UK – Anarchici colpiscono nel centro di Bristol per un distruttivo nuovo anno

fonte : http://actforfreedomnow.blogspot.com/2011/01/anarchist-attack-action-in-innercity.html

Primo Gennaio. Gli anarchici salutano il nuovo anno con attacchi contro entrambe le stazioni di polizia di newfoundland road e l’ufficio di vigilanza in york street usando pietre di facile recupero.

Con la nostra azione, sprigioniamo la solidarietà rivoluzionaria per il nuovo anno e a tutti quelli che si impegnano nella lotta contro lo stato e il capitale in qualsiasi forma nel pianeta. Ci riferiamo soprattutto a chi si è ribellato dietro le sbarre ed è insorto nella prigione Ford. Ci identifichiamo con loro, anche noi desideriamo che le prigioni diventino macerie in questo momento.

Ogni momento ci porta più vicini ad una conclusione che già conosciamo – l’unico modo di uscire da questa società che con le sue telecamere di sorveglianza, sbirri, conformismo, sorveglianza elettronica, spie e repressione dei dissidenti inizia sempre di più a somigliare ad un carcere. Per questo continuiamo il nostro progetto di desiderio di una liberazione totale, quindi attacchiamo ciò che ci attacca.

Ai porci e ai loro difensori – colpiremo di nuovo molto presto. Buon anno.

Amore e rabbia oltre i confini, fino alla caduta dell’ultimo muro.

Saluti anarchici agli ostaggi del nemico, che conosciamo e non, tra cui:

Giannis Dimitrakis, Gerasimos Tsakalos, Panagiotis Argyrou in Grecia

John Bowden in Uk

Jock Palfreeman in Bulgaria

Thomas Meyer Falk, Gabriel Pombo da Silva in Germania

Aleksey Bychin in Russia

Marco Camenisch, Luca Bernasconi, Costantino Ragusa, Silvia Guerini in Svizzera

Autonomi anonimi

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trad. Cenere

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Svizzera – Lettera di Silvia

ALCUNE PAROLE SUL SUMMIT SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI IN MESSICO E SULLA SEMINA DI MAIS OGM IN ITALIA

In questi giorni, dal 29 novembre al 10 dicembre, a Cancun in Messico si sta svolgendo il COP16, Summit sui cambiamenti climatici. I potenti, non potendo più negare gli stravolgimenti climatici e le loro conseguenze, si incontrano in questa farsa mediatica, per vendere e comprare quote di emissioni di CO2, per stringere alleanze e fondere interessi economici su energie alternative e nuove tecnologie.
Desertificazione, prosciugamento dei corsi d’acqua, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, alluvioni, aumento della temperatura, estinzione di specie animali e vegetali, scomparsa di interi ecosistemi…. Tribù, comunità e intere popolazioni al limite della sopravvivenza condannate a scomparire o a lasciare le loro terre ancestrali o le loro regioni. Nuove guerre per le migrazioni di massa, per il controllo di zone strategiche, per preziose risorse come l’acqua e fonti energetiche…. Uno scenario che non è futuro, ma che è diventato il presente.
Tutti corrono ad accaparrarsi una fetta nella gestione dei disastri e delle emergenze. Stati, imprese e multinazionali che tessono nuovi interessi economici sul disastro e sul perenne stato di emergenza, essendone la causa, alimentandoli, gestendoli e proponendone le “soluzioni”. Tecnici ed esperti, apparati di controllo, gestori della militarizzazione del territorio…. per infondere al tempo stesso la paura dell’imminente disastro, che diventa costante perenne, e la rassicurazione di ricerche scientifiche e una maggiore “sicurezza”. Incastrando così le persone nella morsa della paura e della dipendenza. Continua a leggere

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Svizzera – Lettera di Costa

LA SOLIDARIETÁ E’ IN MOVIMENTO

“ Nel momento dell’azione non siamo padroni che dei mezzi adoperati e non del fine ricercato o, più esattamente non siamo padroni del fine se non mediante i mezzi. Il fine riguarda l’avvenire, solo i mezzi riguardano il presente, è importante, dunque, che i mezzi siano “l’inizio del fine”.
Jean Marie Muller

Care compagne e cari compagni,
La nostra vicinanza e complicità non si è interrotta il 15 aprile, quando insieme a Billy e Silvia sono stato arrestato qui in Svizzera; con l’accusa di voler compiere un attacco contro le nuove strutture in fase di costruzione di uno dei più importanti centri di ricerca al mondo nel campo delle nanotecnologie, della multinazionale americana IBM, che ha i propri laboratori a Ruschlikon vicino Zurigo.
La nostra bella macchina a noleggio e i nostri larghi sorrisi non sono bastati evidentemente a farci passare un posto di blocco. Questo fermo verrà descritto dai pochissimi atti ora disponibili: “da un nostro atteggiamento nervoso”. Doveva essere una strada con particolari “energie negative” visto che qualsiasi veicolo di passaggio veniva fermato e controllato all’interno di una piazzola dove erano presenti cinque o sei volanti della polizia e un furgone in borghese con vetri oscurati provvisto di attrezzature informatiche e potenti luci mobili sul tetto. Non eravamo l’unica auto fermata ma è stato subito evidente dagli sguardi tra gli agenti che noi eravamo l’attrattiva; non saprei dire se da subito o dopo i nostri terminali. Penso proprio dopo quest’ultimi, l’agente che si rivolgeva a noi con un po’ di italiano userà la nostra lingua nel parlare al collega più vicino di “terrorismo”, prima di procedere alle perquisizioni su di noi e in contemporanea nella macchina. Subito saltano fuori i primi esplosivi e anche le manette; successivamente dall’auto che era stata recintata in attesa degli artificieri verranno trovati contenitori con sostanze gassose, materiale incendiario e decine di scritti.
Le accuse contro di noi dopo essere stati sparpagliati in tre carceri distinti della Svizzera sono: trasporto di esplosivi e gas velenosi, tentativo di incendio e tentativo di compiere un attentato. Quest’ultima accusa fa riferimento al contenuto degli scritti in nostro possesso che parlano di un attacco con uso di esplosivi, gas e fuoco per impedire la nuova produzione di nanotecnologie sotto forma di ricerca nei futuri laboratori IBM. Le decine di scritti diretti a organi di informazione portavano la firma: “ELF SWITZERLAND”.
Nel mentre anche le autorità italiane hanno iniziato ad occuparsi della faccenda nell’unico modo possibile: cioè indagandoci con l’art. 270bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo) per avere, quali sedicenti membri dell’ELF (earth liberation front) promosso, costituito e organizzato, tra loro e con altri soggetti in corso di identificazione, un’associazione che si propone il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, anche nei confronti di stati stranieri. Nel chiedere con rogatoria internazionale collaborazione alle autorità svizzere i due PM torinesi titolari dell’inchiesta concludono con questa curiosa affermazione: “premesso che non si procede in ordine a reati politici, o connessi a reati politici…” Continua a leggere

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SEVERINO DI GIOVANNI – “IL TERRORISMO”

“In eterna lotta contro lo Stato ed i suoi puntelli, l’anarchico che sente su se stesso tutto il peso della sua funzione e dei suoi scopi emananti dall’ideale che professa e della concezione che ha dell’azione, non può molte volte prevedere che quella valanga che fra poco andrà a far rotolare per la china dovrà necessariamente urtare il gomito del vicino in astrattiva contemplazione delle stelle o calpestare un callo di un altro che s’impunta in non smuoversi, avvenga quel che avvenga intorno a lui. E’ l’inevitabile della lotta che lui non cerca a bella posta, ma che per un cumulo di casualità attraversa il suo cammino e fa succedere la nota violenta.

Non valgono a riparare l’inevitabile le solite recriminazioni, i “distinguo”, le serenate al pianto, le alambiccazioni d’azzeccagarbugli, le solite maledizioni e i ripudi: se sul cammino dobbiamo correre, non possiamo farlo sorretti e intralciati da un falso sentimentalismo improduttivo senza ostacolare ciò che si vuole condurre a termine dell’energica rivolta”.

saluti ribelli

Culmine

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Atene – Προηγήθηκε τηλεφώνημα – Δεν υπάρχουν τραυματίες


Έκρηξη βόμβας στο Πρωτοδικείο Αθηνών
Ισχυρές υλικές ζημιές

Ισχυρή έκρηξη σημειώθηκε σήμερα το πρωί, περίπου στις 08:22 με 08:23, στοΔιοικητικό Πρωτοδικείο Αθηνών επί της οδού Λουίζης Ριανκούρ στην περιοχή των Αμπελοκήπων.

Της επίθεση προηγήθηκε προειδοποιητικό τηλεφώνημα στις 07:38 στον τηλεοπτικό σταθμό Alter και νωρίτερα στην εφημερίδα Ελευθεροτυπία. Ο άγνωστος που τηλεφώνησε έδωσε προθεσμία 40 λεπτών.

Η αστυνομία έσπευσε στην περιοχή και την απέκλεισε, ενώ παράλληλα εκκενώθηκαν τα γραφεία των δικαστηρίων.

Ισχυρές υλικές ζημιές σημειώθηκαν στην ευρύτερη περιοχή των δικαστηρίων καθώς και σε σταθμευμένα αυτοκίνητα, εντούτοις δεν έχει αναφερθεί μέχρι στιγμής κάποιος τραυματισμός.

Η Αντιτρομοκρατική υπηρεσία βρίσκεται στο σημείο της επίθεσης, ενώ ισχυρές αστυνομικές δυνάμεις έχουν αποκλείσει την περιοχή.

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fonte: stampa greca, 30.12.10

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$hile – Sabotajes a la sociedad carcelaria en Pto.Montt

* acciones del Frente de Liberacion Animal/Grupo Viva la Anarquia

Convocadxs por la afinidad, la noche y el deseo de sabotear a unxs cuantos responsables de la misera que viven los animales y nosotrxs mismos, buscando por un momento humillarles y hacerles pensar, salimos a la calle en la noche un par de dias atras en la ciudad de Puerto Montt (Chile), para romper con el silencio y la pasividad que nos hace complices de la cotidiana opresion, explotacion y domesticacion, la cual tiene lugar con el beplacito criminal de la sociedad.

Es por esto que realizamos las siguientes acciones:

– En una oficina del despreciable Ministerio Publico rayamos “Libertad a los presos del “caso bombas” ( A )

– A un local dedicado a la venta de cadaveres de animales le sellamos los candados y manchamos con pintura su fachada. Recien al mediodia consiguieron abrir el local, hora en la que los dueños de este estaban de rodillas limpiando aun nuestra pintura.

– Escupimos nuestra pintura negra y verde en la fachada de un local utilizado para comerciar animales pequeños usados de “mascotas” como jaulas y peceras para estxs. No abrio al dia siguiente.

– Ex municipalidad rayada con el mensaje “Presos del caso bombas a la calle! ( A )

– Inmunda centro de adoctrinamiento humano (iglesia) decorada con pintura en toda su fachada.

Ademas de rayar en varias partes de la ciudad consignas como “carne = muerte“, “a lxs animales respeto“, “liberacion animal“, entre otras.

Con estas acciones saludamos a los presxs ecoanarquistas Adrian y Braulio secuestradxs por el estado mexicano y a lxs anarquistas y antiautoritarixs detenidxs el fatidico 14 de agosto producto de los delirios y alucinaciones de un miserable especimen conocido como “jalandro”.

En estos dias de desquiciado holocausto hacia incontables animales no-humanos llamamos a lxs individuxs sensibles y “con sangre en las venas” (como decia un preso del 14-A) ante esta realidad a pararles los pies a todxs lxs bastardxs de blanco que comercian con vidas ajenas.

¡No necesitas ni de la aprobacion de organizacion alguna ni menos de algun lider camuflado para actuar, armate con tus deseos, tu conviccion, tu odio y sacude lo que pueda detenerte!

¡Solx o acompañadx, las formas y lugares las escoges tu!

¡Liberacion humana y liberacion animal, una sola consigna!

¡A desorganizarse y actuar autonoma, anonima y anarquicamente!

¡La revolucion es aqui y ahora!

Abajo todos los muros de las prisiones y las rejas de las jaulas

Desde el otro lado, pero encerradxs en la misma carcel

Frente de Liberacion Animal/Grupo Viva la Anarquia

“Lo que el sistema teme no son estos actos de sabotaje en sí mismos, si no que se extiendan socialmente”

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PUELMAPU – Chubut: Lof Sacamata-Lienpichun inicia recuperación territorial

* avkinpivkemapu

Hoy miercoles 29, la Comunidad Mapuche-Tehuelche Sacamata-Lienpichun perteneciente al linaje del legendario Longko Sacamata, inició la recuperación de su territorio en la zona del Paraje Payaniyeo (Chubut), luego de no recibir respuestas a los numerosos reclamos realizados desde la decada del 40. “Hemos tomado la determinacion de luchar por lo que nos pertenece” sostienen. En la memoria de la comunidad el territorio ancestral se extendia desde el actual Valle de Tecka (Chubut) hasta el norte de la provincia de Santa Cruz, luego de la “Campaña al desierto” del Gral Roca los redujeron a vivir en solo 10 mil hectareas. Pero en 1941 estancieros, comerciantes y el mismo Estado les quitan 5 mil hectareas en principio y finalmente las restantes. “Justicia y reparación historica por la restitución de todo lo que nos quitaron” demandan los Mapuche-Tehuelche en este proceso de lucha al sur del PuelMapu.

COMUNICADO DE PRENSA

MARRI MARRI PU LLAMNGEN, PU PEÑI, HERMANOS Y HERMANAS MAPUCHES TEHUELCHES DE NUESTRO TERRITORIO, A LOS COMPAÑEROS Y COMPAÑERAS, A LAS ORGANIZACIONES, POBLADORES RURALES Y POBLACIONES VECINAS Y A TODOS AQUELLOS QUE SE INDENTIFIQUEN CON NUESTRA LUCHA

INCHE WALDO LIEMPICHUN, WERKEN DE LA COMUNIDAD TEHUELCHE MAPUCHE SACAMATA LIEMPICHUN DEL PARAJE PAYANIYEO ANUNCIO QUE EL. 29 DE DICIEMBRE DEL 2010 HEMOS RECUPERADO EL TERRITORIO QUE ANCESTRALMENTE NOS PERTENECE.

NOSOTROS LOS INTEGRANTES DE LA COMUNIDAD AMPARADOS EN EL DERECHO HISTÓRICO, EL DE NUESTRA IDENTIDAD, CULTURA Y POR LA POSESIÓN DE LA TIERRA QUE TRADICIONALMENTE OCUPAMOS; A PARTIR DEL DIA DE LA FECHA HEMOS TOMADO LA FIRME DECISIÒN DE CONTINUAR DEFENDIENDO LO QUE NUESTROS ABUELOS NOS HAN DEJADO.

NOSOTROS, CHEHUACHE-KEN, GENTE DEL BORDE DE LA CORDILLERA HEMOS VIVIDO EN EL TERRITORIO IDENTIFICADO POR NUESTROS ANTEPASADOS COMO YAS- AIKE Ó TAMBIEN CONOCIDO COMO PAYANIYEO DESDE SIEMPRE. ORIGINALMENTE EL PODER EJECUTIVO NOS OTORGO LAS MITADES DE LOS LOTES 20 Y 11 ACTUALMENTE UBICADOS EN EL DEPARTAMENTO DE RIO SENGUER, EN LA PROVINCIA DEL CHUBUT. ESTOS COMPRENDEN EN TOTAL UNA SUPERFICIE DE 10.000 HECTÁREAS.

ESTAS 10.000 HECTÁREAS FUERON OTORGADAS POR UN DECRETO DEL PODER EJECUTIVO EN EL AÑO 1925, A LOS FINES DE CREAR UNA RESERVA, SIN EMBARGO, LA GENTE DEL CACIQUE JUAN SACAMATA YA SE HABIAN ESTABLECIDO EN LA ZONA PARA EL AÑO 1906.

HOY TODAVÍA PADECEMOS LOS NEFASTOS EFECTOS DE LAS CONSECUENCIAS QUE NOS DEJO LA DENOMINADA CONQUISTA AL DESIERTO, DIGIRIGIDA POR JULIO ARGENTINO ROCA. SIN EMBARGO, EN LA MEMORIA DE NUESTROS ANTEPASADOS SABEMOS QUE NUESTROS TERRITORIOS DE VIDA SE EXTENDIAN DESDE EL ACTUAL VALLE DE TECKA HASTA EL NORTE DE LA ACTUAL PROVINCIA DE SANTA CRUZ.

LA EXPROPIACION DE LOS TERRITORIOS CONCEDIDOS FUE RESPONSABILIDAD DEL ACCIONAR DE COMERCIANTES, ESTANCIEROS Y LA ARBITRARIEDAD DE LA JUSTICIA DE TURNO QUE, APAÑADOS POR LAS AUTORIDADES DE ENTONCES Y EL NEGLIGENTE FUNCIONAMIENTO DE LA JUSTICIA, PERMITIERON QUE POSTERIORMENTE DICHO TERRITORIO PASARA A TERCEROS E INCLUSIVE HEMOS PERDIDO PARTE DEL MISMO DE MANOS DEL ESTADO NACIONAL, CUANDO EN AÑO EL AÑO 1941 LA COMISION HONORARIA DE REDUCCIONES DE INDIOS NOS OBLIGO A ABANDONAR LA MITAD NORTE DEL LOTE 20, QUE COMPRENDIAN EN TOTAL 5.000 HECTÁREAS.

LAS OTRAS 5.000 HECTÁREAS, SEGÚN CONSTA EN EXPEDIENTES DE LA DIRECCION GENERAL DE TIERRAS Y EN ARCHIVOS DEL IAC FUERON USURPADAS POR TRES COLONOS QUE APELARON A LA GENEROSIDAD DE NUESTRAS FAMILIAS PARA PASAR UN INVIERNO EN LA RESERVA Y ACABARON APROPIÁNDOSE DE LAS TIERRAS Y UN CUARTO POBLADOR QUE ADQUIRIÓ LA TIERRA RESTANTE EN UN REMATE JUDICIAL CON GENTE VIVIENDO DENTRO DEL CAMPO, QUIENES PASARON A SER PEONES DE LOS MISMOS EXPROPIADORES.

PESE A LOS NUMEROSOS RECLAMOS QUE VENIMOS REALIZANDO DIFERENTES INTEGRANTES DE NUESTRA COMUNIDAD DESDE ANTES DE LA DÉCADA DEL 40, NO HEMOS OBTENIDO A LARGO DE ESTOS AÑOS UNA RESPUESTA FAVORABLE. COMO TANTO OTROS HERMANOS DE LOS PUEBLOS ORIGINARIOS QUE HEMOS SIDO EXPROPIADOS DE NUESTROS TERRITORIOS ANCESATRALES HOY HEMOS TOMADO LA DETERMINACIÓN DE LUCHAR POR LO QUE NOS PERTENECE Y DEMANDAMOS JUSTICIA Y REPARACION HISTORICA POR LA RESTITUCIÓN DE TODO LO QUE NOS QUITARON.

POR LA MEMORIA, LA VERDAD Y LA JUSTICIA

EL TERRITORIO NO SE NEGOCIA, NI SE ENTREGA

MARICHI WEU!! MARICHI WEU!! MARICHI WEU!!

MIERCOLES 29 DE DICIEMBRE 2010. ALTO RIO SENGUER.CHUBUT – PUELMAPU

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Gemonio (Varese) – “Bombe carta contro la Lega Nord”

fonte: stampa locale, 29.12.10

“Grande paura questa notte in via Marsala a Gemonio dove due ordigni sono esplosi davanti alla sede della Lega Nord, non molto distante dalla casa del ministro delle Riforme e leader del Carroccio, Umberto Bossi. Fortunatamente non ci sono stati feriti e i petardi hanno danneggiato il portone della palazzina e infrante due vetrine. Sul muro di fianco alla sede i presunti autori del gesto hanno scritto, in vernice nera “antifa” senza lasciare alcuna rivendicazione. Secondo le prime ricostruzioni formulate dai militari dell’Arma è stato verso le 3 che sarebbero stati applicati i due petardi alle finestre esterne, infrante dall’esplosione.
E ora è subito tempo di indagini: la notte scorsa erano attive le telecamere installate vicino al sede del partito e sulla vicenda e le sue matrici indagano
i carabinieri, con il totale supporto della polizia di Stato e della Digos. Gli investigatori in queste ore stanno visionando i filmati delle telecamere per controllare se abbiano inquadrato gli autori del gesto e/o mezzi transitati in quei momenti. Secondo quanto si è appreso, ad agire potrebbero essere
state due persone e, al momento, le indagini si concentrano in un ambito provinciale, soprattutto in direzione di persone già note agli investigatori.
In provincia di Varese esistono diversi centri sociali e in questi vi sono diversi simpatizzanti dell’area anarchica. Il tipo di ordigno usato, ad un primo esame artifici pirotecnici, non è comunque paragonabile, viene fatto notare, a quelli usati dai terroristi anarchici.
Non è la prima volta che la scritta antifa lasciata sul muro di fianco alla sede della Lega Nord di Gemonio in vernice nera, compare in provincia di Varese. Agli atti degli investigatori risulta che questa scritta è apparsa più volte negli ultimi mesi sia a Gemonio sia in altre zone del territorio.”

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Comunicato dei tre membri prigionieri di Lotta Rivoluzionaria riguardo agli attacchi alle ambasciate a Roma

In merito ai pacchi-bomba che sono stati inviati alle ambasciate di Cile e Svizzera a Roma il 23/12/2010, che hanno provocato il ferimento di due funzionari e la rivendicazione da parte della FAI informale – Cellula rivoluzionaria Lambros Fountas, dichiariamo quanto segue:

Come Lotta Rivoluzionaria abbiamo sempre scelto di compiere le nostre azioni con dei fini politici. Abbiamo sempre puntato contro status-quo, le istituzioni e chi le rappresenta e protegge. Abbiamo sempre organizzato le nostre azioni in questo modo, per evitare infortuni di persone che non sono i nostri bersagli politici, inoltre non abbiamo mai fatto azioni con il risultato di infortuni, ad esempio quello casuale di un ufficiale d’ambasciata, come è accaduto nel caso dei pacchi bomba.

Questo modo di agire è sempre stato fondamentale per le nostre azioni e quindi anche per il nostro compagno deceduto, e membro dell’organizzazione, Lambros Fountas. Per questo motivo chiediamo che non vengano fatte azioni di questo tipo nel nome del compagno.

