CCF – Il sole sorge ancora

* thisisourjob

# cenere

Il 30 maggio è stato pubblicato Il sole sorge ancora, un opuscolo che contiene la cronologia completa degli attacchi della Cospirazione delle Cellule di Fuoco e il seguente nuovo testo del gruppo:

Il sole sorge ancora

La conoscenza sceglie il suo progetto,

ogni progetto è nuovo e sceglie i suoi momenti,

ogni momento i nuovo, ma simultaneamente emerge

dalla memoria di tutti i momenti esistiti in precedenza

The Interior of the Absolute (L’interno dell’Assoluto)

 

1. L’inizio

L’organizzazione rivoluzionaria Cospirazione delle Cellule di Fuoco non ha iniziato la sua attività dal nulla. Non è stato come se una linea retta avesse squarciato il tempo e lo spazio. E’ stato un futuro che urlava dal passato. La Cospirazione si è composta di una sintesi collettiva, unendo i trascorsi e i punti di vista di tutti quelli che hanno partecipato in essa e tracciando preziose valutazioni dalle passate esperienze di progetti sovversivi e attacchi ai quali abbiamo preso parte.

Essa ha rappresentato il nostro desiderio di spingerci un passo oltre, non per salire alcune scale di una gerarchia informale che feticizza la violenza e i suoi metodi, ma semplicemente per avanzare, spingendoci avanti, ed esplorare nuove prospettive, trasformando un “gruppo di amici” in una organizzazione, dallo sporadico al consistente, dallo spontaneo allo strategico.

Lungo la strada, abbiamo assunto una posizione critica riguardo al passato, ma mai abbiamo abbandonato il nostro modo di essere ostili. Noi siamo gli emarginati dell’anarchia, nati dai suoi momenti potenti e voragini spalancate. In più, l’obiettivo della critica e dell’autocritica non è di terminare qualcosa, ma giusto l’opposto : è un’aspirazione ad evolvere in qualcosa. Il fatto che non volere elaborare adesso un corrispondente esame critico non significa che ci spaventiamo di riconoscere i nostri errori. Inoltre, è perché quel tipo di esame si fa meglio con distacco e nervi freddi piuttosto che con l’impulsività.

Durante la prima fase della nostra breve e intensa storia abbiamo perso la nostra memoria collettiva del contesto anarchico dal quale veniamo. Abbiamo inoltre sentito di scoprire qualcosa in comune con i compagni che hanno iniziato la lotta prima di noi, impegnati nelle loro battaglie, arrestati e imprigionati, ma che mai hanno chinato le loro teste. Abbiamo scoperto l’impenitente passione per la rivoluzione che connette storie e realtà di lotta di decenni diversi in un contesto condiviso di liberazione individuale e collettiva.

In quel contesto, abbiamo forgiato il nostro stesso alfabeto. Parlando il linguaggio dell’azione diretta, abbiamo apertamente sollevato la questione della creazione di un’infrastruttura organizzata. Come anarchici, spesso ci distanziamo dal concetto di organizzazione perché lo equipariamo a gerarchia, ruoli, specializzazione, “tu devi”, e obblighi. Comunque, le parole acquistano i significati dati dalle persone che le usano. Come Cospirazione delle Cellule di Fuoco, abbiamo fatto irruzione nella battaglia riguardo al significato di un’organizzazione rivoluzionaria anarchica.

 

