Russia – Two dozers torched at forest construction site

* directaction.info

“In the midnight of Jan 27th, a group of ELF activists set out to the construction yard, situated in the forest in the southern suburbs of Moscow. Despite the site being brightly lit by numerous light masts, we managed to crawl right up to the vehicles (Caterpillar bulldozer and another unidentified one) with 10liters of gasoline and some rags. Guards were either drunk or asleep in their special sentry car, so up in flames the dozers went. Our scout reported fire to be blazing brightly 5 minutes after we left the site (and still no alarm), so we hope the engines will burn good tonight.

P.S. The company attacked is the same one that’s responsible for destroying Khimki forest due north of Moscow (more about the problem can be found at khimbkibattle.org)

ELF-Russia

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Costantino Cavalleri – L’ANARCHICO DI BARRALI

Aspetti della biografia di Tomaso Serra

Relazione al convegno «L’anarchico di Barrali – Ricordando Tomaso Serra»

Barrali, Casa Maxia – 20 novembre 2010

L’ANARCHICO DI BARRALI – Aspetti della biografia di Tomaso Serra

Barrali, 20 novembre 2010

di Costantino Cavalleri

* * *

Tomaso Serra nasce nel 1900 a Lanusei, da madre originaria di Gairo e padre di Donori, operaio delle Ferrovie complementari. Un angioma cavernoso congenito, che lo tormenterà tutta la vita, infine, a 85 anni, ormai in metastasi, causerà il suo decesso, avvenuto l’8 ottobre del 1985, a Barrali.

A causa del lavoro del padre, che richiedeva continui spostamenti, la residenza di Tomaso, fino alla sua emigrazione avvenuta nel 1916, muta continuamente fino a che la sua famiglia non si stabilisce definitivamente a Barrali. Ed a Barrali egli rientra alla fine del 1944, permanendovi fino alla scomparsa, salvo brevi periodi di assenza (nel 1945 per recarsi a Gairo, successivamente a Soriano del Cimino, in entrambi i casi per vicende legate ai cugini Puddu).

Nonostante l’impiego del padre, fonte economica che garantiva una certa sicurezza, evidentemente non si può parlare di condizioni di agiatezza familiare, dato che, poco più che fanciullo Tomaso emigra, prima in Piemonte e successivamente in Francia. Da qui eterne vicende lo portarono a lavorare in Belgio, Lussemburgo, Svizzera. Paesi che, una volta entrato nelle fila dell’anarchismo militante, sarà costretto a frequentare molteplici volte pure nella veste di carcerato e clandestino, non più come lavoratore da sfruttare. Svolgerà i lavori più pesanti: costruzione di dighe, reti ferroviarie, gallerie, ricostruzione delle zone distrutte nel corso della prima carneficina di dimensioni planetarie (soprattutto in Francia), in miniera.

Intorno al 1920 incontra, per puro caso si può dire, Luigi Bertoni, redattore di un periodico anarchico stampato in Svizzera, Il Risveglio Anarchico, che a seconda del periodo uscì oltre che in lingua italiana, in francese ed in tedesco. È proprio Bertoni a destare in Tomaso la consapevolezza del suo essere anarchico, cioè di possedere una concezione della vita umana e dei rapporti sociali che escludono ogni forma di dominio e servitù, di sfruttamento ed oppressione, di potere di comando degli uni sugli altri.

Vuoi la curiosità di Tomaso, vuoi la simpatia immediata che prova per Bertoni, fungono da stimolo per addentrarsi nella lettura e conoscenza di tutto ciò che la stampa anarchica produce in quei frangenti. Tomaso si accosta sempre più a Bertoni e suo tramite al movimento anarchico, fino ad esserne parte attiva nel giro di poco tempo. Continua a leggere

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Grecia – Nuovo arresto per il caso Cospirazione delle Cellule di Fuoco

* http://klinamen.org/noticias/el-juicio-contra-celulas-del-fuego-dias-2-3-y-4

Alle 12 di mercoledì 26 gennaio, nella zona di Kifissia (nord di Atene) gli sbirri della brigata DI.AS. si apprestavano a perquisire due persone che consideravano sospette. Una di esse è riuscita a scappare, il che ha dato il via alla sua vana ricerca per ore, anche con l’ausilio di un elicottero. L’altra persona è stata arrestata. Aveva addosso una pistola Glock 9mm, un caricatore, una granata a mano ed un falso documento d’identità. Com’è stato in seguito verificato, si tratta del compagno Mihail Nikolopoulos di 23 anni, ricercato dalla fine di settembre 2009, accusato di appartenenza alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco, in quanto le sue impronte digitali furono riscontrate nella casa di Haris Hadzimihelakis. Mihail viene accusato di 3 attacchi delle Cellule di Fuoco, che sono gli stessi per i quali sono accusati gli altri 12 compagni, sotto processo in questi giorni. Inoltre, è anche indagato per l’invio dei pacchi incendiari del 1 novembre 2010, azione durante la quale sono stati arrestati Panagiotis Argyrou e Gerasimos Tsakalos. Dopo l’arresto di quei due compagni, la procura ha di nuovo spiccato ordini di cattura contro tutti quelli che erano riusciti a fuggire. Ricordiamo che il 4 dicembre sono stati arrestati Alexandros Mitrousias e Giorgos Karagiannidis. Venerdì 28 gennaio, i giudici ed il p.m. all’unanimità hanno deciso per l’arresto di Mihail, il quale s’è rifiutato di rispondere all’interrogatorio. Non sappiamo ancora se verrà incluso nel processo in corso. Il giorno successivo, la sezione antiterrorista della polizia è penetrata in una abitazione nel quartiere di Nea Halkidona, a quanto pare affittata con il falso documento d’identità, ma non ha trovato nulla.
Sono ancora 3 i compagni in fuga per il caso
Cospirazione delle Cellule di Fuoco: il fratello di Mihail ed un altro giovane (dal settembre 2009), come anche il fratello maggiore di Gerasimos Tsakalos, l’ordine di arresto contro quest’ultimo è stato spiccato agli inizi del novembre 2010, pochi giorni dopo l’arresto di Gerasimos.

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Informazioni sul compagno Michalis Nikolopoulos e sul caso della CCF

* http://actforfreedomnow.blogspot.com/2011/01/information-about-comrade-michalis.html

trad. Cenere

Alle 9:30 di venerdì 28 gennaio si è tenuto un presidio solidale al tribunale di Evelpidon, dove il compagno Michalis Nikolopoulos è stato condotto, lui è stato arrestato mercoledì pomeriggio a Kifissia ed è accusato per il caso della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Poi si è dovuto presentare prima all’accusa (corte di Loukareos) per l’esecuzione del mandato d’arresto che pendeva su di lui da circa un anno e mezzo, visto che era latitante. Il compagno si è rifiutato di testimoniare, dicendo che non riconosce il procedimento ed è stato imprigionato.

Per il terzo giorno consecutivo mercoledì 26 gennaio, una corte di tre membri ha nominato nuovi avvocati ma all’inizio del procedimento, il secondo gruppo di avvocati, la cui maggior parte si è presentata in aula, ha dichiarato di non accettare la nomina.

In aula è stata letta dalle guardie carcerarie una dichiarazione che dice che i prigionieri accusati non desiderano di essere condotti in aula, mentre in una lettera la compagna accusata Kostantina Karakatsani chiede alla corte di avere il tempo di comunicare con i suoi avvocati, sottolineando che non vuole avere un altro avvocato incaricato di rappresentarla.

Il processo continuerà lunedì 31 gennaio.

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Svizzera – WEF, disordini al margine del forum di Davos


“Al termine della manifestazione anti WEF, autorizzata, oggi a Davos vi sono stati scontri. La polizia ha usato proiettili di gomma e idranti contro un gruppo di 20-30 scalmanati che hanno lanciato pietre e bottiglie contro l’albergo a cinque stelle «Flüela» e hanno tentato di penetrare nella zona inaccessibile al pubblico.

Una passante è rimasta leggermente ferita al braccio da un proiettile di gomma, ha indicato questa sera il comandante della polizia grigionese Beat Eberle in una conferenza stampa a Davos. Vari autori delle violenze sono stati brevemente fermati dalle forze dell’ordine. Al momento degli scontri, attorno alla stazione della Ferrovia retica (RhB) «Davos Dorf» vi erano numerose persone, tra cui molti sciatori, risultati solo indirettamente coinvolti. Malgrado queste circostanze per Eberle l’intervento con i proiettili di gomma è stato proporzionale.

Anche il landamano di Davos, Hans Peter Michel, è rimasto coinvolto negli incidenti: è stato sfiorato da un proiettile di gomma e colpito dal getto degli idranti, ma non ha riportato ferite. Michel questa sera ha insistito sull’elevato potenziale di violenza di alcuni dimostranti, sottolineando nel contempo che la manifestazione, che aveva riunito 120 persone, si era svolta pacificamente fino alla fine.”

fonte: agenzie, 29.01.11

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$hile – Cada mancha de tinta un mensaje, cada escrito un combate…

Comunicado del termino de la coordinadora libros y letras en guerra

* http://librosyletrasenguerra.wordpr…

Esta coordinación de bibliotecas ha dejado una mancha de tinta sobre nuestra piel, también nos ofrece una certeza, todo es posible, muchas veces se nos califica de loc@s/ilus@s a causa de nuestras ideas de libertad, no obstante, por esa libertad nos empeñamos con nuestra mente y brazo, en las actividades, en las calles, frente a la vida/lucha.

Quizás el fruto de nuestra praxis sea la experiencia misma, o tal vez la materialización de proyectos concretos, la experiencia, la superación de nuestros propios limites, el aprendizaje…Todo un abanico de posibilidades.

Mucho mas allá de la victoria o la derrota, los actos quedan, no por que una coordinadora termine sus actividades niega la primavera y la germinación de la lucha, la coordinación nunca busco aunar instancias en una sola lucha, sino lo contrario, parte de nuestros objetivos era el surgimiento de nuevos puntos de conflicto y de paso fomentar la creación de nuevos espacios/instancias que apunten a la destrucción del poder y la creación de una mejor existencia aquí y ahora.

Un poco de historia…

La coordinación comenzó con el claro objetivo de coordinarnos a partir de la acción y no de una teoría estancada, por esto es que surge esta instancia de apoyo y solidaridad entre bibliotecas desde lo concreto, pasando siempre de las palabras a los actos. Con el propósito de potenciar los proyectos de bibliotecas antiautoritarios y anárquicos ya existentes*

Nuestras bibliotecas anárquicas y anti-autoritarias son espacios arrebatados al poder, que no persiguen el lucro ni el asistencialismo cultural, sino nutrir la práctica de aquell@s que identificando la explotación se decidan a combatirla. Convencid@s de que las bibliotecas antiautoritarias son un aporte importante en la difusión de ideas, así como también a la autoformación integral del individuo, convencidos de que los libros y demás material escrito son herramientas valiosísimas a la hora de armarse contra este sistema autoritario y mercantil.

Como experiencia

El hecho de coordinarnos entre bibliotecas permitió y dio cabida a nuevas experiencias de propagación en lo que se refiere al por qué y contenido de estos espacios, las actividades que se llevaron a cabo siempre tuvieron por objetivos propagar ideas antiautoritarias, dando a conocer la existencia de estas bibliotecas como una de las formas de enfrentar esta guerra.

El golpe represivo que trajo consigo la “operación salamandra”, el 14 de agosto del año pasado trajo consecuencias claras, compañer@s encarcelad@s, dos de las bibliotecas que conformaban la coordinadora desalojadas (Centro de Documentación Anarquista Itinerante y CSO y biblioteca Sacco y Vanzetti), una autodisuelta por razones de hostigamiento policial (CSA y Biblioteca Libertaria Jonny Cariqueo) y una que aún continua en pie (CSO y Biblioteca Antiautoritaria Semillas de Libertad). Claramente estas consecuencias no han sido fáciles de enfrentar, espacios con diverso material antiautoritario llenos de experiencias, como libros, fanzine, entre otros, ahora para el enemigo son “centros de poder”.

Sin la existencia de los espacios que conformaban la coordinación, se hace nula la coordinadora Libros y Letras en Guerra, a pesar de ello, no queremos anular por completo la existencia de nuevas instancias similares que permitan fortalecer la comunicación entre bibliotecas que abiertamente propaguen ideas de libertad, espacios los cuales fortalecen y pulen nuestra experiencia de lucha.

Por estas razones se nos hace inevitable hacer un llamado a nuestr@s compañer@s, a todo quien se encuentre deseoso de pulir y propagar sus ideas contra este sistema de dominación/explotación, pues continuamos considerando importante la existencia de nuevas Bibliotecas Antiautoritarias, puntos de conflicto los cuales permiten agudizar nuestra praxis de lucha y la propagación de nuestras ideas.

A nuestros compañer@s encarcelad@s por el “caso bombas”, les enviamos fuerzas para resistir al encierro, que las rejas no acaben con esta guerra declarada contra el poder. A solidarizar de todas las maneras posibles con los compañer@s secuestrad@s en el mundo”

Un fraterno abrazo a nuestr@s compañer@s que hoy vuelan lejos, sin duda su espíritu insurrecto seguirá conspirando contra el estado-capital”

Mientras quede uno de nosotr@s la esencia de la lucha continuará, corren negras tormentas, pero la materialización de puntos de conflicto que agudicen la guerra contra el capital es una necesidad imperiosa”.

