Grecia – Lettera del prigioniero anarchico Panagiotis Masouras

http://fotanarchyarchivesfromgreece.blogspot.com/2011/02/letter-from-prison-by-anarchist.html

trad. Cenere

In ogni modo, ciò che è successo prima del processo, delle trasmissioni della legge e delle condizioni di detenzione, ci ha fatto capire chiaramente che noi non stiamo avendo a che fare con una procedura legale, ma la giustizia sta agendo come strumento di guerra. In realtà ciò a cui loro sono interessati è di sterminarci politicamente. E contro di ciò noi non possiamo difenderci con mezzi legali, dobbiamo agire politicamente. “ Irmgard Moeller

Il 17/1/2011 è iniziato il processo nella speciale corte marziale all’interno della prigione di Koridallos.

L’autorità giudiziaria ed esecutiva, dall’inizio del processo ha fatto capire chiaramente che loro non vogliono che la loro leadership totalitaria si esponga a chiunque voglia sfidarla.

La loro corte marziale ha tentato di isolare i suoi nemici anti-regime dal movimenti di solidarietà che cerca di stargli vicino. Ha tentato di depoliticizzare, di togliere senso e di danneggiare la qualità alternativa che connota la solidarietà.

Oltre al tentativo di isolare, ciò che risulta più percepibile che mai sono le criminalizzazioni dei compagni e delle relazioni d’amicizia.

Dal copiare i dati e trattenere i documenti di chi viene ad assistere al processo come condizioni necessarie al fine di entrare nell’aula, alla tattica diretta e scorretta di riprendere i compagni, con fotografie che finiscono nei cassetti del DAEEB ( Direzione responsabile dei crimini speciali violenti ).

Tutto ciò configura un piano strategico del regime e del meccanismo capitalista, che ha come obiettivo la consolidazione e l’accettazione di queste condizioni, e adesso mira chiaramente alla diffusione di un clima di terrore verso chiunque consideri necessario star vicino praticamente agli ostaggi politici.

Il settore della giustizia viene utilizzato seguendo e imponendo gli ordini delle forze di pubblica sicurezza. La struttura delle autorità co-dipendenti dichiara chiaramente la scelta del meccanismo statale, che cerca di sterminare legalmente, eticamente ma soprattutto politicamente i rivoluzionari. Questa strategia controrivoluzionaria completa l’insieme della polemica che cerca di “coprire” gli oppositori politici per compiere senza ostacoli il nostro sterminio.

La suddetta condizione agisce per noi come catalizzatore per capire e valutare la necessità di una posizione che ci sta assicurando ancora una volta che un altro ricatto del regime sarà considerato inaccettabile dal nostro lato.

E’ stata questa specifica condizione dove i 6 imprigionati sotto accusa, dopo aver avuto una discussione, abbiamo deciso insieme, in piena coscienza e chiarezza circa la nostra scelta. Se i giudici continuano ad insistere nell’applicazione di queste misure fasciste, abbandoneremo il processo rifiutandoci di riconoscerlo, cacciando i nostri avvocati.

Fino a quando queste misure fasciste non verranno cambiate e non sarà assicurato il carattere pubblico di questo processo politico, concludiamo che per noi ritornare sarebbe quantomeno indecoroso, tanto verso noi stessi quanto verso i compagni che sono venuti in solidarietà per supportarci.

Per motivi di coerenza politica e per evitare compromessi etici, lasciamo l’aula tra i nostri sostenitori, come hanno realizzato i compagni presenti.

A questo punto sarebbe importante fare alcune chiarificazioni riguardo all’insieme della gente che “partecipa” a questo processo.

In questo processo ci siamo individualità con diverse posizioni politiche, teoriche, diverse linee difensive, diverse relazioni personali.

In questo processo ci sono due prigionieri membri della O.R. C.C.F., ma anche altri prigionieri che rifiutano le accuse attribuitegli.

Nonostante ciò noi tutti esigiamo ciò che è ovvio, scoprendo una comunità nei frangenti della solidarietà e dell’amicizia.

La decisione comune che abbiamo preso, nonostante siamo individualità diverse, ha un comune denominatore. L’opposizione pratica e la contestazione all’organo giudicante.

Non è una decisione tra membri di un’organizzazione ma un accordo tra persone con sostanza, coscienza e integrità. E’ un accordo basato sulla coerenza e sulla sobrietà politica, contro il ricatto di questo regime totalitario.

Questa posizione collettiva rappresenta la definizione delle basi politiche teoriche e pratiche, che separa la posizione chiara e consapevole dal trasformismo politico.

Visto che la “prova” che mi riguarda in questo caso non esiste e gli scenari dell’unità antiterrorista sono arbitrari, è un fatto che se apparissi in aula la percentuale dell’ottenimento del mio rilascio sarebbe praticamente alta e realistica.

Ci sono cose che mi riguardano nel profondo ed io non sto desiderando di stipulare un contratto che mi garantirebbe un trattamento favorevole da parte dell’autorità, perché se ho posto dentro di me solo per una convinzione, esso è per la lotta.

Per me la coerenza e la continuità della lotta, così come il mio rifiuto di apparire nella loro corte marziale, è un altro atto per il riadopero della memoria del passato, la coerenza del presente e la dignità nel proseguo del futuro.

Le mie posizioni politiche non mi permettono di cedere ad un altro regime o “combattente” ricatto.

Io non mi tiro indietro, mettendomi nella pratica della contestazione rivoluzionaria.

So che lo stato colpisce i suoi nemici come un cane rabbioso. Come prigioniero politico non ho niente da trattare.

Dichiaro che non presenzierò alla loro speciale corte marziale fino a quando le misure fasciste non cambieranno.

Se stanno aspettando me per legalizzare l’isolamento dei prigionieri politici nelle corti marziali, o le imminenti persecuzioni contro i compagni, ho solo una cosa da dire:

RIVOLUZIONE SIGNIFICA ALTRUISMO

Chiunque non sorride di fronte al precipizio, sfortunatamente ha calcolato l’altezza e inevitabilmente lo ha considerato.

Fino a quando ci incontreremo di nuovo, fino alla fine, fino alla liberazione

Lunga vita alla Lotta sovversiva. Lunga vita alla Rivoluzione.

 

Panagiotis Masouras

Prigioniero politico

1° Braccio

Prigione di Koridallos

Febbraio 2011

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