2. Il cammino dalle Scintille alle Fiamme

Da subito abbiamo rifiutato l’idea di un modello centralistico e abbiamo scelto di partire dalle basi delle iniziative individuali che si volevano collettivizzare. Quelle che sono emerse durante gli incontri organizzativi sono state le questioni della coerenza, della compattezza, della responsabilità individuale e collettiva, e dell’azione diretta come un mezzo di trasformazione delle nostre parole in fatti. Agli incontri di gruppo, ogni compagno ha avuto la possibilità di proporre un piano d’attacco, aprendo così una discussione sulla pianificazione, le tempistiche, le analisi politiche, e i problemi operativi dati dalla locazione dell’obiettivo. Durante queste discussioni, non c’era la garanzia che avremmo raggiunto un accordo. Contrapponendo argomenti qualche volta sviluppati in una forte dialettica, specialmente riguardo alla strategia e alla priorità delle tempistiche, e abbastanza spesso c’era più di una proposta, così avevamo la possibilità di scegliere quali avremmo selezionato e quali altre avremmo lasciato in “magazzino” per riprenderle in futuro. Era un processo che ci permetteva di aprire le nostre menti; allargare i nostri orizzonti; imparare l’uno dall’altro diverse esperienze; difendere con vigore le nostre opinioni; capire come riconoscere i nostri errori; comprendere il concetto di creare qualcosa insieme; diventare consapevoli della necessità della strategia; e – più importante di tutte – creare delle relazioni non in nome di alcuni “professionali” obiettivi rivoluzionari, ma basate sull’amicizia, la vera vicinanza tra compagni e la reale solidarietà.

Amiamo ciò che abbiamo fatto perché contiene le nostre intere essenze. Dunque, la “Cospirazione” non è solo l’insieme di noi tutti, è anche ciascuno di noi a parte. Anche nei casi dove non c’era un accordo collettivo circa una particolare azione, non si ricorreva all’”elemosina” della prevalente maggioranza democratica. Piuttosto, la minoranza dei compagni che insisteva nel realizzare un attacco prendeva l’iniziativa autonoma di andare avanti con le loro scelte. Questo accadeva in parallelo con il resto del collettivo, che li supportava in momenti specifici se necessario, avendo naturalmente una parte nell’insieme della nostra organizzazione.

Ecco perché un numero di comunicati sono stati firmati da gruppi (Nihilist Faction, Breath of Terror Commando, Terrorist Guerrilla Unit) nati dall’esigenza di ogni iniziativa separata. Durante la seconda fase, dopo il raggiungimento dell’accordo, che esso fosse dell’intero collettivo o di una parte, pianificavamo l’attacco. Ognuno di noi contribuiva alla nostra conoscenza; l’informazione veniva tratta dai giornali, riviste, e internet; l’area dove doveva avvenire l’azione veniva fatta oggetto di ricognizione e mappatura; veniva stabilito l’avvicinamento e la ritirata dall’obiettivo (evitando telecamere e posti di blocco), includendo strade alternative nel caso qualcosa di inaspettato si verificasse, e tenendo ovviamente in conto l’eventualità di uno scontro con i maiali. C’erano inoltre gruppi di supporto, “covi”, modi per chiedere aiuto, ecc ( In un futuro manuale analizzeremo e tratteremo le nostre esperienze, che sono connesse a come consideriamo cosa è in ballo mentre un attacco viene realizzato )

Durante la terza fase (che non era mai separata dalla proposta iniziale riguardo alla selezione dell’obiettivo), lavoravamo sul testo del comunicato. Quando veniva suggerito un argomento (per esempio, l’attaccare la polizia), il compagno che aveva fatto la proposta ne sosteneva il contenuto. Dopo iniziava la discussione, durante la quale ogni persona sviscerava il concetto, esprimeva disaccordi, sottolineava problemi, e offriva altri modi per relazionarsi all’argomento. Appena la discussione finiva, non importa quanti incontri fossero necessari per finirla, il collettivo riuniva tutti i temi centrali di tutti gli incontri e formava i punti cardine intorno ai quali il comunicato sarebbe stato scritto. La stesura di un comunicato su un argomento specifico era di solito condivisa tra quelli che ne rivendicavano la responsabilità, e dopo che esso veniva scritto, lo leggevamo insieme e facevamo le correzioni, aggiunte, e ritocchi finali. Se il comunicato era connesso ad una iniziativa separata, i compagni coinvolti in quell’iniziativa separata erano responsabili di scriverlo.

Lo stesso processo avveniva per i nostri compagno di Salonicco, e quando collaboravamo come Cospirazione delle Cellule di Fuoco Atene-Salonicco, i compagni di entrambe le città coordinavano le azioni basandosi sui principi di mutuo supporto e fratellanza.