*****

Nota:

*extracto del primer comunicado Coordinadora de libros y letras en guerra.

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Salonicco – Comunicato della FAI-Cellula di Solidarietà Rivoluzionaria

Comunicato di rivendicazione di attacchi incendiari a Salonicco (12 e 13 gennaio)

* http://actforfreedomnow.blogspot.com/2011/01/communique-for-12-13-january-arson.html

trad. Cenere

CELLULA DI SOLIDARIETA’ RIVOLUZIONARIA

Comunicato di rivendicazione – Salonicco

E’ GUERRA

Oggi più che mai, la fortificazione del Potere e il suo attacco contro il nemico interno diventano una necessità urgente. Sotto la paura delle ribellioni in arrivo e delle dinamiche che si sono sviluppate, soprattutto negli ultimi anni, il Dominio deve proteggere i suoi interessi e lo farà.

Quindi, stiamo vivendo un aumento senza precedenti di repressione e controllo. Il loro meccanismo di accusare il nemico si è rinforzato e arricchito da un punto di vista sia umano che tecnico, mentre il loro arsenale legale aumenta e diventa più flessibile. La nuova legge “antiterrorista” che considera il pensare come un crimine, la super “cimice” che entra all’interno della comunicazione personale, l’arruolamento di centinaia di poliziotti che vanno su e giù per le strade sono solo alcuni degli esami che dimostrano cosa vuole comunicare il potere, che esso è qui e ovunque. Il potere parla, prima di vietare, ma si impone con le misure di precauzione per evitare che le coscienze armate lo combattano.

La democrazia colpisce e si vendica, ha prigioni e prigionieri di guerra. Prigionieri che smista come animali selvatici in gabbia, avendo prima cura di deplorare con ogni mezzo la loro dignità, pezzi delle loro stesse vite e infine far tacere la profondità delle loro scelte, che non sono altro che l’opposizione concreta contro tutto ciò che è ostile verso le nostre stesse vite.

Ovviamente, in questo gioco, il Potere ha alleati, come il ricco staff di giornalisti. Abbiamo sempre avuto dubbi riguardo all’ipocrisia che c’è dietro la loro maschera democratica, o al presunto pluralismo che invocano. In più, non ci sorprendiamo del loro avanzamento ad avanguardia della repressione nella versione più paranoide e delirante. Essi sono stati, sono e saranno sempre una bottega della polizia e dell’unità antiterrorista.

L’OBIETTIVO E’ LA MENTE

Il dominio, come un utilizzatore privilegiato e principale del terrore di massa, sa molto bene che la dimostrazione di forza, la paura che fa scoppiare nelle persone, è molto più importante che la forza stessa. Il sentimento di debolezza e vanità di ogni tipo di lotta è più efficiente di ogni arma di poliziotto e di ogni sistema di sorveglianza super hi-tech. Esso conduce alla ritirata e al silenzio. Al consolidamento della paura. La paura viene coltivata dal potere, ma esso la fa sbocciare dentro di noi. Esso ha permeato l’esistenza umana fin dentro le ossa e corroso tutti i rapporti sociali. Anche al livello dei gruppi sociali tra loro e contro l’etica dominante, ma anche in un livello individuale. La paura corrompe la relazione tra persone e le condanna a marcire nella miseria e nella noia. Ma esso principalmente interrompe la creazione di vere relazioni. Relazioni di solidarietà, relazioni sovversive e pericolose.

SUPERANDO I POLI PRO-SOCIAL E ANTI-SOCIAL

L’evoluzione del progetto rivoluzionario è impossibile se non siamo alla costante ricerca di comprendere il processo sociale, cercando alleati e individuando i nemici. Non consideriamo la società come un unico corpo, di norma vittimizzato, sottomesso o possibilmente rivoluzionario. Le relazioni sociali formano un terreno multiplo, che non può essere interpretato attraverso l’etica del giusto o sbagliato, la vittima o il boia, il Bene o il Male. In essi, vediamo manifestazioni del potere stesso, profondamente radicate ed estese al punto che esse non sono abbastanza visibili. Dall’altro lato, vediamo emergere da questo terreno comportamenti trascendentali insurrezionali e coscienze rivoluzionarie, pronte a guardare la vita dritta negli occhi…Questo multiforme mosaico di controversie consiste nell’”area” dove la guerra rivoluzionaria sta prendendo piede.

IL MOMENTO E’ ADESSO E IL NEMICO E’ OVUNQUE

Le “condizioni oggettive” ci sembrano molto astratte e non vogliamo rimanere inermi aspettando che esse “maturino”. Non progettiamo obiettivi a lungo termine e non vogliamo parlare di un periodo pre-rivoluzionario o di una società post-rivoluzionaria. Da un lato perché non vediamo la rivoluzione come un evento che si realizza in spazio e tempo molto specifici, ma come un continuo processo evolutivo con caratteristiche in costante mutazione. Dall’altro lato, perché pensiamo che il sistema politico, di ogni guarnizione ideologica-teorica, dal momento in cui si sarà istituzionalizzato in quanto tale, sarà già obsoleto, e dunque, a noi ostile.

Al contrario, proponiamo l’organizzazione da subito. La collettivizzazione dei rifiuti tramite l’applicazione attuale delle nostre proposte. La creazione di strutture belligeranti e infrastrutture nel presente, che progetteranno in continuo movimento il processo rivoluzionario di distruzione e creazione. Per la nascita di vere relazioni e legami tra compagni, tramite l’esperienza dell’attacco e della solidarietà concreta.

PER TUTTO O PER NIENTE

La realtà esistente forma una zona di guerra con centinaia di aspetti esplorati e inesplorati. Noi individuiamo il nemico nell’insieme diffuso dei ruoli, relazioni e comportamenti. Nel meccanismo della repressione, l’etica dominante e il ricatto della schiavitù salariale. Rigettiamo le lotte parziali perché condannate al fallimento. Desiderando toccare l’interezza consideriamo necessario l’attacco totale e multiforme. Consideriamo l’attacco come la rottura coscienza nei confronti del nemico con ogni mezzo che può essere sfruttato. Come un pezzo integrale della vera esistenza di ogni rivoluzionario. Non pensiamo che esistano in generale pratiche e mezzi rivoluzionari o riformisti. Ogni atto ha un senso dai motivi e dagli obiettivi del soggetto che lo realizza. Armata, può essere solo la coscienza. La mano terrà sempre solo uno strumento.

LA LOTTA E LA GUERRIGLIA URBANA RIVOLUZIONARIA DIFFUSA COME UNA POSIZIONE DI LOTTA

I metodi della guerriglia non sono qualcosa che tiriamo fuori dall’armadio della storia. Essi sono pratiche che sono state usate, con varie caratteristiche dai rivoluzionari in ogni angolo del pianeta. La tattica della sorpresa, la scelta del posto e del momento in cui l’azione si realizza forse sono solo – nelle condizioni attuali – le uniche abilità per colpire le infrastrutture e lo staff del nemico. Miriamo a sabotare le infrastrutture statali-capitaliste così come a terrorizzare i nostri nemici, realizzando una minaccia personale. Vogliamo che sia loro chiaro, come lo è per noi, che la guerra si svolge sempre su due lati e noi, avendone scelto uno, compiamo il passo. Di fronte al mostro del capitalismo che squarcia la vita umana e la dignità, scegliamo di armare il pensiero, la coscienza e l’azione.

LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA

Dai monti del Messico e gli altopiani delle Ande agli attacchi dinamitardi in Cile e agli incendi in Belgio ci sono persone che hanno deciso di non chinare il capo. La lotta per la libertà è la loro stessa vita, non qualcosa di estraneo.

Sapere che ai confini del mondo esistono persone che vivono e muoiono per le stesse o simili ragioni, con mezzi uguali o simili, e anche, essi possibilmente condividono gli stessi o simili sentimenti, pensieri, paura e sognano con noi, è qualcosa che ci da più che sollievo. E’ ciò che ci spinge a continuare anche nei momenti più difficili, ci riempie di forza e ci da la speranza che alla fine vinceremo. Se non abbiamo vinto ancora è anche dovuto al fatto che non siamo ancora una comunità, neanche una rete.

La mera conoscenza accademica è estremamente utile in discussioni infinite accompagnate da vino scadente. Se, comunque, essa non si trasforma in coscienza resta una chiacchiera inutile. E la coscienza viene fuori solo tramite l’esperienza.

Adesso, più che mai, esiste la necessità di continuare la lotta per ogni membro della comunità. Sapere cosa succede in giro per il mondo per diventare un motivo, un segnale dai rivoluzionari di tutto il mondo che la guerra è ancora in corso. Non solo un contributo in un semplice aggiornamento. Ma diventare il punto dove ogni rivoluzionario riconoscerà se stesso/a come parte di una rete e passerà all’attacco. Che cosa accadrebbe, se, per ogni colpo che viene inflitto a un membro della comunità, si lanciassero campagne internazionali di controinformazione riguardanti il fatto e i rivoluzionari di tutto il mondo passassero all’azione, costringendo i funzionari incapaci di trovare un posto dove nascondersi? Questa è la solidarietà internazionalista.

Intendiamo la solidarietà come una relazione dinamica, bilaterale e su più livelli. Bilaterale perché essa consiste di due o più parti che la sperimentano equamente, rompendo i miserabili ruoli di mittente e destinatario, quello che “esprime” solidarietà e quello che la “riceve”. Su più livelli perché il livello della sua validità dipende da come sono comuni gli obiettivi, i desideri e le sofferenze di coloro che ce l’hanno. E dinamica perché essa vuole sempre evolversi, per trovare modi creativi di prendere carne e ossa.

Consideriamo come necessaria, per l’evoluzione del progetto rivoluzionario, l’applicazione concreta della proposta per una rete internazionale. La creazione di una rete orizzontale, diffusa e in continua evoluzione. Uno strumento di comunicazione e dialogo aperto, come un trasmettitore di idee e pratiche dei rivoluzionari. Così, includiamo questi nostri attacchi all’interno del frangente dell’appello solidale con i membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco sotto processo, così come riguardo alla formazione di una federazione anarchica informale basata sulle proposte della FAI che la Cospirazione delle Cellule di Fuoco ha nuovamente ripreso.

Il 12 e 13 gennaio abbiamo fatto una serie di attacchi a Salonicco, mandando segnali di fuoco ai nostri compagni. Abbiamo colpito:

A mezzogiorno del 12 gennaio:

L’ufficio del giornalista e parlamentare del LAOS Angelos Kolokotronis. Un regalo per lui da parte nostra, per i suoi 35 anni di servizio come capo editor nel grande giornale da noi ben conosciuto come Snitch-Donia (Macedonia) e in altri media informativi, così come per le sue idee di estrema destra.

L’ufficio dell’unione degli ufficiali di polizia in pensione in Promitheos str.

Nella notte del 13 gennaio

2 veicoli della polizia nella regione di Peraia.

1 macchina del corpo diplomatico nella regione di Ano Toumpa.

SOLIDARIETA’ con i guerriglieri GERASIMOS TSAKALOS-PANAGIOTIS ARGIROU-HARIS HADJIMIHELAKIS, membri della O.R. Cospirazione delle Cellule di Fuoco e con tutti gli altri sotto processo per lo stesso caso.

LIBERTA’ per PANAGIOTIS MASOURAS-KOSTANTINA KARAKTSANI-GIORGOS KARAGIANNIDIS-ALEXANDROS MITROUSIAS.

Non dimentichiamo i nostri fratelli insubordinati DIMITRIS DIMTSIADIS-HARALAMBOS TSILIANIDIS-DIMITRIS FESSAS-SOKRATIS TZIFKAS-GIANNIS SKOULOUIDS e vogliamo ricordare loro che la scommessa della distruzione e della creazione c’è ancora.

Federazione Anarchica Informale – Cellula di Solidarietà Rivoluzionaria

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SOLIDARIETA’ : CAMPI DI ESPRESSIONE, CARATTERISTICHE E PRIGIONIERI POLITICI

* http://actforfreedomnow.blogspot.com/2011/01/solidarity-fields-of-expression.html

trad. Cenere

Viviamo in un periodo storico che si contraddistingue per l’intensità della repressione statale, gli arresti e le accuse, e l’aumento dei prigionieri politici. Inoltre, stanno iniziando diversi processi per casi di azioni armate con accusati che rigettano le accuse o rivendicano la partecipazione a gruppi armati. Come Action for Liberty, crediamo che una discussione sulla solidarietà, all’interno del movimento, sia estremamente necessaria oggi e questo testo tenta di contribuire a questa discussione: Come la questione della solidarietà viene intesa da una prospettiva anticapitalistica e antiautoritaria? Da chi e verso di chi? Su che punto converte la generale solidarietà ideologica e politica ai combattenti accusati con le esigenze specifiche di difesa legale per alcuni di loro? Infine, la solidarietà è un valore centrale del movimento sociale e perché la solidarietà ai prigionieri politici in particolare è una componente chiave del progetto rivoluzionario?

