Atene – Aggiornamento sul processo ai membri di Lotta Rivoluzionaria (19/12/11 – 25/1/12 – 30/1/12)

da actforfreedomnow

trad. parolearmate.noblogs.org

NONA UDIENZA, 19/12/2011

All’inizio dell’udienza ci sono stati commenti sulla due giorni di testimonianze di Panathanasakis da parte della difesa di K. Katsenos. P. Roumeliotis ha riportato in dettaglio tutti gli incidenti testimoniati da Papathanasakis, dai quali non risultano neanche riferimenti a K. Katsenos. E come ha cercato Papathanasakis di coprire l’assenza della più piccola prova? Mentendo, sul fatto che Katsenos si sia rifiutato di dare le impronte. Quando, comunque, in seguito ha ammesso che Katsenos ha dato le impronte, ma c’era un problema un due delle sue dita, perciò non era responsabile. L’avvocato ha rivelato che il problema era un tipo di dermatite di cui soffre Katsenos, certificata dai documenti medici portati dalla madre. Papathanasakis, ha sottolineaot l’avvocato, ha dichiarato ciò per giustificare le accuse a Katsenos. In alcuni regimi, ha continuato P. Roumeliotis, un’identità è abbastanza per renderti colpevole. Nella Germania nazista, se eri ebreo. Nel Sud Africa razzista, se eri nero. Nell’America di Mc Carthy, ma anche nella Grecia post guerra, se eri comunista. Non facciamo l’equazione tra l’identità di un antiautoritario e il riferimento alla partecipazione ad una organizzazione come Lotta Rivoluzionaria. Ha finito leggendo degli estratti di un articolo del giornale “Kathimerini” intitolato “Ribaltamento nel processo a Lotta Rivoluzionaria” e un articolo del giornale “Eleutherotypia”, che fa riferimento alla testimonianza di Papathanasakis.

Ch. Ladis ha ripreso da dove aveva finito il collega, commentando da un altro punto di vista la testimonianza di Papathanasakis. Dopo la testimonianza, ha detto, ero preoccupato che Katsenos ci dicesse di ritirare l’obiezione di escludere Papathanasakis, con la quale avevamo difeso il prestigio della giustizia e non l’interesse particolare del nostro cliente, per il quale Papathanasakis andava esonerato. Ha descritto Papathanasakis come una legale bomba ad orologeria, che scoppia nella corte e le cui schegge feriscono molto e molti.

Ha ammesso direttamente che era un impiegato nelle indagini e ciò danneggia il prestigio della corte. Per due giorni ha costantemente commesso il reato di spergiuro pur tollerato dalla corte. Ha inoltre svelato il suo servizio dicendo che non ha mai ricevuto alcun documenti dai suoi predecessori per Lotta Rivoluzionaria. La testimonianza di Papathanasakis dovrebbe essere cestinata o lui andrebbe accusato per spergiuro, come è specificato per chiunque ovviamente rifiuta di testimoniare sui propri informatori. Mai, comunque, Papathanasakis è stato pressato a dire le ovvietà. Noi come difesa di Katsenos, ha concluso Ch. Ladis, siamo stati aiutati da Papathanasakis, perché ha prosciolto il nostro cliente, ma per ragioni di correttezza procedurale non si dovrebbe menzionare il nome di Papathanasakis. Lasciamo che venga considerato una macchia nell’intero processo.

F. Vergados ha commentato che la testimonianza di Papathanasakis non andrebbe presa in considerazione, perché ha dichiarato informazioni senza rivelare le fonti, mentre dall’altro lato abbiamo ascoltato cose incredibili come sue stime personali. Per esempio che gli accusati hanno osservato regole cospirative. E cosa erano? Che essi hanno agito naturalmente!!

Vaggelis Stathopoulos ha letto una sua valutazione, in forma di dichiarazione. Non è la prima volta che i combattenti vengono trascinati in aula. Ha detto. L’autorità ha sempre cercato lo sterminio dei suoi nemici politici. Durante la giunta, una bugia di un poliziotto era sufficiente per farti esiliare. In democrazia un “Non ricordo” è sufficiente per mandarti in galera. Papathanasakis, mi conosce bene da quando era a capo della stazione di polizia di Nikea, come conosce l’intera mia famiglia. Dopo la morte di un immigrato pakistano, io e un mio amico fummo minacciati di dover fermare la mobilitazione per il caso, perché lui ci avrebbe “stritolato in un pezzo di carta”. Cercò intenzionalmente di far passare casa mia come una casa strana, mentre essa era aperta a molta gente. Nello stesso modo la mia rubrica si trasformò in un biglietto ben nascosto e la mia auto andrò in montagna, mentre ero detenuto. La mia persecuzione è strettamente politica, a causa della mia partecipazione nel movimento anarchico e nelle lotte sociali. Perché mi rifiuto di condannare ogni forma di lotta e perché ho amicizie che non denuncerò.

