Comunicato della Cospirazione delle Cellule di Fuoco del 25 novembre 2010

Comunicato sui compagni arrestati


a cura di Culmine / Cenere

traduzione dall’inglese: cenere

Attualmente tre nostri fratelli, tre membri del nostro gruppo, sono prigionieri nelle galere della democrazia greca. La loro assenza dal nostro lato non può essere rettificata dal testo di un comunicato. Le parole sembrano disperatamente qualcosa di piccolo ed insignificante rispetto all’intensità delle situazioni e delle emozioni che noi condividiamo con loro.

Ma anche durante questi momenti, quando le pareti e le sbarre della galera sorgono attorno a noi, nulla cambia …

Gerasimos Tsakalos, Panagiotis Argyrou e Charis Hatzmichelakis grazie ad un comportamento intransigente ed all’assunzione della loro responsabilità come membri della cospirazione, ci danno il segnale per continuare le ostilità. Nel loro orgoglio ritroviamo il nostro orgoglio e nei loro sorrisi i nostri sorrisi.

Panagiotis e Gerasimos, due tra i più leali e dignitosi ribelli, durante l’ultimo anno e mezzo hanno passato il confine dell’illegalità, compiendo una scelta di costante lotta contro il sistema e i suoi sfruttatori.

Charis è imprigionato da un anno e mezzo, considerato un bersaglio dalla polizia a causa del suo ampio coinvolgimento (in totale 17 persone sono state accusate di essere coinvolti nella cospirazione, in base a delle impronte digitali trovate a casa di Charis), all’inizio ha smentito il suo essere membro del gruppo. Ma dopo il recente arresto dei nostri due fratelli, il suo orgoglio e il suo onore di ribelle lo hanno condotto a rivendicare la responsabilità politica di far parte della Cospirazione delle Cellule di Fuoco.

Non c’è molto da dire. Noi non siamo soliti parlare al posto dei nostri fratelli, preferiamo parlare direttamente con loro. Al momento gli offriamo il nostro impegno … “Non ritiriamoci … resistiamo, non tentiamo … riusciamo, non mendichiamo … rapiniamo, non scompariamo … bruciamo, non aspettiamo … guardiamo avanti … La cospirazione non sarà mai fermata, perché essa non è solo un gruppo, piuttosto è un flusso di idee e le idee non possono essere arrestate … Il giorno non è ancora segnato nel nostro diario. Ogni mese, ogni settimana, ogni giorno rimane ancora utilizzabile. Uno di questi giorni sarà segnato da un sorriso, il sorriso del nostro incontro per il resto della NOSTRA avventura …”

p.s. 1

Noi ci stiamo muovendo costantemente, all’intonazione e al ritmo del suono del nostro battito del cuore. L’intero gruppo come un solo corpo, un’anima … Questa è per noi la rivoluzione …”

Dal momento che tutto continua, noi affermiamo che da oggi ed a seguire il Gruppo Rivoluzionario della Cospirazione delle Cellule di Fuoco si esprimerà attraverso due gruppi indipendenti e sullo stesso piano.

Uno formato da quelli tra noi che si descrivono come l’insieme dei fuorilegge del gruppo, e un altro formato dall’insieme dei membri imprigionati del gruppo (Gerasimos Tsakalos, Panos Argyros, Charis Hatzmichelakis), insieme a qualsiasi compagno prigioniero che vorrà condividere i nostri valori ed i nostri principi.

Da adesso, le loro parole sono le nostre parole, mentre le loro decisioni rappresentano noi tutti. Noi faremo il meglio per ripagare le loro aspettative e la loro fiducia della quale noi siamo onorati…

PER LA COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO

PER LA RIVOLUZIONE

GRUPPO DEI FUORILEGGE C.C.F

I) Tregua? Mai e da nessuna parte.

“Armati e sii violento, piuttosto violento, fai esplodere tutto. Ricordati che ogni azione violenta contro i promotori dell’ineguaglianza, è assolutamente giustificata a causa del tempo infinito durante il quale noi l’abbiamo accettata. Armati e lotta contro lo stato terrorista – brucia, cospira, sabota, e sii violento, meravigliosamente violento, fisicamente violento, deliberatamente violento.”

Mauricio Morales ( guerrigliero urbano ucciso in Cile )

Per gridare forte con il linguaggio internazionale della rivoluzione. Dove le parole sono pronunciate diversamente, ma in un panorama comune senza padroni e schiavi, senza la tirannia della merce e delle immagini a governarci. Le nostre voci diventano vento per viaggiare dove la rivolta cospira. Dai quartieri di Buenos Aires alle notti di Atene, Salonicco, alle città del Cile e del Messico, passando per le strade della Francia e del Belgio. Innalziamo i nostri pugni al cielo in un continuo saluto tra i ribelli di questo mondo e tutti quelli che lo combattono. Per un addio ai guerriglieri che ci hanno “lasciato” anzitempo, a Lambros Foundas ( membro di Lotta Rivoluzionaria), a Mauricio Morales e a tutti i compagni deceduti prima del tempo a causa del costo della pericolosa bellezza della lotta armata. In queste giornate di fuoco tra le tenebre, non siamo soli. Abbiamo sempre dalla nostra parte i fratelli imprigionati, quelli che sono stati catturati durante il conflitto contro il nemico e che hanno issato una volta ancora il loro onore e la loro dignità a dispetto della paura della prigione. Un saluto ai compagni prigionieri e un promemoria ai secondini e ai direttori delle prigioni “Nessun degno prigioniero è da solo …”

NULLA MENO CHE IL TUTTO

LOTTA ARMATA PER LA RIVOLUZIONE

II) Il militante anarchico, la nuova guerriglia urbana, il Gruppo Rivoluzionario Cospirazione delle Cellule di Fuoco

Negli ultimi anni, la Grecia ha sviluppato una condizione che rende impossibile qualsiasi regresso. Il radicale sentimento antiautoritario, inteso come massima espressione del nemico interno, ha gettato definitivamente nella spazzatura della storia la logica marxista e il riformismo di sinistra. Il nemico interno antiautoritario, nonostante le sue contraddizioni, debolezze e internalizzazione, è presente nello spettro dell’insurrezione. Dai manifesti ai cortei, dai sabotaggi violenti alle rapine a mano armata, dagli attacchi con le bombe agli omicidi politici.

