Luciano – A 7 mesi dall’attacco fallito… Lettera ai cuori indomiti

trad. tomo / cenere

1 gennaio 2012, Santiago del Cile 

A 7 mesi dall’attacco fallito…

Lettera ai cuori indomiti

Mi riesce difficile iniziare a scrivere quando so di avere molto da comunicare e ancor più per star zitto, il silenzio è diventato un gran compagno e non invano, poiché i miei nemici desiderano questo, che comunichi che mi dilunghi sulle mie idee, che giustifichi la mia azione illegale, per poter applicare la legge antiterrorista e seppellirmi anche nella condizione in cui mi ritrovo, desiderano questo trofeo di guerra, un giovane con ferite multiple, prigioniero per non essersi auto ingannato con la comodità di una rivoluzione inquadrata nel politicamente corretto. Il potere agogna col mio giudizio, che la signora in casa dica al suo piccolo ribelle che così finiamo noi idealisti, noi che abbiamo il coraggio di sognare, che non pensano che si cominci con la ribellione propria dell’età e che se non si freni possa finire in conseguenze terribili, giustificare attraverso il mio esempio, il sistema carcerario, la repressione per il “bene dei nostri figli e del futuro”.

So che il potente lo vuole, o almeno lo spera, che in un modo o nell’altro mi manifesti pubblicamente, per questo ho preferito il silenzio, penso che in questi momenti sia molto meglio che parlino per me i miei compagni, conosciuti o meno, allo stesso modo in cui in interminabili giornate per la liberazione animale parlavo io per coloro che non potevano, credo che ora debba succedere lo stesso, perché sinceramente penso che gli altri compagni, anche da diverse parti del mondo già lo han fatto ed hanno avuto splendidi risultati, non solo con tutto ciò che riguarda la mia morale, ma con tutto ciò che riguarda la solidarietà, che oserei rappresentare come il primo pezzo di una grande fila di domino, nella quale si spinge il primo pezzo e il secondo colpisce il terzo e così via, dove la mia morale sarebbe diventata un altro pezzo del domino, nel quale anche si trova il danno verso il sistema nel rompere le sue logiche autoritarie, la stima che genera l’azione tanto a livello individuale quanto a livello collettivo, rappresenta anche un seggio in più nel conflitto con la realtà e quindi potrei passare giorni ad elencare i distinti effetti che può portare il fare un’azione solidale.

Tuttavia, come i miei nemici vogliono che comunichi, so che anche moltissimi compagni lo vogliono e sappiano che lo so e mi dispiace molto, perché son dovuti passare vari mesi nell’incertezza per ricevere qualche notizia, mi dispiace profondamente comunicare in queste circostanze, ero io quello che enfatizzava sempre che la solidarietà debba essere reciproca e credetemi che a me più di chiunque altro dispiace di non essermi pronunciato prima, sentivo che tradivo me stesso stando zitto. Gli darà fastidio che solidarizziamo con lui? Ho ipotizzato fosse ciò che pensavano interpretando il mio silenzio, ma ho una piccola e bella figlia che ha bisogno del suo papà, e non posso tradire nemmeno lei. Mi ha motivato al silenzio, i miei ideali mi motivano al dialogo e voi, miei compagni mi avete sempre incoraggiato ad una via di mezzo.

Non mi piace scrivere senza pensare a cosa voglio trasmettere e all’essere completamente capito, scrivere qualcosa nella mia situazione merita una profonda riflessione – ne è valsa la pena? Dal momento che nel mio caso, a differenza della maggior parte dei processi politici, che di solito sono montature, nel mio caso è provato, poiché ho davvero trasportato la bomba la mattina del primo giugno che aveva come destinazione la sede bancaria ubicata tra le calles Vicuña Mackenna e Victoria, nel centro di Santiago.

Da parte mia, volevo dire a tutti perché l’attacco è fallito. Come potevo comunicare ignorando qualcosa di così rilevante? O addirittura, perché quella banca? Politicizzare un attacco anticapitalista non è solo apologia della violenza, è anche mettermi un cappio attorno al collo e questo mai! Perché fino a quando vivrò intendo continuare a lottare, non mi importa se mi manca qualche dito, una mano, l’udito o la vista, continuerò ad ogni costo, che è qualcosa che i miei nemici devono sapere quanto i miei compagni.

