Cile – Contributi alla lotta che abbiamo deciso di portare avanti

Ediciones Insurrectas Fanya Kaplan– aprile 2010

Tu, che fai un lavoro che ti piace, che hai un’occupazione indipendente
ed al quale il giogo del padrone non causa un gran fastidio; anche tu
che ti sottometti rassegnato o codardo in qualità di
sfruttato: come osi a condannare cosi severamente quelli che sono
passati al piano d’attacco contro il nemico?

Una cosa sola ti vogliamo dire: taci! Per onestà, per dignità,
per fierezza. Non senti la lor sofferenza? Stai zitto! Non hai la
loro audacia? Di nuovo: stai zitto!

Severino
di Giovanni

Circa 80 anni fa queste parole sono state scritte da un compagno in
Argentina, e con ciò diamo ragione a tutti quelli che dicono e
sostengono (che è ancora peggio) che questo problema è
un tema storico. Ma noi, adesso, scriviamo con l’intenzione di
chiudere una discussione che è stata portata avanti in
quest’ultimo periodo in una maniera così banale e superficiale
(senza sminuire i contributi forniti da alcuni compagni), come può
avvenire attraverso uno strumento così inappropriato per
questo tipo d’istanze qual è Internet, con il quale sono stati
offesi dei compagni in maniera gratuita e codarda. Ci riferiamo al
testo scritto da un soggetto che si firma come Juan Francisco Magón
ed i suoi deliri da piattaformista che -attaccando delle persone
specifiche ed identificabili (ma mai faccia a faccia)- arriva a dirci
che bisogna trarre insegnamenti da esperienze di lotte più
fraterne e per giunta ha la sfacciataggine di affermare che ci
pentiremo per la nostra scelta di non cercare appoggio in altri
gruppi. Una cosa è certa: come antiautoritari ed insorgenti
non cerchiamo alcun consenso da parte di gruppi riformisti, né
piattaformisti per arrivare alla gente, in quanto come insorgenti ci
poniamo ed inalberiamo sul bisogno e sull’utilità della
propaganda e la diffusione delle nostre idee, e chiariamo e
dichiariamo che non cerchiamo la crescita quantitativa
auto-compiacente per ottenere l’appoggio di gente che si conforma ad
essere un’alternativa al sistema o che solo progetta la non
conformità senza agire per finirla con questo sistema di
umiliazione e di sfruttamento.

Da qui, inviamo tutto il nostro appoggio eterno e fraterno ai compagni
del C.S.O. y Biblioteca Sacco y Vanzetti perché capiamo
e difendiamo le loro posizioni senza cadere in stupidaggini come
categorizzarli o additarli come responsabili delle azioni illegali
che si realizzano nel territorio chiamato Cile.

Crediamo che per chiudere un po’ questo punto della discussione, Magón
cada in qualcosa d’inaccettabile per una persona che poi parla di
fratellanza e di rapporti tra compagni, quando si riferisce al “corpo
ancora tiepido di Mauricio”, non si rende conto dell’offesa
contenuta in tali parole e l’implicita dichiarazione di rivalità
per noi che sentiamo su tutte le nostre fibre interiori e in tutto il
nostro amore insorgente la scomparsa per un incidente/errore del
compagno Mauri, in quanto come suoi fratelli e compagni (senza
bisogno di mascherarlo per far sì che calzi all’interno di una
organizzazione formale pseudo-libertaria) siamo disposti a difendere
adesso e sempre l’immagine, la vita e l’idea incarante da Mauricio, e
questo è un impegno che si siamo presi non appena abbiamo
ricevuto la terribile notizia della sua scomparsa.

Adesso, passiamo a porre alcune questioni che riteniamo necessarie in una
discussione con un piattaformista che, a suo dire, ne rappresenta molti.

Il nostro obiettivo è la distruzione di questa e di qualsiasi
altra società basate su logiche di potere. Questo è il
nostro asse fondamentale per portare avanti la nostra lotta. Crediamo
nell’organizzazione attraverso l’informalità, che è
l’unico modo organizzativo che ci assicura una unione tra compagni
affini basata sull’orizzontalità e sul rispetto tra i suoi
partecipanti. Senza il bisogno che sia una sigla eterna, ci poniamo
come una unione di compagni che attraverso il riconoscimento di un
obiettivo ed un mezzo comune ci organizziamo per effettuare una
qualche azione specifica che può essere di breve durata come
gruppo (un’azione d’attacco senza l’intento di perpetuare il gruppo
affine), così come può essere per un’azione di maggior
durata, come dar vita ad un centro sociale, una biblioteca o persino
un lavoro editoriale (con ciò non vogliamo dire che solo in
tal maniera debba agire il gruppo di affini, né vogliamo
limitarci ad azioni che possono avere uno sviluppo).

Consideriamo che le azioni non si possano pesare su di una bilancia d’importanza,
consideriamo che per la proliferazione della rivolta (che è
contagiosa di per se stessa) siano egualmente importanti un attacco
diretto ai nostri nemici come il lavoro che portano avanti i C.S.O. e
la propaganda che può essere distribuita per le strade. Per
attaccare c’è bisogno della convinzione che facciamo quel che
dobbiamo e vogliamo e che è l’immaginazione quella che ci
renderà conto che non siamo meno insorgenti solo perché
pubblichiamo un periodico e non confezioniamo ordigni esplosivi.
Abbiamo bisogno di tutte le forme d’azione che riteniamo di poter
portar avanti, si tratti di: dibattiti, attacchinaggi, scritte, o
qualsiasi altro mezzo di propagazione delle nostre idee, fino a non
cadere nel gioco di ribassare il nostro discorso per rendere la
nostra proposta più assimilabile o mascherare la rivolta con
una coltre di belle cose, che non necessariamente sono certe quando
parliamo di distruzione della società.

Questo scritto non ha l’obiettivo di essere un risposta a Juan Francisco
Magón e nemmeno si tratta di una lettera per lui. E’ rivolto a
tutti quelli che ricordano nelle maniere più diverse i nostri
compagni che sono caduti in questa costante e continua guerra contro
l’autorità, così come in loro memoria: Mauri, Zoe,
Norma Vergara, Soledad Rosas, Baleno, Jonny Cariqueo, Ariel
Antonioletti, Eduardo e Rafael Vergara, Claudia López
e
tanti altri che se li nominassimo tutti (purtroppo) impiegheremmo
molto tempo.

E’ anche un saluto affettuoso e guerriero a tutti i centri sociali, sia
per quelli che li abitano che per quelli che li tengono in vita.

E’ anche un eterno ed affettuoso gesto di solidarietà verso i
prigionieri che ancora sono in lotta in Cile come nel mondo: Axel,
Freddy, Marcelo, Flora, Esteban, compagni del collettivo 22 de enero,
Gabriel Pombo, Marco Camenish, Sergio María Stefani
per
nominarne solo alcuni.

Infine, un saluto pieno di rivendicazione per il nostro fratello Diego
Ríos
, che da quasi 10 mesi vive in clandestinità,
conducendo la sua vita nella prassi antiautoritaria. Speriamo che tu
possa vivere tutta la tua esistenza fuori dalle grinfie dei
carcerieri e dal loro tessuto sociale.

Perché per noi questo scritto è propaganda ed è anche
azione.
Per la proliferazione degli attacchi in tutto il loro
vasto spettro.
In difesa della morale e della dignità dei
nostri compagni scomparsi.
Guerra senza tregua alla società,
attacco continuo al capitale.

Ediciones Insurrectas Fanya Kaplan

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