Cile – Piattaformismo anarchico, un vano tentativo di anarchicizzare la burocrazia

testo da Afila Tus Ideas Editorial

All’interno di quel che comunemente viene conosciuto come anarchismo ci sono
diverse correnti. E’ un dato di fatto. Quasi tutte queste correnti
condividono lo stesso modo di vedere la pratica e la difesa della
libertà individuale e collettiva, il rifiuto di qualsiasi
forma di dominio e di controllo, così come i meccanismi con i
quali si mantiene l’ingranaggio sociale nel corso della storia. Uno
di questi corrisponde alla prassi politica partitica, che viene
percepita con un totale disprezzo, ad eccezione di una posizione che
dell’anarchismo ha solo il nome: il piattaformismo anarchico.

E’ di gran importanza riconoscere che il periodo storico in cui nasce il
piattaformismo corrisponde ad un momento in cui la rivoluzione russa
illude un settore di presunti “anarchici” (la stessa che
arresta, tortura e assassini gli anarchici). E’ in tale scenario che
nasce la proposta di conformare un tipo di organizzazione che entri
nel gioco dei partiti politici, ossia che conti con una
stratificazione, divisione dei compiti e dei militanti, un programma
d’azione, un comitato esecutivo, ecc. Questo tipo d’organizzazione
permette facilmente di capire perché è il
piattaformismo in sé a contenere i vecchi vizi dei gruppi di
sinistra ed in generale di tutti i segmenti che cercando di ostentare
quote di potere. La posizione delle tendenze piattaformiste riguardo
il problema sociale punta alla caratterizzazione di questo come una
questione di natura politica, il che contrasta con quanto
storicamente affermato dagli anarchici, i quali affermano che
l’aspetto in cui scaturiscono le difficoltà corrisponde ad
un’arista di carattere sociale, il che non significa che il problema
sia promosso da un ambito politico, ma è pur sempre una
conseguenza della struttura della società. Il piattaformismo
si rivolge contro le foglie, non contro la radice.

Rispetto all’organizzazione, uno dei punti postulati dal piattaformismo che lo
fa assomigliare ai convenzionali partiti politici (ed uno dei più
disprezzabili) è l’idea del disprezzo e dell’emarginazione
dell’individuo come concetto e come essere autonomo. A livello
concettuale, la figura dell’individuo è rimpiazzata da quella
del militante, seguendo la stessa linea degli altri partiti. E’ su
questo punto che si crea una breccia rispetto alle altre tendenze
anarchiche, adottando il tradizionale linguaggio della politica dei
partiti e di conseguenza le logiche di relazione. Il militante vive
dell’organizzazione, senza di essa egli non può esistere, ne è
una sua estensione.

Solitamente, per gli anarchici l’individuo è antagonistico a questo
concetto, corrisponde ad uno spazio e ad un essere autonomo; riguardo
alla figura del militante, egli si vede soggetto.

Si comprende che per il piattaformismo la “responsabilità è
collettiva”, cioè tutta l’organizzazione è
responsabile degli atti di ciascun militante, come anche i militanti
sono responsabili dell’attività dell’organizzazione. La figura
dell’individuo e della sua responsabilità sono gettati via. Il
militante si trasforma in uno strumento dell’organizzazione, oltre ad
utilizzare una logica di controllo.

Uno dei punti del piattaformismo che lo diversifica dalle altre correnti
dell’anarchismo (sempre che il piattaformismo ne faccia parte) è
l’idea di un comitato esecutivo che dovrebbe aver il compito di
dettare l’indirizzo ideologico e organico ai militanti di “base”
(i quali devono soltanto accettarlo o al contrario abbandonare
l’organizzazione). Comunque, è un’illusione pensare che un
comitato esecutivo si possa mantenere da solo; esso ha bisogno di una
serie di meccanismi sui quali appoggiarsi, il che in un maniera o in
un’altra dà il via ad una burocrazia. Il comitato esecutivo è
quello che pianifica, impone ed imparte i compiti. Di nuovo il potere
si centralizza non più attorno ad una classe sociale, ma alla
dirigenza. Le basi sono solo uno strumento per mettere in pratica le
idee di un comitato centrale. Gli anarchici si oppongono alla
materializzazione del potere, alla concentrazione dello stesso, alle
élite. Il piattaformismo mostra la vera faccia nel tentativo
di riformare il concetto di anarchia in uno spazio dove in germe ci
sono idee che spingono verso relazioni di potere.