CAMPI DI ESPRESSIONE SOLIDALE

Generalmente esprimiamo la nostra solidarietà a) a quelle persone colpite dal vampirismo dello stato / capitale, dall’oppressione e dalla barbarie e b) a persone che lottano contro il Capitale e lo Stato – indipendentemente dall’intensità e dalle forme della loro lotta. La prima categoria include i lavoratori e i disoccupati, immigrati, discriminati sociali e gente che subisce il saccheggio capitalista e il terrorismo imperialista mentre la seconda categoria include scioperanti, manifestanti, squatter, combattenti militanti e partigiani urbani. Il vasto campo della solidarietà non è determinato da una sensibilità astratta, ma da tutte le contraddizioni del dominio capitalista e dalla molteplicità dei (potenziali) soggetti competitivi creati dal dominio stesso – o che tende a creare. In questo senso, la solidarietà, e ogni pratica sociale o politica, ha una connotazione ideologica. Cosa definisce una solidarietà rivoluzionaria da altre forme di solidarietà è che essa si confronta con il nucleo del dominio capitalista e la legalità borghese, e che essa collega l’attuale questione “speciale” con la questione “generale” del progetto di liberazione. Ovviamente, la solidarietà ai prigionieri politici, a causa del profilo dei beneficiari e la centralità dell’”antiterrorismo” nel discorso e nella strategia dei dominanti, condensa una critica anti-regime e azione, come, accanto a quelli precedenti, essa sfida direttamente il monopolio statale della violenza, che insieme alla proprietà privata sono i pilastri del sistema capitalista. Continua a leggere

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Comunicato sugli arresti in Francia e in solidarietà alle rivolte nel Maghreb

* http://polisson.noblogs.org/post/2011/01/25/communique-about-the-arrests/

trad. Cenere

Libertà!

Nelle ultime settimane, in Algeria e Tunisia, centinaia e centinaia di individui hanno dato sfogo alla propria rabbia e alla rivolta contro le condizioni di vita che gli si sono state imposte, con conseguenti decine di morti tra gli insorti.

Adesso che la democrazia sembra aver vinto in Tunisia, gli stessi poliziotti assassini si suppone difendano questa “libertà”, conquistata a caro prezzo con la dipartita di Ben Ali.

Ma era veramente questo il significato del Ritorno alla Normalità, sotto l’egida di capi più democratici? Il significato di questa “Libertà” urlata da centinaia di ribelli?

Libertà, ecco per cosa abbiamo combattuto, e abbiamo scritto sui muri “Algeria-Tunisia, Viva l’Insurrezione!”, “Viva l’Anarchia” (completa libertà, assenza di autorità) fatto per il quale Camille, Dan e Oliver sono stati fermati e poi imprigionati il 14 gennaio. Il sogno che portano nei loro cuori è sicuramente troppo grande per quelli che dominano questo mondo di maiali. Camille alla fine è stata rilasciata il 19 gennaio, adesso è agli arresti domiciliari.

Venerdì 21 gennaio, Francois è stato imprigionato, accusato di aver partecipato alla lotta per la solidarietà con alcuni individui sprovvisti di documenti; persone accusate dell’incendio del Centro di Detenzione di Vincennes, prigione per “stranieri”. Esso è stato bruciato nel giugno 2008, ed è stato rimandato indietro allo stato per ciò che dovrebbe essere ogni prigione – cumulo di polvere. Uno degli slogan di questa lotta è stato : Libertà per tutti, con o senza documenti!

Infatti, non perché noi non siamo imprigionati in galere o in centri di detenzione siamo liberi: per la nostra routine quotidiana che ci costringere a vivere nelle nostre abitazioni ci incarcera; per i poliziotti che ci impediscono di vivere, per gli strizzacervelli che ci vogliono fare adattare ai loro modelli; per i docenti che addestrano e umiliano i ragazzi, per tutti i rapporti inquinati che disciplinano la nostra vita, no, non siamo liberi. Anche fuori.

Possiamo vivere liberi, da Parigi a Tunisi, da Tijuana e Seoul. Per riprenderci la nostra vita, senza nessuno che ci giudichi, che ci mortifichi, che ci arresti, che ci elenchi, che ci provochi, che ci elimini.

E se la repressione colpisce duro, su differenti livelli, da entrambi i lati del Mar Mediterraneo (galera o veri proiettili), ciò non dovrebbe impedirci di esclamare:

Libertà per tutti! In tutto il mondo! Con o senza documenti!

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Parigi – Lettera di Olivier, in prigione dal 14.01

* http://actforfreedomnow.blogspot.com/2011/01/etter-of-olivier-in-jail-on-remand-in.html

trad. Cenere

Riassumendo: “Nessuna libertà per i nemici del potere”, ci hanno detto.

Noi diciamo “nessuna pace per i nemici della libertà”

Olivier

Prigione La Santè

21.01.2011

Non siamo in prigione per delle scritte sui muri

Siamo stati arrestati per strada, nel distretto di Belleville, dalla BAC (brigata contro la criminalità). Due pattuglie giravano sapendo cosa stavano cercando. In una borsa, i poliziotti hanno trovato uno spray e le nostre dita erano un po’ troppo scure per i loro gusti. La sosta nella stazione di polizia non è durata molto, quanto basta per i poliziotti di giocarsi i loro vecchi trucchi, per pressarci a parlare. Nel pomeriggio del 13, alcuni della SAT-Criminal Brigade (sezione antiterrorista della brigata anticriminale) ci hanno presi, sorridendo. Poi è stato abbastanza chiaro che le scritte sul muro erano solo dettagli insignificanti, un pretesto per prenderci. Prima di ciò, perquisizioni domiciliari per aggiornare i loro fascicoli, per fare un po’ di casino. Negli uffici, note ben visibili ci informano delle denunce della Croce Rossa. Abbiamo capito subito. Già nella stazione di polizia del ventesimo distretto i poliziotti parlavano di una riunione speciale tra di loro dopo una chiamata dal 36 Quai des Orfevres circa il danneggiamento di alcuni locali della Croce Rossa a Parigi, nella notte tra l’11 e il 12 Gennaio. Altre scritte erano state fatte sul tribunale, nel decimo distretto. La Sezione Antiterrorista allertata per delle scritte? C’è qualcosa che non va. La notte del nostro arresto, le scritte riguardavano messaggi solidali con la rivolta delle ultime settimane in Tunisia, Algeria, contro lo stato, democratico o dittatoriale. Così ci hanno chiesto informazioni su questo, ma anche sulle scritte delle notte prima, dicendo che il messaggio era lo stesso (è vero che alcune persone mostrano la loro ostilità verso lo stato) e che l’espressione “Morte allo Stato” era stata rinvenuta in entrambi i casi.

Oltre a questi fatti specifici, ci hanno incolpato per la nostra continua attività politica, la nostra partecipazione alle lotte, e le relazioni d’amicizia e di complicità nate durante queste lotte. In questo contesto, la prigione per punire una violazione del controllo giudiziario che vietava, per due di noi, di vedere e comunicare, lo scopo di distruggere tutte le forme di lotta e organizzazione, al di là del quadro informale democratico e del suo controllo sociale.

La cospirazione criminale come accusa, anche se non è formalmente menzionata nel nostro caso rimane l’ossessione di chi giudica questi fatti, anche se “banale” come dei graffiti, fumogeni, manifesti per fissarli nel modello “anarco-autonomo”. Una buona pratica, per ogni forza separata, terrorizzando gli altri, mettendo da parte possibilmente i “leader” dei “seguaci”, “teorici” e “attacchini” o “raccoglitori” e “performers” inserendoli in un modello autoritario e gerarchico è ciò che di questa società stiamo combattendo, e ciò che ci disgusta in ogni modo. Questo modo di fare pressione, in un periodo dove le lotte contro i centri di detenzione e tutte le forme di confino, per esempio, sembrano segnare il passo, agisce come “misura di precauzione” per stroncare sul nascere qualsiasi tentativo di conflitto conto ciò che ci domina. Le denunce periodiche della Croce Rossa prendono parte pienamente in questa offensiva poliziesca, non perdendo l’opportunità di collaborare con essa. Mano nella mano nella gestione delle prigioni, mano nella mano nella soppressione delle lotte antiautoritarie. Un po’ di vernice per questi umanitari con le mani rosse, non è un grande prezzo da pagare. Oltre alle pratiche particolari e ai mezzi usati nella lotta (visto che si ne fa riferimento: anche fuoco, distruzione di obiettivi, semplice danneggiamento, occupazione collettive), è la lotta stessa e quali sono i desideri e le prospettive (un mondo senza sfruttamento, senza denaro, senza prigioni, senza stato) che vogliono soffocare. Questo è la conseguenza di uno stato e di “leggi d’emergenza”. La libertà e la democrazia non hanno nulla in comune. Chi dice l’opposto deve essere un bel bugiardo. A farli incazzare è la nostra rabbia, la nostra rivolta e le nostre lotte che non mendicano nulla. Allo stesso modo le nostre amicizie, le nostre affinità non sono negoziabili. La libertà che vogliamo è senza condizioni.

Uno slogan della rivolta a Kabylia dice:

Non potete ucciderci, siamo già morti.”

Lo stato può sbatterci in galera, ma le relazioni sociali esistenti sono già ingabbiate.

Una cosa che non dobbiamo dimenticare: abbiamo una sola vita.

Riassumendo: “Nessuna libertà per i nemici del potere”, ci hanno detto.

Noi diciamo “Nessuna pace per i nemici della libertà”.

Olivier

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Cremona – LIBERATI 3 MAIALINI, portati via in salvo da un immenso allevamento intensivo

* finoallafine.info

27/01/2011 – OFFANENGO (CR) Informazioni ricevute in forma anonima via email:

Comunicato:

” Nella notte del 27 Dicembre 2010 ci siamo introdotti in un allevamento intensivo di maiali a Offanengo (CR) per dare la libertà e una possibilità di vita a 3 maialini, sottraendoli dal resto di una cucciolata alla loro madre, che anche se non sarà mai cosciente di questo, avrà la rara fortuna di aver avuto 3 figli che potranno godere della luce del sole, di correre e giocare liberi nei prati.
Questo allevamento è uno dei più grandi che abbiamo mai visitato ed impressiona per il numero di maiali rinchiusi (circa
4000 mamme con rispettive cucciolate di circa 12 cuccioli
oltre agli adulti nelle gabbie da ingrasso) e per il tipo di struttura completamente automatizzata con tecnologie all’avanguardia, dove i maiali perdono totalmente la loro individualità per diventare prosciutto fin dalla loro nascita.
Abbiamo lasciato che il caso scegliesse per noi i 3 fortunati fra le migliaia di vite e con il cuore pesante ci siamo allontanati in fretta da quella fabbrica di morte.
A.L.F.

_____________

Tramite un’email anonima abbiamo ricevuto il link ad un video girato all’interno di diversi allevamenti intensivi di maiali in Lombardia. Il video include anche la liberazione di tre maiali da tre differenti allevamenti. Il video non si riferisce all’ultima liberazione di tre maialini avvenuta ad Offanengo (CR).

Link del video: http://www.youtube.com/watch?v=J43FABF0g3I

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Greece – Occupation of Italian Consulate Patras in solidarity with anarchist comrade Tonino!

* http://ipposd.wordpress.com/

NESSUNA PERSECUZIONE PER TONINO

Today morning at 10:30 40 anarchists occupied the Italian Consultant in Patras, as an act of solidarity to the Italian anarchist comrade Tonino. The occupation lasted more than half an hour, while fax messages were sented to the Italian Embassy in Athens, to the Italian Ministry of Justice and Napoli’s Court House. Also, this text were given to passers-by.

