeta consumato dalle tre industrie più devastatrici tra quelle di cui si ha memoria: l’industria dell’auto, quella della carne e quella del carbone.
Queste industrie sono quelle che adesso, in questo momento, mettono sul destino di questo pianeta con gli animali umani e non umani i loro schifosi sistemi di produzione e di sfruttamento per riempirsi le tasche dei soldi che provengono dal dominio e dalla distruzione ambientale.
Quest’attentato, quello del super-sfruttamento e dell’estinzione del pianeta non può continuare a aumentare a spese dell’estinzione della natura selvaggia, è per questo che abbiamo deciso di attentare contro una delle marche dell’industria automobilistica.

Una concessionaria Volkswagen, a pochi metri dal palazzo municipale di Ecatepec, nello Stato di Messico, è stata attaccata. La nostra arma? Un bidone pieno di dinamite e bulloni per aumentare la distruzione è stata fatto scoppiare.
Abbiamo fatto scoppiare la nostra bomba in risposta alla distruzione della natura silvestre attraverso la produzione di auto che questa marca vende.

Noi non resteremo a braccia conserte, osservando passivamente come stanno distruggendo l’unica cosa che resta libera e selvaggia in questo mondo marcio.  Abbiamo dimostrato che non ci intimidiscono la repressione, le carceri ed i poliziotti, per questo abbiamo continuato con l’offensiva.

Per la libertà immediata dei prigionieri per la liberazione animale e della terra in Messico, Abraham, Adrián ed Alonso!

Per l’espansione della guerra sociale per la liberazione animale e della terra!
Né vandali, né provocatori, Ecoanarchici chingao!

Frente de Liberación de la Tierra

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Nuovo attacco all’accademia di polizia di Atocha, Madrid

fonte: http://madrid.indymedia.org/node/13633

S’è tornati ad attaccare l’accademia di polizia della zona di Atocha, con un martello è stata distrutta una vetrata della porta d’ingresso e s’è lasciata la scritta “Libertà agli anarchici greci” e “Libertà Giannis“.

Questa dittatura ha bisogno di servi obbedienti che proteggano gli interessi delle classi dominanti. Chi si ribella contro questa miseria, contro questa forma di vita imposta e artificializzata sarà escluso, torturato, arrestato e/o assassinato, questo è il caso di Giannis che come molti altri ha deciso di ribellarsi e rifiutarsi di accettare l’imposizione del lavoro, del consumo, della sua falsa libertà, di accettare la morte in vita. Per questo adesso è condannato da tutta quella scoria che serve lo Stato/Capitale: poliziotti, giudici, giornalisti, ingegneri, professori… essi sono i nostri nemici, attacchiamoli!

Libertà per Giannis Dimitrakis

Libertà para Tamara

Libertà ai prigionieri ribelli!!

Abbasso le mura delle prigioni e sbarre delle gabbie

Tierra salvaje

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Rivendicazione dell’attentato di Città del Messico contro Banamex

fonte: Archivo Paulino Scarfò

Ancora una volta il governo cerca di nascondere la verità. Una verità
che è latente, una minaccia che è presente nelle strade
e che aumenta attentando contro la pace sociale e la stabilità
economica e morale di questo paese, chiamato Messico, in cui viviamo.
Cercando di minimizzare la minaccia anti-autoritaria ad un gruppo di
imitatori, in questa maniera cercano di uscirne fuori. Forse che ci
siano delle scissioni nel Frente de Liberación Animal? No!!

Noi siamo altri individui ai quali l’ordine della borghesia e del
capitalismo come relazione sociale non è riuscito a togliere
la passione di vivere, di sentire, di amare, di odiare, di decidere
prendendo il controllo sulle nostre esistenze.

La notte del 13 aprile abbiamo vinto le nostre paure ed abbiamo
attaccato lo Stato, danneggiando le sue strutture nella lotta diretta
contro l’indifferenza di questo sistema e nella maniera più
umile e rivoluzionaria di solidarizzare con i prigionieri politici,
anch’essi in guerra. Con il presente comunicato assumiamo la
responsabilità della detonazione di una bomba composta da un
recipiente pieno d’esplosivo e due bombole di gas butano. Abbiamo
aggiunto il messaggio “Attenzione bomba” e lo stesso
messaggio è stato collocato ad un lato del bancomat della
Banamex a Tlapan, nel perimetro della zona centro del Distretto
Federale.