 

3. “Ognuno fa ogni cosa”

Ovviamente, siamo ben consapevoli dei pericoli in agguato per ogni progetto collettivo che aspira a definirsi antiautoritario – l’apparenza dell’egemonia informale e la riproduzione di comportamenti corrotti, dei quali siamo nemici. Sentiamo che il proposito del potere è quello di dividere. Per eliminare la possibilità che emerga una gerarchia informale all’interno del nostro gruppo, abbiamo colpito dritto al cuore della specializzazione e dei ruoli appena essi sono emersi. Abbiamo detto: “Ognuno fa ogni cosa.” Ognuno può imparare ed escogitare modi per rubare macchine e moto, fabbricare targhe, documenti ufficiali e di identità, espropriare beni e denaro, sparare al bersaglio, e usare armi da fuoco ed esplosivi.

Quindi, è stato e continua ad essere importante per noi che i mezzi e i metodi che usiamo per le nostre azioni siano diretti e relativamente semplici da ottenere e preparare, avendo la possibilità di diffonderli e di farli usare da chiunque decida di muoversi nella nuova guerriglia urbana. Questi includono la benzina, taniche, bombolette di gas da campeggio, e candele facilmente recuperabili in un supermercato, ma anche improvvisati timer che – dopo un’appropriata “ricerca” in manuali tecnici e guide disponibili in internet, con l’aggiunta di un po’ di immaginazione – chiunque può diventare capace di fabbricare.

Di certo non ci dimentichiamo che, sebbene “ognuno faccia ogni cosa”, ogni persona ha le proprie abilità e inclinazioni personali, e sarebbe un errore tralasciare queste differenze. Con il desiderio e la reciproca comprensione come nostre guide, ognuno di noi ha scelto di fare ciò di cui si sentiva più capace. Per esempio, se qualcuno era un buon guidatore o un abile ladro, o magari era portato per la scrittura, ciò non significava che le loro abilità creative dovevano essere soppresse nel nome di qualche falsa omogeneità collettiva. Stava ad ogni compagno offrire le sue abilità e metodologie agli altri senza “sacrificare” la loro partecipazione, e ciò era anche meglio se accadeva nel modo più ampio possibile, sorpassando il ristretto contesto del collettivo e facilitando l’accesso all’intera corrente antiautoritaria – per esempio, tramite la pubblicazione di guide pratiche come quelle diffuse da alcuni compagni tedeschi, le quali contengono un numero di modi per realizzare dispositivi esplosivi.

In più, le nostre azioni non hanno mai previsto ruoli fissi e immutabili. Senza ricorrere alla ciclica rotazione dei compiti, che richiede ore di lavoro forzato, tutti i compagni avevano il vantaggio di avere fondamenta comuni che gli permettevano di essere capaci di svolgere ogni compito in ogni momento durante un attacco. Il processo di miglioramento nell’uso di materiali e tecniche è naturalmente una continuazione del processo di autoformazione. Lungo queste linee, vogliamo sottolineare come sia cruciale lo sviluppo simultaneo della capacità operativa di un gruppo così come dei suoi punti di vista rivoluzionari. In nessun modo si dovrebbe intensificare il livello di una sterile capacità operativa senza la corrispondente intensificazione del pensiero e del discorso, e lo stesso vale ovviamente per il contrario. Non abbiamo avuto un comitato centrale che designa i ruoli. C’erano solo compiti particolari all’interno di un piano specifico – posizioni che cambiavano in accordo con i desideri dei compagni che partecipavano.

 

4. Guerriglieri a Vita

Abbiamo sempre pensato che un’organizzazione non deve necessariamente essere esclusiva dei compagni che la compongono. Le nostre azioni né cominciano né finiscono dentro il contesto del gruppo. Il gruppo è un mezzo per la rivoluzione, non un fine in sé. Perché quando i mezzi diventano le loro stesse ragioni d’esistere, iniziano ad apparire i “problemi”, come l’avanguardismo, il partito armato, e l’esclusiva verità ortodossa.

Attraverso la Cospirazione delle Cellule di Fuoco, diciamo ciò in cui crediamo, chi siamo, e quale tendenza rappresentiamo, ma in nessun modo diciamo che qualcuno deve precisamente seguire alcune cosiddette linee esatte o partecipare al nostro gruppo al fine di essere riconosciuto come compagno.