The text:

LA SOLIDARIETA’ E’ LA NOSTRA ARMA
A Napoli, in italia, durante l’annuale manifestazione del 1° Maggio, gli sbirri permettono ad un gruppo di fascisti di avvicinarsi al corteo. I fascisti cominciano subito a provocare e minacciare. I manifestanti rispondono e li cacciano. Un fascio trova rifugio dentro un negozio, scoppia una rissa da cui esce ferito.
Il 26 luglio vengono arrestate due persone. Una delle quali, il compagno Tonino, viene portata in attesa di giudizio nel carcere di Civitavecchia fino al 21 dicembre, dopodiché agli arresti domiciliari fino al 2 febbraio.
Occupiamo oggi 28 gennaio il consolato italiano a Patrasso come azione in solidarietà al compagno Tonino ed a tutti i prigionieri della guerra sociale di classe nel mondo.
Non avalliamo nessuna logica difensivista riguardo innocenza o colpevolezza di qualsiasi ribelle basata sulla giustizia istituzionale dello stato. Non siamo avvocati ma anarchici. Ma ancora di più sentiamo ogni condanna contro i compagni come una condanna annunciata contro tutti noi, come un’estensione della guerra di classe internazionale che subiamo oggi dalle minoranze privilegiate al potere. Una guerra sociale di classe che prevede il frazionamento dell’individuo, nella sua obbedienza, nell’annullamento della sua libertà, la distruzione della differenza di ogni individualità, il pieno controllo e costrizione volte ad incanalare la sua forza e la sua azione a favore del dominio. Oggi, più di ogni altra volta, il potere, sapendo che tutto il mondo e’ in ebollizione sempre più, e visto che il modello occidentale di “stato assistenziale” non riesce ad assicurare i propri interessi di fronte al turbamento sociale attuale. Perde la sua facciata democratica dando senso solamente al proprio mantenimento per mezzo del dogma sicurezza- repressione brutale. Creando e riproducendo la paura ed il terrorismo e presentandosi come nostro protettore, prende di mira e classifica individui come pericolosi, nemici, terroristi. L’obiettivo, oltre al disorientamento della societa’ per i problemi reali, e’ di soffocare ogni voce ed azione radicale che possa inasprire la guerra sociale di classe in qualsiasi ambito. La criminalizzazione e l’arresto di un compagno risulta essere il mezzo più efficace per il potere per scoraggiare qualsiasi radicalizzazione ovunque e per sempre.
In questa cornice si inserisce anche l’arresto di Tonino, con il pretesto dei fatti del 1° maggio a Napoli. Mirando sia alla neutralizzazione per mezzo della detenzione dello stesso, sia alla repressione in nuce di qualsiasi azione o idea sovversiva in quanto socialmente pericolosa.
Per noi socialmente pericolosa è l’esistenza stessa del potere, delle prigioni, dei centri detentivi per immigrati,delle morti e dei ferimenti sul lavoro, della repressione delle lotte sociali di massa, e l’esistenza stessa dei sostenitori del potere (infami, fascisti parastato ).
In ogni angolo del mondo il potere ha gli stessi interessi, la sicurezza di capitalisti, dei padroni ed in generi dei potenti. Tenta di rafforzare le proprie istituzioni al fine di mantenere il dominio e la sopraffazione su strati sociali sempre più grandi.
Noi vivendo la realtà dalla grecia, vediamo chiaramente l’attacco con la quotidiana repressione, con le prove costruite a tavolino, la criminalizzazione delle idee e dei rapporti di amicizia e di ogni forma di lotta radicale.
Come anarchici lottiamo contro ogni piano del potere per il dominio.
Di fronte all’attacco che subiamo su scala mondiale, scegliamo la solidarietà.
solidarietà che non rientra nei loro confini e nei loro progetti.
solidarietà che sgorga dalla passione per la libertà


CHI SI DIMENTICA DEI PRIGIONIERI DELLA GUERRA SOCIALE DI CLASSE, SI DIMENTICA DELLA GUERRA STESSA
NESSUN OSTAGGIO NELLE GALERE DELLA DEMOCRAZIA
NESSUNA PERSECUZIONE PER TONINO

Anarchici e compagni, patrasso (A)

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México – Nueva oleada de incendios en Saltillo

Después de que el pasado 12 de Enero, lxs incendiarixs de Saltillo en Coahuila incendiaran tres autos y de esa forma volvieran a tomar escena en las calles de la ciudad norteña, una nueva oleada de ataques incendiarios contra automóviles ha dejado a las autoridades atadas de manos, desmoralizadas y completamente impotentes ante tal situación.

La sociedad estaba aterrada con el regreso de lxs anonimxs hijxs del fuego, el alcalde de Saltillo mando a redoblar los patrullajes y los operativos para evitar que las coches siguieran ardiendo. Pero tres días después de estas declaraciones, el 15 de este mes aproximadamente a las 6:30 de la mañana se reporto la quema de un Chevy modelo 2005, en la colonia Guayulera.

Los bomberos llegaron al lugar, para sofocar el fuego, cuando rociaban agua sobre la chatarra quemada, recibieron otra alarma la cual indicaba que unas cuadras atrás había un Volkswagen Jetta que se empezaba a prender fuego, las declaraciones son claras, lxs incendiarixs de Saltillo usualmente utilizan dispositivos incendiarios con temporalizador para salir del perímetro antes de que las llamas estallen de las recipientes de plástico.

Los bomberos arribaron y apagaron el fuego con extintores.

La noche del 20 también se registraron ataques incendiarios, ahora en la colonia Santa Anita aproximadamente a las 5:30 a, cuando algunxs vecinxs se despertaron cuando escucharon los vidrios reventarse de una camioneta Chevrolet Colorado por el intenso fuego. La camioneta estaba dentro de una cochera, por lo que había la amenaza de que se prendiera la casa de lujo. Y así fue el fuego se expandió y logro ennegrecer las paredes de la casa y

quemar una camioneta Ford Eco Sport de reciente modelo que estaba estacionada cerca de la que resulto con perdidas totales. La segunda camioneta registro daños por 40 mil pesos.

Según testimonios de vecinxs, el ataque fue perpetrado por un hombre vestido de negro que corría sobre la acera.

La Fiscalía General del Estado (FGE) investiga los atentados, que desde hace ya varios años han dejado perdidas por millones de pesos a lxs dueñxs de los automóviles siniestrados.

Con estos hechos ya son 7 autos incendiados en lo que va del año, y parase que nada puede detener a lxs incendiarixs de Saltillo.

* Publicación Rabia y Acción

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Chile – Periódico El Surco Nº23 (edición excepcional)

Amigos y amigas:
Les comunicamos la salida del nº23 del periódico anarquista
El Surco correspondiente –excepcionalmente- a enero y febrero de 2011. Si bien aparece con algo de atraso, estamos contentos de entregar una nueva edición de este modesto vocero antiautoritario. Como siempre, hemos intentado difundir las ideas anarquistas, y no para que sean leídas
acríticamente, sino para provocar al debate y a la reflexión.

El Surco Nº23 les trae:
– Editorial: ¿ANARQUÍA Y LUCHA DE CLASES?
– Documento: LA VIDA ES UNA SÍNTESIS, por Volín
– Comunicado: A 3 AÑOS DEL ASESINATO DE MATÍAS CATRILEO

– EL ABUSO POLICIAL DE LOS PACOS
– Crónica de una persecución anunciada. EL 2010 Y LA REPRESIÓN CONTRA EL ANARQUISMO.
– EL PARO DE MAGALLANES
– LA SUCIA CAMPAÑA DE LA ENERGÍA LIMPIA
– Silueta de agitadores: JUAN DEMARCHI (1864-1943)
– RECUPERACIÓN DE LA MEMORIA HISTÓRICA, el proceso español.
– Breves: EL CASO BOMBAS se cae a pedazos y POLICÍA INFILTRADO entre
los anarquistas ingleses
– Reseña: LOS ANARQUISTAS Y EL MOVIMIENTO OBRERO. La alborada de la
idea en Chile, de Sergio Grez.

Como siempre, puedes descargar éste y los anteriores números en
www.srhostil.org/elsurco

Grupo Anarquista El Surco
Santiago, Región chilena
elsurcoanarquista@gmail.com

PS 1: Prefiere la edición en papel y ayuda así a sostener el periódico.
PS 2: Revisa los puestos de distribución en la contraportada.
PS 3: Lea los mensajes de la página 4.

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Padova – ALF libera 53 cincillà dall’allevamento di Pegoraro Franco

tratto da: informa-azione.info

riceviamo e diffondiamo:

Nella notte del 24 gennaio 2011 la nostra cellula ha fatto visita al più grande allevamento di cincillà (ed uno dei pochi presenti) in Italia: l’allevamento Pegoraro Cincillà di Pegoraro Franco a Campo San Martino (PD).
All’interno di un capannone nel giardino di casa della famiglia Pegoraro, centinaia di cincillà sono allevati in gabbie di rete metallica per essere uccisi, scuoiati e trasformati in pellicce.
Questo allevamento si occupa inoltre della concia delle pelli e della vendita diretta.
Dai primi sopralluoghi avevamo capito che per introdurci nel capannone sarebbe stato necessario entrare da una finestra a circa 4 metri di altezza, creandoci un varco tra le sbarre ed il plexiglas che ci separavano dagli animali.
Essendo la distanza tra le sbarre abbastanza grande da farci passare i nostri corpi ed una scala, la notte dell’azione restava l’arduo compito di trovare un modo per tagliare la finestra di plexiglas facendo il minor rumore possibile, essendo l’allevamento posizionato in una zona residenziale ad una ventina di metri dalla casa del proprietario e dalle abitazioni di altri vicini.
Per circa un’ora e mezza, accovacciati su una tettoia di lamiera sotto la finestra, abbiamo tagliato una porzione di plexiglas, scaldando una lama con l’aiuto di un cannello a gas per fondere la plastica e rendere il taglio meno rumoroso.
A taglio completato, trattenendo il respiro, abbiamo dato l’ultimo strattone al pezzo di plexiglas, che con un forte scricchiolio si è staccato: guardando giù dalla finestra all’interno dell’edificio, 4 lunghi corridoi di gabbie, ognuno costituito da tre file di gabbie impilate una sull’altra.
Dopo aver aspettato un minuto per essere sicuri di non aver svegliato nessuno, abbiamo infilato una scala nel piccolo varco che ci eravamo ritagliati e due di noi sono scesi nel capannone.
All’interno l’allevamento era tenuto malissimo, molto sporco e l’odore delle deiezioni degli animali soffocante. Molti dei cincillà avevano un collare che impediva loro in tale situazione di stress di strapparsi a morsi il prezioso pelo. Una volta tolti questi collari a molti di loro rimanevano ferite sul collo.
A causa del ritardo accumulato durante il taglio della finestra, abbiamo dovuto agire il più in fretta possibile. Aprire le gabbie, riempire le borse di animali, arrampicarsi sulla scala, passare una borsa dalla finestra a chi stava fuori sulla tettoia, e mettere in salvo gli animali. E poi di nuovo tutto da capo, senza fermarsi un secondo. Abbiamo inoltre scelto esclusivamente animali di sesso femminile, per facilitare la loro futura vita in comunità, evitare riproduzioni e rovinare le linee genealogiche delle fattrici che Pegoraro ha creato in troppi anni di attività.
In circa mezz’ora abbiamo salvato 53 cincillà, caricati sul nostro mezzo e portati ad una nuova vita, dove non sono più costretti a riprodursi e non saranno scuoiati per una inutile e sanguinosa moda. Prima di andarcene abbiamo anche lasciato una scritta firmata ALF sul muro esterno dell’allevamento.
Dedichiamo questa liberazione a tutti coloro i quali hanno deciso di agire in prima persona, senza delegare e attendere un cambiamento dall’alto che non verrà mai. Quello per cui lottiamo è un radicale stravolgimento di questo sistema, lo smantellamento dell’antropocentrismo e il crollo della civilizzazione. Le scelte di vita, le azioni, le proteste, possono essere strade per arrivare al mondo liberato che abbiamo nel nostro cuore, contrastando il mondo nel quale ci troviamo a vivere tra strazianti urla di dolore, gabbie, sfruttamento ed oppressione. Non accettiamo l’idea specista per la quale gli animali sono oggetti per il nostro consumo (pellicce e vestiario, cibo, divertimento, ricerca) e siamo pronti a rischiare la nostra libertà per abbattere lo sfruttamento e la prigionia e portare in salvo quelli che consideriamo degli individui.
Nessun compromesso per la liberazione animale!
Animal Liberation Front

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Svizzera – Allarme bomba a San Gallo

Azione rivendicata dagli oppositori del WEF a Davos”

“Allarme bomba a San Gallo, a quanto sembra in relazione al forum economico mondiale di Davos (WEF). La polizia ha trovato un oggetto fissato con nastro adesivo al vetro di una finestra di un ufficio dell’Helvetia, ha indicato un portavoce. Gli inquirenti stanno ora cercando di stabilire se si tratti veramente di un ordigno esplosivo.

Il quotidiano gratuito «20 Minuten» ha ricevuto una mail di rivendicazione, in cui si parla di un attacco «con un missile» all’università di San Gallo (HSG), definita scuola dei quadri del capitale, «puntualmente per l’inizio del WEF». Viene ipotizzato un errore: gli autori avrebbero preso di mira l’edificio dell’Helvetia ritenendo che fosse un immobile della vicina università.”

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fonte: ats, 26.01.11

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(de) WEF: Hotels Morosani in Davos angegriffen!

