Dichiarazione politica dei 9 prigionieri della CCF nel contesto del Caso Halandri


trad. tomo / cenere

i) L’“innocenza” della vittima e la “colpa” del “cacciatore”

E’ stata fissata per il 14 di dicembre la data d’inizio del secondo processo che vede lo Stato contro l’organizzazione anarchica rivoluzionaria CCF. Si tratta del processo per il caso di tre attacchi della CCF realizzati con artefatti esplosivi (casa del viceministro dell’Ordine Pubblico Hinofotis, Ministero della Macedonia e Tracia, abitazione della politica Louka Katseli), come anche per il possesso di un altro artefatto esplosivo. Il primo processo per lo stesso caso terminò nell’estate del 2010. Due membri della CCF, H. Hadzimihelakis e P. Argyrou furono condannati a 37 anni ciascuno, mentre lunghe condanne detentive furono inflitte anche agli altri accusati, quelli che non avevano nulla a che vedere con la nostra organizzazione. Ora saranno giudicati quattro membri della CCF (D. Bolano, G.Nikolopoulos, M. Nikolopoulos e H. Tsakalos) che erano ricercati e catturati quando si teneva il primo giudizio. Questo giudizio è il primo di una serie di processi che si realizzeranno contro di noi, processi che stanno formando un nodo gordiano che la procura ha costruito per affrontarci. La nostra opinione sulla giustizia è risaputa. Ce l’abbiamo scritta sotto le suole delle nostre scarpe più vecchie. Dichiariamo orgogliosamente la nostra “colpa” di fronte al sistema. Siamo nemici delle leggi, del Potere, della polizia, dei giudici, delle carceri, delle frontiere, dello sfruttamento e più in generale di questa civilizzazione di sottomissione e compromesso. Per noi non esistono innocenti. Esistono solamente scelte. Insorto o conformato, guerrigliero o suddito, essere umano o schiavo. Noi in questa vita abbiamo optato per essere lupi e non prede. Per questo vi doniamo l’“innocenza” di preda e conserviamo la “colpa” di cacciatore. Con questa idea vogliamo invertire le regole del giudizio che costoro hanno impostato. Come dopo la nostra sprezzante assenza di alcuni o come dopo la nostra presenza totalmente ostile là, abbiamo come obiettivo quello di causare piccoli e grandi cortocircuiti alla macchina giudiziaria. Nell’elaborare la nostra strategia, come giudizio centrale abbiamo scelto il processo per i 14 pacchi bomba che la nostra organizzazione ha inviato alle ambasciate e alle organizzazioni politiche e giuridiche internazionali. In quel giudizio siamo citati tutti noi 9 compagni della CCF che abbiamo dichiarato l’appartenenza. Nonostante tutto ciò, riteniamo che il processo che inizia il 14 di dicembre abbia anche la sua particolare importanza e merito.

ii) Una nuova anarchia dentro l’anarchia

Il “Caso Halandri”, come è stato divulgato dai mezzi di comunicazione di massa, costituisce un punto decisivo nella traiettoria della nuova guerriglia urbana. Per rendere comprensibile la sua importanza, vale la pena risalire alle condizioni e allo stato in cui si trovava la corrente anarchica e la guerriglia urbana in quel periodo. Sono passati più o meno due anni da quando è apparsa la CCF e più in generale la nuova guerriglia urbana anarchica. Diversi gruppi, ad Atene e Salonicco, agivano incontrollabili, dando fuoco alla notte e distruggendo le strutture del Potere. Questo intreccio della diffusa guerriglia incendiaria andava espandendosi anche nelle città provinciali come Kavala, Hania, Iraklio, ecc. In alcuni casi, sicuramente, i gruppi anarchici di propaganda col fatto collaboravano gli uni con gli altri, coordinando serie di incendi a livello nazionale. In molti dei testi-comunicati che accompagnavano gli attacchi, andava imprimendosi una nuova percezione che ha posto nel mirino della sua critica l’inerzia sociale, la passività della gente ed il suo complice silenzio che permette al Potere di determinare le nostre vite. Parallelamente, per la prima volta in Grecia, le parole e i concetti come anarco-individualismo, nichilismo e anarchia anti-sociale sono sfuggiti dall’immobilità dei testi teorici e hanno trovato il loro posto nei comunicati della pratica. Frattanto, la CCF oltre agli attacchi incendiari è passata alla strategia di collocazione di artefatti esplosivi in chiese, case di politici e ministeri. Allo stesso tempo, sulla scena della pratica rivoluzionaria è comparso di nuovo il metodo delle esecuzioni politiche che ha intrapreso nella sua azione la Setta dei Rivoluzionari, cominciando con l’esecuzione di un poliziotto dell’Unità Antiterrorista. Naturalmente, tutto questo accade con la rivolta del dicembre 2008 come sfondo. I segni di questa rivolta, fino a che non si sono cicatrizzati dopo lo smagliante risarcimento dei danni fatti alle vetrine dei centri commerciali, erano ancora fortemente incisi nella coscienza e nel cuore di decine di giovani compagni che come “domicilio permanente” hanno scelto le rivolte. Era esattamente il momento in cui la possibilità di creare e organizzare ogni volta più gruppi autonomi di azione anarchica ha costituito una proposta centrale per molti compagni della nuova guerriglia urbana.