Questo è il clima di un’era nata nel fuoco all’interno della quale il GR Cospirazione delle Cellule di Fuoco ha preso vita e colpisce. Dopo circa 3 anni di azione tenace, più di 200 attacchi incendiari ed esplosivi, continuiamo a credere che le nostre azioni siano solo una goccia nell’oceano rispetto all’immensità del nostro desiderio di rivoluzione.

La cospirazione nasce da una nuova ondata di anarchismo rivoluzionario che ha invaso dinamicamente i confini del conflitto e del cambiamento sociale. Attraverso i bersagli delle azioni e le nostre rivendicazioni, ci siamo trovati ad esser parte di quell’anarchismo militante della nuova guerriglia urbana, che ha criticato l’incessante tirannia armata di chi sta al vertice e i compromessi di chi è relegato ai margini.

Gli obiettivi che sono stati colpiti, autosaloni, banche, dipartimenti di polizia, compagnie di sicurezza, sedi politiche, il parlamento, le chiese, i tribunali, le prigioni, le ambasciate … sono per noi solo edifici dove collochiamo cariche esplosive, essi dopo il danno vengono ricostruiti con più telecamere, più sicurezza e sembrano sempre di più inespugnabili. Accanto alla propaganda dei media che nasconde alcuni attacchi coprendoli con un velo di silenzio, altri li tratta forzatamente (bombe, omicidi politici) ma li depoliticizza diffamandoli. Allo stesso tempo, usando la comprensione dello spettacolo, essi si attrezzano inserendo tali notizie tra una pubblicità di un nuovo detersivo per piatti ed un reality, facendole divenire un prodotto neutrale di un’informazione sorda.

Per questa ragione, il nostro obiettivo principale non sono solo le entrate malsicure, le pareti degli uffici e le finestre dei negozi, ma il bombardamento e il sabotaggio delle relazioni sociali che li rendono accettabili come simboli del potere.

III) La tendenza antisociale e la complicità della società

Dunque, noi apparteniamo alla tendenza antisociale dell’anarchia, che non è solo in opposizione allo stato ma anche alla società, perché troviamo che l’autorità non fa solo affidamento sulla forza e sui messaggi dettati dall’ordinamento statale, ma anche sul compromesso, l’accettazione e la rassegnazione di una massa silente, che ha imparato a gioire dei successi della nazionale o della propria squadra, a cambiare umore in base al pulsante del telecomando, ad innamorarsi di vetrine e falsi modelli, avendo solo cura di se stessa e chiudendo gli occhi dinnanzi alla mancanza di una vita autentica.

Questa massa di cittadini compiacenti si smuove dal divano solo quando il calore delle loro piccole proprietà è minacciato.

La crisi economica in Grecia e le sue conseguenze stanno già formando un nuovo tipo di cannibalismo sociale. L’esplosione sociale, eruttata dalla maggioranza dei lavoratori, reclama solo le richieste finanziarie dei propri sindacati. Spesso ogni protesta (autotrasportatori in sciopero, porti bloccati dai portuali ecc) causa un breve cortocircuito e un malcontento sociale tra gli altri lavoratori. Ovviamente questo scenario cambia spesso e quelli che sono adesso per strada -“a reclamare un futuro per essi”- oppongono resistenza contro gli altri che vogliono scioperare per le loro richieste (ad esempio: autotrasportatori contro blocchi rurali, cittadini contro dipendenti pubblici in sciopero, genitori contro insegnanti in sciopero, ecc). Tutte queste proteste sociali impoveriscono il nostro linguaggio e la nostra coscienza, reclamando uno stato migliore, un lavoro migliore, un’educazione migliore, una salute migliore, ma non hanno mai il coraggio di incidere sul problema che non siamo semplicemente più o meno poveri di ieri, ma che viviamo in un modo che non ci rappresenta. Venendo umiliati dagli ordini di qualsiasi capo, i nostri desideri sono riflessi nell’immagine di una finestra, la nostra disobbedienza è imprigionata dalla polizia, la gioia viene trasformata in un prodotto negli scintillanti banconi del supermercato, l’espressione perde la sua faccia sotto la maschera della pretesa, il contatto è un bottone sulla tastiera di fronte a un freddo schermo di computer. Tutte queste perdite sono qualcosa di peggio rispetto ad una semplice protesta per una manciata di euro. Esse meritano il nostro incondizionato impegno nella nuova guerriglia urbana.

La nuova guerriglia urbana è la rivendicazione della nostra esistenza, la nostra adesione alla parte autentica della vita, la difficoltà e la brutta situazione insite in una società che ha venduto ogni traccia di coscienza.

Oggi ognuno pensa per sé, trasformando la propria frustrazione nel cinismo e nell’indifferenza e l’unica cosa che conta è il come potrà accomodarsi ad ogni costo. L’autorità gioca bene la sua tattica del “divide et impera”, perché ha un debole nemico.

Quando il suo rivale è la società degenerata dove la realtà fittizia dei reality show la impegna più della vita reale, nessun tentativo di dividere è necessario, perché la società è già divisa tra le rate libere della gioia consumistica e nuove ipoteche di illusioni piccolo-borghesi.

E la vita? La vita adesso è assente da questa città, adesso c’è solo il rumore delle automobili, le voci giornaliere di spot e immagini che ci bombardano tutto il giorno.

Noi crediamo che la coscienza di classe sia morta e sepolta sotto la fondazione della civilizzazione moderna. Chiunque parli adesso della guerra di classe si rifà a qualcosa di passato. Ci spieghiamo per non essere fraintesi. Siccome ovviamente non viviamo nella gabbia della pura ideologia, sappiamo che l’essenza del sistema risiede nel produrre ingiustizie sociali ed economiche. Per ogni ricco esisteranno sempre molti poveri. Per questo quando diciamo che la lotta di classe è un concetto datato, non vogliamo dire che non ci sono classi sociali, ma crediamo che non vi sia una coscienza di classe. Se dunque gli oppressi e gli sfruttati di questo mondo non capiscono la loro condizione, per resistere e attaccare il palazzo dello zar che li sfrutta, noi non impersoneremo il ruolo del timore popolare.