Pola Roupa ha fatto un commento, aprendo una questione più ampia. Non mi aspettavo nulla di diverso dalla testimonianza di Papathanasakis, ha detto. Non mi aspettavo che dicesse qualcosa di serio, ma si è dimostrato che il problema è più profondo. Mentre ha mentito molto consapevolmente, nulla è accaduto per i giudici. Lui ha detto che il suo reparto non segue gli anarchici, mentre c’è ufficialmente un dipartimento speciale per quel lavoro. Quando la gente sa di essere seguita, ha senso che prenda misure di protezione, e ciò è sospetto per Papathanasakis. Chiunque nel movimento anarchico-antiautoritario è sospetto per lui. Dalle impronte trovate nella casa del nostro compagno Lambros Foundas è iniziata una serie di indagini, interrogatori, convocazioni. Perché non hanno nulla sull’organizzazione, (se non avessimo rivendico la responsabilità politica non avrebbero assolutamente nulla), hanno aperto una serie di indagini, convocazioni di almeno 50 compagni del movimento anarchico-antiautoritario, ma di nuovo senza trovare nulla. Hanno cercato l’isolamento politico di noi tre, hanno cercato di colpire il desiderio di solidarietà.

Stiamo parlando di un caso campato in aria. Tutto ciò che fanno è cercare di colpire il movimento anarchico. Hanno finito con motivi vendicativi ad accusare anche Mari Beraha, solo per colpire Kostas Gournas.

Non sapete e non saprete mai se in Lotta Rivoluzionaria c’erano 10, 20, 50 persone. Non sapete e non saprete mai nulla delle azioni dell’organizzazione. Potrete solo supporre e stimare quanti abbiano partecipato alle azioni, senza sapere chi. Per Lotta Rivoluzionaria voi siete allo zero. Cosa ha detto Papathanasakis di me? Se non avessi rivendicato politicamente, cosa avrebbe detto su di me? Io scelgo di rivendicare politicamente per motivi politici, perché ho considerato ciò come mio debito verso l’organizzazione e il nostro compagno defunto.

In più, è stata dimostrata l’assoluta collaborazione tra polizia e autorità giuridiche. Non avete detto nulla alle grandi bugie di Papathanasakis e ai suoi continui “Non ricordo”. Ma lui, che si presume non possa ricordare i nomi di nessuno dei suoi sottoposti, si è ricordato di die, quando gli è stato chiesto di Dervenion street, che un compagno chiamato Aggelatakis vivesse li, il quale non aveva nulla a che fare col caso. Perché lo ha ricordato? Perché lo stavano seguendo. Ha senso che Papathanasakis menta, ma non ha senso che lo copriate cosi. Ciò dimostra che voi agite con ordini politici e che c’è la possibilità che le persone vengano condannate senza avere nulla a che fare con ciò e noi ci troveremo con centinaia di anni di prigione.

Papathanasakis ha anche detto che noi non eravamo seguiti. Non solo eravamo costantemente seguiti, ma ci hanno quasi ucciso. P. Roupa ha letto una dichiarazione di N. Maziotis, pubblicata anni fa dalla stampa, quando per esempio lo buttarono giù dalla moto. Ve lo dico di nuovo, ha continuato, questa era la nostra vita dal 2001 quando il compagno Maziotis venne rilasciato. Per dimostrare, comunque, l’accusa di leadership, hanno dovuto ammettere che stavano parlando di scocciature sulla sorveglianza. C’è una intervista di Markogiannakis a Real FM dove dice che Maziotis non ha mai smesso di essere seguito, che c’è una grande documentazione con migliaia di pagine e se il caso andrà all’interrogante d’appello, lui gliele dirà. “E’ andata dall’interrogante mrs Roupa?”, è intervenuto il pubblico ministero, senza stupirsi del perché l’interrogante non lo aveva chiamato, visto che Markogiannakis costantemente diceva queste cose. “Lo abbiamo invitato in aula”, ha risposto subito P. Roupa, chiedendo di far ascoltare in aula l’intervista radio di Markogiannakis cosi come l’intervista tv su “Skai”, cosi che nessuno smentisse il fatto. “Nessuno lo nega”, ha commentato il giudice, nel tentativo di evitare la richiesta. Il video andrebbe mostrato, ha insistito Roupa, per chiarire se per otto anni non hanno fatto nulla o noi abbiamo neutralizzato le loro misure di sorveglianza. Durante il governo del PASOK e ND ci hanno seguiti costantemente. Abbiamo dichiarato la responsabilità politica e di nuovo non hanno nulla, non sanno neanche quanti c’erano nell’organizzazione.