iii) Operazione antiterrorista “Halandri”

Quel periodo ha scelto lo Stato con la sua polizia per colpire. Era la fine del settembre 2009 quando si montò l’operazione dell’Unità Antiterrorista di assalto alla casa del nostro compagno ad Halandri. Una operazione che andava annunciandosi già dall’estate di quell’anno nei lunghi reportage televisivi e pubblicazioni nei giornali, che dopo parlarono del “colpo nel cuore del neo-terrorismo”. Quello che seguì fu un festeggiamento poliziesco, una passerella degli incappucciati dell’EKAM e dell’Unità Antiterrorista che passavano davanti alle telecamere televisive e portavano ai giudici compagni ammanettati, ma anche altre persone che non c’entravano niente, ma hanno avuto la sfortuna di mantenere relazioni sociali con alcuni dei detenuti. Parallelamente, le autorità persecutorie hanno spiccato mandati di ricerca e cattura contro alcune altre persone (cinque dei quali sono membri della CCF) mentre i capi della polizia, ma anche dirigenti politici, si congratulavano gli uni con gli altri per i “risultati”. Gli arresti e i mandati di cattura hanno rafforzato ancor più il dogma di sicurezza che ha giocato un ruolo di “capovolgimento” nella politica pre-elettorale di quel periodo, non appena stavano per indire le elezioni. Allo stesso modo, l’emissione di mandati di cattura contro persone che così automaticamente si sono trovate nella condizione di essere ricercate, connesse con i fatti come pretesto, arresti di persone che sono semplicemente passate dalla casa di Halandri, la polizia considerò ciò come una garanzia con la quale avrebbe fermato le attività delle altre cellule della CCF, ma anche della nuova guerriglia urbana in generale. Si sperava che la propaganda della paura e la creazione di un forte clima poliziesco e stato di sfiducia e sospetto avrebbero prosperato e prodotto i frutti sperati. La loro aspirazione era che i loro walkie-talkie rimanessero in silenzio e che la si finisse non solo con la CCF, ma con tutto il fenomeno della diffusa guerriglia anarchica.

iv) Dalle ceneri al ravvivare il fuoco

Ma le leggi sono fatte per essere violate ed i calcoli per essere contraddetti. Dieci giorni dopo l’operazione antiterrorista ad Halandri, la CCF dimostra che coloro che si sono affrettati a celebrare la loro messa dei defunti sarebbero rimasti veramente ingannati. Compagni della CCF si sono introdotti impropriamente nella concentrazione pre-elettorale di decine di migliaia di pecore-votanti, al discorso del precedente presidente K. Karamanlis e hanno collocato un artefatto esplosivo a 50 metri dalla tribuna centrale. L’artefatto è esploso, causando molti danni materiali come anche una ferita morale alla propaganda che parlava allora della “disarticolazione” del neo-terrorismo”. Il discorso del presidente è stato piuttosto ritardato. Era come se la CCF in maniera provocatoria avesse detto “Presente!” in questo nuovo intreccio che stava prendendo forma. La CCF è stata la prima organizzazione in Grecia che, dopo aver ricevuto un colpo repressivo e mentre un gran numero dei suoi membri è passato alla clandestinità o è stata incarcerata, non ha sospeso neanche per un istante la sua azione. Al contrario: ha mantenuto i suoi fondamenti e da lì in poi è avanzata nella sua pratica, cominciando a collocare artefatti esplosivi di grande potenza. Il seguito già si conosce. Ai successivi attacchi della CCF si è continuato a rispondere con più detenzioni, rappresaglie contro persone che non avevano niente a che vedere con l’organizzazione (Antigoni H., Nikos V., Nikos M., ecc.). Sì, specialmente all’inizio, tanto palese era la vendicatività dell’Unità Antiterrorista, che nelle sue perplessità ha fatto alcuni evidenti errori legali, addirittura per se stessa. Non è un caso che alcuni dei detenuti della CCF non sono stati neanche citati in giudizio, già che era oggettivamente comprensibile che si trattasse di gente non collegata. Inoltre, è caratteristico l’arresto di tifosi dell’AEK realizzato nella zona Kallithea di Atene, includendo la madre di uno di essi, che in principio è stato presentato come “un nuovo risultato dell’Unità Antiterrorista”, mentre i detenuti venivano battezzati come “membri della CCF”. Si è comprovata l’assurdità di questo caso molto rapidamente e sono stati lasciati in libertà.