* Revolutionäre Perspektive

from: http://switzerland.indymedia.org/de/2011/01/79852.shtml

Wir haben die Hotels Morosani in Davos mit Pyrotechnik und Zucker angegriffen. In diesen Hotels sind die Bundesräte und die UBS-Vertreter untergebracht.
Zwei pyrotechnische Sprengsätze wurden deponiert, die Zeitzünder bewusst auf Donnerstag morgen 6 Uhr gestellt. Diese Zeit haben wir gewählt, um nicht die Angestellten zu gefährden, die kurze Zeit später den Herrschaften aus Politik und Kapital zudienen müssen.
Zusätzlich haben wir den Inhalt des Öltanks des Hotels mit Zucker ergänzt damit Ihnen früher oder später in den Bergen auch ein kalter Wind um die Ohren weht. Zum Angriff vom 25.01 auf 26.01: Offensichtlich sind die HSG in St. Gallen und der Hauptsitz der Helvetia Versicherungen in demselben modernen Glaskomplex untergebracht. Zwei Fliegen auf einen Knall. Nebst der HSG ist auch die Helvetia Versicherung kein falsches Ziel, wenn in diesem Fall auch nicht gewollt, liegt auf der Hand. Während dieser Konzern im ersten Halbjahr 2010 einen Gewinn von 157 Millionen Franken ausweist, wissen viele Arbeiterinnen und Arbeiter nicht mehr wie sie ihre Krankenversicherung bezahlen sollen.
Zurück in die Berge: Das übergeordnete Motto des WEF lautet dieses Jahr «Gemeinsame Normen für eine neue Realität». Dies scheint sich der Bundesrat zu Herzen zu nehmen und geht auch gleich daran dies umzusetzen. So setzt der Economie Suisse Mann im Bundesrat, Johann Schneider-Ammann, ein Freihandelsabkommen mit China auf die Tagesordnung. Diese Gespräche sollen in Davos beginnen.
Die gemeinsamen Normen? Nun, da ist erstmal, dass alle versuchen ein Stück vom Kuchen abzubekommen. Alle wollen einen Teil des Profits, der sich mit billigen chinesischen arbeiterInnen machen lässt, sei es nun die schweizerische, die deutsche, französische, amerikanische oder jede andere Bourgeoisie . Alle wollen zu möglichst guten Konditionen nach China exportieren können, seien es nun Waren oder Arbeitsplätze.
Die gemeinsamen Normen? Jede Kapitalfraktion kämpft gegen jede, jedes Land oder jede Region gegen die andern. Mit wenigen ,zeitlich begrenzten, Ausnahmen. Dies sieht man an jedem ihrer Gipfel, die einer nach dem andern scheitern.
Auslagerung der Produktion an einen Ort an dem viel billiger produziert werden kann, z.B. China oder Indien, bringt den Bourgeois mehr Profit und den ArbeiterInnen auf der einen Seite der Rechnung Entlassungen und auf der anderen Seite schärfere Ausbeutung.
Die gemeinsamen Normen? Den Gürtel enger schnallen und verzichten soll das Proletariat. Auf dessen Rücken soll die Krise gelöst werden.
Ökonomische und politische Krise
Schwab ruft die verschiedenen «global leaders» zur Zusammenarbeit, die Staaten dazu ihre eigenen Kapitalfraktionen nicht mit Zöllen etc. zu schützen auf und es sollen am WEF Friedensprozesse angeleiert werden. Dies kann als Grössenwahn der WEF-Verantwortlichen, als Naivität oder als Scharlatanerie abgetan werden.
Was bleibt, ist das vorprogrammierte Versagen dieser Vorstösse. Die globale politische und wirtschaftliche Krise erlaubt nur Lösungen bei der der eine Kapitalist auf Kosten eines anderen gewinnt.
Diese Krise aus der die BonzInnen mit ihren gemeinsamen Normen ausbrechen wollen, schafft immer wieder aufs neue Widersprüche zwischen ihnen und den einzelnen Kapitalfraktionen. Widersprüche, die in Form «neuer Normen» auf dem Buckel der Ausgebeuteten ausgetragen werden.
In diesem Klima, geprägt von Arbeitslosigkeit, Arbeitsplatzabbau, Arbeitshetze und Armut, erstarkt eine politisch und kulturelle Rechtsentwicklung, mit der ihr eigenen reaktionären Hetze.

«Neue Normen” für die Mächtigen, «alte Folgen” für die Ausgebeuteten?
Die Zukunft muss uns gehören!
Ausbeutung und Verarmung, reaktionäre, rassistische Hetze und imperialistische Kriege lassen keinen Zweifel daran, dass die kapitalistische Produktionsweise keinen Weg aus dieser Miesere bietet.
Den Kampf gegen die Diktatur des Kapitals orientieren wir an der gesellschaftlichen Alternative zum Kapitalismus – dem Kommunismus. Der Kampf dafür, dass nicht nur wenige Bourgeois von der Produktion profitieren, sondern die Gesellschaft als ganzes.
Der Kampf dafür, dass es um´s Leben geht und nicht um´s überleben!

Für eine revolutionäre Perspektive!

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Svizzera – Esplosione in hotel a Davos


“Autonomi hanno rivendicato il gesto su internet”

“Nessun ferito e pochi danni Esplosione nel sotterraneo dell’hotel di lusso “Posthotel” a Davos, uno dei due dove soggiornano i consiglieri federali in occasione del World economic forum (WEF).

Per la precisione, nei due alberghi Morosani «Pöstli” e “Schweizerhof” soggiornano i ministri Micheline Calmy-Rey, Eveline Widmer-Schlumpf, Doris Leuthard e Johann Schneider-Ammann e i membri dell’UBS. Mentre il governo passa la notte nell’Hotel Schweizerhoft, la delegazione UBS si trova all’interno del “Pöschtli” dove è stata registrata la detonazione. UBS non ha commentato l’attacco.

La sicurezza dei consiglieri federali non è stata messa in questione in alcun momento”, ha affermato Thomas Abegglen della Cancelleria federale.

La detonazione è avvenuta poco prima delle nove in un ripostiglio e ha mandato in frantumi un paio di vetri di finestre. La polizia è al lavoro per appurare che cosa l’abbia provocata. Secondo primi accertamenti dovrebbe essersi trattato di un petardo. Le indagini sono svolte dal Ministero pubblico della Confederazione, come sempre avviene quando sono in gioco esplosivi. Secondo il portavoce della polizia grigionese Thomas Hobi non c’è nessun ferito, sottolineando che non vi è stata una esplosione, ma una detonazione, che corrisponde ad una reazione di sostanze chimiche.
Ignoti ovviamente i motivi ma sembra che la detonazione sia stata rivendicata da movimenti autonomi contrari al WEF. Gli autonomi avrebbero rivendicato l’azione via internet, aggiungendo di aver mescolato dello zucchero nei tank dell’impianto di riscaldamento dell’hotel per causarne il blocco. “Le indagini ancora in corso, finora non abbiamo trovato nulla”, ha detto il portavoce della polizia Hobi.”

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fonte: ats, 27.01.11

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Grecia – Seconda lettera del compagno prigioniero Christos Politis

* http://actforfreedomnow.blogspot.com/2011/01/letter-from-imprisoned-comrade-christos.html

trad. Cenere

Stylianos Glykofrydis deve essere stato un uomo davvero importante quando ha lavorato come direttore e supervisore generale delle prigioni. E’ stato nominato dal governo per fronteggiare il comunismo “direttamente o indirettamente imitando le azioni di Hitler” quando nel 1936 egli propose che i comunisti in attesa di processo avessero meno visite e momenti di esercizio ( per evitare contatti con altri prigionieri “con conseguenze ben note e indesiderate”).

Le idee, le percezioni e le proposte di Stylianos Glykofridis non sono certo rimaste inutilizzate dallo stato moderno.

Dopo il nostro sequestro, mio e di Kostas Barlis, da Exarchia il 4 gennaio, siamo stati portati negli uffici dell’unità antiterrorismo. Mentre il mio compagno veniva rilasciato, dopo 48 ore hanno annunciato il mio arresto. Nello stesso tempo, il capo della polizia greca ha cinicamente dichiarato che ero stato arrestato “perché ero stato rilasciato nel caso della corte d’appello”.

Vale a dire un caso per il quale sono stato convocato e esaminato dall’ottavo regolare giudice per le investigazioni ed ero stato rilasciato su sua decisione. La verità è che sono interessati a prendermi come ostaggio solo in quanto sono un anarchico.

Perché negli ultimi 15 anni sono stato partecipe di questa area politica radicale. Nel mio caso, non è facile un tentativo di aggiornamento ma anche di sviluppo del metodo repressivo di criminalizzazione delle relazioni con amici e compagni, che dozzine di compagni hanno subito in seguito.

Nel mio caso, l’unità antiterrorismo ha costruito relazioni che non esistono veramente come io non conosco nemmeno personalmente i miei co-imputati.

Dopo essere stato messo in custodia cautelare, mentre agenti travisati dell’antiterrorismo parlavano con il giudice per le indagine più spesso che coi miei avvocati, sono stato trasferito nella prigione di Gravina, una prigione di tipo C. Nonostante il fatto che, in accordo col codice penale, “ Nel tipo C i prigionieri sono rinchiusi senza comunicazione con altri prigionieri di altre categorie, sono rinchiusi prigionieri che scontano ergastoli o a minimo 10 anni di pena e sono considerati particolarmente pericolosi per la normale convivenza in altri tipi di prigioni”.

Una prigione isolata, con edifici e alte mura al fine di isolare qualsiasi cosa dalla zona esterna, con telecamera e sistemi di sicurezza elettronici ovunque.

Un edificio imponente e pietroso che vuole privare di ogni stimolo esterno, per appiattire la tua personalità, per distruggere la tua mente. Ovviamente, seguendo gli ordini mi hanno messo in un settore “di sicurezza”, senza nemmeno avermelo chiesto, senza che nessuno sia stato minacciato e nonostante la mia continua richiesta di uscire da qui. Il risultato di questa scelta arbitraria è di impormi un aberrante status quo di isolamento assoluto, provando a ignorare la mia richiesta per un trasferimento alla prigione di Korydallos.

La politica economica comporta definitivamente una nuova “qualità” di repressione statale come supplemento. Adesso che il capitalismo non può nascondere il suo vero volto, il consenso sociale può essere ottenuto solo tramite la violenza. Tramite le decisioni dei tribunali che giudicano gli scioperi illegali, tramite gli idranti, tramite minacce di arresti di massa, tramite lacrimogeni, tramite operazioni “antiterroristiche”. Tramite richiami all’autocontrollo e tramite le urla dei giornalisti. Solo tramite questi metodi e solo questi metodi, lo stato greco diventerà un esperimento riuscito, trasformando il paese in una regione della Fortezza Europa e rendendolo un paradiso economico per i padroni.

Con un popolo tenuto in ostaggio, aspettando qualcuno che arrivi e salvi loro e le persone considerate avanzi che si affollano per il cibo in prigione o dentro le prigioni. Già, dall’inizio degli anni ’70, la politica “antiterrorista” è subentrata a quella anticomunista. E’ diventata la risposta direttamente proveniente dallo status quo, poi la repressione di un nemico che era presente ovunque, diffuso, flessibile e non specificato e statico come i partiti comunisti o l’esercito sovietico nell’est europa. Già, il nuovo nemico è stato trovato nei movimenti dinamici e multiformi, nelle zone proletarie che non si uniformano, nella guerriglia urbana. Così oggi, quando sempre di più azioni e pratiche politiche sono il bersaglio dell’Autorità per i Crimini e la Violenza Speciale, l’”antiterrorismo” per le autorità è qualcosa di condannabile al fine di contenere la rabbia della gente ingabbiata nei limiti di un conclamato realismo e conformismo.

Ecco il perché delle accuse con incerti campioni di DNA, per la cascata di aggiornamenti della “legge-terrore”, delle accuse speciali contro compagni e relazioni sociali, della continua sorveglianza, di centinaia di combattenti che sono ostaggi della giustizia e di dozzine di persone rinchiuse nelle prigioni, della propaganda dei mass media che parla di “terroristi”. Tutte queste, al fine di dar significato a parole false, di isolare e infine distruggere il nemico interno. Per distruggere tutte queste persone che fomentano l’odio di classe e radicalizzano la divisione nazionale, tutto quelli che portano avanti la solidarietà, l’azione autorganizzata e lo scontro con lo status quo.

La scommessa per noi è allo stesso tempo, più urgentemente che mai, di decidere il corso della storia. Perché il capitalismo, con la sua imposta povertà e miseria, non è una strada a senso unico.

Christos Politis

Prigione chiusa di Gravina

8 Gennaio 2011

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(en/it) Letter from the defendants about Conspiracy of Cells of Fire Case

On Monday 24/1, the matters that we placed before the court regarding the non retaining and registering of the identification of those who arrive in the courtroom and the tape recording of the trial proceedings, the first of which is the most important for us, were examined. As we had decided and publicly announced in the case of the court not accepting our demands, we withdrew and revoked our lawyers.

What happened in the courtroom is better known to those who were inside, friends, comrades and relatives. We will present the facts as we experienced them unfolding from our point of view. While we were in the holding room we heard the voices and chants of the people, which gave us strength and courage. At some point we realized that the president of the special court had ordered the removal and detention of certain comrades and relatives from the hearing. Intense shouting followed and we realized that there were clashes with the cops in the courtroom, which we were separated from by an iron door. Wanting to approach it in order to help our relatives and comrades in some way, we headed in that direction.

At the last moment the cops from the escort closed the door on us and a fierce body to body clash followed with about 20 of them. Although they outnumbered us, their use of batons became essential in order to make the clash equal. The clash lasted roughly 10 minutes and, even though they put handcuffs on some of us, we continued to fight chained up while the cops hit us furiously.

Perhaps they dealt many blows but we responded with the same and more, showing them that some prisoners are not easy prey to their fake macho posturing. Now, regarding the statement concerning an organized escape attempt it is ridiculous to say the least since the space in which we were directed – behind the courtroom- leads to the prison courtyard and at the time of the trial it was full of squads of riot cops and special forces.

