(pdf) ParoleArmate presenta in italiano tre articoli tratti dal blog individualista in lingua spagnola Nihil

-contro-tutti-i-valori

-alcune-riflessioni-sulla-classe

-la-necessita-della-distruzione-di-tutti-gli-dei

traduzione dallo spagnolo in italiano: parolearmate.noblogs.org

originale in spagnolo: nihil-zaratustra.blogspot.com

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(it-es) Contro tutti i valori

 

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(Un ringraziamento ai compagni di Culmine per l’aiuto in questa traduzione)

Contro tutti i valori

Risulta utile citare Heidegger quando dice: “Se Dio ha abbandonato il suo posto nel mondo sovrasensibile, questo posto, sebbene vuoto continua ad esserci… Il posto vuoto chiede anche di essere occupato di nuovo, e sostituire il Dio scomparso con qualcos’altro…”
È così, che costituisce un luogo comune nella quotidianità dello spettacolo dell’ordine sociale vigente, ascoltare parlare della necessità che fioriscano nuovamente i valori morali, etici, religiosi, ecc., o che i problemi di una nazione si debbano all’assenza di quei valori, quindi, tale mancanza, una maledizione divina che affligge i moderni Sodoma e Gomorra.
È normale, inoltre, che le diverse ONG, confessioni religiose, capitale e Stato premino gli individui per la loro sottomissione ai valori socialmente accettati dall’ordine sociale capitalista, cioè viene premiato lo schiavo felice, quello che si sottomette senza discussione alcuna ai modelli di comportamento che il suo padrone gli ha imposto, quello che mai si ribellerà, e che ringrazia i suoi superiori per lasciarlo vivere e morire, questo sì chiedendogli la loro autorizzazione e la corrispondente benedizione.
Tuttavia, sorgono domande su cosa siano i valori, e perché vengano rifiutati gli stessi. Enorme compito è quello di analizzare l’essenza stessa dei valori, ma certo non sarebbe male fornire in maniera provvisoria alcuni elementi che per lo meno si avvicinino al concetto di valore, e al conseguente rifiuto degli stessi.
Lungo la storia di tutte le civilizzazioni, le diverse società e le loro caste dominanti, avevano come finalità esclusiva non solo arricchirsi, ma anche sopravvivere nel tempo, e per quello imponevano per mezzo di norme, codici, leggi, tabù, ecc., modelli di comportamento, valori morali, comandamenti divini, ecc., che erano un imperativo di quello che si doveva fare, e quali erano i comportamenti vietati per gli individui.
Sebbene le scale di valori che si impongono dall’esterno agli individui non siano uguali lungo la storia, è possibile affermare che tutte hanno il comune denominatore di inibire l’autonomia, il potere e la libertà. I valori costituiscono un concetto imperativo, che impongono ed obbligano, sia per le abitudini, sia per la coercizione fisica o morale di essere esclusi dalla società.
I valori, hanno avuto un gran dinamismo, in correlazione con lo sviluppo dello spettacolo dello stato e del capitale, ma in tutti quelli si intronizzano come la “perfezione” dei valori umani, l’auto-sacrificio, sia per la patria o la religione, il martirio, il dolore, che è la visione della virtù umana, ma mai il piacere, il desiderio individuale.
Vale a dire che la scala di valori che è imposta esogenamente a noi individui, è un ordine metafisico che dimentica l’individualità, trasformandoci  in “enti”, che cessano di essere soggetti unici al fine di trasformarci in un oggetto massificato senza autonomia e libertà.
Rottura e distruzione sono le due azioni principali degli individui contro gli imperativi. Tuttavia, non sono certamente facili i processi di rottura e distruzione contro tutto ciò che è sopravvissuto prodotto dalla superstizione, dalle abitudini per migliaia di anni. È vero, non è un compito facile, però questo compito, bisogna puntualizzarlo, non è collettivo, non è il risultato della decisione di qualche guida illuminata, ma tutto il contrario, questo processo è esclusivamente individuale, poiché si deve basare fondamentalmente nella prassi individuale, ed empiricamente ribellarsi contro tutti quegli imperativi che ci schiacciano.
Come Anarchico, non si può essere altro che contro tutto quello che è coadiuvante della nostra schiavitù, che implica un abbandono dell’autonomia, del potere e della libertà assoluta. Sebbene molti, potranno mostrarsi in maniera astratta d’accordo con quanto detto, la situazione non è così semplice.
È patetico vedere come certi elementi che si definiscono liberi da ogni imposizione ed imperativo religioso, di fronte ai valori si prostrino pietosamente e cercano di scusarsi esprimendo la necessità di creare una nuova struttura di valori applicabile alla società futura, ciò non è necessario, è necessaria la distruzione di tutto ciò che ci lega all’attuale ordine sociale.
È indispensabile rompere con tutti i valori di schiavo, che è la negazione della vita, del piacere e della propria libertà di individui come esseri con potere e libertà assoluta.
Bene e male. Crimine e Castigo. Giusti e peccatori, non sono solamente parole lanciate nel vuoto, sono imperativi che l’ordine sociale ci ha imposto, e questa imposizione si è fatta carne nella nostra individualità.
Perciò, non risulta necessario soltanto sbarazzarci dei comportamenti o valori imposti gerarchicamente da una guida, dallo Stato, religione, ecc., ma è inoltre fondamentale la pratica di rottura con queste strutture di valori, pratica, ripetiamo, che dovrà essere individuale, poiché è impossibile una rottura collettiva, poiché la massificazione è antagonista dell’individualità e la sua autonomia, e questo significherà che rotture e distruzioni da parte di soggetti collettivi implicheranno la riappropriazione della stessa dinamica e l’adozione di nuovi imperativi, prodotti del nuovo spettacolo sociale che è rappresentato.
Si deve demolire, non solo le strutture tangibili del potere statale e del capitale, ma anche tutte quelle che non sono tangibili, ma non per questo meno importanti nell’esercizio del dominio e nella coercizione sociale da parte del potere.
Il rifiuto di tutte le scale di valori – leggasi morale, etica, patriottismo, classismo, ecc. – significa sbarazzarsi di tutte le malattie sociali. Per questo, la rottura individuale e la conseguente distruzione dei valori devono avvenire attraverso una critica radicale, prodotto della pratica individuale, poiché solo così potrà essere l’inizio di un vero insorgere che comporti la rottura e la distruzione di tutti quegli imperativi che ci sono imposti dall’esterno.