Paula Roupa, Nikos Maziotis, Kostas Gournas

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traduzione dall’inglese: * cenere

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Carta de Gerasimos, miembro de Conspiración de Células del Fuego

* barcelona.indymedia.org

El 1 de noviembre pasado fueron detenidos en Atenas dos compañeros anarquistas, Gerasimos Tsakalos de 24 años y Panagiotis Argyrou de 22 años. Los dos fueron arrestados mientras entregaban a empresas de envíos unos paquetes incendiarios destinados a varias embajadas. Mientras que Gerasimos fue simplemente fichado como anarquista, Panagiotis estaba en busca y captura desde octubre de 2009 acusado de pertenecer a Conspiración de Células del Fuego y además tenía pendiente un caso por el incendio de autobús de empresa de trasporte público de hace un par de años. El 22 de noviembre los dos, más Haris Hadzimihelakis que está en cárcel preventiva desde septiembre de 2009, asumieron su pertenencia a Células. Aquí fueron publicadas sus cartas:
http://barcelona.indymedia.org/newswire/display_any/409365

El 25 de diciembre Conspiración de Células del Fuego reivindicó el envío de paquetes:
http://www.klinamen.org/noticias/reivindicacion-de-conspiracion-de-celul

El 4 de diciembre hubo una gran operación antiterrorista. Durante éste día y los siguientes, maderos asaltaron y registraron muchas casas en región metropolitana de Atenas y en la provincia, reteniendo a varixs compañerxs. Entre las 6 personas (5 hombres y una mujer) que luego resultaron encarceladxs, se encontraban Giorgos Karagianidis y Aleksandros Mitrousias, que estaban en busca y captura por el caso de Células desde el septiembre de 2009. Aleksandros quedó detenido junto a un otro compañero, Konstantinos Sakkas, saliendo de un garaje en el barrio de Nea Smyrni. Tenían encima una bolsa con dos pistolas“Glock , una semiautomática“Scorpion” y una granada de mano. En el garaje la policía encuentra además: 3 semiautomáticas, 7 pistolas de diferentes marcas, 50 kg de material explosivo ANFO, 4 granadas de mano , 3 Kalashnikov, un silenciados, cantidad de balas y 200 g de TNT. En un otro lugar los maderos encontraron también más de 30 carnets de identidad falsas y un par de otras cosas poco“legales”. Giorgos Karagianidis fue detenido en un piso en Pireas. Tanto Giorgos como Aleksandros negaron tener cualquier relación con Células. Como otra gente más, los órdenes de busca y captura fueron sacados contra ellos en finales de septiembre de 2009 a base de sus huellas dactilares encontradas en casa de Hadzimihelakis, en el notorio “piso franco” en el barrio de Halandri, donde empezó todo. Al respecto de las 6 detenidos del 4 de diciembre, lxs cuales por parte ni se conocen entre ellxs y fueron arrestadxs en sitios diferentes, las autoridades al no poder de atribuirles ningún ataque concreto, puesto que todas las armas eran limpias, hablan sobre “una nueva organización terrorista”. Por no querer ofrecer unas noticias basadas solamente en las declaraciones policiales y artículos de prensa burguesa, nos hemos demorado conscientemente con escribir algo sobre estos hechos, esperando a que lxs mismxs detenidxs dijeran algo. Hace una semana, uno de lxs arrestadxs y a la vez anarquista muy conocido, Hristos Politis, ha escrito una carta, la cual se intentará de traducir lo más rápido posible.
El 22 de diciembre los 3 encarcelados miembros de Células: Hadzimihelakis, Argyrou y Tsakalos declararon que Mitrousias y Karagianidis no tienen nada que ver con el dicho grupo.
Recordamos que el juicio por el caso de Células se celebrará el 17 de enero en sala de juzgados de cárcel de Koridallos en Atenas. El grupo sacó un llamamiento por la solidaridad:
http://vivalaanarquia.wordpress.com/2010/11/28/grecia-llamamiento-de-sol/

El 17 de enero serán juzgadas 13 personas en concreto: Panagiotis Masouras (en cárcel preventiva desde septiembre de 2009, niega la pertenencia), Haris Hadzimihelakis (en cárcel preventiva desde septiembre de 2009, recién asumió la pertenencia), Konstantina Karakatsani (fugada desde septiembre de 2oo9, en cárcel preventiva desde abril de 2010, niega la pertenencia), Panagiotis Argyrou (fugado desde septiembre de 2009, en cárcel preventiva desde noviembre de 2010, asumió la pertenencia), Aleksandros Mitrousias (fugado desde septiembre de 2009, en cárcel desde 4 de diciembre de 2010, niega la pertenencia), Giorgos Karagiannidis (fugado desde septiembre de 2009, en cárcel desde 4 de diciembre de 2010, niega la pertenencia), Manolis Giospas (detenido en el septiembre de 2009, en libertad provisional desde abril de 2010), Nikos Vogiatsidis (fue encarcelado por el caso durante un mes en febrero de 2010, en libertad provisional desde entonces), Errikos Rallis ( fugado desde noviembre de 2009, detenido en marzo de 2010 y soltado en libertad provisional dentro de unos pocos días) y además 4 personas que están en busca y captura (3 de ellos desde el octubre de 2009 y el cuarto, que es hermano mayor de Gerasimos Tsakalos, el orden de busca y captura contra él fue sacado una semana después de detención de Gerasimos por los paquetes).
Gerasimos no va a ser juzgado el 17 de enero y por esto podemos hablar simplemente de “primer juicio por el caso de Células”.
El 25 de diciembre fue publicada esta carta de Tsakalos que reproducimos aquí:

Carta de Gerasimos Tsakalos

TENEMOS RABIA


Por la mañana de 1 de noviembre, junto con el compañero y hermano Panagiotis Argyrou nos estuvimos moviendo por la zona de Pagrati para actuar en el marco de la campaña de solidaridad internacional que fue decidida por nuestra organización. Pero, debido a la curiosidad policial de una empleada de empresa de envíos, como también a algunas errores nuestras en lo que se refiere a cómo hemos manejado la situación, más el hecho de que fuimos arrodeados por cerdos de brigada DI.AS. y luego otras fuerzas policiales que cerraron toda la zona, no tuvimos mucho margen de opciones y así hemos terminado en el edificio de la Comisaría Central, en la planta de Sección Antiterrorista. A pesar de que fui reconocido inmediatamente, puesto que uno de los jefes de alguna sección, entre patadas y puñetazos que recibía mientras estaba sentado y inmovilizado, jubilosamente gritó “¡Es el Makis!”, durante primeras horas me ha negado a revelar mis datos, con la esperanza de ganar el valioso tiempo y así hacer la cosa más fácil para mis compañeros. Nos hemos negado que nos tomen huellas dactilares, fotografías, pruebas de ADN y en general nos hemos negado a firmar cualquier cosa o ayudar, aunque sea mínimamente, a esos cerdos, manteniendo la postura que por supuesto debe que tener cada revolucionario.
La interrogación empezó, como se entiende por sí mismo, con los insultos. Sin embargo, estos comentarios ofensivos por algún tiempo se redujeron, cuando ellos descubrieron que tengo un tatuaje con palabra en ingles “conspiracy” (conspiración), el hecho que les llevó a cambiar su trato. Sabiendo que van a intentar sacarme unas fotos para luego publicarles, me quedé sentado con cabeza agachada para evitarlo. Entonces, fingiendo que me van a llevar a los calabozos, me sacaron en el pasillo de planta 12 y giraron mi cabeza diciendo que tengo que ver a donde voy. En este momento una cámara me sacó la foto. Era esta fotografía que fue publicada como primera después de nuestro arresto. Así empezó una interrogación que duró más o menos 3 días y fluctuaba según lo que iba ocurriendo fuera. Enojados por escuchar como continuamente repito “no tengo nada para declarar”, empezaron otra vez de provocarme con insultos y comentarios, tanto sobre gente que conozco, como los que no. Las interrogaciones se hacían en dos habitaciones, y en una de ellas, allí donde me pude comunicar con mi abogado y mi madre, un oficial de la Antiterrorista, desde luego el último día, mencionó que fueran habitaciones con cámaras y micrófonos.
En lo que refiere a mi ADN, justo después de que fui detenido, me han confiscado los calcetines para obtener dicha prueba, y durante el traslado, cuando me empujaron la cabeza hacia abajo, alguien con guantes quirúrgicos me tiró fuertemente los pelos, otra vez para el ADN. Su ansiedad y angustia iban creciendo, cuando veían nuestra postura negativa ante sus cuestiones, mientras que al mismo tiempo fuera los paquetes incendiarios seguían siendo entregados, de acuerdo con el plan de nuestra organización. Se aumentaron las amenazas, me dijeron que en el caso sí habrá problemas con algún avión me van a matar en algún descampado de la cuesta del cerro de Imittos o me tirarán por la ventana. Evidentemente se referían al avión que aterrizó en Italia con el paquete para Berlusconi. Seguían con sus disparates, diciendo que supuestamente pasaba en últimos tiempos por algunos locales nocturnos y que allí se fijaron de mí, como también que la empleada de empresa de envíos murió matada por el paquete, más unas otras estupideces, y así intentaban de sacar alguna cosa de mí.
Todo esto lo estoy contando no como “víctima de violencia policial”, puesto que no me siento en lo más mínimo como tal, sino para aportar con un par de experiencias vividas, para que sí algún luchador en momento de “mala suerte” se encontrará por allí, podría tener una imagen de la situación que tendrá que afrontar. Los amenazas y la violencia del parte de los maderos es algo que se tiene que esperar y tener en cuenta como las características fundamentales de su papel. Además, miles de detenidos sufren unas torturas salvajes en cada comisaria, lo que hace que su trato contra mi persona se parece a “civilizado”. No pedimos ni una policía mejor ni que la humanicen, sino queremos su completa aniquilación tras la opción del ataque permanente. No existen policías buenos y malos, existen simplemente maderos, y las Organizaciones Revolucionarias siempre deben que tenerles en su punto de mira, con cada medio.
Soy miembro de Conspiración de Células del Fuego, pertenezco al ámbito anarquista-revolucionario y estoy orgulloso de esto. Representó su nuevo corriente, el Nihilismo Revolucionario y el Anarquismo Antisocial. Creo que el Poder no son solo las leyes, la policía, los jueces, las cárceles, los políticos. No quiero decir que los dirigentes y los que manejan son unos inocentes. Desde luego que es exactamente al contrario. Toda esa gente que tiene puestos de poder son un montón de escoria, mentirosos, impostores y sádicos, que toman toda una serie de decisiones que tienen para nosotros unos resultados catastróficos. Esto es un hecho indiscutible. Pero, ¿quién vota por ellos? ¿Quién les respeta agachando su cabeza? ¿Quién les admira y quiere que él mismo, o por lo menos sus hijos, se parecieran a ellos? ¿Quién se está callando delante las injusticias que cometen? Hay una sola respuesta.

LA SOCIEDAD

Ella les elegido, ella les dio fuerzas para que tomen sus decisiones por ella. Y sí vamos a aceptar que todos tienen derecho de equivocarse una vez, el hecho que todo el tiempo se produce de nuevo el mismo error trágico, a mí me parece algo intencionado. Así, mientras que las muchedumbres a menudo protestan cuando se trata de su sueldo, a pesar de todo aceptan a los órdenes tiránicos del Poder, y muchas veces hasta les piden. Dejan que el Poder espía a la ciudad con sus cámaras, le permiten equipar el ejército con nuevas sistemas militares, llenar las calles con policías, dar órdenes desde las pantallas de televisión, mientras que bastaría con un “No”. Un fuerte, decidido y directo No. No a la opresión, no a la explotación, no a la reconciliación. Sin embargo la mayoría, detrás de las chulerías que sueltan mientras están conduciendo y detrás de los estallidos de su pequeña poder que muestran ante sus familias, simplemente esconden su cobardía y desgana de tomar la vida en sus propias manos. Es algo que no aguanto. Esta renuncia de la vida. Por esto me auto-denomino como Anarquista Antisocial. Porque considero que lo que tenemos que continuamente cuestionar son las relaciones sociales en sí, la forma que tomaron hoy en día. Con mis actos y mi critica rechazo a la masa que mantiene a esas relaciones enajenadas y sea mantenida por ellas. Soy enemigo del régimen y de la sociedad misma en su forma existente. La fe en mayoría de los oprimidos, la creencia en “exculpación” de su pasividad y el hecho de reconocerles como “sujeto revolucionario en estado de hipnosis” dado la opresión que están sufriendo, no nos caben más. Desde este conjunto de masa, tenemos que atacar, con nuestro discurso y con los hechos, a las características de subyugación que esta posee, para que se crearán aquellas minorías que, con Consciencia y Ética Revolucionaria, van a rechazar a los valores de la civilización dominante. Solo a base de dignidad, orgullo y honor, las búsquedas teoréticas se hacen realidad como opciones de actuar. La teoría practica de la destrucción de lo existente en todas sus formas, será el medio que va a reunir los sectores sociales minoritarios hacia una perspectiva Revolucionaria. Estamos en guerra contra ese sistema y sus súbditos. Estamos en guerra contra una sociedad, que como sus aspectos típicos tiene la fe en ilusiones electorales, el temor a la alteración del orden de las cosas y, por fin, el terrible miedo de hacer un paso hacia el cambio, cambiar por algo nuevo, por algo imprevisible. Pequeña burguesía, proletarios, burgueses, inmigrantes son diferentes sectores, a los cuales el Dominio, funcionando ya más bien con perspicacia que con el cinismo que llenaba su discurso hasta ahora, ofrece la oportunidad de una subida social. Una perspectiva deseada por muchos, pero factible para unos pocos. Una perspectiva que lo apacigua a todo, manteniendo la fe en el sistema, irrompible conectada con sus ambiciones personales. De este modo, unos sectores sociales muy diferentes entre sí comparten el mismo deseo para conservar a lo existente, y este deseo se convierte en un aspecto básico de sus decisiones.
Seguramente, considerando nuevos dados de la crisis económica y sabiendo que aún se trata de su comienzo, se da la sensación que ahora, cuando los privilegios de las clases medias y clases bajas casi se están tocando, sea de nuevo oportuno ver el proletariado como sujeto revolucionario. Para nosotros, la ideología dominante del sistema es la economía, la que dirige a una masa de gente y les “ofrece” algo, sea una promesa de abundancia de los bienes materiales, o sea el miedo a la escasez y la pobreza. Sí estas consecuencias negativas que la crisis económica guarda para el futuro van a traer estas minorías una más cerca del otra y llevarles al rechazo de ese sistema, por cierto que esto sería algo positivo.
No obstante, al revisar un poco la historia del siglo pasado y las condiciones después de las crisis semejantes a esta crisis económica que vivimos hoy en día, muestra que un descontento temporal casi nunca se convierte en un rechazo y una ruptura total. Por esto no pretendemos de difundir nuestro discurso y practica enfocándose solamente en la fealdad de las condiciones económicas, pues algo que podría ser simplemente una fase transitoria del capitalismo mismo, sino ponemos énfasis a la permanente miseria existencial, esta siendo la invariable consecuencia de ese mundo.
Promulgamos el paso a una crítica más total y al ataque contra la miseria de comunicación, contra los sentimientos artificiales, la falta de dignidad, las pequeñas y grandes expresiones de relaciones sociales autoritarias, la carencia del deseo de arriesgarse en la búsqueda y contra el miedo de ruptura necesaria para una vida más libre.
Queremos crear una red revolucionaria constituida por decenas de organizaciones clandestinas y individualidades, que con sus permanentes ataques y actos sostendrá a la nueva guerrilla revolucionaria difusa. Alejada de tabús que están difamando a unos medios y opciones de la lucha. Los molotovs, las bombas, las piedras, las armas son simplemente medios, y el sujeto que los utiliza les da unas características que él mismo elije. Pues, tenemos que apropiarles de ellos y hacerles parte de una guerrilla urbana polimórfica y difusa. No creemos en ningunos “especialistas de la violencia”, ni en las vanguardias revolucionarias, ni tampoco en la jerarquización o fetichización de los medios según las consecuencias legales que puede conllevar su uso. Son la consciencia y la eficacia que determinen a los medios que vas a utilizar contra cada uno de los objetivos. Hubo, hay y seguirá habiendo gente que colectiviza a sus negaciones, que comparte sus vivencias y experiencias, que se organiza y monta grupos revolucionarios, que se prepara y ataca. La gente que rechaza por completo el sistema existente, que arriesga su vida y su libertad por lo que les está dictando su consciencia y su dignidad. Guerrilla difusa, porque cada uno y una puede ser su parte y puede aportar a su desarrollo y evolución. Teniendo la consciencia, la responsabilidad, el ánimo y la fantasía, recogiendo informaciones y utilizando materiales fáciles de obtener, se puede llevar a cabo unos ataques todavía más eficaces. La continua profundización de las infraestructuras materiales y técnicas es nuestro deber, tanto como la permanente búsqueda teorética y la continua evolución de los revolucionarios mismos y sus grupos. Es nuestra deber hacernos más consecuentes, más inmediatos, más puntiagudos y más peligrosos. La teoría en práctica, esto es lo que proponemos y estaremos totalmente consecuentes con esto.
Independiente sí existe o no la perspectiva de una confrontación directa y masiva con el sistema, estamos viviendo y ponemos manos a la obra para lo de ahora. Para satisfacer a nuestro Ego y para la realización individual de nuestros deseos, que se colectivizan dentro de las infraestructuras de la guerrilla revolucionaria difusa.
Promulgamos la formación y autoorganización de grupos clandestinos enfocados en la destrucción de los símbolos materiales y los representantes del sistema. Además, queremos que el rechazo del trabajo sea una inseparable parte de la nueva guerrilla urbana, una práctica más, siempre conectada a las otras opciones de lucha. Los atracos a bancos y a otros objetivos capitalistas, los saqueos organizados de los templos del consumo, el robo de productos de los supermercados y otras tiendas grandes, no son nada más que aplicación de la teoría a la práctica. Nos negamos a vivir la condición de la esclavitud asalariada y elegimos un otro tipo de vida, la vida del saqueo de riqueza guardada en los bancos y por los ricos, la vida clandestina en un mundo en que lo injusto y la explotación son la ley.
Las demostraciones van a adquirir un carácter conflictivo en cuando eso sea posible, y los compañeros usaran las multitudes de los “indignados” pequeño-burgueses que se están apilando en esas marchas fúnebres de los sindicatos amarillos, para efectuar los golpes todavía más relevantes contra los objetivos situados en los puntos centrales de la ciudad, lo harán utilizando la estrategia de “golpea y corre”.
Resucitaremos las barricadas y sobrepasemos los sindromas de culpa, que desde el 5 de mayo juegan el papel de obstáculo que impide a la violencia rebelde.
Estableciendo unas infraestructuras clandestinas, organizando y preparando los ataques de un modo coherente, se va a evitar que tales acontecimientos ocurran en el futuro. El hecho de condenar en general a unos medios de lucha no es nada más que una óptica de mente estrecha, detrás de cual está latente la reconciliación con las formas de “lucha” reformistas y permitidas por el sistema mismo.
Por tanto, que se multipliquen los grupos revolucionarios y que saquen al escenario de la cotidianeidad la belleza de acción directa. No podemos dejar ni un centímetro del suelo a los enemigos de la libertad, pasaremos primeros al ataque con todos los medios sembrando el miedo en sus “pisos francos”, allí desde donde gobiernan sobre nuestras vidas.
Ahora, ya desde posición del cautivo, quería referirme brevemente a cómo percibo yo la cuestión de solidaridad.
La solidaridad es un concepto sobre el cual se tiene que construir las verdaderas relaciones de compañeros y ellas se convierten en los potros para la creación de procesos revolucionarios. Solidaridad no puede moverse en torno de un, carente de prácticas, motivo de la victimización de presos ni tampoco limitarse a las denuncias contra la arbitrariedad policial. Puede que sea la lógica de algunos anarquistas, que con su ansiedad de tener éxito dirigiéndose a la decadente mayoría social, elijen a esa fácil postura defensiva para propagandizar a algunos casos de anarquistas presos. Seguramente existen montajes y casos en que sean criminalizadas relaciones personales, pero esto no significa que nuestro papel como revolucionarios es enfocarse en eso, y de hecho no proponer nada en concreto. Somos revolucionarios y no abogados, y por tanto nuestro discurso no sea definido por arbitrariedades legales de maderos y jueces. Además, ellos tienen ese papel. No podemos tomar la solidaridad como una cuestión solo de amigos, porque así a menudo acabamos juzgando no tanto el caso mismo y la postura del detenido, sino en cuanto este es simpático y conocido dentro del nuestro ámbito. De este modo, las personas con una postura digna pero poco conocidas o poco “queridas” por algunos, acaban olvidadas debajo del altar de estas relaciones “privilegiadas”. La solidaridad tiene que ser un proceso ofensivo alejado de la graduación según relaciones de amistad, los cuales no pueden ser un criterio para sí la gente se moviliza por algún caso o no. Porque así acabamos en modelos de comportamiento y relaciones que reproducen a las de la civilización dominante, en vez de estas propias de la antiautoridad revolucionaria. Para mí, la solidaridad es un permanente proyecto de lucha, es la continuación y el desarrollo de la acción revolucionaria por cual fue capturado el compañero.
Se trata de un permanente ataque contra el sistema y contra la sociedad, una práctica en que no caben las palabras como montaje, inocente, culpable. Porque nuestro deber como revolucionarios es ser considerados por ese sistema siempre como culpables, es estar siempre peligrosos y siempre orgullosos por las decisiones que hicimos. No se nos persigue por nuestras ideas, sino porque nos parecería miserable sí no las convertiríamos en los hechos.
Para acabar, me gustaría reiterar lo que ha escrito nuestra organización y con que estoy totalmente en acuerdo: lejos de nosotros “las hienas de solidaridad”. Esa despreciable minoría que como unas espinas fijas parasita sobre nuestro ámbito y todo lo que hacemos. Siembran rumores y cotilleos por los pozos de las cafeterías y hasta por los teléfonos móviles, sin preocuparse que así pongan en peligro a la gente, hacen que la pre-condición de conspiratividad necesaria para existencia de una infraestructura o realización de un ataque se escucha como algo anecdótico. Esa gente está guiada por irresponsabilidad y residuos de instintos pequeño-burgueses, ofrecen alimento a la policía, es decir allí donde acaban este tipo de charlas. Un ejemplo recién fue el manejo de acontecimientos de 5 de mayo por esta parte del ámbito. Una práctica que sin duda estoy en favor, pues el incendio de un banco, fue realizada en la peor manera y se acabó con el triste resultado de tres muertos. Algunos anarquistas, obviamente influenciados por las tácticas propias de medios de comunicación, convirtieron salas de asambleas en “juzgados” en cuales presidían ellos mismos, esos conocidos despabilados del ámbito anarquista, y sus veredictos acabaron convirtiéndose en investigaciones de maderos para identificar a gente concreta. Así, a raíz de estos hechos otra vez entró en el punto de mira de la policía la nueva generación de anarquistas. Su “error” fue realmente el hecho que giraron la espalda a todos esos anarco-padres que reinan en las asambleas grandes, se organizaron por su propia cuenta, se “amasaron” desde la calle, vivieron las experiencias que te convierten en un verdadero rechazador de ese sistema y pasaron al ataque.
A todos esos politiqueros envilecidos les decimos algo que se entiende por sí mismo: tales comportamientos no se olvidarán, y por esto que ni se atreven a ocuparse del caso de Conspiración o aparecer en nuestro juicio por razón que sea. En el caso contrario habrá el problema, que será afrontado allí mismo o en otro lado. Esa gente, más esos pocos que quieren parecerse a ellos que se joden y que dejen el espacio para los jóvenes con pensamiento sano y consciencia revolucionaria que quieren actuar y son muchos.
Con esta explicación adicional todos pueden entender, que no me refiero a todo el ámbito anarquista/antiautoritario, sino a una miserable minoría de chivatos y cotillas. Quien piensa que estamos en contra de las movidas solidarias con prisioneros que luchan, quizás nunca han leído nuestros comunicados. Sea con mis actividades como parte de Coordinadora de Acción por Presxs en Lucha, sea a través de los textos de nuestra organización, la cuestión de prisioneros era y está presente en nuestras debates de cada día, además tiene una importancia particular para nuestro pensamiento. Porque el que olvida a los cautivos de guerra, acaba olvidando a la guerra misma. De este modo respeto a los anarquistas, que utilizando diferentes medios, pero basándose en sanos procesos revolucionarios, obran dando fuerza a todos nosotros aquí dentro y a la vez se proponen la ruptura con el sistema existente. A los proyectos que promulgan una solidaridad polimórfica y ofensiva los apoyo totalmente, puesto que los considero el mejor potro para amasar, fermentar y desarrollar las percepciones y prácticas.
Por fin, mando mi respeto y amistad a las tropas Revolucionario-Nihilistas que muestran su fuerte presencia en las recientes demostraciones en Atenas. Les alzo mi puño en saludo desde detrás de los muros. Señales guerrilleros mando también a las organizaciones de nueva guerrilla urbana y a los enfurecidos compañeros de Tesalónica y de provincias, los que muestran que nada se ha acabado sino al contrario: la nueva guerrilla urbana ahora empieza…
NADA MENOS QUE TODO
LUCHA POR LA REVOLUCIÓN
RESPETO Y SOLIDARIDAD A LOS NO-ARREPENTIDOS GUERRILLEROS DE 17 DE NOVIEMBRE Y A LOS PRESOS CRIMINALES Y POLITICOS QUE ANDAN CON EL PASO DE LA DIGNIDAD
ESTAMOS EN GUERRA

Gerasimos Tsakalos
miembro de Célula de Presos de Conspiración de Células del Fuego

cárcel Malandrinos

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(gr) Testo integrale informale?

… lungo l’anarchia dal vivo!

fonte:

http://www.enet.gr/?i=news.el.kosmos&id=236650

traduzione automatica dal quotidiano greco eleftherotypia:

“Abbiamo deciso di alzare di nuovo la nostra voce. Come anche lo scorso Aprile, abbiamo lanciato una campagna rivoluzionaria con l’invio di pacchi-bomba.

Praticamente siamo stati quasi ignorati dai mezzi di comunicazione e completamente censurati e rivendichiamo la nostra partecipazione alla Fai, la quale scritto un monito per i tutori dell’ordine democratico: noi non tollereremo abusi continui effettuati nei Cie (centri di detenzione ed espulsione degli immigrati clandestini), le carceri, caserme, e queste strutture di potere.

Oggi, attacchiamo di nuovo per rispondere alla chiamata dei compagni greci. Per questo motivo, il nostro attacco è diretto contro una struttura che rappresenta lo Stato greco e i suoi schiavi, in solidarietà con i compagni della “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” che sono stati arrestati ad Atene.

Oltre alla nostra risposta a questa richiesta di solidarietà, vogliamo lanciare una campagna rivoluzionaria per i compagni che sono oggetto di continui abusi da parte delle autorità svizzere e in solidarietà con i compagni cileni, che hanno una forte ondata di repressione.

Per avviare questa campagna, abbiamo deciso di attaccare i rappresentanti di questi due paesi. Noi crediamo che il metodo della violenza rivoluzionaria e degli attacchi diretti a persone e strutture della leadership del sistema, oltre al patrimonio storico del movimento anarchico è un elemento chiave nella lotta e la distruzione del sistema.

Per questo motivo, riteniamo che il nostro piano, sulla base di questo metodo rivoluzionario e di solidarietà con i loro compagni imprigionati, che si interseca con molti gruppi e individui in Grecia, come in Cile, Messico, Spagna, Argentina e qualsiasi altro punto,attaccando senza tregua, mirando più in alto.

Essi offrono solidarietà e sostegno. Se questo metodo si estende sempre di più, quindi, per lo Stato e la sezione, il Times diventerà ancora più difficile. Libertà per tutti i prigionieri. Viva la Fai, lunga vita all’anarchia.”

