Lettera del compagno Felipe Guerra

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# cenere

Alcune idee sulla solidarietà durante i giorni di sciopero della fame

Ho sempre inteso la solidarietà come una relazione comune, reciproca e disinteressata, che esplode dalla convinzioni oneste della nostra volontà ribelle. Questo è come ho vissuto e come ho agito in strada ed è così che credo si sviluppi la solidarietà in modo fertile – ci troviamo dove ci cerchiamo.

E’ all’interno della necessità di agire in solidarietà che esistono momenti cruciali, forse i più estremi, dove noi prigionieri usiamo i nostri corpi come trincee, nello sviluppo di “procedure” giudiziarie, sentenze o condanne da parte dei carcerieri. Ma la sfida sta nel capire come superare e vincere la logica esclusiva imposta dal ritmo dei processi giudiziari al fine di aiutarci l’un l’altro. La prigionia di ogni compagno è una motivazione forte e costante per non rimanere fermi o indifferenti… questa sfida continua a presentarsi e noi ci mobilitiamo tutti per vincerla. La realtà globale di repressione ci parla nel suo inconfondibile linguaggio: accuse, sbarre, sentenze, condanne medianiche, e processi giudiziari. In Messico troviamo Abraham, Braulio, e Adrian Magdaleno, quest’ultimo è stato recentemente vittima di ritorsioni.; i compagni che sono ancora dietro le sbarre nelle prigioni svizzere; gli altri rivoluzionari in Grecia; membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco e quelli che si trovano accusati nello stesso caso, che ora fanno i conti con un processo a loro carico, le condanne contro G. Dimitrakis, le ritorsioni del potere contro Simos Seisidis e il resto dei prigionieri che affronta la propria carcerazione con dignità; in Francia il potere non si fa scrupolo di allungare le pene contro Jean Marc Rouillan e Georges Cipriani; lo stato italiano e la sua ultima campagna repressiva contro gli anarchici… e tutti i prigionieri da ogni parte del mondo che non sono dimenticati.

Né in questa parte del mondo possiamo lasciare che la realtà dei restanti prigionieri rivoluzionari sparpagliati tra le prigioni della democrazia cilena passi inosservata: Patricio Gallardo, Alejandro Rodriguez, Alberto Olivarez, Sergio Vazquez, Claudio Melgarejo, Juan Aliste, Esteban Huiniguir, Marcelo Villaroel, Freddy Fuentevilla, Rodolfo Retamales, Francisco Solar, Felipe Guerra, Omar Hermosilla, Carlos Riverso, Camilo Perez, Andrea Urzua e Monica Caballero.

Dietro le sbarre i gesti di supporto arrivano, probabilmente sono gli unici veri alimenti in questi giorni di prolungato digiuno, da ogni angolo del mondo, i volantini, le scritte, i cortei, le attività, gli striscioni, le scritte murali e il fuoco parlano un linguaggio comprensibile senza difficoltà, che supera tutte le telecamere di sicurezza in un battito di cuore.

Ma quelli che tra noi sono ostaggi dello stato, scrivono, parlano, cercano di comunicare, riflettono, e con gesti di lotta e dignità esprimiamo noi stessi, ognuno dal proprio punto di vista.

Un forte saluto a quelli che non ci abbandonano all’oblio, che non ci lasciano ad essere divorati dalla prigione e dalla macchina giudiziaria, che vedono la nostra prigionia con la sincera ottica della solidarietà…perché questi non sono solo processi contro individualità concrete ma anche contro gli stessi ideali che contestano l’autorità e che non accettano questo mondo di sfruttamento costruito in suo nome.

Alla fine dello sciopero della fame – Aprile 2011

Felipe Guerra – Prigioniero politico antiautoritario

 

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