Il capitalismo non è solo una struttura fisica né un’idea
che vaga per il mondo in attesa di collassare per le sue stesse
contraddizioni. Il capitalismo è una relazione sociale in sé,
che sarà distrutta solo costruendo relazioni sociali basate
sul mutuo appoggio, la solidarietà, l’autonomia, la libertà.
Ma allo stesso tempo i potenti, che si sentono nel diritto di
governare il mondo solo perché hanno soldi, sono quelli che
bisogna colpire, tormentare, attaccando i loro corpi di sicurezza
così come le strutture fisiche ed i simbolismi della loro
schifosa società robotizzata dal denaro. Dobbiamo attaccare,
distruggere le strutture e le fondamenta di questo sistema basato
sullo sfruttamento. Le ingiustizie sociali, la fame generata dal
capitalismo, la miseria, la repressione, il sessismo, la misoginia
per la quale sono state assassinate centinaia di donne a Ciudad
Juarez, l’arresto di compagni anarchici, l’enorme desiderio di
distruggere quel che ci opprime e sfrutta sono ragioni sufficienti
per effettuare un attacco armato contro i responsabili.

Rivendichiamo quest’attacco anche in solidarietà a Diego Alonso,
anarchico rinchiuso in un centri psichiatrico di Guadalajara per il
presunto legame a precedenti attacchi e la partecipazione ad una
cellula dell’F.L.T. ed al compagno Adrian Magdaleno che
sappiamo esser stato condannato a 5 anni di carcere. Fino a che ci
saranno prigionieri nelle carceri, continueremo ad attaccare; fino a
che ci saranno le prigioni noi cospireremo per la loro distruzione.
Fino a che ci sarà uno Stato noi saremo in conflitto
permanente contro le sue strutture ed i personaggi che saranno al
potere.

PERCHE’ SIAMO INSURREZIONALISTI ANARCHICI

Perché lottiamo assieme a tutti gli esclusi per alleggerire e possibilmente
abolire le condizioni di sfruttamento imposte dagli inclusi. Perché
consideriamo che sia possibile contribuire allo sviluppo delle
rivolte che vanno sorgendo spontaneamente da tutte le parti facendole
divenire insurrezioni di massa e pertanto vere e proprie rivoluzioni.
Perché vogliamo distruggere l’ordine capitalista della realtà
mondiale che grazie alla ristrutturazione informatica è
divenuto tecnologicamente utile solo per i gestori del dominio di
classe. Perché siamo per l’attacco immediato e distruttivo
contro strutture concrete, individui ed organizzazioni del capitale e
dello Stato.

Perché piuttosto che aspettare, siamo decisi a passare all’azione persino
quando i tempi non sono maturi. Perché vogliamo finirla adesso
con questo stato di cose e non quando le condizioni esterne ne
rendano possibile la trasformazione.

Ecco i motivi per i quali siamo anarchici, rivoluzionari e insurrezionali

Alfredo Maria Bonanno

Nella lotta solidale con Tamara, Dimitrakis, Camenish,
Emanuel, Carlos e Abraham

Per la distruzione dello Stato/Capitale…

Per l’Anarchia e l’emancipazione…

Células autónomas de revolución inmediata – Praxedis G. Guerrero

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Attentato esplosivo a Città del Messico

fonte: stampa messicana, 14.04.10

Due bombolette di gas butano unite tra loro da un nastro sono scoppiate
oggi in un bancomat di una filiale bancaria nel centro di Città
del Messico, in un’azione che ha causato solo danni materiali e non è
stata rivendicata da nessun gruppo, hanno segnalato fonti di polizia
della capitale.

Il direttore generale della Policía Judicial del Distrito
Federal, Mario Alberto Izazola Álvarez, ha dichiarato a
Primero Noticias
che la “policía cibernética
della capitale sta “esaminando le pagine elettroniche con le
quali comunicano alcuni gruppi” per vedere se qualcuno si assume
la responsabilità dell’attacco.