All’interno delle nostre parole e delle nostre azioni vogliamo evitare la vecchia trappola del pensiero rivoluzionario che insiste in un manicheo approccio storico dove lo stato è il male e gli oppressi sono il bene. Rigettiamo le tabelle predefinite per comprendere le verità senza tempo e le facili conclusioni. Questo non significa che non riconosciamo la posizione cruciale dell’economia come pilastro del sistema. Come possiamo descrivere in termini economici lo sguardo vuoto di un bambino che elemosina ai semafori, le persone che aspettano razioni di cibo, i conti corrente e i tagli dell’energia elettrica, i prestiti, i debiti non saldati, ma soprattutto come non finire intrappolati nella compassione umana senza cercare la responsabilità dell’immobilismo di quelli che soffrono il castigo dell’economia senza reagire.

Perché è un dato di fatto che è l’oppressione quella che tutti sperimentiamo quotidianamente sulla nostra pelle, ma la differenza sta nel che cosa fa ciascuno di noi nei suoi confronti. Qualcuno fischia in maniera disinvolta mentre cambia canale col telecomando, altri incolpano gli immigrati che rubano il lavoro, altri chiedono più polizia, altri sono essi stessi poliziotti e guardie private, altri continuano ad indossare i paraocchi, altri stanno studiando come avere successo e nutrire le illusioni dei propri genitori, altri trovano posti nascosti per dimenticare, come il consumo in Ermou street e Saturdays at Gazi e qualche altro usa la frustrazione come voce e la indossa come un cappotto, mettendo insieme i nuovi piani di sovversione dentro i moderni forni crematori delle metropoli.

Adesso la comprensione ha fallito e le spiegazioni sono alla ricerca della ragione. L’economia non è solo una metodologia scientifica per interpretare il mondo, ma principalmente una relazione sociale basata su un criterio per distinguere le persone. Quando durante gli anni ’90 l’autorità offriva la promessa di un mondo di abbondanza, le voci di protesta dell’epoca si trasformarono nei sorrisi dei consumatori incuranti del fatto che tale felicità è sempre costruita sulle spalle della miseria delle altre persone (la caduta del blocco orientale, immigrazione, guerre civili…). Adesso è il turno dell’uomo occidentale di lottare contro l’impasse della cultura che ha creato. Noi, contro l’oblio delle responsabilità sociali, siamo critici non solo verso il cortocircuito economico del sistema ma anche verso il sistema in quanto tale, e i suoi cittadini. La Cospirazione non parla il linguaggio dell’analisi di classe, ma quello della scelta consapevole di attaccare, della lotta armata e della rivoluzione per la totale sovversione.

Non abbiamo bisogno di vedere i massicci disordini sociali per credere ed essere interessati da qualcosa, perché valutiamo da soli e abbiamo fede nei nostri compagni, inoltre abbiamo la forte convinzione che quella che viviamo non è vita. Questo perché abbiamo rimosso dal nostro vocabolario il presunto soggetto rivoluzionario del proletariato oppresso.

IV) Crisi economica, polarizzazione sociale, la nostra opportunità.

Il visibile diventa presente”

Sicuramente per un altro verso sappiamo che oggi è un periodo di grandi cambiamenti per i ribelli di questo mondo.

Il sistema, così come lo abbiamo già considerato, ha superato il suo cortocircuito e per l’Occidente l’era che prometteva benessere si è conclusa. Il consenso sociale costruito intorno all’idea di consumo e di promesse di una beatitudine materiale si logora dinanzi alle staffilate della crisi economica. La cultura del denaro facile e veloce e della scalata sociale ha il suo corrispettivo in situazioni di regresso sociale. Questa situazione, sia greca che internazionale, conduce e condurrà a conflitti sociali (Francia, Inghilterra, ecc). È inevitabile che all’interno del neutralizzato -fino a ieri- corpo sociale, le condizioni porteranno ad una polarizzazione verso entrambe le conclusioni. In un caso rivivranno gli istinti conservatori di una parte della società (eventi al st. Panteleimon, Attica square, la partecipazione di Chrisi Augi [Golden Down, gruppo greco di estrema destra – ndt] nella commissione cittadina), identificherà la “fonte dei mali” nei più deboli, gli immigrati. Gli stupidi dicono “quelli puzzano”, “portano malattie”, “commettono crimini”, “la loro merce fa chiudere i nostri negozi”, “hanno causato l’abbassamento dei salari”. Questi sono alcuni dei verdetti che i nuovi “salvatori della nazione” hanno già proclamato, per convincere e ottenere il consenso di diverse migliaia di locali oppressi.

Ovviamente, la maggioranza degli immigrati è altrettanto corresponsabile di complicità quando genera tali standard del “greco medio” all’interno della propria comunità dominata da filisteismo, sessismo, crimine organizzato, divisioni etniche e razziali, intolleranza religiosa e fanatismo.

Nell’altro caso, la parte restante della fabbrica sociale si muoverà sul versante delle rivendicazioni sociali. Una gamma variopinta e vivace che include tra le proprie fila: sindacalisti del Pasok, stitici membri del CPG (KKE), moderati di sinistra, cani sciolti, progressisti, anarchici sociali, hooligan e rivoltosi.

Già viviamo in periodi di alta tensione. La polarizzazione e i conflitti sociali sono inevitabili.

La Grecia, continuando nel suo tracollo economico, sarà un grande teatro di conflitti. La questione è quale lato sceglierà ognuno.

Noi, in questo momento, stiamo lontani … ovviamente non stiamo nella fogna conservatrice dei fascisti né nel fronte delle rivendicazioni sociali.

La nostra azione di minoranza ha dichiarato guerra tempo fa senza combattere per migliori stipendi o pensioni, bensì combattendo per una vita migliore e piena di significato, per un autentico senso della realtà.