Poi è iniziato un esteso dialogo tra P. Roupa e gli avvocati D. Vagianou e S. Fitrakis da una parte, e tra il giudice e il pubblico ministero dall’altra.

Gli argomento di Roupa-Vagianou-Fitrakis erano chiari e specifici. Markogiannakis dovrebbe essere sentito a questo punto del processo e dopo, quando tutte le testimonianze irrilevanti che non hanno nulla da dire saranno finite. Papathanasakis, sapendo che gli anarchici non applicano un modello gerarchico bensi procedure orizzontali, ha parlato di “ruolo centrale”. Per investigare, quindi, questo “ruolo centrale”, dobbiamo guardare al passato. Dobbiamo guardare questa lunga documentazione. Markogiannakis dice che non pensa che Maziotis abbia un ruolo centrale. E non cerca di attribuirci la leadership e da qui la perpetrazione etica di tutte le azioni, ha sottolineato P. Roupa.

Il giudice prima era un po’ a disagio, senza essere capace di trovare un’argomentazione contraria. Lui ha precisato che non nega quanto detto da Markogiannakis, perché lui ha sentito dire queste cose in privato. Ha proposto che vengano prese per vere queste cose, ma di non far ascoltare le sue interviste! Il pubblico ministero ha proposto una soluzione: registrare le interviste di Markogiannakis, senza proiettare i video, per non trasformare l’aula in un teatro. P. Roupa ha risposto velocemente che, durante il processo della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, nonostante l’opposizione degli avvocati, si sono mostrati video e foto dei momenti personali degli accusati, che nulla hanno a che fare col caso.

L’unico motivo della richiesta, ha detto N. Maziotis, è che lo squallore del meccanismo statale non è stato mostrato. Il DAEEB ha fatto pressioni attraverso i giornalisti infami che hanno scritto diverse cose e menzionato anche il mio nome. Io, durante Voulgarakis-Markogiannakis sono stato descritto come membro di L.R. Siamo onorati e fieri delle 16 azioni dell’organizzazione, ma dovete provare se noi c’eravamo. Praticamente, se accettiamo quanto detto da Markogiannakis, ha finito P. Roupa, l’accusa sarebbe solo di partecipazione. Hanno cercato, cercato, ecco perché è finito il periodo dei 18 mesi, ma senza trovar nulla.

Dopo la decisione su Markogiannakis, la difesa di Katsenos ha depositato una richiesta importante. Hanno chiesto che la corte decida il ritiro della detenzione di Katsenos e la sostituisca con misure restrittive. La richiesta ha avuto due lati. Uno formale, che riguarda la legge, e uno sostanziale, che riguarda la ratio della legge. La ratio della legge dice che la sintesi specifica può essere migliore di chiunque altro nel giudicare la richiesta per il ritiro della detenzione di Katsenos, perché conoscono i documenti del processo, hanno visto Katsenos per due mesi e mezzo e lo conoscono personalmente, ed ora hanno anche la testimonianza di Papathanasakis che ha escluso ogni traccia di coinvolgimento di Katsenos. Un concilio di giudici d’appello è una soluzione equa, visto che non ha i vantaggi citati. Inoltre, l’economia del processo è più semplice, perché la massiccia documentazione non dovrà andare al concilio e il processo non dovrà essere interrotto fino al ritorno del fascicolo. Perché – come hanno notato P. Roumeliotis e Ch. Ladis, non possono neanche immaginare che l’intera documentazione non vada al concilio, ma solo gli ordini e i documenti della polizia.

