Lettera politica alla società – Lotta Rivoluzionaria

A suo tempo, Bioclasta, aveva pubblicato la traduzione automatica dal greco all’italiano del comunicato dei 3 membri di Lotta Rivoluzionaria:

http://bioclasta.blogspot.com/2010/04/lettera-alla-societa-civile-rupia-paula.html

Ringraziamo i compagni e le compagne di it.contrainfo.espiv.net per averci fornito la traduzione decente dello stesso:

http://it.contrainfo.espiv.net/2011/03/24/lettera-politica-alla-societa/

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Pola Roupa, Nikos Maziotis, Kostas Gournas

29 Aprile 2010

Assumiamo la responsabilità politica per la partecipazione a Lotta Rivoluzionaria (Epanastatikos Agonas). Dichiariamo che il compagno Lambros Foundas, morto a Dafni il 10 Marzo 2010, a seguito di uno scontro con le forze dell’ordine, partecipò anch’egli a Lotta Rivoluzionaria. Lo scontro con la polizia è stato parte di un progetto sovversivo deciso collettivamente da Lotta Rivoluzionaria. Una battaglia per la rivoluzione e per la libertà.

Dichiariamo inoltre che siamo molto fieri dell’organizzazione Lotta Rivoluzionaria, siamo fieri della nostra storia e di ogni momento della nostra azione politica. Siamo fieri del nostro compagno, che onoriamo e sempre onoreremo.

E se i meccanismi repressivi credono che incarcerandoci si sbarazzeranno politicamente di noi, si sbagliano. Che sia dentro o fuori la carcere, per noi la lotta è una questione di onore e dignità, e così continuerà ad esserlo.

E se i terroristi Papandreou (Premier) e Chrysohoidis (Ministro della Difesa) ridono – in vano – dei nostri arresti, se credono così di essersi garantiti la necessaria sicurezza per il loro partito social-fascista per continuare facilmente ad imporre i loro progetti criminali alla società, scodinzolando le loro code per piacere ai loro capetti americani, se stanno sperando di aver eliminato una seria minaccia al loro regime, noi qui li assicuriamo che non sarà facile sbarazzarsi di noi.

Fino a quando avremo vita e respiro, noi continueremo a fare ogni cosa possibile per causare problemi ai loro progetti criminali e antisociali.

E se i nostri persecutori e le istituzioni politiche di questo paese credono di avere l’intera società al loro fianco, se credono che la maggior parte delle persone ci consideri una “minaccia sociale”, si sbagliano.

La minaccia sociale per la maggior parte della popolazione è il governo, che impone, pacchetto dopo pacchetto, misure che vanno contro la società, sotto la guida degli avvoltoi del Capitale, che “ungono” la macchina per far sì che funzioni più fluidamente. Terrorismo è la politica neoliberale imposta da anni dai partiti al potere e supportati o tollerati dai partiti di minoranza. Terrorismo è l’applicazione del Patto di Stabilità, che ha portato la maggior parte della popolazione ad osservare, fino ad ora paralizzata per la paura, un’offensiva senza precedenti lanciata contro di lei, un’offensiva ancora in fase di svolgimento. Terrorismo è non avere il necessario per la sopravvivenza, è vedersi tagliare il salario o la pensione, è la tua casa confiscata da una banca, vivendo in un inquinamento che uccide. Terrorismo è vivere ogni giorno con la paura per la sopravvivenza.

Per la maggior parte della società, i terroristi e i criminali sono coloro che governano: il regime dei politici, i ricchi, le caste privilegiate, che sfruttano i lavoratori e prosperano semplicemente partecipando alle istituzioni economiche e politiche. I nemici della società sono coloro che – dopo anni di furti, arricchendosi approfittando di un sistema barbaro e ingiusto in una maniera più che evidente – stanno chiedendo a noi di dare il nostro sangue per salvare la vita del putrido cadavere del regime, ora che questo stesso sistema sta attraversando la più grande crisi della sua storia.