Questo non significa che noi vogliamo assaporare l’arroganza di una presunta auto-sicurezza. Lungi da questi messaggi, noi semplicemente definiamo la nostra posizione in maniera chiara.

Inoltre, sappiamo che per noi non è sufficiente la sola accademica conoscenza della sofferenza, quanto piuttosto la ricerca di un’azione definitiva contro la miseria.

La ricerca di esperienze.

La ricerca di un’identità individuale e collettiva.

La ricerca di contatti con altre persone fuori dal dogmatismo, puramente teorico, anche proveniente da noi stessi.

Non solidarizziamo con la sofferenza della gente, solidarizziamo con il vigore grazie al quale alcune persone non tollerano la propria sofferenza.

Esattamente a questo punto, punto di tensione e di contraddizioni della polarizzazione sociale, pensiamo che si sia creata la prima frattura nell’ordine delle cose e quel che resta da fare è impadronirsi della comunicazione e compiere un passo in avanti. L’intera situazione, l’impatto della crisi economica smantella la facciata dello stile di vita occidentale, innesca i margini di una pre-reazione, sviluppa nuovi comportamenti e rifiuti di aiuto. Crediamo che c’è e ci sarà una nuova minoranza di persone fuori dal contesto del conservatorismo sociale e del riformismo che, con esperienza o istintività o attraverso la coscienza, rigetteranno in toto l’intera cultura e i valori correnti senza sfociare in uno stupido razzismo, senza stare a rivendicare un miglioramento salariale.

Da questo siamo lontani, mentre è là che vogliamo ritrovare noi stessi. Nel cuore del cambiamento. Tutte le nostre azioni e i nostri scritti sono una prova di un codice comunicativo informale, un sottile filo rosso che viaggia nel vento al fine di unire le più imprevedibili e disperse individualità autonome. Perché non vogliamo nasconderci dietro la definizione di lavoratore, anarchico, povero, immigrato, bensì guardare negli occhi di chi, come individualità ben definita, giudica e viene giudicato attraverso le proprie scelte.

Questo è il più grande piacere della guerriglia urbana. La connessione fra persone diverse, la comunicazione fuori dagli schemi, un gesto di solidarietà e la risposta da uno sconosciuto. Non ci piace contemplare la realtà dalle arroganti montagne di una supposta sicurezza di noi stessi, d’altro campo vogliamo diffondere nella complessità sociale il messaggio di rivolta ed erodere i pilastri degli stereotipi.

Per perderci nel libero fluire dei comportamenti, nel fenomeno della delinquenza giovanile degli esclusi, nella sfida dei disincantati, nel realismo dei disillusi, nel mondo dei prigionieri dignitosi, negli hooligan, nelle sottoculture musicali, nelle scuole, nel lottare al margine dell’intero spettro.

Queste individualità, che non hanno mai partecipato ad una assemblea politica, che non sono mai andate ad un corteo e che non hanno letto la “verità” di Marx o di Bakunin, attraverso un’attitudine quotidiana, attraverso i loro valori, attraverso la propria vita, possono essere più anarchiche dei veri anarchici, più combattive dei professionisti delle lotte.

Il contesto della crisi economica è l’occasione più appropriata per queste individualità attive di partecipare e di esprimersi.

Spostarsi dai margini alla prima linea. Per rivendicare il territorio dei comportamenti genuini che per tanti anni sono stati rinchiusi nella società della rispettabilità e delle apparenze. In questo modo i leader, i ruoli, i poteri grandi e piccoli vengono eliminati.

Perché le guerriglie urbane non sono una qualche élite che detiene la suprema verità. Siamo semplicemente una minoranza che si è armata dei desideri e delle decisioni contro le uniformi blu dei torturatori, contro il macabro abito della tirannia, contro la pace sociale e il silenzio che uccide. Disseminiamo le nostre idee, il nostro modo di agire, i nostri desideri, le nostre “cose buone” e gli “errori”.

E spesso ci “esponiamo” alla consapevole eventualità della morte o della cattura.

Non stiamo indicando il cammino giusto, ne abbiamo solo scelto uno aperto a chiunque.

Abbiamo definitivamente lasciato dietro di noi la lotta di classe. Non abbiamo confidenza con la classe lavoratrice che si inchina al padrone e vuole assomigliargli, mentre allo stesso tempo si rivolta per delle briciole cadute dal suo tavolo.

Questo perché crediamo che la strada della libertà e della dignità sia sempre individuale e non si associ agli stereotipi ed alle etichette.

V) Anarco-individualismo, il concetto della genuinità collettiva

Ciascuno giudica e viene giudicato in base alle sue scelte. Questo perché spesso attraverso i nostri testi definiamo l’anarcoindividualismo come un nuovo modo di comportarsi e un nuovo modello di azione. Questo non significa che non siamo interessati al dialogo con gli altri per comunicare cosa ci rende orgogliosi di camminare ancora in queste strade. Inoltre, con lo stesso fervore ci aspettiamo ogni critica che possa riguardarci, in modo da renderci migliori.

Ma non ci aspettiamo il consenso sociale per fare qualcosa. Non scendiamo a compromessi aspettando che le condizioni “maturino”. Se la società non comprende le nostre idee, allora il problema è nella società. Non resteremo ancora in disparte. In un mondo dove prevale la legge della supremazia della maggioranza, affineremo le nostre critiche adesso e per sempre. Siamo in lotta contro il tempo senza diventare parte di un anonimo consenso impersonale o di un compromesso.

Tuttavia sta alle scelte ed alle iniziative individuali modellare i momenti della vita di ciascuno. Allo stesso tempo siamo convinti che l’individualità sia l’inizio dell’autentica collettività.

Attraverso la comunicazione umana e la cooperazione chiunque capisce, tramite ciò che c’è fuori, meglio se stesso e allo stesso tempo cosa succede intorno.

Nel nostro desiderio di affrontare questo mondo che ci opprime con le sue ostilità, interagiamo con individui liberi e autonomi che cercano la vita in tutta la sua intensità piuttosto che nelle rate mensili. Quest’insieme di persone, combattendo, discutendo, agendo, pensando, si guarda attorno con preoccupazione e il suo sviluppo è il GR Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Una rete illegale di un’azione minoritaria tra compagni, senza capi né adepti, che organizza i propri desideri e pensieri sempre dal lato della rivoluzione. Attraverso le nostre azioni rifiutiamo il monopolio della violenza e delle armi da parte dello stato.

