Marco Camenisch sulla sua non liberazione dopo 2/3 della pena


Tanto di cappello Street-, Night- & Dayfighters, amiche, amici, compas,

Piccolo aggiornamento sulla mia nonliberazione dopo 2/3 della pena

Premesse generali: In Svizzera, dopo i 2/3 di una pena con “buona condotta” sarebbe possibile una liberazione “condizionale” (che deve essere esaminata d’ufficio in ogni singolo caso). Fino a circa 10 anni or sono, questa “condizionale” era quasi “automatica”. Ma con l’acuirsi della crisi irreversibile e generale dello Stato/capitale/sistema tecnoindustriale, in pratica non applicano più questa liberazione “condizionale”. Questo è compreso nel “pacchetto” dell’aizzamento e della mobilitazione reazionaria per l’inasprimento della dittatura globale del sistema, dall’alto contro il basso, contro le persone socialmente deboli e soprattutto contro la resistenza rivoluzionaria, inasprimento che secondo il modello nazifascista (guerra imperialista, razzismo, xenofobia, nazionalismo, “fortezza Europa”, detenzione sicuritaria/preventiva, leggi “antiterrorismo”, ecc.) realizzano socialmente, politicamente e con l’inasprimento della pratica della giustizia di classe a livello nazionale ed internazionale.

Premesse specifiche: Come prigioniero politico (rivoluzionario ed internazionalista) ovviamente è ancora un po’ più dura e dipende fortemente dal rapporto di forza (adesso un tantino sfavorevole… ) sociale e “politico-militare” tra l’alto e il basso, tra dittatura-resistenza, controrivoluzione-rivoluzione, ecc. Il termine reale secondo aritmetica giuridica della mia possibile liberazione condizionale o la fine dei 2/3 della pena sarebbe nel mese di maggio dell’anno corrente (fine pena: maggio 2018). Responsabili per l’esecuzione della “mia” pena sono le autorità carcerarie e giustizia del cantone di Zurigo (direzione del carcere, ufficio esecuzione pene e poi il ministero di giustizia cantonale, e come ultima istanza d’appello il tribunale federale).

In causa: Finora hanno rigettato due richieste di permesso (2008 e 2009 o 2010) soprattutto con motivazioni politiche e suddetto “esame” nel “mio” caso iniziò a) con la richiesta delle autorità competenti a questo lager Lenzburg (cantone Argovia) di un “rapporto sulla condotta” già inoltrato, dove per ragioni di “non-competenza” questo lager rinuncia ad una presa di posizione (positiva o negativa) sulla mia liberazione; e b) che tramite il mio legale mi hanno “offerto” il termine dell’8 febbraio per una “audizione” in sua presenza. Finora non avevo escluso di farmi “audire” e come premessa a mia preparazione richiedevo alla “responsabile del caso” una lista delle sue domande, sempre tramite il mio legale. Ecco la risposta al mio legale:

Il 8 febbraio si tratterà del (…) rigetto della liberazione condizionale da noi previsto. Perciò non gli saranno fatte delle domande. Piuttosto gli si sottoporranno gli argomenti da parte delle nostre autorità che sono a sfavore della sua liberazione condizionale. Su questi argomenti il sig. C. o Lei il 8 febbraio potrete prendere posizione a voce. L’audizione sarà verbalizzata e dopo sarà redatta una decisione passabile di ricorso.

Risposta chiarificatrice. Si potrebbe liquidarla come mero “esercizio-alibi”, se non fosse evidente la cattiva intenzione (realizzata in ogni caso, ma comunemente senza la presenza di legale) di procurarsi le “prese di posizione” avversarie prima della decisione passabile di ricorso, vale a dire procurarsi gli argomenti dell’appello per includerli/poterli già preventivamente confutare nel rigetto. Questo fatto ovviamente rende facile e definitiva la decisione di non farmi “audire”. Meno facile potrebbe essere per le autorità, vista la presenza di un documento scritto, di rafforzare le loro accuse di “mancata collaborazione“, ecc. includendovi in futuro anche questo rifiuto…

In seguito allora vi farò pervenire il contenuto dell’annunciato rigetto della liberazione condizionale passabile di ricorso, per conoscenza, pubblicazione, ecc.

Cordialmente, saluti solidali,

marco, Lager Lenzburg, Svizzera, 19 gennaio 2012

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