Quindi, noi stessi abbiamo anche preso parte ad iniziative separate dalla Cospirazione, come la partecipazione a reti coordinate di azione, partecipando ad assemblee, cortei e presidi, supportando attacchi e azioni di sabotaggio, attacchinando manifesti e scrivendo slogan. Ma non abbiamo mai pensato che una cosa fosse superiore all’altra. Ecco perché il polimorfismo della guerra rivoluzionaria consiste in un impegno aperto e permanente che non ha nulla a che fare con lo spettacolo feticistico (abbracciando la lotta armata come l’unica cosa che conti) o fissazioni accusatorie (insistendo sulla caratteristica quantitativa della “compattezza” come criterio per l’autenticità rivoluzionaria). Al contrario, si consideriamo come nemici diretti del “polimorfismo” del gossip da bar, dei discorsi nelle aule universitarie, delle leadership, dei seguaci, e di tutti quei fossili conservatori del dogmatismo e dei comportamenti parassiti all’interno del movimento anarchico, volendo questi esclusivamente controllare i giovani compagni, sabotarli, e impedirgli di creare i loro cammini autonomi attraverso il processo rivoluzionario.

Crediamo che il concetto di guerriglia urbana anarchica non sia un’identità separata che si assume solo mentre si partecipa alla lotta armata. Piuttosto, crediamo essa sia una questione di fusione tra vita privata e pubblica di ognuno nel contesto della liberazione totale. Non siamo anarchici solo quando tiriamo una molotov contro un mezzo dell’antisommossa, realizziamo espropri o posizioniamo dispositivi esplosivi. Siamo anarchici anche quando parliamo ai nostri amici, abbiamo cura dei nostri compagni, ci divertiamo e ci innamoriamo.

Non siamo soldati arruolati il cui dovere è la rivoluzione. Siamo guerriglieri della soddisfazione che vede la connessione tra la ribellione e la vita come un prerequisito per agire. Non crediamo ad alcuna “linea esatta” da seguire. Durante gli ultimi due anni, per esempio, nuovi gruppi di guerriglia urbana hanno frequentemente considerato le rapine e gli espropri a danno del sistema bancario come un altro attacco al sistema. I loro comunicati e le rivendicazioni sono una potente propaganda per il rifiuto del lavoro tramite rapine e furti diretti al cuore della bestia capitalista – le banche – con l’obiettivo da un lato della liberazione individuale dal ricatto di otto ore per un schiavitù salariale e dall’altro l’appropriazione collettiva e il diretto accesso al denaro per i bisogni delle infrastrutture e dei progetti rivoluzionari.

Stiamo lasciando la scena delle passate fissazioni etiche della guerriglia urbana, che raramente ha preso una posizione pubblica sulla questione delle rivoluzionarie rapine in banca. Crediamo che ora ci sia abbondanza di discorsi e pratiche della nuova guerriglia urbana che si oppongono – in un chiaro modo d’attaccare – all’etica del lavoro dei padroni così come alla macchina bancaria saccheggiatrice, proponendo espropri armati come azioni liberatorie, e ovviamente non come un modo per arricchirsi.

Tuttavia, non consideriamo l’esproprio delle banche come un prerequisito per la partecipazione di qualcuno nella nuova guerriglia. C’è una rivoluzione, ma ci sono migliaia di modi nei quali chiunque può realizzare azioni rivoluzionarie. Gli altri compagni potrebbero scegliere di realizzare espropri collettivi dai templi del consumismo (supermercati, centri commerciali) al fine di recuperare ciò che è stato “rubato” e usare quelle cose per i bisogni materiali, magari evitando di dover dire “buongiorno” al capo o di dover prendere ordini da qualche superiore. Altri ancora potrebbero partecipare a sindacati di base, mantenendo affilate le proprie coscienze – come un coltello affilato – per la guerra che finalmente abolirà ogni forma di lavoro che arricchisce i padroni mentre impoverisce la nostra dignità.