VI) Occhio per occhio.

Ecco perché usiamo spesso il termine terrorismo rivoluzionario, considerando che contro il volto del terrore esercitato dai vertici con la guerra, la povertà, gli incidenti, la polizia, le prigioni, ci dev’essere una risposta con il terrore che provenga da chi è subordinato. E nonostante la violenza della guerriglia di un ordigno esplosivo o di un omicidio politico non possa essere comparata col genocidio e l’omicidio di stato, si tratta comunque di una piccola parte di terrore nel campo nemico. Il fatto che tutti questi bastardi che dominano le nostre vite siano obbligati a girare in veicoli blindati, con un piccolo seguito armato, anche durante le normali uscite, è il minimo prezzo per il mondo da essi creato per governare.

Come rivoluzionari abbiamo sperimentato la perdita dei nostri compagni, la cattura dei nostri fratelli, la caccia da parte dei nostri aguzzini, e adesso è ora che il dolore e l’agonia cambino di campo. Il terrorismo rivoluzionario contribuisce in questo modo e in questa direzione promuovendo la causa rivoluzionaria.

VII) Le azioni non parlano da sole.

Ma le azioni non sono nulla se restano orfane e cieche. Infatti esse guadagnano tutto il loro significato quando vengono rivendicate.

Come Cospirazione non prendiamo la facile via del sotterfugio, ma rivendichiamo sempre le nostre azioni.

Questo, quando abbiamo iniziato ad agire, sembrava inappropriato perché, prima di allora, non c’erano stati gruppi illegali all’interno del movimento antiautoritario greco ad utilizzare una firma precisa e un linguaggio specifico (a parte alcune eccezioni come gli Incendiari Consapevoli, Stella Nera...).

La ragione principale è che c’è ancora la convinzione che “le azioni parlino da sole”, assieme alla paura di essere perseguitati per “far parte di un gruppo armato” in caso di arresto.

Crediamo che nessuna azione possa parlare da sola perché non c’è un sabotaggio rivoluzionario senza il suo corrispettivo testo sovversivo. Specialmente quando all’interno della corrente rivoluzionaria esistono diverse tendenze. Per noi “il teorico che non vive una vita di insurrezione non ha nulla da dire ed i militanti che rifiutano di pensare criticamente non fanno nulla che sia degno di nota”.

Per quanto riguarda il rischio penale, esso è una naturale conseguenza di quel che ciascuno deve mettere in conto prima di dichiarare guerra al sistema, altrimenti non si dovrebbe mai compiere quel passo nel cammino dell’azione rivoluzionaria. Le conseguenze legali non forniscono “indennità” al linguaggio rivoluzionario. L’insieme delle parole e delle azioni viene sempre prima rispetto alle conseguenze legali, come la quintessenza della nostra stessa lotta. E’ così che abbiamo agito come Cospirazione ed è così che continueremo a fare.

VIII) Il giorno in cui non tutti sono tornati…

Il 1 di Novembre due nostri fratelli, Gerasimos Tsakalos e Panagiotis Argyrou, sono stati circondati dalle squadre di polizia DIAS e sono stati arrestati nel centro di Atene. Gli hanno trovato addosso due pistole, cinque riviste, un giubbotto antiproiettile e due pacchi incendiari da inviare all’ambasciata belga e al presidente francese Nicolas Sarkozy.

Erano seguiti dalla consegna di altri due pacchi destinati all’ambasciata messicana e ad Eurojust.

Tutto è cominciato quando un’impiegata di Swift Mail’s, cercando di soddisfare la sua curiosità e di comportarsi da investigatrice per la sicurezza di un ambasciatore, ha aperto il pacco in un eccesso di zelo, con il risultato di una fiammata, senza ferirsi.

Il resto è noto grazie ai notiziari e ai giornali. L’impiegata ha chiamato la polizia e gli sbirri hanno bloccato l’intera area con dozzine di uomini, catturando i nostri compagni.

Sicuramente il gesto dell’impiegata è esposto al senso comune e siamo sicuri che il suo nome non verrà facilmente dimenticato dalla nuova guerriglia urbana.

In merito all’azione stessa, la nostra previsione che la corrispondenza dell’aristocrazia degli ambasciatori non venisse aperta da loro ma dallo staff di addetti dell’ambasciata, ci ha fatto desistere dall’utilizzare il potente esplosivo che abbiamo, sostituito da un minimo quantitativo improvvisato di polvere nera per consegnare un messaggio che non ferisse nessuno.

Avendo anche considerato che i pacchi sarebbero rimasti per un giorno nel deposito delle compagnie e che essi sarebbero stati consegnati il giorno dopo dai corrieri, abbiamo prestato attenzione alla completa sicurezza dell’assemblaggio e al fatto che l’innesco si sarebbe attivato solo con la loro apertura.

Come detto in una precedente rivendicazione, l’azione di una guerriglia urbana e la violenza da essa usata sono dirette solamente contro i teppisti che dominano le nostre vite e contro i loro leali vassalli che abbracciano la religione dell’Ordine legale. Ma quando i padroni riescono a persuadere gli schiavi sul fatto che essi vivono in libertà, allora i significati affrontano la perdita delle coscienze.

Spesso ci scontriamo con le azioni contraddittorie di alcuni impiegati che coincidono con gli interessi delle élite economiche. La smania di sicurezza e di delazione sociale, che certi rigorosi lavoratori sembrano mostrare, mantiene in vita il sistema.

Quindi, in una società dove gli “eroici” cittadini proteggono il denaro di una banca dai banditi, altri chiedono più polizia, alcuni rispettano la legge dei legislatori corrotti, altri segnalano qualsiasi cosa che sia diversa dalla routine quotidiana e altri ancora invocano la punizione esemplare per i ribelli. Noi li contrastiamo, pronti a combattere fino ad una fine amara.