NIHIL

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(it-es) Alcune riflessioni sulla classe

 

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Alcune riflessioni sulla classe

Come Anarchico, si rifiuta il concetto marxista, circa la missione storica della classe operaia industriale, sulla totalità degli sfruttati, e per il quale dominerà insieme agli sfruttati, attraverso il partito “rivoluzionario”, alla liberazione.
Senza dare alcun giudizio di valore o opinione rispetto alla definizione che il marxismo realizza sul concetto di classe sociale, risulta necessario realizzare alcune riflessioni su cosa sia la classe, attraverso il prisma Anarchico.
In primo luogo, si respinge la mistificazione marxista della cosiddetta “centralità della classe operaia”, che non significa assolutamente niente, e chiarisce molto meno sul concetto di “classi”, dal momento che la definizione stessa è erede della tradizione hegeliana, dal momento che è deterministica e messianica sull’ipotetico ruolo redentore di una particolare classe sociale, e nulla si pone sulla distruzione delle classi, come fonte di privilegi, gerarchie dominanti, e così via.
Per quello, risulta necessario eliminare questa nozione, che non tiene in considerazione la profonda dinamica di trasformazione, che opera costantemente nel concetto di classe.
Storicamente, le distinte società distinguevano i suoi membri se “possedevano” o “non possedevano” beni, fossero questi mobili o immobili. Col trascorrere del tempo, la possessione faceva riferimento alla proprietà di strumenti e mezzi di produzione, per distinguere gli sfruttatori dagli sfruttati. Ma la nozione di “possessione” o di “carenza di possessione”, è andata mutando lungo il tempo nelle società divise in classi antagoniste.
Tuttavia, la possessione delle “ricchezze”, non costituisce oggi nell’attuale decorso del capitalismo, e la conseguente realtà produttiva, una spiegazione sufficiente per definire la naturalezza delle classi sociali in questo stadio del capitalismo.
È necessario segnalare, che la “carenza” o la “possessione”, da parte della classe operaia, non era assoluta, in quanto possedeva la forza lavoro.
Ma, oggi, nel capitalismo post-industriale, e la nuova realtà tecnologica, che in maniera disuguale abbraccia globalmente il mondo intero, la “non-possessione” acquisisce un nuovo significato sociale, poiché le passate contraddizioni delle classi, le vecchie conflittualità tra di esse, così come anche le distinzioni tra operai e borghesi, hanno perso virtualità.
È così, dato che la nuova realtà scientifico-tecnologica ha generato un nuovo codice o linguaggio, che differenzia gli individui tra quelli che possiedono il dominio dello stesso (inclusi) e quelli che mancano dello stesso (esclusi). Il che implica che non solo si son persi i ponti comuni tra gli individui, prodotto di un codice comune, ma anche che i diseredati e gli esclusi non potranno scalare le alte mura che li separano dagli inclusi e dal loro nuovo linguaggio. E, questa impossibilità, costituisce l’asse per la quale lo Stato/capitale eserciterà il dominio e il controllo sociale sui diseredati e gli esclusi.
Le distinzioni delle classi, lontane dall’essere scomparse, si mantengono più vive che mai. Ma la domanda che sorge davanti a questa nuova realtà sociale è: verso dove deve direzionarsi il progetto rivoluzionario? Qual è la metodologia che possa avvicinarci alla distruzione di questo sistema e delle classi sociali?
