Grecia – Testo dalla prima ala della prigione di Korydallos


da actforfree.nostate.net

trad. tomo

La carcerazione è una tortura permanente
Viviamo in condizioni squallide, uno sull’altro, in spazi sporchi, ci laviamo con acqua gelata. Mangiamo mezze porzioni di acquoso cibo bollito. Non abbiamo sufficiente cura medico-farmaceutica. Affrontiamo una giustizia sadica, che impone su di noi sentenze e saustive…
E non finisce qui.
Il 14/11/11 i nostri compagni prigionieri Junan Leith e Elias Rivon che sono stati trasferiti alla corte di appello a Loukareos, dopo un litigio coi maiali dell’ELAS (polizia greca), sono stati brutalmente picchiati e sono stati trasferiti al reparto “immigrazione” dove sono stati picchiati nuovamente mentre erano ammanettati. Sono ritornati in prigione con arti e costole rotte e segni di pestaggio in tutto il corpo.
Il 17/11/11 il compagno prigioniero ed anarchico Rami Syrianos viene messo in isolamento nella prigione di Diavata per il suo rifiuto a sottoporsi all’umiliante perquisizione totale con il denudamento del prigionierio. Per il fatto che comunque c’era un presidio solidale fuori dalla prigione, il servizio temendo il peggio ha fatto un trasferimento a sorpresa a Nigrita Serres.
Là, il 19/11/11 e dopo aver ancora rifiutato questi giochi “malati” del personale della prigione, il sergente con due guardie ha invaso la cella di isolamento e dopo averlo immobilizzato, l’hanno spogliato con la forza.
Nello stesso momento il nostro compagno prigioniero e membro della Cospirazione delle Cellule di Fuoco Giorgos Polydoros che è imprigionato ormai da 8 mesi, è già stato trasferito in cinque diverse prigioni e ha trascorso lungi periodi in celle di isolamento per il suo rifiuto nell’accettare l’umiliazione di una perquisizione totale ed in questo momento è ancora in isolamento nella prigione di Halkida.
Finalmente il 6/11 sono stati trasferiti dalle celle di Amygdalezas, 7 immigrati la cui età varia tra i 17 ed i 20 anni, 4 all’ospedale Attico e altri 3 all’ospedale Thriasio con gravi ustioni e si trovano tuttora in ospedale, dopo che un incendio è scoppiato nella loro cella. Il ministero si è limitato ad una dichiarazione frugale nella quale affermano che il fuoco è stato appiccato dagli stessi immigrati.
Il “se” la struttura ha allarmi antincendio o generalmente norme per tenere persone e cosa abbiano fatto i poliziotti di turno per l’incidente sono piccolezze.
Portiamo avanti questa protesta per dichiarare che siamo uniti contro la loro barbarie, per informare coloro “fuori dalle mura” di tutto ciò che succede nelle celle e nelle cabine nelle quali ci hanno rinchiuso.
SOLIDARIETA’, ORGANIZZAZIONE, DIGNITA’
(60 individui della prima ala di Korydallos rimasti fuori dalle loro celle che hanno consegnato questo testo al sergente della prigione) 

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