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Madrid – Acción anticlerical de lxs Anarquistas amorales

* barcelona.indymedia.org, 28.12.10

Saboreando el sabor de las tradiciones en Navidad, recuperando la memoria,quisimos contribuir con tal noble proposito dando nuestra opinión sobre los valores y mercancias que acompañan estas fiestas, donde seguimos sintiendonos encerrados y humillados por el Estado.
Quemando madera, quemando la puerta de la Iglesia de Majadahonda recuperamos nuestra dignidad, y mandamos un mensaje claro a la empresa eclesiastica, no aguantamos ni su moralidad ni sus carteras llenas de billetes robados al pueblo.
Culto el que quieras, pero instituciones ladronas usureras ni una.

Anarquistas amorales

http://www.minutodigital.com/2010/12/27/incendian-una-iglesia-en-majadah/ .al loro con los comentarios-
http://www.telemadrid.es/?q=noticias/madrid/noticia/queman-la-puerta-de-
http://www.religionenlibertad.com/articulo.asp?idarticulo=12953
http://www.madridiario.es/2010/Diciembre/madrid/suceso/196677/iglesia-majadahonda-queman-nochebuena-navidad-puerta-.html
http://www.intereconomia.com/blog/otra-vez-intentan-quema-iglesia-majadahonda-y-dia-navidad

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Madrid – Azione anticlericale degli Anarquistas amorales

Gustando il sapore delle tradizioni di Natale, abbiamo recuperato la memoria ed abbiamo voluto contribuire a tal nobile intento dando la nostra opinione sui valori e sulle merci che accompagnano queste feste, in cui continuiamo a sentirci rinchiusi ed umiliati dallo Stato.
Bruciando il legno, bruciando la porta della Chiesa di Majadahonda abbiamo recuperato la nostra dignità ed abbiamo inviato un chiaro messaggio all’impresa ecclesiastica, non sopportiamo la sua moralità né i loro portafogli pieni di banconote rubate al popolo.
Culto quel che ti pare, ma istituzioni ladrone ed usuraie nemmeno una.

Anarquistas amorales

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(gr) ΑΝΑΚΟΙΝΩΣΗ ΤΩΝ ΤΡΙΩΝ ΦΥΛΑΚΙΣΜΕΝΩΝ ΜΕΛΩΝ ΤΗΣ ΟΡΓΑΝΩΣΗΣ ΕΠΑΝΑΣΤΑΤΙΚΟΣ ΑΓΩΝΑΣ ΣΧΕΤΙΚΑ ΜΕ ΤΙΣ ΕΠΙΘΕΣΕΙΣ ΣΤΙΣ ΠΡΕΣΒΕΙΕΣ ΣΤΗ ΡΩΜΗ

ΑΝΑΚΟΙΝΩΣΗ ΤΩΝ ΤΡΙΩΝ ΦΥΛΑΚΙΣΜΕΝΩΝ ΜΕΛΩΝ ΤΗΣ ΟΡΓΑΝΩΣΗΣ ΕΠΑΝΑΣΤΑΤΙΚΟΣ ΑΓΩΝΑΣ ΣΧΕΤΙΚΑ ΜΕ ΤΙΣ ΕΠΙΘΕΣΕΙΣ ΣΤΙΣ ΠΡΕΣΒΕΙΕΣ ΣΤΗ ΡΩΜΗ

Σχετικά με τα δέματα – βόμβες που στάλθηκαν στις πρεσβείες της Χιλής και της Ελβετίας στη Ρώμη στις 23/12/2010, που είχαν ως αποτέλεσμα τον τραυματισμό δύο υπαλλήλων και ανελήφθησαν από την οργάνωση “Άτυπη Αναρχική Ομοσπονδία – FAI – Επαναστατικός Πυρήνας Λάμπρος Φούντας”, έχουμε να δηλώσουμε τα εξής:
Ως Επαναστατικός Αγώνας επιλέγαμε πάντα την πραγματοποίηση ενεργειών που ήταν πολιτικά στοχευμένες. Στοχεύανε το καθεστώς, τους θεσμούς και αυτούς που το εκπροσωπούν και το προστατεύουν. Τις οργανώναμε με τρόπο, ώστε να αποφεύγονται τραυματισμοί ανθρώπων που δεν συγκαταλέγονται στους πολιτικούς μας στόχους και δεν θα πραγματοποιούσαμε ποτέ ενέργειες που θα είχαν ως αποτέλεσμα τον τραυματισμό π.χ. ενός τυχαίου υπαλλήλου πρεσβείας, όπως έγινε στις προαναφερόμενες επιθέσεις με τα δέματα – βόμβες. Το παραπάνω πλαίσιο ήταν ανέκαθεν βασική αρχή της δράσης όλων μας και φυσικά και του νεκρού συντρόφου – μέλους της οργάνωσης Λάμπρου Φούντα. Γι’ αυτό το λόγο ζητάμε να μη γίνονται ενέργειες τέτοιου είδους στο όνομα του συντρόφου μας.

Πόλα Ρούπα, Νίκος Μαζιώτης, Κώστας Γουρνάς

fonte: http://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1242734

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Announcement from the 3 imprisoned members of Revolutionary Struggle organisation about the attacks to embassies in Rome.

About the letter – bombs which were sent to the embassies of Chile and Switzerland in Rome on 23/12/2010, that had as a result the injury of two officials and the responsibility was taken by the organisation “Federazione Anarchica Informale – FAI – Revolutionary Cell Lambros Fountas“, we have to state the following:

As Revolutionary Struggle we were always chosing to bring out actions which a political aim. We were always aiming on the status – quo, the structures and those who represent and protect it. We were organising them (our actions) in such a way, so that to avoid injuries of people who were not among our political targets and we would have never brought out actions which could result the injury for example of a random embassy official, as it happened in the cases above with the letter – bombs.

The above framework has always been a principle of action for us all and of course a principle of our dead comrade – member of the organisation, Lambros Fountas. For this reason we ask for not happening actions of such type in the name of our comrade.

Pola Roupa, Nikos Maziotis, Kostas Gournas

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* actforfreedomnow.blogspot.com

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traduzione automatica dal greco!!


AVVISO DI PRIGIONIERI DI TRE MEMBRI DEL Struggle organizzazione rivoluzionaria sugli attacchi a ambasciate a Roma

A proposito di pacchi – le bombe sono state inviate alle ambasciate del Cile e la Svizzera a Roma il 23/12/2010, che ha provocato lesioni a due ufficiali e presi dall’organizzazione “Federazione Anarchica Informale – FAI – Rivoluzionario Core Lambros Fountas” si può affermare quanto segue:
Lotta Rivoluzionaria Come sempre scegliere di fare le azioni sono state politicamente mirate. Obiettivo per il sistema, le istituzioni e coloro che rappresentano e tutelano. Per organizzare un modo per evitare danni alle persone che non sono nei nostri obiettivi politici e non potrà mai fatto azioni che hanno portato ad esempio, ferendo una ambasciata ufficiale casuale, come è successo in questi pacchetti attacchi – bombe. Il quadro qui sopra è sempre stato un principio di azione per tutti noi e, naturalmente, il partner morti – un membro della nappa organizzazione Lambros. Per questo motivo non abbiamo bisogno di essere tali azioni in nome dei nostri partner.

Paula rupia Nikos Maziotis, Costas Gourna

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Greece – Anarchist squat evicted in the city of Patras; ten detained

* occupiedlondon, 28.12.10

At around 07.30 this morning police raided the anarchist squat Maragopouleio that had been in operation for the past few months in the city of Patras, W. Greece. Ten people were detained and have now been transferred to the local police HQ where the police are trying to force them to sign papers admitting responsibility for the occupation, while it seems that the lawyer who had been called to the spot is not allowed access to them.

More info as it comes.

UPDATE 10.25 AM The ten people arrested at the Maragopouleio squat have now been released. They have all been charged with a misdemeanor (“disruption of public peace”) and will be facing a trial.

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$hile – El Caso Bombas se cae a pedazos

Muestras de ADN descartan participacion de los compas en las acusaciones del fiscal Peña

A lxs 10 compas actualmente secuestradxs por el Estado de Chile, en medio del montaje del Caso Bombas, y procesadxs por colocación de 20 de los más de 160 artefactos explosivos que han sido instalados en Santiago y otras regiones de Chile, y además de una asosiación ilícita terrorista, se les extrajo, a principios de octubre, muestras de sangre para comparar su ADN con muetsras de evidencias encontrados en lugares de atentados.

Adivina, buen adivinador… ¡Correcto! Todas las muestras de ADN arrojaron resultados negativos.

La extracción de sangre pedida por nuestro camarada don Alejandro Peña, buscaba (de forma irrefutable y científica como lo es la ciencia) vincular a nuestrxs compas con los ya mencionados ataques contra el Capital perpetrados desde 2003.

Por ejemplo, en el ataque de la Banda Dinamitera Efraín Plaza Olmedo al Hotel Marriot[1], el 3 de noviembre de 2009, el compa sospechoso que colocó la bomba en uno de sus baños y que fue captado por cámaras de seguridad del lugar, dejó un par de guantes quirúrgicos en el baño del hotel. El Laboratorio de Carabineros (LABOCAR) extrajo de éstos unas gotas de sudor y dicho ADN fue uno de los tantos comparados con lo de los compas secuestradxs. Sin embargo, resultó que el ADN extraído de los guantes no era de nunguno de ellxs.

Además, en el atentado realizado por las Fuerzas Insurreccionales Internacionalistas Axel Osorio a la Calle al Banco Itaú el 13 de agosto de 2008[2],fueron allados restos de cabellos, los que también fueron periciados por el LABOCAR y más tarde comparado con el ADN de todxs los compas secuestradxs… sin resultados positivos.

Otro caso es el cartón que contenía la bomba de pólvora en el edificio de la Sociedad de Fomento Fabril (SOFOFA), que fue desactivada el 3 de octubre de 2008. Dicho ataque fue reivindicado por el Frente Anarquista Revolucionario (FAR)[3]. En dicho cartón fue detectada parte de una huella dactilar, evidencia que no se pudo comparar por estar incompleta.

En total, fueron comparadas 10 muestras entre las que se encontraban colillas de cigarrillos, ropa, trazas de huellas dactilares, hojas de papel, bolsas, restos de extintores y recipientes donde han sido comprimidos la mayoría de los explosivos. Varias de éstas últimas no resultaron ser compatibles con el ADN de los compas. Además, en otros sitios donde el Capital sufrió bombazos, la policía levantó huellas de zapatos dejadas en tierra húmeda.

Pese a la gran destrucción que originan las detonaciones, el Ministerio Público, con ayuda del LABOCAR, ha logrado recolectar varias evidencias en los sitios de los sucesos, pero hasta ahora no se han podido vincular a ninguno de nuestrxs hermanxs enjaluadxs en las cloacas del Capital.

Notas:

[1]: http://www.hommodolars.org/web/spip

[2]: http://www.cedema.org/ver.php?id=2767

[3]: http://www.cedema.org/ver.php?id=2871 Sobre el FAR hay divesras dudas sobre su existencia real o si simplemente es una organización creada por la policía chilena para desarticular el movimiento insurreccionalista en territorio chileno. Para ésto véase: Comunicado del Grupo Armado y Desalmado Jean-Marc Roullian a propósito de la aparición en escena del FAR: http://www.cedema.org/ver.php?id=2988 Comunicado del FAR a propósito de las acusaciones hechas por el Grupo Armado y Desalmado Jean-Marc Roullian: http://www.cedema.org/ver.php?id=3000

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http://libertadalos14a.blogspot.com

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El Garza a propósito de las muestras forzadas de sangre:

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La Mona a propósito de las muestras forzadas de sangre:

http://www.hommodolars.org/web/spip

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¿Qué mierda son las trazas de TNT?:

http://www.hommodolars.org/web/IMG/… (Página 3)

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Grupos insurreccionalistas de Chile niegan relaciones con lxs 14-A:

http://www.hommodolars.org/web/spip

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Confrontando al capital y al IV Poder

Hommodolars Contrainformacion

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Albano Laziale (Roma) – Azioni per la liberazione animale e in solidarietà a Silvia, Costa e Billy

* informa-azione.info, riceviamo e diffondiamo:

– LUNEDI 22 NOVEMBRE ALBANO LAZIALE (RM)
Azione contro la pellicceria “Alban pelle” presa a martellate la vetrina di ingresso e lanciata vernice rossa sulle vetrine. Lasciate scritte “pellicce=morte” “fronte liberazione animale”

– LUNEDI 20 DICEMBRE 2010 ALBANO LAZIALE (RM)
Azione in solidarietà a Silvia, Costa e Billy detenuti in Svizzera. Attaccata filiale Banca di Roma.
Lanciata vernice sull’ insegna, distrutti a colpi di mazza bancomat e vetrate. “Silvia- Costa – Billy liberi subito!

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Ginevra – Comunicato del Commando Alexis Grigoropoulos

traduzione: Marco Camenisch

Sbirri assassini

Questa notte, 6 dicembre 2010, esattamente due anni dopo l’assassinio di Alexis Grigoropoulos da parte della polizia abbiamo deciso di fare una breve visita alla missione permanente della Grecia a Ginevra per esprimere il nostro appoggio agli insorti, che mentre stiamo scrivendo sono sulle barricate contro il braccio armato del capitale.

Come segno della nostra solidarietà abbiamo graziosamente abbellito la facciata con della vernice rossa.

Solidarietà con i prigionieri e le altre vittime della violenza dello Stato.

Che venga l’Anarchia!

Commando Alexis Grigoropoulos

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Salonicco – Rivendicazione di un attacco incendiario contro un ristorante

Il nostro giorno verrà, il nostro giorno verrà”

Bobby Sands

O è già venuto?

Sono passati quei giorni quando i politici giravano per le città e i paesi promettendo il benessere e la prosperità della nostra nazione, applaudendo e stringendo mani.

Sono passati i giorni quando i poliziotti giravano spensierati senza giubbotti antiproiettile, con la pistola nella fondina fuori dalla stazioni di polizia e dai “luoghi di ritrovo” della città.

Sono passati i giorni dove i giornalisti erano delle persone della porta accanto, compassionevoli e comprensivi riguardo ai problemi della gente.

Sono passati i giorni dove i giudici e i pubblici ministeri emanavano sentenze e anni di pena come fossero noccioline.

Sono passati i giorni dove le spie si avvalevano dell’informale orgoglio sbirresco della prosperità sociale.

Sono passati quei giorni….

Quello che si fa poi ritorna indietro.

Verrà il giorno che i politici saranno picchiati ovunque essi andranno (se lo faranno) e sanguinanti scapperanno per salvare, non la propria carriera politica, ma la loro vita.

Verrà il giorno che i poliziotti gireranno in gruppi di dieci, si rifugeranno nelle stazioni di polizia dietro finestre blindate e quando usciranno per prendersi cura di un testimone di un caso non dovranno sapere se torneranno a casa quella notte.

Verrà il giorno che i giornalisti ci penseranno bene prima di avvicinare la penna al foglio.

Verrà il giorno che i giudici e i pubblici ministeri accetteranno come parcelle tutti gli anni di pena che hanno comminato.

Verrà il giorno che le spie non saranno più segrete ma verranno scoperte.

Verrà il giorno…

Verrà il giorno…

Noi siamo qui

Con la repressione, il terrorismo e più di 30 prigionieri e 10 accusati, la battaglia non è persa, né finisce bensì continua con ognuno di noi che conta le forze e colpisce dove è possibile. Ovunque.

Dalle proteste dei militanti alle pietre e alle bottiglie contro gli aguzzini della nostra libertà alle bombe contro le banche, le case dei politici e gli edifici governativi. Dagli attacchi spontanei contro i porci in divisa agli attacchi organizzati nel centro della città. Dagli attacchi incendiari contro una concessionarie di automobili a Maroussi ai plichi incendiari alle ambasciate di Svizzera e Cile a Roma. Ancora una volta restiamo in sostanza, di un umore aggressivo qualsiasi cosa significhi, una quantità di individui contro questa marcia esistenza che ci circonda. Fino alla distruzione di ogni cosa.

Così, partecipando alla chiamata dei Guerrieri della Coscienza Rivoluzionaria, abbiamo piazzato il 22 Dicembre un ordigno incendiario nel ristorante Pyrofania, rinomato punto di ritrovo di poliziotti dove questi godono di uno scontro del 15% offerto dal ristorante in questione, nell’area di Stravroupoli a Salonicco.

Infine salutiamo i compagni imprigionati Giannis Skouloudis e gli altri del caso Nadir, così come i quattro accusati (Sokratis Tsifkas, Babis Tsilianidis, Dimitris Fessas, Dimitris Dimitsiadis).

Noi dobbiamo dettare le condizioni.

Attuando la nostra azione di rifiuto.

PASSIAMO ALL’ATTACCO

Incendiary circles of Disarray (Circoli incendiari del Disodine)

___________________

traduzione dall’inglese: * cenere

Pubblicato in azioni dirette | Commenti disabilitati su Salonicco – Rivendicazione di un attacco incendiario contro un ristorante

SOON A BOOK OUT FOR OUR COMRADE Mauricio Morales. IN ENGLISH!!!

A Fighter is dead but our fire will not die out…

* actforfreedomnow.blogspot.com

Honor to the comrade Mauricio Morales


Arm yourself and be violent, beautifully violent, until everything explodes
Because remember that whatever violent action against these promoters of inequality, is entirely justified through centuries of infinite violence that we have been been subjected to by them. .. Arm yourslef and combat the terrorism – burn, conspire, sabotage, and be violent, beautifully violent, naturally violent, willingly violent.’
– Mauri

Early this morning, our brother Mauricio Morales died. He carried an explosive which detonated in his back pack, he died on the spot. It is assumed that the disgusting institution of the Gendarmerie was the aim of his attack. He died as a fighter, without fear, without hesitation, confronting every form of power.
He decided to turn his hatred into action. He transformed his life into a constant fight against the existent. Publications, direct support to imprisoned comrades, spreading of anarchist and anti-authoritarian literature, spreading of ideas were part of the daggers he sharpened during his life. In this way he wanted to contribute in different ways to the destruction of this society based on the logic of power and exploitation.
In these moments our hearts are filled with pain, but it is important to not lower morale, to not fall down in the lethargy that the loss of a comrade can engage. We cannot forget that he died with his eyes fixed on his aim. And this fact must shake us, must help us to open our eyes.
We are at war, the strikes will be many, but that’s how it is for a fighter that doesn’t stop, doesn’t bow his head; that makes her life, among other things, into a constant surmounting of obstacles.
The harshness of death strikes us and is such a whirlpool that sometimes we can barely believe what is happening. Death or prison is not only a slogan, today for us, those words are tattooed with blood and fire.
With the terrible departure of Mauri, police, magistrates and press rub their hands together and make their first moves. Two social centres, Cueto con Andes and La Idea were raided. The violence of these operations doesn’t surprise us, the war has been unleashed without mercy, and we assume it as such.
The raided houses are in the same neighbourhood where we are. We saw the procession of repression arriving at our house. At the same time, comrades and solidarious approach the house and demonstrate in different parts of the neighbourhood, which is now militarised. We confronted them, we resisted and until now, the repressive forces didn’t want to enter our house, in spite of the predictions. They hide their game and try to lower our guard.
Comrades, we are very clear and know what will happen. We know that the coming days and months will be difficult. But we also know that the pain and the sadness of the departure of our comrade may not paralyse us. Let us insistently remember that he died in struggle, that the offensive takes different forms, where one form is not more valuable than the other. Let us move so that the beautiful flame of his anarchist heart propagates the irreducible desire to annihilate this reality.

Pubblicato in mauri | Commenti disabilitati su SOON A BOOK OUT FOR OUR COMRADE Mauricio Morales. IN ENGLISH!!!

$hile – Caso Bombas: califican de inconducentes exámenes de ADN a acusados

Sin resultados positivos concluyeron los análisis a los 10 detenidos del Caso Bombas, a quienes se les extrajeron muestras de sangre para cotejar con muestras recogidas en los lugares donde explotaron los artefactos.

Así lo informa La Tercera, matutino que asegura que los exámenes descartan un nexo entre anarquistas detenidos y los ataques.

En conversación con La Radio, el abogado Alberto Espinoza dijo que se trata de pruebas inconducentes, por su precariedad y no vinculan de ninguna manera a los imputados con los atentados.

Añade que en el caso de su defendido, Rodolfo Retamales, acusado de asociación ilícita terrorista y no de colocación de bombas, los antecedentes son concluyentes en orden a determinar su inocencia.

El abogado Espinoza dice que lo más grave es que las conductas apresuradas en la investigación han derivado en detenciones indebidas.

El abogado Héctor Salazar manifestó que no existía razón alguna para llevar a cabo exámenes de ADN y añade que fue una violación a la intimidad de las personas.

Además, Salazar recuerda que se está tramitando una querella criminal por apremios ilegítimos contra su defendido, Francisco Solar, pues personal de Gendarmería le extrajo sangre a la fuerza.

Para el abogado Salazar, la extracción de muestras de ADN responde sólo a un exceso de celo y una manera de provocar reacciones.

A su juicio se intenta mantener la vigencia del caso, en ausencia de pruebas, incluso vinculándolo con el atentado de esta semana en la Embajada chilena en Roma.

fuente: radio bio-bio, 26.12.10

Pubblicato in 14 de agosto | Commenti disabilitati su $hile – Caso Bombas: califican de inconducentes exámenes de ADN a acusados

$hile – Sobre la huelga de hambre en la C.A.S.

Luego de la masacre del 8 de diciembre ocurrida en la cárcel de San Miguel, un grupo de presos de la Cárcel de Alta Seguridad (CAS) tomaron la firme decisión de manifestar su repudio iniciando una huelga de hambre liquida a partir del día lunes 13 de diciembre.
A una semana de iniciada la huelga ya son alrededor de 90 los internos que se han sumado a la movilización (incluyendo a los compañeros Marcelo Villarroel y Freddy Fuentevilla) y las consecuencias ya comienzan a aparecer al constatar que cada uno ha bajado en promedio de 5 Kg.
Esta huelga es una muestra más del descontento generalizado en relación al sistema carcelario, un descontento que ha existido siempre y que la masacre de San Miguel no hizo más que sacar a la luz pública.
Es inconcebible que 81 personas mueran calcinadas y que se considere el hecho como “una tragedia” así sin más; que se diga que gendarmería actuó de acuerdo a su protocolo y de manera adecuada y que si algún gendarme “de buen corazón” optó por abrir las celdas, resulta que es un héroe.
No. Nosotros sabemos que las vidas de esos hombre y muchachos estuvo en las manos de los perros carceleros que, ante la posibilidad de una fuga u otro acto que se escapara de su control, se acobardaron y optaron por “esperar”; sabemos que su precario razonamiento se resume en un simple “mejor muertos que libres”; sabemos también que para el gobierno no es mas que un incomodo acontecimiento que lo obliga a hacer un par de promesas ridículas y que la estupida opinión publica burguesa siente profunda satisfacción de que haya 81 delincuentes menos, 81 potenciales amenazas a su acomodado estilo de vida.
No. No lo aceptamos y lo gritamos a los cuatro vientos, apoyamos todas las movilizaciones anticarcelarias y desde este pequeño lugar informamos lo que ocurre al interior de la CAS.
Los objetivos de esta H.H. se sintetizan en 2 puntos:
· El primero relacionado con los beneficios intrapenitenciarios, es decir, que se agilicen y se cumplan y se lleven efectivamente a cabo en el caso de quienes han cumplido con los requisitos. Este punto se refiere principalmente a las salidas dominicales, sabatinas y condicionales.
· El segundo punto se refiere a la dignificación de las condiciones de vida dentro de la cárcel, es decir, un mejor trato a las visitas (trato que es, hasta el día de hoy increíblemente vejatorio), más horas de visitas, más horas de patio, entre otros.
La actitud de gendarmería frente a la movilización ha sido hasta el momento de absoluta indiferencia, no ha habido hostigamiento (hasta ahora) pero tampoco ninguna señal de querer dar una solución a las demandas de los huelguistas.
Está en nosotros el ejercer la presión suficiente para que se escuchen sus voces y así no tener que esperar semanas o meses, enfermedades irreversibles o incluso más muertes antes de que la puta autoridad se de cuenta de que el sistema carcelario es inhumano e insostenible.

¡¡POR LA DESTRUCCION DE TODOS LOS CENTROS DE EXTERMINIO Y AISLAMIENTO!!
¡¡ PROLETARIOS A LA GUERRA!!
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$hile – Alejandro Rodriguez Escobar inicia huelga de hambre tras 114 días de prisión

“Hoy martes 21 de diciembre de 2010 y a 114 días de injusta prisión, inicio una huelga de hambre líquida de manera indefinida, con la que espero obtener mi pronta liberación y la absolución total de los cargos que se me imputan.

Declaro no tener participación alguna, tampoco soy el responsable, ni mucho menos el autor de ningún asalto o delito que se me acusa. No hay pruebas que me incriminen o me liguen a ningún acto de este tipo. Aún así, llevo 4 meses encarcelado, en condiciones degradantes y denigrantes, con un régimen carcelario propio de un Estado represor y violador de los derechos fundamentales del ser humano, como en los mejores tiempos del dictador Pinochet. Son los herederos del tirano que, sin duda, viéndose nuevamente con el control del gobierno en sus manos, desatan toda su sed de venganza, creando campañas del terror, satanizando y encarcelando a quien les plazca. Ellos, los que torturaron, asesinaron y desaparecieron a miles de personas en el pasado, volvieron recargados pidiendo sangre para sus dioses -el capital-, sangre del pueblo, como la de los presos de la cárcel de San Miguel o tantos otros masacrados para saciar su sed. La represión se apoderó del país, sacaron a sus lobos a la calle: Nos vigilan, persiguen y acechan, intentan controlarnos y, si no pueden, nos encarcelan bajo cualquier pretexto: Asaltos, bombas, terrorismo internacional… da lo mismo.