v) La memoria comporta la prospettiva

Per chiamare, tuttavia, le cose col loro nome, senza ridurre ma anche senza disfattismo, la verità è che la maggior parte dei gruppi e dei compagni della nuova guerriglia urbana non si sono mostrati capaci di elaborare questa situazione e tracciare una strategia offensiva. Con eccezione, naturalmente, di certe minoranze DI COMPAGNI, è successo qualcosa al contrario: molte persone si sono ritirate e hanno lasciato che la paura della repressione li determinasse. Come risultato molti gruppi sono scomparsi dall’arena di un’“interminabile ed insorta notte” che hanno promulgato nei loro comunicati. Dall’altro lato, c’è un importante tesoro di esperienza. C’è esperienza pratica, errori capiti, c’è autocritica, c’è memoria per cui anche prospettiva. Questo che è cominciato 4 anni fa in Grecia ora va diffondendosi a livello internazionale. Una rete internazionale cospirativa che appoggia e promuove i principi ed i valori della Federazione Anarchica Informale (FAI) – Fronte Rivoluzionario Internazionale (FRI) si estende nelle metropoli del mondo. Nuove cellule della CCF sono nate da anarchici d’azione e di fuoco in Grecia, Messico, Olanda, Russia… Lo Stato con le nostre incarcerazioni ha cercato di porre fine ad un imprevedibile progetto che è iniziato con l’emergere della nuova guerriglia urbana. Ora, i processi contro di noi, con le loro sentenze hanno come scopo di chiudere l’epilogo di una storia che tuttavia continua poco disposta a concludersi. Una cosa è certa. Non è stato ancora detto ciò che c’è da dire ed indubbiamente mancano ancora molti fatti. Tutti noi, i compagni che prendiamo parte nel vagabondaggio della realizzazione dell’anarchia nella CCF, abbiamo dichiarato con orgoglio che è un onore per noi partecipare al progetto della Cospirazione. Per questo ci siamo assunti la responsabilità politica trascurando tutte le conseguenze e gli anni di carcere che ci “costerà” questa nostra decisione. Perché esistono cose più importanti di una libertà mutilata che presuppone il vendere se stessi e pentirsi di scelte che determinano la nostra vita. In nessuna sala interrogatoria e in nessun tribunale avranno da noi neanche la più piccola parola di pentimento. Ciò che riceveranno sarà la nostra estrema ostilità verso il sistema ed i suoi dignitari. Ovviamente non ci ispira la logica del “santo martirio” che richiede “eroi” che si sacrifichino per la rivoluzione. Al contrario: sappiamo che un guerrigliero urbano anarchico libero è molto più utile per la promulgazione della rivoluzione anarchica che uno incarcerato. Semplicemente, a partire dal momento in cui ci siamo ritrovati catturati nelle mani dello Stato, dopo aver dichiarato l’appartenenza e dopo la nostra posizione tanto nel carcere come nei tribunali, abbiamo come obiettivo lanciare di nuovo la proposta della guerriglia urbana anarchica alla battaglia. Ad una battaglia che non è mai finita. Andiamo un’altra volta fino al principio. La sentenza del “Caso Halandri” è il nostro regresso all’inizio, al nostro punto di partenza. Abbiamo bisogno a questo punto per ricominciare con più forza, più decisi, in maniera più collettiva. Aspettando i giorni in cui affronteremo i nostri persecutori pianifichiamo, facciamo la nostra autocritica, dibattiamo, pensiamo e prepariamo nuove sfide nella nostra ininterrotta guerra contro il potere.

Giudici miserabili che vi nascondete dietro i vostri abiti ben stirati,

vediamo chiaramente chi siete.

Meschini, complessati e disgraziati omuncoli

che dalla loro bocca vomitate anni di carcere.

Ma nello stesso tempo in cui state recitando le accuse,

la nostra mente viaggia libera ed indomabile.

Viaggia a incontri segreti, a pianificazioni di attacchi,

a nascondigli di armi, a pagine di libri, a risate,

a disillusioni, a piaceri e tristezze.

Viaggia ad ogni angolo della terra in cui fiorisce

il rifiuto del potere e in cui vivono gli anarchici d’azione.

Viaggia, evoca e aspetta, uno sguardo, una riflessione, un momento.

Il momento in cui tutto collassa a causa

di esplosioni in successione e le regole si invertono.

In quel momento si giudicheranno i giudici

e bisognerà proteggere i guardiani.

Tali momenti, dovete saperlo, sono sempre tra le nostre

Mani…

VIVA LA CCF

VIVA LA FEDERAZIONE ANARCHICA INFORMALE (FAI) –

FRONTE RIVOLUZIONARIO INTERNAZIONALE (FRI)

I membri incarcerati della CCF:

Olga Ikonomidou

Michalis Nikolopoulos

Giorgos Nikolopoulos

Christos Tsakalos

Gerasimos Tsakalos

Panagiotis Argyrou

Damianos Bolano

Giorgos Polydoros

Haris Hadzimihelakis

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