Quando i social-fascisti al potere pretendono di avere il mandato popolare per applicare queste politiche, provocano solo maggior indignazione sociale. Per di più, hanno già perso la loro legittimità, dato che nessuno si è dimenticato come quelli del PASOK, nella campagna elettorale, hanno deluso su larga scala ampi strati della società. Gli stessi del PASOK che nelle ultime elezioni hanno preso il potere per puro inganno, dicendo menzogne riguardo alla cosiddetta “politica ridistributiva”, che avrebbe dovuto beneficiare i poveri e che si supponeva avrebbero messo in atto.

Mentirono promettendo aumenti di salari e pensioni, promettendo di uscire dalla crisi e che non ci sarebbero state aggravanti per le imposte. Mentirono quando dissero di non essere a conoscenza della vera situazione finanziaria del paese, mentirono riguardo alla situazione economica e al suo potenziale, mentirono per ottenere, presumibilmente, il denaro necessario dalla gente privilegiata.

Il potere lo rubarono con menzogne, inganni e tradimenti. Se avessero svelato anche solo una minima parte delle loro intenzioni prima delle elezioni, non solo sarebbero stati fuori dal governo, ma addirittura fuori dal parlamento. Il consenso sociale al quale fanno appello è una mostruosa menzogna che provoca una feroce rabbia sociale.

Subito dopo le elezioni, ma ancora prima che il PASOK rivelasse le sue vere intenzioni, noi, in quanto Lotta Rivoluzionaria, stavamo già dicendo che la più brutale offensiva neoliberale era al principio della sua strada e che sarebbe stata lanciata nel nome dell’ ”affronto della crisi e dei problemi finanziari”. E tutto questo è stato confermato.

Inoltre, abbiamo parlato dell’imminente fallimento politico del governo Papandreou, che ci aspettiamo di vedere a breve, dato che in effetti si tratta di un governo temporaneo con una data di scadenza assai prossima.

Anche se i loro volti criminali son stati svelati, i padroni del potere politico continuano a ingannarci e a prendersi gioco di noi, sostenendo che tutto ciò che fanno è “per il bene di tutti”. Papandreou e i suoi collaboratori fanno ridere chiunque quando si appellano al patriottismo, quando, riferendosi alle dure misure che stanno imponendo, parlano di “misure imposte per l’interesse nazionale” e che si tratta di salvare il paese. Il culmine di questa beffa sincronizzata arriva quando dicono che i loro sforzi per scongiurare la bancarotta andranno in beneficio degli svantaggiati.

E’ una “questione di emergenza nazionale” quando portano gran parte della popolazione alla povertà e alla miseria con il fine di “stabilizzare i mercati” (“mercati” significa “bestie selvagge create dalle élite economiche internazionali”), di fermare la speculazione sul debito greco, e infine di abbassare il tasso di interesse del settore pubblico.

In realtà non hanno alcun interesse a proteggere né il paese né il collasso del settore pubblico. La maggior parte delle persone è già sfinita per le politiche selvagge che sono state applicate e la loro bancarotta è una condizione preliminare per il mantenimento degli strati sociali privilegiati. Pensioni e salari sono stati ridotti o addirittura eliminati in toto; centinaia di migliaia di persone sono state licenziate o verranno licenziate nel prossimo futuro; le verifiche fiscali stanno aumentando; per i fondi di sicurezza sociale – dopo anni di saccheggi e politiche negligenti da parte dello Stato – è stato dato il via libera alla loro disintegrazione; i servizi sanitari sono stati decimati mentre gli ospedali pubblici naufragano e sono lasciati al deterioramento fino a quando non chiuderanno, dando così il colpo di grazia a quella minima parte di sistema sanitario pubblico che era ancora rimasto in piedi.

Questa situazione non è qualcosa di temporaneo che migliorerà in due o tre anni, come dicono i potenti proclami indirizzati a rassicurare la società, ma qualcosa che peggiorerà progressivamente, dato il continuo sforzo dell’élite politica di “far uscire il paese dalla crisi”, in altre parole, di salvare l’attuale classe economica e politica.

Dopo tutte le mostruose menzogne dette dal governo, abbiamo udito un certo numero di dichiarazioni abbastanza serie (per esempio dal ministro dell’economia Katseli) riguardanti l’effetto che “la crisi greca fornisce una grande opportunità per applicare dei cambiamenti necessari per la ristrutturazione economica globale”. Ovviamente questo significa “l’opportunità unica di far approvare tutte le riforme neo-liberali”, le quali i governi precedenti non avevano neppure provato a proporre, per la paura del costo politico, data la risposta sociale a tali riforme.

