Argentina – Bicentenario: 200 anni di terrore di Stato

Ogni Stato è terrorista. La logica dello Stato è quella
della repressione, del controllo, dell’espansione territoriale, del
genocidio, dell’esclusione, oltre all’annientamento dei popoli
originari nelle regioni in cui domina. Senza repressione, senza
assassinii non c’è lo Stato. Lo Stato non ci protegge,
dobbiamo toglierci quest’idea che non è altro che un
meccanismo di controllo nelle nostre teste. Lo Stato non siamo tutti,
lo Stato è la miseria del capitalismo, è la polizia che
ammazza giovani nei quartieri, sono i politici che rubano quel che ci
spetta, è il prete che benedice i soldati, è la stampa
che mente e che ci distrae. Noialtri siamo solo ostaggi di questo
Stato.

Lo Stato ha bisogno del capitalismo, che è il sistema economico
che lo mantiene basato sulla proprietà privata, sulle grandi
multinazionali e sulla necessaria disuguaglianza sociale con la
conformazione delle classi sociali. Lo Stato, la patria, le nazioni,
le bandiere ci dividono, ci rendono idioti, sono i nostri nemici, di
noi persone comuni che sopravviviamo giorno per giorno a questa
realtà.

Si preparano i festeggiamenti per il bicentenario dello Stato argentino,
si investono milioni di pesos nei preparativi. Noi diciamo che si
tratta di una provocazione, che non c’è nulla da festeggiare
né celebrare uno Stato che mantiene rinchiuse centinaia di
persone, che marciscono nei centri di sterminio chiamati carceri, che
schiaccia nella miseria migliaia di famiglie, che militarizza le
strade con le sue forze repressive, che -come tutti gli Stati- è
edificato sul sangue di moltissime persone che hanno osato lottare
per un sistema di vita più giusto ed equo. Per tutto questo,
lo Stato non si riforma, si distrugge!

Dobbiamo iniziare ad organizzarci contro di esso, in maniera orizzontale,
autonoma ed antigerarchica, discutendo come facciamo fronte ai
problemi creati dal capitale e dalla società che lo sostiene.
Lo Stato da quando nasciamo ci dichiara guerra, sottomettendoci con
la medicina, le chiese, le scuole, i lavori, la politica… dobbiamo
accettare questa guerra e rispondere con le armi dei ribelli d’ogni
tempo: l’azione diretta e la solidarietà rivoluzionaria!

MUERTE AL ESTADO. QUE VIVA LA ANARQUIA.

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