Perché la memoria non è spazzatura e il sangue non è acqua…

IX) Campagna di solidarietà e supporto ai gruppi guerriglieri e ai ribelli imprigionati.

Il nostro giorno verrà, il nostro giorno verrà…”

Bobby Sands

Oggi l’imperativo è iniziare una nuova fase nello sviluppo del pensiero rivoluzionario e dell’azione. Un salto qualitativo che comporterà scelte comuni, distanti centinaia di miglia, fino ad un passo più vicino. Il nostro scopo è la formazione di una rete internazionale informale e antiautoritaria di gruppi guerriglieri e di individualità autonome.

La creazione di una rete in cui i compagni e i gruppi che vi parteciperanno si scambieranno esperienze derivate dall’intero spettro della lotta, da un anarchismo spontaneo, dalla lotta armata, dall’anonimato politico, dalla corrente rivoluzionaria. La linea di partenza di un esteso cerchio di comunicazione, discussione, percezione e riflessione. Lo sforzo di creare una forma che coordinerà le azioni sovversive e gli attacchi a livello internazionale. L’operazione di un laboratorio sperimentale di schemi mediante lo scambio di conoscenza materiale e tecnica nel campo del sabotaggio. L’organizzazione di una solidarietà collettiva per i compagni prigionieri e una sottostruttura di supporto ai ribelli ricercati. La sfida di una scommessa la cui realizzazione è ancora più bella della scommessa stessa…In ogni caso è qualcosa che desideriamo realizzare. Nei prossimi mesi il nostro desiderio sarà confermato con la presentazione di un articolato appello internazionale. Al momento salutiamo i nostri amici, i compagni che conosciamo e che non conosciamo che si organizzano e agiscono da soli o in gruppi di guerriglia.

Allo stesso tempo vogliamo parlare delle nostre perdite, dei fratelli che non ci sono più vicini. Il dovere dei ribelli prigionieri (tra di loro e tra la minoranza dei “detenuti penali” che danno lezioni di dignità ed onore con il loro atteggiamento e le loro lotte) resta un aspetto intrinseco alla lotta radicale. Spesso l’interesse per le “persone all’interno delle galere” cresce quando si sente l’inizio di un caso.

Nel frattempo, gli articoli giornalistici sono scritti con titoli spettacolari del tipo “l’arresto di un’organizzazione” o “lo scontro armato tra terroristi e forze di polizia”. Comunque, consideriamo che dobbiamo parlare ancora dei nostri fratelli imprigionati, sapendo che loro non sono semplicemente dei nomi nei titoli dei telegiornali e dei giornali. Tutti questi compagni hanno una vita propria, un proprio modo di pensare e un viso unico. In passato abbiamo parlato di alcuni nostri compagni riferendoci a loro tramite i loro nomi mentre di altri non li abbiamo mai saputi. Li abbiamo menzionati in maniera frammentaria alla fine di una rivendicazione o o in un urlo lanciato durante gli scontri. Comunque, noi perdiamo la memoria, la connessione, la storia.

Allo stesso tempo stiamo attenti, perché vogliamo evitare di presentare i nostri compagni prigionieri come vittime o come eroi. Al contrario, desideriamo che si crei una comunicazione essenziale con queste persone, per dargli la possibilità di parlare, per scambiare esperienze e cosa più importante fare un grande tentativo per farli rilasciare cosicché stiano di nuovo nelle prime linee della lotta per la rivoluzione. Oltre alle iniziative di solidarietà che già esistono da parte di rivoluzionari ed anarchici, noi ci siamo già schierati nei casi del rilascio dei prigionieri e della distruzione delle prigioni. In un primo tentativo verso questa direzione includiamo la campagna di solidarietà internazionale che abbiamo lanciato.

L’amicizia che ci unisce ad essi, ma anche l’apprezzamento sincero che sentiamo per quelli che non abbiamo avuto l’onore di conoscere personalmente, rimane insoddisfatta guardando queste storie dimenticate in cartelle di documenti penali e articoli di giornali. Le differenti percezioni, sicuramente frutto delle caratteristiche individuali, e la non conoscenza di alcuni a causa delle distanze chilometriche non sono capaci di smentire le cose ovvie. Queste persone non hanno atteso l’azione stando sedute sul divano di casa, ma l’hanno fatta da soli seguendo il cammino della rivoluzione, dove tutto è possibile.

Dunque mandiamo i nostri saluti e un segno di cooperazione ai compagni ribelli della Federazione anarchica informale dell’Italia (FAI informale). La FAI è una rete aperta e decentralizzata di individui che compiono azioni dirette e sabotaggi contro lo stato ed il capitale. La FAI attraverso gli attacchi (collocazione ed invio di ordigni esplosivi a politici, caserme dei carabinieri, tribunali, ecc ) manda un chiaro messaggio alle percezioni e alla pratica dei ribelli anarchici. Allo stesso tempo la FAI ha supportato le lotte dei prigionieri per l’abolizione del regime speciale FIES delle prigioni spagnole, esprimendo solidarietà con attacchi nel territorio spagnolo (inviando due ordigni esplosivi al tribunale di Valencia). La FAI ha inoltre attaccato obiettivi greci come l’ufficio del turismo greco e l’ambasciata greca a Madrid, per dimostrare solidarietà a N. Maziotis nel 1999 (attualmente è imprigionato ed ha rivendicato orgogliosamente, insieme ai compagni K. Gournas e P. Roypa, di appartenere all’organizzazione Lotta Rivoluzionaria). Nelle sue rivendicazioni la FAI promuove un anarchismo ribelle e critica le vecchie organizzazioni e la loro retorica rivoluzionaria non violenta. Allo stesso tempo la FAI ha diffuso una Lettera Aperta (al movimento anarchico) per promuovere l’organizzazione internazionale e la solidarietà. Una scommessa che ancora rimane attuale ed essenziale…

Salutiamo inoltre il gruppo anarchico Cèlulas Autonoms de Revolución Inmediata –Praxedis G.Guerrero e l’Insurrectionalist Earth Liberation Front che attaccano nei territori dello stato messicano. Lì, i compagni usano ordigni autoprodotti colpendo principalmente obiettivi militari (polizia e veicoli polizieschi, ecc). In una rivendicazione per un doppio attacco a un furgone della polizia e ad una scavatrice, l’Insurrectionalist ELF scrive: “Noi non difenderemo gli interessi della “classe lavoratrice” o della classe privilegiata, perché non siamo classisti. Siamo anti-antropocentristi e individualisti. Lottiamo contro questa società, spargendo la guerra antisociale attraverso le nostre azioni. Difendiamo la Terra perché crediamo nel suo completo rispetto. Non difendiamo né i ricchi né i poveri. Lottiamo contro la civilizzazione, per la liberazione totale e della Terra. Che sia chiaro!”.