In merito al ruolo della avanguardia, il piattaformismo all’interno dei
suoi postulati accetta l’idea di una “avanguardia
rivoluzionaria” che diriga la “massa”. Si tratta di un
concetto leninista che s’introduce all’interno dell’organizzazione e
dei propositi della piattaforma (non dimentichiamoci che questa
avanguardia è soggetta al comitato esecutivo). La concezione
di dirigere i desideri delle “masse”, sotto le idee e le
azioni di una minoranza, dal punto di vista storico ha rappresentato
la perpetuazione di tali minoranze. La qualità di una
avanguardia corrisponde alla comprensione dei processi di creazione
di coscienza all’interno delle “masse”, tuttavia lungo
questo processo è l’avanguardia attiva che si esprime per
rappresentarla. Ma come può un’avanguardia pretendere di
conoscere i bisogni delle masse? In che istante terminano i processi
di creazione di coscienza? Si dice che la ragione di azione di una
“avanguardia attiva” corrisponda alla “coscienza del
proletariato”. Qual è questa coscienza? Le tendenze
piattaformiste e di sintesi in generale attribuiscono a se stesse una
figura idealizzata delle cose, attribuendo qualità a cose e
soggetti secondo i bisogni dell’organizzazione. Altre domande ci
sorgono sul grado di coscienza del proletariato che può esser
percepito dall’organismo della “avanguardia attiva”. E’
piuttosto facile intravedere la risposta. In parole semplici, la
avanguardia accetta solo le condizioni atte alla sua sussistenza ed
al funzionamento conforme all’idealizzazione del militante (individuo
atteso). All’interno del “manifesto comunista libertario
c’è un frammento che ha destato la nostra attenzione, il quale
mette in evidenza la metodologia di controllo partitico sul quale si
basa la piattaforma: “difendere la rivoluzione dai settori
contro-rivoluzionari, dagli indecisi e perfino da certe categorie
sociale sfruttate arretrate (come certi settori contadini, per
esempio).
” Ancora una volta, motore della piattaforma è
il controllo.

La presunta attività rivoluzionaria spara su tutti i fronti: dai
settori “contro-rivoluzionari” (in cui sono compresi gli
anarchici che rifiutano il loro modello organizzativo, come quello
d’azione) alle “categorie sociali arretrate” (intese come
gruppi che non servono per la rivoluzione). Il discorso della
piattaforma non è molto diverso da quello usato da
Robespierre, nel periodo del terrore durante la rivoluzione francese,
e dalla metodologia dei bolscevichi (torna di nuovo il leninismo e
s’intravede perfino Stalin). Si finisce con chiunque dissenta e
persino con gli “indecisi”, tattica di per se stessa
militarista-statale.

La materializzazione del potere si presenta un’altra volta con
l’intenzione di creare una paranoia, di consolidare il controllo di
un gruppo che potrebbe esser maggioritario o la sua presenta voce: la
avanguardia attiva.

Il piattaformismo non è altro che il risultato di un anarchismo
viziato da una visione marxista e da concetti d’azione leninisti, per
cui non ci sorprende che questa giunga ad utilizzare metodi di
controllo sui suoi aderenti. Il piattaformismo non è altro che
un vago tentativo di riformare l’anarchismo (non l’anarchia, che non
si può riformare, diversamente da quel che accade con le
ideologie), per renderla digeribile ad un sistema basato sul
consolidamento ed una supposta perpetuità del potere e del
dominio.

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