La pensiamo allo stesso modo circa al “latitare” volontariamente. La feticizzazione dell’illegalismo non ci ispira. Vogliamo che ognuno agisca in accordo con le sue necessità e desideri. Ogni scelta ha ovviamente le sue qualità e virtù così come i suoi svantaggi. E’ vero che quando un gruppo volontariamente sceglie di latitare (“sparendo” dal coinvolgimento con la famiglia, gli amici, documenti falsi, ecc), ciò sicuramente lo protegge dallo sguardo del nemico. Ma allo stesso tempo, le loro relazioni sociali alla parte più ampia del movimento vengono troncate, e ad un certo punto essi perdono il senso dell’interazione. Ovviamente, lo stesso non si applica quando ci sono ragioni obiettive per latitare (mandati d’arresto, taglie), nei quali casi la clandestinità è la risorsa d’attacco di quelli che vengono inseriti nel mirino della legge. Ciò crea una necessità parallela per l’esistenza di infrastrutture di supporto, sia tra gli stessi gruppi guerriglieri che all’interno del movimento antiautoritario, che “copriranno” le tracce dei compagni ricercati. Prerequisiti dovrebbero essere una certa discrezione e complicità, concetti che frequentemente vengono visti come “datati” ma secondo noi dovrebbero ancora una volta essere usati acutamente nella battaglia. Se i compagni di un gruppo guerrigliero partecipano ad una regolare interazione – partecipando agli incontri di movimento, prendendo parte ai dibattiti, creando progetti con altri che affrontano temi condivisi – allora l’ermetica natura del gruppo guerrigliero dovrebbe chiaramente essere protetta da orecchie aperte e bocche larghe. Quindi, essere discreti è anche un’attitudine generale al fine di evitare assordanti esagerazioni che possono diventare “calamite” per i bastardi dell’antiterrorismo e della polizia. Riguardo alla nostra autocritica, dobbiamo menzionare il fatto che molti di noi si sono comportati in maniera opposta a quanto detto sopra, cosa che – insieme all’infamità di alcune condotte originatesi all’interno del movimento anarchico – ha “guidato” un numero di operazioni di polizia dritto fino a noi. In ogni caso, l’autocritica stabilisce un terreno solido dal quale partire per svilupparsi e offrire spiegazioni, ma il testo attuale non è appropriato per ciò. Ci ritorneremo in futuro.

 

5. La Prima Fase della Cospirazione e la Proposta per la “Nuova Cospirazione”

La guerriglia è finalmente fuggita dalle pagine dei libri che si riferivano ai decenni passati e si è riversata nelle strade con ferocia. Perché la guerriglia urbana non offre una libertà utopica. Essa permette l’accesso alla libertà immediata. Perciò, ogni persona inizia a definirla e a liberarla dalla passività della società.

Adesso c’è rumore dappertutto – il meraviglioso suono della distruzione diffusa – così come i discorsi rivoluzionari necessari a seguire degli attacchi esplosivi contro gli obiettivi asserviti al dominio. Una determinata armata di gruppi anarchici sta bruciando la tranquillità nel mezzo della notte, gruppi con dei nomi che riflettono il “menu” che offrono al sistema (ad Atene : Deviant Behavior for the Spread of Revolutionary Terrorism, Warriors from the AByss/Terrorist Complicità, Revolutionary Conscience Combatants, Lambros Fountas Guerrilla Formation; a Salonicco : Chaos Warriors, Attacking Solidarity Cell, Arson Attack Cell, Schmers for Nightime Disorder, Fire to the Borders Cell, Combative Conscience Cell, Revolutionary Solidarity Cell, ecc). Molti di questi gruppi stanno inoltre sperimentando un nuovo progetto di liberazione internazionale come partecipanti all’alleanza nota come Fronte Rivoluzionario Internazionale/Federazione Anarchica Informale.

Quelli che di noi hanno rivendicato la partecipazione come membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco non sono spaventati dalle dozzine di anni in prigione che la corte ha in deposito per noi. Per cominciare, stiamo creando un attivo collettivo dentro la prigione.

Sappiamo che, per noi, l’apertura della fase della lotta è stata completata. Tuttavia, sappiamo che nulla è finito. La Cospirazione non resterà disarmata. Continuerà ad essere un valido impegno in prigione, così come una proposta aperta al settore antagonista delle metropoli.

La Cospirazione delle Cellule di Fuoco si è dimostrata una rete di cellule, così come suggerisce il nome. Per ora, non stiamo cercando di superare il suo record operativo. Semplicemente vogliamo chiarire le sue prospettive politiche.

