CCF – Secondo processo per il “caso Halandri”. Primo giorno.

argomenti utilizzati durante la tentata evasione…


Un piccolo riassunto.

Primo giorno, 14 dicembre

L’udienza è durata molto poco perché l’avvocato Frangiskos Ragousis, che difende i fratelli Giorgos e Mihalis Nikolopoulos, e Christos Tsakalos ne ha chiesto la sospensione per suoi problemi di salute. Si tratta dello stesso avvocato che, scelto dai prigionieri, ha preso parte alle trattative con le autorità durante il tentativo di fuga dei membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, lo scorso 12 dicembre.
Il quarto imputato, Damianos Bolano, è stato trasferito a Koridallos il pomeriggio del giorno precedente e per questo, non avendo avuto il tempo per trovare un avvocato, era rimasto senza difesa. I giudici gliene hanno assegnato due d’ufficio, i quali da vermi sfacciati hanno accettato. I giudici hanno chiesto a Damianos se li avesse accettati, ed egli non ha neanche risposto. Nemmeno secondo la loro stessa logica, quella del Dominio, sarebbero pronti per “rappresentare e difendere il loro cliente”, in quanto i fascicoli sul caso (che come avvocati dovrebbero studiare) costituiscono una enorme mole ed avrebbero solo 6 giorni per leggerli…
Comunque, i compagni hanno approfittato della loro presenza in aula per rilasciare alcune dichiarazioni politiche. Per iniziare hanno letto il comunicato della
FAI italiana-Cellula Free Eat e Billy” che rivendica l’invio del pacco bomba ad Ackermann, capo della Deutsche Bank.

Poi hanno dichiarato che “si tratta di un processo politico o, per dire meglio, di un tribunale militare in cui saranno processati dei guerriglieri urbani anarchici”. Hanno affermato tra le altre cose: “Non ci percepiamo come accusati, bensì come orgogliosi membri dell’organizzazione rivoluzionaria CCF. Per noi gli accusati siete voi giudici e p.m. e lo metteremo in evidenza durante questo processo. Non riconosciamo né il procedimento giudiziario né i p.m. capaci di processarci, da qua dentro sovvertiremo i termini con i quali si porta avanti questo processo per trasformarlo in un momento che farà conoscere le nostre convinzioni politiche.” Mihalis ha detto: “Noi siamo guerriglieri urbani, voi siete dei ‘magazzinieri di anime’, siete dei magazzini, che attraverso i vostri tribunali speciali cercate di reprimere l’azione rivoluzionaria”, questa frase si spiega perché in Grecia siamo soliti utilizzare con frequenza il termine “magazzino di anime” per riferirci alle galere ed alle loro condizioni. Ha aggiunto: “Sappiate, inquisitori della moderna mafia giudiziaria, che siamo in guerra. Combatteremo contro di voi. Abbiamo appreso come lottare contro lo Stato”. Christos Tsakalos ha sottolineato:”Alle domande formali tipo ‘Come si chiama?’ o sulla mia data di nascita non risponderò. Sono un membro della CCF, sono un anarchico ed un guerrigliero urbano. Le accuse contro di noi costituiscono un onore. Quel che cercheremo di dimostrare da qui, da questo tribunale militare che avete messo su, è che i veri colpevoli siete voi. Noi continueremo la nostra azione, perciò è meglio che stiate zitti e che non ci facciate delle domande”.
Inoltre, hanno segnalato che durante le prossime udienze entreranno nel merito della schedatura dei solidali che assistono al processo ed alla mancanza di registrazione audio del procedimento. Ricordiamo che si tratta nel primo caso di una presunta “misura di sicurezza” imposta dalla polizia e nel secondo della presunta “mancanza di soldi” del ministero della Giustizia. Durante il primo processo per il “caso Halandri”, durato da gennaio a luglio 2011, furono questi due “dettagli” -tra gli altri- a provocare l’assenza della metà degli imputati dal processo…