We declare, finally, that we stand firm in our demand that the comrades and those attending the trial in solidarity not be registered. The isolation of the accused in political trials reflects the disposition to penalize comradely relations and the demeaning of the political subjects that participate in them. For us solidarity is an essential and nodal matter. We do not tolerate the direct attack of the court on the solidarity movement. We will not be the ones to legitimise this decision of theirs. As a first move we have begun the refusal of prison food, while at the same time none of us will participate in the trial until our demands have been met.

We do not tolerate the mockery of the president of the court who, despite at first agreeing to the free attendance of people, later, following the command of her political superiors, reversed the decision, indisputably proving her role as a puppet of the anti-terrorist staff.

We are asking for the obvious and their refusal shows the disposition of the special court. We will not attend the trial until each comrade and those in solidarity can enter without the fear of be filed. In the event that the trial starts without us and our lawyers, with the only participants being cops and appointed lawyers, we will begin a hunger strike from the day that the trial begins again.

In order for us to return to the courtroom we demand free access to anyone that wants to follow the trial, by simply showing their identity card and without any recording of their information. We also recommend that all the appointed lawyers refuse to participate in this fascist procedure where we are deprived of a voice and opinion. Such a thing is undignified for them, to say the least, and it would be good that they do not attempt “to take the snake out of the hole”. (Greek saying meaning to be the one that solves the problem)

To end up, we return our solidarity from our hearts to all the comrades from Greece and abroad, who with their words and action give us strength to carry on the struggle.

THE STRUGGLE CONTINUES

LONG LIVE THE REVOLUTION

Haris Hadjimihelakis

Giorgos Karagiannidis

Alexandros Mitrousias

Panagiotis Masouras

Panagiotis Argirou

boubourAs translate actforfreedomnow!

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Lettera degli accusati per il caso “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”

http://actforfreedomnow.blogspot.com/2011/01/text-from-defendants-about-conspiracy.html

trad: Cenere

Lunedì 24 gennaio, le questioni che abbiamo aperto riguardo al non trattenimento e la registrazione delle carte di identità di chi arriva in tribunale e alla registrazione delle udienze del processo, la prima di questa è molto importante per noi, sono state esaminate. Come è stato deciso e pubblicamente annunciato nel caso in cui la corte non avesse accettato le nostre richieste, noi avremmo rigettato i nostri avvocati.

Cosa è successo in aula è risaputo per quelli che c’erano dentro, amici, compagni e parenti. Presenteremo i fatti così come li abbiamo vissuti dal nostro punto di vista. Mentre eravamo nella sala d’attesa abbiamo sentito le voci e gli slogan della gente, che ci hanno dato forza e coraggio. Contemporaneamente abbiamo capito che il presidente della corte speciale aveva ordinato la rimozione e la detenzione di alcuni compagni e parenti dall’udienza. Sono seguite forti grida e abbiamo capito che c’erano scontri con i poliziotti nell’aula, dalla quale eravamo separati da una porta d’acciaio. Aspettando di entrare al fine di aiutare i nostri parenti e i nostri compagni in qualche modo, ci siamo diretti in quella direzione.

All’ultimo momento i poliziotti della scorta ci hanno chiuso la porta e c’è stato un violento scontro corpo a corpo con circa 20 di loro. Lo scontro è durato circa 10 minuti e, anche se hanno ammanettato qualcuno di noi, abbiamo continuato a lottare ammanettati mentre i poliziotti ci colpivano furiosamente.

Hanno sferrato molti colpi ma noi abbiamo risposto allo stesso modo e di più, mostrando loro che alcuni prigionieri non sono facili prede della loro falsa postura da macho. Adesso, riguardo alla dichiarazione circa un tentativo di evasione organizzata è ridicolo a dirsi visto che lo spazio verso il quale ci siamo diretti – dietro la corte – conduce al cortile della prigione e al momento del processo era pieno di squadre di poliziotti in antisommossa e forze speciali.

Dichiariamo, infine, che restiamo inflessibili nelle nostre richieste che i compagni e quelli che vengono al processo in solidarietà non vengano registrati. L’isolamento degli accusati nei processi politici riflette la disposizione a penalizzare le relazioni tra compagni e lo sminuire i soggetti politici che le creano. Per noi la solidarietà è una questione essenziale e fondamentale. Non tolleriamo l’attacco diretto della corte al movimento solidale. Non saremo noi a legittimare questa loro decisione. Come prima mossa abbiamo iniziato il rifiuto del cibo in prigione, mentre allo stesso tempo nessuno di noi parteciperà al processo fino a quando le nostre richieste non saranno accettate.

Non tolleriamo la presa in giro del presidente di corte che, nonostante un primo accordo riguardo al libero ingresso della gente, dopo, seguendo i comandi dei suoi superiori politici, ha ribaltato la decisione, provando senza dubbi il suo ruolo di burattino dell’unità antiterrorismo.

Stiamo chiedendo un’ovvietà e il loro rifiuto mostra la disposizione della corte speciale. Non parteciperemo al processo fino a quando ogni compagno e i solidali potranno entrare senza la paura di essere registrati. Nel caso che il processo inizi senza di noi e i nostri avvocati, con solo i poliziotti e gli avvocati nominati come partecipanti, inizieremo uno sciopero della fame dal giorno in cui il processo ricomincia.

Al fine di tornare in aula domandiamo il libero accesso a chiunque vuole seguire il processo, semplicemente mostrando la carta di identità senza alcuna registrazione di informazioni. Raccomandiamo anche che tutti gli avvocati nominati rifiutino di partecipare a questa procedura fascista dove veniamo privati di voce e opinione. Una cosa simile è poco dignitosa per loro, per non dire altro, e sarebbe buono che essi non provassero “a stanare il serpente dalla tana”. ( modo di dire greco che significa essere quello che risolve il problema ).

Per finire, ricambiamo la nostra solidarietà dai nostri cuori a tutti i compagni greci e non, che con le loro parole e azioni ci danno la forza per continuare la lotta.

LA LOTTA CONTINUA

LUNGA VITA ALLA RIVOLUZIONE

Haris Hadjimihelakis

Giorgos Karagiannidis

Alexandros Mitrousias

Panagiotis Masouras

Panagiotis Argirou

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Grecia – Ninguna vida es ilegal. Solidaridad activa con la lucha de los 300 inmigrantes obreros

* es.contrainfo.espiv.net

Desde el lunes pasado, 25 de enero, en el centro de Atenas, y concretamente en la Facultad de Derecho (calle Sólonos) ha empezado una huelga de hambre de 250 inmigrantes obreros. Simultáneamene, en la Casa del Pueblo de Tesalónica, otros 50 inmigrantes obreros reivindican lo obvio: legalización incondicional de todos los inmigrantes que viven y trabajan en Grecia.

Desde las primeras horas de esa coordinada y masiva huelga de hambre, el Estado muestra su pánico ante esa autoorganizada -y sin precedentes- lucha social. Unidos los lacayos gubernamentales, los chivatos de los media masivos y fascistas de todo tipo y colores, piden el desalojo del edificio de la Facultad de Derecho, amenazando con la violación del asilo académico, con la invasión de las fuerzas de represión de la Junta Democrática. La guerra sucia comunicativa por parte de la propaganda estatal es más vulgar que nunca: Mientras 300 luchadores inmigrantes arriesgan sus propias vidas, reclamando igualdad social y justicia, así como la igualdad de obligaciones y derechos con los griegos, los lacayos de la autoridad hablan de “legitimidad estatal” y amenazan con la violación del asilo académico. Son ellos mismos los que son responsables de la degradación y la pobreza del pueblo griego, son los que enviaron sus ejércitos de ocupación a las tierras de origen de millones de inmigrantes-regugiados. Finalmente, son los que promueven el “divide y vencerás”, el imparable “canibalismo social”, los que levantan el muro de vergüenza en la provincia de Evro (frontera con Turquía) y los responsables de miles de asesinatos silenciosos en las fronteras del sureste de la Unión Europea.

En estos momentos críticos, cuando el Estado intenta legalizar, ante los ojos de la “opinión pública”, una invasión al estilo militar contra los 300 huelguistas de hambre, es necesaria la máxima posible difusión de la verdad, así como la activación de todos los medios de contrainformación de los movimientos sociales a nivel internacional, para disuadir lo que están pretendiendo.

Hacemos un llamamiento a todos los grupos y colectivos, a todas las redes, que apoyen, con los medios que cada uno posea, la lucha solidaria con los inmigrantes. Por la leglización incondicional de todos y por la resistencia contra el monstruoso mecanismo estatal griego, que está difamando lestacausa justa y está organizando su represión violenta.

¡La lucha de los 300 huelgistas, es nuestra lucha también!

¡La solidaridad es nuestra arma!

contrainfo.espiv.net

blogs sobre la huelga: hungerstrike300.espivblogs.net, allilmap.wordpress.com

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Argentina – JORNADA SOLIDARIA POR LXS COMPAÑERXS PRESXS EN CHILE


SABADO 29/1 – 18:00 HS.

BIBLIOTECA MAURICIO MORALES, CATAMARCA 1010, PASO DEL REY.

* Proyeccion: ” La Conspiracion de Chicago”

(documental realizado por Subversive Action Films. Autogestionado y de realización norteamericana, filmado en Chile durante 2007 y 2008. Aborda cinco temáticas: Revolución Pingüina, Conflicto Mapuche, Día del Joven Combatiente, Guerra Social y Los Chicago Boys. Da un enfoque no tradicional a dichas áreas del combate subversivo en Chile, centrándose en los Chicago Boys, un grupo de economistas chilenos que en los 80′ impusieron en Chile el modelo económico neoliberal, y su legado… El legado de una dictadura.)

* Reseña sobre la situacion de lxs compañerxs. El “Caso Bombas”, sus contexto, sus porques, y sus alcances.

* Charla: ” La solidaridad como extension de la lucha”

¿ cuando la solidaridad se convierte en asistencialismo y el apoyo en “presismo” ?
El debate y el intercambio con lxs compañerxs presxs como una necesedidad vital para fortalecer la rebelion de un lado y otro de los muros.
¿Solidaridad incondicional o solidaridad por afinidad?
*Comida vegana y bebidas frescas.
Rifaremos ademas el libro ” Reventando lo existente – reflexiones del combate minoritario”, que abarca comunicados y acciones de La Conspiracion de las Celulas del Fuego, algunxs de cuyxs miembrxs hoy estan siendo juzgadxs en Grecia. Si no podes asistir a la actividad, manda un mail con el numero que hallas elegido (del 1 al 100) al mail que figura abajo, y de resultar ser el o la favorecida, podras pasar a buscar tu libro en otro momento.
El valor de la rifa es de 2 pesos.

Como siempre, se estara juntando un fondo economico para sostener la situacion de lxs compañerxs secuestradxs, trae tu aporte, por grande o pequeño que sea, siempre es necesario.

Biblioteca Anarquista Mauricio Morales

procuraqvivalaanarquia@gmail.com

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Svizzera – Indirizzo di Marco Camenisch

* switzerland.indymedia.org/it

Il prigioniero anarchico Marco Camenisch è stato trasferito per la seconda volta in sei mesi. Questa volta lo hanno messo nella prigione di Lenzburg in Argovia. Non si sa ancora perché. Ma è chiaro che ogni trasferimento è un grande stress per ogni prigioniero. Una nuova situazione, un nuovo regime, nuove vessazioni. Marco ha bisogno della nostra solidarietà! Da quasi 20 anni sta in galera come prigioniero politico.
Mandategli le vostre lettere di solidarietà:

Marco Camenisch
Justizvollzugsanstalt Lenzburg
Postfach 75
5600 Lenzburg
Svizzera

Per una società senza galere!
Amici/che e sostenitori/trici di Marco Camenisch, gennaio 2011

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(en/it) Athens – UPDATES ON THE TRIAL OF CONSPIRACY OF CELLS OF FIRE 24 AND 25 JANUARY

On Monday, January 24, the second day of the trial of the accused in the case of Conspiracy of Cells of Fire, the court rejected both claims of the accused: to have the minutes of the proceedings recorded (“Due to high costs” said the tribunal bozos!) and for the identity papers of those entering the courtroom not to be withheld. …The defendants left the court, revoked their defence lawyers and stated that they will abstain from prison food and go on hunger strike if the court appointed lawyers (which it did).

Critique of the attitudes of the journalists. The statement of the six accused prisoners, agreed by the three comrades* on bail, was read by George Karagiannidis and said: “We are adamant about the retaining of our comrades’ particulars. “. G. Karagiannidis spoke of the repressive nature of the measure said the defendants want to take their voices beyond the walls of the prison.
The statement made reference to the journalists, who “misleadingly report directly from the counter-terrorist cops They have reported on our personal lives and those of our families, so they too are exposed.
When the accused left the prison/court dozens of comrades shouted slogans and many of them raised their fists shouting “Tough, tough, be proud and strong.”

* The three comrades Vogiatzakis, Rallis and Giospas who are free on bail claimed that they have nothing to fear, but said that under these circumstances they cannot attend and do not want to go to trial with lawyers whom they do not know.

25 January 2011 – The trial of those accused of involvement in the organization Conspiracy of Cells of Firewas stopped this morning and will resume on Thursday. The court proceeded to appoint new defence lawyers, but of the 18 lawyers appointed, only four came forward and stated that they refuse to accept the appointment. As said by the lawyers who refused to take their defence, the case is too serious and the defendants themselves do not wish to be represented. Finally, the court was suspended until Thursday with the appointment of two new lawyers per defendant.