Crediamo che l’impegnarsi in una nuova Cospirazione si avvicini quanto più possibile all’essenza della parola, quindi stiamo aprendo la possibilità di fare una proposta per una nuova Cospirazione che comprenda una diffusa rete invisibile di cellule che non hanno motivo di incontrarsi di persona, già tramite le loro azioni e discorsi si riconoscono come compagni all’interno dello stesso crimine politico: la sovversione della Legge e dell’Ordine. Questa Cospirazione dovrebbe consistere di individui e cellule che agiscono, sia in maniera autonoma o coordinata (tramite appelli e comunicati), senza bisogno di concordare su ogni singola posizione e specifico punto di riferimento (ad esempio nichilismo, individualismo). Piuttosto, essi dovrebbero unirsi sulle basi dell’aiuto reciproco focalizzato su tre punti chiave.

Il primo punto che stiamo proponendo in questo dibattito informale è l’accordo sulla scelta dell’azione diretta mediante l’uso di ogni mezzo necessario per danneggiare l’infrastruttura nemica. Senza alcuna gerarchia di metodi violenti, i compagni possono scegliere dalle pietre ai kalashnikov. Comunque, l’azione diretta da sola è solo un’altra voce sull’elenco della polizia, quindi essa dovrebbe essere accompagnata dal corrispondente comunicato da parte della cellula o dell’individuo che rivendica la responsabilità e spiega i motivi dietro l’attacco, diffondendo così il discorso rivoluzionario. La penna e la pistola sono fatte dello stesso metallo. Qui, si noti che la Cospirazione del periodo che è ora finito non ha mai escluso alcun metodo incendiario nel suo arsenale. Saremmo in malafede se alcuni giovani compagni pensassero che usando il nome di una nuova “Cospirazione” si devono sentire condizionati dall’uso di supposti metodi superiori (vedi gli esplosivi). La nuova guerriglia urbana dipende molto meno dai metodi operativi di quanto non faccia la nostra decisione di attaccare il potere.

Il secondo punto chiave d’accordo è di condurre una guerra contro lo stato mentre simultaneamente si partecipa ad una precisa critica della società. Visto che siamo anarchici rivoluzionari, non parliamo solo della miseria causata dal potere e dall’oligarchia dominante. Esprimiamo anche una critica più comprensiva del modo in cui gli oppressi accettano e diffondono le promesse di felicità e consumismo offerte dai loro padroni.

Il fatto che partecipiamo ad una lotta contro lo stato non significa che siamo ciechi dinnanzi al diffuso complesso del potere che amministra le attuali relazioni interpersonali. Il discorso antiautoritario frequentemente altera e generalizza un concetto come lo stato, alleviando il resto della gente che costituisce la società della loro responsabilità. Nel farlo, esso crea un punto di vista sterile che minaccia tutti i settori sociali come soggetti rivoluzionari, che siano chiamati proletari o oppressi, senza rivelare le responsabilità individuali che ognuno di noi assume nell’asservimento delle nostre vite.

Lo stato non è una fortezza. Non troverai alcuna porta che ti conduce a qualche tipo di macchina o motore che può essere spento tramite un interruttore. Lo stato non è un mostro che puoi uccidere senza un paletto nel cuore. E’ qualcosa di abbastanza diverso. Potremmo compararlo ad una sistema: una rete che comprende migliaia di macchine e interruttori. Questa rete non si impone sulla società dall’alto. Essa si diffonde completamente nella società dall’interno. Essa si estende anche alla sfera della vita privata, raggiungendola e toccando le nostre emozioni ad un livello cellulare. Essa forma la coscienza e da questa viene modellata. Essa connette ed unisce la società, la quale a sua volta la alimenta e la santifica in un continuo scambio di valori e norme. In questo gioco, non ci sono spettatori. Ognuno di noi gioca un ruolo attivo.

Costas Pappas, No Going Back

 

Il nemico può essere trovato in ogni bocca che parla la lingua del dominio. Essa non è esclusiva di una o di un’altra razza o classe sociale. Né riguarda solamente i dominatori e l’intera dittatura panciuta e incravattata. Il nemico è anche il proletario che aspira a diventare padrone, l’oppresso che sputa veleno nazionalista, l’immigrato che glorifica la vita nell’occidente civilizzato ma che si comporta come piccolo dittatore tra la sua stessa gente, il prigioniero che fa la spia alle altre guardie, ogni mentalità che accoglie il potere ed ogni coscienza che lo tollera.