Il pubblico ministero, che sfogliava il codice penale durante gli argomenti presentati dagli avvocati, ha proposto subito il rifiuto della domanda, riferendoci alla legge. Il codice, ha detto, non parla di casi di interruzione del processo. Per questi casi il concilio è sempre di ruolo, ecco perché la corte deve dichiarare che non ha giurisdizione e dovrebbe entrare nel cuore della sostanza della richiesta. Secondariamente gli avvocati hanno chiesto alla corte di vedere la ratio, la base che giustifica la legge. Il pubblico ministero ha presentato una semplice ripetizione del regolamento processuale, ignorando la base che giustifica. E infine, la corte ha dovuto avere il coraggio di ammettere e non dire: “lasciate che questo bicchiere passi da me”. (termine biblico)

La corte, comunque, spaventata dalla responsabilità, super-conservatrice, sapendo che ciò fornisce esami ai potenti, ha agito in accordo alla…citazione evangelica. Ha lanciato la palla al concilio, dichiarandosi non qualificata. Il giudice ha augurato buona fortuna al concilio, ammettendo indirettamente che non c’è assolutamente nulla per giustificare la prigionia di K. Katsenos. Praticamente, quindi, lui dovrà rimanere in prigione ancora per un tempo ignoto, mentre le “intenzioni” del concilio sono incerte.

Dopo ciò abbiamo apprezzato… l’ispettore dell’antiterrorismo, ovvero il sergente Kostandinos Geldis. Ha detto di aver preso un diagramma scritto a mano trovato nella casa di Maziotis-Roupa a Kalivia con l’ordine di cercare cosa esso mostri esattamente. Quindi, il genio ha trovato che esso mostra una piazza dietro l’edificio del GADA (stazione centrale della polizia di Atene), dinnanzi a Panormou street, e che esso avesse anche dei segni su di essa il che dimostra che c’era un piano di fare un’azione contro i vari poliziotti che parcheggiano all’angolo e che fanno perquisizioni. E come ha fatto a capirlo questo poliziotto geniale? Perché passa da li tutti i giorni e conosce l’angolo. Dopo averlo adocchiato, ha preso il suo metro, ha misurato e realizzato che un’azione che era stata preparata, basata su due cerchi concentrici e un triangolo rettangolo che era nel diagramma! E’ bravo in matematica, ma non sa che un triangolo rettangolo non ha una…diagonale, ma una ipotenusa!

Ovviamente, ha fatto tutto ciò da solo e poi lo ha detto ai suoi colleghi. Non ha fatto rapporto né ha chiamato con se un collega, giusto per essere un po’ formale. E perché tra i diversi libri, con centinaia di note, trovati nella casa di Maziotis-Roupa (S. Fitrakis ha letto molti titoli dei libri confiscati), solo questa nota è stata scelta, mentre il resto neanche cercato? Il poliziotto si è congelato. E visto che nella stessa nota c’era un secondo disegno con le strade nella zona di Plaka e molti punti segnati intorno, perché non è stato trovato nulla a Plaka che dimostri il sospetto sulla pianificazione di un’azione di L.R.? Il poliziotto si è di nuovo congelato.

L’udienza si è conclusa con “Papathanasakis numero 2” o “il Papathanasakis” della chimica, Dimitris Katharios. Lui è a capo dei controlli DNA e ha accettato obiezioni rispetto a quanto detto. Qualcuno con una laurea e un MBA in biologia alimentare, con un minimo di esperienza, è stato assunto impiegato civile dalla polizia e ha agito peggio di un poliziotto. Ci sono alcune parti della sua testimonianza che continueranno nella prossima udienza.

Mentre c’è una disputa internazionale sulla metodologia del DNA, anche nei rapporti della polizia, Katharios non ha parlato di ciò, ma ha presentato il metodo come sicuro, come l’assoluto metodo di identificazione.

Il laboratorio di polizia non è certificato dal maledetto ESYD (National Accreditation System), che apertamente conferisce certificazioni anche ai laboratori privati. La sua piccola sede, con la quale la polizia fa il suo lavoro, senza far riferimento al laboratorio del Forensic Service o a quelli universitari. Perché è un laboratorio che è stato in un “processo di certificazione” a monopolizzare tutte le indagini criminali, e non un altro stato o laboratori universitari?