Si ritiene che risulti indispensabile eliminare il concetto di classe della visione produttivistica, cioè, tra il proprietario dei mezzi di produzione e la forza lavoro, poiché accettare questa logica, significa un’accettazione espressa dalla visione idealista della produzione promossa dal capitale.
È per questo che gli sfruttati devono negarsi come classe produttrice, così come stabilisce il marxismo, poiché parafrasando quello che han detto altri, “il proletariato come classe non frantumerà questo mondo, perché… appartiene a questo mondo”. E, ciò costituisce una grande verità, pertanto è necessario negare se stessi come appartenenti ad un ghetto sociale.
Bisogna rompere con la dinamica economista, non solo per spiegare l’esistenza delle classi, ma anche per la necessaria distruzione delle stesse, poiché appropriarsi di questo concetto ci condurrà necessariamente a rimanere intrappolati all’interno delle reti del sistema stesso, in quanto si realizzerebbe una critica della società divisa in classi utilizzando concetti e logiche proprie di questo ordine sociale classista.
Per questo, risulta necessaria una rottura reale, non solo nella critica radicale, ma anche nella pratica stessa che prende vita, rompere con tutta la logica che sostenta l’edificio che alberga le distinzioni e la sopravvivenza delle classi sociali, la mercanzia, ecc.
È vero che il capitale si trasforma, è evidente che i ruoli degli individui nella società classista sono stati soggetti di profonde mutazioni lungo la storia, è chiaro che i nuovi linguaggi che la nuova realtà produttiva ha imposto abbiano ampliato le brecce e reso impossibile ogni tipo di comunione tra gli individui, è certo che le classi sociali nonostante le trasformazioni continuino ad esistere.
Nonostante tutto ciò, l’Anarchico, è negatore e distruttore di ogni logica gerarchica, autoritaria e mercantile. Per questo, si deve considerare non solo la negazione di ogni tipo di valore che ci imprigiona e schiavizza, ma anche una rottura con la condizione, o classe, che lo stesso spettacolo sociale ci ha imposto, e solo così si potrà considerare seriamente in maniera germinale un progetto negatore e distruttivo, perché l’abbiamo abbandonato, e ha rotto con la sua logica e dinamica.
Se ciò è fattibile. Questo dipende da ogni individualità, l’Anarchico non è un messia né un sacerdote che porta verità rivelate, è semplicemente parte del movimento reale di lotta. Ma questo è un altro discorso.

NIHIL

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(it-es) La necessità della distruzione di tutti gli dei

 

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La necessità della distruzione di tutti gli dei

Ci si può chiedere: qual è la motivazione di un Anarchico nell’attuale ordine spettacolare? La risposta alla domanda si può definire in poche parole: la Distruzione dell’ordine sociale, di tutti i dogmi morali e dei valori sociali che la società ha imposto nei secoli. Anche se le motivazioni sopra scritte possono sembrare molto modeste, la realtà dimostra assolutamente il contrario.

Questo perché questi paradigmi costituiscono il fondamento stesso su cui si erge l’edificio dell’ordine sociale, e di tutte le simulazioni rappresentate nella società mercantile/consumista.