Non crediamo in alcuna ideologia del vittimismo nella quale lo stato ha tutte le colpe. I grandi imperi non sono stati costruiti solo sull’oppressione. Sono stati costruiti anche sul consenso della massa che applaude nelle arene romane senza tempo di ogni dittatore. Per noi, il soggetto rivoluzionario è quello che si libera dagli obblighi del presente, mette in discussione lo stato di cose, e prende parte alla ricerca criminale della libertà.

Come prima fase della Cospirazione, non abbiamo interesse nel rappresentare qualcuno, e non agiamo in nome di alcuna classe o come difensore della “società oppressa”. Il soggetto siamo noi, perché ogni ribelle è un soggetto rivoluzionario in una rivoluzione che sempre parla in prima persona al fine di costruire un genuino e collettivo “noi”.

Il terzo punto chiave dell’accordo nella nostra proposta riguardo alla formazione di una nuova Cospirazione è la solidarietà rivoluzionaria internazionale. In verità, il nostro desiderio di applicare tutto noi stessi nel creare momenti d’attacco contro l’ordine mondiale potrebbe costare la vita a qualcuno di noi, con molti di noi liquidati in prigione. “Noi” non ci riferiamo alla Cospirazione o ad ogni altra organizzazione. Il riferimento è ad ogni insorto, che sia parte di un gruppo guerrigliero o che agisca individualmente nel cammino per la libertà. Come prima fase della Cospirazione, il nostro desiderio e la nostra proposta ad ogni nuova cella è che la piena forza della solidarietà rivoluzionaria sia espressa – una solidarietà che viene fuori dai nostri testi urlando, azioni armate, attacchi, e sabotaggi per raggiungere le orecchie dei compagni accusati e imprigionati, non importa quanto lontani possano essere.

La solidarietà di cui stiamo parlando non richiede che quelli che si mostrano solidali debbano esprimere assoluta identificazione politica con gli accusati. E’ semplicemente un riconoscimento condiviso che siamo dalla stessa parte della barricata e che ci riconosciamo gli uni con gli altri, come un altro coltello piantato nelle budella del potere. Proponiamo inoltre di supportare la Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale, in modo che possa funzionare – come dimostrato dai compagni italiani della FAI informale – come inizio della propulsione.

Da questo punto in poi, ogni compagno che concorda (ovviamente senza bisogno di identificarsi) con questi tre punti chiave dell’accordo informale che stiamo proponendo può – se vuole – usare il nome Cospirazione delle Cellule di Fuoco in connessione con la cella autonoma di cui fa parte. Proprio come i compagni olandesi che, senza che ci conoscessimo personalmente ma all’interno del contesto di compattezza tra discorso e azione, hanno attaccato l’infrastruttura del dominio (incendio e cyberattacco contro Rabobank) e hanno rivendicato l’azione come Cospirazione delle Cellule di Fuoco (Cellula Olandese).

Crediamo che una rete di queste cellule, priva di struttura centralizzata, sarà capace di superare i limiti dei piani individuali e inoltre di esplorare le reali possibilità della coordinazione rivoluzionaria tra le piccole strutture autonome. Queste strutture – senza conoscersi personalmente – saranno capaci di organizzare attacchi incendiari ed esplosivi in tutta la Grecia, ma anche ad una livello internazionale, comunicando attraverso i loro comunicati di rivendicazione.

Visto che viviamo in tempi sospettosi, vorremmo chiarire qualcosa. Le azioni rivendicate usando il nome Cospirazione delle Cellule di Fuoco che non sono coerenti con nessuno dei punti che abbiamo presentato e che non tengono conto delle necessarie precauzioni per evitare “danni” a ciò che non rientra nell’obiettivo del sabotaggio susciteranno di certo il nostro sospetto, data la probabilità che esse saranno opera dello Stato.

