Opuscolo FACCIA A FACCIA COL NEMICO


“Mai più propizia l’ora!

Mai così unanime nei cuori l’intima rivolta contro la turpitudine, la ferocia, il cinismo, inseparabili, fatali del regime; mai più conserta nel dolore, sotterranea a tutte le frontiere l’Internazionale; mai più conserta negli aneliti e nei voti, alto, nei cieli della speranza, mai così viva, così fervida nei decaloghi come oggi nei cuori, oggi che le cantano il funerale quattro scagnozzi che hanno trovato miglior foraggio nelle mangiatoie del nemico; mentre dall’orizzonte lunato infinite innumeri si levano mani rosee di bimbi, aduste fronti di vegliardi, vellose braccia di titani, spasimi e singulti di madri in gramaglia, a maledire collo stesso cuore e collo stesso orrore alla guerra sterminatrice ed alla pace obbrobriosa, conclamando urgendo d’un’ansia e d’una voce il vespro, il vespro atteso della liberazione.

E’ l’ora che non ripassa!

A vespro! a vespro! Al vespro che non dà quartiere e non conosce pietà.”

Luigi Galleani

E’ USCITO L’OPUSCOLO “FACCIA A FACCIA COL NEMICO – SCRITTI E AZIONI IN MERITO ALLO SCIOPERO DELLA FAME DEI PRIGIONIERI ANARCHICI 20/12/2009 – 01/01/2010”.

EDIZIONE A CURA DELLA CASSA ANARCHICA DI SOLIDARIETA’ ANTICARCERARIA, LE COPIE VANNO RICHIESTE A:

agitazione@hotmail.com, il prezzo e’ di 3 euro, le pagine 60.

dall’introduzione:

Nell’inverno 2009 si realizza un momento di lotta a carattere internazionale che nasce da una proposta partita all’interno delle carceri, dal compagno Gabriel Pombo da Silva, nel ricordo ancora vivo del compagno anarchico Mauricio Morales e di tutti i lottatori sociali caduti. L’idea è quella di realizzare un momento di lotta condiviso, nell’abbraccio che unisce gli amanti della rivolta, tutti quanti coloro che hanno deciso (di non servire – di non essere complici), lontani dalla sottomissione all’oppressione di questo ordine di guerra, profitto e devastazione, di nutrire la propria esistenza con l’abbondanza data dalla vita degna, dal combattimento.

Questa lotta nasce dalla passione per la Libertà. Libertà che arriva a concretizzarsi nella sovversione e che troviamo viva nell’opposizione a questo sistema sociale, e che non ci abbandona nemmeno nel momento in cui l’azione repressiva dello Stato ci ingabbia all’interno delle sue prigioni.

E’ chiaro che la proposta di Gabriel non intende porre scadenze fisse all’azione rivoluzionaria, ma intende con questi tempi stabiliti, ovvero dal 20 dicembre al 1 gennaio 2010, intraprendere uno sciopero della fame coordinato con altri prigionieri, trovando eco e slancio nell’amore per la ribellione dei compagni fuori, senza frontiere, confini territoriali o specificità locali. Questo sentimento non ha limiti di tempo, e scalda i cuori con il calore della solidarietà, dell’audacia e dell’azione rivoluzionaria, in questa occasione nel ricordo di Mauricio, Zoe e tutti compagni e le compagne morti in combattimento.

Sebbene la proposta sia partita dai compagni prigionieri, questa non mira a strutturare una lotta “anticarceraria”.

Non coinvolge solo i detenuti, non richiede migliorie all’amministrazione penitenziaria, tanto meno avanza denunce o rivendicazioni specifiche sui regimi detentivi. Bensì esprime e mira alla ribellione sociale, contro questa società di prevaricazione e sfruttamento, la società della merce e dei bisogni indotti, del controllo e della gestione totale delle vite, che ritrova nel carcere solamente uno dei suoi pilastri, una delle sue rappresentazioni più contraddittorie.

Questa proposta, vede la partecipazione solidale alla mobilitazione a livello internazionale di alcuni compagni reclusi o in condizioni di arresto domiciliare e di altri in libertà.

L’iniziativa, prendeva forma nei comunicati dei compagni, nei quali venivano espresse anche le tendenze individuali del momento o specifiche della situazione di ognuno.

A volte può essere difficile contenere all’interno della gabbia della forma scritta i concetti, il valore, lo slancio del richiamo della profondità dell’essere, che scorre per altri canali, attraverso le fibre sensibili della passione anarchica.

Ma questo non è stato un ostacolo alla realizzazione di questo momento nè allo sviluppo di un aspetto importante, in questa esperienza, cioè il suo carattere internazionale.

La condivisione della sensibilità e dell’agire ha visto la partecipazione di compagni di diversi posti in una ottica di rottura, ancora una volta a confermare che la passione per la libertà, per la rivolta e per l’attacco non conosce confini né recinti di sorta, non si ferma davanti al chiacchiericcio da bottega della critica facile , della polemica, né tanto meno dentro le mura di una prigione entro la quale non si fa segregare. Nessun consenso chiede la rivolta individuale, complici semmai qui e ovunque.

Latina, ottobre 2010

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