Dunque voi mi chiedete di rompere l’isolamento, l’ermetismo che mi circonda, premetto che mi vergognerei a mettermi in contatto per farlo semplicemente con quelli che mi rispondono con un colpo alla mia coscienza “e i tuoi compagni?” Penso che comunicare con voi sia qualcosa di banale e non importante? È vero, non ho bisogno di vomitare tutto ciò che è successo quella notte, credo che in futuro ci sarà tempo per questo…

Quindi, volete sapere di me? Bene, combatterò per vivere, e vivrò per combattere fino ad essere libero e selvaggio, non inganno me stesso pensando che io sia meno selvaggio se respiro artificialmente o meno, perché credo che sia in situazioni come queste che sbocci il più selvaggio degli istinti umani – l’istinto di sopravvivenza; non sto cercando di alludere a qualcuno in particolare, perché so che molti compagni hanno desiderato la mia morte con i migliori auguri, ma voglio da qui mandare una lezione per tutti – uno non può desiderare la morte di un compagno per liberarlo dal suo corpo, fino a quando naturalmente il compagno lo manifesti, ma se fosse stato questo il caso, la persona avrebbe cercato i mezzi per porre fine alla sua vita, senza che da tutto ciò ne scaturisca una causa giudiziaria (omicidio) per un terzo. Perché cosa sarebbe accaduto se “per farmi un favore” mi avessero ucciso? Chi sono coloro che si dichiarano miei compagni per giudicare se valga la pena soffrire per me, rimanere in vita o meno? L’unico capace di prendere una simile decisione è l’individuo, solo lui sa cosa veramente desidera, e in particolare io voglio rimanere vivo, per continuare a lottare.

Dall’altro lato, voglio che sappiate che apprezzo ognuna e tutte le azioni solidali che avete fatto per me, gli striscioni appesi in diverse parti del mondo o quei messaggi che portano gli stessi solidarios alle mie orecchie in un modo o nell’altro, conservo come un tesoro ogni volantino, ogni bollettino controinformativo, ogni spazio delle proprie vite che hanno dedicato a me, sappiano che sono stato informato di tutto, che in questo mondo non ci sono parole per i miei sentimenti di gratitudine, perché ogni bomba, ogni incendio organizzato in mio nome è nella mia mente, non potrò mai dimenticare il coraggio dei miei compagni messicani, gli insubordinati che hanno saputo essere miei compagni in Grecia, desidero abbracciare i selvaggi della Bolivia e degli Stati Uniti, salutare affettuosamente i ribelli di Spagna e Italia, i libertari argentini – animo! Per non parlare degli iconoclasti dell’Indonesia – forza, fratelli! Agli anonimi dell’ALF ed ELF in Russia e nel mondo. Ai compagni imprigionati in tutto il mondo, mando tutto il mio affetto in queste umili lettere, alla compagna Tamara, prigioniera in Spagna, a Gabriel Pombo Da Silva, prigioniero in Germania, a Marco Camenisch, prigioniero in Svizzera, ai compagni sempre dignitosi delle Cellule di Fuoco, quanto invidio il loro coraggio e naturalmente i miei compagni del territorio dominato dallo stato del Cile, voi che ho conosciuto di persona sapete che vi porto nel mio cuore ovunque io vada, non mi sono mai separato da voi perché vi porto nel mio sorriso; so che in una lettera non potrei mai ringraziare ognuno ed ognuna delle azioni, spero si sia capito che non intendo escludere nessuno, i modi in cui siete stati solidali con me sono tanti e diversi quanto la stessa lotta, dalle azioni illegali alle attività alle telefonate, messaggi internet, canzoni libertarie; per finire voglio che ciascuno di voi ribelli solidali sappia che questo loco per la libertà non vi dimenticherà mai, avete saputo esser grandi come grattacieli ed avete colpito dove fa male, e soprattutto, voi fate brillare le stelle col vostro coraggio, che è qualcosa degno di essere imitato.