Ritornando alla nostra proposta, l’”anonimato” riguardo ai contatti personali rinforzerà la natura chiusa delle cellule autonome, rendendo più difficile alla polizia di “comprometterle”. Anche l’arresto di un’intera cellula che è parte della nuova Cospirazione non condurrà le autorità alle altre cellule, impedendo il ben conosciuto effetto domino che si realizza nel nostro periodo.

Nel passato, il fatto che noi compagni della prima fase potevamo non essere stati coinvolti in alcuni incidenti non ci ha mai fermato dall’esprimere pubblicamente il nostro supporto o la nostra critica, e lo stesso si applica al presente se dei nuovi compagni scelgono di utilizzare il nome dell’organizzazione. Senza il bisogno di conoscersi l’un l’altro, attraverso i comunicati che accompagnano gli attacchi possiamo iniziare un dibattito aperto su riflessioni e problemi che, anche se visti attraverso lenti diverse, sono certamente focalizzati sulla stessa direzione : la rivoluzione.

Conseguentemente, noi compagni della prima fase ci stiamo ora assumendo la responsabilità per il discorso che abbiamo generato dentro la prigione, firmandolo come Cospirazione delle Cellule di Fuoco e poi i nostri nomi.

La nuova “Cospirazione” manterrà e salvaguarderà la sua abituale autonomia, scrivendo la propria storia di lotta. Questa significativa continuazione unirà di sicuro i punti sulla mappa della ribellione, conducendo verso la destinazione finale della rivoluzione.

 

6. La fine non è stata ancora scritta

Attraverso le nostre azioni, stiamo diffondendo una rivoluzione che ci tocca direttamente, e che inoltre contribuisce alla distruzione di questa società borghese. Il fine non è solo abbattere gli idoli del potere, ma di rovesciare completamente le idee correnti riguardo ai piaceri materiali e alle speranze dietro essi.

Sappiamo che la nostra ricerca ci collega a diverse altre persone nel mondo, e tramite questo opuscolo vogliamo mandare loro i nostri più calorosi saluti: la Cospirazione delle Cellule di Fuoco in Olanda; la FAI in Italia; Pràxedis G. Guerriero Autonomous Cells for Immediate Revolution e ELF/ALF in Messico; ELF – Russia; gli anarchici a Bristol, Argentina e Turchia; Autonome Gruppen in Germania; September 8 Vengeace Commando in Cile; i compagni in Svizzera, Polonia, Spagna e Londra; e quelli che abbiamo tralasciato, dovunque si è sviluppato il rifiuto di questo mondo.

Questo testo non ha una fine, perché la pratica continuerà sempre ad alimentare e trasformare se stessa. Stiamo solo facendo una breve sosta, concludendo con alcune parole che una volta ha detto qualcuno:

E’ un momento stupefacente dove l’attacco all’ordine mondiale è in atto. Anche proprio agli inizi – dove era piuttosto impercettibile – sapevamo già che molto presto, non importa cosa succedesse, nulla sarebbe stato come prima. E’ una carica che comincia lentamente, accelera il suo ritmo, oltrepassa il punto di non ritorno, e irrevocabilmente fa esplodere ciò che una volta sembrava inespugnabile – così solida e protetta, tuttavia già destinata a cadere, demolita dal conflitto e dal disordine … In questo nostro cammino, molti sono stati uccisi o arrestati, e alcuni sono ancora nelle mani del nemico. Altri si sono allontanati dalla battaglia o sono stati feriti, scomparendo. Altri ancora hanno mancato di coraggio e si sono ritirati. Ma bisogna dire che il nostro gruppo non ha mai vacillato, anche quando ha dovuto affrontare il vero cuore della distruzione.

 

Cospirazione delle Cellule di Fuoco :

Gerasimos Tsakalos,

Olga Economidou,

Haris Hatzmichelakis,

Christos Tsakalos,

Giorgos Nikolopoulos,

Michalis Nikolopoulos,

Damiano Bolano,

Panayiotis Argyrou,

Giorgos Polydoras

 

Nota del traduttore : Costas Pappas è stato un caro compagno anarchico deceduto in un incidente stradale quattro anni fa. Una selezione di suoi scritti è stata rilasciata postuma in forma di opuscolo dal titolo No Going Back.

 

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