Sebbene il tipo sia solo un semplice impiegato (chimico) è apparso per testimoniare che era a capo del dipartimento. Ha assicurato che l’intera procedura, dal recupero dei campioni fino alle analisi, è stata fatta nel modo giusto e non c’è modo che si sia sbagliato! Ma, come lo sa? Quando un campione viene preso, lui non è li. Doveva dire che lui è responsabile per le ricerche di laboratorio. Gli portano qualcosa e lui lo esamina.

E’ da notare come si congela quando, parlando di tutte queste cavolate sul professionalismo col quale hanno raccolto i campioni dalle prove, D. Vagianou gli ha mostrato delle foto, nelle quali si vede un razzo gettato su un materasso e una serie di pistole gettate in dei cartoni. “Queste sono foto dei giornali”, ha mormorato. Queste, comunque, sono foto date dall’antiterrorismo ai giornali e mostrano chiaramente che non c’è stata cura nel proteggere le prove. Per esempio se il materasso era un vecchio materasso della famiglia Gournas, perché non c’era allora ad esempio la forfora di sua moglie? D. Vagianou ha dichiarato, e il poliziotto-chimico ha ingoiato la lingua.

Questa intera storia del DNA è a causa di Mari Beraha. Hanno trovato presunto materiale genetico su un grilletto di una pistola zastava, che è stato identificato col materiale genetico trovato nella casa del padre di Mari, Manolis Berahas, e quando è stato comparato con del materiale trovato nella stessa casa si è visto che c’era una compatibilità ereditaria. Non hanno detto di Mari Beraha…ma hanno pensato fosse ovvio…

Il processo è stato programmato per il 13/1/2012 e poi rinviato al 25/1/2012 a causa dello sciopero di tre giorni dell’associazione degli avvocati di atene.

 

AGGIORNAMENTO SUL CASO DI LOTTA RIVOLUZIONARIA

Undicesima udienza, mercoledì 25/1/2012

L’udienza è iniziata con il completamento dell’esame del “chimico” della polizia D. Katharios, da parte di P. Giannakopoulou avvocato di Ch. Kortesis. Dopo, ci sono stati commenti sulla testimonianza di Katharios. N. Maziotis ha detto che la lista dei testimoni non è stata stilata a caso. Ha portato l’esempio dell’”ispettore” dell’antiterrorismo Geldis, che ha creato una storia su una supposizione, per giustificare gli arresti, in nome di un imminente attacco nel punto “scoperto” da Geldis. Ci sono state molte supposizioni, ma la ELAS (polizia greca) non ha potuto fare solide considerazioni, perché solo l’organizzazione sa quali azioni realizzerà. Ci sono stati casi di politici. Perché non hanno dedotto che l’organizzazione potrebbe attaccarli? N. Maziotis si è riferito a quanto pianificato da Papathanasakis nella prima testimonianza, per poi passare a Geldis e Katharios. Il diagramma di Panormou street, ha precisato, non prova nulla, se non prendiamo per vere le deduzioni di Papathanasakis. Andando alla testimonianza di Katharios, lui ha detto che la corte considererà il fatto che nessuno ha dato il DNA come prova di colpevolezza, ecco perché non ci sono misure per la comparazione, né ci sono stati risultati riguardo alla partecipazione di chi in quale azioni dell’organizzazione. Perché non diamo il DNA? Ha continuato N. Maziotis. Perché siamo nemici politici e mai daremo nulla al nemico senza il nostro consenso. La questione è politica. Io personalmente non ho mai dato nulla, impronte o fotografie. Qualsiasi cosa abbiano, l’hanno presa con la violenza. Nonostante tutto ciò, mentre Katharios parla di ignoti individui, voi identificherete il DNA, perché questa è la decisione politica.

Dopo, ha parlato delle bugie di Katharios. Dalla sua testimonianza, ha detto, si dimostra che la procedura di raccolta del DNA è completamente inaffidabile. Ha fatto riferimento alle pistole sparpagliate sul pavimento o sul materasso. Katharios ha detto che le prime persone addette ad entrare sono addestrate a prendere precauzioni. E ciò è stato dimostrato nella casa in Eginis street, dove hanno trovato solo 12 campioni di dna di cui 7 erano dei poliziotti stessi. Sono stati corrotti durante la raccolta o il trasporto. Un 70% è stato corrotto e Katharios ha mentito all’inizio, sul fatto che non ci sia possibilità di danneggiamento. Maziotis inoltre ha ricordato alcune delle incredibili contraddizioni di Katharios, dicendo una cosa in una sessione e altro in quella dopo. Nel nostro caso, ha concluso, questa inaffidabile procedura non può essere applicata, perché non abbiamo dato il DNA. Ma lo userete. La vostra decisione sarà chiaramente politica.

