Comunicato di Daniele e Francesco sul processo

Ci chiamano terroristi perché così vengono etichettati i combattenti rivoluzionari e i guerrieri che si oppongono alla arroganza del capitalismo o dei singoli stati in ogni parte del mondo.

Ci chiamano rapinatori perché così vengono etichettati coloro che stanchi dello sfruttamento proprio e del prossimo, decidono di prendere senza chiedere una piccola parte delle ricchezze accumulate nelle tasche di pochi e di riportare passo dopo passo l’uguaglianza sociale.

Tutto ciò non può certo offenderci, noi sappiamo bene da che parte stare. Dall’imputazione di aver rapinato un ufficio postale e di averlo fatto per finanziare un’associazione sovversiva ci penseranno gli avvocati a difenderci. Noi, se il primo ottobre saremo in aula non sarà di certo per assistere all’insulso teatrino della giustizia ma solo ed unicamente per vedere voi, compagni e compagne, che non vediamo da più di due anni e chissà per quanto altro tempo ancora non potremo riabbracciare dato che l’esito del processo e tutt’altro che scontato.

Ma se c’è una cosa certa è che le inchieste e gli anni di galera non scalfiscono minimamente la nostra voglia di combattere contro lo sfruttamento dell’uomo, della natura e degli animali.

Non combattere per paura della galera vuol dire essere in galera anche fuori da queste mura.

Non combattere per paura di rovinarsi la vita o un futuro da sfruttato vuol dire aver condannato se stesso e gli altri ad una vita squallida e ad una morte prematura.

Non possiamo fare calcoli da ragionare e valutare il nostro impegno nella lotta con il codice penale in mano, non vale forse la pena di rischiare la miseria che stringiamo tra le mani per conquistarci la libertà!

Francesco e Daniele

Giovedì 1° ottobre ore 9:00

Aula bunker Firenze

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