Parlano di un’opportunità unica che gli rende possibile abolire, velocemente e una volta per tutte, tutte le conquiste sociali, privatizzare le assicurazioni e il settore sanitario, ridurre drasticamente i costi connessi ai lavoratori, trasformando la Grecia in un paradiso dello sfruttamento per il capitale, con gran quantità di manodopera a buon mercato e senza alcun diritto. Parlano dell’opportunità unica di effettuare la più crudele redistribuzione della ricchezza, dal basso verso l’alto.

Non gli importa di salvare gli svantaggiati, i quali, grazie a queste politiche, son condannati ad una lenta morte, tanto economica quanto sociale. Vogliono salvare i capitalisti greci, le banche, le grandi imprese, le fabbriche di armi. Vogliono proteggere gli investitori e tutti gli avidi opportunisti che speculano con il debito greco e l’hanno così trasformato in un profitto. Vogliono proteggere se stessi e il resto dell’élite politica del paese dalla caduta del regime, che significherebbe anche lo smantellamento della macchina statale. Vogliono proteggere se stessi e le persone privilegiate che hanno gusto nel prendere parte al sistema. Gli svantaggiati, che sono semplicemente materiale disponibile all’uso per la sopravvivenza del potere, hanno già garantita una caduta tanto profonda, sia economica che sociale, che il paese non conosce ormai dai tempo dell’occupazione tedesca. Il PASOK sta consegnato terre e mari al gran Capitale; sta vendendo l’intero paese per salvare la pelle alle élite locali politiche ed economiche.

Se solo tutte queste menzogne potessero finire. Chi sperano di imbrogliare quando affermano che il collasso finanziario colpirà principalmente i poveri, quando cercano di convincerci che è nel nostro stesso interesse l’”aiutare a superare la crisi”? Ma ad ogni modo, per quando il paese “sarà salvo”, tutti noi saremo già morti. Non ci sarà più lavoro, la povertà infetterà tutti come una piaga, le persone si ammaleranno e moriranno senza essere in grado di fare nulla al riguardo, gli standard di vita saranno come quelli di un paese in guerra. Perché in effetti siamo già ora in guerra. Questo non ha niente a che fare con la guerra accennata dal bugiardo Papandreou. Il governo non ha dichiarato nessuna guerra ai mercati e agli speculatori, come dicono. Le ridicole affermazioni che sono state sentite per tutto questo periodo, specialmente quelle provenienti dalle bocche dei summenzionati attori che sono ora a capo della distruzione del paese, servono solo per confondere la società.

Stiamo ora affrontando una guerra sociale e di classe con un livello di intensità senza precedenti. Vediamo le classi sociali privilegiate che stanno sincronizzando e coordinando le loro forze col fine di scatenare il più grande attacco di classe che questo paese ha mai visto. Questa è una guerra che i capitalisti, con l’aiuto che viene dal governo, hanno dichiarato contro i lavoratori. Questa è una guerra dei potenti contro coloro che lottano.

Stiamo affrontando una situazione sociale unica, nella quale i legami sociali ed economici tra i privilegiati e i svantaggiati si stanno rompendo, uno dopo l’altro. Si sta ora delineando un’enorme rottura sociale, affiancata da una contrapposizione politica senza precedenti tra l’élite e la base della società; tutto ciò ha un grande potenziale esplosivo.

In questa situazione di attacco terroristico senza precedenti lanciato dal capitale e dallo stato, e mentre la travolgente maggioranza delle persone stanno sperimentando uno stato di paura ed insicurezza inimmaginabile in precedenza, sarebbe veramente ridicolo affermare – come fanno le autorità – che i nostri arresti hanno qualcosa a che fare con “l’affronto di una minaccia sociale” e che l’obbiettivo di Lotta Rivoluzionaria era “di spaventare seriamente la popolazione”, come dicono le accuse dello stato.