Katharios è arrivato a spergiurare, ha commentato D. Viagianou, cercando di nascondere i fatti o di presentare quelli falsi come veri. Ha fatto riferimento analiticamente alle sue imprecisioni e contraddizioni. Il metodo del DNA, ha sottolineato, porta grandi pericoli e provoca delle trappole da incubo. Ha parlato della possibilità di trasportare DNA, ma anche di produrlo, il pericolo del danneggiamento, di un secondo trasporto, il mischiarlo, per concludere che questi pericoli dovrebbero far abbandonare il DNA come prova. M. Beraha, ha concluso l’avvocato, è stata accusata solo con il DNA ed è stato provato che lei è accusata senza neanche essere stato comparato il suo campione con uno di riferimento. Lei è accusata, quindi, con teorie e scenari. K. Gournas è stato arrestato e torturato. Dopo, è stato approcciato con l’intenzione di collaborare e dare prove. Tutto ciò è stato dichiarato in un articolo alla stampa titolato: “Ecco come sono stato interrogato”.

Ciò che ci ha detto Katharios, ha commentato M. Daliani: “Ho fatto tutto correttamente, quindi l’esame del DNA è attendibile”. Ma, tramite questa testimonianza si dimostra che nulla è stato fatto correttamente, al contrario ci sono stati danneggiamenti, dubbie condizioni di trasporto, d’esame e conservazione ecc. Tali esami non andrebbero fatti nei laboratori di polizia, ha detto A. Paparousou, perché questo laboratorio supporta le accuse. Non è composto da scienziati indipendenti, ma da tecnici reclutati. Per “documentare” ciò che ha detto, l’avvocato ha presentato una registrazione, di quelle che Katharios e gli altri poliziotti non presentano in aula. E’ una di quelle dove pervade il soggettivismo. Essi arrivano solo alle proprie conclusioni ed è ciò che dimostra il soggettivismo. Questi tecnici reclutati trattano solo un paio di pezzi di informazioni e hanno l’ordine di farlo. Invece di gettar luce sulla realtà, scavano nel buio. Non vi daranno nemmeno i fatti di questo metodo che stanno cercando di presentare come affidabile.

Abbiamo snocciolato la questione del DNA, ha commentato P. Roupa. Ciò che mi impressiona è che Papathanasakis, Geldis e Katharios non hanno avuto l’abilità fondamentale di ritirare il peso che hanno dato. Ha parlato della testimonianza grafica di Geldis, e poi del presunto scienziato Katharios, che ha fatto confusione. Ciò che diffondono come super arma, il DNA, è completamente svanita ed è basata su una scienza che sta in aria. Un cerchio di testimonianze di poliziotti si è chiuso, ha concluso P. Roupa, e ora inizia il processo principale che riguarda le azioni dell’organizzazione, alle quali daremo peso speciale, rivelando il loro carattere politico. I testimoni sono stati scelti per dare sostanza alle questioni e alle azioni, ciò che secondo i nostri accusatori contribuisce a sostenere che ci sia un’organizzazione criminale. Da ora ci collocheremo nelle scelte politiche di lotta e cercheremo di rivelare i motivi e gli obiettivi politici che ha avuto l’organizzazione. La prossima testimonianza riguarda l’attacco al ministero della cultura, avvenuto dopo l’omicidio di Grigoropoulos e l’esplosione sociale che ne è seguita. L’omicidio fu il motivo; la causa fu una vita decadente vissuta da molte persone. Il giudice ha cercato di impedire a P. Roupa di far riferimento al contesto storico nel quale è avvenuta l’azione, ma lei ha resistito intensamente e ha respinto il giudice in modo da completare quanto stava dicendo riguardo al contesto storico nel quale è avvenuta l’azione di L.R., il ruolo criminale della polizia, gli assassini dei cittadini, il ruolo del meccanismo criminale del MAT (unità antisommossa greca) ecc.

