La “vida loca” conviene…

La strategia difensiva di Amanda, secondo la quale l’invio del pacco-bomba è avvenuto in un periodo di “vida loca”, ha pagato. La Audiencia Nacional ha ridotto sensibilmente la condanna dai 132 anni ai 4 anni e 4 mesi di carcere. Colpisce, in particolare, l’attenzione che i giudici spagnoli hanno posto nel trovare qualsiasi attenuante al pacco-bomba. Una sensibilità oscena da parte di esseri che fanno marcire migliaia di individui nelle galere spagnole e che proprio in quel tribunale li torturano, come è avvenuto ai giovani baschi, pochi giorni fa. No. Questi non sono giudici sensibili; questi sono degli aguzzini della peggior specie, pronti a premiare solo chi si pente o dissocia dalle proprie azioni. Segue un articolo sulla sentenza tratto da un quotidiano spagnolo.

Culmine
– 11.12.09

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Il Tribunale riduce la condanna per Amanda Cerezo da 132 a 4 anni di carcere

fonte: Las Provincias

Cerezo, arrestata dalla Policía Nacional il 7 luglio 2003, è stata in carcerazione preventiva durante la fase  investigativa.
Tuttavia, fonti delle Instituciones Penitenciarias segnalano che «si trova in libertà dal luglio 2005». Quei due anni in cui è rimasta dietro le sbarre saranno tolti dalla condanna a 4 anni e 4 mesi di carcere; in tal modo dovrà scontare poco più di 2 anni di carcere.

Ma c’è sempre la possibilità di un ricorso al Tribunal Supremo. Come ha affermato il suo avvocato, Endika Zulueta, ci sono cinque giorni di tempo prima che la sentenza sia definitiva, cioè prima che ne venga decretato l’ingresso in prigione. “In questi giorni decideremo se ricorrere o meno contro a sentenza” ha detto il legale. Secondo l’accusa, l’esplosione all’ufficio postale equivale a nove tentativi d’omicidio; inoltre alla Cerezo venivano addebitati diversi attacchi incendiari ai danni di una scavatrice, di un bancomat e delle sede dell’Instituto de Formación Profesional de El Cabanyal.

La giovane di Valencia ha confessato di essere l’autrice del pacco-bomba e ha sostenuto che quei fatti erano dovuti alla sua “vida loca“. S’è mostrata pentita ed ha detto che è cambiata dopo la sua permanenza nel carcere di Picassent. La giovane, in seguito, è stata liberata perché “l’accusa non ha sollecitato una proroga di altri 2 anni”, ha puntualizzato Zulueta.

La condanna dell’Audiencia si basa sulla confessione dell’accusata. Considera che, nonostante la Cerezo avesse inviato il pacco con il proposito che esplodesse e causasse danni, la sua intenzione era che tali danni non sarebbero stati letali. La sentenza aggiunge che né Cerezo né il suo compagno di allora, condannato ad 8 mesi di carcere per gli attacchi incendiari, “appartengono a gruppi terroristi né collaborano con essi”. Secondo il tribunale non ci sono prove che effettuassero “azioni permanenti di tale natura, pertanto le loro azioni sono isolate o sporadiche”.

La Audiencia Nacional ritiene che i fatti commessi all’ufficio postale sono stati “gravi, ma non al punto da trasformare l’azione in terrorismo”.

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