Siamo certi che la maggior parte non percepiscono la lunga e consistente presenza politica di Lotta Rivoluzionaria come una “minaccia alla società”, ma piuttosto come una presenza politica sempre al fianco degli oppressi e contro le élite politiche ed economiche, dalla parte di coloro che vivono sotto il giogo del potere e contro coloro che lo esercitano.

Nonostante la controffensiva ideologica scatenata contro di noi dal governo e dai mass media, la gran parte della popolazione capisce che la guerra con tre di noi è una guerra contro coloro che vogliono resistere con forza. E’ uno strumento di intimidazione e terrore da usare contro coloro che stanno pensando di sollevarsi in sfida alle politiche criminali del potere.

Chiunque guardi più attentamente alla traiettoria di Lotta Rivoluzionaria può capire l’obsolescenza delle affermazioni delle istituzioni politiche e dei loro scagnozzi nei mezzi di comunicazione, riguardo a come le nostre azioni “costituiscono una minaccia per tutta la società”.

Quali delle nostre azioni hanno terrorizzato la società o erano dirette contro di essa? Forse l’attacco al Ministero dell’Economia e del Lavoro, che è odiato dalla maggioranza della società, e che rappresenta il luogo in cui vengono decretate e ed approvate la maggior parte delle politiche antisociali? O forse l’attacco contro la polizia antisommossa, che ogni giorno sparge terrore nelle strade, che picchia i dimostranti e la cui sola missione è la violenta repressione delle lotte sociali? Ha forse qualcosa a che fare con i nostri attacchi contro le stazioni di polizia, che danno rifugio agli assassini addestrati dal regime, e dove coloro che cadono nelle mani degli sbirri vengono torturati, picchiati e uccisi su base giornaliera? Forse l’attacco contro Voulgarakis – che era personalmente implicato in due enormi scandali (intercettazioni e rapimento di Pakistanis) e che usava la sua sedia di ministro per incrementare la fortuna della sua famiglia attraverso l’offerta di suoli pubblici (il caso Vatopedi), ha forse questo attacco terrorizzato la società? La maggioranza delle persone che vivono in questo paese apprezzerebbero assai di vedere Voulgarakis, così come tutti coloro che sono implicati in simili casi di insaziabile ladrocinio della proprietà governativa, appesi in Piazza Syntagma (Piazza del Parlamento). E’ stato forse l’attacco contro l’ambasciata U.S.A. Un atto di terrorismo contro la società? Non sanno i nostri persecutori e i loro superiori che questo attacco era stato felicemente accolto da una vasta parte di società greca, la quale non è particolarmente amichevole nei confronti degli Stati Uniti? O forse l’attacco contro la multinazionale Shell – che per decenni ha saccheggiato le risorse naturali di molti paesi, sfruttato intere popolazioni e contribuito alla distruzione del paese – ha terrorizzato la popolazione? O era forse l’attacco contro la Citibank, una delle principali bande di terroristi finanziari internazionali, che per decenni ha giocato un ruolo fondamentale nel processo di accumulazione di capitale, rubando la ricchezza di molti paesi attraverso la speculazione dei loro debiti nazionali, portandoli così ad un’irreversibile rovina economica e sociale? Era forse un atto antisociale attaccare questa multinazionale economica criminale, che è il capobanda di coloro che hanno creato la crisi che stiamo attraversando ora? O era forse l’attacco contro la Borsa Nazionale (quel Tempio del Denaro, e uno dei maggiori canali per il saccheggio della ricchezza sociale e per il suo trasferimento dalla base sociale alle élite economiche) un atto di terrorismo contro la società?

I soli ad essere terrorizzati da queste azioni politiche sono state le autorità politiche ed economiche. I criminali sono i capitalisti, che sono interessati solamente ai loro investimenti e temono di non essere in grado di oltrepassare i limiti della loro moderna dittatura senza dover far fatica.

Se questi attacchi costituiscono una minaccia a qualcuno, è solo a coloro che partecipano al potere politico ed economico, derivato dall’attuale regime e dalla schiavitù sociale.

Inoltre i nostri arresti non rappresentano affatto una soluzione al problema della sicurezza pubblica, ma esattamente il contrario: é invece il tentativo di risposta ad una minaccia politica per il regime, che permette al capitale e allo stato di esercitare con maggior sicurezza più terrore contro il più delle persone. L’obbiettivo dei nostri persecutori è quello di cancellare una minaccia rivoluzionaria.