Denuncio que víctima de un montaje policial, político-jurídico: El Estado y todos sus componentes contra mis derechos y libertad. Buscan sangre, pero no la tendrán fácilmente, antes voy a dar la pelea, mi disposición es a resistir y la única alternativa es la huelga de hambre. Serán momentos difíciles y duros, por lo demás ya lo están siendo: Gendarmería en su afán represor, ofrece los castigos del infierno y no da cabida a este tipo de movilizaciones. Aún así estoy corriendo el riesgo. Hay que terminar con los montajes policiales y poner fin a la abusiva represión por parte del Estado. No soy el único en esta situación, tampoco seré el último. Debemos estar atentos a las jaurías de lobos hambrientos: vienen por nosotros, ya probaron la sangre y no se detendrán hasta conseguir más.

La derecha golpista está empecinada en su campaña del terror, amedrentamientos y represión: ¡Ya basta!

Me despido, confiado en que mis pasos son los correctos, y espero contar con todo el apoyo posible. Hago un fraterno llamado a la solidaridad de clase para apoyar y denunciar éste y otros hechos plagados de mentiras e irregularidades en contra de los que luchan.”

– Fin a los montajes político jurídicos !!

– Hasta terminar con todas las cárceles y sus carceleros !!

– A erradicar las condiciones degradantes en los centros de reclusión !!

– Libertad inmediata !!

Alejandro Rodríguez Escobar,

Prisionero político en la Cárcel Santiago Uno, desde el 30 de agosto de 2010.

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Thessaloniki – Responsibility claim for attack with incendiary device on restaurant

* actforfreedomnow.blogspot.com, 25/12/10

Our day will come, our day will come”

Bobby Sands

Or has it come?

Gone is the days when the politicians toured the cities and villages promising the growth and the prosperity of our land accepting claps and handshakes.

Gone are the days when the cops went around care-free without bulletproof vests, with the gun secured and chilling outside the Police Stations and the “hangouts” of the city.

Gone are the days where the journalists were next door people “compassionate” and “understanding” the problems of the people.

Gone are the days where the judges and public prosecutors gave out the sentences and the years as if they were chick peas.

Gone are the days where the snitches were the proud informal cops of social prosperity.

Gone are the days….

Gone are the days….

What goes around comes around.

The day came where the politicians will get beaten wherever they are (if they are) and bloody they will run to save, not their political career but their life.

The day came where the cops will go around in groups of ten, they will hide in the police sations behind bulletproof windows and when they go to look after a witness of a case they will not know if they will return home at night.

The day came where the journalists will think very well before putting the pen to the paper.

The day came where the judges and the public prosecutors will accept as many parcels as the the years they give out.

The day came where the snitches will not expose but will be exposed.

The day came…

The day came…

Here we are

With the repression, the terrorism and with more than 30 prisoners and 10 persecuted the battle is not lost, neither finishes but it continues with each one of us counting forces and re striking wherever this is possible. Everywhere.

From militant protests with stones and bottles to the haters of our freedom up to bomb attacks on banks, homes of politicians and government buildings. From spontaneous attacks against uniformed pigs up to organized attacks in the centre of the city. From the incendiary attack on a car dealership in Maroussi up to the mailing of bombs to the embassies of Switzerland and Chile in Rome. Again and again remaining in the substance, that of aggressive mood whatever means, quantity individual towards this rotten existence that surrounds us. Until the destruction of everything.

Participating thus to the call of Warriors of Revolutionary Conscience we placed on the 22/12 an incendiary device in the restaurant Pyrofania in the area of Stavroupoli, Thessalonici, a known hangout of cops where they enjoyed also the 15% discount that is offered to them by the shop in question.

Finally we greet the imprisoned comrades Giannis Skouloudis and the 2 for the Nadir case, as well as the 4 persecuted (Sokratis Tsifkas, Babis Tsilianidis, Dimitris Fessas, Dimitris Dimitsiadis)

We should set the terms.

Make our refusal action.

MOVE ON THE ATTACK.

Incendiary circles of Disarray

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COMUNICADO DE LA CONSPIRACIÓN DE CÉLULAS DEL FUEGO del 25.11.10

COMUNICADO PARA LOS COMPAÑEROS EN PRISION

traducción y notas por un hermano de Culmine

Actualmente tres de nuestros hermanos, tres miembros de nuestro grupo, están encarcelados en las prisiones de la democracia Griega. Las palabras de una declaración no van a compensar su ausencia de nuestro lado. Parecen ser demasiado pequeñas e insignificantes contra la intensidad de situaciones y emociones que compartimos con ellos.

Pero incluso en estos momentos, cuando las paredes y barrotes de las prisiones se levantan entre nosotros, nada ha cambiado…

Gerasimos Tsakalos, Panagiotis Argyrou y Charis Hatzimichelakis, a través de su actitud intransigente y su compromiso como miembros de la conspiración, nos dieron la señal para continuar el enfrentamiento. En su orgullo encontramos nuestro orgullo, en su sonrisa encontramos la nuestra.

Panagiotis y Gerasmios, dos de los revolucionarios mas honestos y dignos, desde hace año y medio pasaron a las lineas de la ilegalidad, tomando la decisión de mantenerse en lucha constante contra el sistema y sus defensores.

Charis en prisión por año y medio, para proteger a sus amigos de ser asediados por la policía (17 fueron acusados de participar en la conspiración, basados solo en huellas que fueron encontradas en la casa de Charis), rechazo en un principio ser parte del grupo. Pero después de la captura de nuestros otros dos hermanos, su honor y orgullo como revolucionario lo llevaron a mostrar su compromiso político y declarar su participación en la Conspiración de Células del Fuego.

No hay mucho que decir. No nos gusta hablar de nuestros hermanos, preferiríamos hablar directamente con ellos. Ahora les ofrecemos nuestro compromiso… “No retrocedemos.. nos quedamos, no intentamos… podemos, no suplicamos… robamos, sin extinguirnos… quemamos, no esperamos… vamos… La conspiración nunca va a ser capturada, porque no es solo un grupo, es un torrente de ideas y las ideas no se pueden arrestar… El día no esta aun marcado en el diario. Cada mes, cada semana, cada día sigue disponible. Uno de estos días va a estar marcado con una sonrisa, la sonrisa de nuestro encuentro para el resto de NUESTRA aventura…”

“Nos movemos sin parar, al ritmo del latido de nuestro corazón. Todas como un solo cuerpo, una sola alma… Esto es para nosotros la revolución..”

Como todo sigue, exclamamos que desde el día de hoy el Grupo Revolucionario Conspiración de Células del Fuego se va a expresar a través de dos instancias independientes y hermanas.

Los que de nosotros nos describimos como la sección ilegal del grupo, y la segunda instancia, la célula de los miembros de la conspiración en prision (Gerasimos Tsakalos, Panos Argyros, Charis Hatzimichelakis) y todo compañero en prisión que se mantenga firme con nuestros valores y principios.

De ahora en adelante sus palabras son las nuestras y sus decisiones también nos representan. Haremos el mayor esfuerzo de vivir según las expectativas y la confianza que han puesto en nosotros…

POR LA CONSPIRACION DE CELULAS DEL FUEGO

POR LA REVOLUCION

sector ilegal C.C.F.

I) ¿Tregua? Nunca y en ningún parte.

“Armate y sé violento, hermosamente violento, hasta que todo reviente. Porque recuerda que cualquier acción violenta contra estos promotores de la desigualdad, está plenamente justificada por los siglos de infinita violencia a la que nos han sometido. …Armate y combate el terrorismo, quema, conspira, sabotea y sé violento, hermosamente violento, naturalmente violento, libremente violento.”

Mauricio Morales (guerrillero urbano muerto en Chile)

Gritamos fuerte en el lenguaje internacional de la revolución, donde las palabras se pronuncian distinto, pero miran hacia un mismo lugar, sin amos ni esclavos, sin la tiranía de riquezas e imágenes que nos gobiernen. Nuestras voces se convierten en viento para viajar donde la se conspira la sublevación. De los barrios de Buenos Aries a las noches en Atenas y Tesalonica y de las ciudades de Chile y México hasta las calles de Francia y Bélgica. Levantamos nuestros puños hacia el cielo como saludo inmortal entre los revolucionarios de este mundo y los que ya han partido de él. Como un “adiós” para los guerrilleros que nos “dejaron” prematuramente, para Lambros Foundas (miembro de de Lucha Revolucionaria), para Mauricio Morales y la larga lista de compañeros que tuvieron que pagar antes el difícil precio de la belleza de la lucha armada. No estamos solos en este viaje de fuego a través de la oscuridad. Siempre tendremos de nuestro lado a nuestros hermanos prisioneros que fueron capturados durante los enfrentamientos con el enemigo y levantaron una vez mas el honor y la dignidad frente al miedo de la prisión. Un saludo a los compañeros en las carceles y un recordatorio a los guardias y directores de las prisiones: “ningún prisionero digno esta solo…”

NADA MENOS QUE TODO

LUCHA ARMADA PARA LA REVOLUCION

II) La anarquía viva, la nueva guerrilla urbana, el Grupo Revolucionario Conspiración de Células del Fuego.

Los últimos años en Grecia se ha desarrollado una condición que hace imposible una vuelta atrás. El movimiento radical antiautoritario se muestra como la mayor expresión del enemigo interno, dejando en los libros de historia la lógica Marxista y el reformismo de izquierda. Este enemigo interno, a pesar de sus contradicciones, debilidades y cercanías, esta presente a lo largo del espectro de la insurgencia. Desde afiches y manifestaciones hasta el sabotaje directo, el robo armado, atentados explosivos y ejecuciones políticas

Este es el clima de una era nacida del fuego, en la que el Grupo Revolucionario Conspiración de Células del Fuego se organiza y ataca. Después de 3 años de acción incesante, mas de 200 incendios y atentados explosivos, seguimos creyendo que nuestras acciones solo son una gota en el océano frente a la inmensidad de nuestro deseo revolucionario.

La conspiración nace desde una nueva corriente de anarquía revolucionaria que ha entrado fuertemente en el campo de la lucha social. A través de los blancos de nuestras acciones y de lo que expresamos en los comunicados, nos vemos como parte de la anarquía combativa de la nueva guerrilla urbana, que critica tanto la tiranía armada de los de “arriba” y como el compromiso de los de “abajo”.

Los objetivos que se han atacado, las automotoras, los bancos, las comisarias, compañías de seguridad, las oficinas de políticos, el parlamento, las iglesias, las cortes, las cárceles, las embajadas… son tan solo lugares donde por mayor que sea la cantidad de explosivos que pongamos, las van a volver a levantar desde cero, con mas cámaras, mas seguridad, mas supuestamente invencibles. Al mismo tiempo que la propaganda de los medios de comunicación oculta algunos ataques cubriéndolos con un manto de silencio o cuando están obligados a mostrarlos (bombazos, ejecuciones), los despolitizan desprestigiándolos. Además usan su espectáculo para mostrar las acciones al mismo tiempo que los anuncios publicitarios de “un nuevo lavaloza” o de un reality show, transformando la información en un producto neutral e indiferente.

Por esta razón, nuestro objetivo principal no es bombardear las puertas, muros y vitrinas de las instituciones o centros mercantiles, sino que pretendemos sabotear todas las relaciones sociales que permiten que estos símbolos de poder sean aceptados.

III) La tendencia antisocial y la complicidad de la sociedad

Nosotros pertenecemos a la tendencia antisocial del anarquismo, no solo oponemos al estado sino que también a la sociedad, porque creemos que la autoridad no existe solo en la fuerza y ordenes de los mandos del estado, sino que también en la complicidad, en la aceptación y resignación de una multitud silenciosa que ha aprendido a apoyar los logros nacionales, a cambiar de humor con el botón de un control remoto, de enamorarse de vitrinas y de falsos estándares, que odia a los extranjeros, que se preocupa solo por si mismos y cierran los ojos en frente de la falta de una vida autentica.

Esta multitud de ciudadanos complacientes se levantan de sus sillones solo cuando el calor de sus pequeños hogares esta amenazado.

La crisis económica en Grecia y sus consecuencias ya han creado un nuevo marco de canibalismo social. Las explosiones sociales que estallan desde la mayoría de los trabajadores, exigen respuesta solo a las demandas económicas de sus propios sindicatos e intereses. A veces incluso las protestas (paro de camioneros, puertos bloqueados por portuarios, etc.) provocan un corte y descontento entre otros trabajadores. Este escenario cambia seguidamente y los que hoy están en las calles reclamando por lo suyo, mañana van a esta en contra de otros que reclamen por sus propias cosas (ej: camioneros contra paros rurales, ciudadanos contra paro de empleados públicos, padres contra huelga de profesores, etc.). Todas estas protestas sociales empobrecen nuestro lenguaje y nuestras conciencias, exigiendo un mejor estado, un mejor trabajo, una mejor educación, mejor salud, pero nunca planteando que el problema no es simplemente si somos mas o menos pobres que ayer, sino que vivimos de una manera que no nos llena. Humillados por las ordenes de los jefes, deseando lo que se nos muestre en las vitrinas comerciales, nuestra desobediencia esta prisionera de patrullas uniformadas, el placer convertido en productos en brillantes estantes del supermercado, las caras pierden su autentica expresión tras la mascara de la pretensión, el contacto esta convertido en un botón del teclado al frente de una fría pantalla de computador. Todas estas perdidas valen algo mas que una mera manifestación para reclamar por un puñado de dinero. Merecen el compromiso desde lo mas hondo del corazón hacia la nueva guerrilla urbana.

La nueva guerra de guerrillas urbana es la reivindicación de nuestra existencia, nuestra unión con la parte original de la vida, un camino dificultoso y lleno de obstaculos en una sociedad que entrego cualquier recuerdo de su conciencia.

Hoy en día todos se preocupan de si mismos, transformando su frustración en cinismo e indiferencia, lo único que les importa es como van a acomodarse, a cualquier precio. La autoridad juega su juego de “divide y venceras” muy bien porque tiene un oponente fácil.

Cuando su rival es una sociedad degenerada, donde espectáculo de los reality shows importa mas que la vida real, no se necesita mayor esfuerzo para dividir, porque la sociedad ya esta dividida, entre la “alegría” de las cuotas de consumo y los nuevos créditos para consumir las ilusiones de la pequeña-burguesía

¿Y la vida? La vida esta ausente en esta ciudad, solo existe el ruido de los autos, las voces de las ordenes diarias y las imágenes de publicidad bombardeandonos todo el día

Creemos que la conciencia de clases esta muerta y enterrada abajo de las bases de la civilización moderna. Quien sea que se hable ahora de guerra de clases esta poniendo bocados del pasado en su boca. Nos explicaremos mejor para no ser mal entendidos. Como obviamente no vivimos en una burbuja de ideología pura, sabemos que la esencia del sistema esta en producir desigualdades sociales y económicas. Por cada rico que exista va a haber siempre muchos pobres. Entonces, cuando decimos que la guerra de clases es un concepto anticuado, no queremos decir que no existan las clases sociales, sino que creemos que no existe la conciencia de clases. Por lo tanto si los oprimidos y explotados del mundo no pueden entender su posición, levantarse y atacar los palacios de los “cesares” que nos han desposeído de todo lo nuestro, no vamos a ser nosotros los que asuman el rol de alerta para despertar al pueblo.

En cambio, a través e nuestras ideas y acciones queremos evitar la antigua farsa del pensamiento revolucionario que insiste en ver la historia en blanco y negro, donde el estado es malo y los oprimidos son buenos. Rechazamos la manera clásica de entender, las verdades “eternas” y las conclusiones fáciles. Ese es el porque de la falta de análisis económico en nuestros textos. No quiere decir que no reconozcamos la posición de la economía como piedra angular del sistema. ¿Pero como podríamos describir en términos económicos los ojos vacíos de un niño mendigando en los semáforos, las personas esperando el reparto de raciones en comedores publicos, en las cuentas corrientes y cortes eléctricos, los prestamos y las mensualidades sin pagar, pero sobre todo como no quedar atrapados en la compasión humanitaria, sin buscar la responsabilidad de la pasividad en aquellos que sufren del látigo de la economía sin siquiera reaccionar?.

Es un hecho la opresión que experimentamos todos diariamente en nuestra piel, pero es distinto lo que hace cada uno en respuesta. Unos silban casualmente y cambiar de canal de la tele con el control remoto, otros culpan a los extranjeros por que “se quedan los trabajos”, otros piden mas policía, otros son ellos mismo policías y guardias de seguridad!, otros se siguen aferrando la visión del partido, otros estudian para triunfar o para alimentar las ilusiones de sus padres, otros encuentran rincones para olvidar, como el consumo en la calle Ermou (N. del T.: Calle conocida en Atenas como masivo centro de compras) y los Sábados en el Gazi (N. del T.: Barrio bohemio donde hay muchos bares, cafés, restaurantes, etc.) y solo unos pocos usan esta frustración como voz y la usan como capucha, conspirando nuevos planes de rebelión en el crematorio moderno que es la metrópolis

Ahora que el entendimiento se ha roto, se buscan nuevas explicaciones. La economía no es solo un método científico para interpretar el mundo, es principalmente una relación social que se utiliza como base de criterio para discriminar entre las personas. En los 90’s las autoridades podían ofrecer la promesa de un mundo de abundancia, y donde ahora se escuchan voces de protesta solo se encontraron las sonrisas consumistas, sin importarles el hecho que esa felicidad se sostiene siempre sobre la espalda de la miseria de otras personas (la caída del bloque orienta, inmigración, guerras civiles…). Ahora es el tiempo del hombre occidental de luchar contra el las barreras de la cultura que el mismo creo. Para no olvidar las responsabilidades sociales, hacemos nuestra critica no solo contra los problemas económicos del sistema sino que también contra el sistema en si mismo y sus ciudadanos. Por eso la Conspiración no habla en términos de análisis de clase, lo hace en términos elección consciente de atacar, de la lucha armada y de la revolución por la subversión total.

No necesitamos una visión de insurrección social de mases en la que creer y perseguir, porque nos valoramos a nosotros mismos y tenemos fe en nuestros compañeros, ademas de tenemor la fuerte convicción que la vida que vivimos no puede ser llamada vida. Es por eso que sacamos de nuestro vocabulario el sujeto supuestamente revolucionario del proletario oprimido.

IV) Crisis económica, polarización social, nuestra oportunidad.

Lo visible se hace presente”

Por otro lado tenemos claro que hoy es la época donde encontraremos el mayor desafío para los rebeldes del mundo.

El sistema ya ha dicho que esta pasando a través de su propio cortocircuito y para el mundo occidental, la era que prometía abundancia dejo de existir. El consenso social que se creo alrededor del ideal de consumo y de la promesa de la felicidad material, se cae continuamente con los golpes de la crisis económica. La cultura del dinero fácil y rápido y la movilidad social se transformaron en situaciones de pobreza economica. Esta situación, en Grecia e internacionalmente, lleva y llevara a la agitación social (Francia, Inglaterra, etc.). Es inevitable que dentro de la, hasta hace poco, neutralizada sociedad, se desarrollaran las condiciones para una polarización hacia dos extremos. En un caso va a revivir los instintos conservativos de una parte de la sociedad (ej: los ataques racistas en la calle Agios Panteleimonas y la plaza Attica, o la participación de Chrisi Augi – Amanecer Dorado – en el consejo de la ciudad), va a identificar “la fuente del mal” en los mas débiles, en los inmigrantes. Frases estupidas como “son sucios”, ”traen las enfermedades”, “nos trajeron el crimen”, “su comercio cierra nuestras tiendas”, “hicieron bajar los sueldos”, son algunos juicios que los nuevos “salvadores de la patria” ya han lanzado para convencer y ganar el apoyo de varios miles de los oprimidos griegos.

Obviamente los inmigrantes tienen su correspondiente complicidad reproduciendo los modelos “griegos” dentro de sus comunidades, dominadas por ignorantes, sexistas, por crimen organizado, divisiones raciales y étnicas, intolerancia religiosa y fanatismo.

En el segundo caso, la parte restante de la estructura social se va a mover hacia el lado de las demandas sociales. Un grupo con mucha diversidad, incluyendo desde los sindicalistas del PASOK (N. del T.: Partido de centro-izquierda con mayoría en el parlamento), miembros defraudados del CPG (KKE)(N. de T.: Partido Comunista Griego), izquierdistas moderados, gente sin militancia política, progresistas, hasta progresistas libertarios, “anarquistas sociales”, hooligans y los revoltosos que van por los disturbios.

Estamos a las puertas de vivir tiempos de alta tensión. La polarización y los conflictos sociales son inevitables.

De seguir la caída económica en Grecia, se va a convertir en un gran anfiteatro de grandes luchas sociales. La única pregunta que queda es que lado vas a elegir.

Nosotros estamos distanciados de eso en este preciso momento… obviamente no estamos con la mierda conservadora de los fascistas ni tampoco con la vanguardia de los reivindicaciones y demandas sociales.

Hace algún tiempo ya nuestras acciones nos declararon en guerra, luchando por una vida mejor, por una realidad mas autentica y mas significativa y no peleando por mejores sueldos o una mejor pensión.

Esto no significa que nos queramos jactar de nuestra arrogancia y nuestra autoconfianza, al contrario, simplemente mostramos de la forma mas sincera nuestra posición.

Además para nosotros no es suficiente el simple conocimiento académico del sufrimiento, sino que necesitamos la búsqueda de la transformación permanente contra la miseria.

Buscamos experiencias.

Buscamos una identidad personal y colectiva.

Buscamos el contacto con otras personas que rechazan cualquier dogmatismo, teoría pura, incluso de la nuestra.

No pretendemos ser solidarios con la gente explotada, somos solidarios con la energía y la fuerza con la que algunos no toleran su sufrimiento.

En este preciso punto, el punto de tensión y contradicciones de la polarización social, pensamos que ya existen actualmente los primeros quiebres en el orden dominante de las cosas y lo que falta es tomar el hilo de comunicación y llevarlo un paso adelante. Toda esta situación, el impacto de la crisis económica que destruye la mascara del estilo de vida occidental, gatilla los limites de la pre-rebelión, desarrolla nuevos comportamientos y auto negaciones. Creemos que poco a poco van a haber aun mas personas fuera del contexto conservador y de reforma social quienes, por experiencia, conciencia o intuitivamente, van a rechazar en la practica toda la cultura y los valores actuales, sin quedarse estancados en el fascismo conservador ni tampoco en las reivindicaciones ciudadanas.

Por eso es que estamos distanciados, y precisamente es ahí donde nos queremos encontrar. En el corazón mismo del cambio. Todas nuestras acciones y nuestros textos tratan de ser un medio, un código informal de comunicación, un delgado hilo rojo que viaja con el viento para asociarse con las mas impredecibles y dispersas personas. No queremos ver únicamente a través de los estereotipos del trabajador, del anarquista, del pobre o del inmigrante, queremos mirar fijamente en los ojos a cada uno como personas distintas que juzgan y son juzgadas por decisiones que toman.

Este es el mayor placer para un guerrillero urbano. La conexión con distintas personas, la comunicación fuera de los estereotipos, un gesto de solidaridad y respuesta de un extraño. No nos gusta contemplar la realidad arrogantemente desde las alturas de una supuesta auto-confianza, por el contrario, nos gusta desvanecernos entre las redes sociales transportando el mensaje de rebelión desgastando los pilares de los estereotipos.

Dispersarnos en entre las personas que no se mueven en los contextos politicos, en los círculos excluidos de la delincuencia juvenil, en la pelea de los desencantados de la vida, en el realismo de aquellos que perdieron sus ilusiones, en el mundo de prisioneros que mantienen su dignidad, en el que es parte de las barras bravas, en las “subculturas” musicales y urbanas, en los colegios… en todas las luchas marginadas.

Esas personas, que pueden no haber ido nunca a ningún encuentro político, ni haber ido a alguna manifestación, no haber leído nunca las “verdades” de Marx o Bakunin, a través de su misma actitud diaria, a través de sus valores, a través de su vida, pueden ser mucho mas anarquistas que los llamados y auto-llamados anarquistas, mas luchadores que los luchadores profesionales.

Este contexto de crisis económica es el mejor momento para que existan y se expresen estas personalidades llenas de vida.

Moviéndose desde retaguardia hacia la linea del frente. Reclamando el territorio perdido de las practicas autenticas que por muchos años han estado aplastadas por la sociedad de la respetabilidad y de la aparente libertad. De esta manera los lideres, los roles, los pequeños y grandes poderes pueden ser eliminados.

Los guerrilleros urbanos no son alguna elite que mantiene en sus manos la verdad absoluta. Somos simplemente una minoría armada de deseos y decisiones que vamos contra los azules uniformes de los torturadores, contra los formales y serios trajes de la tiranía, contra la paz social y la calma que nos invade. Propagamos nuestras ideas, nuestra forma de acción, nuestros deseos, nuestros “aciertos” y nuestros “errores”.

Muchas veces nos “exponemos” al familiar dolor de una perdida, de una muerte o encarcelamiento.

No estamos demostrando el camino correcto, tan solo elegimos un camino que esta disponible para cualquiera que quiera tomarlo.