Voglio farvi sapere cos’ha creato per me la solidarietà in quei giorni quando nulla aveva senso, quando imparare a ricostruire la mia vita non aveva un po’ di senso, perché sapete lo stavo facendo poveramente, ciò che è successo a me lo auguro a davvero poche persone perché è stato orribile – e nelle tenebre più scure sono apparsi piccoli gesti che mi hanno spinto a non arrendermi. Come potrei tradire quelli che rischiano la propria vita per darmi coraggio? E ho imparato a riconquistare la vita da capo; so che non saprete mai quanto siete stati importanti. Adesso mi trovo più forte che mai; la prigione, lungi dall’intimidirmi, mi ha reso forte in questi giorni; la vita è paradossale, perché ho sempre detto che avere dei compagni in prigione non dovrebbe mai motivare ad avere paura, dovrebbe essere interamente l’opposto per lo stoppino nella bottiglia di benzina, per la miccia nella carica esplosiva o incendiaria, per il sorriso nei cuori insorti dopo ogni giorno d’attacco, questo credevo prima e questo continuo a credere, e ora sono quello che si ritrova prigioniero, quindi se i miei nemici non sono riusciti a intimidirmi quando ero nelle loro grinfie credo sarà difficile per loro farlo con i miei compagni.

Progetto di affrontare la prigione nello stesso modo in cui affronto la società – con dignità e felicità, mai in modo sottomesso, per, come detto prima, rendere combattiva la prigionia. Vi ho detto che sono nel reparto medico della prigione Santiago 1, qui c’è un regime simile a quello di un modulo di massima sicurezza di una prigione di massima sicurezza, ma senza cortile, radio, tv, con una visita settimanale di massimo 2 persone e con il rischio di venire contagiato dagli altri prigionieri; la stanza è condivisa ed è più grande di una cella, qui la chiamano la prigione folle, perché passare molto tempo qui è abbastanza per farti impazzire, sebbene io sia dell’opinione che ciò che non ti uccide ti fortifica, anche come dicono qui, “noi pazzi siamo quelli che hanno i sogni più belli”. Vi ho detto che faccio molto esercizio per recuperare la muscolatura persa, canto molto, soprattutto le canzoni che non piacciono a nessuno, scrivo lettere alla mia piccola bambina ogni settimana, qualche volta quando ho un compagno di stanza gioco a scacchi o parliamo, generalmente i prigionieri si prendono molta cura di me e mi aiutano molto. Seguo rigorosamente il mio trattamento di riabilitazione e cerco di farmi coraggio quando le notizie da fuori sono scarse; inoltre mi sono riproposto molti progetti, sto già lavorando ad alcuni, altri sono per quando avrò completato la condanna.

Credo che un ribelle diventi guerriero quando è capace di rialzarsi più forte di quando è caduto, quando riesce a vedere la realtà anche se ha tutto da perdere, un guerriero non deve necessariamente sapere come fare una bomba o usarne una, né avere le competenze di camuffamento, queste sono cose che si imparano in più, i guerrieri sono pericolosi per le loro idee e principi perché guardano fino alle conseguenze finali, sempre decisi, risoluti, perché non tradiscono se stessi o i loro compagni, perché sono sempre consapevoli, perché non si lasciano preoccupare da cazzate o voci, perché se hanno problemi li affrontano, piangono se sentono dolore, e ridono se sono felici; perché sapranno vivere una vita piena, sebbene ciò non sia comunque pacifico – quelli sono i veri guerrieri; adesso in questa guerra ci sono molte occasioni gioiose, ma ci sono anche momenti di amarezza, perché questa è una guerra, non una fase giovanile, e affrontare il sistema di dominio utilizzando queste conclusioni può portare conseguenze disastrose e dovremmo sapere in anticipo che, per un errore, una piccola disattenzione cambia tutto, io lo dico sempre questo e l’ho capito, per questo ho agito in accordo ai termini che ho usato. Riguardo alle mie ferite, le hanno curate tutte, sfortunatamente le cicatrici rimarranno ma le porto con lo stesso orgoglio dei miei tatuaggi, perché sono la migliore prova che sono convinto delle mie idee – come non potrei esserlo? Ho trasportato quella bomba con sogni e speranze e queste rimangono intatte.