Per molte delle élite politiche ed economiche internazionali (inclusi gli avvoltoi del Fondo Monetario Internazionale), la crisi economica globale è già terminata, e la ripresa economica ha già iniziato a prendere piede. Le prospettive sembrano buone, mentre la crisi in Grecia non è niente di più che il risultato di una cattiva gestione dei precedenti governi. I difensori e gli apologeti del sistema politico ed economico identificano la crisi semplicemente con uno scuotimento del sistema finanziario internazionale, e poiché questo sembra essere stato salvato grazie ai generosi prestiti in denaro offerti dai governi, stanno ora parlando in riguardo alla fine dei problemi del sistema e all’inizio di un processo di ripresa economica forse difficile e non troppo breve, ma solo alla condizione che i governi applichino le necessarie misure di austerità.

Anche gli analisti del regime vedono la crisi greca con la stessa superficialità, dividendola in due diverse dimensioni separate (e per molti anche indipendenti). Per loro la crisi è semplicemente una conseguenza di una cattiva gestione del sistema, il quale, con alcuni specifici aggiustamenti, tornerà al suo precedente armonioso funzionamento. Per coloro i quali prendono parte alla leadership del sistema, la crisi in Grecia non è nient’altro che un effetto secondario della crisi economica globale. E’ un problema che scaturisce dalla cattiva gestione dei fondi pubblici da parte dei precedenti governi. Ovviamente non metteremo in questione il fatto che tutti questi differenti governi sistematicamente e senza eccezione saccheggiavano i fondi pubblici. Con la ricchezza succhiata alla base sociale dallo stato, tutte le cricche degli amministratori – nessuna esclusa – si sono arricchiti e hanno vissuto alle spalle degli sperperi dei fondi pubblici. Di tanto in quanto gettavano qualche crosta di pane per il resto della popolazione, nel tentativo di guadagnare voti. I ladri dei grandi partiti hanno ammassato enormi fortune, costruito palazzi, comprato yacht, assicurando per se stessi una vita di lussi, mentre la maggioranza sta vivendo in uno stato di economico terrore imposto dallo stato e dal capitale. Ad ogni modo, quando gli avvoltoi del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea accusano i precedenti governi di dissipare il denaro pubblico, non si riferiscono a ciò che abbiamo appena menzionato, e neppure si riferiscono a quei billioni di euro che i governi davano ai capitalisti di ogni nazionalità che operavano in Grecia. Invece, accusano i precedenti governi di scialacquare il denaro pubblico in salari e pensioni, sperperandolo nella sanità pubblica e nel settore dell’educazione, e con l’essere troppo riluttanti al tassare la base sociale.

Lo stato greco è in bancarotta da lungo tempo, sia che il governo lo ammetta o no. Il meccanismo di supporto costituito dal FMI, dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea ha già preso le redini del potere e la sua missione è quella di prestare denaro contante alla Grecia per pagare coloro che avevano preso prestiti dai fondi pubblici greci sotto forma di obbligazioni. Lo scambio per questo “salvataggio economico” sarà il più crudele saccheggio della società da parte del capitale transnazionale.

I probemi finanziari greci (a parte il depredare di fondi pubblici per benefici personali compiuto da coloro che erano in carica) scaturiscono dal modello dominante di sviluppo adottato durante gli ultimi anni, così come l’anello rappresentato dalla Grecia nella catena del processo di produzione globale. Il ruolo della Grecia in Europa è sempre stato quello di un mercato per i prodotti europei. E mentre il dispendioso euro impediva ai prodotti europei di competere con i molto più economici prodotti manifatturati fuori dall’Unione Europea, il piccolo mercato greco era obbligato a consumare il più possibile prodotti proveniente da paesi dell’Eurozona.

L’affermazione che “l’Europa sta offrendo sicurezza economica alla Grecia” non è niente di più di una mostruosa menzogna. Sin dal principio, l’imperativo della strategia economica dell’Europa per la Grecia era di smantellare il precedente modello di produzione e di spingere lo stato greco ad incentivare il consumo mediante prestiti. Il governo greco ha continuato ad offrire prestiti per finanziare gli investimenti delle compagnie europee nel mercato greco e contemporaneamente ha aiutato i capitalisti greci.