Dejamos atrás la historia de la guerra de clases. No confiamos en la clase trabajadora que se inclina ante su jefe y quiere convertirse en la viva imagen y semejanza de él, mientras al mismo tiempo se rebela peleando por las migas que faltan en su mesa.

Porque creemos que el camino a la libertad y dignidad es siempre personal y no cabe en estereotipos y etiquetas.

V) Anarcoindividualismo, el concepto del colectivo genuino.

Todos juzgan y son juzgados por sus decisiones. Por eso solemos promover a través de nuestros textos el concepto del anacoindividualismo como una nueva manera de practica y una nueva forma de acción. Esto no significa que no estemos interesados en establecer un dialogo con otras personas de otras tendencias para expresar lo que nos hace estar orgullosos de seguir en este camino. Es mas, con el mismo entusiasmo esperamos cualquier critica que nos cuestione y nos haga mejores.

Pero no esperamos la aceptación social para entrar en acción. No nos contentamos con esperar las condiciones “maduras”. Si la sociedad no entiende nuestras ideas, entonces el problema es de la sociedad. No volveremos a ponernos en un segundo plano. En un mundo donde la ley de la superioridad de la masa nos invalida, vamos a continuar negando su posición para siempre. Existimos en contra de las adversidades sin dejarnos absorber por la posición del consenso impersonal, por la posición del anónimo social.

En cambio son las decisiones personales e iniciativas individuales las que forman la estructura de la vida de cada uno. Estamos convencidos al mismo tiempo que el individuo es el principio del colectivo autentico.

A través de la comunicación y cooperación humanas, todos averiguamos mas de nosotros mismos y al mismo tiempo de los que nos rodean.

En nuestro deseo de hacer frente a este mundo que nos oprime con hostilidad, nos vinculamos con personas libres y autónomas que buscan la vida con toda su intensidad en vez de esperarla en cuotas mensuales. De este tejido disperso de gente, peleando, discutiendo, haciendo, pensando y cuestionandose las cosas, resulto en el Grupo Revolucionario Conspiración de Células del Fuego.

Una red ilegal de facciones de acción, sin lideres ni seguidores, siempre organizando sus deseos y pensamientos en linea con la revolución. A través de nuestras acciones negamos el monopolio de la violencia y armas que mantiene y del que se jacta el estado.

VI) Ojo por ojo.

Por eso solemos usar el termino de terrorismo revolucionario, considerando que contra la cara de terror que es ejercida por los de “arriba” con guerras, pobreza, accidentes, policía, prisiones, tiene que haber una respuesta que utilice el terror desde “abajo”. Y a pesar del hecho de que la violencia guerrillera de un aparato explosivo o una ejecución política no se pueden comparar con el genocidio y las muertes a manos del estado, son sin embargo pequeñas cargas de terror que enviamos al campo enemigo. El hecho de que todos estos hijos de puta que dominan nuestras vidas estén obligados a moverse en autos blindados, con una pequeña escolta armada incluso para las salidas mas cotidianas, es el precio mínimo que tienen que pagar por el mundo que han creado para gobernar.

Como revolucionarios hemos sufrido la perdida de nuestros compañeros, el secuestro de nuestros hermanos en prisión, el acecho de nuestros perseguidores y ya ha llegado el momento en que el sufrimiento y la agonía se dirijan hacia el otro sentido. El terrorismo revolucionario contribuye en este sentido y promueve la causa revolucionaria.

VII) Las acciones no hablan por si mismas.

Pero las acciones no valen nada si no son reivindicadas, solo pierden su valor y se convierten en acciones huérfanas y ciegas.

Nosotros como Conspiración no tomamos nunca una postura evasiva y siempre nos adjudicamos nuestras acciones y nuestros hechos.

Esto parecía ser una mala idea cuando comenzamos con nuestras acciones, porque hasta ese entonces no había ninguna infraestructura en las corrientes antiautoritarias de Grecia que usaran palabras especificas y firmas (aparte de pocas excepciones como los Incendiarios de Conciencia, Estrella Negra …).

Pensábamos eso principalmente por la idea predominante, que las “acciones hablaban por si mismas” y también por el miedo a ser perseguido y arrestados por “ser miembros de un grupo armado”.

Nosotros creemos que ninguna acción habla por si misma, no puede existir ningún sabotaje revolucionario que no tenga su correspondiente texto subversivo. Especialmente cuando existen tantas tendencias dentro del contexto revolucionario actual. Para nosotros “los teóricos que no viven una vida insurrecta no dicen nada que valga la pena decir y los activistas que rechazan el pensamiento critico no hacen nada que valga la pena ser realizado.”.

Respecto al precio criminal que hay que pagar, es una consecuencia natural a la que cualquiera que se declare en guerra con el sistema debería estar preparado, de otra manera no debería siquiera hacer el esfuerzo de pasar al lado de la acción revolucionaria. Las consecuencias legales no pueden amansar el pensamiento revolucionario. La unidad del dicho y el hecho esta antes que cualquier implicancia legal, esa es la esencia de nuestra lucha. Eso es lo que siempre hemos hecho como Conspiración y vamos a continuar haciendo.

VIII) El día que no volvieron todos…

El primer día de Noviembre dos de nuestros hermanos, Gerasimos Tsakalos y Panagiotis Argyrou, fueron rodeados y arrestados en el centro de Atenas por la brigada DIAS de la policía. Les encontraron dos pistolas, cinco revistas, un chaleco antibalas y dos artefactos incendiarios que iban a enviar a la embajada de Bélgica y al presidente francés Nicolás Sarkozy.

Eran la entrega que correspondía después de otros dos paquetes que se enviaron con destino a la embajada de México y al Eurojust (N. del T.: Eurojust es una agencia de la Unión Europea para la cooperación judicial y protección de seguridad en los países que la conforman).

La historia comienza cuando una trabajadora de la compañía de correos quiso satisfacer su curiosidad y su alma de detective y, para suerte de la seguridad del embajador, abrió el paquete aunque no tenia porque hacerlo, resultando todo en la correspondiente explosión, aunque sin salir lesionada.

El resto ya es sabido por las noticias y los diarios. Esta persona llamo a la policía y ellos bloquearon toda el área con docenas de fuerzas, capturando a nuestros compañeros.

Ciertamente el acto de esta empleada en particular expone el sentido común de muchos y de seguro su nombre no va a ser olvidado por la nuevos guerrilleros urbanos.

En cuanto a la acción en si misma, nuestro conocimiento de que la correspondencia de los embajadores aristócratas no es abierta por ellos mismos sino por por los oficinistas de la embajada, nos hizo no usar el explosivo mas potente que tenemos y tan solo usamos una cantidad pequeña de pólvora negra casera para hacer llegar el mensaje sin dañar a alguna persona.

Teniendo en cuenta que los paquetes se quedan por al menos un día en las bodegas de las compañías de envio y que seria entregado al día siguiente por un empleado de correos, nos preocupamos de estar completamente seguros del ensamblado y del mecanismo que solo fuese activado cuando se abriese el paquete.

Como dijimos en una declaración anterior, la acción de un guerrillero urbano y la violencia que usa, esta dirigida únicamente contra los poderosos que dominan nuestras vidas y contra los fieles esclavos que abrazan orden legal como si fuese su religion. Pero cuando los amos convencen a los esclavos de que viven en libertad, las ideas y los significados que puedan tener se enfrentan a la completa falta de conciencia.

Con frecuencia nos encontramos con la contradicción de algunos trabajadores que coinciden con los intereses de las elites económicas. El afán de seguridad y de denunciar públicamente que muchos trabajadores muestran constantemente, solo dan mas vitalidad al sistema que los oprime.

En una sociedad donde “heroicos” ciudadanos protegen el dinero del banco de los ladrones, otros piden aun mas policías, otros respetan las leyes de sus gobernantes corruptos, muchos delatan cualquier quiebre de la normalidad servil y otros piden castigos ejemplificadores para los revolucionarios, nosotros estaremos contra todos ellos, listos para pelear hasta el amargo final.

Porque la memoria no es basura y la sangre no es agua…

IX) Campaña de solidaridad y apoyo a los grupos guerrilleros y revolucionarios en prisión

Nuestro día llegara, nuestro día llegara…

Bobby Sands

Es necesario empezar una nueva fase en el desarrollo del pensamiento y acción revolucionarias. Un salto cualitativo que nos acercara opciones que hoy están perdidas en la distancia. Nuestro objetivo es la formación de una red internacional antiautoritaria informal de grupos guerrilleros e individuos autónomos.

La creación de una red donde los compañeros y los grupos que participen, intercambien experiencias de todos los ámbitos de la lucha, desde el anarquismo espontáneo, desde la lucha armada, desde el anonimato político, desde la tendencia revolucionaria. El principio de una gran circulo de comunicación, discusión y reflexión. El esfuerzo de crear una forma que coordine acciones subversivas y ataques a un nivel internacional. El trabajo de un laboratorio experimental de esquemas, intercambiando material y conocimiento técnico sobre el las formas de sabotaje. La organización de un colectivo de solidaridad con los compañeros presos y de una estructura de apoyo para los que están prófugos. Un desafío donde los logros son mucho mas hermosos que la apuesta en si… De cualquier manera es algo que queremos hacer. Dentro de los próximos meses nuestros deseos se van a empezar a cumplir con la presentación de un completo llamado internacional. Desde ya mandamos nuestros saludos a los amigos organizados, a los compañeros conocidos y desconocidos que actúan por cuenta propia o en grupos guerrilleros.

Así mismo tenemos que hablar de nuestras perdidas, de nuestros hermanos que ya no están junto a nosotros. El tema de los presos revolucionarios (entre ellos la radiante minoría de “criminales” que entregan un ejemplo de dignidad y honor con su actitud y sus luchas) se mantiene como un aspecto familiar de la lucha radical. A menudo el interés por las personas dentro de las carceles crece cuando empiezan las audiencias de sus casos.

Mientras tanto la prensa escribe artículos con títulos espectaculares como “la desarticulación de la organización” o “enfrentamiento armado entre terroristas y fuerzas policiales”. Aun así creemos que debemos hablar nuevamente por nuestros hermanos encarcelados, ya que sabemos que no son unos simples nombres que aparecen y desaparecen en los titulares de las noticias. Todos tienen su propia personalidad, su propia forma de expresarse y su propia individualidad. En el pasado hemos mencionado a algunos compañeros solo por como se llaman, y en algunos casos ni nos hemos acordado de sus nombres. Los mencionamos aleatoriamente al final de una declaración y los gritamos en alguna manifestación. De esa manera, los alejamos de nuestra memoria y los sacamos de la historia.

Al mismo tiempo tratamos de ser cuidadosos. No queremos mostrar a nuestros compañeros en prisión como víctimas o como héroes. Por el contrario, queremos crear una forma de comunicación por la que se puedan expresar, para darles la oportunidad de hablar, para compartir experiencias y lo mas importante, para hacer un gran esfuerzo para liberarlos y estar juntos nuevamente en la linea del frente de la lucha revolucionaria. Junto con las iniciativas de solidaridad que ya existen por parte de revolucionarios y anarquistas, queremos poner nuestro propio aporte en el caso de la liberación de los prisioneros y la destrucción de las carceles. Como un primer paso en ese sentido, incluimos la campaña de solidaridad internacional que hemos llevado a cabo.

La amistad que nos une con algunos y también la profunda admiración que sentimos por la mayoría que no tenemos el honor de conocer personalmente, hacen que nos sintamos completamente tristes al ver como la historia de nuestros compañeros se pierde entre montones de papeles en algún juzgado o en los archivos de los diarios. A pesar de la diferencia de ideas, los distintos tipos de personalidades o el desconocimiento de algún hecho especifico, no se puede contradecir lo obvio. Estas personas no esperaron que la acción los encontrara descansando en el sillón de sus hogares, sino que se levantaron y la persiguieron ellos mismos, tratando de unirse al camino de la revolución, donde todo es posible.

Por lo tanto le mandamos nuestro mas fraternal saludo como muestra de apoyo a los compañeros rebeldes de la federación informal anarquista de Italia (FAI Informale). La FAI es una red descentralizada de personas y grupos que utilizan la acción directa y el sabotaje contra el estado y el capital. A través de los ataques (poniendo y enviando explosivos a políticos, comisarias de carabineros, juzgados, etc.) mandan un mensaje claro de la idea y la practica de los anarquistas insurrecionalistas. La FAI también apoya la lucha de los prisioneros por la abolición de las condiciones especiales de las FIES en España (N. del T.: sigla para “Ficheros de Internos de Especial Seguimiento”), demostrando su solidaridad con ataques en territorio español (mandaron dos artefactos explosivos a cortes en Valencia). La FAI también ha atacado blancos griegos como la oficina de turismo griega y la embajada de Grecia en Madrid para mostrar su solidaridad con N. Maziotis en 1999 (hoy preso con sus compañeros K. Gournas y P. Roypa habiendo declarado su responsabilidad en la participación en el grupo LUCHA REVOLUCIONARIA). En sus declaraciones la FAI promueve insurreccionalismo y critica las viejas organizaciones y su postura mas bien teórica y retorica que no supone ningun peligro para las condiciones actuales. También han publicado una Carta Abierta dirigida al movimiento anarquista, en la que que impulsa la organización y solidaridad internacionales. Un desafío que siempre se mantiene presente y es esencial…

También saludamos a los compañeros del grupo anarquista Células Autonomas de Revolución Inmediata Praxedis G. Guerrero y del Frente de Liberación de la Tierra Insurreccionalista en el estado de México. Ahí los compañeros usan artefactos incendiarios y explosivos caseros atacando principalmente blancos policiales (furgones de policía y gendarmería, etc.). El FLT Insurreccionalista en una declaración que reivindico un doble ataque a un furgón policial y una maquina excavadora dice: “… no defenderemos los intereses de la ‘clase obrera’ ni de la clase privilegiada, porque no somos clasistas, somos anti antropocentristas e individualistas. Luchamos en contra de esta sociedad, expandiendo la guerra anti social con nuestras acciones. Defendemos a la tierra pues creemos en el respeto absoluto hacia ella. No defendemos a ricos ni a pobres, luchamos por la liberación de la tierra y la liberación total contra la civilización. Que quede claro!

Hoy en dia están presos en las cárceles mexicanas: Abraham Lopez desde el 2009, acusado de sabotajes y organización criminal, algunas de sus acciones fueron hechas en nombre del FLT; Andrian Magdaleno Gonzales desde el 2010, acusado de ataques incendiarios contra bancos y de acciones del FLA y sentenciado a 7 años de prisión; Braulio Arturo Duran Gonzales, acusado de muchos ataques incendiarios contra bancos y otros objetivos.

También mandamos nuestros saludos a nuestros compañeros armados de Argentina, como la formación Luciano Arruga Brigata que ataca sin piedad las estructuras y símbolos de la nación. Este grupo guerrillero armado ataca comisarias, le quita sus armas a los policías, hacen asaltos denotando la responsabilidad política del acto de robar y realizan ataques explosivos contra los símbolos del poder.

Le enviamos un fuerte abrazo a Gabriel Pompo da Silva que escapo con José Fernandes Delgado de las cárceles del FIES en España el 2004. En su intento de pasar la frontera alemana, se encontraron con la policía resultando en un enfrentamiento armado (el caso de los 4 de Aachen). Ahora están presos en Alemania, Gabriel sentenciado a 13 años y José a 14. Gabriel ya había estado en prisión 24 años de los que paso 14 en condicion de aislamiento. A pesar de todo nunca cedio. A través de sus textos incendiarios y subversivos nos dice que siempre va a apoyar e incentivar la violencia revolucionaria. “Algun@s creemos que ha llegado el momento de atacar y destruir lo que no nos sirve y por el contrario esclaviza y destruye. En contraposición al concepto de Masa proponemos el de Comunidad de individuos conscientes que no buscan un centro… una Comunidad de grupos e individuos “al margen” y “contra” el proyecto de Dominio en todos sus aspectos: económico, tecnológico, político, social, arquitectónico, etc. ¡Compañer@s, no perdamos el tiempo y las energías en discutir con aquell@s “que viven de la palabra y por la palabra, lo nuestro es la Acción!!”. Muchas veces a sido blanco de las autoridades por la forma en como enfrenta su condena, llena de orgullo e intransigencia hacia el sistema. Las autoridades italianas lo han “visitado” tratando de haciéndole declarar, bajo la suposición de que esta directamente relacionado con la FAI (Informal). Mas encima, hace poco hizo una huelga de hambre que se convirtió en una campaña de solidaridad internacional en la que participamos atacando el edificio de la Aseguradora Nacional en la avenida Syggrou.

A muchos kilómetros de distancia, en Suiza, nos podemos encontrar con Marco Camenisch. El fue sentenciado a 10 años de prisión por sabotajes a postes y transformadores eléctricos en 1980, pero un año mas tarde se escapo y vivió 10 años de forma clandestina. Fue encarcelado nuevamente en Italia en 1991 mientras le hacían un control de rutina que se convirtió en una pelea con los policías. A la condena que ya tenia le agregaron cargos por acciones anteriores, un sabotaje y una ejecución a un oficial de policía.

También en las cárceles suizas tres ecoanarquistas, Silvia Guerini, Luca – Billy – Bernasconi y Costantino Ragusa, condenados por transportar y tratar de poner un artefacto explosivo en un centro de investigación de nanotecnología de una gran compañía (N. del. T: el centro era IBM’s nanotech HQ, cerca de Zurich). Fueron arrestados cuando la policía les hizo un control en el auto en el que se movían, encontrando panfletos y explosivos. Dentro de la cárcel continuaron su lucha, últimamente participando en huelgas de hambre.

Ya al otro lado del Atlántico, nos transportamos a las imágenes de guerra de Chile. Los compañeros Marcelo Villarroel y Freedy Fuentevilla están presos en una cárcel de Alta Seguridad en Argentina, acusados de transporte ilegal de armas. Ambos entraron ilegalmente al país escapando de las autoridades chilenas que los acusaron de participar en el robo al Banco Security donde termino muerto de un disparo el cabo Moyano cuando intentaba detener a los asaltantes. El estado argentino los deporto de vuelta a Chile (N. del T.: hecho realizado a través de numerosas “irregularidades legales” que demuestran la complicidad entre los estados Chileno y Argentinos). Marcelo había pasado muchos años en prisión en su juventud. Partió como un luchador social para luego convertirse en un luchador del Movimiento Juvenil Lautaro (N. del T.: grupo armado de izquierda que surgió como respuesta insurrecta a la dictadura militar en los 80’s y que continuo sus acciones una vez que se instauro el sistema “democrático” no creyendo ni compartiendo sus promesas liberadoras). Sufrió muchas torturas siendo el prisionero político mas joven de Latino América. Luego formo parte del grupo Camina Libre, cuyo objetivo era pelear por la liberación de los prisioneros políticos y contra las cárceles. Actualmente es considerado por las autoridades chilenas como uno de los “ancestros” y facilitador del “caso bombas” en Chile.

Del “caso bombas”, 14 personas están siendo procesadas y ellos niegan los cargos. Toda la operación para arrestarlos fue tal cual una película. Allanamientos en casas particulares y centros sociales okupados y no okupados, noticias en vivo y en directo y las declaraciones de las autoridades sobre este triunfo de la democracia.

Inmediatamente surgió una declaración-manifiesto de distintos grupos que rayan con la ilegalidad y dijeron: “Nosotros pusimos las bombas. Nuestros objetivos eran bancos, embajadas, compañías financieras, comisarias y cuarteles, iglesias, oficinas de partidos, gimnasios de la clase dominante y cualquier cosa que pertenezca a los históricamente a la clase explotadora de los trabajadores. No nos arrepentimos de nada, estamos orgullosos y es un hecho que la policía ni se nos ha acercado. Nosotros somos su derrota”.

Expresamos nuestra solidaridad con estos grupos que orgullosos e intransigentemente se adjudican sus acciones.

Volviendo al estado de Alemania nos encontramos con Thomas Meyer-Falk en prision desde 1996. Fue acusado del robo a un banco para financiar acciones políticas. El estado alemán se vengo de el manteniéndolo por años en condiciones de aislamiento. Toda su correspondencia es revisada por los gendarmes y tiene solo una hora de salida a patio, estando 23 horas encerrado en su celda. Declara: “… si el aislamiento es un ataque contra la dignidad humana; pasar los últimos 7 años en prisión no ha sido fácil, pero mi mente es fuerte y la solidaridad desde afuera me sirve y me hace muy bien.”.

Thomas ha tenido una actitud desafiante cuando ha defendido sus creencias y su rechazo a arrepentirse de sus acciones en la corte. Su apelación de 2007, cuando había cumplido 2/3 de su condena, fue rechazada por considerarle peligroso para la sociedad.

Finalmente en los Balcanes nos encontramos Jock Palfreeman, de 23 años, que tuvo el coraje de defender a unos jóvenes gitanos que estaban siendo atacado por 16 neo-nazis en Sofia (Bulgaria). Los trato de ahuyentar con un cuchillo, pero lo atacaron de vuelta, resultando un fascista muerto y otro herido. La corte lo sentencio a 20 años de prisión.

En Rusia y en Bielorrusia hay compañeros organizados que atacan, creando estructuras para alterar el orden existente y participando en acciones de sabotaje. Les enviamos nuestra solidaridad por las persecuciones y los encarcelamientos con que el estado ruso les reprime.

En este pequeño viaje por la memoria, no podemos olvidar por supuesto a la persona que marco la historia de los grupos de guerrilla en España como miembro del MIL y en Francia como miembro de Acción Directa. Nos referimos a Jean Marc Rouillan, que no le cedió ni un centímetro de suelo al enemigo con sus acciones y con sus textos, tanto desde fuera como desde dentro de la cárcel. Le mandamos nuestro respeto y lo citamos en algunas ideas que tienen especial significado en puntos vulnerables dentro de los círculos subversivos:

en los salones de la protesta, llenos de carteles ideológicos tan grandes que se arrastran en el suelo como harapos que absorben la estela de la inmundas cloacas como trapeadores, siempre prefieren a los revolucionarios de antaño. O incluso a los rebeldes de otros continentes, especialmente a esos que están en la sierra tropical en sur América. Los hipócritas se disfrazan para evitar el apoyo a los revolucionarios que pelean aquí, para evitar arriesgas cosa alguna, para evitar llamados a su propia entrega, de su eterna moderación, de su discreta traición que es un goteo constante de veneno.”

La ultima parada es en territorio griego. Hay muchos anarquistas y respetables “criminales” que sufren la “hospitalidad” de las cárceles griegas. Sin embargo no inclinan sus cabezas porque se acuerdan aun del humo de las barricadas durante las sublevaciones. Por lo tanto queremos saludar al revolucionario anarquista Giannis Skouloudis que fue encarcelado por el ataque incendiario en contra de un vehículo estatal de la Compañía Nacional de Electricidad. Giannis estaba junto a los primeros revolucionarios que iniciaron los hermosos fuegos en las noches de Tesalonica. Tuvo el orgullo y la fuerza de adjudicar su accion sin mostrar el menor signo de arrepentimiento a los investigadores del caso.

En el mismo caso, junto con Giannis la policía identifico a otros cuatro compañeros, D. Dimtsiadis, P. Tzifkas, D. Fessas y M. Tsilianidis. Ninguno de los cuatro renegó de sus ideas políticas ni se escondieron detrás de trucos legales ni de palabrerías. Eligieron el camino clandestino, huir y pasar a la ilegalidad con el propósito de seguir en la linea del frente en la revolución. Sus compañeros nunca les dejaron solos. Atacaron las cortes de Tesalónica, continuaron los ataques incendiarios e hicieron una manifestación en las afueras de la prisión de Aulona donde esta encerrado Giannis junto con el anarquista Panagiotis Masouras. Panagiotis es uno de los pocos revolucionarios que es acusado ser formar parte de nuestra organización (la anarquista K. Karakatsani, encerrada en la cárcel femenina de Elaiona, también esta acusada en el mismo caso). Le enviamos el mayor de nuestros respetos y nuestra completa amistad.

En este viaje a través de las cárceles de de la democracia, donde la parada mas cercana es la apelación de Giannis Dimitrakis (por robo a banco) y el juicio en el caso del grupo revolucionario Conspiración de Células del Fuego, pudimos haber dejado afuera muchas caras y muchos nombres, pero nunca nos olvidaremos de ellos. Así que recuerden compañeros, estemos donde estemos, en Malandrino, en Koridallos, en Aulona o en la inmensa oscuridad de la ilegalidad, el cualquier incendio o en cualquier marcha nuestros ojos miran a un mismo cielo. Y su aurora es nuestra victoria. Nuestro día llegara…

Por todos estos motivos y como contribución mínima al ataque y la solidaridad, nos adjudicamos la responsabilidad por el envío de 14 artefactos explosivos a los siguientes objetivos:

la embajada de Bélgica

la embajada de México

la embajada de Chile

la embajada de Alemania

la embajada de Francia

la embajada de Suiza

la embajada de Bulgaria

la embajada de Rusia

el canciller alemán Angela Merkel

el primer ministro Silvio Berlusconi

el presidente frances Nicola Sarcozy

la corte Europea

la Eurojust

la Europol

Conspiración de Células del Fuego

25/11/2010

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Los periodistas italianos y sus colegas chilenos…

* vairoletto

Como ocurrio en Chile antes del 14 de agosto, la prensa italiana llama a la represion contra lxs anarquistas, augurandose (mandando…) unos allanamientos y otros tipos de controles…

de un articulo de un diario italiano del 24 de diciembre:

“… los anarco-insurreccionalistas no tienen una cumbre ni una organización estructurada de modo que a menudo las células que reivindican los ataques no se conocen entre sí, ni suelen ser conscientes de los proyectos y de las acciones de las otras células. De todas formas, es probable que en los próximos días habrá una serie de allanamientos y controles en los ambientes anarquistas radicales, ya conocidos por los investigadores, sobre todo en la Toscana, Lazio y Piamonte.”