Tuttavia, solo col fatto di dichiarare la distruzione della società e di tutti i suoi dogmi e valori, non significa sotto alcun punto di vista che non si abbiano eretto nuovi dei sociali, per rimpiazzare quelli assassinati, quando l’agire dei liberi individui e negatori dei valori e dei dogmi hanno dimostrato gli errori e le fantasie che i vecchi dei metafisici rappresentavano. Purtroppo le timide esperienze di rottura/negazione che gli individui hanno sperimentato nelle distinte tappe della storia umana, non hanno significato la distruzione dei nuovi spettri, che lo stesso ordine spettacolare creava, al fine di mantenere schiavizzati gli individui, tutto il contrario, gli stessi si sono trasformati, quelli assassinavano i vecchi dei e li rimpiazzavano con nuovi dei secolari. Per cui gli spettri o “ombre” di dei, esistono ancora oggi.

Il vecchio dio metafisico, basato sui cosiddetti “padri della chiesa”, è morto sotto la ghigliottina della Rivoluzione Francese del 1789, e per l’agire dei filosofi illuministi del XVII secolo. Ma il boia, pur avendo ucciso il dio metafisico, e messo al trono il regno della Ragione e del Progresso, il che significò che questi ultimi cominciarono ad erigersi come un nuovo dio sociale, il dio della ragione.

Ma quello non sarà l’unico, gli spettri e le ombre del vecchio dio morto saranno molteplici, e si personificheranno in diverse tendenze del pensiero moderno, in cui la ragione ed il progresso saranno le colonne portanti su cui si sosterrà l’edificio della società moderna.

Il vecchio dio, e tutta la policromia di dogmi, valori e superstizioni saranno rimpiazzati da nuove divinità, o per meglio dire dagli spettri degli dei morti o assassinati. Le idee di Marx e dei suoi discepoli, di Hitler, Mussolini, della democrazia rappresentativa, ecc basati nella ragione scientifica della costruzione di un paradiso terreno, senza contraddizioni, di classi, di razze, di uguaglianza fraterna e libertà, sono esempi viventi dei nuovi dei che la ragione ha generato.

La storia, come azione pratica, ha dimostrato in maniera inevitabile, non solo il fallimento del dio metafisico, delle sue promesse di “paradiso”, ma che anche gli dei sociali, rappresentati dai pensieri ideati dai personaggi prima citati, o i sistemi politici/ideologici, hanno fallito.

Prima di ciò, l’ordine spettacolare ha assassinato questi vecchi spettri e li ha rimpiazzati con la nuova religione sociale del mercato e del consumo, della scienza e della tecnica, la simboli di culto saranno determinati dalle nuove invenzioni scientifiche/tecniche e dalla capacità di consumo degli individui.

Ma nonostante tutto, un filo conduttore vincola, senza rottura alcuna, i vecchi dei metafisici e le diverse divinità secolari ed è la perpetuazione del dominio e della sottomissione degli individui, forse oggi non è la superstizione, il martirio di fanatici che determinano l’esistenza dei detti spettri, ma la mercanzia, il consumo, ecc. ma tutti quelli hanno la stessa essenza dominante.

È possibile osservare come nelle epoche attuali la forza dei detti spettri non è data come prima con la coercizione e la punizione, tutt’altro, i valori, dogmi e la morale che le suddette divinità impongono hanno una grande capacità seduttrice, seduzione questa che serve per entusiasmare anche quelli che formalmente si oppongono a tutto ciò che rappresenta l’ordine sociale e i valori professati dallo stesso.

L’ordine sociale e tutti i suoi paradigmi sono gli spettri del vecchio dio metafisico, che è il risultante della ragione e della morale, ed è impuntato nella lotta contro la vita e la passione, al fine di impedire che la libertà individuale significhi riappropriasi della nostra vita.

Per quello, risulta necessario assassinare gli dei secolari e tutti i loro spettri. È imprescindibile uccidere tutti gli spettri e le ombre degli dei che non sono riusciti ad elevarsi, che basati sulla ragione pura hanno preteso di creare paradisi terrestri per gli individui, basati nella ragione e nel risentimento, soltanto così e, distruggendo tutti i valori e i dogmi imposti, sia alla luce di un dio metafisico o di uno spettro od ombra di un dio secolare, potremo costruire, in maniera individuale, attraverso un infinito futuro di rotture e negazioni i nostri valori, abbandonando ogni dogma o valore degli spettri e delle ombre degli dei morti.

Solo così, ogni individuo potrà cominciare il processo di rottura/negazione con l’ordine vigente.

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