Ch. Kortesis ha dichiarato che il suo rifiuto di fornire DNA deriva dalla sua identità politica di anarchico e dai suoi valori politici che sono in completa opposizione ad ogni collaborazione con i meccanismi accusatori. Non legalizzerò o permetterò alcun tentativo di creare un database biologico, come l’archiviazione biologica. Qualunque costo penale abbia la mia scelta, io preserverò la mia dignità politica e personale.

S. Nikitopoulos ha detto che in questo caso il rifiuto del DNA è un atto chiaramente politico e non dovrebbe essere considerato prova di colpevolezza. Questo atto politico, in condizione di ostaggio, acquista un carattere di azione di resistenza. Esso deriva dalla nostra opposizione politica all’autorità e all’oppressione statale, al controllo delle nostre vite e ad ogni tipo di archiviazione. E’ un segreto comune che la polizia dal 1996 ha iniziato a raccogliere campioni di DNA dagli oppositori dell’autorità. Ci sono dichiarazioni di persone che dicono che la polizia controlla le loro casa e fruga nella spazzatura. Non permetterò questa assurdità che vogliono imporre alle nostre vite. Ha parlato di negozi dai quali la polizia preleva i bicchieri, fatto confermato da Ch. Kortesis, riferendosi ad un evento accadutogli. La discussione è stata chiusa da N. Maziotis, ricordando cosa ha detto Papathanasakis su Katsenos: Se è innocente, perché non ha dato il DNA? Questa non è solo la percezione della polizia, è anche la vostra, ha commentato. Ricordate quando il pubblico ministero ha chiesto all’avvocato di Katsenos se lui avrebbe dato adesso il DNA? Ciò mostra che avete trasformato il nostro rifiuto di dare il DNA in una prova di colpa.

Poi è stato il turno di due agenti dell’antisommossa, che sono stati bersaglio di spari fuori il ministero della cultura, Ad. Matzounis e A. Margelos (il primo è stato ferito da due proiettili, ora sta bene, ma si è ritirato). Non hanno detto nulla, eccetto per due persone, senza essere capaci di riconoscere qualcuno. Non hanno potuto dare neanche una descrizione generale. Il giudico e il pubblico ministero hanno fatto qualche domanda formale, senza cercare di dar “colore” a nulla. L’attacco al ministero della cultura, come il precedente a Goudi, ha dichiarato N. Maziotis, era una risposta legittima all’omicidio di Grigoropoulos da parte dei poliziotti assassini Korkoneas e Saraliotis. Ha parlato analiticamente del ruolo della polizia, ricordando la frase di Polydoras “pretori”. Le forze di polizia sono al servizio dei ricchi, dello stato e del capitale. Sono al servizio e alla salvaguardia dei capitalisti, scagnozzi dell’autorità, e cani dell’autorità. L.R ha avvertito circa un anno e mezzo fa, quando colpì la stazione di polizia di Nea Ionias con i proiettili, rispondendo alla frase di Polydoras, che i poliziotti che sono attaccati hanno un sensibile sistema nervoso. L.R aveva avvertito che avrebbe risposto se ci fossero stati morti. L’omicidio di Grigoropoulos ha confermato questo avvenimento e la risposta è stata obbligata. Violenza alla violenza.

N. Maziotis si è riferito anche alla politica barbara economica e sociale, con le misure neoliberali contro i lavoratori, che richiede l’oppressione statale. Nella guerra sociale, ha detto, ci saranno morti, feriti e prigionieri. Matzounis ha pagato il prezzo della scelta di diventare poliziotto, come noi, quando ci condannerete, pagheremo il prezzo di essere membri di un’organizzazione rivoluzionaria armata. E Lambros Foundas ha pagato lo stesso prezzo con la sua vita. Chiunque paga il prezzo del campo scelto. La nostra differenza è che noi siamo volontari nella lotta per la libertà, mentre voi siete mercenari del sistema capitalista. Ha letto inoltre un estratto dal comunicato col quale L.R rivendicò l’attacco contro i poliziotti dell’antisommossa (ha sviluppato le valutazioni dell’organizzazione riguardo al carattere del periodo e delle possibilità rivoluzionarie, analizzando le tattiche di L.R come descritto nel suo comunicato), ha parlato della propaganda armata e del lascito che, secondo lui, l’azione ha prodotto. Che consiste nel fatto che dei rivoluzionari decisi possono scontrarsi con i meccanismi armati dello stato in un diretto conflitto e sconfiggerli a livello operativo, un fatto che è stato importante per la rivolta popolare.