Al momento, nelle prigioni messicane, Abraham Lopez è incarcerato dal 2009. È accusato di sabotaggi e associazione criminale. Alcune di queste azioni sono state rivendicate dall’ELF. Adrian Magdaleno Gonzales è accusato di attacchi incendiari contro banche e azioni dell’ALF nel 2010. La sua sentenza è di 7 anni di reclusione. Infine Braulio Arturo Duran Gonzales è accusato di diversi attacchi incendiari contro banche e altri obiettivi.

Salutiamo inoltre i compagni in armi in Argentina come la Brigada Luciano Arruga che ha colpito senza pietà le strutture del paese. Questi gruppi di guerriglia armata attaccano stazioni di polizia, espropriano le armi dei poliziotti e fanno delle rapine rivendicandone la responsabilità politica, ed infine realizzano attentato esplosivi contro i simboli del potere.

Mandiamo un grande e appassionato abbraccio a Gabriel Pombo da Silva che è scappato dalle prigioni FIES dello stato spagnolo nel 2004 insieme a José Fernandes Delgado. Nel loro tentativo di passare la frontiera tedesca hanno “incontrato” dei poliziotti e il risultato è stato un conflitto armato (il caso dei 4 di Aachen). In questo momento sono prigionieri in Germania. Gabriel è stato condannato per lo scontro a 13 anni, mentre era già stato prigioniero da quando aveva 24 anni, 14 dei quali passati in isolamento. Il suo compagno José è stato condannato a 14 anni di prigione per lo stesso caso. Gabriel non ha mai abbassato la testa in prigione. Tramite i suoi scritti incendiari e sovversivi ha dichiarato che sarà sempre dalla parte dell’attacco. “Noi siamo quelli che credono che sia arrivato il momento dell’attacco e della distruzione delle cose che non ci servono e che al contrario ci schiavizzano e ci distruggono. In contrasto con l’opinione delle masse, proponiamo una comunità di individui coscienziosi che non cercano un centro…una comunità di gruppi e individui “ai margini” e “contro” il progetto di dominio in tutti i suoi aspetti: economico, tecnologico, politico, sociale, urbanistico, ecc. Compagni, non perdiamo tempo ed energia in discussioni con chi vive di parole e per le parole, l’Azione è nostra!!”. Il compagno, a causa di un’attitudine orgogliosa e intollerante mantenuta durante tutti questi anni di lotta contro le prigioni, è stato spesso bersaglio delle punizioni dell’autorità. Le autorità italiane gli hanno “fatto visita” considerandolo direttamente connesso all’organizzazione ribelle FAI. Inoltre, recentemente ha condotto uno sciopero della fame che s’è trasformato in una campagna internazionale di solidarietà alla quale abbiamo partecipato tramite l’attacco dell’edificio della National Insurance in Syggrou avenue.

Viaggiando per diverse miglia incontriamo Marco Camenisch in Svizzera, arrestato nel 1980 per dei sabotaggi a dei tralicci elettrici e condannato a 10 anni di prigione. Un anno dopo è evaso e ha vissuto in clandestinità per 10 anni. È stato nuovamente arrestato nel 1991 in Italia durante un controllo di routine, che si è trasformato in uno scontro con le forze dell’ordine. Uno sbirro è rimasto ferito ed intanto Marco “sommava” alle sue azioni un altro sabotaggio e l’esecuzione di un altro poliziotto per un vecchio caso.

Inoltre, tre eco-anarchici Silvia Guerini, Luca (Billy) Bernasconi e Costantino Ragusa sono imprigionati in Svizzera, accusati di trasportare e di voler collocare un ordigno esplosivo in un centro di ricerche nanotecnologiche di una grande multinazionale. Sono stati arrestati quando la polizia ha trovato nella loro macchina dell’esplosivo e una rivendicazione. Dentro la prigione hanno continuato a lottare, recentemente hanno fatto uno sciopero della fame.

Attraversando l’Atlantico, arriviamo tra gli scenari di guerra in Cile. Lì, i compagni Marcelo Villarroel e Freddy Fuentevilla sono stati detenuti in una prigione di massima sicurezza in Argentina accusati di trasporto illegale di armi. Essi si erano introdotti clandestinamente nel paese perché il governo cileno li accusa di aver preso parte ad una rapina dove un poliziotto è rimasto ucciso. Lo stato argentino li ha deportati entrambi in Cile. Marcelo, da giovane, ha passato molti anni in prigione. È diventato un guerriero sociale per poi lottare nel Movimiento Lautaro. Ha patito molte torture essendo il prigioniero politico più giovane dell’America Latina. Dopo è diventato membro del gruppo Kamina Libre lottando per i diritti dei prigionieri e contro le prigioni. Questo compagno è considerato dalle autorità cilene come il precursore del “caso bombas” in Cile.

Per il “caso bombas”, 14 persone sono state incriminate ed esse rifiutano questa etichetta. L’intera operazione di polizia, per il loro arresto, si è comportata come nei film. Invadendo centri sociali e abitazioni dei compagni, presa diretta e dichiarazioni politiche riguardo al trionfo della democrazia.

Subito dopo una rivendicazione-manifesto, da parte di gruppi che vivono nell’illegalità, ha dichiarato: “Noi abbiamo collocato le bombe. I nostri obiettivi erano banche, ambasciate, compagnie finanziarie, stazioni di polizia, caserme, chiese, sedi politiche, palestre della classe dominante e tutto ciò che appartiene agli oppressori storici dei lavoratori. Non ci tiriamo indietro, siamo orgogliosi ed è un fatto che la polizia non ci ha presi. Noi siamo la loro sconfitta”.