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$hile – Reflexion de Francisco Solar sobre los centros de exterminio

La tristeza se torna rabia, la consternación se transforma en desprecio hacia la cárcel y los carceleros. Los gritos de los muertos se trasforman en gritos de rebeldía contra este mundo constructor de centros de exterminio.

Hoy se comienza a cuestionar el funcionamiento de las prisiones afirmando que están colapsadas, sin embargo este terrible hecho es solo el reflejo del colapso del sistema en su totalidad, de su inviabilidad para crear y potenciar relaciones sociales sanas. El cuestionamiento, por lo tanto, debe estar dirigido contra la sociedad que crea estos centros de exterminio destinados a la aniquilación mental y física de los seres humanos, y que requiere inevitablemente de cárceles para lograr perpetuarse.

En estos lugares donde se materializa la criminalización de la pobreza y la persecución de ideas y estilos de vida contrarios a los hegemónicos, es aquí donde el autoritarismo de esta sociedad muestra una de sus peores caras.

En estos momentos, que duraran solo días, cuando diferentes sectores políticos y sociales sensibilizados por el horror de las muertes se levantan pidiendo mejoras carcelarias, construcción de nuevos penales, terminar con el hacinamiento, poner más gendarmes, en definitiva, reformar este sistema de muerte…habemos algunos que decimos con más fuerza:

¡Fin a todas las prisiones! ¡Fin a la sociedad carcelaria!

Francisco Solar Domínguez. Preso en la Carcel de Máxima Seguridad.

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Confrontando al capital y al IV Poder

Hommodolars Contrainformacion


Pubblicato in 14 de agosto | Commenti disabilitati su $hile – Reflexion de Francisco Solar sobre los centros de exterminio

Italia – “Servizi segreti: l’area insurrezionalista può contare su un centinaio di militanti. Un network europeo lega le varie sigle terroristiche.”

fonte di regime

“”Sono un centinaio i nomi degli anarco-insurrezionalisti sospettati di progettare azioni sovversive. Il movimento usa sigle, nomi e tecniche per confezionare gli ordigni sempre uguali a se stessi. I centri operativi, dove si mette a punto la regia delle azioni, secondo le indagini dell’anti terrorismo, sono localizzate in Sardegna, Toscana e Lazio. In quest’ultima regione si contano almeno due punti di aggregazione: uno nel Viterbese, l’altro ai Castelli Romani. Negli ultimi tempi l’attenzione degli investigatori si è concentrata su una certa effervescenza delle organizzazioni che si richiamano all’anarchia. Massima attenzione è stata dedicata a tentativi di «radicalizzare la lotta» anche rispetto alle proteste studentesche di questi giorni. Secondo investigatori e 007, il momento attuale vede l’universo antagonista «impegnato a individuare piattaforme comuni di contestazione, capaci di facilitare il superamento delle tradizionali frammentazioni, rendendo così più vigoroso il fronte della protesta».

Una strategia che ha portato i primi risultati, scrivono gli analisti, nelle lotte contro la politica dell’immigrazione del governo, che ha visto «l’adesione congiunta delle anime autonome e anarchiche» consentendo la nascita di comitati antirazzisti in cui convivono diverse anime. E giusto un anno fa inviata una busta esplosiva al Cie di Gradisca di Isonzo, fortunatamente senza conseguenze. Nello stesso giorno, 15 dicembre 2009, un attentato fu compiuto contro l’università Bocconi di Milano. Entrambi sono stati infatti rivendicati dalla sigla «Sorelle in armi-gruppo Mauricio Morales», un anarchico cileno morto il 23 maggio del 2009 a Santiago del Cile, ucciso dall’esplosione di un ordigno che aveva nello zaino.

«In linea generale, il quadro informativo e d’analisi delineato dall’intelligence – si legge nell’ultima relazione dei servizi segreti – attesta un innalzamento della minaccia rappresentata dall’anarchia insurrezionale» anche «in una prospettiva di solidarietà internazionale contro quella che viene definita la globalizzazione del dominio». Un scenario che per i nostri 007 «non è da sottovalutare, rendendo ineludibile una serrata azione di vigilanza, il massimo raccordo con le Forze dell’ordine e la più assidua collaborazione internazionale». Necessaria quest’ultima visti i numerosi contatti tra i gruppi insurrezionalisti europei. Un vero network che vede collegati anarchici greci, spagnoli, tedeschi, italiani, francesi e olandesi. I servizi di intelligence hanno sottolineato nel loro rapporto «strategie di accentuato attivismo operativo hanno caratterizzato omologhe componenti europee, prima tra tutte quella greca».

Giusto un mese fa un’organizzazione ellenica, «Cospirazione dei nuclei di fuoco», aveva rivendicato l’invio di 14 pacchi bomba in tutta Europa. Un’offensiva spettacolare per internazionalizzare l’azione nel segno dell’«A» sfruttando la scia degli attentati multipli firmati Al Qaeda compiuti con lo stesso sistema dei pacchi bomba nel mese di ottobre. Resta la conferma degli stretti legami tra «le due sponde d’area» dove in più occasioni, in Grecia, sono stati arrestati militanti italiani coinvolti in scontri con le forze di polizia. In perfetta analogia con quanto accaduto ieri a Roma l’analisi degli 007 che individua le «sortite operative contro target a tema», definite dalle campagne di mobilitazione. E gli attacchi alle ambasciate rientrano nella strategia anti «dominio globale».””

articoli correlati:

– $hile: Revelan escaso avance en indagación a nexos de anarquistas en Italia (tratto da latercera.com del 24.12.10)

– CH: Attentat auf die Schweizer Botschaft ist Teil einer ganzen Serie (tratto da bazonline.ch)


Pubblicato in General | Commenti disabilitati su Italia – “Servizi segreti: l’area insurrezionalista può contare su un centinaio di militanti. Un network europeo lega le varie sigle terroristiche.”

SEVERINO DI GIOVANNI in Indonesia

Articolo su SEVERINO DI GIOVANNI in indonesiano, tratto dal blog timkatalis.blogspot.com

Culmine saluta con piacere la diffusione dell’insurrezione anarchica in Indonesia!!!

* http://timkatalis.blogspot.com/2010/12/panjangumur-anarki.html

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PANJANGUMUR ANARKI!

Severino Di Giovanni dan Propaganda-Dengan-Tindakan di Argentina

Severino Di Giovanni (1901-1931), adalah seorang anarkis kelahiran Italia yang kemudian pindah ke Argentina, di mana ia menjadi anarkis yang paling terkenal atas aksi kekerasannya di negeri itu. Sebagian besar aksinya ditujukan sebagai bentuk dukungan untuk Sacco dan Vanzetti juga sebagai bagian dari proyek anti-fasis.
Anarkis yang menyukai kopi manis ini dilahirkan pada 17 Maret 1901, di kota Chieti, di Abruzzo (Italia), sekitar 180 km dari Roma. Dia dibesarkan pada era pasca-perang dunia pertama, di mana kelaparan, kemiskinan dan tentara yang terluka memenuhi jalanan. Kenyataan ini membawa dampak besar terhadap ide-ide Di Giovanni selanjutnya. Ia mengikuti kursus untuk menjadi seorang guru, dan segera mulai mengajar di sebuah sekolah di kotanya bahkan sebelum lulus dari kursus tersebut. Secara otodidak Di Giovanni juga mempelajari seni tipografi, selain membaca Bakunin, Malatesta, Proudhon, and Élisée Reclus pada masa-masa senggangnya.
Di Giovanni mulai memberontak melawan penguasa pada usia sangat muda. Pada usia 19 tahun ia menjadi yatim piatu, dan pada usia dua puluh tahun (1921) telah sepenuhnya mengadopsi prinsip-prinsip gerakan anarkis. Dia menikahi Teresa Masciulli, pada 1922. Di tahun yang sama pada bulan maret, Black Shirt (grup paramiliter Mussolini) mengambilalih kekuasaan di Roma. Giovanni dan Teresa memutuskan untuk pindah ke Argentina, di mana ia segera terlibat dengan para anarkis dan gerakan anti-fasis di sana.

KEDATANGAN DI ARGENTINA
Anarkis yang beristrikan gadis dari Chieti ini, tiba di Buenos Aires bersama gelombang besar terakhir imigran Italia yang masuk Argentina sebelum Perang Dunia II, kebanyakan imigran ini adalah orang-orang miskin dan kurang pendidikan. Dia tinggal di daerah Morón namun pergi ke Buenos Aires tiap hari untuk berpartisipasi dalam rapat dan rencana aksi melawan fasisme dan pendukung diktator fasis Italia di Argentina. Banyak anarkis asal Italia yang berimigrasi ke Argentina. Bahkan sampai hari ini, Argentina tercatat sebagai negara yang memiliki kelompok anarkis terbesar dari semua negara di Amerika Selatan.
Giovanni cenderung lebih dekat dengan faksi radikal anarkis Argentina, seperti mereka yang ada di lingkaran Ramón González Pachecho dan Teodoro Antilla dari majalah La Antorcha, dibandingkan dengan FORA (Federasi Regional Pekerja Argentina) dan surat kabar bersejarah: La Protesta, yang diterbitkan oleh Emilio López Arango dan dieditori oleh Diego Abad de Santillán.
Selama tahun 1920-an, Argentina dikuasai oleh Partai kiri moderat UCR, yang secara bergantian dipimpin oleh Presiden Hipólito Yrigoyen dan Marcelo Torcuato de Alvear. Sebagai seorang anarkis, Di Giovanni menyerang UCR, yang baginya tak lebih dari sekedar bayangan yang condong ke arah elemen sayap kanan dan fasis dalam politik Argentina.`
Aksi pertama Severino Di Giovanni dilakukan pada 6 Juni 1925, pada saat berlangsungnya peringatan ke-25 tahun naiknya Victor Emmanuel III ke tahta Italia yang sedang dirayakan di Teatro Colón. Presiden Alvear beserta istri, penyanyi opera Regina Pacini, dan pangeran Luigi Aldrovandi Marescotti—Duta Besar diktator Fasis Italia—hadir pada acara itu. Sejumlah anggota Black Shirt juga disiagakan oleh Marescotti untuk mengantisipasi para perusuh. Ketika orkestra memulai lagu kebangsaan Italia, Giovanni dan kawan-kawannya menyebarkan selebaran, dan meneriakkan, “Pembunuh! Pencuri!” Pada saat itu, anggota Black Shirt bisa menangkap dan menyerahkan mereka kepada polisi.

CULMINE, SACCO & VANZETTI, DAN PROPAGANDA-DENGAN-TINDAKAN
Setelah keluar dari penjara, Giovanni ambil bagian dalam protes internasional terhadap penangkapan dan pengadilan Sacco dan Vanzetti, dua orang anarkis yang dikenal sebagai Galleanis. Sacco dan Vanzetti dituduh melakukan perampokan dan pembunuhan terhadap dua pengawal penggajian. Pada masa itu di Argentina, Giovanni adalah salah satu anarkis yang paling aktif dalam membela kedua orang tersebut yang kebetulan juga sama-sama imigran asal Italia, menulis di berbagai surat kabar, termasuk melalui Culmine, surat kabar miliknya sendiri yang didirikan pada Agustus 1925, juga di Adunata dei L’Refrattari yang diterbitkan di New York.
Culmine mendorong penggunaan aksi langsung dan propaganda-dengan-tindakan. Di Giovanni mengerjakannya pada malam hari, selain dia juga harus mendukung aktivismenya dan menghidupi keluarganya dengan bekerja di pabrik serta menjadi opseter. Di Giovanni meringkas tujuan Culmine sebagai berikut:
* Menyebarkan ide-ide anarkis di antara para pekerja asal Italia.
* Melawan propaganda pseudo-revolusioner dari partai politik, yang menggunakan ide anti-fasisme palsu sebagai alat untuk memenangkan pemilihan umum.
* Memulai agitasi anarkis di antara para pekerja asal Italia dan menjaga ide anti-fasisme tetap hidup.
* Menarik minat para pekerja asal Italia di argentina untuk melakukan protes dan pengambilalihan pabrik.
* Menciptakan kerjasama yang aktif dan berkelanjutan di antara grup-grup anarkis, mitra yang terisolasi dan gerakan anarkis regional.
Pada tanggal 16 Mei 1926, hanya beberapa jam setelah dijatuhkannya hukuman mati untuk Sacco dan Vanzetti, Giovanni mengebom kedutaan besar Amerika Serikat di Buenos Aires, yang menghancurkan seluruh bagian depan bangunan. Keesokan harinya, Presiden Alvear memerintahkan polisi melakukan pencarian orang-orang yang dicurigai dalam serangan tersebut. Polisi kemudian meminta bantuan dari Kedutaan Besar Italia untuk mengidentifikasi tersangka. Kedutaan langsung menyerahkan nama Giovanni, yang dianggap telah mengganggu perayaan di Teatro Colón. Dia ditangkap oleh polisi dan disiksa selama 5 hari, namun polisi tidak mendapat informasi apa pun. Giovanni selanjutnya dibebaskan karena kurangnya bukti.
Sementara itu, di Massachusetts pembela hukum Sacco dan Vanzetti berhasil menunda pelaksanaan eksekusi sampai 23 Agustus 1927. Gerakan yang mendukung para anarkis Galleanis ini berlanjut menjadi dorongan untuk memberikan pengampunan dan melepaskan keduanya. Pada tanggal 21 Juli 1927, Kedutaan Besar Amerika Serikat menerbitkan sebuah artikel di koran konservatif La Nación, yang menggambarkan dua anarkis asal Italia ini sebagai pelanggar hukum yang tak beretika. Keesokan harinya, Giovanni dan dua anarkis lainnya, Alejandro dan Paulino Scarfó, meledakkan patung Washington di Palermo, dan beberapa jam kemudian, sebuah bom meledak di salah satu lahan konsesi yang paling penting dari Ford Motor Company.
Dihadapkan dengan bukti keterlibatan anarkis dalam pengeboman itu, pada 15 Agustus 1927, Eduardo Santiago, petugas Polisi Federal yang bertanggung jawab atas penyelidikan, mengklaim bahwa segala sesuatu berada di bawah kendali dan bahwa tidak ada anarkis di dunia ini yang bisa mengalahkannya. Pada hari berikutnya, rumah Santiago dibom oleh Giovanni dan kelompoknya. Dia beruntung dan tetap hidup karena keluar rumah beberapa menit sebelumnya untuk membeli rokok.
Pada tanggal 23 Agustus 1927, Sacco dan Vanzetti akhirnya dihukum mati; sebagai respons, 24 jam kemudian diproklamasikan pemogokan umum di Buenos Aires, dan juga di berbagai ibukota negara lain di dunia. Beberapa hari setelah eksekusi, Giovanni menerima surat dari janda mendiang Sacco, yang berterima kasih atas apa yang dilakukannya. Janda mendiang Nicola Sacco pun memberi informasi bahwa direktur perusahaan tembakau Combinados telah mengusulkan padanya sebuah kontrak untuk memproduksi rokok dengan merek “Sacco & Vanzetti“. Pada 26 November 1927, Giovanni dan rekan-rekannya mengebom toko tembakau Combinados milik Bernardo Gurevich di Rivadavia 2279. Giovanni dan rekan-rekannya pun meneruskan kampanye teror anti-Amerika Serikatnya. Markas besar Citibank dan Bank of Boston rusak parah dalam ledakan bom pada 24 Desember 1927, peristiwa ini menewaskan 2 orang dan melukai 23 lainnya.
Pada awal 1928, koran liberal berbahasa Italia di Buenos Aires, L’Italia del Popolo, menyerang Konsul Italia, Italo Capil, sebagai informan dan unsur-unsur pendukung fasis di Kepolisian Federal. Setelah diberitahu bahwa konsul akan mengunjungi kantor konsulat yang baru dengan Duta Besar baru Martin Franklin, Giovanni dan Scarfo bersaudara mengebom konsulat Italia pada 23 Mei 1928 yang menewaskan 9 orang dan melukai 34 lainnya. Pada saat itu, pengeboman konsulat Italia tersebut adalah serangan paling mematikan yang pernah terjadi di Argentina. Para penentang pemerintahan fasis Italia mencatat bahwa pemakaman pegawai konsuler dilangsungkan sesuai dengan “upacara pemakaman fasis”, dihadiri oleh para duta besar dan Pangeran Martin Franklin, utusan resmi pemerintahan fasis Italia di Argentina Romualdo Materlli. Tak ketinggalan presiden Alvear serta istrinya Regina Pacini dan Jenderal Agustín P. Justo turut hadir.
Pada hari yang sama, Giovanni mencoba melakukan pengeboman pada perusahaan farmasi milik Benjamín Mastronardi di La Boca. Mastronardi adalah Ketua Komisi fasis La Boca. Namun, bom itu tanpa sengaja bisa dinonaktifkan oleh anak Mastronardi. Setelah berusaha mengebom katedral, Giovanni dicap oleh otoritas Gereja Katolik sebagai “orang yang paling jahat yang pernah berjalan di muka bumi.”
Kecenderungan propaganda-dengan-tindakan yang dilakukan Giovanni memicu perdebatan sengit di dalam komunitas anarkis. Beberapa tokoh anarkis berpendapat bahwa aksi Giovanni adalah tindakan yang kontraproduktif dan hanya akan menghasilkan kudeta militer dan kemenangan bagi kekuatan fasis. Jurnal anarkis seperti La Protesta dan La Antorcha mengkritik metode aksi-langsung Giovanni dan juga kekerasan yang dianggap tidak pandang bulu. La Protesta dieditori oleh penentang keras Giovanni yang bernama Diego Abad de Santillán yang mengambil garis sikap terang-terangan anti-Di Giovanni. Sikap seorang anarko-sindikalis itu semakin mengeras tatkala pengeboman tanpa pandang bulu Di Giovanni semakin menjadi-jadi. Sementara La Antorcha lebih samar-samar dalam kritiknya, namun tetap tidak ada surat kabar yang menyukai Giovanni. Kedua surat kabar tersebut juga terlibat saling cela sekali atau beberapa kali dengan kolom yang ada di Culmine. Perang kata-kata terus meningkat, hingga pada 25 Oktober 1929 seseorang membunuh Emilio Lopez Arango, salah satu editor La Protesta. Mula-mula sekelompok tukang roti yang menjadi anggota serikat pekerja yang sama dengan Arango dicurigai sebagai pelaku pembunuhan tetapi tidak pernah ada tuntutan atas itu. Kemudian, meskipun tidak pernah terdapat bukti yang meyakinkan, Giovanni dan rekan-rekannya menjadi tersangka utama dalam pembunuhan tersebut.
La Protesta lalu mengecam pengeboman konsulat Italia. Kritik itu tidak memberi pengaruh apa-apa. Karena tiga hari setelah pengeboman konsulat Italia, Giovanni menyerang lagi di daerah Caballito, dia melakukan pengeboman di rumah Afeltra César, seorang anggota polisi rahasia Mussolini. Alfeltra banyak dituduh oleh anarkis buangan asal Italia telah melakukan penyiksaan terhadap beberapa anarkis dan kelompok-kelompok radikal anti-fasis di Italia.
Pada bulan Desember 1928, Presiden Amerika Serikat terpilih Herbert Hoover mengunjungi Argentina. Giovanni pun berencana melakukan pengeboman yang ditujukan ke kereta Hoover sebagai pembalasan dendam atas pelaksanaan eksekusi terhadap Sacco dan Vanzetti, tapi eksekutor pengeboman, Alejandro Scarfó, ditangkap sesaat sebelum menempatkan bahan peledak di rel. Tragedi ini membuat Giovanni menunda kampanye pengebomannya. Untuk sesaat kemudian dia lebih fokus pada jurnal Culmine, Pada 1929, ia menulis:
“Menghabiskan waktu yang monoton di antara orang-orang pada umumnya, yang menyerah, yang menjadi kolaborator, yang jadi konformis; bukanlah kehidupan, itu cuma tanda keberadaan diri yang membosankan, hanya pembawa, dalam bentuk kemampuan bergerak, dari sekumpulan daging dan tulang. Kehidupan butuh keindahan yang sempurna, yang hanya bisa dialami dengan pemberontakan pikiran dan kedua lengan.”
Menyusul peristiwa kudeta militer September 1930, yang menggulingkan Hipólito Yrigoyen, dan digantikan oleh Jenderal José Félix Uriburu dan Agustin P. Justo, Di Giovanni berencana untuk membebaskan koleganya Alejandro Scarfó dari penjara. Memerlukan dana dalam rangka untuk menyuap penjaga penjara, ia menyerang Obras Sanitarias de la Nación pada 2 Oktober 1930, ini menjadi perampokan yang paling penting sampai saat itu di Argentina. Di Giovanni berhasil membawa pergi hasil senilai 286.000 peso. Namun, rencana pembebasan tidak pernah terjadi, dan Alejandro Scarfó tetap dalam penjara.

PENANGKAPAN DAN EKSEKUSI
Tahun 1927, Di Giovanni meninggalkan istrinya, dan memulai hubungan dengan Amerika Josefina (“Fina”) Scarfó seorang gadis berusia lima belas tahun yang juga adik dari Scarfó bersaudara, Alejandro dan Paulino. Sebagai kamuflase, Fina menikahi seorang anarkis bernama Silvio Astolfi hanya agar lebih mudah dan nyaman tinggal bersama Di Giovanni, tapi lalu dengan tiba-tiba dia memutuskan semua kontak dengan keluarganya. Pada awal dekade keji yang diprakarsai oleh kudeta militer, Di Giovanni melewatkan jangka waktu yang lama dalam pengasingan diri, mengerjakan karya-karya lengkap dari Elisée Reclus. Polisi mencoba untuk menangkapnya di sebuah toko percetakan, tapi Di Giovanni berhasil melarikan diri dengan diwarnai baku tembak yang menyebabkan satu polisi tewas dan seorang lainnya luka.
Bulan Januari 1931, Di Giovanni ditangkap setelah terluka parah akibat baku tembak yang lain. Fina dan Paulino Scarfó juga tertangkap bersamanya, dua anarkis lainnya tewas dalam pertempuran itu. Di Giovanni kemudian menyatakan bahwa sekitar 300 ayam yang ditemukan di rumah mereka harus diberikan kepada orang miskin di kota Burzaco.
Junta militer menyatakan penangkapan tersebut sebagai kemenangan rezim yang baru dan mereka segera mengadakan pengadilan militer. Di Giovanni dibela oleh pengacara kompeten yang ditunjuknya, Letnan Juan Carlos Franco, yang menyuarakan dukungan terhadap kemerdekaan sistem peradilan dan menuduh bahwa Di Giovanni telah disiksa oleh polisi. Semangat Letnan Franco dalam membela kliennya menyebabkan dirinya sendiri kemudian ditangkap setelah sidang. Kemudian ia dipecat dari jajaran pasukan bersenjata dan dipenjarakan sebentar sebelum dideportasi dari Argentina. Semua usaha itu tetap tidak membuahkan hasil, bukti-bukti yang dipakai melawan Di Giovanni terlalu nyata, baik dia dan Paulino Scarfó kemudian dijatuhi dihukum mati; sementara Fina, karena masih di bawah umur akhirnya dibebaskan.
Dalam pamflet politik terakhirnya, yang ditulis setelah pasukan pemerintah membunuh para pekerja yang sedang berparade dalam prosesi pemakaman bagi mereka yang tewas dalam serangan kekerasan, Giovannni menulis, “Hati-hati, Uriburu (José Félix Uriburu, diktator Argentina) dan para pembunuh suruhannya; peluru kami akan mencari tubuh kalian… borjuis, industrialis, bankir, dan pemilik tanah, hati-hati… harta dan hidupmu akan dihancurkan dan dibakar!”
Beberapa jam sebelum kematiannya, Giovanni minta kopi manis untuk dibawa ke selnya. Setelah mencicipinya, dia mengembalikan kopi itu. Sambil bercanda Giovanni berkata, “Aku mau yang lebih banyak gulanya… ah sudahlah, mungkin lain kali saja.”
Severino Di Giovanni dieksekusi oleh regu tembak pada tanggal 1 Februari 1931. Di Giovanni meneriakkan “Viva l’Anarchia!” (Panjang umur anarki!) sebelum diterjang sedikitnya delapan peluru 7.65mm senapan Mauser. Setelah bertukar perpisahan terakhir, Paulino Scarfó juga dieksekusi. Jenazah Di Giovanni secara rahasia dimakamkan atas perintah Menteri Dalam Negeri Matías Sánchez Sorondo, di La Chacarita. Meskipun sudah dilakukan tindakan pencegahan ini, hari berikutnya tanpa diketahui dilakukan oleh siapa, makam Di Giovanni telah berhiaskan bunga-bunga.