Inoltre, dopo un’incessante propaganda da parte dei gruppi bancari, la società greca è entrata nel labirinto dei prestiti, dove proprio ora una grande porzione si trova intrappolata.

Anche nel mezzo della crisi, con i debiti pubblico e privato greco che avevano già raggiunto l’ammontare di migliaia di miliardi di euro, il presidente della Banca Centrale Europea Trichet dichiarò in maniera entusiasta che “i greci hanno ancora un margine per nuovi prestiti”. In altre parole: continuate a consumare per sostenere la crescita rallentata e in crisi dell’Europa e la redditività costante delle banche e delle corporazioni.

La prosperità illusoria e alti tassi di crescita non corrispondono mai alla reale situazione economica; riflettono piuttosto gli immensi profitti del capitale. Inoltre, avevamo già evidenziato tutto ciò nel 2005, quando tutti ancora parlavano della “forte economia greca”. Già allora avevamo predetto grandi problemi economici e seri rischi di insolvenza che la Grecia avrebbe affrontato in caso di una crisi di dimensioni globali.

A tutti i tipi di speculatori, manager e proprietari di grandi capitali, la crisi non ha lasciato margini per alti profitti dei settori tradizionali dell’economia. Anche molte delle Borse nazionali non offrono rendimenti sufficienti per soddisfare gli avidi capitalisti, né tanto meno il mercato di materi prime o di alimenti (nonostante il fatto che i prezzi son troppo alti se si considera riduzione della domanda del mondo) offre, per il momento almeno, la possibilità di un’ascesa simile a quella del 2008. E tutto ciò nonostante gli investitori facciano tutto il possibile per espandere ancora e ancora la bolla che già esiste in molte borse nazionali.

Al contrario, i debiti nazionali rappresentano la miglior opportunità per il capitale transnazionale di estrarre – nel mezzo della crisi – enormi profitti. La bolla del debito internazionale nella maggior parte dei paesi capitalisti è ormai bella grande, ma gli speculatori di ogni genere non vogliono che si fermi. Anzi, vogliono esattamente l’opposto: continuare a sfruttarla fino a quando finisce. Il deragliamento dei debiti pubblici nei paesi centrali è una conseguenza dei pacchetti di aiuti finanziari che i governi hanno dispensato al fine di salvare il sistema finanziario globale. In breve, per la maggior parte delle persone dei paesi del centro, la crisi finanziaria è stata superata, almeno per ora. I governi di questi paesi stanno sistematicamente diventando inadempienti, depositando la ricchezza pubblica nei buchi neri dei conti degli stessi grandi gruppi finanziari che hanno creato la crisi.

Le gigantesche dimensioni del settore finanziario (nel 2006, prima della crisi del, il PIL globale aveva raggiunto i 47 migliaia di miliardi di dollari, il valore totale di tutte le azioni eccedevano i 50 migliaia di miliardi di dollari, il valore di tutte le obbligazioni era intorno ai 70 migliaia di miliardi di dollari, mentre il valore di tutte le derivate eccedeva i 470 migliaia di miliardi di dollari – in altre parole, un ammontare di dieci volte più grande del PIL mondiale) sono alquanto sproporzionate rispetto al numero di persone coinvolte, così come le dimensioni delle economie dei paesi capitalisti più sviluppati. Il tentativo dei governi di portare i debiti di queste attività bancarie e i mostruosi investimenti sulle proprie spalle sta portando alla bancarotta molte di queste economie, persino quelle che finora sembravano essere forti.

L’élite economica dell’intero pianeta contribuisce a tutto ciò continuando a rischiare con i debiti internazionali. Una larga porzione del denaro congelato dalla crisi è stato visto come una redditizia via d’uscita del debito pubblico, alimentando così la bolla suddetta, la quale è stata altamente distruttiva per la popolazione e le cui crepe sarà la popolazione stessa che dovrà provvedere a sistemare.

