Santiago del Cile – Scritte sulle mura del Centro Penitenziario Femminile


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Non è raro che il potere ci perseguiti, ci sequestri e cerchi di fare quel che è alla sua portata (e non è poco) affinché le nostre idee e pratiche di libertà siano annientate. Non è raro, proprio perché ci troviamo in un costante scontro con i suoi muri mentali e fisici, protetti da leggi e istituzioni, che conformano questa società-carcere.

Quel che è raro è che, trovandoci in questa battaglia, in cui il potere ha sequestrato fratelli e sorelle per le loro idee e pratiche di libertà, essi/e debbano patire la fame per incentivare e promuovere l’urgenza della libertà che riguarda noi tutti/e. Diceva un compagno in Grecia: bisogna spezzare con quelle dinamiche tese ad intensificare le mobilitazioni nell’attesa o durante un processo, lasciando poi “i/le condannati/e” alla propria sorte.

Se siamo tutti/e prigionieri/e, allora sta a cuore a noi tutti smettere di usare le manette. Cosa cavolo aspettiamo per non smuoverci? A noi son bastati solo dei secchi vernice, dei pennelli e dei rulli per verniciare le mura del carcere in cui sono sequestrate Monica e Andrea.

Con quest’azione salutiamo fraternamente anche i solidali del mondo che hanno smesso di attendere ed hanno fatto volare l’immaginazione – come dicono le compagne.

Nella lotta contro qualsiasi forma di Dominazione: NESSUNO/A E’ SOLO/A!!!

Autoconvocati/e in solidarietà con i prigionieri e le prigioniere

 

 

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