Esprimiamo la nostra solidarietà a questi gruppi che orgogliosamente e con intolleranza rivendicano le proprie azioni.

Ritornando allo stato “d’acciaio” tedesco, troviamo Thomas Meyer-Falk, in prigione dal 1996. È accusato di una rapina in banca per finanziare azioni politiche. Lo stato tedesco si è vendicato mettendolo in isolamento per anni. La sua posta è controllata e deve restare 23 ore in cella. Ha dichiarato: “se l’isolamento è un attacco alla dignità umana; passare più di 7 anni in isolamento non è certamente facile, ma la mia mente è lucida e la solidarietà da fuori mi aiuta e mi fa stare bene”.

Thomas ha avuto un comportamento aggressivo nei confronti della corte, difendendo le sue idee e rifiutando di ritrattare. La corte d’appello nel 2007 ha rifiutato il suo rilascio prima dei termini ( ha già scontato 2/3 della pena) considerandolo pericoloso.

Infine nei Balcani troviamo il 23enne Jock Palfreeman che ha avuto il coraggio di affrontare 16 neonazisti a Sofia (Bulgaria) quando ha visto che questi stavano attaccando un giovane rom. Ha usato un coltello per respingerli, ma lo hanno attaccato. Nella lotta che si è scatenata, ha ucciso un fascista e ne ha ferito un altro. La corta lo ha condannato a 20 anni di prigione.

In Russia e nella vicina Bielorussia i compagni sono organizzati e attaccano, creando strutture di capovolgimento e partecipando ad azioni di sabotaggio. Mandiamo a loro la nostra solidarietà per le persecuzioni e l’imprigionamento col quale lo stato russo si vendica.

Ovviamente in questo breve viaggio nella memoria, non dimentichiamo di rendere onore e solidarietà a una persona che ha fatto la storia dei gruppi guerriglieri in Spagna come membro del MIL e in Francia come membro di Action Directe. Parliamo del combattente Jean Marc Rouillan che, tramite le sue azioni e i suoi scritti dentro e fuori le prigioni, non ha ceduto di un passo nei confronti del nemico. Gli mandiamo il nostro rispetto e citiamo una sua frase in merito allo speciale significato dei punti vulnerabili e “intimi” dei circoli sovversivi: “Nei salotti della protesta, pieni di etichette ideologiche tanto grandi da essere trascinate a terra come stracci che assorbono la scia delle fogne, essi preferiscono i rivoluzionari d’altri tempi. O anche i ribelli di altri continenti, specialmente se dislocati nel tropicale Sud America. I tartufi si mascherano per evitare di sostenere le lotte combattute qui, evitando di rischiare qualcosa, evitando le richieste relative ai propri obiettivi, la loro eterna tiepidezza, il subdolo tradimento che sgocciola il loro veleno quotidiano”.

Ultima stazione nel territorio greco. Diversi ribelli anarchici e rispettabili “detenuti penali” sperimentano “l’ospitalità” delle prigioni greche.

Comunque, essi non chinano la testa perché non hanno dimenticato il fumo delle fiamme durante le rivolte. Vogliamo salutare il ribelle anarchico Giannis Skouloudis che è stato arrestato per attacchi incendiari contro un veicolo della National Electrical Company. Giannis è dalla parte degli autentici rivoluzionari che hanno appiccato il fuoco nelle notti di Salonicco. Egli ha avuto la dignità e la forza di rivendicare la responsabilità per quell’azione senza mostrare il minimo segno di pentimento alle autorità investigative.

Insieme a Giannis per gli stessi casi di obiettivi polizieschi,ci sono altri 4 compagni, D. Dimtsiadis, P. Tzifkas, D. Fessas e M. Tsilianidis. Questi quattro non hanno mai ritrattato le proprie idee politiche, né hanno fatto ricorso a trucchi legali o scappatoie retoriche. Hanno scelto di darsi alla clandestinità, scegliendo l’illegalità per rimanere in prima linea nella battaglia per la rivoluzione. Hanno attaccato il tribunale di Salonicco, continuano con gli attacchi incendiari e hanno organizzato un incontro di protesta fuori la prigione di Aulona dove Giannis è rinchiuso insieme al ribelle anarchico Panagiotis Masouras. Panagiotis è uno dei pochi ribelli accusati per appartenere alla nostra organizzazione (per lo stesso caso è accusata l’anarchica K. Karakatsani che è rinchiusa nella prigione femminile di Elaiona). Mandiamo a Panagiotis la nostra più grande Amicizia e il nostro Rispetto.

Nel nostro viaggio “iper siberiano” nelle prigioni della democrazia con la fermata più vicina nella corte d’appello per l’anarchico Giannis Dimitrakis (rapina in banca) e nella corte per il caso del Gruppo Rivoluzionario Cospirazione delle Cellule di Fuoco, possibilmente non menzioneremo molti visi o nomi, ma non li dimentichiamo mai. Comunque i compagni ricordano, ovunque siano, a Malandrino, Koridallos, Aulona o nelle oscure tenebre dell’illegalità, in ogni incendio o corteo, lo sguardo dei nostri occhi rivolto ad un cielo comune. E la sua alba è la nostra vittoria. Il nostro giorno verrà…

Per tutte queste ragioni e come un minimo contributo all’attacco e alla solidarietà, rivendichiamo la responsabilità per l’invio di 14 plichi incendiari ai seguenti obiettivi:

Ambasciata del Belgio

Ambasciata del Messico

Ambasciata del Cile

Ambasciata della Germania

Ambasciata della Francia

Ambasciata della Svizzera

Ambasciata della Bulgaria

Ambasciata della Russia

Al cancelliere tedesco Angela Merkel

Al primo ministro italiano Silvio Berlusconi

Al presidente francese Nicolas Sarkozy

Alla Corte europea

Ad Eurojust

Ad Europol

Cospirazione delle Cellule di Fuoco

25.11.2010

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