Il gioco di grandi attacchi speculativi contro i debiti nazionali è iniziato con la Grecia, la quale, a causa delle sue povere finanze pubbliche e dell’enorme debito, è apparsa essere “il cliente perfetto” per i mercati. Gli alti tassi di interesse, i quali, secondo gli investitori, riflettono l’insicurezza economica e il potenziale aumento dell’indebitamento, ha prodotto immensi profitti per chiunque abbia “giocato” con i debito greco, fino ad ora. Caso dopo caso, l’aumento della volatilità del mercato corrisponde sempre ad una più alta redditività.

Tutta l’élite economica del mondo ha preso parte alla creazione della bolla del debito, credendo ancora una volta che avrebbe potuto trarre enormi profitti dai debiti pubblici. Dopotutto, in accordo con le dichiarazioni dei loro portavoce, “i paesi non saranno lasciati cadere in bancarotta”. Questa è la stessa nozione che è emersa durante la precedente crisi di debiti che ha coinvolto i paesi periferici negli anni ’80. Tanto allora quanto ora, i grandi capitalisti erano dell’opinione che “nazioni sovrane non vanno in bancarotta”. Lungo questa linea di pensiero, la Grecia è riuscita ad andare in debito con tassi di interesse che eccedono il 9% (e a volte fino al 15%) e il governo p finito nelle braccia del Fondo Monetario Internazionale, della Commissione Europea e della “missione di soccorso” della Banca Centrale Europea, i quali son indirizzati ora a salvare lo stato geco dalla rovina economica.

La dichiarazione dei capitalisti che “nazioni sovrane non vanno in bancarotta” esprime indirettamente la pressione azionata da alcuni capitalisti col fine di prendere il controllo dei meccanismi internazionali di “salvataggio” dei paesi indebitati. In questo modo loro non rischiano il capitale che hanno investito nel debito, e possono pacificamente continuare a trarre profitti dalla situazione. Inoltre, l’avidità dei capitalisti internazionali sta crescendo così velocemente che anche i meccanismi di “soccorso”, come il Fondo Monetario Internazionale, non riescono a tenergli testa.

In Grecia si fanno tanti discorsi dispregiativi nei confronti degli “speculatori”, ma non viene mai specificato chi essi siano. Sicuramente non è solo una questione di giovani colletti bianchi impiegati nelle imprese di investimento internazionali, “seduti di fronte ai loro computer, mentre speculano con i debiti dei vari paesi”, come ha detto Papandreou recentemente. Riguarda piuttosto l’intera élite economica. Una vasta porzione del debito greco è in mano a banche greche, e attraverso di loro la “crema” della plutocrazia greca e tutti i rispettabili uomini d’affari controllano l’élite politica del paese.

E non dimentichiamo lo scandaloso processo col quale le banche greche stanno raccogliendo fondi a quasi zero interesse dalla Banca Centrale Europea, offrendo come garanzia al settore pubblico obbligazioni che hanno ottenuto gratuitamente grazie al pacchetto di aiuti di 20 billioni di euro (approvato dal precedente governo). In seguito gli stessi offrono prestiti allo stato con i più alti tassi di interesse che ci sono nel mercato. E tutto ciò sta avvenendo dopo che questi si sono già messi via miliardi di dollari in contanti nelle loro casse, assicurandosi così le loro liquidità, mentre il governo – che in queste attuali circostanze sta vendendo il paese per ottenere prestiti – sta chiedendo loro di usare anche il rimanente pacchetto di aiuti, il quale è ancora in una condizione “informale”.

La famosa “pistola”, tanto richiamata dal ridicolo Papandreou ogni volta che riceve un qualche appoggio verbale dai suoi colleghi più in alto in Europa, non è puntata verso nessun speculatore. L’arma esiste, ma è puntata verso la maggior parte della popolazione di questo paese, ponendola in una posizione di sottomissione alle minacce del governo e dei salvatori del sistema politico greco. Papandreou, come un moderno Tsolakoglou, ha inaugurato per il paese una nuova era di occupazione – questa volta da parte di capitali internazionali, con il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea che supervisionano i programmi di riforme ed austerità sotto lo slogan di “salvare il paese”, tutto al fine di finanziare regolari pagamenti ai creditori dello stato greco.