In generale, il clima era molto teso. All’inizio, Giorgos Nikolopoulos ha affermato “Siamo dei vostri solenni nemici”, tutti gli imputati hanno trattato i giudici con un visibile disprezzo, ecc. Per esempio, quando il giudice ha ricordato, in maniera formale, a Damianos che “lei ha il diritto ad essere rappresentato da un avvocato di fiducia”, questi l’ha zittito dicendo “Perché parli? Già lo so, non sarai tu a darmi lezioni di diritto.”
Nell’aula, all’interno del carcere di Koridallos, c’erano circa 20 amici e solidali, altrettanti tra testimoni dell’accusa e giornalisti, senza dimenticare l’obbligatoria presenza di una trentina di agenti in borghese. Fuori, gli agenti antisommossa e l’Unità Antiterrorista.
Il processo continuerà il 20 dicembre.

Il giorno prima, l’Assemblea Solidale ha organizzato al Politecnico di Atene un dibattito solidale sul processo in questione. Il manifesto è su questo link:
http://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1362512

Per fortuna i compagni che lunedì, 12 dicembre, hanno cercato di evadere hanno potuto chiamare dall’interno del carcere di Koridallos. Da segnalare che questa pratica, ovvero quella di organizzare dei dibattiti interattivi in cui i prigionieri intervengono telefonicamente in un’ora precedentemente concordata e con un sistema di altoparlanti che permette che si possa parlare con essi o porre loro delle domande, è frequente in Grecia. Hanno preso la parola Mihalis Nikolopoulos e Christos Tsakalos. Considerati gli avvenimenti di lunedì, hanno parlato del loro tentativo d’evasione e degli ostaggi, ma non sono entrati in grandi dettagli. Hanno confermato che al tentativo hanno preso parte anche altri due membri della CCF, Giorgos Nikolopoulos e Giorgos Polydoros, ma anche Theofilos Mavropoulos. Sulla questione della loro collaborazione con il “bandito” Panagiotis Vlastos hanno semplicemente detto: “Lui voleva uscire ed anche noi. E’ così.”
Salutando Christos ha detto :”
Alla prossima.. fuga!
In seguito ha chiamato la compagna Olga Ikonomidou dal carcere femminile di Eleonas, vicino Tebe. Ha parlato dei prossimi procedimenti penali e dei processi contro la CCF ed anche della condizione nel carcere femminile, ecc. Tra le altre cose, ha detto che “
la presenza dei compagni solidali nei tribunali è certamente importante, ma un qualche manifesto per le strade, un qualche incendio… queste son cose che ci danno forza!
Nel dibattito era anche presente un familiare della prigioniera anarchica Stella Adoniou, uno di quelli che era presente quando sono rimasti intrappolati nella sala dei colloqui di Koridallos per le 5 ore in cui sono durate le trattative del 12 dicembre. Ha parlato della solidarietà e della comprensione per il tentativo di evasione dei prigionieri, che sono state dimostrate dai 25 familiari che erano lì e dell’abuso e dell’intimidazione della polizia che hanno subito quanto sono usciti.
Le notizie di quei giorni erano piene di articoli sulla “collaborazione tra terroristi e criminali”, “gli anarchici armati di coltelli che si beffano delle antiquate misure di sicurezza nelle carceri” e di, come sempre accade in questi casi, riferimenti ad un “eroe che ha salvato la situazione”. Si tratta di un carceriere che “nonostante il panico è riuscito a schiacciare il bottone di sicurezza, chiudendo così la porta della sala dei colloqui, ultima porta che impediva la libertà ai prigionieri”. Le autorità stanno indagando su come la pistola ed i 3 coltelli da cucina (un altro coltello ed un giravite improvvisati, e dei cellulari) siano finiti nelle mani dei prigionieri. La foto degli “strumenti di fuga” è qui:
http://www.tovima.gr/society/article/?aid=434852

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