Le condizioni carcerarie di Tortuga

L’interesse da parte di Culmine per le vicende del compagno Tortuga ci porta a diffondere il comunicato che segue nonostante sia stato scritto dal Pikete Jurídico; un legal team cileno, costituito da legali e studenti di diritto, che da anni segue i compagni alle prese con la repressione. Far conoscere la dura realtà carceraria che Luciano sta vivendo è, oltre che un dovere rivoluzionario, uno dei mille modi per soffiare sulla fiamma che alimenta il nostro odio verso tutte le prigioni e chi le difende. Ad ogni modo, di fronte a tale scritto non possiamo fare altro che ricordare il caro antigiuridismo anarchico al quale, altre volte, Culmine è ricorso per ribadire che nessun avvocato può stare realmente con noi anarchici dalla stessa parte della barricata. Mai possono essere messe sullo stesso piano le azioni dirette e le denunce legalitarie, queste sì tese a legittimare l’intero apparato giuridico nemico di ogni anarchico.

Che la nostra complicità possa spezzare ogni sbarra della tua cella. Forza Tortuga, non sei solo!

Culmine, marzo 2012

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originale, in spagnolo, su: vivalaanarquia

Sono 3 mesi che abbiamo colloqui con Luciano Pitronello, imputato per il frustrato tentativo di collocare un ordigno esplosivo, il 1 giugno 2011, ad una filiale del Banco Santander, in calle Vicuña Mackenna 1347, a Santiago del Cile. Luciano è stato trovato in questo luogo con molteplici e gravi lesioni su tutto il corpo, la perdita della vista in un occhio che l’ha costretto ad un intervento di trapianto della cornea, la lieve perdita dell’udito, assieme ad ustioni estese sul 33% del suo corpo, e l’amputazione di una delle sue mani. Le accuse nei suoi confronti: collocamento di ordigno esplosivo terrorista, sanzionato dalla legislazione antiterrorista e l’utilizzo di una targa falsa ad un altro veicolo.

Dopo un lieve recupero, è stato messo in carcerazione preventiva perché considerato un pericolo per la società. Per le diverse e gravi lesioni si trova recluso presso l’ospedale del carcere Santiago 1. Le condizioni carcerarie di Luciano sono caratterizzate da una costante persecuzione e dall’isolamento. Non ha diritto all’ora d’aria, per cui resta rinchiuso in cella 24 ore su 24. Non può avere accesso alla televisione, né ai giornali. E’ costretto ad utilizzare una sorta di tuta speciale che aiuta la cicatrizzazione delle ferite da ustione, e deve indossarla 24 ore al giorno; può toglierla solo per lavarsi. Anche se riesce a togliersi questa tuta, non può mettersela da solo in quanto ha bisogno dell’aiuto di qualcuno. Quest’aiuto dovrebbe venire dai paramedici, ma non accade quasi mai. Luciano deve chiedere aiuto agli altri prigionieri, se in quel momento sono in cella con lui; altrimenti è costretto a restare senza questa tuta (cosa che è accaduta almeno 5 volte).

Attualmente, Luciano non ha più questa tuta, perché i carcerieri l’hanno bruciata nella stireria del carcere, situazione che non s’è ancora risolta né è stata indennizzata. Un’altra parte della sua terapia quotidiana consiste nel trattare tutto il corpo con la rosa mosqueta, ma non sempre accade, dipende dai paramedici e comunque avviene ogni 2 o 3 giorni. Luciano usa una protesi per il braccio destro e quando si lava deve stare attento a non danneggiarne il sistema meccanico. Purtroppo, tutte le volte che ha sollecitato gli addetti di pulire la protesi, l’hanno fatto immergendola nell’acqua, rovinandone il sistema meccanico; provocando in tal maniera una maggior dipendenza di Luciano alla svogliatezza dei paramedici. In effetti, adesso la protesi ha bisogno di essere ingrassata di continuo, cosa che comunque non ne migliora molto la funzionalità. Un altro problema, rappresentato dalla permanenza di Luciano in carcere, è dato dalle docce del carcere che funzionano con un pulsante. L’erogazione dell’acqua dura solo pochi secondi, e per questo c’è bisogno di mantenere il pulsante costantemente premuto. Luciano, senza una mano e alcune dita dell’altra mano amputate, non può mai fare il tutto da solo. Tuttavia egli non usufruisce di un’assistenza continua da parte dei paramedici, ed allora è costretto ad arrangiarsi come può. Alcune sezioni dell’ospedale penitenziario hanno delle docce in migliori condizioni, quindi molto dipende in quale sezione si trova.

Ci risulta che situazioni del genere si ripetono in diverse carceri, le denunciamo per esserne al corrente e da tanto tempo. Il nostro scopo non è quello di elaborare un racconto morboso, né quello di provocare pena, ma di evidenziare che -nonostante la stampa e lo Stato dicano che i detenuti abbiano dei diritti- si tratta di una espressione vacua, utilizzata per degradarli sempre più, e per avallare l’esistenza di centri di reclusione in cui lo Stato si assicura che migliaia di persone vivano in pessime condizioni.

Non si tratta solo di sovraffollamento, come mostra la televisione quando si ricorda che i detenuti esistono. Un detenuto non è solo sottoposto ad una restrizione della sua libertà, ma viene isolato, la famiglia viene costantemente umiliata, deve subire l’irresponsabilità dell’assistenza medica, la censura, la violenza psichica e psicologica da parte dei carcerieri, e dei materiali con i quali si costruisce il Carcere. A volte sembra che i detenuti del mondo siano invisibili, è per questo che noi che siamo fuori dalle sbarre dobbiamo renderli visibili, poiché ogni volta che li ricordiamo con un’azione, una denuncia o un gesto di solidarietà, dimostriamo che non sono soli.

NELLE CARCERI LA TORTURA E’ QUOTIDIANA,

CON IL TUO SILENZIO SEI COMPLICE!
A DIFFONDERE LA SOLIDARIETA’!

Pikete Jurídico
piketepenal(at)gmail(dot)com

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