FROM ACTFORFREEDOMNOW!

Freedom to H.Hadjimihelakis, P. Argirou, G.Tsakalos who have taken the political responsibility for the “Conspiracy Cells of Fire” and P.Massouras, K.Karakatsani, A.Mitrousias, G.Karagiannidis who are imprisoned for the same case.

Solidarity to all imprisoned anarchists and revolutionaries.

THE PASSION FOR FREEDOM IS STRONGER THAN THE PRISON

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Aggiornamenti sul processo alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco

trad. Cenere

Lunedì 24 gennaio, secondo giorno del processo degli accusati per il caso della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, la corte ha rigettato entrambe le richieste degli accusati: di avere i verbali della registrazione del processo (“A causa dei costi elevati” hanno detto i pagliacci del tribunale) e che le carte di identità di quelli che entrano nella corte non venissero trattenute. Gli accusati hanno abbandonato la corte, rigettato i loro avvocati difensivi e proclamato uno sciopero della fame se la corte avesse nominato degli avvocati (cosa che ha fatto).

Critica del comportamento dei giornalisti. La dichiarazione dei sei prigionieri accusati, in accordo con gli altri tre compagni su cauzione*, è stata letta da Giorgos Karagiannidis che ha detto: “Noi siamo fermamente intenzionati a mantenere le decisioni dei nostri compagni.” Egli ha parlato della natura repressiva delle misure e ha detto che gli accusati vogliono far sentire le proprie voci da dietro le mura della prigione.

La dichiarazione è stata riferita ai giornalisti, i quali “ricevendo relazioni direttamente dai poliziotti dell’antiterrorismo hanno parlato delle nostre vite private e di quelle delle nostre famiglie, esponendo così anche esse”.

Quando gli accusati hanno lasciato la prigione/corte decine di compagni hanno urlato slogan e molti di essi hanno alzato il pugno urlando “Resistete, resistete, siate orgogliosi e forti”.

*I tre compagni Vogiatzakis, Rallis e Giospas che sono liberi su cauzione hanno dichiarato di non aver nulla da temere, ma hanno detto che in queste circostanze non possono partecipare e non vogliono andare al processo con avvocati che non conoscono.

25 Gennaio 2011 – Il processo degli accusati per il coinvolgimento nell’organizzazione “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” è stato interrotto questa mattina e riprenderà giovedì. La corte ha provveduto a nominare nuovi avvocati d’ufficio, ma dei 18 avvocati nominati, solo quattro si sono fatti avanti e hanno dichiarato il loro rifiuto ad accettare la nomina. Come detto dagli avvocati che hanno rifiutato di difendere, il caso è troppo serio e gli accusati stessi non desiderano di essere rappresentati. Infine, la corte è stata sospesa fino a giovedì con la nomina di due nuovi avvocati per gli accusati.

Libertà per H. Hadjmihelakis, P. Argirou, G. Tsakalos che hanno rivendicato la partecipazione politica alla “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” e a P. Massouras, K. Karakatsani, A. Mitrousias, G. Karagiannidis che sono imprigionati per lo stesso caso.

Solidarietà a tutti i prigionieri anarchici e rivoluzionari.

LA PASSIONE PER LA LIBERTA’ E’ PIU’ FORTE DI OGNI PRIGIONE

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(en/fr/it/es) Gand – Anarchist in front of court for attacks against police stations

* suieetcendres.blogspot.com

This Wednesday 26 of January, an anarchist comrade from Ghent will be on trail for attacks against police stations which took place in the night of 9 to 10 of May 2010.
That night was a night of modest, but passionate acts of resistance: the windows of the police station of Gentbrugge smashed, tags left on the police station, on the building of the socialist syndicate, on banks and a incendiary attack against another policestation in Meulestede. That night, 30 min after the facts, a comrade was arrested by a police patrol. She was taken to the police station and interrogated, but she refused to answer any question. Next day, police did two house searches and took anarchist pamphlets and books, posters and her computer. A few hours later, our comrade was released.
This Wednesday will take place her proces. She is incriminated for the tags and the smashing of the windows of the police station.
To read the communiqué by comrades from Ghent in French

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Procès d’une compagnonne anarchiste de Gand, accusée d’attaque contre un commissariat de police.

* bxl.indymedia.org/articles/923

Ce mercredi 26 janvier à 9h au palais de Justice à Gand: Opgeëistenlaan 401, Gand

A Gand, la nuit de 9 à 10 mai a été une nuit d’actes de résistance modestes, mais passionés : les vitres du commissariat de Gentbrugge ont été cassées, des tags laissés sur ce commissariat, sur le bâtiment Moyson du syndicat socialiste et sur des banques ainsi qu’une attaque incendiaire contre le commissariat de Meulestede. Dans le quartier de Dampoort, à 4 kilomètres du commissariat de Gentbrugge et plus d’une demi-heure après les faits, un patrouille de police a remarquée la présence d’une personne et l’a arrêtée.

La personne en question est connu comme étant anarchiste et squatteur. Malgré l’absence de preuves, la « procédure standard » : contrôle (empreintes digitales, photos), humiliations, vexations (comme par exemple les pneus dégonflés du vélo de notre compagnonne). La compagnonne a refusé de faire une déclaration. Le lendemain, deux perquisitions ont eu lieu : chez les parents de la compagnonne et dans sa chambre d’étudiant. Après 17 heures, la compagnonne a été finalement relâchée.
Lors des perquisitions, la police a surtout confisqué des tracts et de livres anarchistes, des notes et un ordinateur. La police était spéciallement interessée par des mails de réunions, des adresses email d’autres anarchistes, des sites visités et des recherches faits sur internet.

L’Etat a donc saisi l’arrestation comme prétexte pour disséquer un peu le mouvement anarchiste et pour paralyser par la peur (en combinaison avec la répression en général) les anarchistes. Ça ne nous étonne point : au quotidien, des gens sont humiliés, volés, enfermés, terrorisés parce qu’ils ne peuvent ou ne veulent pas respecter les règles de ce système. Parce qu’ils refusent de se laisser voler le résultat de leur labeur par les patrons, et vont chercher l’argent là où elle se trouve en abondance. Des manifs sont matraquées, après avoir fiché tout le monde.

Ces actes toujours plus dégoutants deviennent effectivement toujours moins surprenants. Pourquoi enfreindre les règles, si on sait que la prison nous attend ? Simplement parce que nous considérons cette société déjà comme une prison. Aller à l’école pour apprendre à penser ce que dit le professeur, pour apprendre à obéir. Préparation pour l’après : pour que nous irions travailler sans nous plaindre (ou en se plaignant un peu : vive la liberté d’expression !). Pour aller consommer, car là, on est libre à le faire (vive le marché libre !). Pour correspondre aux normes sociales, devenir des contrôleurs les uns des autres, sous peine d’exclusion sociale. Beaucoup essayent de se tromper ou de tromper d’autres « qu’il n’est pas aussi mauvais ici ». Mais ceux qui ne bougent pas, ne peuvent pas sentir leurs chaînes. Ou ils essayent de ne pas les sentir, en fuyant le monde. Par la drogue, ou par le monde virtuel de jeux vidéo ou de facebook. Où le vrai monde devient une excursion, à rapporter dans celui virtuel. Beaucoup sont déprimés, car ils n’arrivent plus à se tromper que tout va bien. Ils restent au lit, n’arrivent plus à sortir de leur chambre, comme dans une cellule. Pour quelle raison est-ce qu’ils se lèveraient ?

Il y a beaucoup à faire. Tu n’es pas seul, beaucoup se sont insurgés avant toi, beaucoup s’insurgent maintenant, de mille manières. Il n’est pas impossible de briser le pouvoir, on y est arrivé avant, on peut y arriver maintenant. S’insurger, c’est déjà une victoire en soi, on goûte la liberté après tant d’années de monotonie. Quand ne pas se réveiller est devenu la seule étincelle de la vie, souviens-toi, il y a une guerre à livrer !

Le procès se déroulera mercredi 26 janvier, à 9h, audans le nouveau palais de Justice, salle 3.5

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Belgio – Anarchica a processo per attacchi contro la polizia

trad. Cenere

Mercoledì 26 gennaio, una compagna anarchica di Ghent sarà processata per attacchi contro stazioni di polizia avvenuti nella notte tra il 9 e il 10 Maggio 2010.

Quella notte fu una notte di modesti, ma appassionati atti di resistenza: le finestre della stazione di polizia di Gentbrugge vennero distrutte, vennero lasciate scritte sulla stazione di polizia, sulla sede del sindacato socialista, sulle banche e ci fu un attacco incendiario contro un’altra stazione di polizia a Meulestede.

Quella notte, trenta minuti dopo i fatti, una compagna venne arrestata da una pattuglia di polizia. Condotta alla stazione di polizia e interrogata, si rifiutò di rispondere ad ogni domanda.

Il giorno dopo, la polizia perquisì due abitazioni e confiscò opuscoli anarchici e libri, manifesti e il suo computer. Qualche ora dopo, la nostra compagna venne rilasciata.

Questo mercoledì ci sarà il suo processo. Lei è accusata per le scritte e la rottura delle finestre della stazione di polizia.

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Juicio contra una compañera anarquista en Belgica

“El miércoles 26 de enero una compañera anarquista de Ghent(Bèlgica) se irá a juicio por los ataques a una estación policial, los cuales tuvieron lugar la noche del 9 al 10 de mayo del 2010.

Aquella fue una noche de modestos, pero apasionados actos de resistencia: destrozadas las ventanas y rayados dejados en la estación policial de Gentbrugge, más los rayados en el edificio de el sindicato socialista, en bancos y un ataque incendiario contra otra estacion policial en Meulested. 30 minutos despues de estos hechos, esa noche fue detenida una compañera por una patrulla policial. Fué llevada a la estacion policial e interrogada, pero se negó a responder las preguntas. Al día siguiente, la policía llevó a cabo dos allanamientos y se llevo libros y panfletos anarquistas, posters y su computador. Despues de estar 17 horas detenidas, nuestra compañera fue liberada.

Este miércoles (Hoy 26 de Enero) tendrá lugar su procesamiento. Se le acusa de los rayados y el destrozo de las ventanas de la estacion policial.”

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Federazione Anarchica Italiana – “L’URGENZA DELL’ANARCHIA”

Dalla rete, il puntuale comunicato della FAI-formale sulla “ennesima, miserabile, campagna di ordinaria provocazione”…

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fonte: http://fas-giustiziaeliberta.noblogs.org/post/2011/01/23/lurgenza-dellanarchia/

“”Mani maciullate, volti ustionati e criminalizzazione del Movimento anarchico. A tanto ammonta il bottino dell’ennesima, miserabile, campagna di ordinaria provocazione.
Il copione di sempre viene rispettato con stolida puntualità. Quando il conflitto sociale si alza, mentre la classe politica si dibatte nelle sue molte miserie e lo scollamento tra istituzioni e paese reale si fa sempre più evidente, le fiammate che più di tutte fanno comodo al potere sono quelle dei pacchi esplosivi inviati in busta chiusa. Lo scorso marzo c’era andato di mezzo un lavoratore delle poste. Pochi giorni fa, a dicembre, sono rimasti menomati due addetti alla corrispondenza delle ambasciate svizzera e cilena a Roma. Nell’esprimere a entrambi la nostra solidarietà, ricordiamo che uno dei due feriti è un compagno attivo nella ex Lavanderia Occupata di Roma.
Queste imprese sono compiute appropriandosi dell’acronimo della Federazione Anarchica Italiana – FAI – che, invece, ha una tradizione di lotte concrete e a viso aperto per la reale liberazione di ogni essere umano da ogni potere.
D’altra parte, pur non sapendo da chi siano fatte, sono le azioni che qualificano chi le compie, e la sedicente “
federazione anarchica informale – FAI”, nata – o forse creata – solo qualche anno fa, si qualifica da sola: non è da anarchici colpire nel mucchio; non è da anarchici sfuggire alle proprie responsabilità nascondendosi dietro un nome che è di altri; non è da anarchici praticare la violenza colpendo gli innocenti e con una logica intrinsecamente autoritaria e avanguardistica.
Il gioco è scoperto, e lo avevamo capito sin dall’inizio: si tenta di coinvolgere il movimento libertario in operazioni funzionali all’azione repressiva indiscriminata dei governi e che oggettivamente si sommano alle provocazioni che lo Stato mette in atto per criminalizzare il dissenso. Grazie a queste trovate incendiarie, lo Stato italiano e i fautori dell’ordine costituito tornano a giocarsi la carta della “emergenza terrorismo”: il modo migliore per lasciare marcire in galera i detenuti politici e mantenere vivo e vegeto il sistema di dominio. Quando scoppiano le bombe, infatti, è la gente comune che comincia ad avere paura. E quando si ha paura si è meno disposti a desiderare una vita diversa e a mettersi in gioco.
Eppure, la gravità della situazione in cui versa l’Italia (in un contesto planetario) merita uno sforzo in termini di analisi e di intervento politico che non possono essere disattesi, e che hanno bisogno del massimo grado di impegno e responsabilità rivoluzionari.
Sono tante e urgenti le sfide da affrontare: la ferocia dell’attacco sferrato dal capitalismo contro il mondo del lavoro; la dilagante repressione portata avanti dallo Stato nei confronti dell’opposizione sociale; l’insostenibile violenza usata dal potere per schiacciare le categorie più esposte alla precarietà e all’impoverimento; l’insopportabile militarizzazione dei territori in un’ottica di guerra interna ed esterna; il pervasivo controllo sociale in un orizzonte orwelliano di restringimento della libertà; la continua ingerenza del potere clericale nelle dinamiche sociali; la devastante opera di sfruttamento e distruzione delle risorse naturali e dell’ambiente; e molto altro ancora.
Di fronte a tutto questo, il Congresso della Federazione Anarchica Italiana è consapevole di quanto sia difficile vivere in un mondo intriso di autoritarismo dove il modello culturale che domina le esistenze di tutti è plasmato sull’egoismo e la sopraffazione, sulla disuguaglianza e la discriminazione.
Tuttavia, e proprio in ragione dell’urgenza dell’Anarchia come opzione praticabile e umanamente sostenibile per far fronte all’abbrutimento in cui il sistema ci mortifica, il Congresso della FAI ribadisce e rilancia l’impegno costante all’interno dei conflitti e delle lotte reali: per promuovere e sviluppare percorsi concreti di autogestione e autorganizzazione attraverso l’azione diretta e senza deleghe; per diffondere i valori e le pratiche di libertà e solidarietà in tutti i contesti del vivere comune, sempre dalla parte degli oppressi e contro gli interessi di chi detiene il potere politico ed economico; per la liberazione di tutta l’umanità dalla schiavitù dello stato e del capitalismo.
Viva la F.A.I.!
Viva l’Anarchia!