I fatto hanno avuto luogo nella notte in un bancomat di Banamex,
filiale messicana dell’americana Citigroup, all’angolo tra San
Antonio Abad e Taller, nel quaritere di Tránsito.

L’esplosione ha distrutto finestre, plafoniere ed alcuni lampade, ma non ha
provocato feriti. Negli ultimi anni si sono verificate, a Città
del Messico, esplosioni dello stesso tipo nei bancomat, la gran parte
delle quali non hanno causato feriti e sono state rivendicate da
gruppi di anarchici.

Secondo Izazola Álvarez s’è trattato di un “ordigno di
fabbricazione artigianale” e le autorità stanno
verificando le “coincidenze” di questo reato con dei
precedenti per proseguire nelle indagini. Sul posto sono accorsi gli
agenti della Procuraduría General de Justicia del Distrito
Federal (PGJDF, procura locale) e della polizia della capitale.

Il direttore generale della Policía Judicial ha segnalato che la
PGJDF esaminerà i video a circuito chiuso della banca e quelli
delle telecamere che il comune ha installato nei paraggi, ed infine
quelli di una stazione della linea 2 della metropolitana, vicina alla
filiale bancaria attaccata.

L’emittente MVS ha informato che in un telefono pubblico nelle vicinanze c’era la
scritta “Gesù è vivo e sta facendo miracoli con
il suo Vangelo. Avvicinati a lui. OK
“, anche se le autorità
non sanno se questo testo abbia un qualche legame con la detonazione
dell’ordigno.

La stessa emittente ha segnalato che, l’8 agosto 2001, lo stesso
bancomat è stato oggetto di un altro attacco con esplosivi,
azione per la quale sono stati arrestati i fratelli Alejandro, Héctor
e Antonio Cerezo Contreras (adesso liberi -ndt).

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Cile – Rito abbreviato per Cristián. Condannato e liberato.

Con una prassi che si sta consolidando in Cile, dei compagni
assolutamente innocenti accettano una sorta di rito abbreviato in cui
patteggiano la condanna in cambio della libertà vigilata. Ogni
compagno è libero di gestire la propria lotta e quindi anche
il suo percorso giudiziario. Fermo restando che in casi del genere si
assumono responsabilità fasulle senza infamare nessuno,
tuttavia riteniamo pericolosa questa scorciatoia usata per uscire dal
carcere. Alla fine la via del patteggiamento con la repressione non
paga.

Fuoco ai Tribunali!

Culmine, 12.04.10

________________________

mail inviata ad Hommodolars.org

Oggi, alle 9.30, s’è tenuto il rito abbreviato contro Cristián
Cancino
. Il rito prevedeva il fatto che Cristián
riconoscesse la sua colpevolezza per ottenere un qualche tipo di
beneficio. Lo schifoso magistrato ha esposto le accuse, che hanno
fatto seguito alla perquisizione de La Idea, lo scorso 22 maggio
2009. Ha anche spiegato la montatura della collocazione del materiale
esplosivo ed il fatto che Crisitián occupasse l’abitazione in
cui è stata collocata la polvere nera. Ha quindi chiesto la
condanna per Cristián Cancino a 3 anni di carcere. La difesa
ha invece chiesto la sospensione della condanna, ovvero la
possibilità di scontare la condanna fuori dal carcere, cosa
che è stata accettata dal giudice. Entro la giornata, il
compagno uscirà dal carcere Santiago 1.

Sebbene in questo tipo di processo ci si assume la colpevolezza e si
riconosce la responsabilità per i fatti, si tratta di
strategie tese alla liberazione del compagno. Forse si sta accettando
il gioco del potere, ma il tutto è volto al benessere del
nostro fratello. Ci fa male che il compagno si assuma responsabilità
per cose che non ha fatto, ma ci rallegra selvaggiamente che sia
libero. Speriamo che non zoppichi nella lotta e che tutta
l’esperienza della sua permanenza nel carcere dei ricchi serva a noi
che continuiamo nella lotta per la distruzione della dominazione.

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