KETERANGAN TAMBAHAN
Setelah eksekusi Di Giovanni, Fina meninggalkan suaminya, Silvio Astolfi, sebelum akhirnya menikah lagi dan menetap dalam kehidupan yang tenang di Buenos Aires. Setelah menjalani hukuman penjara yang panjang, Silvio Astolfi kembali ke Eropa dan melanjutkan aksi-aksi anti-fasisnya, dia kemudian meninggal selama perang saudara di Spanyol. Pada tanggal 28 Juli 1999, Fina Scarfó mendapatkan kembali surat cinta dari Di Giovanni yang telah dikirim padanya dari penjara, yang selama satu dekade sebelumnya disita oleh polisi.
Teresa Masciulli, istri Giovanni, juga menikah lagi; anak-anak Di Giovanni dari Teresa akhirnya berganti nama. Alejandro Scarfó, setelah menjalani hukuman penjara untuk percobaan pembunuhan Presiden Hoover, dibebaskan dari penjara pada tahun 1935. Ditinggalkan oleh keluarganya dan bahkan oleh tunangannya, ia pergi menghilang ke dalam kegelapan, kepedihan dan kebencian.

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Argentina – Sobre los servicios y otras amenazas


* vivalaanarquia.wordpress.com

Nos queda claro que desde este espacio no se pretende hacer contribución a las maniobras de servicios u otros grupos al servicio del estado…pero como no subir y publicar una noticia donde involucra a compañerxs o a movimientos en este caso el anarquista siendo esta una página anarquista, atraves de este pequeño espacio se pueden realizar las diferentes criticas que este tipo de acciones ameritan, si nos detenemos a pensar como dice uno de los comentarios vamos a encontrar que en otros espacios, por ejemplo los medios de desinformación masivos, u otras webs con miles o millones de visitas diarias al servicio del poder, no dan cabida a este tipo de críticas o reflexiones.
También se han leído comentarios como que “difundir” este tipo de acciones motiva a otros compañeros a seguirle el juego a los servicios y a su juego, a que se refieren? Que quieren decir?, que nosotrxs nos tengamos que hacer cargo por posibles represalias? también seria critico imaginar que los comentarios pueden ser escritos por ser servicios, ha resulta muy común leer esto estos últimos días.
Porque no hacer una mención también a que si son servicios que buscan con esto? Quizás generar más represión o realizar golpes específicos como allanamientos, detenciones, encierros, torturas, etc.; justificadas con estas acciones, y porque no, quizás las consecuencias que traería esto sería mucho mejor para el poder ya que generaría fracturas, roturas y peleas entre distintos focos anarquistas e insurreccionalistas. En todo caso si las acciones son realizadas por individuos afines a las ideas y practica anarquista tendrán que hacerse las correspondientes críticas para evitar errores y facilitar el trabajo a las fuerzas del orden.
El estado es capaz y lo ha demostrado que puede sin ayuda preparar su camino para poder reprimir con todo lo que tenga.
También nosotrxs sabemos que como individuos reflexivos que mientras más fuertes seamos, el estado nos golpeara con más fuerza y en esos momentos será nuestra convicción la que demuestre hasta donde queremos avanzar.
Contra el asistencialismo, la pasividad, el miedo y el conformismo.
Por la liberación total!!! Por la Anarquía!!!
X colaboradora de Viva La Anarquia
PD: Bienvenidas las críticas hacia todxs nosotrxs

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Comunicato della Cospirazione delle Cellule di Fuoco del 25 novembre 2010

Comunicato sui compagni arrestati


a cura di Culmine / Cenere

traduzione dall’inglese: cenere

Attualmente tre nostri fratelli, tre membri del nostro gruppo, sono prigionieri nelle galere della democrazia greca. La loro assenza dal nostro lato non può essere rettificata dal testo di un comunicato. Le parole sembrano disperatamente qualcosa di piccolo ed insignificante rispetto all’intensità delle situazioni e delle emozioni che noi condividiamo con loro.

Ma anche durante questi momenti, quando le pareti e le sbarre della galera sorgono attorno a noi, nulla cambia …

Gerasimos Tsakalos, Panagiotis Argyrou e Charis Hatzmichelakis grazie ad un comportamento intransigente ed all’assunzione della loro responsabilità come membri della cospirazione, ci danno il segnale per continuare le ostilità. Nel loro orgoglio ritroviamo il nostro orgoglio e nei loro sorrisi i nostri sorrisi.

Panagiotis e Gerasimos, due tra i più leali e dignitosi ribelli, durante l’ultimo anno e mezzo hanno passato il confine dell’illegalità, compiendo una scelta di costante lotta contro il sistema e i suoi sfruttatori.

Charis è imprigionato da un anno e mezzo, considerato un bersaglio dalla polizia a causa del suo ampio coinvolgimento (in totale 17 persone sono state accusate di essere coinvolti nella cospirazione, in base a delle impronte digitali trovate a casa di Charis), all’inizio ha smentito il suo essere membro del gruppo. Ma dopo il recente arresto dei nostri due fratelli, il suo orgoglio e il suo onore di ribelle lo hanno condotto a rivendicare la responsabilità politica di far parte della Cospirazione delle Cellule di Fuoco.

Non c’è molto da dire. Noi non siamo soliti parlare al posto dei nostri fratelli, preferiamo parlare direttamente con loro. Al momento gli offriamo il nostro impegno … “Non ritiriamoci … resistiamo, non tentiamo … riusciamo, non mendichiamo … rapiniamo, non scompariamo … bruciamo, non aspettiamo … guardiamo avanti … La cospirazione non sarà mai fermata, perché essa non è solo un gruppo, piuttosto è un flusso di idee e le idee non possono essere arrestate … Il giorno non è ancora segnato nel nostro diario. Ogni mese, ogni settimana, ogni giorno rimane ancora utilizzabile. Uno di questi giorni sarà segnato da un sorriso, il sorriso del nostro incontro per il resto della NOSTRA avventura …”

p.s. 1

Noi ci stiamo muovendo costantemente, all’intonazione e al ritmo del suono del nostro battito del cuore. L’intero gruppo come un solo corpo, un’anima … Questa è per noi la rivoluzione …”

Dal momento che tutto continua, noi affermiamo che da oggi ed a seguire il Gruppo Rivoluzionario della Cospirazione delle Cellule di Fuoco si esprimerà attraverso due gruppi indipendenti e sullo stesso piano.

Uno formato da quelli tra noi che si descrivono come l’insieme dei fuorilegge del gruppo, e un altro formato dall’insieme dei membri imprigionati del gruppo (Gerasimos Tsakalos, Panos Argyros, Charis Hatzmichelakis), insieme a qualsiasi compagno prigioniero che vorrà condividere i nostri valori ed i nostri principi.

Da adesso, le loro parole sono le nostre parole, mentre le loro decisioni rappresentano noi tutti. Noi faremo il meglio per ripagare le loro aspettative e la loro fiducia della quale noi siamo onorati…

PER LA COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO

PER LA RIVOLUZIONE

GRUPPO DEI FUORILEGGE C.C.F

I) Tregua? Mai e da nessuna parte.

“Armati e sii violento, piuttosto violento, fai esplodere tutto. Ricordati che ogni azione violenta contro i promotori dell’ineguaglianza, è assolutamente giustificata a causa del tempo infinito durante il quale noi l’abbiamo accettata. Armati e lotta contro lo stato terrorista – brucia, cospira, sabota, e sii violento, meravigliosamente violento, fisicamente violento, deliberatamente violento.”

Mauricio Morales ( guerrigliero urbano ucciso in Cile )

Per gridare forte con il linguaggio internazionale della rivoluzione. Dove le parole sono pronunciate diversamente, ma in un panorama comune senza padroni e schiavi, senza la tirannia della merce e delle immagini a governarci. Le nostre voci diventano vento per viaggiare dove la rivolta cospira. Dai quartieri di Buenos Aires alle notti di Atene, Salonicco, alle città del Cile e del Messico, passando per le strade della Francia e del Belgio. Innalziamo i nostri pugni al cielo in un continuo saluto tra i ribelli di questo mondo e tutti quelli che lo combattono. Per un addio ai guerriglieri che ci hanno “lasciato” anzitempo, a Lambros Foundas ( membro di Lotta Rivoluzionaria), a Mauricio Morales e a tutti i compagni deceduti prima del tempo a causa del costo della pericolosa bellezza della lotta armata. In queste giornate di fuoco tra le tenebre, non siamo soli. Abbiamo sempre dalla nostra parte i fratelli imprigionati, quelli che sono stati catturati durante il conflitto contro il nemico e che hanno issato una volta ancora il loro onore e la loro dignità a dispetto della paura della prigione. Un saluto ai compagni prigionieri e un promemoria ai secondini e ai direttori delle prigioni “Nessun degno prigioniero è da solo …”

NULLA MENO CHE IL TUTTO

LOTTA ARMATA PER LA RIVOLUZIONE

II) Il militante anarchico, la nuova guerriglia urbana, il Gruppo Rivoluzionario Cospirazione delle Cellule di Fuoco

Negli ultimi anni, la Grecia ha sviluppato una condizione che rende impossibile qualsiasi regresso. Il radicale sentimento antiautoritario, inteso come massima espressione del nemico interno, ha gettato definitivamente nella spazzatura della storia la logica marxista e il riformismo di sinistra. Il nemico interno antiautoritario, nonostante le sue contraddizioni, debolezze e internalizzazione, è presente nello spettro dell’insurrezione. Dai manifesti ai cortei, dai sabotaggi violenti alle rapine a mano armata, dagli attacchi con le bombe agli omicidi politici.

Questo è il clima di un’era nata nel fuoco all’interno della quale il GR Cospirazione delle Cellule di Fuoco ha preso vita e colpisce. Dopo circa 3 anni di azione tenace, più di 200 attacchi incendiari ed esplosivi, continuiamo a credere che le nostre azioni siano solo una goccia nell’oceano rispetto all’immensità del nostro desiderio di rivoluzione.

La cospirazione nasce da una nuova ondata di anarchismo rivoluzionario che ha invaso dinamicamente i confini del conflitto e del cambiamento sociale. Attraverso i bersagli delle azioni e le nostre rivendicazioni, ci siamo trovati ad esser parte di quell’anarchismo militante della nuova guerriglia urbana, che ha criticato l’incessante tirannia armata di chi sta al vertice e i compromessi di chi è relegato ai margini.

Gli obiettivi che sono stati colpiti, autosaloni, banche, dipartimenti di polizia, compagnie di sicurezza, sedi politiche, il parlamento, le chiese, i tribunali, le prigioni, le ambasciate … sono per noi solo edifici dove collochiamo cariche esplosive, essi dopo il danno vengono ricostruiti con più telecamere, più sicurezza e sembrano sempre di più inespugnabili. Accanto alla propaganda dei media che nasconde alcuni attacchi coprendoli con un velo di silenzio, altri li tratta forzatamente (bombe, omicidi politici) ma li depoliticizza diffamandoli. Allo stesso tempo, usando la comprensione dello spettacolo, essi si attrezzano inserendo tali notizie tra una pubblicità di un nuovo detersivo per piatti ed un reality, facendole divenire un prodotto neutrale di un’informazione sorda.

Per questa ragione, il nostro obiettivo principale non sono solo le entrate malsicure, le pareti degli uffici e le finestre dei negozi, ma il bombardamento e il sabotaggio delle relazioni sociali che li rendono accettabili come simboli del potere.

III) La tendenza antisociale e la complicità della società

Dunque, noi apparteniamo alla tendenza antisociale dell’anarchia, che non è solo in opposizione allo stato ma anche alla società, perché troviamo che l’autorità non fa solo affidamento sulla forza e sui messaggi dettati dall’ordinamento statale, ma anche sul compromesso, l’accettazione e la rassegnazione di una massa silente, che ha imparato a gioire dei successi della nazionale o della propria squadra, a cambiare umore in base al pulsante del telecomando, ad innamorarsi di vetrine e falsi modelli, avendo solo cura di se stessa e chiudendo gli occhi dinnanzi alla mancanza di una vita autentica.

Questa massa di cittadini compiacenti si smuove dal divano solo quando il calore delle loro piccole proprietà è minacciato.

La crisi economica in Grecia e le sue conseguenze stanno già formando un nuovo tipo di cannibalismo sociale. L’esplosione sociale, eruttata dalla maggioranza dei lavoratori, reclama solo le richieste finanziarie dei propri sindacati. Spesso ogni protesta (autotrasportatori in sciopero, porti bloccati dai portuali ecc) causa un breve cortocircuito e un malcontento sociale tra gli altri lavoratori. Ovviamente questo scenario cambia spesso e quelli che sono adesso per strada -“a reclamare un futuro per essi”- oppongono resistenza contro gli altri che vogliono scioperare per le loro richieste (ad esempio: autotrasportatori contro blocchi rurali, cittadini contro dipendenti pubblici in sciopero, genitori contro insegnanti in sciopero, ecc). Tutte queste proteste sociali impoveriscono il nostro linguaggio e la nostra coscienza, reclamando uno stato migliore, un lavoro migliore, un’educazione migliore, una salute migliore, ma non hanno mai il coraggio di incidere sul problema che non siamo semplicemente più o meno poveri di ieri, ma che viviamo in un modo che non ci rappresenta. Venendo umiliati dagli ordini di qualsiasi capo, i nostri desideri sono riflessi nell’immagine di una finestra, la nostra disobbedienza è imprigionata dalla polizia, la gioia viene trasformata in un prodotto negli scintillanti banconi del supermercato, l’espressione perde la sua faccia sotto la maschera della pretesa, il contatto è un bottone sulla tastiera di fronte a un freddo schermo di computer. Tutte queste perdite sono qualcosa di peggio rispetto ad una semplice protesta per una manciata di euro. Esse meritano il nostro incondizionato impegno nella nuova guerriglia urbana.

La nuova guerriglia urbana è la rivendicazione della nostra esistenza, la nostra adesione alla parte autentica della vita, la difficoltà e la brutta situazione insite in una società che ha venduto ogni traccia di coscienza.

Oggi ognuno pensa per sé, trasformando la propria frustrazione nel cinismo e nell’indifferenza e l’unica cosa che conta è il come potrà accomodarsi ad ogni costo. L’autorità gioca bene la sua tattica del “divide et impera”, perché ha un debole nemico.

Quando il suo rivale è la società degenerata dove la realtà fittizia dei reality show la impegna più della vita reale, nessun tentativo di dividere è necessario, perché la società è già divisa tra le rate libere della gioia consumistica e nuove ipoteche di illusioni piccolo-borghesi.

E la vita? La vita adesso è assente da questa città, adesso c’è solo il rumore delle automobili, le voci giornaliere di spot e immagini che ci bombardano tutto il giorno.

Noi crediamo che la coscienza di classe sia morta e sepolta sotto la fondazione della civilizzazione moderna. Chiunque parli adesso della guerra di classe si rifà a qualcosa di passato. Ci spieghiamo per non essere fraintesi. Siccome ovviamente non viviamo nella gabbia della pura ideologia, sappiamo che l’essenza del sistema risiede nel produrre ingiustizie sociali ed economiche. Per ogni ricco esisteranno sempre molti poveri. Per questo quando diciamo che la lotta di classe è un concetto datato, non vogliamo dire che non ci sono classi sociali, ma crediamo che non vi sia una coscienza di classe. Se dunque gli oppressi e gli sfruttati di questo mondo non capiscono la loro condizione, per resistere e attaccare il palazzo dello zar che li sfrutta, noi non impersoneremo il ruolo del timore popolare.

All’interno delle nostre parole e delle nostre azioni vogliamo evitare la vecchia trappola del pensiero rivoluzionario che insiste in un manicheo approccio storico dove lo stato è il male e gli oppressi sono il bene. Rigettiamo le tabelle predefinite per comprendere le verità senza tempo e le facili conclusioni. Questo non significa che non riconosciamo la posizione cruciale dell’economia come pilastro del sistema. Come possiamo descrivere in termini economici lo sguardo vuoto di un bambino che elemosina ai semafori, le persone che aspettano razioni di cibo, i conti corrente e i tagli dell’energia elettrica, i prestiti, i debiti non saldati, ma soprattutto come non finire intrappolati nella compassione umana senza cercare la responsabilità dell’immobilismo di quelli che soffrono il castigo dell’economia senza reagire.

Perché è un dato di fatto che è l’oppressione quella che tutti sperimentiamo quotidianamente sulla nostra pelle, ma la differenza sta nel che cosa fa ciascuno di noi nei suoi confronti. Qualcuno fischia in maniera disinvolta mentre cambia canale col telecomando, altri incolpano gli immigrati che rubano il lavoro, altri chiedono più polizia, altri sono essi stessi poliziotti e guardie private, altri continuano ad indossare i paraocchi, altri stanno studiando come avere successo e nutrire le illusioni dei propri genitori, altri trovano posti nascosti per dimenticare, come il consumo in Ermou street e Saturdays at Gazi e qualche altro usa la frustrazione come voce e la indossa come un cappotto, mettendo insieme i nuovi piani di sovversione dentro i moderni forni crematori delle metropoli.

Adesso la comprensione ha fallito e le spiegazioni sono alla ricerca della ragione. L’economia non è solo una metodologia scientifica per interpretare il mondo, ma principalmente una relazione sociale basata su un criterio per distinguere le persone. Quando durante gli anni ’90 l’autorità offriva la promessa di un mondo di abbondanza, le voci di protesta dell’epoca si trasformarono nei sorrisi dei consumatori incuranti del fatto che tale felicità è sempre costruita sulle spalle della miseria delle altre persone (la caduta del blocco orientale, immigrazione, guerre civili…). Adesso è il turno dell’uomo occidentale di lottare contro l’impasse della cultura che ha creato. Noi, contro l’oblio delle responsabilità sociali, siamo critici non solo verso il cortocircuito economico del sistema ma anche verso il sistema in quanto tale, e i suoi cittadini. La Cospirazione non parla il linguaggio dell’analisi di classe, ma quello della scelta consapevole di attaccare, della lotta armata e della rivoluzione per la totale sovversione.

Non abbiamo bisogno di vedere i massicci disordini sociali per credere ed essere interessati da qualcosa, perché valutiamo da soli e abbiamo fede nei nostri compagni, inoltre abbiamo la forte convinzione che quella che viviamo non è vita. Questo perché abbiamo rimosso dal nostro vocabolario il presunto soggetto rivoluzionario del proletariato oppresso.

IV) Crisi economica, polarizzazione sociale, la nostra opportunità.

Il visibile diventa presente”

Sicuramente per un altro verso sappiamo che oggi è un periodo di grandi cambiamenti per i ribelli di questo mondo.

Il sistema, così come lo abbiamo già considerato, ha superato il suo cortocircuito e per l’Occidente l’era che prometteva benessere si è conclusa. Il consenso sociale costruito intorno all’idea di consumo e di promesse di una beatitudine materiale si logora dinanzi alle staffilate della crisi economica. La cultura del denaro facile e veloce e della scalata sociale ha il suo corrispettivo in situazioni di regresso sociale. Questa situazione, sia greca che internazionale, conduce e condurrà a conflitti sociali (Francia, Inghilterra, ecc). È inevitabile che all’interno del neutralizzato -fino a ieri- corpo sociale, le condizioni porteranno ad una polarizzazione verso entrambe le conclusioni. In un caso rivivranno gli istinti conservatori di una parte della società (eventi al st. Panteleimon, Attica square, la partecipazione di Chrisi Augi [Golden Down, gruppo greco di estrema destra – ndt] nella commissione cittadina), identificherà la “fonte dei mali” nei più deboli, gli immigrati. Gli stupidi dicono “quelli puzzano”, “portano malattie”, “commettono crimini”, “la loro merce fa chiudere i nostri negozi”, “hanno causato l’abbassamento dei salari”. Questi sono alcuni dei verdetti che i nuovi “salvatori della nazione” hanno già proclamato, per convincere e ottenere il consenso di diverse migliaia di locali oppressi.

Ovviamente, la maggioranza degli immigrati è altrettanto corresponsabile di complicità quando genera tali standard del “greco medio” all’interno della propria comunità dominata da filisteismo, sessismo, crimine organizzato, divisioni etniche e razziali, intolleranza religiosa e fanatismo.

Nell’altro caso, la parte restante della fabbrica sociale si muoverà sul versante delle rivendicazioni sociali. Una gamma variopinta e vivace che include tra le proprie fila: sindacalisti del Pasok, stitici membri del CPG (KKE), moderati di sinistra, cani sciolti, progressisti, anarchici sociali, hooligan e rivoltosi.

Già viviamo in periodi di alta tensione. La polarizzazione e i conflitti sociali sono inevitabili.

La Grecia, continuando nel suo tracollo economico, sarà un grande teatro di conflitti. La questione è quale lato sceglierà ognuno.

Noi, in questo momento, stiamo lontani … ovviamente non stiamo nella fogna conservatrice dei fascisti né nel fronte delle rivendicazioni sociali.

La nostra azione di minoranza ha dichiarato guerra tempo fa senza combattere per migliori stipendi o pensioni, bensì combattendo per una vita migliore e piena di significato, per un autentico senso della realtà.

Questo non significa che noi vogliamo assaporare l’arroganza di una presunta auto-sicurezza. Lungi da questi messaggi, noi semplicemente definiamo la nostra posizione in maniera chiara.

Inoltre, sappiamo che per noi non è sufficiente la sola accademica conoscenza della sofferenza, quanto piuttosto la ricerca di un’azione definitiva contro la miseria.

La ricerca di esperienze.

La ricerca di un’identità individuale e collettiva.

La ricerca di contatti con altre persone fuori dal dogmatismo, puramente teorico, anche proveniente da noi stessi.

Non solidarizziamo con la sofferenza della gente, solidarizziamo con il vigore grazie al quale alcune persone non tollerano la propria sofferenza.

Esattamente a questo punto, punto di tensione e di contraddizioni della polarizzazione sociale, pensiamo che si sia creata la prima frattura nell’ordine delle cose e quel che resta da fare è impadronirsi della comunicazione e compiere un passo in avanti. L’intera situazione, l’impatto della crisi economica smantella la facciata dello stile di vita occidentale, innesca i margini di una pre-reazione, sviluppa nuovi comportamenti e rifiuti di aiuto. Crediamo che c’è e ci sarà una nuova minoranza di persone fuori dal contesto del conservatorismo sociale e del riformismo che, con esperienza o istintività o attraverso la coscienza, rigetteranno in toto l’intera cultura e i valori correnti senza sfociare in uno stupido razzismo, senza stare a rivendicare un miglioramento salariale.

Da questo siamo lontani, mentre è là che vogliamo ritrovare noi stessi. Nel cuore del cambiamento. Tutte le nostre azioni e i nostri scritti sono una prova di un codice comunicativo informale, un sottile filo rosso che viaggia nel vento al fine di unire le più imprevedibili e disperse individualità autonome. Perché non vogliamo nasconderci dietro la definizione di lavoratore, anarchico, povero, immigrato, bensì guardare negli occhi di chi, come individualità ben definita, giudica e viene giudicato attraverso le proprie scelte.

Questo è il più grande piacere della guerriglia urbana. La connessione fra persone diverse, la comunicazione fuori dagli schemi, un gesto di solidarietà e la risposta da uno sconosciuto. Non ci piace contemplare la realtà dalle arroganti montagne di una supposta sicurezza di noi stessi, d’altro campo vogliamo diffondere nella complessità sociale il messaggio di rivolta ed erodere i pilastri degli stereotipi.

Per perderci nel libero fluire dei comportamenti, nel fenomeno della delinquenza giovanile degli esclusi, nella sfida dei disincantati, nel realismo dei disillusi, nel mondo dei prigionieri dignitosi, negli hooligan, nelle sottoculture musicali, nelle scuole, nel lottare al margine dell’intero spettro.

Queste individualità, che non hanno mai partecipato ad una assemblea politica, che non sono mai andate ad un corteo e che non hanno letto la “verità” di Marx o di Bakunin, attraverso un’attitudine quotidiana, attraverso i loro valori, attraverso la propria vita, possono essere più anarchiche dei veri anarchici, più combattive dei professionisti delle lotte.

Il contesto della crisi economica è l’occasione più appropriata per queste individualità attive di partecipare e di esprimersi.

Spostarsi dai margini alla prima linea. Per rivendicare il territorio dei comportamenti genuini che per tanti anni sono stati rinchiusi nella società della rispettabilità e delle apparenze. In questo modo i leader, i ruoli, i poteri grandi e piccoli vengono eliminati.

Perché le guerriglie urbane non sono una qualche élite che detiene la suprema verità. Siamo semplicemente una minoranza che si è armata dei desideri e delle decisioni contro le uniformi blu dei torturatori, contro il macabro abito della tirannia, contro la pace sociale e il silenzio che uccide. Disseminiamo le nostre idee, il nostro modo di agire, i nostri desideri, le nostre “cose buone” e gli “errori”.

E spesso ci “esponiamo” alla consapevole eventualità della morte o della cattura.

Non stiamo indicando il cammino giusto, ne abbiamo solo scelto uno aperto a chiunque.

Abbiamo definitivamente lasciato dietro di noi la lotta di classe. Non abbiamo confidenza con la classe lavoratrice che si inchina al padrone e vuole assomigliargli, mentre allo stesso tempo si rivolta per delle briciole cadute dal suo tavolo.

Questo perché crediamo che la strada della libertà e della dignità sia sempre individuale e non si associ agli stereotipi ed alle etichette.