Il XXVII Congresso della Federazione Anarchica Italiana – FAI

Roma, 6/7/8/9 gennaio 2011″”

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(es/it) Santiago – Bombas de ruido y amenazas de bomba a embajada de Grecia

* Liberación Total / http://www.lahaine.org/index.php?p=50829

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Comunicado:

LO EXISTENTE SEGUIRA ESTALLANDO!
Mediante este escueto comunicado nos hacemos responsables de las bombas de ruido explosadas el viernes 21 de enero en las inmediaciones de Gendarmería y el Ministerio de Relaciones Exteriores del centro de Santiago. Tambien nos hacemos cargo de algunas de las amenazas de bomba dirigidas con especial odio a la embajadora del estado griego en chile, Chrysoula Karykopoulou.

Declaramos Solidaridad y abierta Complicidad con lxs compañerxs secuestrados en guerra por el estado griego en el caso “CELULAS DEL FUEGO“, Saludamos a lxs que se reconocen como guerrerxs, toda la distancia que se acorta cada vez que recibimos sus palabras, nos abrazamos en cada acto de insurreccion. Acudimos y a la vez reiteramos el llamado a traspasar los barrotes del aislamiento con todxs las herramientas que tengamos a mano.

Hermanxs la solidaridad es un arma que disparamos todxs.

CALLE INMEDIATA A:
Braulio Duran y Adrian Magdaleno (presxs en el estado mexico); A lxs presxs y perseguidxs por el “caso bombas” aqui en chile.

FUEGO Y FUGA A TODAS LAS JAULAS!

En continua guerra hasta que toda autoridad sucumba:
Célula Insurrecional por la Liberación Total

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Santiago – Bombe assordanti e allarme bomba all’ambasciata della Grecia

* Liberación Total / http://www.lahaine.org/index.php?p=50829

Comunicato:

Quel che esiste continuerà a saltare in aria!

Attraverso questo schietto comunicato ci aggiudichiamo la responsabilità delle bombe assordanti esplose venerdì 21 gennaio in prossimità della Gendarmería e del ministero degli Esteri, nel centro di Santiago del Cile. Ci aggiudichiamo anche la responsabilità delle minacce relative ad allarmi bomba rivolte con un odio speciale all’ambasciatrice dello stato greco in cile, Chrysoula Karykopoulou.

Dichiariamo la nostra Solidarietà e l’aperta Complicità ai compagni ed alle compagne sequestrati/e in guerra dallo stato greco per il caso “CELLULE DEL FUOCO“. Inviamo i nostri saluti a quelli che si riconoscono come guerrieri, tutta la distanza si riduce ogni volta che riceviamo le vostre parole. Vi abbracciamo in ogni azione d’insurrezione. Accorriamo, e lo reiteriamo, all’appello volto ad oltrepassare le sbarre dell’isolamento con tutti gli strumenti alla nostra portata.

Fratelli, sorelle, la solidarietà è un’arma che spariamo noi tutti/e.

LIBERTA’ IMMEDIATA PER:
Braulio Duran e Adrian Magdaleno (prigionieri nello stato messicano); ai prigionieri ed alle prigioniere per il “caso bombas” qui in cile.

FUOCO E FUGA A TUTTE LE GABBIE!

In guerra continua fino a che soccomba qualsiasi autorità:
Célula Insurrecional por la Liberación Total

Pubblicato in azioni dirette | Commenti disabilitati su (es/it) Santiago – Bombas de ruido y amenazas de bomba a embajada de Grecia

“ENCUENTRAN LOS PAQUETES BOMBA EN LA EMBAJADA CHILE EN MEXICO”

DESDE LA PRENSA

Embajada de Chile en México recibe cartas bomba

Actualizado 24/01/2011 – 17:40

“La sede diplomática redobló las medidas de seguridad, luego de que hasta la oficina de partes llegaran 2 cartas bomba. De inmediato se generó la alarma entre los funcionarios, quienes alertaron de las misivas sospechosas a la Secretaría de Seguridad Pública mexicana,

que en pocos minutos llegó al lugar y evacuó el recinto.

Casi 24 horas después del hecho, la policía mexicana confirmó que las cartas contenían explosivos y amenazas contra el embajador de Chile en ese país, Germán Guerrero Pavez.

El hecho hizo recordar lo sucedido la mañana del 23 de diciembre pasado, en la embajada de Chile en Roma, y que terminó con el funcionario César Mella con dedos menos en una de sus manos luego de que la misiva le explotara. Aquel atentado se lo adjudicó la “Federazione Anarchica Informale“, en recuerdo por la muerte del anarquista chileno Mauricio Morales.

Fuentes de la Cancillería indicaron que a partir de lo ocurrido en Roma, como también en Grecia -país donde en noviembre pasado se detectó a tiempo la presencia de un paquete bomba-, los funcionarios activaron un plan de seguridad preventivo que evitó una tragedia en México.”

* http://tele13.canal13.cl/internacional/embajada-de-chile-en-mexico-recibe-cartas-bomba

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$hile – Sobre las cartas bombas enviadas a la embajada de Chile en México

“La Policía de Investigaciones señaló no tener conocimiento de alguna denuncia realizada por la Cancillería, para investigar el supuesto caso de dos cartas bombas que habrían sido enviadas a la Embajada de Chile en México.

Esto, tras la información aparecida en la web, donde mediante un comunicado el Núcleo insurrecto Sole – Baleno de las Células Autónomas de Revolución inmediata – praxedis Guerrero, se adjudicaría el supuesto hecho.

Según el Subprefecto Jaime Jara, jefe de la Brigada de Investigadora del Cibercrimen, lo primero sería identificar dónde estaría alojada la página web, para poder solicitar información a los dueños de los servidores, ya sea nacional o internacional.

Así también Jara explicó que un tipo de investigación como ésta responde a cómo se dan las informaciones, lo que para cada caso es algo particular, y que en caso de requerirse, incluso podrían recurrir a la ayuda de policía internacional.”

fuente: prensa $hilena, 24.01.11

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Grecia – Rivendicazione da Hania, Creta. 23.01.2011

*http://actforfreedomnow.blogspot.com/2011/01/responcibility-claim-from-hania-crete.html

trad. Cenere

Dubbio. Rifiuto. Attacco. Io rifiuto e disprezzo il codice di valori di questa società. Mi rifiuto di scendere a compromessi. Io attacco ferocemente tutto ciò che ci limita, ci sminuisce e ci schiavizza. La scelta della Rivoluzione, permanente e inalterabile Ora e Sempre.

Haris Hadjimihelakis

Storicamente lo stato è l’evoluzione di un gruppo di persone che, con lo strumento delle leggi, della paura e della repressione e con il pretesto della sicurezza mirano a mettere al sicuro i propri interessi e quelli dei padroni.

Quindi, con l’uso della violenza, fisica e non, provano a imporre le condizioni sociali di subordinazione e a rinforzare la pace sociale. Specialmente adesso che la credibilità del sistema politico si sta decomponendo e i capitalistici “palloncini” di “abbondanza” e “prosperità” sono scoppiati, il disagio della sovranità per il suo mantenimento risulta sempre più evidente. Essa aggiorna il suo arsenale per affrontare il nemico interno. Fa votare leggi sul terrore, molesta e reprime.

In questo momento nelle celle della “democrazia” vi sono dozzine di anarchici che hanno scelto di percorrere il cammino del fuoco e della resistenza, mirando alla distruzione dello stato e dei suoi meccanismi, fino alla liberazione individuale e sociale.

L’obiettivo dello stato, oltre lo sterminio fisico, è l’isolamento sociale. Infatti, esso non esita a criminalizzare le relazioni politiche, sociali e anche d’amicizia. A riguardo ci sono molti esempi e soprattutto il più recente di Fee Mayer.

Isolateli!”. Lo abbiamo sentito molte volte da parte loro ma anche dai pappagalli dei media, ovvero i giornalisti. Comunque, essi non si rivolgono solo ai telespettatori prigionieri, ma anche a quelle parti sociali che resistono. Collocando dilemmi e separando le tattiche di lotta essi carcerano di dividerle e danneggiarle. La lotta contro lo stato e i padroni è multiforme, multidimensionale e su molti livelli, ma l’obiettivo è uno: la distruzione di un esistente marcio per la liberazione individuale e sociale.

Nei momenti di questa lotta scegliamo di non lasciare nessun combattente da solo. Resistiamo in solidarietà a quelli che hanno scelto consapevolmente questo percorso. Percorso di resistenza, coscienza rivoluzionaria e rabbia.

Quindi, all’alba del 21/1/2011 abbiamo scelto di dare alle fiamme due veicoli blindati per il trasporto di denaro della compagnia Brinks mandando i nostri segnali di fuoco. L’obiettivo era ben lungi dall’essere casuale, visto che le società di sicurezza coprono il vuoto lasciato dai cani governativi delle forze di “sicurezza”. Loro hanno il compito di sorvegliare molti edifici pubblici e trasportare la ricchezza, garantendo il regolare flusso di denaro. Essi proteggono i padroni e le loro proprietà, quelle che con così tanta passione difendono. Le stesse società alle quali i “democratici” regimi in Europa e in Sud America hanno assegnato la costruzione e la gestione di prigioni private ed eserciti private.

Dedichiamo questa azione agli anarchici rivoluzionari Gerasimos Tsakalos – Panagiotis Argirou – Haris Hadjimihelakis, membro dell’organizzazione rivoluzionaria Cospirazione delle Cellule di Fuoco così come a Panagiotis Masouras – Konstantina Karakatsani – Alexandros Mitrousias – Giorgos Karagiannidis che sono accusati nello stesso caso.

ps1. Non dimentichiamo gli ostinati guerriglieri rivoluzionari N. Maziotis – P. Roupa – K. Gournas membri dell’organizzazione armata Lotta Rivoluzionaria così come i combattenti anarchici accusati nello stesso caso.

Onore eterno a Lambros Foundas membro di Lotta Rivoluzionaria.

ps2. Libertà ai compagni anarchici confinati nei tuguri infernali della “democrazia”.

ps3. Resistiamo in solidarietà con ogni prigioniero che lotta con coscienza, dignità, contro la marcia istituzione delle prigioni.

RIVOLUZIONE SUBITO E SEMPRE

GLI STATI SONO GLI UNICI TERRORISTI

LIBERTA’ A TUTTI I GUERRIGLIERI ARMATI

LIBERTA’ A TUTTI I COMBATTENTI IMPRIGIONATI

Night time Troublemakers

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Sul processo alla Cospirazione delle Cellule di Fuoco

* http://actforfreedomnow.blogspot.com/

trad. Cenere

DECISIONI DEI PRIGIONIERI, 19 GENNAIO

Dopo aver comunicato con i prigionieri della CCF, riportiamo il loro punto di vista sull’udienza di lunedì, 17 gennaio.

I compagni continueranno ad avere un comportamento intransigente e non ritireranno le loro richieste circa il la registrazione delle informazioni dei solidali che vogliono presenziare al processo. Se i giudici decideranno di rifiutare la richiesta dei compagni, loro lasceranno la corte con i loro avvocati e dichiareranno l’inizio di uno sciopero della fame.

Nel caso in cui la corte nominasse i propri avvocati in modo che questa parodia possa continuare senza di loro, i compagni dall’inizio della prossima udienza inizieranno uno sciopero della fame, fino a quando la loro richiesta di accesso facile e libero per tutti noi al processo sarà accettata.



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