Tutte le promesse riguardo al “credibile ruolo del Fondo Monetario Internazionale” e altri tentativi di ritrarre positivamente gli eventi – compiuti tanto dal governo quanto dai lacchè del FMI stesso – non valgono più di tanto. Tutti sappiamo che ogni paese toccato dal FMI soffre conseguenze devastanti. In Africa, Asia e Sud America, il FMI è stato responsabile della distruzione di economie, sistemi e modelli di produzione che non erano abbastanza redditizi per gli avvoltoi del capitale internazionale per i quali è al servizio. In molti casi, qeusti interventi “benefici” hanno provocato carestie, malattie, guerre civili, catastrofi sociali e danni irreparabili per l’ambiente.

E suona come una brutta barzelletta quando, dopo decenni che le attività del FMI hanno portato gli stessi disastrosi risultati, molti – prima quelli della sinistra e i social-democratici – continuano a descrivere le brutali formule neoliberali del FMI come meri “errori strategici”. Non possono credere in alcun modo che sia una semplice questione di pochi incompetenti. Sanno perfettamente cosa stanno facendo e i loro interessi sono assai specifici.

Il debito che un paese non è in grado di pagare rappresenta un’opportunità per la élite economica, attraverso il FMI, per portare il paese stesso ad essere in ginocchio, annullarlo e conquistarlo. Dopo averlo spremuto fino all’ultima goccia, lo portano alla bancarotta. Dopodiché arrivano gli avvoltoi del capitale, i quali si accaparrano, per un pezzo di pane, tutto ciò che ha valore, al fine di sfruttarlo poi fino a quando il suddetto paese diventa un paradiso per lo sfruttamento capitalista, dove le condizioni lavorative inumane finalmente prevalgono. Questo è il piano del FMI per la Grecia: un piano che porta velocemente all’iper-concentramento del potere economico e sociale nelle mani di un ancor più ristretto numero di persone e trascina le persone alla miseria.

Se permettiamo ai criminali del regime di continuare queste politiche, significa che ci stiamo arrendendo alla schiavitù più deprecabile di tutte, dando in pasto agli squali del capitale il paese e il futuro dei nostri figli, accettando una vita di costante terrore instaurato dall’oligarchia politica ed economica internazionale.

Nessuna persona libera può accettare un trattamento simile. Nessuna persona dignitosa può arrendersi senza resistere. Mentre lo stesso sistema sta bruciando i ponti che lo connettono alla maggioranza della società, prendendo apertamente una posizione ostile contro la maggioranza, sarebbe un grave errore il provare a ricostruire queste connessioni dal basso. In un modo o nell’altro, i partiti della sinistra che partecipano al sistema politico, tenteranno di indebolire il conflitto sociale e di fare qualsiasi cosa possibile per evitare l’imminente esplosione sociale. E anche qualora digrignassero i denti contro le decisioni del governo, non esiste alcuna possibilità che rompano con il sistema.

D’altro lato, gli svantaggiati aspettano una nuova forza politica, indipendente dal qualsiasi motivo o desiderio politico di manipolazione; una forza capace di creare un piano politico sul quale possano porre i loro piedi e combattere le condizioni brutali imposte loro dalla vita moderna. Questa nuova forza politica non può essere altro che un ampio movimento radicale – senza inibizioni o riluttanze, senza complessi di colpa o illusioni riguardo al fatto se sia o no necessario uno scontro totale con il regime – capace di delineare un progetto per la distruzione del sistema e ispirare quanti più possibile fra gli oppressi verso una direzione liberatoria.

Oggi, quando ci ritroviamo a vivere sotto la pura e crudele dittatura del mercati, chi continua a gridare che “le condizioni oggettive sono premature” è colui che non è disposto a mettere in pratica nessuna sovversione.

Le condizioni oggettive son più che ideali.

Sta a noi creare anche le condizioni soggettive necessarie a portare la rivoluzione.

Questa è la nostra opportunità.

LUNGA VITA A LOTTA RIVOLUZIONARIA

ONORE AL COMPAGNO LAMBROS FOUNDAS

LUNGA VITA ALLA RIVOLUZIONE

Pola Roupa, Nikos Maziotis, Kostas Gournas

 

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