V) Anarco-individualismo, il concetto della genuinità collettiva

Ciascuno giudica e viene giudicato in base alle sue scelte. Questo perché spesso attraverso i nostri testi definiamo l’anarcoindividualismo come un nuovo modo di comportarsi e un nuovo modello di azione. Questo non significa che non siamo interessati al dialogo con gli altri per comunicare cosa ci rende orgogliosi di camminare ancora in queste strade. Inoltre, con lo stesso fervore ci aspettiamo ogni critica che possa riguardarci, in modo da renderci migliori.

Ma non ci aspettiamo il consenso sociale per fare qualcosa. Non scendiamo a compromessi aspettando che le condizioni “maturino”. Se la società non comprende le nostre idee, allora il problema è nella società. Non resteremo ancora in disparte. In un mondo dove prevale la legge della supremazia della maggioranza, affineremo le nostre critiche adesso e per sempre. Siamo in lotta contro il tempo senza diventare parte di un anonimo consenso impersonale o di un compromesso.

Tuttavia sta alle scelte ed alle iniziative individuali modellare i momenti della vita di ciascuno. Allo stesso tempo siamo convinti che l’individualità sia l’inizio dell’autentica collettività.

Attraverso la comunicazione umana e la cooperazione chiunque capisce, tramite ciò che c’è fuori, meglio se stesso e allo stesso tempo cosa succede intorno.

Nel nostro desiderio di affrontare questo mondo che ci opprime con le sue ostilità, interagiamo con individui liberi e autonomi che cercano la vita in tutta la sua intensità piuttosto che nelle rate mensili. Quest’insieme di persone, combattendo, discutendo, agendo, pensando, si guarda attorno con preoccupazione e il suo sviluppo è il GR Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Una rete illegale di un’azione minoritaria tra compagni, senza capi né adepti, che organizza i propri desideri e pensieri sempre dal lato della rivoluzione. Attraverso le nostre azioni rifiutiamo il monopolio della violenza e delle armi da parte dello stato.

VI) Occhio per occhio.

Ecco perché usiamo spesso il termine terrorismo rivoluzionario, considerando che contro il volto del terrore esercitato dai vertici con la guerra, la povertà, gli incidenti, la polizia, le prigioni, ci dev’essere una risposta con il terrore che provenga da chi è subordinato. E nonostante la violenza della guerriglia di un ordigno esplosivo o di un omicidio politico non possa essere comparata col genocidio e l’omicidio di stato, si tratta comunque di una piccola parte di terrore nel campo nemico. Il fatto che tutti questi bastardi che dominano le nostre vite siano obbligati a girare in veicoli blindati, con un piccolo seguito armato, anche durante le normali uscite, è il minimo prezzo per il mondo da essi creato per governare.

Come rivoluzionari abbiamo sperimentato la perdita dei nostri compagni, la cattura dei nostri fratelli, la caccia da parte dei nostri aguzzini, e adesso è ora che il dolore e l’agonia cambino di campo. Il terrorismo rivoluzionario contribuisce in questo modo e in questa direzione promuovendo la causa rivoluzionaria.

VII) Le azioni non parlano da sole.

Ma le azioni non sono nulla se restano orfane e cieche. Infatti esse guadagnano tutto il loro significato quando vengono rivendicate.

Come Cospirazione non prendiamo la facile via del sotterfugio, ma rivendichiamo sempre le nostre azioni.

Questo, quando abbiamo iniziato ad agire, sembrava inappropriato perché, prima di allora, non c’erano stati gruppi illegali all’interno del movimento antiautoritario greco ad utilizzare una firma precisa e un linguaggio specifico (a parte alcune eccezioni come gli Incendiari Consapevoli, Stella Nera...).

La ragione principale è che c’è ancora la convinzione che “le azioni parlino da sole”, assieme alla paura di essere perseguitati per “far parte di un gruppo armato” in caso di arresto.

Crediamo che nessuna azione possa parlare da sola perché non c’è un sabotaggio rivoluzionario senza il suo corrispettivo testo sovversivo. Specialmente quando all’interno della corrente rivoluzionaria esistono diverse tendenze. Per noi “il teorico che non vive una vita di insurrezione non ha nulla da dire ed i militanti che rifiutano di pensare criticamente non fanno nulla che sia degno di nota”.

Per quanto riguarda il rischio penale, esso è una naturale conseguenza di quel che ciascuno deve mettere in conto prima di dichiarare guerra al sistema, altrimenti non si dovrebbe mai compiere quel passo nel cammino dell’azione rivoluzionaria. Le conseguenze legali non forniscono “indennità” al linguaggio rivoluzionario. L’insieme delle parole e delle azioni viene sempre prima rispetto alle conseguenze legali, come la quintessenza della nostra stessa lotta. E’ così che abbiamo agito come Cospirazione ed è così che continueremo a fare.

VIII) Il giorno in cui non tutti sono tornati…

Il 1 di Novembre due nostri fratelli, Gerasimos Tsakalos e Panagiotis Argyrou, sono stati circondati dalle squadre di polizia DIAS e sono stati arrestati nel centro di Atene. Gli hanno trovato addosso due pistole, cinque riviste, un giubbotto antiproiettile e due pacchi incendiari da inviare all’ambasciata belga e al presidente francese Nicolas Sarkozy.

Erano seguiti dalla consegna di altri due pacchi destinati all’ambasciata messicana e ad Eurojust.

Tutto è cominciato quando un’impiegata di Swift Mail’s, cercando di soddisfare la sua curiosità e di comportarsi da investigatrice per la sicurezza di un ambasciatore, ha aperto il pacco in un eccesso di zelo, con il risultato di una fiammata, senza ferirsi.

Il resto è noto grazie ai notiziari e ai giornali. L’impiegata ha chiamato la polizia e gli sbirri hanno bloccato l’intera area con dozzine di uomini, catturando i nostri compagni.

Sicuramente il gesto dell’impiegata è esposto al senso comune e siamo sicuri che il suo nome non verrà facilmente dimenticato dalla nuova guerriglia urbana.

In merito all’azione stessa, la nostra previsione che la corrispondenza dell’aristocrazia degli ambasciatori non venisse aperta da loro ma dallo staff di addetti dell’ambasciata, ci ha fatto desistere dall’utilizzare il potente esplosivo che abbiamo, sostituito da un minimo quantitativo improvvisato di polvere nera per consegnare un messaggio che non ferisse nessuno.

Avendo anche considerato che i pacchi sarebbero rimasti per un giorno nel deposito delle compagnie e che essi sarebbero stati consegnati il giorno dopo dai corrieri, abbiamo prestato attenzione alla completa sicurezza dell’assemblaggio e al fatto che l’innesco si sarebbe attivato solo con la loro apertura.

Come detto in una precedente rivendicazione, l’azione di una guerriglia urbana e la violenza da essa usata sono dirette solamente contro i teppisti che dominano le nostre vite e contro i loro leali vassalli che abbracciano la religione dell’Ordine legale. Ma quando i padroni riescono a persuadere gli schiavi sul fatto che essi vivono in libertà, allora i significati affrontano la perdita delle coscienze.

Spesso ci scontriamo con le azioni contraddittorie di alcuni impiegati che coincidono con gli interessi delle élite economiche. La smania di sicurezza e di delazione sociale, che certi rigorosi lavoratori sembrano mostrare, mantiene in vita il sistema.

Quindi, in una società dove gli “eroici” cittadini proteggono il denaro di una banca dai banditi, altri chiedono più polizia, alcuni rispettano la legge dei legislatori corrotti, altri segnalano qualsiasi cosa che sia diversa dalla routine quotidiana e altri ancora invocano la punizione esemplare per i ribelli. Noi li contrastiamo, pronti a combattere fino ad una fine amara.

Perché la memoria non è spazzatura e il sangue non è acqua…

IX) Campagna di solidarietà e supporto ai gruppi guerriglieri e ai ribelli imprigionati.

Il nostro giorno verrà, il nostro giorno verrà…”

Bobby Sands

Oggi l’imperativo è iniziare una nuova fase nello sviluppo del pensiero rivoluzionario e dell’azione. Un salto qualitativo che comporterà scelte comuni, distanti centinaia di miglia, fino ad un passo più vicino. Il nostro scopo è la formazione di una rete internazionale informale e antiautoritaria di gruppi guerriglieri e di individualità autonome.

La creazione di una rete in cui i compagni e i gruppi che vi parteciperanno si scambieranno esperienze derivate dall’intero spettro della lotta, da un anarchismo spontaneo, dalla lotta armata, dall’anonimato politico, dalla corrente rivoluzionaria. La linea di partenza di un esteso cerchio di comunicazione, discussione, percezione e riflessione. Lo sforzo di creare una forma che coordinerà le azioni sovversive e gli attacchi a livello internazionale. L’operazione di un laboratorio sperimentale di schemi mediante lo scambio di conoscenza materiale e tecnica nel campo del sabotaggio. L’organizzazione di una solidarietà collettiva per i compagni prigionieri e una sottostruttura di supporto ai ribelli ricercati. La sfida di una scommessa la cui realizzazione è ancora più bella della scommessa stessa…In ogni caso è qualcosa che desideriamo realizzare. Nei prossimi mesi il nostro desiderio sarà confermato con la presentazione di un articolato appello internazionale. Al momento salutiamo i nostri amici, i compagni che conosciamo e che non conosciamo che si organizzano e agiscono da soli o in gruppi di guerriglia.

Allo stesso tempo vogliamo parlare delle nostre perdite, dei fratelli che non ci sono più vicini. Il dovere dei ribelli prigionieri (tra di loro e tra la minoranza dei “detenuti penali” che danno lezioni di dignità ed onore con il loro atteggiamento e le loro lotte) resta un aspetto intrinseco alla lotta radicale. Spesso l’interesse per le “persone all’interno delle galere” cresce quando si sente l’inizio di un caso.

Nel frattempo, gli articoli giornalistici sono scritti con titoli spettacolari del tipo “l’arresto di un’organizzazione” o “lo scontro armato tra terroristi e forze di polizia”. Comunque, consideriamo che dobbiamo parlare ancora dei nostri fratelli imprigionati, sapendo che loro non sono semplicemente dei nomi nei titoli dei telegiornali e dei giornali. Tutti questi compagni hanno una vita propria, un proprio modo di pensare e un viso unico. In passato abbiamo parlato di alcuni nostri compagni riferendoci a loro tramite i loro nomi mentre di altri non li abbiamo mai saputi. Li abbiamo menzionati in maniera frammentaria alla fine di una rivendicazione o o in un urlo lanciato durante gli scontri. Comunque, noi perdiamo la memoria, la connessione, la storia.

Allo stesso tempo stiamo attenti, perché vogliamo evitare di presentare i nostri compagni prigionieri come vittime o come eroi. Al contrario, desideriamo che si crei una comunicazione essenziale con queste persone, per dargli la possibilità di parlare, per scambiare esperienze e cosa più importante fare un grande tentativo per farli rilasciare cosicché stiano di nuovo nelle prime linee della lotta per la rivoluzione. Oltre alle iniziative di solidarietà che già esistono da parte di rivoluzionari ed anarchici, noi ci siamo già schierati nei casi del rilascio dei prigionieri e della distruzione delle prigioni. In un primo tentativo verso questa direzione includiamo la campagna di solidarietà internazionale che abbiamo lanciato.

L’amicizia che ci unisce ad essi, ma anche l’apprezzamento sincero che sentiamo per quelli che non abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente, rimane insoddisfatta guardando queste storie dimenticate in cartelle di documenti penali e articoli di giornali. Le differenti percezioni, sicuramente frutto delle caratteristiche individuali, e la non conoscenza di alcuni a causa delle distanze chilometriche non sono capaci di smentire le cose ovvie. Queste persone non hanno atteso l’azione stando sedute sul divano di casa, ma l’hanno fatta da soli seguendo il cammino della rivoluzione, dove tutto è possibile.

Dunque mandiamo i nostri saluti e un segno di cooperazione ai compagni ribelli della Federazione anarchica informale dell’Italia (FAI informale). La FAI è una rete aperta e decentralizzata di individui che compiono azioni dirette e sabotaggi contro lo stato ed il capitale. La FAI attraverso gli attacchi (collocazione ed invio di ordigni esplosivi a politici, caserme dei carabinieri, tribunali, ecc ) manda un chiaro messaggio alle percezioni e alla pratica dei ribelli anarchici. Allo stesso tempo la FAI ha supportato le lotte dei prigionieri per l’abolizione del regime speciale FIES delle prigioni spagnole, esprimendo solidarietà con attacchi nel territorio spagnolo (inviando due ordigni esplosivi al tribunale di Valencia). La FAI ha inoltre attaccato obiettivi greci come l’ufficio del turismo greco e l’ambasciata greca a Madrid, per dimostrare solidarietà a N. Maziotis nel 1999 (attualmente è imprigionato ed ha rivendicato orgogliosamente, insieme ai compagni K. Gournas e P. Roypa, di appartenere all’organizzazione Lotta Rivoluzionaria). Nelle sue rivendicazioni la FAI promuove un anarchismo ribelle e critica le vecchie organizzazioni e la loro retorica rivoluzionaria non violenta. Allo stesso tempo la FAI ha diffuso una Lettera Aperta (al movimento anarchico) per promuovere l’organizzazione internazionale e la solidarietà. Una scommessa che ancora rimane attuale ed essenziale…

Salutiamo inoltre il gruppo anarchico Cèlulas Autonoms de Revolución Inmediata –Praxedis G.Guerrero e l’Insurrectionalist Earth Liberation Front che attaccano nei territori dello stato messicano. Lì, i compagni usano ordigni autoprodotti colpendo principalmente obiettivi militari (polizia e veicoli polizieschi, ecc). In una rivendicazione per un doppio attacco a un furgone della polizia e ad una scavatrice, l’Insurrectionalist ELF scrive: “Noi non difenderemo gli interessi della “classe lavoratrice” o della classe privilegiata, perché non siamo classisti. Siamo anti-antropocentristi e individualisti. Lottiamo contro questa società, spargendo la guerra antisociale attraverso le nostre azioni. Difendiamo la Terra perché crediamo nel suo completo rispetto. Non difendiamo né i ricchi né i poveri. Lottiamo contro la civilizzazione, per la liberazione totale e della Terra. Che sia chiaro!”.

Al momento, nelle prigioni messicane, Abraham Lopez è incarcerato dal 2009. È accusato di sabotaggi e associazione criminale. Alcune di queste azioni sono state rivendicate dall’ELF. Adrian Magdaleno Gonzales è accusato di attacchi incendiari contro banche e azioni dell’ALF nel 2010. La sua sentenza è di 7 anni di reclusione. Infine Braulio Arturo Duran Gonzales è accusato di diversi attacchi incendiari contro banche e altri obiettivi.

Salutiamo inoltre i compagni in armi in Argentina come la Brigada Luciano Arruga che ha colpito senza pietà le strutture del paese. Questi gruppi di guerriglia armata attaccano stazioni di polizia, espropriano le armi dei poliziotti e fanno delle rapine rivendicandone la responsabilità politica, ed infine realizzano attentato esplosivi contro i simboli del potere.

Mandiamo un grande e appassionato abbraccio a Gabriel Pombo da Silva che è scappato dalle prigioni FIES dello stato spagnolo nel 2004 insieme a José Fernandes Delgado. Nel loro tentativo di passare la frontiera tedesca hanno “incontrato” dei poliziotti e il risultato è stato un conflitto armato (il caso dei 4 di Aachen). In questo momento sono prigionieri in Germania. Gabriel è stato condannato per lo scontro a 13 anni, mentre era già stato prigioniero da quando aveva 24 anni, 14 dei quali passati in isolamento. Il suo compagno José è stato condannato a 14 anni di prigione per lo stesso caso. Gabriel non ha mai abbassato la testa in prigione. Tramite i suoi scritti incendiari e sovversivi ha dichiarato che sarà sempre dalla parte dell’attacco. “Noi siamo quelli che credono che sia arrivato il momento dell’attacco e della distruzione delle cose che non ci servono e che al contrario ci schiavizzano e ci distruggono. In contrasto con l’opinione delle masse, proponiamo una comunità di individui coscienziosi che non cercano un centro…una comunità di gruppi e individui “ai margini” e “contro” il progetto di dominio in tutti i suoi aspetti: economico, tecnologico, politico, sociale, urbanistico, ecc. Compagni, non perdiamo tempo ed energia in discussioni con chi vive di parole e per le parole, l’Azione è nostra!!”. Il compagno, a causa di un’attitudine orgogliosa e intollerante mantenuta durante tutti questi anni di lotta contro le prigioni, è stato spesso bersaglio delle punizioni dell’autorità. Le autorità italiane gli hanno “fatto visita” considerandolo direttamente connesso all’organizzazione ribelle FAI. Inoltre, recentemente ha condotto uno sciopero della fame che s’è trasformato in una campagna internazionale di solidarietà alla quale abbiamo partecipato tramite l’attacco dell’edificio della National Insurance in Syggrou avenue.

Viaggiando per diverse miglia incontriamo Marco Camenisch in Svizzera, arrestato nel 1980 per dei sabotaggi a dei tralicci elettrici e condannato a 10 anni di prigione. Un anno dopo è evaso e ha vissuto in clandestinità per 10 anni. È stato nuovamente arrestato nel 1991 in Italia durante un controllo di routine, che si è trasformato in uno scontro con le forze dell’ordine. Uno sbirro è rimasto ferito ed intanto Marco “sommava” alle sue azioni un altro sabotaggio e l’esecuzione di un altro poliziotto per un vecchio caso.

Inoltre, tre eco-anarchici Silvia Guerini, Luca (Billy) Bernasconi e Costantino Ragusa sono imprigionati in Svizzera, accusati di trasportare e di voler collocare un ordigno esplosivo in un centro di ricerche nanotecnologiche di una grande multinazionale. Sono stati arrestati quando la polizia ha trovato nella loro macchina dell’esplosivo e una rivendicazione. Dentro la prigione hanno continuato a lottare, recentemente hanno fatto uno sciopero della fame.

Attraversando l’Atlantico, arriviamo tra gli scenari di guerra in Cile. Lì, i compagni Marcelo Villarroel e Freddy Fuentevilla sono stati detenuti in una prigione di massima sicurezza in Argentina accusati di trasporto illegale di armi. Essi si erano introdotti clandestinamente nel paese perché il governo cileno li accusa di aver preso parte ad una rapina dove un poliziotto è rimasto ucciso. Lo stato argentino li ha deportati entrambi in Cile. Marcelo, da giovane, ha passato molti anni in prigione. È diventato un guerriero sociale per poi lottare nel Movimiento Lautaro. Ha patito molte torture essendo il prigioniero politico più giovane dell’America Latina. Dopo è diventato membro del gruppo Kamina Libre lottando per i diritti dei prigionieri e contro le prigioni. Questo compagno è considerato dalle autorità cilene come il precursore del “caso bombas” in Cile.

Per il “caso bombas”, 14 persone sono state incriminate ed esse rifiutano questa etichetta. L’intera operazione di polizia, per il loro arresto, si è comportata come nei film. Invadendo centri sociali e abitazioni dei compagni, presa diretta e dichiarazioni politiche riguardo al trionfo della democrazia.

Subito dopo una rivendicazione-manifesto, da parte di gruppi che vivono nell’illegalità, ha dichiarato: “Noi abbiamo collocato le bombe. I nostri obiettivi erano banche, ambasciate, compagnie finanziarie, stazioni di polizia, caserme, chiese, sedi politiche, palestre della classe dominante e tutto ciò che appartiene agli oppressori storici dei lavoratori. Non ci tiriamo indietro, siamo orgogliosi ed è un fatto che la polizia non ci ha presi. Noi siamo la loro sconfitta”.

Esprimiamo la nostra solidarietà a questi gruppi che orgogliosamente e con intolleranza rivendicano le proprie azioni.

Ritornando allo stato “d’acciaio” tedesco, troviamo Thomas Meyer-Falk, in prigione dal 1996. È accusato di una rapina in banca per finanziare azioni politiche. Lo stato tedesco si è vendicato mettendolo in isolamento per anni. La sua posta è controllata e deve restare 23 ore in cella. Ha dichiarato: “se l’isolamento è un attacco alla dignità umana; passare più di 7 anni in isolamento non è certamente facile, ma la mia mente è lucida e la solidarietà da fuori mi aiuta e mi fa stare bene”.

Thomas ha avuto un comportamento aggressivo nei confronti della corte, difendendo le sue idee e rifiutando di ritrattare. La corte d’appello nel 2007 ha rifiutato il suo rilascio prima dei termini ( ha già scontato 2/3 della pena) considerandolo pericoloso.

Infine nei Balcani troviamo il 23enne Jock Palfreeman che ha avuto il coraggio di affrontare 16 neonazisti a Sofia (Bulgaria) quando ha visto che questi stavano attaccando un giovane rom. Ha usato un coltello per respingerli, ma lo hanno attaccato. Nella lotta che si è scatenata, ha ucciso un fascista e ne ha ferito un altro. La corta lo ha condannato a 20 anni di prigione.

In Russia e nella vicina Bielorussia i compagni sono organizzati e attaccano, creando strutture di capovolgimento e partecipando ad azioni di sabotaggio. Mandiamo a loro la nostra solidarietà per le persecuzioni e l’imprigionamento col quale lo stato russo si vendica.

Ovviamente in questo breve viaggio nella memoria, non dimentichiamo di rendere onore e solidarietà a una persona che ha fatto la storia dei gruppi guerriglieri in Spagna come membro del MIL e in Francia come membro di Action Directe. Parliamo del combattente Jean Marc Rouillan che, tramite le sue azioni e i suoi scritti dentro e fuori le prigioni, non ha ceduto di un passo nei confronti del nemico. Gli mandiamo il nostro rispetto e citiamo una sua frase in merito allo speciale significato dei punti vulnerabili e “intimi” dei circoli sovversivi: “Nei salotti della protesta, pieni di etichette ideologiche tanto grandi da essere trascinate a terra come stracci che assorbono la scia delle fogne, essi preferiscono i rivoluzionari d’altri tempi. O anche i ribelli di altri continenti, specialmente se dislocati nel tropicale Sud America. I tartufi si mascherano per evitare di sostenere le lotte combattute qui, evitando di rischiare qualcosa, evitando le richieste relative ai propri obiettivi, la loro eterna tiepidezza, il subdolo tradimento che sgocciola il loro veleno quotidiano”.

Ultima stazione nel territorio greco. Diversi ribelli anarchici e rispettabili “detenuti penali” sperimentano “l’ospitalità” delle prigioni greche.

Comunque, essi non chinano la testa perché non hanno dimenticato il fumo delle fiamme durante le rivolte. Vogliamo salutare il ribelle anarchico Giannis Skouloudis che è stato arrestato per attacchi incendiari contro un veicolo della National Electrical Company. Giannis è dalla parte degli autentici rivoluzionari che hanno appiccato il fuoco nelle notti di Salonicco. Egli ha avuto la dignità e la forza di rivendicare la responsabilità per quell’azione senza mostrare il minimo segno di pentimento alle autorità investigative.

Insieme a Giannis per gli stessi casi di obiettivi polizieschi,ci sono altri 4 compagni, D. Dimtsiadis, P. Tzifkas, D. Fessas e M. Tsilianidis. Questi quattro non hanno mai ritrattato le proprie idee politiche, né hanno fatto ricorso a trucchi legali o scappatoie retoriche. Hanno scelto di darsi alla clandestinità, scegliendo l’illegalità per rimanere in prima linea nella battaglia per la rivoluzione. Hanno attaccato il tribunale di Salonicco, continuano con gli attacchi incendiari e hanno organizzato un incontro di protesta fuori la prigione di Aulona dove Giannis è rinchiuso insieme al ribelle anarchico Panagiotis Masouras. Panagiotis è uno dei pochi ribelli accusati per appartenere alla nostra organizzazione (per lo stesso caso è accusata l’anarchica K. Karakatsani che è rinchiusa nella prigione femminile di Elaiona). Mandiamo a Panagiotis la nostra più grande Amicizia e il nostro Rispetto.

Nel nostro viaggio “iper siberiano” nelle prigioni della democrazia con la fermata più vicina nella corte d’appello per l’anarchico Giannis Dimitrakis (rapina in banca) e nella corte per il caso del Gruppo Rivoluzionario Cospirazione delle Cellule di Fuoco, possibilmente non menzioneremo molti visi o nomi, ma non li dimentichiamo mai. Comunque i compagni ricordano, ovunque siano, a Malandrino, Koridallos, Aulona o nelle oscure tenebre dell’illegalità, in ogni incendio o corteo, lo sguardo dei nostri occhi rivolto ad un cielo comune. E la sua alba è la nostra vittoria. Il nostro giorno verrà…

Per tutte queste ragioni e come un minimo contributo all’attacco e alla solidarietà, rivendichiamo la responsabilità per l’invio di 14 plichi incendiari ai seguenti obiettivi:

Ambasciata del Belgio

Ambasciata del Messico

Ambasciata del Cile

Ambasciata della Germania

Ambasciata della Francia

Ambasciata della Svizzera

Ambasciata della Bulgaria

Ambasciata della Russia

Al cancelliere tedesco Angela Merkel

Al primo ministro italiano Silvio Berlusconi

Al presidente francese Nicolas Sarkozy

Alla Corte europea

Ad Eurojust

Ad Europol

Cospirazione delle Cellule di Fuoco

25.11.2010

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