Dall’altro lato, rimpiango di essere incapace a continuare a realizzare i progetti a cui ho partecipato, capendo che per me non c’era uno più importante dell’altro, ognuno rappresenta un contribuito alla guerra sociale e bramo che quei progetti non andranno alla deriva perché non sto in giro, al contrario dovrei essere un’altra motivazione per andare avanti, so di non essere escluso dalle critiche, perché avendo fatto parte di quei sogni avrei dovuto agire non al 100% di attenzione, ma al 150%.

Sono sicuro che il mio esempio chiuderà un altro capitolo e che i nuovi e non cosi nuovi combattenti sapranno ottenere del positivo da tutto ciò, perché la lotta continua e ci sono cosi tanti cuori che non si ritrovano in questo mondo autoritario e che vogliono iniziare un percorso, perché l’abbiamo fatto in passato e sappiamo come farlo nel presente, personalmente faccio un buon bilancio delle lotte antiautoritarie nel mondo, una o l’altra diminuisce, ma in generale la prognosi sembra buona. Ma tanto avanza la lotta, quanto lo fa anche la repressione, e il mio caso verrà utilizzato per riaprire il patetico caso bombas, quindi suggerisco di stare in allerta, mai di essere inattivi ma piuttosto cauti, perché la mia autocritica può essere applicate da tutti, l’idea è di condividerla, né io dico ciò come una scienza esatta, essa è speculazione, forse non vogliono creare altre montature per paura di sembrare di nuovo ridicoli, o forse tireranno lo sciacquone su tutto ciò che riguarda il mio caso, quindi l’invito è di essere ben svegli, con tutti e 5 i sensi per strada.

Per finire voglio dedicare alcune righe finali alla persona che ha viaggiato con me nelle prime ore del 1 Giugno. Fratello/Sorella, so che il mio incidente deve averti segnato/a, forse tu passi le notti senza dormire, nell’incertezza della vita quotidiana, “Capiranno che ero io? Mi noteranno? Mi sveglierò domani o morirò nel sonno? Sarò tradito/a?” Io ricordo che una volta ti dissi che nonostante l’odio profondo che provo verso il miserabile che accoltellò la sua compagna, io credo anche che ci si debba trovare in una situazione simile, per vedere se siamo forti quanto diciamo, perché ho sempre creduto che il tradimento sia un nemico interno. Ora posso dirti con certezza che quel tipo non ha le palle! Ricordo anche che prima di uscire in strada quella notte ti dissi che stavo andando senza la mia Kabbalah, una cosa totalmente senza senso, qualcosa che credevo mi desse fortuna, tu mi dicesti che ero pazzo a credere in queste cose, fortunatamente mi portai l’altro amuleto, sono ancora vivo e ora possiamo ridere di quel nonsenso. Fratello/Sorella, voglio che tu sappia che sebbene io non possa completamente immaginare le cose orribili che hai in mente o nel cuore, io continuo ad essere la stessa piccola tortuga che odora di piedi e dorme a terra e non intendo rimproverarti di nulla, perché quella notte era il mio turno, come in passato è stato il tuo, se succede qualcosa l’altra persona scappa, cosi avevamo detto e cosi doveva essere, perché sebbene tu possa esserti sentito/a alcune volte come chi tradisce, non lo sei, in questa guerra che abbiamo deciso di intraprendere non ci sono parole per capirci. Potrei non vederti più, in caso, buona fortuna per tutto quello che verrà.

L’ho detto una volta ed ora lo dico ancora con orgoglio: Mai sconfitto, mai pentito! Da qui invio il mio caldo abbraccio alle persone in clandestinità.
Con Mauri presente nella memoria!
Prigionieri in guerra nelle strade!
Contro ogni autorità!
Camminando verso il nulla creatore!

Luciano Pitronello Sch.
Prigioniero Politico Insurrezionalista

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