$hile – Comunicado de Felipe Guerra, sobre la masacre de San Miguel

Ante la masacre en el centro de exterminio de San Miguel: la impunidad de su justicia y el terrorismo del sistema carcelario se dejo ver en una nueva matanza de oprimidos, esta vez en el centro de esterminio de San Miguel. Tras iniciarse un incendio los reclusos llaman a los carceleros que solo responden con burlas, luego desde el interior del penal mediante telefonos celulares ingresados clandestinamente los presos deciden llamar directamente a bomberos quienes al acudir a la prision son restringidos por los carceleros que esperan la llegada de antimotines para recien dejar que bomberos apague el siniestro, al evacuar los presos sobrevivientes son apaleados sistematicamente por antimotines, todos coinciden que es e tiempo fue clave para la propagacion del fuego.

Sobre el inicio del fuego los carceleros hablan de yba pelea entre los reos, mientras que desde celulares algunos presos hablan de corto circuito.

Finalmente sera el fiscal alejandro peña quien llevara la investigacion para acrecentar aún mas su curriculum.

Los voceros del poder prometen mejorar estas macabras construcciones, balbucean de construir mas y mas carceles, con la evidente rentabilidad que producen las prisiones concecionadas (la locura mercantil en su maxima expresion: ganar dinero a costa del encierro) hablan de la necesidad de aumentar el numero de carceleros, la respuesta sigue siendo mayor represión contra quienes transgreden el orden de los ricos.

81 personas han muerto producto de la venganza del estado y una sociedad deseosa de castigo. Miren los cuerpos calcinados, escuchen el listado de nombres, sepan la vida trncada de jovenes de 20 años, ahogense con todas las lagrimas de las familias. Estos son los resultados de la “guerra contra la delincuencia” que los poderosos han desatado, el miedo , la inseguridad y la paranioa social, estas son las muertes que tanto desean todos los realitys policiales, los periodistas que hablan continuamente de endurecer las penas de presidio, los jueces que entregan años y años tras la srejas, los buenos ciudadanos que desean la muerte de quienes trasgreden las leyes que se enfurecen con la “puerta giratoria”, o “los beneficios a delincuentes” todo esto es su responsabilidad, aunque infrcutuosamente traten de hacerse los desentendidos, sientan el olor de la carne quemada, vean los cuerpos apilados, escuchen los ensordecedores gritos de aquellos que se quemaban vivos tras los barrotes, enloquezcan con los gritos de los familiares, este es su mundo de latigos y encierro que quieren construir, su forma de controlar los campos de concentración de ayer son las carceles de hoy, y se justifica todo tipo de tortura y denigración bajo el temor y la complice indiferencia de una sociedad enloquecida en su autonomia y deseo de oprimir.

POR QUE QUIEREN HACER DEL MUNDO UNA CARCEL NUESTRA LUCHA NO DEJARA NINGUNA CARCEL EN SU MUNDO NO OLVIDEMOS NUNCA QUE TODA MUERTE EN PRISION ES UN CRIMEN DEL ESTADO

FUERZA Y SALUD A LAS FAMILIAS QUE VIVEN ESTOS DUROS MOMENTOS, A NO CONFIAR NUNCA EN GENDARMERIA.

8 DE DICIEMBRE 2010 UN AMARGO DIA UN MINUTO DE SIELNCIO EN LA SECCION DE MAXIMA SEGURIDAD, UN MILLON DE GRITOS REBELDES CONTRA EL TORTUOSO ENCIERRO Y SUS NEFASTAS CONSECUENCIAS.

Felipe Guerra.

Preso Politico Antiautoritario.

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* Confrontando al capital y al IV Poder

Hommodolars Contrainformacion

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Cile – Comunicato di Felipe Guerra, sul massacro nel carcere di San Miguel

Di fronte al massacro nel centro di stermino di San Miguel, l’impunità della giustizia e del terrorismo del sistema carcerario sono venuti alla luce in questa nuova mattanza di oppressi. In seguito all’avvio di un incendio, i reclusi chiamano i carcerieri che rispondono solo con scherni, quindi dal carcere -con dei cellulari entrati clandestinamente- i detenuti chiamano direttamente i pompieri. Questi ultimi, una volta giunti nel carcere, vengono bloccati dai secondini in attesa delle squadre antisommossa. Solo con l’arrivo di queste, i pompieri possono entrare ed iniziare a spegnere l’incendio. Intanto i reclusi sopravvissuti all’incendio vengono sistematicamente pestati dagli agenti antisommossa. Tutti concordano sul fatto che il tempo perduto dai carcerieri abbia permesso la propagazione del fuoco.

Sulle cause dell’incendio: i carcerieri parlano di una rissa tra detenuti, mentre i prigionieri parlano di un corto circuito.

Infine, il procuratore Alejandro Peña (l’accusatore del “caso bombas”) è stato incaricato a seguire le indagini sul caso, in modo da accrescere ancor più il suo curriculum.

I portavoce del potere hanno promesso di migliorare queste macabre costruzioni, balbettano che costruiranno sempre più carceri, con l’evidente profitto prodotto dalle carceri in concessione (la follia mercificata alla sua massima espressione: guadagnare a spese della reclusione). Parlano della necessità di aumentare il numero dei carcerieri, la risposta continua ad essere maggior repressione contro coloro che trasgrediscono l’ordine dei ricchi.

81 persone sono morte per la vendetta dello Stato e di una società bramosa di punizione. Che guardino i corpi carbonizzati, che ascoltino l’elenco dei nomi, che sappiano della vita spezzata di giovani ventenni, che si affoghino con le lacrime delle loro famiglie. Questi sono i risultati della “guerra contro la delinquenza” che i potenti hanno scatenato: la paura, l’insicurezza e la paranoia sociale. Queste sono le morti che tanto desiderano i reality polizieschi, i giornalisti che parlano continuamente di indurire le pene carcerarie, i giudici che affibbiano anni ed anni dietro le sbarre, i buoni cittadini che desiderano la morte di quelli che trasgrediscono le leggi e che s’infuriano per la “porta girevole” o i “benefici per i delinquenti”. Tutto ciò ha dei suoi responsabili, anche se adesso cercando di fare gli sprovveduti. Che sentano l’odore della carne bruciata, che vedano i corpi ammucchiati, che ascoltino le assordanti grida di quelli che bruciavano vivi dietro le sbarre, che impazziscano con le grida dei familiari. Questo è il mondo di frusta e reclusione che vogliono costruire, la loro maniera di controllare i campi di concentramento di ieri è la stessa per le carceri di oggi. Qualsiasi tipo di tortura viene giustificato. La denigrazione sotto il timore, la complice indifferenza di una società impazzita nella sua autonomia e nel suo desiderio di reprimere.

Siccome vogliono trasformare il mondo in un carcere, la nostra lotta non lascerà in piedi nessun carcere. Non dimentichiamoci che qualsiasi morte in prigionie è un crimine di Stato.

Forza e saluti alle famiglie che vivono questi duri momenti. Non fidatevi mai della Gendarmeria.

8 dicembre 2010: un giorno amaro, un minuto di silenzio nella sezione di massima sicurezza. Un milione di grida ribelli contro la tortuosa reclusione e le sue nefaste conseguenze.

Felipe Guerra

Prigioniero Politico Antiautoritario

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