Infine, ha parlato dell’orgia assassina della polizia, per la quale nessuno viene accusato. Chi siete, voi che ci parlate di vita umana? Siete ipocriti. Avete due pesi e due misure. Avete cura solo dei vostri simili, gli altri sono di categoria b o c. Anche i poliziotti, i vostri servi, li avete a disposizione. Quando la polizia uccide, non c’è questione, queste esecuzioni sono giuste. Quando L.R spara a Matzounis questo è illegale.

L’intervento di Maziotis ha infastidito il pubblico ministero, che lo ha interrotto dicendo che Matzounis è un ragazzo e non è il sistema e che Maziotis dovrebbe vergognarsi di cosa dice. Questo non è parlare da uomini, ha detto con rabbia, provocando la reazione furente di Maziotis e Roupa, che hanno parlato di nuovo dei crimini della polizia e della copertura che l’autorità giuridica offre storicamente a questi crimini. Maziotis ha elencato un’intera lista di crimini. P. Roupa ha anche risposto al pubblico ministero, riguardo all’essere uomini, e ha parlato della barbarie del sistema attuale, che conduce alla distruzione e al suicidio. Se le banche mettono il cappio al collo della gente, i giudici sono quelli che calciano lo sgabello, ha detto. Questo è da uomini? Poi ha fatto riferimento al significato di crimine, parlando della criminalità difusa del capitalismo, cosi come si sviluppa nel mondo.

L’udienza continuerà lunedi 30 Gennaio alle 9.

 

 

UDIENZA DEL 30/1/2012

Il testimone Vasiliki Leukimiati ha rivelato, senza volerlo o capirlo, la ridicolaggine dell’antiterrorismo (dell’infame Papathanasakis e dei suoi agenti), che cerca testimoni per creare un ambiente a svantaggio degli arrestati, e non esita neanche ad usare signore fantasiose, che spingono a far “riconoscimenti” delle foto. Questa signora ha testimoniato che la polizia le ha fatto visita a casa, chiedendole se riconosceva qualcuno dei sospettati, visto che era avvenuto un “attacco terrorista” nella vicina stazione di polizia di Kesariani. Lei quindi ha pensato di dovergli dire di aver visto una Hyundai metallizzata ferma a centro di strada, con le luci accese, e il conducente, giovane, che usava il cellulare e non aveva cura delle auto che suonavano il clacson visto che bloccava la strada. E sebbene fosse ovvio che questo incidente non era sospettoso (non c’è bisogno di dire perché), l’hanno trascinato negli uffici dell’antiterrorismo e le hanno mostrato le foto, fino a quando ha “riconosciuto” che Kortesis “poteva essere, al 50% (!), il conducente della Hyundai metallizzata.

E l’hanno fatta testimoniare, per dire, ora che poteva vederlo da vicina, che non era sicura si trattasse di Kortesis. Prima di dire ciò, il giudice si era accertato delle domande e delle domande veloci per congedare completamente la presenza della donna come testimone, dicendo che l’incidente da lei descritto non avesse nulla a che fare con l’attacco alla stazione di polizia. Ad un certo punto ha chiesto a Kortesis, per le formalità del caso, se era il conducente della Hyundai che aveva bloccato la strada, causando una risata generale.

Il testimone Anastasios Makrogiannis, figlio del proprietario della casa dove vivevano N. Maziotis e P. Roupa, ha detto che la casa a Kalivia era affittata da P. Roupa a nome Vasiliki Paraskeuopoulou e che lui aveva una relazione normale con gli affittuari, ricevendo l’affitto tramite la banca e un paio di volte di persona in contanti. Sarcasticamente S. Fitrakis ha voluto ovviamente ridicolizzare la scelta dei testimoni d’accusa, chiedendo al testimone se aveva visto bazooka o carri armati nel cortile o se aveva sentito colpi di cannone durante le prove fatte da Maziotis, ricevendo risposta negativa. Poi, gli ha chiesto se aveva avuto lamentele dagli inquilini o se aveva trovato danni nella casa e ha ricevuto risposta negativa, e ha commentato: “il resto sono divergenze con lo stato e non la riguardano”. 

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